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lunedì 19 settembre 2016

L’attenzione alla sostenibilità di prodotti ittici è in crescita.

I consumatori contribuiscono sempre di più alla salute degli oceani.


Milano, 19 settembre 2016 Marine Stewardship Council ha svolto la più grande analisi globale di sempre sul consumo di prodotti ittici. 

È emerso che la sostenibilità è considerata un fattore piùimportante del prezzo e del brand quando si acquistano questi prodotti.  

Anche in Italia, rientrata per la prima volta tra i paesi di indagine, la sostenibilità è uno dei driver secondari principali di acquisto, subito dopo la salute, l'origine e il non OGM.

L'indagine è stata svolta da GlobeScan (www.globescan.com), una società di ricerca e consulenza strategica indipendente, secondo la più recente metodologia, campionamento e formulazione delle domande.

Nel nostro paese sono state intervistate 732 persone, di cui 650 consumatori di prodotti ittici. Analizzando complessivamente le risposte del nostro campione emerge che il 51% ha una buona consapevolezza e fiducia del marchio blu MSC e delle etichette sostenibili; per queste persone la sostenibilità è uno dei driver principali d'acquisto. 

Per il 38% la sostenibilità è un elemento moderatamente forte, la consapevolezza e la fiducia delle etichette sostenibili è sotto la media e i driver principali d'acquisto sono i benefici per la salute, la sicurezza e la freschezza. 

Il restante 11% è più scettico: la sostenibilità è un fattore debole, come la consapevolezza e la fiducia delle etichette sostenibili e negli acquisti viene guidato principalmente da driver primari come il prezzo, la salute, il gusto, la sicurezza e la freschezza.

In Italia, il consumo di prodotti ittici ha un'elevata penetrazione: il 94% degli intervistati li consuma regolarmente, prediligendo pesce fresco, seguito da surgelato e scatolame. 

Viene preferito il pescato rispetto all'allevato e questo sottolinea l'importanza che i nostri oceani siano in salute e pieni di vita per le generazioni future. 

Per il 77% del nostro campione, per contribuire alla salute degli oceani, è necessario consumare prodotti ittici da fonte sostenibile e bisogna orientare le proprie scelte verso prodotti certificati, non dimenticando la biodiversità e scegliendo le specie sostenibili certificate.

Nel nostro paese, i prodotti ittici vengono acquistati soprattutto al supermercato (78%) e in pescheria. 

Questo dato dimostra che anche in Italia, come già successo in altri paesi europei, i retailer giocano un ruolo fondamentale nel promuovere la sostenibilità ittica e offrire prodotti certificati. 

 In Inghilterra viene effettuata ogni anno una classifica dei retailer più sostenibili ed è stato istituito anche un premio per il vincitore. 

Chissà se l'anno prossimo potremo farla anche in Italia, dove ad oggi ci sono solo 2 retailer che hanno fatto della sostenibilità ittica parte integrante della loro CSR.

Il 70% del nostro campione trova che le etichette sostenibili siano un elemento che semplifica la scelta di acquisto in quanto, per i prodotti ittici ad esempio, è difficile avere tutti gli strumenti e le conoscenze (sulle aree di pesca, le taglie, gli attrezzi …) per fare la scelta giusta. Infatti per il 68% un'etichetta sostenibile è un fattore preferenziale nell'acquisto del pesce. Ma non solo

Per il 72% l'etichetta aumenta la loro fiducia nel brand e il 79% dichiara di essere disposto a pagare un primium price sui prodotti certificati

Interessante anche, che per quasi la totalità del nostro campione (92%), l'etichetta per essere credibile deve essere indipendente. 
Questo dato è in contrapposizione con la scelta di alcune aziende e retailer di sviluppare dei propri marchi di sostenibilità garantiti da loro stessi, senza controllo da parte di terzi.

Anche in Italia la scelta di prodotti ittici certificati è in crescita: il 33% del campione nell'ultimo anno ha acquistato più prodotti ittici sostenibili rispetto l'anno precedente

 Questo è inoltre in linea con la crescente disponibilità di prodotti ittici con il marchio blu: al momento nel nostro paese ce ne sono più di 400 e il numero è in continua crescita.

Oltre all'etichetta, importantissima per il consumatore è la tracciabilità: il 75% degli intervistati vuole sapere da dove proviene e che "viaggio" ha fatto il pesce che consuma. 

La tracciabilità è un aspetto fondamentale anche nel Programma MSC. 
Infatti tutti i prodotti con il marchio blu MSC sono tracciabili dal mare al piatto e sono sottoposti al DNA test che garantisce l'attendibilità tra specie dichiarata e offerta. MSC effettua il DNA test due volte l'anno su un campione casuale di prodotti con il marchio blu. 

Gli ultimi test hanno rilevato che il 99,6% del pescato con il marchio blu è etichettato correttamente (in media il 30% del pescato è descritto o etichettato in maniera non corretta[1]). 

 Il test è stato fatto su 13 specie differenti e su 356 prodotti unici, venduti dai retailer in 16 paesi. 

Questi risultati sono conformi a quanto rilevato l'anno precedente e mostrano che in media, dal 2009, la percentuale di prodotti ittici con il marchio blu MSC non etichettati correttamente è inferiore all'1%.

Il marchio blu MSC è il più conosciuto a livello globale per la sostenibilità ittica e ha raggiunto una awareness del 37% a livello mondiale. 

In Italia, dove MSC opera da poco più di un anno, è fortemente in crescita e i consumatori sono consapevoli del significato del marchio blu: il 32% lo ha associato correttamente ad oceani in salute, pesca sostenibile e certificazione.

L'atteggiamento del consumatore fa ben sperare in una rapida evoluzione della sostenibilità anche nel mercato italiano.

La ricerca
GlobeScan ha condotto l'indagine tra gennaio e febbraio 2016 su un campione totale di 21.877 individuando così un campione di 16.875 persone che hanno acquistato prodotti ittici negli ultimi 2 mesi. 

Sono stati coinvolti i consumatori di 21 paesi: Australia, Austria, Belgio, Canada, Cina, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Singapore, Sud Africa, Spagna, Svezia, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti. 

I dati sono stati ponderati per essere rappresentativi a livello nazionale per sesso, età, regione e l'istruzione.




[1] Pardo, M. Á., Jiménez, E. & Pérez-Villarreal, B. Misdescription incidents in seafood sector. Food Control 62, 277–283 (2016)



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