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mercoledì 19 luglio 2017

CLIMATHON: SFIDA MONDIALE DI IDEE PER UN FUTURO SOSTENIBILE

C'è tempo fino al 1 agosto per iscrivere la propria città alla 'maratona' di 24 ore che selezionerà i migliori progetti per rendere sempre più 'green' i centri urbani di oltre 40 Paesi del mondo

 

Ritorna il 27 ottobre Climathon, la 'maratona' di 24 ore per proporre idee utili a contrastare i cambiamenti climatici e rendere i centri urbani sempre più sostenibili. Le città candidate sono già 79 in oltre 40 paesi, ma c'è tempo fino al 1 agosto per proporsi ad ospitare il Climathon nella propria. Possono candidarsi amministrazioni locali, università, centri di ricerca, enti privati, associazioni, fondazioni. 

Per candidarsi è sufficiente accedere al sito ufficiale e compilare il formulario online: https://climathon.climate-kic.org/register?profile_id=browse.

 

Climathon è promosso da Climate-KIC, la comunità europea pubblico-privata per la lotta ai cambiamenti climatici coordinata in Italia da Climate-KIC Italy, con sede a Bologna. Alla competizione possono partecipare imprenditori, ricercatori, innovatori e studenti universitari, che saranno guidati da un team di esperti nell'elaborazione delle soluzioni ai problemi proposti dalle città che ospiteranno la manifestazione.

 

Tra le città che nel 2016 hanno ospitato il Climathon di Climate-Kic ci sono Venezia, Bologna, Torino e Latina e importanti centri del continente americano (Toronto, Vancouver, NewYork, Miami, Bogotà, Medelin, Santiago del Cile, San Paolo, Recife, ecc.) e asiatico (Honk Kong, Seoul, Bangladesh, Mumbai, Nuova Deli, Bangalore, ecc.). In Europa sono state protagoniste anche Londra, Dublino, Berlino, Francoforte, Zurigo, Parigi, Malmo, Cracovia, Belgrado e altre città.




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Ebola e Deforestazione

Confermato un nesso tra la deforestazione e il virus ebola

Quante volte abbiamo sentito parlare di Ebola, di possibili cause e di rimedi più o meno validi per contrastare l'insorgere di un'epidemia.

Oggi, molti anni dopo il contagio del primo paziente zero, sappiamo molto di più su questo virus e un dato in particolare dovrebbe allarmarci più del dovuto. Analizzando undici pazienti provenienti da diverse aree geografiche dell'Africa, è stato possibile individuare un elemento che sembra accomunare le esperienze di contagio. Tutti i pazienti analizzati, infatti, provengono da zone colpite da un preciso modello di deforestazione frammentata che ha finito per creare confini non regolari tra aree forestate e aree deforestate. 

Il tutto per sottrarre alla natura terreni sui quali edificare o ottenere legname per la realizzazione di mobili. Esiste dunque un legame diretto tra deforestazione e diffusione del virus Ebola che, in precise condizioni, è libero di proliferare con tutte le conseguenze del caso. 



A dircelo è uno studio pubblicato su Scientific Reports, rivista del gruppo Nature, con il titolo “The nexus between forest fragmentation in Africa and Ebola virus disease outbreaks ”. E questo studio parla italiano! 

Il team è stato infatti coordinato da Maria Cristina Rulli del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale del Politecnico di Milano, in collaborazione con Monia Santini della Fondazione CMCC - Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, e i ricercatori dell’Università di Massey (Nuova Zelanda) e l’Università di California Berkley (Usa).

Abbiamo già parlato dei danni della deforestazione e di come ogni nostra scelta quotidiana influisca sullo stato di salute dell'ambiente che ci circonda

Adesso la situazione sembra essersi posta su un piano decisamente diverso e dubito che il genere umano sia disposto ad accettare un sacrificio di questa portata. 





martedì 18 luglio 2017

AutoScout24: "Record In Europa per elettriche e ibride. Italia terza nelle ricerche"

Vetture "green": è boom di ricerche in tutta Europa.

Italia sul podio, nonostante l'assenza di contributi all'acquisto. 

Tesla Model S la più ricercata in Europa, in Italia primato della Toyota Auris






Milano, 18 luglio 2017 – Terzi in Europa, ma con un grande potenziale. 

