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lunedì 31 agosto 2015

IN EUROPA, IL QUANTITATIVO DI RIFIUTI DERIVANTI DAGLI ELETTRODOMESTICI GESTITO IN MODO NON CORRETTO E' 10 VOLTE SUPERIORE A QUELLO ESPORTATO: E' QUANTO EMERGE DAL REPORT CWIT, REALIZZATO DA UNU, WEEE FORUM E INTERPOL.

UNU, WEEE Forum, INTERPOL e gli altri partners hanno concluso una ricerca durata 2 anni:  il report suggerisce le modalità per applicare con più incisività la legge e monitorare il commercio dei RAEE.
La cooperazione è vitale per rendere efficaci le funzioni regolatrici della Comunità Europea.

 

31 Agosto 2015 - In Europa, la gestione non corretta dei rifiuti elettrici ed elettronici (RAEE) riguarda una quantità 10 volte superiore a quella spedita verso Paesi stranieri senza regolari documenti di esportazione: questo è quanto emerge da una ricerca sistematica – durata circa 2 anni – sul funzionamento del mercato delle apparecchiature elettriche ed elettroniche usate e dismesse.

Il progetto Countering WEEE Illegal Trade (CWIT), finanziato dalla Comunità Europea, è stato realizzato da INTERPOL, United Nations University (UNU), gli istituti United Nations Interregional Crime and Justice Research e Compliance & Risks, il WEEE Forum, l'associazione Cross-Border Research e la società Zanasi & Partners.

Il progetto ha evidenziato che nel 2012 in Europa solo il 35% (pari a 3,3 milioni di tonnellate, sui 9,5 milioni totali) di RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche – in alcuni casi ancora funzionanti) dismessi da aziende o da privati sono stati intercettati dai sistemi ufficiali di raccolta e riciclo.

L'altro 65% dei RAEE – pari a 6,2 milioni di tonnellate – è stato esportato oppure riciclato in modo ambientalmente scorretto oppure semplicemente gettato tra i rifiuti indifferenziati. 

Lo studio ha stimato che 1,3 milioni di tonnellate di apparecchiature elettriche ed elettroniche sono state spedite al di fuori dell'Europa senza adeguati documenti di esportazione: di queste, circa il 30 % (400.000 tonnellate) erano RAEE, il restante 70 % AEE ancora funzionanti.

Ma una quantità 10 volte superiore a quella dei RAEE esportati – cioè circa 4,7 milioni di tonnellate – è invece stata gestita in modo ambientalmente non corretto o commercializzata in modo illegale all'interno dell'Europa. Lo studio sottolinea inoltre come sistemi efficaci di monitoraggio delle performance di rimozione delle sostanze inquinanti e adeguati standard di trattamento dei RAEE non siano pienamente utilizzati neppure negli Stati Europei più avanzati dal punto di vista del controllo ambientale.

La diffusa sottrazione dai RAEE di componenti che hanno un significativo valore economico – come le schede elettroniche o i metalli più preziosi – si traduce in una seria perdita per l'industria legale del riciclo in Europa, stimata tra 800 e 1.700 milioni di euro all'anno.

Per contro, i minori costi derivanti dal mancato rispetto delle regole comunitarie (in particolare per quanto riguarda l'eliminazione delle sostanze inquinanti) oscillano tra 150 e 600 milioni di euro all'anno.

Afferma Pascal Leroy, Segretario Generale del WEEE Forum (l'associazione europea della quale fanno parte i principali sistemi collettivi che si occupano di RAEE): "I RAEE sono la tipologia di rifiuti con il più alto tasso di crescita in tutto il mondo. Il peso dei RAEE che ogni anno in Europa sono gestiti in modo ambientalmente non corretto è pari a quello di un muro di mattoni alto 10 metri che va da Oslo fino in fondo all'Italia. E' indispensabile estrarre dai RAEE e riciclare nel modo più intenso possibile tutti i metalli e tutti i componenti economicamente interessanti, tra cui le materie prime critiche (come ad esempio le terre rare)".

Uno studio di United Nations University effettuato lo scorso anno ha evidenziato che nei 41,8 milioni di tonnellate di RAEE che vengono buttati ogni anno nel mondo ci sono sostanze tossiche come piombo (circa 2,2 milioni di tonnellate), batterie (300.000 tonnellate), mercurio, cadmio, cromo e gas ozono-lesivi (CFC, circa 4.400 tonnellate). I potenziali problemi per la salute umana collegati a queste sostanze tossiche vanno dallo sviluppo mentale, al cancro, ai danni epatici e renali.

 

Armonizzare le definizioni, le norme, le sanzioni

Ricerche nazionali effettuate da INTERPOL mostrano che in media ogni anno solo 2.000 tonnellate (0.5%) dei RAEE esportati al di fuori dall'Europa sono stati intercettati e bloccati nel corso di operazioni di polizia che hanno poi portato a qualche forma di sanzione amministrativa o penale.

Lo studio rivela inoltre che il 30% degli Stati Membri non ha implementato le stringenti norme previste dall'ultima Direttive Comunitaria sui RAEE e che spesso le sanzioni previste a livello nazionale non sono abbastanza elevate da avere un effetto deterrente.

Il report CWIT chiede migliori linee guida e più accurate definizioni formali, per aiutare le autorità a distinguere tra Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche usate e RAEE.

Gli esperti suggeriscono inoltre di armonizzare le sanzioni per semplificarne l'applicazione nei casi trans-frontalieri e per evitare che le organizzazioni criminali trasferiscano le loro attività in Paesi a rischio più basso dentro la Comunità: allo stato attuale, le sanzioni penali e civili per il commercio illegale dei RAEE sono molto diverse da Stato a Stato.

Oltre alla gestione ambientalmente non corretta dei RAEE, il progetto CWIT ha rivelato casi di frode, evasione fiscale e riciclaggio di denaro, dimostrando il collegamento tra reati ambientali e finanziari.

 

Attività criminali

L'analisi dei casi di attività illegale ha rivelato vulnerabilità lungo tutta la catena di gestione delle AEE usate e dei RAEE: raccolta, consolidamento, intermediazione, trasporto e trattamento. I reati comprendono il trattamento inadeguato, la violazione delle norme comunitarie, i furti, la mancanza delle licenze o dei permessi richiesti, il contrabbando e le false dichiarazioni sui carichi trasportati.

I ricercatori sono propensi a credere che in alcuni Paesi il crimine organizzato sia coinvolto nella gestione dei flussi illegali di RAEE, ma questo sospetto non è al momento provato dalle informazioni raccolte. "Una più intensa attività di raccolta e scambio di dati porterà a una più completa comprensione di questo aspetto del problema", hanno sottolineato gli autori della ricerca, aggiungendo che nelle osservazioni sin qui condotte i soggetti autori di crimini legati ai RAEE sono perlopiù singoli traders o singole società, che cooperano in network sommariamente organizzati per commettere specifici reati.

