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mercoledì 16 dicembre 2015

Pendolari vessati e umbri penalizzati. Anteprima Pendolaria: le linee peggiori


Al via la campagna Pendolaria 2015 di Legambiente con l'analisi delle 10 peggiori linee ferroviarie del Paese. Tra le peggiori anche la Orte-Foligno-Fabriano.
Proprio nei giorni seguenti all'accordo stipulato a Parigi che ci indica l'obiettivo e il percorso ambizioso e difficile da intraprendere per cercare di scampare e di ridurre la catastrofe dei cambiamenti climatici, appare chiaro come le azioni da fare siano l'abbandono repentino dell'uso delle fonti fossili e della ricerca di sistemi sostenibili ed efficienti per le nostre città e territori, per il Mondo intero. Tra i vari ambiti, indubbiamente, uno degli sforzi maggiori e più complessi sarà quello che riguarda la mobilità, specie in Paesi come il nostro che per anni hanno perseguito un modello opposto a quello auspicato dai documenti di Parigi, fatto di strade, autostrade, parcheggi e dispersione urbana a scapito di mezzi pubblici e mobilità alternativa.
Partiamo dai dati che l'Istat ci racconta ogni anno con il rapporto Noi-Italia: se guardiamo alla percentuale di bambini e studenti che vanno a scuola o all'università a piedi, l'Umbria è al terzultimo posto tra le regioni della certamente non virtuosa Italia. Oltre l'80% degli occupati umbri va al lavoro in auto come conducente, siamo al primo posto tra le regioni italiane. Quasi la metà, ovvero il 47,7% dei bambini e studenti che vanno a scuola lo fanno portati da un'auto, e se patentati gli studenti umbri lo fanno in auto, un ulteriore 8%.
"Da questi dati emerge facilmente la lettura che ci descrive come una delle peggiori regioni - commenta Maurizio Zara, vicepresidente di Legambiente Umbria e membro dell'Ufficio di presidenza del Comitato scientifico nazionale di Legambiente - in molti parametri la peggiore in Italia, e questo primato ce lo siamo guadagnati soprattutto negli ultimi dieci anni".
Ora in tale disastro, come stanno messi quei poveri lavoratori e studenti che talvolta loro malgrado si trovano a dover e teoricamente a poter utilizzare i mezzi pubblici e in particolare i treni? A questa domanda risponde l'annuale rapporto di Legambiente Pendolaria e che ci racconta come nel nostro Paese ci sono dei pendolari più sfortunati di altri. Tra quelle linee che il rapporto definisce le dieci linee peggiori per i pendolari in Italia nel 2015 figura con demerito anche la nostra Orte-Foligno-Fabriano.
Dall'analisi delle peggiori linee ferroviarie pubblicata oggi da Legambiente per l'avvio dellacampagna Pendolaria 2015 infatti emerge come sulla Orte-Foligno-Fabriano i pendolari lamentano da anni i continui disagi a causa di guasti dei treni, quelli agli scambi prima della stazione di Orte e poi di Terni ed i ritardi accumulati spesso per i problemi alla linea direttissima Firenze-Roma che si ripercuoto in Umbria. La linea di 140 km mostra le maggiori criticità durante l'inverno, e tutto questo scatena una serie di ritardi in particolare sui treni diretti verso Roma durante la mattina e di conseguenza pieni di pendolari, con i gravissimi disagi che si possono immaginare per migliaia di persone.
Ad esempio il RV 2477, primo treno verso la Capitale, vede la massiccia presenza di pendolari tra Terni e Narni, ma quando il transito avviene in ritardo, i viaggiatori si trovano con il convoglio affollato ed in condizioni di viaggio critiche. Notevoli problemi sono creati dall'inadeguatezza della infrastruttura ferroviaria in Umbria ed in particolare di questa linea che in alcuni tratti è a binario unico. I lavori di raddoppio sono in ritardo cronico, ormai da anni, specialmente nel tratto Spoleto/Campello del Clitunno, mentre dal punto di vista del materiale rotabile i vagoni risultano obsoleti, creando ritardi assurdi e tempi di percorrenza lunghissimi.
Insomma poveri pendolari umbri… ma i disagi non mancano anche sulle altre linee umbre dovuti all'interruzione su alcune tratte del servizio di treni regionali di UmbriaMobilità e gli infiniti cronici ritardi nell'organizzare un servizio di mobilità pubblica integrato e rispondente alle esigenze dei cittadini.
"La flebile speranza di Legambiente Umbria - conclude Maurizio Zara - è che almeno il tanto atteso Piano regionale dei Trasporti sia per una volta occasione per parlare di mobilità e in particolare di mobilità sostenibile, e non solo, come fatto purtroppo finora, di infrastrutture stradali".
  