Nonostante in Italia non siano in questo momento disponibili incentivi o contributi per spingere l'acquisto delle vetture a basso impatto ambientale, tranne l'esenzione bollo per le elettriche nei primi cinque anni dall'immatricolazione, le ricerche di questi mezzi nel primo semestre del 2017 sono aumentate del 49,96% rispetto allo stesso periodo del 2016. 

Il dato emerge da un'analisi realizzata sulla propria piattaforma da AutoScout24, il più grande sito di annunci auto in Europa con più di 2,5 milioni di veicoli online.

Secondo lo studio, il Paese più green, automobilisticamente parlando, del Vecchio Continente, è la vicina Austria. 

Oltre le Alpi, infatti, la ricerca di vetture a basso impatto ambientale è schizzata letteralmente in alto, superando la soglia del 100% di incremento. 

Il merito è soprattutto dei 4mila euro di incentivi previsti per l'acquisto di vetture elettriche e di 2mila per le ibride plug-in, oltre alla possibilità di parcheggiare gratuitamente in molte città.

Dietro l'Austria si piazza la Francia, con un aumento nella ricerca di vetture verdi nel primo semestre di quest'anno pari al 61,59% rispetto allo stesso periodo del 2016. 

Anche in questo Paese sono in vigore degli incentivi e, come se non bastasse, il governo ha da poco annunciato che dal 2040 non sarà più possibile vendere auto a benzina o diesel. 

Non è un caso se Renault, tra i brand europei, sia quello che vanta il più elevato numero di vetture elettriche nel proprio listino.

Quarta, immediatamente dopo l'Italia, per incremento delle ricerche di questa tipologia di mezzi, si piazza la Spagna con un balzo del 46,60%. 
MUn risultato davvero soddisfacente se si pensa che anche nel Paese iberico non esistono contributi all'acquisto, ma soltanto la riduzione del 75% della tassa annuale di circolazione in alcune città.

Quinta la Germania che ha fatto registrare un aumento del 36,23%. 

In questo Paese esistono da anni un sistema di incentivi e contributi (4mila euro per le elettriche e 3mila per le ibride plug-in), esportati tra l'altro nella vicina Austria. 

Le stazioni di ricarica sono numerose e bene organizzate, ma l'elettrico deve scontrarsi con lo scetticismo dell'Adac, l'Automobile club tedesco, che sostiene come le vetture prive di motore a scoppio non siano ancora convenienti rispetto a quelle a combustibile fossile, nonostante gli incentivi.


Sesto Paese per incremento di ricerche di auto green è il Belgio con un +31,64 per cento. 

Qui, dal 2016, sono in vigore ecoincentivi anche per le vetture a idrogeno.

Fanalino di coda, strano ma vero, l'Olanda con un aumento delle ricerche nel primo semestre di quest'anno di appena il 13,53% rispetto allo stesso periodo del 2016. 

Un dato che a prima vista suona come paradossale in un Paese che ha annunciato di voler fermare la vendita di nuovi veicoli a combustione già dal 2025 ma che si spiega con il fatto che il boom si è registrato già diversi anni fa.

Sul fronte dei modelli è interessante notare come si stiano imponendo all'attenzione generale le elettriche pure. 

In questo caso non stupisce il buon posizionamento di Tesla che qualche settimana fa ha lanciato l'"elettrica per tutti", la Model 3. 

Intanto la più costosa Model S si piazza al primo posto nelle ricerche di vetture a basso impatto ambientale in ben tre Paesi: Germania, Belgio e Austria. 

Le elettriche pure sono in cima alla classifica nei Paesi che possono godere di incentivi, contributi e di una fitta rete di stazioni di ricarica: in Francia, per esempio, spicca al primo posto la Renault ZOE, mentre la Nissan Leaf è seconda. 

Al terzo posto troviamo un'altra pura, la Tesla S. Nei Paesi in cui il sostegno governativo è ridotto o assente vincono le ibride: in Italia la più ricercata è la Toyota Auris, seconda la Yaris, terza la Lexus Nx. 

In Spagna podio tutto giapponese: prima la Toyota Auris, regina delle ibride, seconda la Lexus Rx, terza la Lexus CT 200.

