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domenica 31 gennaio 2016

WOIR: THE AVERAGE SURFACE TEMPERATURE OF THE PLANET WILL INCREASE THIS CENTURY BY 4-5 DEGREES CENTIGRADE


World Organization for International Relations

The World Organization for International Relations (WOIR) warns that without more significant actions there might be abrupt climate changes that would be very disruptive for society. 

«The threshold may be reached in 2040: this year's decisions shape the next 24 years» claims Emilia Lordi-Jantus, Secretary-General of the World Organization for International Relations.


From melting polar ice caps to rising sea levels, the evidence is overwhelming: climate change is happening. "But the current environmental degradation and the consequent rising temperatures show us that there is also a strong and complex relationship between climate/environment and the social and economic stability" claims the World Organization for International Relations (WOIR).

Indeed, sustainable development and eradication of poverty are so intertwined with climate change, and increasingly behind conflicts that afflict the world there are deterioration of living conditions and lack of food availability caused by climate change and the reckless management of natural resources.

If people do nothing to minimize the impacts of climate change, the WOIR warns that the average surface temperature of the planet will probably increase this century by 4-5 degrees centigrade, and there might be abrupt climate changes that would be very disruptive for society. The sea level will rise further and many coastal cities will be flooded. Island states are likely to disappear.

"Action is needed now and it is absolutely crucial that we build public support for such a challenge: without more significant actions the threshold may be reached in 2040" claims Emilia Lordi-Jantus, Secretary-General of the World Organization for International Relations.

"No one country alone can solve the problem but we know that all together it is feasible. We must try harder and let governments know that people are worried and expect changes" said Emilia Lordi-Jantus, former staff member of the Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO) and former staff member of World Food Programme (WFP) as well as founding member of the World Organization for International Relations  (WOIR) in 1978.

"This year's decisions shape the next 24 years. We must decarbonize the world's energy systems, we must stop deforestation completely, we must limit the sprawling growth of cities, and we must grow enough food to feed the growing population," ends up Emilia Lordi-Jantus.


WOIR AT A GLANCE

Founded in 1978 by initiative of Emilia Lordi-Jantus, former staff member of the Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO) and former staff member of the World Food Programme (WFP), the World Organization for International Relations (WOIR) is committed to promote and develop the International Relations worldwide and to maintaining world peace and security. The WOIR is an organization registered as international non-governmental organization (INGO) with the United Nations Department of Economical and Social Affairs. (Info: www.woirnet.org)

Ancora in aumento la temperatura della superficie terrestre: pericolo distruzione per l'intera società

 World Organization for International Relations
WOIR: ENTRO LA FINE DI QUESTO SECOLO LA TEMPERATURA DELLA SUPERFICIE TERRESTRE SALIRÀ ANCORA DI 4-5 GRADI.

La World Organization for International Relations (WOIR) lancia l'allarme: se non saranno presto implementate azioni significative i cambiamenti climatici saranno una minaccia ancora più seria che potrebbe portare ad una disruzione per l'intera società.
 

«La soglia limite potrebbe già essere raggiunta nel 2040» puntualizza Emilia Lordi-Jantus, Segretario Generale della World Organization for International Relations.

Dal continuo crescente scioglimento delle calotte polari all'aumento costante del livello del mare, le prove sono schiaccianti: il cambiamento climatico è una realtà che sembra ormai essere inarrestabile. «Ma l'attuale degrado ambientale ed il conseguente aumento delle temperature ci mostrano che esiste anche una forte e complessa correlazione tra clima/ambiente e stabilità sociale ed economica» sostiene la World Organization for International Relations (WOIR).

In effetti, lo sviluppo sostenibile e l'eradicazione della povertà sono profondamente vincolati con il cambiamento climatico e sempre più spesso dietro ai conflitti che attanagliano il mondo vi è proprio il peggioramento delle condizioni di vita e della scarsa disponibilità alimentare causata dai cambiamenti climatici e dalla gestione sconsiderata delle risorse naturali.

Se non si farà molto di più per ridurre al minimo l'impatto dei cambiamenti climatici, avverte la WOIR, la temperatura media della superficie del pianeta aumenterà ancora di 4-5 gradi centigradi entro questo secolo e si verificheranno cambiamenti climatici violenti ed improvvisi che potrebbero essere disruttivi per l'intera la società. Il livello del mare si alzerà ulteriormente e molte città costiere si ritroveranno sommerse. Gli Stati insulari rischieranno di scomparire.

«È dunque necessario agire subito e per vincere questa sfida è assolutamente essenziale ottenere il più ampio sostegno pubblico: senza azioni più significative la soglia limite potrebbe già essere raggiunta nel 2040»  afferma Emilia Lordi-Jantus, Segretario Generale della World Organization for International Relations, l'Organizzazione Mondiale per le Relazioni Internazionali.

«Nessun Paese da solo può risolvere questo problema, ma sappiamo che tutti insieme ce la possiamo fare. Dobbiamo sforzarci di più e far sì che i governi sappiano che l'intera società è preoccupata e si aspetta dei cambiamenti» aggiunge Emilia Lordi-Jantus, già funzionaria dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO) e del Programma Alimentare Mondiale (WFP), nonché membro fondatore della World Organization for International Relations (WOIR) nel 1978.

«Le decisioni che verranno prese quest'anno condizioneranno indubbiamente i prossimi 24 anni. Dobbiamo assolutamente decarbonizzare i sistemi energetici mondiali, dobbiamo fermare completamente la deforestazione, dobbiamo limitare la crescita disorganizzata ed insostenibile delle città e dobbiamo produrre la quantità di cibo necessaria per nutrire una popolazione in continua crescita» conclude per Emilia Lordi-Jantus.


LA WOIR IN SINTESI

Fondata nel 1978 per iniziativa di Emilia Lordi-Jantus, già funzionaria dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO) e del Programma Alimentare Mondiale (WFP), la World Organization for International Relations (WOIR) si prefigge di contribuire in maniera indipendente allo sviluppo e all'applicazione delle Relazioni Internazionali e di preservare così l'armonia nel mondo. La WOIR è un'organizzazione internazionale che si propone dunque di sostenere gli sforzi volti ad eliminare i motivi di conflitto tra le nazioni, promuovere la cooperazione internazionale ed operare al servizio della causa della pace e della difesa dei diritti umani. La WOIR è accreditata presso il Dipartimento per gli Affari Economici e Sociali delle Nazioni Unite come organizzazione internazionale non governativa (OING). (Info: www.woirnet.org)

Energia, petrolio ed efficienza energetica

AVVENIA SOTTOLINEA COME ENTRO IL 2050 LA DOMANDA GLOBALE DI ENERGIA DEL 50%,  MA NON PER IL COMPARTO PETROLIFERO.

Da oltre un anno il prezzo del petrolio subisce pesanti cali a causa del crescente eccesso di offerta. «Una situazione sulla quale l'Opec non ha mostrato alcuna intenzione di reagire, perché sarebbe una manovra unilaterale che beneficerebbe gli altri produttori» spiegano gli esperti di Avvenia (www.avvenia.com),società leader nel campo della white economy, che per gli anni a venire prevede che i miglioramenti dell'efficienza energetica e il maggiore utilizzo dei combustibili a più basso contenuto di carbonio contribuiranno a dimezzare la quantità di emissioni di gas a effetto serra. 