Dalla Roma-Lido alla Chiasso-Rho, dalla Messina-Catania-Siracusa alla Genova-Acqui Terme: ecco le linee da incubo per i pendolari italiani
Sulle linee regionali pochi treni, vecchi e inadeguati, mentre aumentano le tariffe
Legambiente presenta la campagna Pendolaria 2015 con l'analisi delle linee peggiori

Treni vecchi, lenti, su linee che vedono troppo spesso tagli e accumulano ritardi. La situazione del trasporto ferroviario italiano è sempre più divisa in due, tra una Alta Velocità con servizi più veloci e moderni e un servizio locale con diffusa situazione di degrado che spinge purtroppo i cittadini all'uso dell'auto privata, con aggravio dei costi, del traffico veicolare, dell'inquinamento. Eppure, sono circa 3 milioni le persone che ogni giorno utilizzano i treni per raggiungere i luoghi di lavoro o studio.
Legambiente lancia la Campagna Pendolaria, presentando una anticipazione, con analisi della situazione di maggiore disagio sulle linee ferroviarie italiane, del Rapporto annuale che verrà presentato a Gennaio e che quest'anno avrà come focus l'emergenza Sud. Le ragioni della situazione che vivono i pendolari sono chiare. I treni sono troppo vecchi. In Italia attualmente sono circa 3.300 i treni in servizio nelle regioni con convogli di età media pari a 18,6 anni, con differenze però rilevanti da regione a regione. I treni sono pochi. Dal 2010 a oggi, complessivamente, si possono stimare tagli pari al 6,5% nel servizio ferroviario regionale proprio quando nel momento di crisi è aumentata la domanda di mobilità alternativa più economica rispetto all'auto, anche se con differenze tra le diverse regioni. Tra il 2010 e il 2015 il taglio ai servizi ferroviari è stato pari al 26% in Calabria, 19% in Basilicata, 15% in Campania, 12% in Sicilia. Mentre il record di aumento del costo dei biglietti è stato in Piemonte con +47%, mentre è stato del 41% in Liguria e del 25% in Abruzzo e Umbria, a fronte di un servizio che non ha avuto alcun miglioramento. Manca totalmente una regia nazionale rispetto a un tema che non può essere delegato alle Regioni senza controlli. Anche perché da Berlusconi a Renzi, chi è stato al Governo in questi anni ha una forte responsabilità rispetto alla situazione che vivono i pendolari. Rispetto al 2009  le risorse da parte dello Stato per il trasporto pubblico su ferro e su gomma sono diminuite del 25% con la conseguenza che le Regioni, a cui sono state trasferite nel 2001 le competenze sui treni pendolari, hanno effettuato in larga parte dei casi tagli al servizio e aumento delle tariffe.
"Il trasporto pendolare dovrebbe essere una priorità delle politiche di Governo - ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini - perché risponde a una esigenza reale e diffusa dei cittadini e perché,  se fosse efficiente, spingerebbe sempre più persone ad abbandonare l'uso dell'auto con vantaggi ambientali, climatici e di vivibilità delle nostre città. Eppure, un cambio di rotta delle politiche di mobilità ancora non si vede. Nella Legge di Stabilità non c'è nessuna risorsa per l'acquisto di nuovi  treni o per il potenziamento del servizio, mentre gli stanziamenti erogati dalle Regioni sono talmente risibili da non arrivare, in media, nemmeno allo 0,28% dei bilanci. La nostra mobilitazione a fianco dei pendolari – continua Zanchini - punta a cambiare questo stato di cose. Governo e Regioni devono impegnarsi concretamente per migliorare il trasposto pubblico su ferro".
Al contrario degli altri Paesi europei, in Italia negli ultimi 20 anni neanche un euro è stato investito dallo Stato per l'acquisto di nuovi treni. Alcune Regioni hanno fatto investimenti attraverso i Contratti di Servizio, altre più virtuose, individuando risorse nel proprio bilancio o orientando in questa direzione i fondi europei. In assenza di una regia nazionale ci troviamo sempre di più di fronte a un servizio di serie A, per i treni ad alta velocità, di serie B nelle Regioni che hanno individuato risorse per evitare i tagli, e di serie C nelle altre Regioni. Il trasporto ferroviario italiano conta treni troppo vecchi, lenti e lontani dagli standard europei di frequenza delle corse. Negli ultimi dieci anni sono stati realizzati alcuni interventi per la sostituzione del materiale rotabile, ma non basta assolutamente. Perché occorre aumentare il servizio con nuovi treni, a partire dalle linee più frequentate e smetterla con i tagli. Inoltre il tasso di sostituzione è ancora troppo lento dato che ha riguardato solo il 19,8% della flotta totale di treni regionali attualmente in circolazione. 