"Attraversiamo una fase in cui l'interesse per le vetture a basso impatto ambientale è in forte crescita in tutta Europa anche se la presenza di incentivi e soprattutto dei contributi all'acquisto – spiega Tommaso Menegazzo, marketing manager di AutoScout24 Italia - rimane il discrimine fondamentale per il successo delle elettriche pure. 
In generale, però, possiamo affermare che nonostante i volumi di vendita siano ancora bassi, non altrettanto si può dire per il livello di attenzione di produttori e automobilisti nei confronti delle tecnologie 'verdi' applicate all'automotive".


L'AGPI di giugno. 

L'AGPI, l'indice che misura il costo medio di tutte le inserzioni presenti su AutoScout24 (oltre 415mila), ha toccato nel mese di giugno il valore di 14.256 euro, in aumento rispetto a maggio dello 0,5%. 

Per quanto riguarda la classifica delle vetture più ricercate si piazza prima sempre la Golf, seguita da Bmw Serie 3, Audi A3 e Audi A4. 

Quinta la Fiat Panda che precede due modelli della Mercedes, la Classe A e la Classe C e due della Bmw, la Serie 1 e la Serie 5. 

Chiude la classifica un'altra italiana, la Fiat 500 che ha appena compiuto sessanta anni.


A proposito di AutoScout24

AutoScout24 è la più importante piattaforma classified automotive online d'Europa. Consente alle persone di scegliere l'auto dei propri sogni in modo semplice, efficace e stress-free. 

 AutoScout24 permette a dealer e privati di vendere le proprie auto, nuove e usate, attraverso gli annunci pubblicati sul sito. 

Inoltre, AutoScout24 offre a concessionari, Case auto e altri attori del settore automotive, prodotti pubblicitari, come display advertising e lead generation. 

AutoScout24 fa parte del Gruppo Scout24, che opera nei principali mercati online del settore immobiliare e automobilistico in diversi paesi europei.



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BIOGAS PROTAGONISTA DEL FESTIVAL ECOFUTURO. CIB, STRATEGICA SINERGIA CON ALTRE FONTI RINNOVABILI

«Il biogas ha cambiato profondamente il paradigma dell'agricoltura tradizionale, rendendola più sensibile ai temi della sostenibilità e attribuendole un nuovo ruolo nel contrasto ai cambiamenti climatici. 

La digestione anerobica è qualcosa che va oltre la semplice produzione di bioenergie: è un'innovazione in grado di rendere l'agricoltura più innovativa intensificando le produzioni alimentari e assolvendo al contempo le nuove aspettative di tutela ambientale e sociale».

Il biogas, nelle parole dell'intervento di Piero Gattoni, presidente del CIB, è stato al centro dei temi di Ecofuturo, il festival delle eco tecnologie e dell'autocostruzione che si è appena concluso a Padova al Fenice Green Energy Park. Il festival, sviluppatosi attorno all'impegno ecologista di Jacopo Fo, Fabio Roggiolani e Michele Dotti.

Il Consorzio Italiano Biogas ha preso parte ai cinque giorni del festival presentando le buone pratiche dei soci e illustrando i benefici dell'unico settore delle rinnovabili dal quale si possono ottenere più forme di energia: elettricità, biometano e calore. Attualmente agli oltre 1500 impianti a biogas presenti sul territorio italiano corrisponde una potenza elettrica installata di circa 1200 MW. 

Con l'approvazione imminente di un nuovo decreto, il settore della digestione anaerobica potrebbe dar vita a una promettente produzione di biometano. Il testo del nuovo decreto prevede un target al 2022 di 1 miliardi di metri cubi di biometano, sufficiente ad alimentare l'attuale parco di veicoli a gas naturale. 

La produzione potenziale potrebbe spingersi fino a un massimo potenziale di 8 miliardi di metri cubi entro il 2030.

«Al fine di sfruttare il grande potenziale del biogas – spiega ancora Piero Gattoni – si deve immaginate uno sviluppo che ne esalti le peculiarità di flessibilità e programmabilitá. Nel dibattito sulla strategia Energetica Nazionale la digestione anaerobica merita un suo capitolo specifico, che segni una traiettoria in grado di supportare la produzione di Biometano per i trasporti, per il greening della rete del gas e per la cogenerazione, fino allo sviluppo di tecnologie innovative come il power to gas, in grado di convertire la produzione di elettricità è in esubero in gas naturale. Per realizzare questi vantaggi è fondamentale salvaguardare il parco a biogas elettrico dalla fase di uscita dagli inventivi prevista tra il 2022 e il 2027, in aggiunta alla nuova piattaforma di sostegno per il biometano». 