Sostiene David Higgins, capo del Environmental Security Sub-Directorate di INTERPOL e coordinatore del progetto: "Visto che può generare profitti e che oggi viene difficilmente scoperta, questa forma di commercio illegale rischia di essere molto sfruttata: i Governi nazionali dovrebbero prevenire questo rischio adottando un mix bilanciato di sanzioni amministrative e penali, che riflettano l'entità sia dei profitti illeciti sia dei danni ambientali e sociali provocati. I soggetti chiamati ad applicare la legge devono essere più proattivi, con attività investigative sui flussi illegali di RAEE a cui facciano seguito la formulazione dei capi di accusa e i processi".

 

Raccomandazioni

Il progetto CWIT raccomanda un approccio "multi-stakeholder" e offre una roadmap a breve, a medio e a lungo termine per ridurre il fenomeno del commercio illegale dei RAEE.

Nello specifico, il progetto ipotizza due nuovi sistemi per potenziare sia la cooperazione tra le agenzie e tra gli Stati sia lo scambio e l'analisi delle informazioni:

·         Un "Operational Intelligence Management System" in grado di promuovere e supportare la capacità di agire sulla base delle informazioni, di accrescere la conoscenza comune sui crimini collegati al commercio e al trattamento illegale dei RAEE, di identificare i rischi connessi alla criminalità organizzata (sia su base nazionale che internazionale) e di suggerire azioni specifiche;

·         Una "National Environmental Security Task Force (NEST)", formata da diverse autorità e partners e guidata da un team di esperti specializzati, per attivare un'applicazione della legge che sia cooperativa, collaborativa e coordinata a livello nazionale e internazionale. NEST potrà consentire di far fronte a una debolezza attualmente esistente nella condivisione delle informazioni, di identificare significative minacce e linee di sviluppo delle attività criminali e di coordinare sia attività investigative di alto profilo sia operazioni a livello nazionale. NEST potrà anche servire quale elemento di collegamento tra i singoli Paesi e la più ampia strategia globale di sicurezza ambientale.

Il report raccomanda inoltre uno specifico training per i Giudici e per i Pubblici Ministeri. Molti dei partner di CWIT continueranno il proprio lavoro nell'ambito di un progetto – finanziato dalla Comunità Europea – denominato "DOT.COM Waste", mettendo a frutto l'esperienza acquisita con CWIT nel training dei soggetti incaricati di far applicare la legge e dei Pubblici Ministeri su tutte le tipologie di rifiuti.

Tra le altre raccomandazioni del progetto CWIT ricordiamo:

·         Divieto su scala europea dell'impiego dei contanti nelle transazioni relative al commercio di rottami metallici;

·         Obbligo di trattare i RAEE in accordo ad approvati standard di qualità, con uno specifico sistema di certificazione; l'obbligo di trasmettere i risultati del trattamento alla Comunità Europea (includendo in particolare un monitoraggio chiaro e univoco sulla rimozione delle sostanze inquinanti – ad esempio il mercurio dagli schermi o il CFC dai frigoriferi);

·         Pieno recepimento e tempestiva implementazione dell'ultima Direttiva sui RAEE, e linee guida armonizzate per distinguere AEE e RAEE;

·         Attività investigative più precise e lungo tutta la filiera, sistemi nazionali di verifica e monitoraggio;

·         Aumento del coinvolgimento e della consapevolezza dei consumatori, anello iniziale della catena dei RAEE.

Jaco Huisman di United Nations University, coordinatore scientifico del progetto CWIT, conclude: "Definire le normative ed applicarle con successo è un processo difficile, soprattutto quando mancano dati statistici e comprensione del mercato. Il grande valore del progetto CWIT è quello di fornire sia i dati che l'analisi del mercato, così come un dettagliato esame del contesto legislativo e della catena di applicazione della legge. La roadmap messa a punto per aumentare la raccolta e il trattamento dei RAEE in Europa sarà un altro significativo risultato per tutti i soggetti coinvolti".

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Questo progetto e la ricerca che ha portato a questi risultati hanno beneficiato di finanziamenti nell'ambito del Settimo Programma Quadro della Comunità Europea (FP7/2007-2013), in base all'accordo di finanziamento n° 312605 (FP7-SEC2012-312605).

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Partners del progetto:

Compliance & Risks, www.complianceandrisks.com  

Cross-Border Research Association, www.cross-border.org 

INTERPOL, www.interpol.int   

United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute, www.unicri.it 

United Nations University, www.unu.edu

Waste of Electrical and Electronic Equipment Forum, www.weee-forum.org 

Zanasi & Partners, www.zanasi-alessandro.eu  

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Il summary report del progetto CWIT è disponibile dal 31 agosto 2015 sul sito www.cwitproject.eu

giovedì 27 agosto 2015

Neox vince l'Eurobike Innovation Award

27- 8- '15. Friederichshafen, Germany. NEOX VINCE l'EUROBIKE INNOVATION AWARD


Premiata da una giuria di 6 specialisti nella sala congressi del complesso fieristico di Friederichshafen, Neox si aggiudica l' "EUROBIKE INNOVATION AWARD", categoria "E-bike-Pedelec". Il prestigioso premio di Eurobike - la fiera di settore più importante del pianeta – che in ogni edizione  viene consegnato alle aziende ritenute più meritevoli dalla punto di vista dell'innovazione tecnologica e della capacità di interpretare le nuove esigenze del mercato ciclistico, conferma il valore  dell'intenso lavoro di ricerca e innovazione della Siral di Recoaro Terme. 

L'azienda risulta a maggior ragione meritevole, avendo affiancato, solo da pochi anni, la produzione di e-bike di lusso alla tradizionale lavorazione di materiali plastici ecosostenibili. Il CEO Fabrizio Storti, al quale si deve l'ambizioso progetto, iniziato 5 anni fa, basato su 4 brevetti internazionali depositati, commenta: "Bella soddisfazione! Vincitori alla prima partecipazione alla più importante fiera Europea e in casa dei tedeschi che la fanno da padroni nel mondo e-bike. 

Questo oltre a renderci fieri per il grande lavoro di ricerca e innovazione svolto nel corso di questi ultimi anni, dimostra che noi Italiani, a dispetto del contesto economico difficile, siamo ancora capaci di distinguerci ed emergere, anche in settori nei quali la principale nazione europea  appare come leader".

Neox sarà esposta all'entrata della fiera nell'area riservata ai vincitori di ogni categoria.