Alimentata dalla crescita demografica e dall'espansione economica, entro il 2050 la domanda globale di energia aumenterà del 50%. A metterlo in evidenza è Avvenia, pioniere nel campo della sostenibilità ambientale e dell'efficienza energetica.

«Ma il prezzo del petrolio continuerà a scendere negli anni a venire» sottolineano gli esperti di Avvenia, perché l'Opec da sola non metterà in campo manovre restrittive contro i cali del prezzo dell'oro nero.

Da oltre un anno il petrolio subisce infatti pesanti cali a causa del crescente eccesso di offerta proprio perché l'Opec non ha mostrato alcuna intenzione di reagire in virtù del fatto che sarebbe questa una manovra unilaterale che risulterebbe beneficiare gli altri produttori.

Allo stesso tempo Avvenia prevede che i miglioramenti dell'efficienza energetica ed il maggiore utilizzo dei combustibili a più basso contenuto di carbonio contribuiranno a dimezzare la carbon intensity dell'economia globale, ovvero la quantità di emissioni di gas a effetto serra.

Le analisi di Avvenia confermano la convinzione che per soddisfare la crescente domanda di energia saranno necessarie fonti diverse da quelle petrolifere.

«Certo, come ogni fenomeno economico o storico, anche il petrolio subisce, di norma sul lungo termine, andamenti ciclici che presentano crescita o decrescita del prezzo. Questo tipo di comportamento viene di solito studiato, al fine di pianificare ed attuare gli investimenti, delle grandi compagnie che lavorano nell'estrazione/distribuzione/raffinazione» spiega l'ingegnere Giovanni Campaniello, fondatore e amministratore unico di Avvenia, che non ha dubbi che il petrolio abbia ormai smesso di rispondere alle dinamiche di domanda e offerta.

Ed ultimamente, osserva Avvenia, il petrolio ha rappresentato di per sé un fattore di rischio per queste compagnie costrette a gestire approvvigionamenti indicizzati in base al prezzo del greggio e non sempre in grado di adeguare il prezzo di vendita agli hub continentali per via di una forte depressione dei consumi ovvero della domanda.

«Volendo quindi allargare il focus di quanto affermiamo, ovvero l'irrazionalità dell'andamento dei prezzi del greggio, legato oramai da anni a pura speculazione economica o finanziaria e che in quanto tale come tale rischia di fare la fine dei titoli subprime, è un tipo di fenomeno che ha radici piantante ben indietro nel tempo» aggiunge l'ingegnere Giovanni Campaniello.

«Abbiamo assistito ad una crescita quasi forsennata del prezzo del petrolio al barile in un momento in cui l'economia ristagnava e la domanda diminuiva. Al contempo le stesse grandi società hanno rivisto i propri piani di investimenti in opere di ingegneria e costruzioni; questo settore, però, è corso dai tempi ai ripari per ridurre la propria vulnerabilità a queste dinamiche. Ed a questo tipo di soluzione dovrebbe giungere tutto il settore industriale ed economico rendendosi sempre più indipendente dall'andamento del costo delle materie prime» conclude l'ingegnere Giovanni Campaniello.

A giovare dei prezzi alti del greggio, osservano gli analisti di Avvenia, sono state sicuramente nazioni come Russia (70% del loro export si basa su gas e petrolio), Arabia Saudita e anche gli Stati Uniti con i forti e rapidi investimenti nel settore delle estrazioni.

Cosa ha portato al crollo del prezzo del petrolio che dal luglio del 2014 è sceso del 70%? Secondo Avvenia diversi fattori ne sono all'origine. La geopolitica di un tempo sembra essere drasticamente cambiata; neanche un decennio fa sarebbe bastata un folata di venti di guerra per veder salire il prezzo del petrolio al barile.

Oggi, invece, con un panorama Medio Orientale e Nord Africano dilaniato da guerre civili e religiose, i continui attentati a raffinerie e ai punti nodali di distribuzione e di stoccaggio, nonché i continui furti e la nascita di un vero e proprio mercato nero su cui oggi si vende a 20 dollari al barile contro i 30 dollari di quando costava 60 dollari sui listini ufficiali, sembrano non contare più nulla. E L'Opec stessa che riunisce i 13 maggiori Paesi estrattori di greggio non riesce a stabilire una politica sui numeri che riguardano le quantità da immettere sul mercato.

Secondo Avvenia lo scontro, l'Islam sunnita di Riad e quello sciita di Teheran, è la vera ragione di quanto sta accadendo. Il percorso intrapreso dall'Iran nei confronti delle istituzioni internazionali per favorire la soppressione delle sanzioni economiche ha aperto a nuovi scenari in cui gli schemi della geopolitica tradizionale sono saltati. É in gioco un predominio sull'area, è in gioco il nome di chi deciderà cosa sarà del prezzo del petrolio di qui sino al suo prossimo esaurimento, nonostante di per sé l'Arabia Saudita rappresenti solo il 13% delle riserve mondiali.

Non basta neanche la guerra che i Sauditi hanno dichiarato alle società che pensavano di sfruttare il fracking per immettere nuovo gas e petrolio "non convenzionale" sui mercati, anche Europei, a giustificare questi prezzi. Già con una prima riduzione del 30% dei prezzi in dollari al barile i creditori stavano chiudendo i rubinetti e le linee di credito a queste compagnie oramai prossime al fallimento perché i prezzi di vendita non ripagano i costi operativi, nonostante gli States abbiano duramente difeso la loro politica industriale nel settore pompando barili su barili ogni giorno: 11,6 milioni circa contro gli 11,5 dell'Arabia Saudita e i 10,8 della Russia. E l'Iran promette di introdurre altri 10 milioni di barili al giorno con un costo di produzione dichiarato di 10 dollari al barile.

E la Russia? La Russia è un Paese che fino al 2007 ha conosciuto un tasso di crescita del PIL dell'8% mettendosi in coda ad altre superpotenze economiche come la Cina. Il suo ruolo strategico, soprattutto in campo energetico, è stata quasi la chiave della sua enorme espansione. Ma si è trovata però ben presto in una congiuntura davvero sfavorevole, partita con la difficile posizione in cui si è posta nei confronti dell'Europa sulla questione "Ucraina". La crescita si sa, si fa anche e soprattutto nel privato con aziende che si indebitano per investire, in questo caso in valuta estera. Così, crisi diplomatiche, sanzioni e prezzi ridicoli del petrolio, stanno mettendo in ginocchio un colosso che viene più volte accusato di aver riacceso la "guerra fredda", con una moneta sempre più debole ed un export dai volumi economici drasticamente ridotti. E l'asse con Teheran sarà fondamentale nonostante il ribasso dei prezzi non favorisca assolutamente Mosca.

Cosa ci aspettiamo per il futuro? Ripartiamo dalla causa di base. Il prezzo del petrolio è quasi uno specchio della guerra geopolitica tra Iran e Arabia Saudita, ovvero la guerra nell'Islam.  Non solo però: le sanzioni imposte all'Iran nel 2011 hanno permesso all'Arabia Saudita di conquistare un vantaggio strategico nel muovere sui mercati asiatici. Vantaggio che ora rischiano di perdere.