Le 10 peggiori linee d'Italia per i pendolari nel 2015
1.Roma-Lido. La palma di peggior linea pendolare quest'anno va alla Roma-Lido di Ostia. Il servizio ferroviario di questa linea suburbana gestita da Atac risulta totalmente inadeguato per i circa 100.000 pendolari quotidiani. Il 2015 è stato un anno terribile, con un servizio che sembra peggiorare di giorno in giorno a causa di ripetuti guasti e problemi tecnici: corse che saltano senza che venga fornita un'adeguata informazione, frequenze oltre i 40 minuti, convogli vecchi e sovraffollati spesso privi di aria condizionata, stazioni non presidiate. Ad aggravare il tutto, il fatto che i pendolari di questa linea arrivati al Capolinea a Roma, spesso continuano il viaggio sulla linea B della metropolitana. Dove trovano un servizio indegno per una città europea, con attese che si attestano, in media, sui 15 minuti con picchi di 20-25, quando, a causa di guasti ai convogli o al sistema elettrico, il servizio non si ferma totalmente.
2.Alifana e Circumvesuviana. La situazione in Campania della ferrovia Alifana è stata nel 2015 al centro delle cronache per le lamentele da parte dei pendolari che si muovono verso Napoli dal casertano a causa di molteplici ritardi, soppressione di corse, ma soprattutto per la precarietà dei mezzi su cui viaggiano, privi di aria condizionata, con sediolini e carrozze antiquate e scarso servizio di pulizia. Su questa linea viaggiano ancora convogli diesel in attesa che finalmente si completi l'elettrificazione. Ma a Napoli rimane gravissima la situazione che continua a vivere la Circumvesuviana, una delle ferrovie più c  olpite dai tagli degli ultimi anni, con treni fatiscenti, vagoni stracolmi (ogni giorno 120mila persone sulla linea!) perché insufficienti per una tratta che collega Napoli con i quartieri e i Comuni ad Est. Numerosi gli episodi di disagi e disservizi, con treni soppressi o fermi anche un'ora alle fermate a causa di guasti e rotture dei mezzi. 
3.Chiasso-Rho. Si tratta di una linea, la S11, prolungata da Milano a Rho in occasione dell'Expo, che vede quotidianamente l'utilizzo da parte di quasi 50.000 pendolari che lamentano frequenti ritardi e  tempi di percorrenza paragonabili a quelli del secolo scorso (per fare 60 chilometri si impiega oltre un ora e mezza). Solo nel mese di settembre sono stati oltre 100 i ritardi collezionati, una media superiore ai 4 ritardi al giorno, anche nei weekend.
4.Verona-Rovigo. Lungo i 95 km che collegano Verona a Rovigo i disagi sono all'ordine del giorno. Su questa linea insiste un pendolarismo importante di studenti e lavoratori, ma è anche molto frequentato da turisti. Qui viaggiano mezzi lenti (55 km/h di media) e vecchi, su una linea a binario unico e dove manca ancora il completamento dell'elettrificazione nelle tratte Isola della Scala-Cerea e Legnago-Rovigo e i pendolari devono anche fare un biglietto diverso per il proseguimento da Rovigo a Chioggia.
5.Reggio Calabria-Taranto. Una linea fondamentale di collegamento tra le regioni del Sud che vede continui tagli e l'uso di treni sempre più vecchi, malgrado il ruolo fondamentale che potrebbe avere nel collegare gli oltre 40 centri urbani e turistici lungo il percorso. Da Reggio c'è un solo treno diretto al giorno, che ci mette 7 ore e 12 minuti a una velocità di 66 km/ora su una linea sostanzialmente vuota. Nel corso degli ultimi due anni la Regione Calabria ha tagliato circa 20 milioni di euro al contratto di Servizio con Trenitalia, già impoverito di molto negli anni precedenti. A partire dalla metà del 2014 è stata decretata la soppressione di ben 26 treni regionali, poi in seguito alle trattative, 10 corse sono state ripristinate, ma con notevoli riduzioni sulla linea Jonica e la Rosarno-Lamezia Terme Centrale via Tropea. I pendolari segnalano problemi anche nella scelta delle fermate.
6. Messina-Catania-Siracusa. Lungo i 177 km della linea che collega Messina a Siracusa, i treni viaggiano a una velocità media di 69 km/h passando per Catania, i disservizi più frequenti riguardano gli imprevisti tecnici, quasi sempre dovuti alla condizione dell'infrastruttura. Manca sempre una adeguata informazione ai viaggiatori in caso di interruzioni, guasti agli scambi, furti di rame. Su questa linea insiste la tratta Giampilieri-Fiumefreddo, il cui raddoppio per 42 km è previsto dal contratto di programma di RFI già dal 2000. Un'opera dal valore di 2,27 miliardi di euro che vede ad oggi un finanziamento di soli 49 milioni
