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giovedì 10 dicembre 2015

Cop21 verso l'accordo: due giorni per trovare la quadra. Ma qualcosa non quadra.

                        SPECIALE CO21 
CLIMATE CHANGE


HUFFINGTON POST ITALIA

  



Marica Di Pierri 
Giornalista, attivista di A Sud e presidente del CDCA 













Un "patto segreto" che diventa pubblico a tre giorni dalla chiusura del vertice. Lo scoop diffuso ieri sera dal Guardian e ripreso dai giornali di tutto il mondo ha il retrogusto amaro di una beffa. Il patto, proposto dal Ministro degli esteri delle Isole Marshall e siglato - pare - durante un drink consumato nel luglio scorso, riguarderebbe un accordo tacito tra 79 paesi del ACP Alliance (che raccoglie stati africani, caraibici e del Pacifico), Ue e Usa, basato su quattro punti irrinunciabili: il carattere vincolante, giusto, inclusivo, ambizioso, duraturo e dinamico dell'accordo; obiettivi di lungo termine compatibili con il contenimento dell'aumento di temperatura entro +1,5°C; la previsione di sistemi di controllo sull'attuazione degli impegni assunti; un meccanismo pledge and review quinquennale che riveda al rialzo gli impegni dei singoli paesi.
Punti dirimenti ma, verrebbe da dire, piuttosto generali e dunque più adatti a costituire base di negoziazione e non specifici precetti da lanciare sul tavolo a una manciata di ore dalla fine della conferenza. Dall'altro lato, l'opposizione a impegni immediati di grandi inquinatori come India e Cina rende poco verosimile ogni probabilità di concreta attuazione. Contestualmente alla notizia è stata diffusa l'indiscrezione secondo cui l'Arabia Saudita sarebbe disposta a sposare l'ambizione di mantenere come limite di allarme i 1,5°C, in cambio però dell'eliminazione dal testo dei riferimenti alla transizione verso una economia a basse emissioni. Peccato che l'una cosa escluda palesemente l'altra [...]. 

                         SPECIALE COP21 

Parigi: lavoratori del mondo unitevi! Per salvare il clima. E i vostri diritti.

klein corbyn 
Naomi Klein e Jeremy Corbyn alla Cop21
HUFFINGTON POST ITALIA

  



Marica Di Pierri 
Giornalista, attivista di A Sud e presidente del CDCA 




Salvare il clima non vuol dire sacrificare posti di lavoro, ma crearne. Questa la riflessione centrale portata a Parigi dai sindacati riuniti nel network Trade Unions for Energy Democracy: pensare a come ridurre le emissioni non può prescindere da una riflessione, urgente, sul lavoro e i diritti del lavoro. Sono circa cinquanta le reti sindacali che partecipano al network, provenienti da 17 paesi: Argentina, Australia, Brasile, Canada, India, Italia (ne è partner la CGIL), Corea, Nepal, Norvegia, Filippine, Perú, Sud Africa, Russia, Svizzera, Trinidad e Tobago, Regno Unito, Usa. Il focus: mettere in piedi un'iniziativa globale e multi settoriale con l'obiettivo di promuovere il controllo democratico dell'energia e in questo modo trovare soluzioni per la crisi climatica, la povertà energetica, l'attacco ai diritti dei lavoratori. Nonostante nel mondo si produca ogni anno più energia, infatti, l'accesso ai servizi energetici è ancora negato al 20% della popolazione mondiale. Per rispondere a questa esigenza, la rete mira a costruire e rafforzare una comunità sindacale mondiale e un piano di lavoro complessivo che tenga al suo interno battaglie sociali, campagne sindacali e iniziative politiche utili a rafforzare la battaglia comune. [...] 


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