NEOX UN'EBIKE UNICA PER CONCEPT E INNOVAZIOPNE TECNOLOGICA

Il concept innovativo, unico al mondo, che sta alla base dell'invenzione di Neox risiede nel cambio elettronico sequenziale rotativo, con sistema di cambio direttamente integrato nel motore di assistenza. Un sistema innovativo, che evita i movimenti trasversali dei cambi tradizionali, garantendo una totale fluidità nel cambio di rapporti e nell'ausilio alla pedalata, che avvien
e in modo costante e continuativo, senza alcun effetto di "strappo" o di "spinta". Tutto il sistema è costantemente monitorato da un sensore di sforzo con rilevazione di coppia tra gli ingranaggi primari e secondari. Non ultimo, Neox monta un antifurto, attivabile con codice Pin, che agisce bloccando il sistema meccanico e mettendo l'e-bike in folle. L'ideale per bere un caffè o un aperitivo senza dover incatenare la bici, con la sicurezza che qualsiasi malintenzionato, in questo modo, si ritroverebbe a far ruotare le pedivelle "a vuoto", non potendo trasmettere il moto.
La e-bike è garantita 5 anni e permette di beneficiare di assistenza semplicemente sganciando e spedendo il monobraccio contenete tutto il sistema elettro-meccanico di trasmissione.

Per informazioni su distribuzione, modelli e prezzi: www.myneox.it – info@myneox.it

Giochi del Mediterraneo sulla Spiaggia Pescara 2015: Decoterm fornisce acqua calda agli atleti di 24 Paesi



Gli atleti dei Giochi del Mediterraneo sulla spiaggia (Pescara, 28 agosto - 6 settembre 2015) usano acqua calda prodotta da due impianti, forniti da Decoterm, che sfruttano la tecnologia solare termodinamica.  
La scelta è caduta sul solare termodinamico perché è l’unico sistema che permette di avere a disposizione durante l’intero corso della giornata acqua calda sanitaria a consumo zero, utilizzando le energie rinnovabili per garantire comfort ed efficienza agli atleti, nel pieno rispetto dell’ambiente e della sostenibilità sociale.
Le competizioni si svolgeranno durante le ore diurne e notturne, sotto condizioni atmosferiche non prevedibili: il solare termodinamico produce acqua calda a 55° con qualsiasi condizione meteorologica perché sfrutta l’energia presente nell’atmosfera (pioggia, vento, sole…nell’atmosfera c’è sempre energia!).
I due impianti termodinamici, costituiti da un boiler e un pannello solare, sono installati presso l’Arena del Mare e lo Stadio del Mare, dove si disputeranno gli incontri delle diverse discipline in gara.
Il solare termodinamico è un impianto di ultima generazione dell’energia solare che produce acqua calda 365 giorni l’anno. Funziona in estate e in inverno, di giorno e di notte, con il sole e senza sole; con una temperatura esterna minima di -5° è in grado di dare acqua calda a 55°. Non necessita di essere integrato o sostituito con un generatore di calore ausiliario (anche nei periodi di scarso irraggiamento solare). Combinando insieme le proprietà del solare termico e quelle della pompa di calore, riesce a superare i limiti di queste due tecnologie incomplete: ottimizza il riscaldamento dell’acqua per unità di energia elettrica consumata, scaldando, quindi, l’acqua con un consumo di energia elettrica inferiore a quella dei sistemi energetici convenzionali.
Il solare termodinamico, adottato per rispondere alle esigenze dell’evento dei giochi, è una tecnologia innovativa che trova il suo impiego nelle singole abitazioni, per la produzione di acqua calda ad uso domestico: di facile installazione e integrazione architettonica, non richiede particolari vincoli di orientamento e inclinazione, non necessita del montaggio di staffe ingombranti né di lavori di rinforzo.
Decoterm è distributore e installatore ufficiale del solare termodinamico, prodotto dalla Energy Panel, in 7 regioni italiane: una novità impiantistica di elevata qualità che soddisfa il duplice obiettivo di un elevato risparmio energetico ed economico.

Decoterm è un marchio di Habitat srl nel settore delle tecnologie da energie rinnovabili  per la produzione di acqua calda sanitaria (www.habitatenergy.it). 

mercoledì 26 agosto 2015

Continua crescita di BUILDING ENERGY attraverso l’iniezione di 30 milioni di euro per lo sviluppo

Le nuove risorse erogate dal fondo internazionale Three Hills Capital Partners finanzieranno la costruzione e lo sviluppo di impianti da fonti rinnovabili negli Stati Uniti, in Sudafrica ed Est Europa.



Milano, 26 agosto 2015 — Firmato l'accordo tra Building Energy e il fondo paneuropeo Three Hills Capital Partners per la sottoscrizione integrale di obbligazioni per un importo pari a 30 milioni di Euro. 

Il bond è quotato nel sistema multilaterale di negoziazione gestito da Borsa Italiana, segmento professionale ExtraMot Pro. 

L'emissione, strutturata con il supporto di Intermonte SIM, prevede il rimborso alla scadenza dopo cinque anni dalla data di emissione. Il fondo internazionale, specializzato nel sostenere management team di successo nei loro progetti di crescita, avrà anche una partecipazione di minoranza nel gruppo.

L'investimento sarà interamente destinato a sostenere il piano strategico industriale che prevede, nei prossimi due anni, la costruzione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili su scala globale per oltre 430MW che entreranno in esercizio a partire dal 2017.

"La raccolta di nuove risorse contribuirà ad aumentare la flessibilità finanziaria dell'azienda e ad accelerare la crescita negli Stati Uniti, in Sudafrica e Est Europa, mercati in cui l'azienda è presente con numerosi impianti in fase di sviluppo e costruzione – ha dichiarato Fabrizio Zago, Amministratore Delegato di Building Energy – Ci siamo recentemente aggiudicati gare a livello internazionale per la realizzazione di uno dei più grandi impianti biomassa dell'Africa da 16MW, di un parco eolico da 140MW, di un mini-idroelettrico da 4.7MW in Sudafrica e del primo parco fotovoltaico da 10MW in Uganda. Nelle prossime settimane comincerà la costruzione di un parco eolico da 30MW in Iowa, della seconda fase degli impianti solari presso Cornell University nello stato di New York, oltre ad un impianto solare da 45MW in Panama. Questi progetti fanno parte della pipeline di sviluppo di Building Energy che, ad oggi, conta progetti per oltre 2200MW".

"L'investimento in Building Energy testimonia il focus di Three Hills Capital Partners nell'individuare e supportare storie di successo, guidate da management team ambiziosi con una forte vocazione allo sviluppo internazionale - ha dichiarato Mauro Moretti, fondatore di Three Hills Capital Partners -  Siamo determinati nel supportare la visione di Fabrizio Zago ed il team intorno a lui che negli ultimi anni sono riusciti a costruire un business model integrato, ed unico, nella filiera dell'energia rinnovabile con forte esposizione ai mercati emergenti e gli USA."

L'operazione è stata curata da Intermonte e PwC e supportata dagli advisor legali Studio Chiomenti per Building Energy e Linklaters e Clifford Chance per Three Hills Capital Partners.