Il biometano è stato uno dei temi portanti della quarta edizione di Ecofuturo. Questo biocarburante avanzato ottenibile dal biogas rappresenta il vettore, tutto italiano, per la transizione a una nuova mobilità sostenibile e al greening della rete nazionale del gas. A Ecofuturo sono state illustrate la possibilità di intervenire in tempi rapidi sull'abbattimento delle emissioni inquinanti del trasporto pesante: camion, trattori ma anche navi. Attraverso tecniche di conversione degli attuali motori diesel in motori dual-fuel con utilizzo di biometano liquido, sarebbe possibile ridurre drasticamente l'impatto ambientale del trasporto pesante senza la necessità di rinnovare il parco mezzi esistente.

«Il settore del biogas – prosegue Piero Gattoni – deve lavorare insieme a quello della mobilità elettrica. La sinergia è fondamentale per massimizzare i risultati attesi. Ecofuturo rappresenta uno spazio importante per mettere in collegamento esperienze e mondi che operano per ottenere obiettivi comuni. L'approccio innovativo di Ecofuturo risiede nell'accettare le sfide tecnologiche e declinarle a sostegno di un futuro più sostenibile e attento alle interrelazioni sociali. Noi con il Biogasfattobene abbiamo accettato questa sfida».


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lunedì 17 luglio 2017

CARBON FOOTPRINT, GRUPPO CAP CERTIFICA LE PROPRIE EMISSIONI (E PROSEGUE NELL'IMPEGNO PER RIDURLE)

Tutti i programmi per rendere sempre più sostenibile la gestione del servizio idrico. 

In arrivo anche nuovi boschi urbani per compensare le emissioni generate dai cantieri. I progetti di Gruppo CAP. 

Dalle emissioni generate dai depuratori a quelle delle auto aziendali impiegate dai tecnici per la manutenzione di acquedotti e reti fognarie, dai consumi energetici alla CO2 emessa da uffici, laboratori e impianti del gruppo: un lavoro certosino, quello portato avanti da Gruppo CAP, l'azienda pubblica del servizio idrico metropolitano che ha deciso di mettersi alla prova e di contare, anzi rendicontare e far verificare a un ente esterno, le emissioni di gas effetto serra, per calcolare la propria carbon footprint, l'impronta di carbonio.

"Il nostro impegno nel migliorare la qualità del servizio idrico è costante anche dal punto di vista dell'impatto ambientale, commenta Alessandro Russo, presidente di Gruppo CAP. Impieghiamo già esclusivamente energia da fonti rinnovabili per le nostre attività, ma vogliamo fare ancora di più, con progetti concreti di economia circolare e cercando, anno dopo anno, di sviluppare programmi di sostenibilità sempre più ambiziosi".  

Il risultato dell'analisi della carbon footprint non è solo un numero (91.698 tCO2e per il 2016), ma un'intensa politica di sostenibilità che parte dall'analisi dell'impatto ambientale generato dalle attività del Gruppo nello scorso anno, per arrivare a programmare interventi e azioni di efficienza energetica e per impegnarsi nell'adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici.

Primo passo, appunto, calcolare la propria carbon footprint e ottenere la certificazione delle emissioni in atmosfera: una certificazione volontaria che non è prevista tra gli obblighi di legge per i gestori del servizio idrico, ma che Gruppo CAP ha scelto di effettuare con la consulenza di RINA, uno dei principali enti certificatori riconosciuti sul mercato.

Il totale delle emissioni di gas a effetto serra generate da Gruppo CAP per l'anno 2016 è appunto pari a 91.698 tonnellate di CO2 equivalente, in linea con il valore del 2015. La certificazione è un anello importante della politica ambientale dell'azienda idrica, riassunta nel Bilancio Ambientale 2016, che nelle prossime settimane verrà presentato dal Gruppo per rendicontare le proprie attività.

Un impegno a 360 gradi che include lo sforzo per contenere le emissioni di CO2: già nel 2016 il 47% dell'energia impiegata proveniva da fonti rinnovabili, anche autoprodotte dall'azienda, per esempio grazie alla produzione di 3.417.690 kWh negli impianti a biogas realizzati nei depuratori di Bresso e Peschiera Borromeo. E da gennaio 2017, grazie ai risultati della gara d'appalto indetta l'anno scorso insieme alle altre aziende pubbliche lombarde del servizio idrico riunite nella Water Alliance, il 100% dell'energia acquistata da Gruppo CAP è certificata green e proviene da fonti rinnovabili.