Negli Anni '80, ultimo caso in cui si ricorda una crisi del genere, gli Arabi non furono in grado di frenare la caduta dei prezzi ed alla fine ci rinunciarono, vedendolo arrivare a 10 dollari al barile, ed affidandosi alla speranza nella ciclicità degli eventi. Non c'era questo Iran però.

Sappiamo che fino a 25 dollari al barile gli Arabi potrebbero continuare ad estrarre senza però poter pianificare ulteriori iniziative o investimenti erodendo comunque le loro riserve. Sappiamo anche che, nonostante i bassi costi di estrazione, il prezzo di equilibrio del petrolio al barile Saudita è di 95 dollari al barile mentre per quello Iraniano è 70 dollari circa, quindi decisamente più basso. Ecco perché l'Iran spaventa così tanto.

D'altro canto l'Arabia Saudita può contare su 3 anni di riserve mentre l'Iran rimarrebbe a secco dopo soli 20 mesi, nonostante sia la quarta riserva mondiale. E quanto registrato negli ultimi 2 giorni di borsa della scorsa settimana è sicuramente un fenomeno di speculazione finanziaria che ancora di più, nella confusa situazione, mette in luce come lo spettro di una bolla sia vicino.

Le compagnie petrolifere hanno iniziato ad emettere obbligazioni ad altro rendimento, tipicamente quindi ad altro rischio e potenzialmente spazzatura, che sono il pane quotidiano di esperti e professionisti speculatori, delle quali il 50% è già deteriorato.

La domanda globale sale ed i prezzi crollano mentre la produzione viene mantenuta costante e rischia di essere aumentata dall'Iran: ciò che ci aspettiamo è una discesa dei prezzi sino ai 20 dollari al barile, soprattutto in questa fase iniziale di uscita di Teheran dal periodo di sanzioni con una potenziale immissione in blocco di milioni di barili di petrolio sul mercato. Politiche più assennate potrebbero poi riportarlo nel terzo e quarto trimestre 2016 intorno ai 50 dollari al barile.

Secondo Avvenia, infine, gli investimenti, a causa dei bassi margini di profitto, tendono a ridursi e quindi anche il volano economico legato al petrolio rallenta, perché il break-even è lontano dagli attuali prezzi, volendo anche considerare un prezzo medio negli ultimi mesi di 50-60 dollari al barile.

Nel frattempo le grandi compagnie stoccano il petrolio in alto mare in navi cisterna per attendere prezzi agli hub europei ancora più alti e marginalizzare di più nella fase di iniziale controtendenza (rialzo), non bastassero gli attuali di margini di guadagno.

Lo spettro per tutti i Paesi è quello di una deflazione dei prezzi con un rallentamento della crescita. Questo perché purtroppo ancora oggi la crescita di quasi tutte le economie di Stato risente delle dinamiche dei mercati energetici da cui dichiarano di volersene rendere indipendenti ma da cui non si staccano a causa dei forti gettiti fiscali e qui si veda il caso dell'Italia in particolare.

L'efficienza energetica concludono gli analisti di Avvenia è quindi l'unica vera possibilità di cambiare tale situazione facendo leva su di una riduzione del fabbisogno energetico a parità di produzione.

Corso Ferpi in Comunicazione ambientale e Comunicazione sostenibile. Milano, 5 febbraio 2016

logo Ferpi
Comunicazione ambientale e Comunicazione sostenibile 
05 febbraio h. 09.30-18.00 c/o Università IULM, via Carlo Bo 1, Milano
 
La sostenibilità (ambientale e sociale) è un driver di sviluppo imprescindibile per le aziende e fonde al suo interno aspetti tecnici, tecnologici, normativi, manageriali. 
 
Obiettivi del corso: analizzare la comunicazione della sostenibilità nelle sue specificità e particolarità (tecniche, aziendali, normative) anche rispetto alla comunicazione commerciale tradizionale; inserire la comunicazione della sostenibilità nel contesto della strategia aziendale; evitare i rischi di greenwashing.
 
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Federico Rossi, Consulente aziendale, socio fondatore di Sintesi Comunicazione
                  
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Compilare il modulo di iscrizione e inviarlo a casp@ferpi.it
 
Costi
Per i Soci Ferpi in corso di qualificazione e nuovi iscritti: gratuito
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Crediti per Soci Ferpi: 100
 

 
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RELATIVITÀ E TECNOLOGIA NELLA NUOVA ENERGIA IDROELETTRICA.

Questa presentazione è costituita dal primo e ultimo capitolo della pubblicazione  citata in oggetto, i sette capitoli intermedi sono ricchi di disegni e tabelle affinché anche coloro che non conoscono sufficientemente i principi della fisica e dell'idraulica possano comprendere che le uniche energie veramente sostenibili non sono ancora state realizzate. Anche i sollevamenti idraulici per la difesa del territorio e la distribuzione idrica dovrebbero essere riprogettati integrandoli nella nuova energia.

La versione integrale dell'articolo si può scaricare in PDF in italiano o in inglese dal sito web http://www.spawhe.eu, dal quale, attraverso altri articoli si può notare che anche dal punto di vista depurativo, sempre secondo il sottoscritto, è tutto da rifare. Anche gli altri articoli, ricchi di tabelle disegni, si possono scaricare, ma non si tratta solo di fisica e idraulica, bensì dell'intera organizzazione del territorio per proteggere l'ambiente.

Scrivendo che, dal mio punto di vista, è tutto da rifare, non voglio scoraggiare nessuno. Essendo ottimista per natura, vedo il bicchiere mezzo pieno perché c'è lavoro per tutti e perché è meglio accorgersi degli errori tardi che mai.  Tuttavia il mio ottimismo non è assoluto, essendo condizionato dalla presa di coscienza delle persone che hanno capacità di progettazione e inventiva, alle quali credo di appartenere.  

A tali persone dico che il nostro compito è importante perché gli altri non possono far altro che sperare nell'opera altrui. Siamo noi che dobbiamo entrare nei dettagli energetici, depurativi, e gestionale smettendola di delegare chi ha sbagliato gli impianti che ci stanno portando al riscaldamento globale, a invocare la pioggia e il vento per liberarci dello smog, a temere siccità e alluvioni, perché è stata sbagliata completamente la gestione delle acque. Sempre, secondo il mio modesto parere, la lotta all'inquinamento non si fa nelle piazze ma scontrandosi su ogni dettaglio delle progettazioni industriali, energetiche e ambientali, affinché in tutte le progettazioni, oltre a eseguire i cicli di trasformazioni principali che portano al profitto economico, si eseguano contemporaneamente anche i cicli collaterali, di carattere sociale. 