BUILDING ENERGY
Building Energy è un produttore di energia indipendente da fonti rinnovabili presente in 4 continenti. L'azienda è verticalmente integrata sulla catena del valore, dallo sviluppo di progetti alla vendita di energia. Con una pipeline complessiva in 24 paesi di oltre 2.200MW, ed asset generativi in costruzione nei prossimi due anni per oltre 430MW (progetti Near Notice to Proceed e Backlog), si posizione come uno dei maggiori player nel panorama internazionale del settore dell'energia rinnovabile.

THREE HILLS CAPITAL PARTNERS
Three Hills Capital Partners e' una piattaforma di investimento paneuropea nata nel 2013 con base a Londra. Attraverso i due fondi in gestione, Three Hills SICAV – I e Three Hills Decalia, e' focalizzata su investimenti in strumenti di capitale privilegiato. Ad oggi conta circa Euro 200 milioni di asset in gestione con partecipazioni in aziende di successo operanti nel mid-market tra le quali Aquafil, Dedalus, Hunter e Byron.

Efficienza energetica per il Teatro alla Scala: al via la partnership tra Fondazione e Cofely Italia


Milano, 26 agosto 2015 - Dopo la collaborazione con il Comune di Milano, Cofely Italia, attore di primo piano nell’efficienza energetica e nel facility management, sigla un contratto con la Fondazione Teatro alla Scala per l’efficientamento dello storico edificio milanese.

L’accordo, della durata di 5 anni e del valore complessivo di 3 milioni di euro, è partito nel mese di agosto e prevede la gestione, la manutenzione e la supervisione degli impianti tecnologici - di climatizzazione, illuminazione, elettrici, idrico-sanitari e anti-incendio - del Teatro. L’efficientamento interesserà diversi edifici della Fondazione (*), per una superficie totale pari a 73.000 m2.

Durante il primo anno di contratto, Cofely sarà impegnata nell’ottimizzazione delle performance energetiche degli immobili della Fondazione e nel miglioramento del comfort ambientale attraverso la sostituzione di 1.800 lampade tradizionali con altrettante a LED presso il Teatro, l’installazione di 3 sistemi di compensazione climatica e di dispositivi di riduzione dei consumi idrici all’interno del Teatro e del Laboratorio “ex Ansaldo”, la sostituzione di 150 valvole tradizionali con altre con testina termostatica nella Scuola di ballo.
Gli interventi consentiranno alla Fondazione di ottenere un risparmio di energia pari a 61 TEP (Tonnellate Equivalenti di Petrolio) all’anno e una riduzione delle emissioni pari a 127 t di CO2/annue.

Nell’ambito della partnership, sono previsti ulteriori interventi di riqualificazione che verranno pianificati nell’arco del quinquennio di gestione del contratto.
In particolare, nel Laboratorio “ex Ansaldo” è prevista la sostituzione di 3.900 lampade tradizionali con LED e di 5 gruppi frigoriferi energivori con altrettanti ad alto rendimento, l’installazione di un impianto solare fotovoltaico da 60 kWp per la produzione di energia elettrica e di uno termico da 116 kW per la produzione di acqua calda sanitaria. Presso il Teatro, invece, è in programma l’installazione di un impianto di cogenerazione da 100 kWe. Le ulteriori migliorie si tradurranno, dal punto di vista energetico e ambientale, in un taglio di 140 TEP all’anno e 299 t di CO2/annue.

Nella città di Milano, Cofely Italia ha in carico il servizio energia per 557 immobili comunali (tra i quali edifici simbolo come il Teatro degli Arcimboldi, il Castello Sforzesco e il Palazzo Comunale di via Pirelli), per l’ATM di Milano e per l’Azienda sanitaria San Paolo.

(*) = il Laboratorio “ex Ansaldo”, la Sala prove “Abanella”, la Scuola di ballo “Accademia della Scala”, gli Uffici amministrativi e di promozione turistica, la biglietteria e i depositi degli allestimenti


Cofely, ENGIE

Cofely, filiale del Gruppo ENGIE, è un attore di primo piano nell’efficienza energetica e nel facility management per aziende, Amministrazioni Pubbliche e complessi residenziali. I nostri esperti progettano, realizzano e gestiscono soluzioni su misura “smart” e “green.” Dall’edificio più alto del mondo al museo più visitato, dal data center “green” alle industrie “carbon free”, siamo al fianco dei clienti per accrescere le perfomance dei loro impianti.
Con 100.000 dipendenti in circa 40 paesi, Cofely ha realizzato una cifra d’affari di € 15,7 miliardi nel 2014. In Italia, Cofely offre la sua gamma di soluzioni per l’efficienza energetica e ambientale su tutto il territorio nazionale, con oltre 45 uffici e 2.100 collaboratori.
Cofely è il brand della Divisione Servizi Energia di ENGIE, uno dei leader mondiali dell’energia.

giovedì 20 agosto 2015

Rilegno: raccolta e riciclaggio degli imballaggi in legno. A che punto siamo?

Rifiuti di imballaggi di  legno: cresce nel 2014 il recupero complessivo e  arriva al 63% sull'immesso al consumo, grazie al buon lavoro di Rilegno.

Aumentano anche convenzioni e piattaforme di conferimento  
sul territorio italiano

In crescita i numeri della filiera Rilegno:  oltre 4.800 Comuni convenzionati, e quasi 400 piattaforme nel  2014.  Il sostegno dato dal Consorzio alle raccolte differenziate si attesta a 2 milioni di euro mentre quello per garantire i trasporti alle industrie del riciclo ammonta a 10 milioni di euro.


Cresce significativamente e si attesta a oltre 1.500.000 tonnellate la raccolta dei rifiuti di legno gestita dal Consorzio Nazionale Rilegno che, all'interno del sistema Conai, effettua in tutta Italia il ritiro dei rifiuti lignei per valorizzarli come rinnovata materia prima. Lo testimonia un 2014 in crescita con oltre un + 9% rispetto ai valori del 2013.

Compito e cuore del lavoro di Rilegno è la garanzia del riciclo e recupero dei rifiuti di legno: un compito nobile, che comporta numerosi vantaggi, a partire dal minore ricorso alla discarica, base del recupero complessivo dei rifiuti, fino a un impiego di materia prima seconda da legno di recupero, meno CO2 dispersa in atmosfera (in ogni m3 di legno sono stoccati infatti circa 250 Kg di carbonio).

La gestione diretta di Rilegno garantisce una destinazione ai rifiuti da imballaggio (pallet cassette per l'ortofrutta, casse e gabbie industriali) e ai rifiuti di legno che provengono dal circuito domestico urbano. Questi vengono valorizzati attraverso le 389 piattaforme convenzionate in tutta Italia alle quali le imprese conferiscono gratuitamente i rifiuti da imballaggio. I rifiuti del circuito urbano (mobili, infissi dismessi, rifiuti da cantieristica, ma anche pallet e cassette provenienti dal circuito domestico) prendono la via del recupero grazie alle quasi 350 convenzioni con Comuni e Gestori dei servizi di Igiene Ambientale.

