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venerdì 16 settembre 2016

Biodigestore di Casone a Foligno: Legambiente Umbria prende la parola

Partecipazione, corretta informazione, gestione dei rifiuti, qualità raccolta differenziata, compost, valutazione dei rischi, valutazione alternative, approccio scientifico, efficienza impiantistica. 

I 10 nodi chiave su cui enti, aziende e cittadini dovrebbero aprire una riflessione. 

Anche Legambiente Umbria i giorni scorsi ha partecipato ai due incontri promossi da VUS, ATI3 e Comune Foligno per presentare alle associazioni e ai cittadini il progetto di realizzazione di un biodigestore per il trattamento della frazione organica della raccolta differenziata di Casone di Foligno.

"Partendo da alcune prime valutazioni del progetto - commenta Maurizio Zara, ingegnere ambientale e vicepresidente di Legambiente Umbria - che stiamo comunque approfondendo attentamente, crediamo che partecipazione, corretta informazione, modalità di gestione dei rifiuti, qualità raccolta differenziata, qualità del compost compost, valutazione dei rischi e delle alternative, approccio scientifico, efficienza impiantistica - commenta Zara - sono elementi chiave su cui enti, aziende, associazioni e cittadini dovrebbero aprire una riflessione".

Prima di tutto Legambiente pone l'accento sul ritardo con cui Comune di Foligno, l'ATI3 e la VUS hanno avviato gli incontri con i cittadini e le associazioni. 
Secondo l'associazione ambientalista è stata bruciata l'ennesima occasione per coinvolgere attivamente e proficuamente la cittadinanza, le associazioni e tutti i portatori di interesse, nella condivisione delle scelte e dei programmi sulla gestione dei rifiuti. 

Farlo solo ora, tramite l'azienda proponente, è colpevolmente tardivo. Limitarsi a dire che la legge non lo obbliga, come hanno detto il Presidente di Vus Maurizio Salari e il direttore di ATI3 Fausto Galilei, dà un po' la misura di quanto poco in questi Enti si creda nei processi di partecipazione che invece sono fondamentali per costruire consapevolezza e fornire strumenti conoscitivi ed evitare che i cittadini si sentano giustamente chiamati in causa solo a decisioni prese e a conti fatti. 

Quindi partecipazione, corretta informazione e informazione responsabile, trasparenza sono elementi imprescindibili per il buon governo del territorio.
Se da una parte ci sono decisori politici e tecnici incapaci di confrontarsi in modo adeguato con i cittadini, dall'altra ci sono soggetti che strumentalizzano politicamente la vicenda. 

Paura e rabbia purtroppo vengono alimentate ad arte con il fine di raccogliere poi i frutti in sede elettorale, a totale discapito di una vera e sana discussione sull'importante tema della gestione dei rifiuti, che riguarda tutti. 

Il comitato di protesta spara a zero, talvolta a ragione, talvolta con argomenti veramente assurdi, privi di alcun fondamento scientifico: alcuni "capopopolo" hanno perfino parlato di leucemie causate dall'impianto, inversione termica dovuta alla combustione (che oltre all'eccentricità tecnica, dimentica il fatto che non ci sono combustioni), un vero e proprio repertorio di bufale e strafalcioni.

L'aspetto da evidenziare è che l'impianto di biodigestione e compostaggio di Casone può dare un contributo positivo alla gestione dei rifiuti organici dei comuni dell'ambito territoriale di Foligno, Spoleto e Valnerina, soltanto se sarà avviata una raccolta differenziata della frazione organica qualità con il sistema porta porta e con controlli monitorati puntualmente e non come viene fatta ancora oggi con i cassonetti stradali dove si mescolano senza controlli rifiuti di ogni tipo. 

Solo in questo modo si potrà essere certi che il materiale in ingresso e al biodigestore darà meno scarti e meno problemi. 

L'impianto di biodigestione e compostaggio può e deve agire quindi come leva per innalzare la qualità della raccolta differenziata, introducendo tariffe che premiano i comuni che conferiscono rifiuti con qualità migliore e dall'altro lato penalizzando i comuni meno virtuosi. 

Questo concetto nel progetto dell'impianto di Foligno non è presente, visto che si prevede di tollerare impurità superiori al 15% (solo a questa soglia scatta il disincentivo economico). 