7.Taranto-Potenza-Salerno. Su questa linea di oltre 200 km di fondamentale importanza per i collegamenti interni tra Puglia, Basilicata e Campania, ma anche per i pendolari dei diversi centri lungo la linea, la situazione è ferma a 50 anni fa. I convogli non raggiungono i 50 km/h di velocità media e impiegano 1 ora e 47 minuti per collegare i 120 Km tra Potenza a Salerno, e 2 ore tra Potenza e Taranto (150 km). La beffa è che i ritardi sono all'ordine del giorno (quando i treni non subiscono soppressioni improvvise), nonostante la linea sia sostanzialmente vuota, visto che ci sono solamente 6 treni per direzione di marcia al giorno.
8.Novara-Varallo.  Addio ai treni lungo la linea Novara-Varallo dal settembre 2014. C'è quindi chi sta peggio di altri, perché oggi l'unica speranza dei pendolari dell'area è che con l'inserimento della linea nel capitolato di gara d'appalto nel lotto del quadrante nord-orientale del Piemonte si veda una riapertura ed un rilancio del servizio. Ma è solo una possibilità e in ogni caso se ne riparlerà dopo il 2017.
9.Orte-Foligno-Fabriano. Su questa linea i pendolari aspettano da tanti anni che si dia seguito alle promesse di un potenziamento. Stiamo infatti parlando di un collegamento nazionale, tra Roma, l'Umbria e le Marche su cui sarebbero previsti investimenti in perenne ritardo e di cui beneficerebbe anche il servizio pendolare. Per ora la linea di 140 km continua ad avere molti tratti a binario unico, una media di velocità di 70 km/h, e i pendolari lamentano continui disagi a causa di guasti dei treni  e criticità durante l'inverno per la pioggia, il gelo ed in alcuni casi persino a causa delle foglie che creano problemi di aderenza delle ruote del locomotore sulla rotaia. L'infrastruttura in alcuni tratti è a binario unico mentre i lavori di raddoppio sono in ritardo ormai da anni.
10.Genova-Acqui Terme. Numerosi disagi si riscontrano sulla linea che collega Genova con il Ponente e che passa per numerosi centri fino ad ad Acqui Terme, a causa di 46 km a binario unico e di tagli ai treni, per una media di 45 km/h. Qui il maltempo può causare interruzioni della linea e frane. All'ordine del giorno ritardi, scarsità di treni, soppressioni improvvise e attese interminabili. 
"L'Italia continua a non avere una politica per il trasporto ferroviario nazionale e locale fuori dall'Alta Velocità. - ha continuato Zanchini – Eppure è evidente che senza una regia e investimenti la situazione di disagio che si vive in larga parte d'Italia non cambierà. Il cambiamento passa anche per l'acquisto di nuovi treni, nell'interesse generale oltre che dei pendolari: nel rinnovamento del parco rotabile in circolazione sostituendo i treni con più di 20 anni di età; nel potenziamento dell'offerta nelle tratte più frequentate delle aree metropolitane; nel miglioramento del servizio nelle regioni meridionali perché oggi sono numerose le linee che collegano anche importanti centri urbani ma con pochissimi convogli oltretutto obsoleti".
La regione con la più alta età media dei treni è l'Abruzzo, con 28,3 anni, e l'84,7% dei treni circolanti ha più di 20 anni. Anche in Basilicata, si trovano dati estremamente negativi, con un'età media dei treni di quasi 24 anni. In Puglia la situazione più critica è quella delle linee di Ferrovie del SudEst, ma in generale è necessario un rinnovo del parco rotabile vista l'età media di 23 anni.  In Sicilia, l'età media dei treni è di circa 23 anni, con la conseguenza che sulla tratta Siracusa-Gela lo stato dei treni è mediocre tanto che gli attuali tempi di percorrenza sono addirittura superiori a quelli di 20 anni fa, anche a causa di un'infrastruttura decisamente carente. In Lombardia l'età media dei treni è di circa 22 anni che scende però a 7,5 considerando i revamping. Nonostante ciò, vista la grande quantità di pendolari, l'usura dei convogli incide sulla qualità del servizio sulle linee, a partire dalla Milano-Lecco-Tirano. In Calabria i pochi treni in circolazione hanno oltre 21 anni di età. In Umbria non va meglio con treni di circa 20 anni, mentre è di 19,5 anni l'età media dei treni in Sardegna.