Rilegno sostiene economicamente questo imponente ed efficiente sistema di recupero del legno: ogni anno il Consorzio investe circa 20 milioni di euro nel sostenere le attività di raccolte dei comuni, di lavorazione delle piattaforme e di trasporto sino alle industrie del riciclo. Rilegno in particolare ha contribuito nel 2014 al sistema del recupero del legno con ben oltre 2 milioni di euro per il sostegno alle raccolte differenziate urbane, oltre 7 milioni per sostenere il sistema di riduzione volumetrica e lavorazione delle piattaforme e circa 10 milioni per il sostegno dei trasporti dalle regioni centro-meridionali verso le industrie del riciclo concentrate nella pianura padana.
  
Le raccolte urbane
Grazie al lavoro compiuto nel 2014, Rilegno ha garantito, per il tramite delle quasi 350 convenzioni stipulate con i gestori e con i comuni (+7% rispetto al 2013), la copertura territoriale per 42 milioni e 455 mila abitanti – ovvero il 71,5% dell'intera popolazione italiana. Gli oltre 4.800 Comuni italiani serviti dalle convenzioni hanno permesso l'avvio a recupero complessivo di quasi 400.000 tonnellate di rifiuti raccolte a nord (il 76% sul totale), circa 80.000 tonnellate raccolte al centro (circa  il 16% del totale) e quasi 43.000 tonnellate al sud (oltre l'8% del totale).

Questi flussi di rifiuti - provenienti dalle raccolte urbane – sono composti di rifiuti di imballaggi e altri rifiuti legnosi (mobili, porte, complementi d'arredo ecc) e sono per la quasi totalità destinati al riciclo a rinnovata materia prima.


I rifiuti di imballaggio – focus 2014
La filiera dell'imballaggio di legno anche per il 2014 è ampiamente sopra gli obiettivi di riciclo imposti a livello europeo. Lo scorso anno ha visto un quantitativo imponente di immesso al consumo: 2.577.661 tonnellate di imballaggi, tra pallet nuovi e reimmessi al consumo, imballaggi industriali, imballaggi ortofrutticoli, materiale da imballaggi e altri (compresi i tappi di sughero).

La filiera del legno "pesa", e per fortuna (e per il buon lavoro di tutti) "pesa" anche il suo avvio al recupero complessivo dei rifiuti – dal riciclo meccanico per la produzione di pannelli a base legno, pasta per carte, blocchi in legno cemento per la bioedilizia, al compostaggio, alla rigenerazione fino ad impieghi a fini energetici. Nel 2014 è stato valorizzato oltre 1 milione 626 mila tonnellate di rifiuti di imballaggi di legno, che corrisponde al 63% rispetto all'immesso al consumo. Il 34,5 % del totale è stato avviato a riciclo meccanico e il 24,4% a rigenerazione: insieme, fanno il 58,9% di avvio al riciclo. Compostaggio e recupero energetico pesano davvero pochissimo sulla bilancia complessiva: rispettivamente lo 0,77% e il 3,40%.

L'andamento delle raccolte dei rifiuti di imballaggio mostra una curva in rialzo rispetto al 2013, per quel che riguarda la gestione diretta consortile; lo stesso vale per la gestione indipendente, che non aveva subito grandi variazioni e che è tornata alle stesse cifre del 2012, dopo  un lieve calo del 2013.

RILEGNO: CHI E' E COSA FA
Rilegno è il Consorzio nazionale per la raccolta, il recupero e il riciclaggio degli imballaggi di legno in Italia. E' nato a seguito del decreto ambientale 22/97 (decreto Ronchi, oggi ricompreso nel Testo Unico Ambientale 152/2006) ed è uno dei sei consorzi di filiera Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi).

Rilegno ha il compito di organizzare e garantire il riciclo e recupero dei rifiuti di imballaggio di legno (pallet, cassette per l'ortofrutta, casse, gabbie, bobine per cavi). Grazie agli accordi pluriennali sottoscritti con Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani), Rilegno concorda localmente anche la raccolta dei rifiuti in legno provenienti dal circuito cittadino (porte, infissi, mobili...). 

Riciclare il legno, significa risparmiare energia, migliorare lo stato qualitativo dell'aria e al contempo evitare gli sprechi. E' importante evitare che questo materiale, una volta terminato il suo uso, finisca in discarica: meglio raccoglierlo, recuperarlo e farlo rinascere a nuova vita. Rilegno è il consorzio di riferimento a livello nazionale che ha il compito di  organizzare e garantire il riciclo dei rifiuti di imballaggio di legno e di altri rifiuti legnosi su tutto il territorio, trasformando il legno di scarto da rifiuto in risorsa.


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www.CorrieredelWeb.it

lunedì 17 agosto 2015

Agricoltura: AICS, dopo test di 30 anni, per Rodale Institute Bio rende di più


L'agricoltura biologica è più resistente, a più alto rendimento, a maggiore efficienza energetica e quindi più redditizia?  L'Ultimo rapporto del Rodale Institute, basato su un esperimento/confronto durato 30 anni, dice che lo è. 

Il Farming Systems Trial (FST) ® del Rodale Institute è il confronto di più lunga durata mai effettuato negli Stati Uniti, un confronto diretto tra agricoltura biologica e chimica. Iniziato nel 1981 per studiare cosa accade durante la transizione dall'agricoltura assistita dalla chimica all'agricoltura biologica, la FST ha sorpreso la comunità del cibo adusa a deridere le pratiche biologiche. Dopo un iniziale calo, non significativo, dei rendimenti durante i primi anni di transizione, il sistema biologico è rimbalzato rapidamente sino ad eguagliare o superare il sistema convenzionale. Nel corso del tempo, 30 anni!!, l'FST è diventato un elemento di confronto concreto ed oggettivo del potenziale di lungo termine tra i due sistemi.