Soltanto la frazione organica con impurità superiori al 25% non potrà essere accettata. 
Questi numeri fanno venire più di qualche dubbio sulla reale quantità di scarti che verranno prodotti e sulle reali intenzioni dei Comuni dell'ATI3 e VUS di investire ed intervenire sul miglioramento della raccolta differenziata dell'organico.

Secondo Legambiente è fondamentale puntare anche sulla valorizzazione del compost in uscita dall'impianto che è un fertilizzante organico (ammendate compostato misto) da utilizzare in agricoltura anche biologica sempre che abbia i necessari requisiti di qualità.

"L'Umbria ha un deficit impiantistico nella gestione dei rifiuti, soprattutto in termini di impianti innovativi (quelli esistenti sono perlopiù obsoleti) di recupero di materia - conclude Maurizio Zara - non certo di discariche e di inceneritori visto che ne abbiamo fin troppi e bisognerebbe impegnarsi invece per la loro dismissione. Ma anche impianti innovativi per il recupero di materia non possono prescindere da una riorganizzazione generale della raccolta differenziata che massimizzi la quantità e la qualità delle varie frazioni merceologiche. Per raggiungere questi obiettivi abbiamo bisogno di tecnici, aziende, amministratori, consapevoli e lungimiranti e cittadini esigenti".


10 nodi chiave e le 10 proposte di Legambiente


Partecipazione. La prima cosa evidente a tutti è che il Comune di Foligno, l'ATI3 e la VUS hanno perso un'occasione, l'ennesima verrebbe da dire, per coinvolgere attivamente e proficuamente la cittadinanza, le associazioni e tutti i portatori di interesse, nella condivisione delle scelte e dei programmi sulla gestione dei rifiuti. 
Farlo solo ora, tramite l'azienda proponente, è colpevolmente tardivo. 
Limitarsi a dire che la legge non lo obbliga, come hanno detto il Presidente di Vus Maurizio Salari e il direttore di ATI3 Fausto Galilei, dà un po' la misura di quanto poco in questi Enti si creda nei processi di partecipazione che invece sono fondamentali per costruire consapevolezza e fornire strumenti conoscitivi ed evitare che i cittadini si sentano giustamente chiamati in causa solo a decisioni prese e a conti fatti
Per questo Legambiente propone di istituire un comitato di controllo costituito da cittadini e istituzioni per tutta la durata di gestione dell'impianto.

Corretta informazione. E' evidente che la questione si presta a numerose strumentalizzazioni politiche: purtroppo vengono alimentate ad arte paura e rabbia con il fine di raccogliere poi i frutti in sede elettorale, a totale discapito di una vera e sana discussione sull'importante tema della gestione dei rifiuti, che ci riguarda tutti, ambientalisti e non, cittadini che vivono vicino all'impianto e non. 
Le modalità con cui ha preso avvio la partecipazione e le modalità con cui viene gestita l'informazione dei cittadini, definiscono il quadro della vicenda del biodigestore di Foligno con un comitato di protesta che spara a zero, talvolta prendendoci e a ragione, talvolta sbandando paurosamente, contro tutto e contro tutti purché questo impianto non si faccia. 
Le argomentazioni sono talvolta veramente assurde, prive di alcun fondamento scientifico: alcuni "capopopolo" hanno perfino parlato di leucemie causate dall'impianto, inversione termica dovuta alla combustione (che oltre all'eccentricità tecnica, dimentica il fatto che non ci sono combustioni), un vero e proprio repertorio di bufale e strafalcioni. 
Proponiamo quindi di rendere attivo e interattivo il portale web, già esistente, fornendo informazioni dettagliate e riferimenti scientifici utili ai cittadini che vogliono approfondire il tema.

Gestione dei rifiuti. L'impianto di biodigestione e compostaggio di Casone (perché questo sarà) può dare un contributo positivo alla gestione dei rifiuti organici dei comuni dell'ambito territoriale di Foligno, Spoleto e Valnerina, però prioritaria deve essere la raccolta differenziata della frazione organica che deve provenire da raccolte differenziate di qualità con il sistema porta a porta e con controlli monitorati puntualmente e non come viene fatta ancora oggi con i cassonetti stradali dove si mescolano senza controlli rifiuti di ogni tipo. 
Solo in questo modo il materiale in ingresso al biodigestore darà meno scarti e meno problemi. 
Per questo Legambiente propone di mostrare (sempre sul portale web) le analisi merceologiche della frazione organica al fine di valutare la qualità della raccolta e di stimolare i cittadini a fare anche meglio.

