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venerdì 17 settembre 2010

Pietro Colucci: Dobbiamo osare ora sulle emissioni di CO2


L'Agenzia Euopea dell'Ambiente (Eea) negli ultimi giorni ha sottolineato come l'Europa dei 27 abbia ridotto le emissioni di Gas serra del 17,3 % rispetto al 1990.

Un risultato importante e inatteso che avvicina ulteriormente l'Europa all'obiettivo fissato per il 2020 ovvero ls riduzione di CO2 del 20%. In realtà la riduzione di emissione di gas serra si spiega anche grazie alla crisi dell'industria che ha fortemente inciso sulla produzione di beni e servizi a livello europeo ma anche globale.
(Se infatti si analizzano i dati di generazione di gas serra, si nota una importante inversione di rotta solo nei comparti di industria e servizi, mentre quelli termoelettrici e dei trasporti hanno addirittura aumentato le percentuali di emissioni)

Eppure e' possibile e doveroso cogliere dei segnali importanti che vanno oltre la lettura scontata della crisi come causa unica.
Non a casa la produzione d'enegia elettrica ha subito un calo quasi del 7% per la prima volta dal dopoguerra e lo ha fatto in modo più che proporzionale rispetto al calo della produzione industriale.
Ciò significa che gli sforzi sul fronte dell'efficienza energetica, che e' uno dei tre obiettivi del 20/20/20 (riduzioni di CO2, efficienza energetica, produzione di energia da fonti rinnovabili) stanno cominciando a generare i primi proficui risultati.
Ma anche il fattore delle energie rinnovabili sta avendo la sua importanza con un incremento di del 8,3%.
La verità e' che i cambiamenti climatici, che hanno ormai un impatto visibile fisicamente da tutti, hanno aumentato enormemente la sensibilità ambientale dell'intera Società su scala globale.
Ciò  sta innescando un circuito virtuoso innanzi tutto culturale che cambia pero' nel profondo le abitudini ed i comportamenti di ciascuno di Noi, aumentando il livello di attenzione ai temi climatici e di sostenibilità del nostro modello industriale e sociale.

Ha ragione quindi il Ministro Prestigiacomo, quando dice che alla ripresa economica purtroppo corrisponderà una  possibile ripresa delle emissioni e che perciò non si deve alzare l'asticella degli obiettivi come vorrebbero altri Paesi europei, ma invece lavorare sulle modifiche strutturali di sistema al fine di rendere stabili i risultati raggiunti, ma ha torto, a  mio giudizio, quando sostiene che non c'è lo spazio per osare di più perché i grandi produttori mondiali di CO2 non si stanno adeguando e che l'Europa non può fare tutto da sola!
E' esattamente questo, invece, il momento per puntare ad obiettivi più ambiziosi, proprio perché ora possiamo contare sul patente desiderio generalizzato di importanti cambiamenti sul fronte ambientale che giungano a rivedere drasticamente il nostro attuale modello di sviluppo che appare, in molta parte, superato anche in termini "culturali".
Non bisogna infatti temere che il virtuosismo dell'Europa rispetto alla negligenza di Paesi come gli Usa, la Cina e la Russia, rappresenti un rischio per le nostre imprese in termini di competitività, e questo per due ordini di motivi:
- il primo, più pragmatico, e' che la Francia e la Germania che puntano a rettificare al rialzo fino al 30% la riduzione delle emissioni, hanno problemi di competitività non dissimili dalle nostre, eppure sono pronte ad accettare la sfida;
- il secondo, se vogliamo più di tipo culturale, e' che la competitività del  modello di sviluppo di un Paese come il nostro, non e' perseguibile a discapito dell'ambiente in cui e' calato ed a dispetto di una collettività che deve sostenerlo e che con esso deve convivere!
A chi infatti sostiene che la "sostenibilità ambientale deve essere economica" e cioè costare il meno possibile io mi permetto di rispondere che e' vero esattamente il contrario e cioè che e' "l'economia che deve finalmente diventare sostenibile"!

Presidente Assoambiente


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