Dopo un processo di confronto diretto durato 30 anni, il rapporto Rodale mostra:

– che i rendimenti del biologico corrispondono ai rendimenti dell'agricoltura convenzionale;
– che il biologico supera il convenzionale in anni di siccità;
– che i sistemi di coltivazione biologici arricchiscono piuttosto che esaurire la materia organica del suolo, il che rende il biologico molto più sostenibile;
– che l'agricoltura biologica richiede il 45% di energia in meno ed è più efficiente;
– che i sistemi di agricoltura convenzionale producono il 40% in più di gas serra;
– che i sistemi di agricoltura biologica sono più redditizi rispetto ai tradizionali;

Anche se lo studio del Rodale Institute, Farming Systems, è il più lungo in assoluto realizzato negli USA, riguardo un confronto diretto tra l'agricoltura convenzionale e quella biologica, un certo numero di università hanno realizzato studi di lungo termine nel corso degli anni. Ma comunque, tutti questi studi confermano che l'agricoltura biologica è più redditizia, costruisce più fertilità del suolo nel tempo, e può produrre tanto quanto i sistemi convenzionali. Il rapporto completo è disponibile qui: http://rodaleinstitute.org/assets/FSTbooklet.pdf

Di fronte a modelli meteorologici sempre più estremi ed incerti, alla crescente scarsità e costo del petrolio, alla carenza di acqua, ed una popolazione mondiale in crescita, ci sarà sempre più bisogno di sistemi di coltivazione ed allevamento in grado di adattarsi, di resistere o addirittura attenuare questi problemi, incrementando, d'altro canto, la produzione di cibo sano e nutriente. Dopo oltre 30 anni di ricerca side-by-side nel Farming Systems Trial (FST), il Rodale Institute ha dimostrato che l'agricoltura biologica è meglio strutturata per nutrirci, ora ed anche in futuro, in un Mondo in continuo cambiamento. 

"Questo dato deve far riflettere, investire nel biologico vuol dire investire nel futuro. E per l'Italia vuol dire anche proteggere e valorizzare il proprio patrimonio agroalimentare. In ogni caso un solido elemento in più per sostenere la battaglia contro OGM ed eccesso di chimica in agricoltura" Così Andrea Nesi responsabile nazionale ambiente di AICS commentando il rapporto del Rodale Institute sui 30 anni di confronto scientifico tra agricoltura biologica e convenzionale,





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venerdì 14 agosto 2015

Legambiente presenta il bilancio di Goletta Verde 2015


 Allarme depurazione e illegalità sulle coste

 

Legambiente presenta il bilancio di Goletta Verde 2015 sullo stato di salute del mare italiano

 

Su 266 campioni di acqua analizzati dal laboratorio mobile di Goletta Verde, il 45% è risultato con cariche batteriche superiori ai limiti imposti dalla normativa

 

Illegalità mare e litorali: registrate 2 infrazioni per ogni chilometro di costa


 

Su 266 campioni di acqua analizzati dal laboratorio mobile di Goletta Verde, il 45% è risultato con cariche batteriche superiori ai limiti imposti dalla normativa. Si tratta di un punto inquinato ogni 62 km di costa.

Le differenti condizioni metereologiche riscontrate nei tratti di costa durante i campionamenti, i periodi in cui sono stati effettuati i prelievi e le caratteristiche morfologiche che variano di regione in regione, non consentono la realizzazione di una classifica nazionale. Si distingue la buona performance della Sardegna, con qualche criticità riscontrata solo in corrispondenza di foci di fiumi o canali. Poche le criticità riscontrate anche nelle regioni dell'alto adriatico (Veneto e Friuli Venezia Giulia), complice anche il periodo di campionamento (ad inizio giugno quindi a stagione balneare appena cominciata). Le situazioni maggiormente critiche si registrano, invece, ancora una volta lungo le coste di Marche e Abruzzo, penalizzate anche dall'elevato numero di corsi d'acqua, canali e fossi che sfociano in mare. Situazione difficile anche in Sicilia: su 26 punti monitorati ben 14 sono risultati inquinati o fortemente inquinati.

 

I risultati conclusivi di Goletta Verde 2015 sono stati presentati oggi a Roma nel corso di una conferenza stampa durante la quale Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, Serena Carpentieri e Giorgio Zampetti, rispettivamente responsabile Campagne e responsabile Scientifico di Legambiente, hanno illustrato le criticità riscontrate durante i due mesi viaggio a bordo della Catholica, la storica imbarcazione dell'associazione.

Per chiarezza, occorre sottolineare che il lavoro di Goletta Verde non vuole sostituirsi ai controlli ufficiali, né assegnare patenti di balneabilità, ma restituire un'istantanea utile per individuare i problemi della depurazione e ragionare sulle soluzioni. I tecnici di Legambiente effettuano un monitoraggio scientifico a caccia dei punti più critici, denunciando le situazioni di insufficienza depurativa che mettono maggiormente a rischio le nostre acque. Quando si parla di foci di fiumi e canali si immaginano sempre corsi d'acqua di grossa portata, invece nel mirino di Goletta Verde finiscono soprattutto i canali più piccoli, i rigagnoli apparentemente innocui che arrivano sulle nostre spiagge, spesso luoghi preferiti dei bambini.

"L'inquinamento rilevato da Goletta Verde è causato essenzialmente da scarichi non depurati che attraverso fiumi, fossi e piccoli canali si riversano direttamente in mare – ha dichiarato Giorgio Zampetti -. Una conseguenza diretta della mancanza di un trattamento di depurazione adeguato, che ancora riguarda il 42% degli scarichi fognari del nostro Paese. A conferma del deficit depurativo ci sono le due sentenze di condanna arrivate dalla Commissione europea rispettivamente nel 2012 e nel 2014, e il parere motivato del marzo 2015 relativo alla terza procedura d'infrazione aperta nei confronti del nostro Paese per il mancato rispetto della direttiva 91/271 sulla depurazione degli scarichi civili. Procedimenti che riguardano un agglomerato su tre. La grave inefficienza depurativa dell'Italia non rappresenta solo un danno all'ambiente ma anche all'economia: si stima, infatti, che le sanzioni UE siano pari 476 milioni di euro l'anno dal 2016 e fino al completamento delle opere".

Sono 1.022, il 32% del totale, gli agglomerati coinvolti dai procedimenti europei. Le Regioni maggiormente interessate sono la Campania, con l'81% degli agglomerati a livello regionale condannati o interessati in procedure d'infrazione, la Sicilia, con il 73% (rappresentando il numero assoluto più elevato con 244 agglomerati coinvolti) e la Calabria con il 62%. Le regioni costiere con il minor numero di agglomerati coinvolti sono il Veneto (17%), la Toscana (18%) e il Friuli Venezia Giulia (24%).

 

Il 50% dei punti inquinati sono presso spiagge (quasi sempre libere) con un'alta affluenza di bagnanti, dove di fatto la balneazione è abituale. Dei 120 punti inquinati e fortemente inquinati secondo il giudizio di Goletta Verde, ben il 49% risulta non campionato dalle autorità competenti, cioè non sottoposto a nessun tipo di controllo sanitario. Addirittura il 38% dei punti scovati dai tecnici di Legambiente, nel Portale delle Acque del Ministero della Salute risulterebbero balneabili, talvolta in classe eccellente. Forse perché il criterio principalmente utilizzato nel definire i punti di prelievo da parte delle autorità competenti è quello del "maggior afflusso" e quasi mai quello del "maggior rischio" (utilizzato dai tecnici di Goletta Verde) sebbene entrambi siano previsti dalla Direttiva.