Qualità della raccolta differenziata. L'impianto di biodigestione e compostaggio può e deve agire anche come leva per innalzare la qualità della raccolta differenziata, ad esempio introducendo tariffe che premiano i comuni che conferiscono rifiuti con qualità migliore e dall'altro lato penalizzano i comuni meno virtuosi. 
Questo concetto nel progetto dell'impianto di Foligno non è presente, dal momento che si prevede di tollerare impurità superiori al 15% (solo a questa soglia scatta il disincentivo economico). 
Soltanto la frazione organica con impurità superiori al 25% non potrà essere accettata. 
Questi numeri fanno venire più di qualche dubbio sulla reale quantità di scarti che verranno prodotti (che in fase progettuale si sottostima) e sulle reali intenzioni dei Comuni dell'ATI3 e VUS di investire ed intervenire sul miglioramento della raccolta differenziata dell'organico, anche se da questi soggetti è stata annunciata. 
Legambiente quindi propone di rendere trasparente anche la modalità di trattamento con possibile recupero degli scarti per arrivare agli obiettivi europei di recupero di materia (vedi direttiva europea sull'economia circolare). 

Compost. E' fondamentale puntare anche sulla valorizzazione del compost in uscita dall'impianto che è un fertilizzante organico (ammendate compostato misto) da utilizzare in agricoltura anche biologica sempre che abbia i necessari requisiti di qualità. 
Deve essere lanciata quindi una campagna di sensibilizzazione ai cittadini di ATI3 e alle aziende agricole del territorio che dovranno poter accedere a questa risorsa attraverso una scontistica dedicata e ricevere un servizio di qualità (compost maturo e certificato opportunamente).

Valutazione dei rischi e produzione di biometano. Ovviamente anche il biodigestore di Casone di Foligno, pur evitando la combustione in loco per produrre energia perché produrrà invece biometano da mettere in rete o come carburante per i veicoli, presenta degli impatti e dei rischi che vanno considerati, valutati e mitigati per quanto possibile. 
La loro discussione e valutazione va fatta sempre confrontandola con ipotesi alternative e non in assoluto e coinvolgendo i cittadini. 
Questa funzione potrà essere svolta dal comitato di controllo già menzionato. Va inoltre prevista una ricaduta positiva per la popolazione locale come ad esempio una scontistica sull'eventuale metano da trazione o sul metano distribuito sulla rete VUS.

Valutazione alternative. L'unica alternativa al biodigestore di fatto è solo quella del compostaggio diretto, che consuma energia e può essere più impattante dal punto di vista degli odori. 
Il compostaggio di comunità e di prossimità può essere una parziale soluzione per specifici contesti (frazioni, singole strutture) ma per garantire controlli sull'impianto e sulla qualità del compost è più sensato, a parer nostro, gestire i rifiuti urbani con strutture centralizzate. 
Anche in questo caso le certificazioni del compost, così come eventuali monitoraggi della qualità dell'aria, dovranno essere comunicati tramite portale web e seguiti da ARPA Umbria.

Approccio scientifico. Un corretto approccio scientifico deve valutare pro e contro di ciascuna scelta senza demonizzare le tecnologie, ma concentrando l'attenzione sulla corretta gestione e sui sistemi di controllo di tutta la filiera della gestione rifiuti. 
Questo vale per i cittadini così come per chi amministra. 
L'impegno dei Comuni e della Regione deve essere rivolto anche a promuovere e favorire una cultura scientifica e ambientale, che non interferisca con aspetti ideologici, politici ed economici. 
Sottolineiamo quindi la necessità di un'informazione responsabile che denunci, ove esistenti, i pericoli e suggerisca le prevenzioni, ma che rassicuri anche sui metodi di valutazione e sulla chiara correlazione con il rapporto rischi/benefici che derivano dalle varie attività umane.  

Impiantistica. In ultimo vorremmo riaffermare che l'Umbria ha un deficit impiantistico nella gestione dei rifiuti, soprattutto in termini di impianti innovativi (quelli esistenti sono perlopiù obsoleti) di recupero di materia, in quanto di discariche e di inceneritori ne abbiamo fin troppi e bisognerebbe impegnarsi per la loro dismissione. 
Per questo punto viste anche le preoccupazioni di un surplus di impiantistica, sarebbe necessario istituire una rete di buone pratiche e impianti operanti nel territorio umbro.


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