Questa è sostanzialmente la depurazione globale, che si differenzia completamente dalla depurazione locale, la quale non è sufficiente per chiudere tutti i cicli organici e inorganici lasciati in sospeso dalle varie attività umane. Occorrono soprattutto opere strutturali attualmente inesistenti in tutto il mondo. Senza la progettazioni alternativa (del sottoscritto) nessuno si sarebbe accorto di niente e nessuno si accorgerà di niente, in futuro, quando i sistemi che propongo saranno seppelliti (con brevetti già decaduti) non dalle polemiche con gli addetti ai lavori, ma dal silenzio delle opposizioni.  Senza una lotta all'ultimo dettaglio, la protezione globale dell'ambiente non è possibile e quella locale e incompleta non serve quasi a niente, anche il lavoro che si potrebbe creare, sarà soltanto un miraggio.  Ovviamente, chi gestisce l'industria, l'ambiente e l'economia, non si confronta con i progetti di un pensionato. Se avessero voluto farlo lo avrebbero già fatto. La mia attività di inventore ambientale è ormai decennale. Chi farà i futuri investimenti nel mondo continuerà a farli a immagine e somiglianza di quelli esistenti senza risolvere né i problemi ambientali né quelli sociali.  Quello che hanno creato è sotto gli occhi di tutti ma le prospettive di vista dipendono dalle posizioni in cui si mettono gli osservatori. La differenza reale si può notare soltanto entrando nel sistema e dimostrando di essere competenti e mettendo in discussione tutte le progettazioni. Questo potrebbe servire anche a svegliare l'orgoglio dei progettisti pubblici, che dovrebbero essere il motore dell'economia, invece sono una zavorra. Progettare globalmente è la chiave dei problemi ambientali ed energetici.  Loro dovrebbero essere in grado di avanzare lo stato dell'arte globalmente, nell'ambiente e nell'energia permettendo al legislatore di adeguare le normative che vincolerebbero anche i privati a completare, nel limite del possibile i cicli collaterali. Quelli che non si possono completare diventerebbero di competenza pubblica e pertanto devono essere completati nelle opere strutturali pubbliche, che purtroppo non esistono. Le fogne e i depuratori esistenti si danno una mano a degenerare i liquami, a produrre acque acide e non servono a depurare l'aria. Risolvere questi grandi problemi non è impossibile, la soluzione è la progettazione ambientale globale che ho pubblicato sul sito web http://www.spawhe.eu, ma nell'articolo che allego voglio sottolineare il fatto che progettando globalmente, si trovano sinergie tra le diverse discipline scientifiche e tecnologiche che non sarebbero mai state trovate. 

Infatti, il mio obiettivo era quello di occuparmi di depurazioni,  attraverso il sistema SP (sinergici plants) ma studiando un nuovo sistema depurativo e ambientale AW (artificial welling) in verticale nel mare, è nata l'idea dell'idroelettrico sommerso che ha portato a riflessioni sulle caratteristiche fisiche dell'acqua che non servono negli attuali sistemi idroelettrici, basati sul salto idraulico, pertanto, ho dovuto aggiungere al sistema SPAW anche la sigla HE (hydroelectric energy). 

Ma come vedrete, la nuova energia idroelettrica non richiede dighe e bacini, non richiede nemmeno sollevamenti idraulici, pur riciclando le acque, pertanto è l'energia più pulita ed economica del mondo. La differenza è grandissima, sopra ogni aspettativa, sia in termini d'investimenti iniziali, sia in termini di costi di produzione. D'altra parte, quanto costerebbe l'idroelettrico attuale, senza dighe e bacini e con l'acqua che alimenta all'infinito turbine di ogni dimensione? Non è proprio così, ma molto simile. Un'altra sorpresa importante è la versione mobile di questa nuova energia che potrebbe sostituire i motori termici. 


RELATIVITA' E TECNOLOGIA NELLA NUOVA ENERGIA IDROELETTRICA.
Di Luigi Antonio Pezone

RIASSUNTO
Con questa pubblicazione, mi riallaccio soprattutto, ai padri della scienza che nell'epoca antecedente all'epoca industriale, usavano il solo ragionamento a trovare legami tra le leggi dello spazio, della materia e della natura. Con l'industrializzazione sono nate le specializzazioni e si sono persi i ragionamenti globali della scienza. Come modesto progettista, ma soprattutto installatore d'impianti, che ha avuto l'opportunità di spaziare nelle tecnologie industriali, ambientali ed energetiche, non ho potuto non notare che esistono vuoti enormi tra un impianto e l'altro, persino nell'ambito degli stessi impianti, sia nei settori depurativi, sia in quelli energetici, sia in quelli gestionali. La scienza del passato era universale mentre quella moderna che si sviluppa nei laboratori è diventata di parte. La tecnologia che non esisteva si è avviata sulla stessa strada. Ha fatto progressi enormi e le aziende moderne sono super specializzate in singoli settori, ma dal punto di vista ambientale, non esiste nel mondo nessun impianto completo. 

Mi dispiace dirlo, ma credo di essere il solo al mondo che si batte per realizzare impianti globali e multidisciplinari. I collegamenti impiantistici che dovrebbero recuperare le dispersioni, che trasformano l'inquinamento locale in inquinamento globale li ho denunciati, inutilmente, in altre pubblicazioni. Questa pubblicazione, invece, è la sintesi di quattro brevetti che mettono insieme impianti energetici e di sollevamento acque dopo approfondite riflessioni sull'attuale stato dell'arte. Come le altre proposte ambientali del sottoscritto, si basano sulle sinergie tra concetti scientifici e tecnologie che raramente sono state messe insieme razionalmente.

Come le precedenti proposte ambientali, queste invenzioni stanno compiendo un percorso molto difficile per essere comprese. Chi ha fondi e finanziamenti va avanti per la propria strada senza preoccuparsi di queste invenzioni e io posso solo sperare che tra coloro che visitano il mio sito http://www.spawhe.eu, insieme con i curiosi, ci sia anche chi vuole condividere queste invenzioni, assumendosi l'onere di finanziare le sperimentazioni. Non importa se il ruolo dell'inventore diventerà marginale.  I concetti basilari sui quali si basano i sistemi energetici che propongo sono sotto gli occhi di tutti, ma nessuno li vede. Il famoso Scienziato Albert Einstein li ha svelati asserendo, con la relatività generale, che la materia e l'energia possono essere considerate unitariamente, dato che l'una può trasformarsi nell'altra secondo una precisa relazione matematica. 

Un riscontro pratico di questa affermazione lo possiamo trovare nell'azione del vento che può produrre energia elettrica attraverso le pale eoliche ma può anche rompere l'equilibro inerziale tra troposfera e idrosfera, creando energia cinetica nelle correnti marine. Questo, per il sottoscritto, è l'aspetto energetico, sottovalutato a livello mondiale, poiché, anche noi possiamo rompere tale equilibrio, artificialmente per mezzo dell'intubazione di una piccola corrente di acqua e una pompa posta nelle profondità dell'acqua e concentrare tutta l'energia cinetica prodotta sulle pale di una turbina idraulica. Non c'è nessuna legge della conservazione dell'energia che possa impedirlo e nessun bilancio energetico da fare, se non quello tra l'energia spesa e quella prodotta, poiché preleviamo energia da una fonte infinita.   

La differenza tra energia spesa e prodotta è immensa, a favore dell'energia prodotta, poiché non siamo in un sistema isolato come il pendolo di Newton. Infatti, tutto il peso della colonna d'acqua intubata (m*g*h) acquista energia cinetica (1/2 mV2) frenata dalle pale della turbina, il cui alternatore collegato produce energia elettrica, in virtù del peso delle masse d'acqua convogliate sulla turbina per effetto della gravita e della pressione atmosferica, una volta spostate le masse di acqua sottostanti per mezzo della pompa. 