Solo in 14 casi su 120, i punti campionati risultano vietati alla balneazione dalle autorità preposte. "Peccato però che nessuno lo segnali ai bagnanti – ha dichiarato Serena Carpentieri -, nonostante la normativa sia rigida circa l'obbligo dell'informazione da parte delle amministrazioni comunali. Presso i punti campionati lungo tutto lo stivale, abbiamo trovato solo 21 cartelli di divieto di balneazione su un totale di 112 zone interdette o non campionate (ad esempio in prossimità di foci di fiumi e canali dove la balneazione, in assenza di controlli, andrebbe comunque sconsigliata). Va ancora peggio se consideriamo la cartellonistica informativa circa la classe di qualità delle spiagge (eccellente, buona, sufficiente, scarsa), nonostante da quest'anno sia definitivamente scattato l'obbligo per i Comuni di apporre pannelli informativi, secondo uno specifico format europeo, con tutte le informazioni sulla qualità delle acque, i dati degli ultimi prelievi e le possibili criticità della spiaggia stessa. Da questo punto di vista la situazione è davvero sconcertante: a 5 anni dall'entrata in vigore della nuova Direttiva sulla balneazione, solo nel 3% dei casi abbiamo potuto rilevare la presenza dei cartelli informativi".

 

Occorre segnalare, in tal senso, che durante questa stagione estiva sono arrivate a Goletta Verde più di 200 segnalazioni SOS, senza contare le innumerevoli telefonate di bagnanti preoccupati per casi di problemi gastrointestinali e febbri alte a seguito di bagni "sospetti" . La maggior parte delle segnalazioni sono arrivate da Calabria e Lazio ma, in generale, si registra un preoccupante disorientamento dei cittadini che non sanno a chi segnalare i problemi, a chi chiedere controlli o dove consultare i dati ufficiali sulla qualità delle acque. Anche questo è un aspetto disatteso dalla Direttiva vigente e dal Portale delle Acque gestito dal Ministero della Salute che non è mai stato oggetto di campagne pubblicitarie né, come era previsto al suo esordio, di fare da sportello per le lecite richieste da parte dei bagnanti.

 

Ma non è solo la mancata depurazione a danneggiare il nostro mare e le coste. Sono state ben 14.542 le infrazioni accertate dalle forze dell'ordine e dalle capitanerie di porto per reati inerenti il mare e la costa nel corso del 2014. Circa 40 al giorno, 2 per ogni chilometro di costa, lievemente in crescita rispetto al 2013, quando le infrazioni erano state 14.504.

18mila le persone denunciate o arrestate con 4.777 sequestri eseguiti dalle autorità competenti. Numeri impressionanti che evidenziano la gravità delle attività illegali lungo le coste e nei mari del nostro Paese.

A guidare la poco onorevole classifica sulle illegalità sul mare c'è la Puglia, con 3.164 infrazione accertate (il 21,8% del totale nazionale), seguita dalla Sicilia con 2.346 (16,1%), dalla Campania con 1.837 (12,6%) e dalla Calabria con 1.370 (12,6%); l'elenco delle infrazioni rilevate per chilometro di costa, su scala regionale, vedono la Campania prima con 3,9, seguita dalla Puglia con 3,7, tallonata dal Molise con 3,1, dalla Liguria con 3 e dalle Marche con 2,9.

Nello specifico, le infrazioni accertate per problemi di inquinamento del mare sono state 4.545 (il 31% del totale nazionale), che hanno visto il coinvolgimento di oltre 7mila persone tradenunciate e arrestate (il 40% a livello nazionale), con conseguenti sequestri per 2.741 strutture corrispondenti al 57,4% del dato nazionale. Anche l'illegalità nel ciclo del cemento sul demanio marittimo ha numeri importanti, con 2.363 infrazioni accertate (il 16% nazionale), 3.109 persone denunciate e 940 sequestri effettuati.

"Le principali tipologie di reato quindi vanno dalle illegalità nel ciclo del cemento sul demanio marittimo all'inquinamento del mare dovuto a mala depurazione, scarichi fognari, inquinamento da idrocarburi, sversamento di rifiuti di vario tipo, anche se non mancano i casi di pesca di frodo e le infrazioni della nautica da diporto - ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza -. Per fortuna, non mancano nemmeno i casi di successo, di rivincita della bellezza e della legalità  sull'arroganza dell'abusivismo, come testimonia il recente sequestro di due pontili abusivi a Favignana ottenuto grazie alla Procura di Trapani e al Direttore della Riserva Marina protetta, dove l'Assessorato Territorio e Ambiente della Regione Siciliana, in spregio alla mancanza delle autorizzazioni necessarie, aveva appena rinnovato la concessione per la gestione dei pontili".

 

 

Tra i fattori inquinanti, troppo spesso sottovalutati, c'è anche il non corretto smaltimento degli olii esausti. Proprio per questo anche quest'anno il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati è main partner della storica campagna estiva di Legambiente. Attivo da 31 anni, il COOU garantisce la raccolta degli oli lubrificanti usati su tutto il territorio nazionale, che vengono poi avviati al recupero. L'olio usato - che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli - è un rifiuto pericoloso per la salute e per l'ambiente che deve essere smaltito correttamente: 4 chili di olio usato, il cambio di un'auto, se versati in acqua inquinano una superficie grande come sei piscine olimpiche. A contatto con l'acqua, l'olio lubrificante usato crea una patina sottile che impedisce alla flora e alla fauna sottostante di respirare.

"La difesa dell'ambiente, in particolare del mare e dei laghi, rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione", spiega il presidente del COOU Paolo Tomasi. L'operato del Consorzio con la sua filiera non evita solo una potenziale dispersione nell'ambiente di un rifiuto pericoloso, ma lo trasforma in una preziosa risorsa per l'economia del Paese.

 

 

Il Monitoraggio scientifico

I prelievi e le analisi di Goletta Verde vengono eseguiti dai tecnici di Legambiente che anticipano, a bordo di un laboratorio mobile attrezzato, il viaggio dell'imbarcazione. I campioni per le analisi microbiologiche sono prelevati in barattoli sterili e conservati in frigorifero, fino al momento dell'analisi, che avviene nel laboratorio mobile lo stesso giorno di campionamento o comunque entro le 24 ore dal prelievo. I parametri indagati sono microbiologici (enterococchi intestinali, escherichia coli) e chimico-fisici (temperatura dell'acqua, pH, ossigeno disciolto, conducibilità/salinità). Le analisi chimiche vengono effettuate direttamente in situ con l'ausilio di strumentazione da campo.