Tabella dei tagli ed aumenti tariffari
Regioni
2010-2015
Totale dei tagli ai servizi
Totale aumenti tariffe
Abruzzo
-9,8%
+25,4%
Basilicata
-18,9%
-
Calabria
-26,4%
+20%
Campania
-15,1%
+23,75%
Emilia-Romagna
-3,9%
+16,1%
Friuli V. Giulia
-4,4%
+14,9%
Lazio
-
+15%
Liguria
-13,8%
+41,24%
Lombardia
-
+30,3%
Marche
-2,2%
-
Molise
-
+9%
Piemonte
-8,4%
+47,3%
Puglia
-3,6%
+11,3%
Sicilia
-12,1%
-
Toscana
-3,7%
+24,2%
Pr. Trento
-3,2%
-
Umbria
-
+25%
Veneto
-0,6%
+15%
                                          Legambiente 2015



Età media del materiale rotabile per Regione

Regione
Età media materiale rotabile
Treni con più di 20 anni
Numero treni
1
Abruzzo
28,3 (9,2)
84,7% (18,8%)
85
2
Basilicata
23,7 (17,8)
48,9% (14,3%)
49
3
Puglia
22,9 (21,8)
64,4% (62,8%)
144
4
Sicilia
22,5
44,1%
148
5
Lombardia
21,4 (7,5)
77,2% (14,9% )
448
6
Calabria
21,1
46,7%
117
7
Umbria
19,9 (18,2)
66,3% (65,8%)
68
8
Sardegna
19,5
43,7%
86
9
Liguria
19,5
42,2%
68
10
Marche
19,3 (18,4)
49,5% (25%)
100
11
E. Romagna
17,7
38,2%
144
12
Friuli V. G.
17,4 (11,8)
45% (7,5%)
35
13
Campania
17,3 (16,1 )
78,3% (35,9%)
431
14
Piemonte
17,2 (16,6)
36,6% (34,2%)
309
15
Lazio
16,8 (15,9 )
58,5% (37,3%)
392
16
Molise
15,6
31,8%
22




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