Infatti, Einstein afferma che l'energia fornita non incrementa la velocità del corpo, ma la sua massa: il corpo diventa sempre più "pesante". Questo trova riscontro anche nei calcoli pratici delle prevalenze delle pompe di sollevamento alle quali è sottratto il battente positivo sul lato aspirante, essendo considerato un'energia a tutti gli effetti. Quest'energia diventa ancora più importante se invece di sollevare le acque vogliamo utilizzare le pompe per produrre energia. In tale caso, conviene che le pompe orientino il flusso della portata in direzione della forza di gravità e della pressione atmosferica. 

Usando questo sistema la differenza tra l'energia spesa e quella prodotta diventa enorme anche perché l'acqua superficiale ha la stessa densità dell'acqua sottostante e pertanto non ha bisogno di risalire in superficie, se ci troviamo in un bacino ristretto. Ma è enorme anche perché all'uscita della turbina la pressione idrostatica dell'acqua non può opporsi all'energia cinetica residua.  Infatti, essendo l'acqua incomprimibile, a qualsiasi profondità si trovi lo sbocco, la resistenza idraulica all'uscita è sempre la stessa (v2/2g). Quindi, l'energia spesa può essere moltiplicata per cento, duecento etc.  Dipende soltanto dalla colonna d'acqua che grava sulla pompa e sulla turbina.  Ovviamente, non si può fare nessun confronto con il rendimento dell'energia prodotta da una centrale termica o di un motore termico che non arrivano al quaranta per cento del potere calorifero inferiore del combustibile. 

A questi bassi rendimenti è necessario aggiungere i costi di estrazione, trasporto, raffinazione e depurazione dei fumi prodotti.     
Tuttavia, per sfruttare in modo più versatile l'energia di posizione delle acque superficiali e per utilizzare tale energia anche in impianti mobili era necessaria anche l'invenzione delle pompe con doppia alimentazione sul lato aspirante, che sono l'invenzione più semplice del sottoscritto. Infatti, con quest'invenzione si chiude completamente il cerchio, dimostrando che oltre agli impianti depurativi mondiali, sono sbagliati anche gli impianti di sollevamento delle acque. Persino il famoso Mose di Venezia, costato 5,5 miliardi di euro e non ancora funzionante, poteva esser concepito diversamente: più economico, più efficiente, diventando, grazie all'invenzione di queste pompe anche produttore di energia. 

L'assenza di tali pompe, semplici da realizzare con le tecnologie attuali, ha impedito il corretto sviluppo sostenibile dei sistemi industriali, ambientali, energetici. Infatti, se fossero nate all'origine dell'era industriale, probabilmente, le soluzioni energetiche riassunte in questa pubblicazione, avrebbero reso inutili le costruzioni di grandi impianti termici; Il trasporto di energia che spreca risorse e inquina; le grandi pompe e i grandi motori, che con i nuovi sistemi di sollevamento accoppiati all'energia idroelettrica, non servirebbero. La nuova energia idroelettrica, se ho ragione, è producibile dappertutto, con rendimenti decine o centinaia di volte superiori alle altre energie, compresa quella fossile. Anche gran parte dell'estrazione dal sottosuolo di petrolio e gas, il trasporto e la raffinazione di questi combustibili, sarebbe inutile dal punto di vista economico. Di conseguenza non ci sarebbe stato il movente, che comporta oltre il 90% dell'inquinamento totale. Ovviamente, anche il solare e l'eolico non possono competere con il nuovo idroelettrico, non solo perché non assicurano la continuità di esercizio e quindi necessitano di sistemi di accumulo energetici, ma anche perché non possono sfruttare l'energia di posizione o di pressione. 

Purtroppo anche l'evidente necessità di queste pompe è stato accolto con il silenzio dai costruttori. Loro non guardano al nuovo mercato che si aprirebbe ma solo a quello che si chiuderebbe.
Ma bisogna chiedersi perché anche questa semplice pompa, non è stata inventata dagli addetti ai lavori? Per il sottoscritto la colpa è sempre delle specializzazioni.  Questa modifica non poteva nascere dai laboratori di prova delle pompe, nemmeno dalle gare di appalto fatte dagli uffici pubblici, nemmeno dalle multinazionali degli appalti, ma dalla progettazione globale degli impianti, che nessuno vuole sviluppare, preferendo applicazioni mono tematiche, che non possono superare i propri limiti tecnologici e scientifici.  Sono necessarie applicazioni impiantistiche pubbliche multidisciplinari.

Purtroppo i silenzi pubblici e privati dimostrano che nessuno lavora in questa direzione. Almeno la progettazione pubblica dovrebbe essere in grado di mettere insieme tecnici con esperienze diverse, soprattutto industriali, che non si possono acquisire nelle università. Oggi, gli impianti ambientali ed energetici si mettono insieme con le macchine che offre il mercato. Ma i costruttori di macchine sono specialisti nella costruzione delle macchine, non nella progettazione degli impianti globalmente.  Il cane continuerà in eterno a mordersi la coda se i progettisti pubblici non imparano ad aggiornare lo stato dell'arte globale quotidianamente con gruppi di lavoro che si incontrano quotidianamente, come avviene in una grandissima azienda manifatturiera che produce un prodotto complesso e di alta tecnologia, come l'industria automobilistica.  

Peccato che quest'industria, in cento venti anni non si sia accorta che doveva cambiare anche la fonte energetica dei motori. Questa potrebbe essere un'altra sfida del futuro: rimpicciolire al massimo il generatore mobile di energia idroelettrica, proposto dal sottoscritto, aumentando la pressione di esercizio di un gas comprimibile sull'acqua incomprimibile, senza combustibili, con autonomie di percorsi oggi inconcepibili, se non si ricorre a pericolose energie nucleari. Ma le energie nucleari difficilmente si potranno montare sui mezzi di trasporto.   

Naturalmente è indispensabile anche la tecnologia elettronica sviluppata per il controllo delle velocità dei motori elettrici, l'aperura delle valvole, il controllo delle pressioni. Ma anche quest'invenzione non sarebbe possibile senza le pompe con doppia alimentazione sul lato aspirante, che non consentirà la dispersione della pressione di esercizio e nemmeno dell'acqua, che insieme produrranno energia. Ma i costruttori di motori termici stanno sviluppando i motori ibridi che ridurranno l'inquinamento, non lo elimineranno, mentre le macchine elettriche comporteranno grandi oneri di smaltimento degli accumulatori, poca potenza e poca autonomia di percorso. Le mezze soluzioni potevano andar bene quando non s'intravedevano soluzioni complete, come l'idroelettrico mobile pressurizzato. 