 

 

 

Link al video dei tecnici al lavoro:  https://youtu.be/tXoMkn7Bmb8

 

A seguire le tabelle con i risultati di Goletta Verde

 

I RISULTATI DELLE ANALISI DI GOLETTA VERDE 2015

 

Prelievi effettuati dal 08 giugno al 08 agosto 2015

 

Regione

Km di costa

Punti

monitorati

Totale oltre

i limiti

Dati di dettaglio punti inquinati

Fortemente
inquinati

Inquinati

Foci &

Punti Critici*

Spiagge

Friuli Venezia Giulia

118

8

2

1

1

2

0

Veneto

160

11

1

0

1

1

0

Emilia Romagna

163

11

3

1

2

3

0

Marche

173

12

10

9

1

9

1

Abruzzo

126

9

7

7

0

7

0

Molise

35

3

2

1

1

1

1

Puglia

865

30

9

8

1

8

1

Calabria

714

27

17

15

2

16

1

Sicilia

1.484

26

18

15

3

12

6

Basilicata

62

3

2

1

1

2

0

Campania

470

30

14

13

1

12

2

Lazio

361

24

15

13

2

13

2

Sardegna

1.731

27

4

4

0

4

0

Liguria

349

23

9

7

2

7

2

Toscana

601

22

7

5

2

7

0

TOTALI

7.412

266

120

100

20

104

16

*questo dato si riferisce a prelievi effettuati in corrispondenza di foci di fiumi, torrenti, canali, fiumare, fossi, scarichi sospetti

 

LEGENDA

Facendo riferimento ai valori limite previsti dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) i giudizi si esprimono sulla base dello schema seguente:

INQUINATO = Enterococchi intestinali maggiori di 200 UFC/100 ml e/o Escherichia Coli maggiori di 500 UFC/100ml

FORTEMENTE INQUINATO = Enterococchi intestinali maggiori di 400 UFC/100 ml e/o Escherichia Coli maggiori di 1000 UFC/100 ml

 

 

Su www.legambiente.it/golettaverde in sezione Analisi, è possibile visualizzare la mappa interattiva del monitoraggio, con i punti di campionamento e i risultati delle analisi.

 

 

Le Regioni in procedura d'infrazione europea sulla mancata depurazione

REGIONE

Numero di agglomerati in procedura d'infrazione e condannati*

agglomerati in infrazione o condannati sul totale regionale (%)

Quota di carichi inquinanti civili trattati (%)

Abitanti equivalenti ** non serviti  (migliaia ae)

Abruzzo

28

20,4

58.5

1014

Basilicata

41

48,2

62.6

344

Calabria

148

61,9

51.6

1806

Campania

122

80,8

58.6

3590

Emilia-Romagna

10

4,8

67.1

2416

Friuli-Venezia Giulia

20

23,8

47.9

1105

Lazio

8

4,1

59.6

3569

Liguria

18

30,0

60.9

1184

Lombardia

127

32,5

57.4

6570

Marche

46

50,5

49

1324

Molise

 -

63.1

207

Piemonte

4

2,3

70.9

2041

Bolzano/Bozen

2

5,9

98.2

17

Trento

2

3,5

49.7

648

Puglia

44

25,7

66.3

2324

Sardegna

66

27,5

61.4

1183

Sicilia

244

72,6

40.4

5065

Toscana

42

18,3

51

3196

Umbria

9

23,7

70.2

412

Valle d'Aosta

3

15,0

58.2

155

Veneto

38

17,1

48.8

4231

Italia

1.022

32,4%

57,60%

42.401

Fonte: Elaborazione Legambiente su dati Unità di missione Italia Sicura, Istat (Censimento acque giugno 2014 (dati 2012) -

 

 

*Le procedure e le condanne a cui si fa riferimento sono:

Condanna 565-10

Procedura d'infrazione 2004/2034 (Causa C 565/10): relativa agli agglomerati con almeno 10.000 a.e. che scaricano in aree cosiddette "sensibili". La Sentenza della Corte di Giustizia del 19 luglio 2012 ha accertato la violazione da parte dello Stato Italiano.

Condanna 85-13

Procedura d'infrazione 2009/2034 (Causa C-85/13): relativa allo stato di attuazione per gli agglomerati con un numero di abitanti equivalenti superiore a 10.000. La Sentenza della Corte di Giustizia del 10 aprile 2014 ha accertato la violazione da parte dello Stato Italiano.

Proc. Infrazione 2014-2059

 avviata all'inizio del 2014, all'esito della raccolta di informazioni EU Pilot 1976/11/ENVI, relativa agli agglomerati con carico generato di almeno 2.000 a.e.. La contestazione riguarda la non conformità agli articoli 3, 4 e 5 e la non conformità all'articolo 5 per 55 aree sensibili.

** Abitante Equivalente: L'Abitante Equivalente è l'unità di misura basilare per il dimensionamento e la scelta dell'idoneo Sistema di Depurazione delle Acque Reflue domestiche e/o assimilate, secondo i parametri indicati nel Decreto Legislativo 3 aprile 2006 n. 152, "Norme in materia ambientale - all'ART. 74 parte terza : 1 Abitante Equivalente = al carico organico biodegradabile avente una richiesta biochimica di ossigeno a 5 giorni (BOD5) pari a 60 grammi di ossigeno al giorno".

Agglomerato: Area in cui la popolazione ovvero le attività economiche sono sufficientemente concentrate così da rendere possibile, e cioè tecnicamente ed economicamente realizzabile anche in rapporto ai benefìci ambientali conseguibili, la raccolta e il convogliamento delle acque reflue urbane verso un sistema di trattamento di acque reflue urbane o verso un punto di scarico finale. (D. Lgs.n.152/06.).

 

 

 

 

 

 

  il quadro del mare illegale in Italia regione per regione

 

Regione

Infrazioni

accertate

percentuale

sul totale

Km di costa

Infrazioni

per km

Persone denunciate

e arrestate

Sequestri

effettuati

Abruzzo

301

2,1%

125,8

2,4

360

47

Basilicata

29

0,2%

62,2

0,5

38

12

Calabria

1.370

9,4%

715,7

1,9

1.475

540

Campania

1.837

12,6%

469,7

3,9

2.104

616

Emilia Romagna

341

2,3%

131

2,6

451

130

Friuli Venezia Giulia

317

2,2%

111,7

2,8

319

46

Lazio

972

6,7%

361,5

2,7

1.096

196

Liguria

1.042

7,2%

349,3

3

1.100

107

Marche

495

3,4%

173

2,9

538

103

Molise

110

0,8%

35,4

3,1

96

31

Puglia

3.164

21,8%

865

3,7

3.331

2.007

Sardegna

1.053

7,2%

1731

0,6

3.441

229

Sicilia

2.346

16,1%

1484

1,6

2.433

465

Toscana

729

5%

601,1

1,2

794

115

Veneto

436

3%

158,9

2,7

533

133

Totale

14.542

100%

7.355,3

2

18.109

4.777

Fonte: elaborazione Legambiente su dati forze dell'ordine e Capitanerie di porto (2014)

 

 
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