C'è qualcuno nel mondo, pubblico o privato, con maggiori mezzi economici di un pensionato che vuole andare controcorrente? Io penso che il mondo, tanto grande, si stia perdendo in un piccolo bicchiere d'acqua, perché servono soltanto poche migliaia di dollari o euro per verificare i principi basilari di queste invenzioni. Se tutto funziona, e io non ho dubbi, l'industrializzazione si può fare rapidamente in regime di concorrenza leale tra tutte le aziende interessate, dando a Cesare quello che e di Cesare. Potrebbe essere anche un semplice ringraziamento. Come inventore io non credo alle attuali regole della proprietà intellettuale, che non hanno mai protetto gli inventori ma soltanto gli industriali, che possono pagare la protezione. La proprietà industriale attuale sembra concepita apposta per proteggere soltanto le multinazionali e i prodotti commerciali. 

CONCLUSIONI
Non esiste un solo principio sulla conservazione dell'energia. A parte l'aforisma generico coniato da Lavoisier, riferito alla chimica ma adattabile universalmente: "Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma". Le altre enunciazioni sulla conservazione dell'energia si riferiscono a fenomeni fisici, termodinamici, chimici, isolati gli uni dagli altri, che in un sistema aperto e multidisciplinare, perdono di significato, ai fini pratici, anche se nel bilancio universale mondiale i principi restano ugualmente validi.  Faccio queste affermazioni perché, come ho descritto nel presente articolo, sono certo di aver trovato il sistema per estrarre artificialmente dall'immensa energia delle masse atmosferiche e acquatiche, la poca energia idroelettrica che serve per far girare il mondo, senza gli attuali grandissimi costi infrastrutturali, che comporta questo tipo di energia.  

Infatti, se tutta la materia ha la capacità di trasformarsi in energia secondo la teoria di Einstein, anche realizzando milioni d'impianti distribuiti sul pianeta   l'equilibro energetico universale non sarà intaccato, pertanto non dobbiamo fare alcun bilancio energetico, come avviene con l'energia termica, ma soltanto prendere atto del guadagno energetico tra il consumo della pompa che innesca il sistema e lo mantiene, e la turbina che produce energia. 

In ogni caso, come dai calcoli esibiti, per ogni kw speso avremo centinaia di kw prodotti. Non si tratta di un miracolo ma dello sfruttamento razionale dell'energia esistente, applicando razionalmente le leggi della fisica e dell'idraulica, come non è mai stato fatto, cioè a senso unico, con le forze gravitazionali nella fase di produzione energetica, e concludendo il circuito idraulico all'uscita della turbina con una grande espansione di sezione, in un bacino sempre pieno, che azzera dislivelli geodetici o piezometrici. 

Non dobbiamo lasciarci ingannare dai bassissimi rendimenti attuali delle pompe, avendole impiegate per sollevare le acque contro le forze gravitazionali e in circuiti separati dalle turbine. Non dobbiamo nemmeno lasciarci ingannare dal rendimento delle altre energie che non possono sfruttare queste forze, e soprattutto dal rendimento dei motori e delle centrali termiche, che non arrivano al rendimento 0,4 rispetto al potere calorifero inferiore del combustibile.  Come potrebbe essere superiore questo rendimento se parte da zero, senza poter sfruttare nessuna condizione vantaggiosa? 

Ci dobbiamo, invece, meravigliare del fatto che l'idroelettrico alternativo, così semplice da realizzare in molte versioni e di qualsiasi dimensione, da sembrare miracoloso, ancora non esiste, dopo aver quasi distrutto il pianeta, con l'inquinamento da energia fossile. Ci dobbiamo meravigliare del fatto che l'inventore di questa energia è stato costretto a pubblicarla solo in base a semplici ragionamenti, come dovette fare Einstein per spiegare al mondo la relatività generale. Ma Einstein, probabilmente è stato il più grande genio di tutti i tempi e, realizzare un prototipo della gravità generale sarebbe un'impresa impossibile anche ai tempi attuali, mentre per sperimentare l'energia idroelettrica alternativa servono poche migliaia di euro.            

Come inventore, mi vergogno di non averli, per il fatto che ho sprecato i miei pochi risparmi pagando tasse per precedenti depositi di brevetti, che ugualmente nessuno ha voluto sperimentare. Ma se non avessi speso quei soldi il mondo non avrebbe mai saputo che oltre alle depurazione locale, potrebbe esserci anche la depurazione globale.  Perché quando chiuderò il sito web http://spawhe.eu, scomparirà ogni traccia del mio lavoro. Solo i depositi di brevetto resteranno visibili nel tempo.   

Non a caso nelle pagine 23 -26 di questa pubblicazione, ho interrotto il flusso logico della descrizione per sottolineare che il sottoscritto crede di essere in credito, con tutte le autorità ambientali mondiali, che vogliono combattere l'inquinamento e il riscaldamento globale. Ma non avendo avuto nessuna risposta da nessuna autorità ambientale o scientifica mondiale, il sottoscritto non ha ancora compreso, quali sono le autorità veramente interessate alla protezione dell'ambiente, ritenendo di essere l'unico che ha progettato impianti di depurazione globali (che abbracciano interi territori depurando insieme aria, acqua e producendo energia),  se gli impianti che ha proposto, non sono buoni, con quali progetti e quali progettisti vogliono combattere il riscaldamento globale? Visto che gli impianti noti, hanno già fallito? 

Pertanto, il sottoscritto, non si è meravigliato  del silenzio  con il quale sono state accolte queste altre invenzioni, e continua a basarsi soltanto sulla propria esperienza e i propri ragionamenti, perdendo ogni giorno di più la stima che aveva,  nella scienza  e nelle autorità dell'ambiente, quando dieci anni orsono, fresco di pensione, decise ingenuamente  di dare una mano, portando anche il punto di vista di un tecnico abituato  a mettere insieme impianti diversi tra loro negli stabilimenti industriali e  nell'ambiente.  Infatti la sua intenzione era quella di far comprendere la necessità di realizzare impianti globali colmando i vuoti esistenti tra un settore è l'altro. Dopo i primi anni di lavoro è le prime soluzioni presentate, comprese che le autorità e gli addetti ai lavori non vogliono colmare i vuoti ma solo aumentare gli investimenti nell'ambiente senza cambiare niente.  Non potendo condividere questa assurda strategia, di fronte al grave riscaldamento globale ho continuato in solitudine il mio lavoro. 

E' troppo comodo lavorare, in tanti, con ricchezza di mezzi economici, coperti dal segreto aziendale pubblico o privato. In questo modo i fallimenti delle sperimentazioni restano segreti mentre i successi diventano pubblici.  Purtroppo, come inventore privato, sono costretto a lavorare nella massima trasparenza, sia in caso di fallimento che di successo, ma soprattutto, sono costretto ad elemosinare, anche le più semplici sperimentazioni, per convincere gli scettici, che non vogliono essere convinti. Infatti, nessuno ha tirato fuori un solo euro. Il mio lavoro è diventato sempre più strano perché trattando impianti pubblici, non avrei dovuto trovare opposizioni se le soluzioni sono utili.  Invece, dopo tanti anni, ancora non si sa cosa pensano delle mie soluzioni. Oppongono un silenzio, purtroppo, simile all'omertà. 

Queste, per il sottoscritto, sono le ragioni principali che non consentono di superare problemi gravissimi come l'inquinamento urbano, e globale. Un cittadino che ha maturato esperienze utili e che vuole collaborare, non trova nessun punto di riferimento pubblico e non può rivolgersi nemmeno a investitori privati, essendo consapevole di non proporre soluzioni commerciali. Infatti, la protezione globale dell'ambiente si può fare solo attraverso opere strutturali ambientali, che non hanno nulla a che vedere con quelle attuali, a partire dalle fogne, depuratori, centrali termiche, inceneritori, ciminiere. Sarebbe già diverso se gli enti pubblici, difendessero con orgoglio le loro soluzioni, opponessero rifiuti motivati da sperimentazioni effettuate e documentate, criticando i sistemi che il sottoscritto propone.  La progettazione pubblica non difende i propri impianti perché sa che ho ragione, e per non ammetter gli errori ha concentrato i propri sforzi sulle nuove energie. Queste, effettivamente, stanno facendo passi da giganti, ma sempre nel confronto relativo con l'energia fossile. 

Quindi, ritorniamo al punto di partenza della relatività generale, che ci consentirebbe di attingere a piccolissime parti dell'energia terrestre, di origine cosmica, ma sufficienti a far girare il mondo con costi centinaia di volte inferiori a quelli attuali, sia in termini d'investimenti iniziali che di produzione. Mentre dal punto di vista ambientale, addirittura, con effetti benefici, non neutrali. Tutto questo senza nemmeno entrare nei laboratori di ricerca per mettere a punto fusioni calde o fredde. Quest'energia si può trasformare direttamente in piccoli e piccolissimi cantieri, applicando le comuni leggi della fisica e dell'idraulica. La relatività di Einstein è solo una conferma.

Qualcuno, tra aziende pubbliche e private, dimostri che ha provato e sperimentato gli schemi idraulici che propongo. Io sono certo che nessuno  ci ha provato, non per errate interpretazioni della fisica e dell'idraulica, ma semplicemente perché nessuno ha pensato che pompe e turbine idrauliche  potessero lavorare insieme nello stesso impianto; che  le pompe invece di sollevare l'acqua contro la gravità potessero sfruttare la gravità per produrre energia; e che le stesse pompe potessero avere una doppia alimentazione, non solo per sommare le portate, ma anche per sfruttare dinamicamente il principio di Pascal,  pertanto sollevare le acque che entrano nella pompa con pressione minore, a spese della pressione maggiore. 

Queste sono le ragioni per le quali non è ancora nato l'idroelettrico sommerso, quello terrestre con riciclo, e quello in versione mobile. Ma sono anche le ragioni per le quali sono sbagliati dal punto di vista energetico tutti gli impianti di sollevamento idraulici, che insieme ai trasporti, sono la spesa energetica più grande del mondo.  

Qualcuno dimostri pure che ha provato a realizzare senza successo lo schema idraulico dell'energia perpetua mobile, che consumerebbe solo particelle di aria attraverso la solubilizzazione nell'acqua e quindi, molto lentamente, assicurando autonomie energetiche senza costi impensabili allo stato attuale dell'arte, per mezzo di un circuito ibrido: mezzo aperto e mezzo chiuso e l'abbinamento di una pompa con doppia alimentazione e una turbina. 

Poiché nessuno può dimostrare di aver provato a realizzare gli impianti depositati con domande di brevetto dal sottoscritto, ci sono grandissime possibilità, che nel mondo sia stato sbagliato l'intero sviluppo industriale, perché le soluzioni che propongo, potevano essere realizzate da almeno mezzo secolo, semplicemente applicando fedelmente alla fisica e all'idraulica, i principi di Newton, Bernoulli, Pascal, Einstein, tralasciando, quelli generici sulla conservazione dell'energia, essendo già compresi nelle leggi matematiche  formulate da questi grandi scienziati.  

Se continua il silenzio delle autorità ambientali e della scienza su questi argomenti, sarà un'autentica omissione di soccorso verso l'ambiente, l'economia e la salute dei cittadini. Il COP 21, al di là dei finti accordi raggiunti, è stata l'ultima puntata di una fiction infinita con un grande cast di attori, non di statisti, che si ripete tutti gli anni a spese dei contribuenti, insieme ad altre fiction di livello inferiore, dove si approfondiscono i problemi, mai le soluzioni. 

E' ovvio che gli statisti non possono essere anche progettisti, ma dovrebbero almeno essere in grado di scegliere i progetti più completi dal punto di vista ambientale; mentre dal punto di vista energetico, dopo aver visto funzionare soluzioni termiche, nucleari, idroelettriche, solari, eoliche, per semplice curiosità, pur non credendo alla moltiplicazione energetica, che il sottoscritto promette, potrebbero provare anche l'idroelettrico alternativo che non costa quasi niente dal punto di vista infrastrutturale e tecnologico.

Se ho ragione, come sono certo, sia sui sistemi depurativi che su quelli energetici, occorre una nuova rivoluzione industriale per rimediare a tutti gli errori commessi dalla prima. Chi è senza colpe scagli la prima pietra. Io non ho pietre sufficienti ma le ripartisco in parti uguali soprattutto ai politici.  agli scienziati, agli economisti, che si sono occupati di ambiente localmente, di energia insostenibile e di economia volatile globale, invece dell'ambiente globalmente, dell'energia sostenibile, e di economia circolare globale. Ringrazio i padri della scienza che ho citato in quest'articolo e gli altri scienziati che si sono occupati di altre cose. Naturalmente, chiunque può scagliare pietre contro il sottoscritto, ma spero che siano pietre dettagliate, non silenziose e generiche come quelle che lanciano coloro che continuano a sentirsi superiori, nonostante i tantissimi errori commessi.  

 Luigi Antonio Pezone





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sabato 30 gennaio 2016

Città Umbre malate di smog. Dossier Mal'Aria di Legambiente

Anche le città umbre malate croniche di smog. Pesanti le ricadute sulla salute dei cittadini e l'economia.

Mal'aria di città 2016, presentato il dossier di Legambiente sull'inquinamento atmosferico e acustico nei centri urbani

Legambiente Umbria: per contrastare lo smog serve una strategia nazionale per la qualità dell'aria e un piano per la mobilità nuova


E' stato presentato ieri Il 2015 Mal'aria di città 2016, il dossier di Legambiente sull'inquinamento atmosferico e acustico nei centri urbani, dal quale emerge un quadro preoccupante della qualità dell'aria nelle città italiane. Delle 90 città monitorate da Legambiente, nel 2015 ben 48 (il 53%), hanno superato il limite dei 35 giorni di sforamento consentiti di Pm10. Situazione critica in Pianura Padana, ma anche nelle grandi e piccole città dell'intera Penisola Maglia nera a Frosinone Scalo con 115 sforamenti

In Umbria

Anche in Umbria un anno da "codice rosso", segnato da un'emergenza smog sempre più cronica, non solo Perugia e Terni, i due capoluoghi di Provincia sotto la lente del dossier Mal'aria 2016 di Legambiente che prende in analisi solo i capoluoghi di provincia che hanno superato il limite di sforamento consentiti di Pm10 con 69 sforamenti di Terni Le Grazie e i 36 di Perugia Ponte San Giovanni, ma anche 37 di Foligno Porta Romana, 62 di Terni Borgo Rivo, 52 di Terni Carrara e i 38 di Narni Scalo. Una situazione cronica e conosciuta da anni, confermata dal confronto dei dati degli ultimi anni e da quelli di questo primo mese del 2016. Infatti Perugia Ponte San Giovanni al 29 gennaio 2016 è già arrivata a 10 superamenti del limite, così come Foligno Porta Romana e Narni Scalo, Terni Borgo Rivo a 13, Terni Carrara a 11 e Terni le Grazie a 15.

Cause ed effetti

I contributi principali a livello nazionale all'inquinamento dell'aria derivano, per i macroinquinanti, dai trasporti stradali (che contribuiscono al 49% delle emissioni di ossidi di azoto, al 12% del PM10, al 22% del monossido di carbonio e al 44% del benzene), dal riscaldamento domestico (che contribuisce da solo al 59% del PM10 primario e del monossido di carbonio, all'11% degli ossidi di azoto) e dal settore industriale ed energetico (75% degli ossidi di zolfo, 17% degli ossidi di azoto e 11% del PM10). Numeri che si trasformano in rilevanti impatti sulla salute: ogni anno l'inquinamento dell'aria causa oltre 400.000 morti premature nei paesi dell'Unione Europea. Fra questi, l'Italia ha uno dei peggiori bilanci in Europa: la Penisola detiene il record di morti per smog con 59.500 decessi prematuri per il Pm2,5 – 3.300 per l'Ozono e 21.600 per gli NOx nel solo 2012 (Dati Agenzia Europea dell'ambiente). Danni alla salute che si traducono in costi economici dovuti alle cure sanitarie, che nella Penisola si stimano tra i 47 e 142 miliardi l'anno (dati riferiti al 2010). Ci sono poi i danni economici legati al mancato rispetto delle norme italiane ed europee sulla qualità dell'aria. Sono due le procedure d'infrazione contro il Belpaese, entrambe nella fase di messa in mora. La prima, la 2014_2047, avviata nel luglio 2014 riguarda la "cattiva applicazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell'aria ambiente e il superamento dei valori limite di PM10 in Italia"; mentre la seconda, la 2015_2043, avviata nel maggio 2015 riguarda "l'applicazione della direttiva 2008/50/CE sulla qualità dell'aria ambiente ed in particolare obbligo di rispettare i livelli di biossido di azoto (NO2)".

Le proposte di Legambiente

"I dati dimostrano che le timide misure adottate dai comuni umbri non sono efficaci - commenta Maurizio Zara Vicepresidente di Legambiente Umbria - E' indispensabile un cambio di di passo nelle politiche della mobilità sostenibile, potenziando il trasporto sul ferro, l'uso dei mezzi pubblici e la mobilità nuova, e rendere così le auto l'ultima delle soluzioni possibili per gli spostamenti dei cittadini. Oggi in Umbria si continua ad avere il record per numero di auto per abitante, 70 ogni 100 contro una media nazionale già alta di 65 e europea di 48 circa, con un tasso di motorizzazione addirittura in crescita negli ultimi anni. Il trasporto privato continua ad essere in Umbria la modalità più diffusa per muoversi verso le città e al loro interno. Solo invertendo questa tendenza e garantendo un trasporto pubblico efficace e competitivo si possono restituire ai cittadini una migliore qualità dell'aria e della vita".

Tra le altre proposte che Legambiente Umbria rilancia a Regioni e amministrazioni locali, per liberare le città dallo smog e renderle più vivibili ci sono: quella di incrementare il trasporto su ferro con i treni per i pendolari; incentivare la mobilità sostenibile attraverso, strade per la ciclabilità urbana, realizzando un primo pacchetto di nuove corsie ciclabili all'interno dell'area urbana. Limitare la circolazione in ambito urbano dei veicoli più inquinanti (auto e camion) sul modello di Parigi. Ed ancora prevedere, con una disposizione nazionale, l'estensione del modello dell'Area C milanese a tutte le grandi città con una differente politica tariffaria sulla sosta, i cui ricavi siano interamente vincolati all'efficientamento del trasporto pubblico locale. Fermare i sussidi all'autotrasporto per migliorare il TPL. (Nella legge di stabilità 2016 i sussidi all'autotrasporto sono 3miliardi di esonero dall'accisa e 250milioni di sconti su pedaggi autostradali). Vietare l'uso di combustibili fossili, con esclusione del metano, nel riscaldamento degli edifici a partire dalla prossima stagione di riscaldamento. Ridurre l'inquinamento industriale applicando autorizzazioni integrate ambientali (AIA) stringenti e rendere il sistema del controllo pubblico più efficace con l'approvazione della legge sul sistema delle Agenzie regionali protezione ambiente ferma al Senato da oltre un anno. Infine servono nuovi controlli sulle emissioni reali delle auto.


PM10 ti tengo d'occhio 2015: la classifica dei capoluoghi di provincia che hanno superato con almeno una centralina urbana la soglia limite di polveri sottili in un anno; il Dlgs 155/2010 prevede un numero massimo di 35 giorni/anno con concentrazioni superiori a 50 μg/m3.

Capoluogo di Provincia

(centralina peggiore)

Giorni di

superamento

2015

Capoluogo di Provincia

(centralina peggiore)

Giorni di

superamento

2015

1

Frosinone (Scalo)

115

25

Roma (Cinecittà)

65

2

Pavia (Piazza Minerva)

114

26

Verona (Borgo Milano)

65

3

Vicenza (Quartiere Italia)

110

27

Como (Viale Cattaneo)

64

4

Milano (Senato)

101

28

Piacenza (Giordani - Farnese)

61

5

Torino (Rebaudengo)

99

29

Rimini (Flaminia)

59

6

Asti (Baussano)

92

30

Caserta (Scuola De Amicis)

58

7

Cremona (via Fatebenefratelli)

92

31

Ferrara (Isonzo)

55

8

Venezia (Mestre-Via Beccaria)

91

32

Modena (Giardini)

55

9

Lodi (Viale Vignati)

90

33

Lucca (Micheletto)

52

10

Monza (via Machiavelli)

88

34

Avellino (Scuola V Circolo)

50

11

Padova (Mandria)

88

35

Pescara (Via Sacco)

50

12

Treviso (Via Lancieri di Novara)

85

36

Novara (Verdi)

47

13

Alessandria (D'Annunzio)

84

37

Biella (Lamarmora)

46

14

Brescia (Villaggio Sereno)

84

38

Pesaro (Via Scarpellini)

45

15

Vercelli (Gastaldi)

82

39

Pordenone (Centro)

44

16

Bergamo (via Garibaldi)

80

40

Ravenna (Caorle)

42

17

Mantova (Tridolino)

80

41

Varese (Via Copelli)

41

18

Napoli (Via Argine)

75

42

Prato (Roma)

40

19

Rovigo (Centro)

75

43

Salerno (Osp. Via Vernieri)

39

20

Benevento (Via Floria)

74

44

Bologna (P.ta S. Felice)

38

21

Palermo (Di Blasi)

69

45

Genova (C.so Europa)

37

22

Terni (Le Grazie)

69

46

Forlì (Roma)

36

23

Parma (Montebello)

67

47

Perugia (P.te San Giovanni)

36

24

Reggio Emilia (Timavo)

67

48

Trieste (Stazione Via Svevo)

36

Fonte: elaborazione Legambiente su dati Arpa o Regioni




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