Tra le iniziative più recenti spicca il progetto per la carbon neutrality degli appalti, già partito nella zona Est dell'area metropolitana di Milano: lo scopo è ridurre l'impatto ambientale dei cantieri compensando la CO2 prodotta nelle attività lavorative grazie alla piantumazione di nuovi alberi, fino a far nascere un vero "Bosco CAP" nei comuni del Milanese.

Il progetto prevede azioni concrete a carattere locale, a partire dalla piantumazione e dalla cura di nuovi alberi nei comuni coinvolti dai principali cantieri dell'azienda idrica. Gli interventi di piantumazione raccolgono le raccomandazioni dell'UNFCC, la Convenzione Quadro delle nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici.

"Anche nelle strategie di adattamento al cambiamento climatico, il nostro punto di riferimento è la dimensione locale, il nostro territorio – spiega il presidente di Gruppo CAP Alessandro Russo –. I nostri cantieri sono indispensabili per garantire un servizio idrico efficiente e potenziare le reti di acquedotto e fognatura. Questo genera inevitabilmente costi ambientali che però possiamo compensare realizzando appalti sostenibili e carbon neutral: un progetto molto concreto, con l'obiettivo finale di migliorare la qualità della vita in linea con i Sustainable Development Goals, gli obiettivi di sviluppo sostenibile del Millennio indicati dalle Nazioni Unite (in particolare per l'Obiettivo 11 che mira a rendere le città e gli insediamenti umani più inclusivi)".

Il progetto è stato avviato da Gruppo CAP in collaborazione con il raggruppamento di imprese che si è aggiudicato l'appalto, composto dall'Impresa Edile Artifoni spa e dal Consorzio Imprese Riunite Geos, che hanno inserito la proposta di compensazione come elemento qualitativo dell'offerta di partecipazione alla gara per la manutenzione delle reti fognarie.



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Viessmann: al via la nuova inziativa ArchiEnergy Project, la progettazione virtuosa e sostenibile


Al via la nuova iniziativa Viessmann, volta a coinvolgere gli studi di architettura sul tema dell'efficienza energetica

Viessmann ha fatto della sostenibilità uno dei suoi valori-cardine, un impegno preso con i suoi partner e con i clienti.
Da queste premesse prende vita l'iniziativa ArchiEnergy Project - il nuovo progetto per la promozione trasversale della progettazione sostenibile ed efficiente - ideata dall'azienda in collaborazione con il giornalista Giorgio Tartaroesperto didesign e architettura, che coinvolge la rete dei Partner per l'Efficienza Energeticala folta schiera di professionisti consigliati da Viessmann.

ArchiEnergy Project si pone l'obiettivo di mettere in risalto quei professionisti dell'architettura che hanno realizzato interessanti progetti in ambito residenziale o commerciale. Una serie di interviste realizzate da Giorgio Tartaro metterà in luce le scelte fatte da ciascun architetto e progettista, partendo dalle esigenze dei committenti ed evidenziando come il tema dell'efficienza, del comfort e del risparmio energetico si possano oggi fondere in modo armonioso ed equilibrato con soluzioni innovative e performanti.

Le interviste saranno poi pubblicate sui i canali ufficiali Viessmannsia web che social, al fine di promuovere il lavoro di squadra e la realizzazione di progetti che siano in grado di soddisfare le richieste del cliente e che, al tempo stesso, rispettino il mondo che ci circonda, producendo il minimo impatto possibile su di esso.

I Partner per l'Efficienza Energetica Viessmann diventano in questo scenario dei veri e propri consulenti di sistemi efficienti, in grado di affiancare l'architetto nella scelta della soluzione migliore in termini di comfort, sicurezza, garanzia di funzionamento nel tempo, assistenza e integrazione estetica.

Il Progetto partirà da Roma oggi, 17 luglio,presso la Casa dell'Architettura, ospitata nel suggestivo scenario dell'Acquario Romano, per poi proseguire in altre città italiane.



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E.ON: 4 italiani su 10 sarebbero disposti ad investire in soluzioni energetiche più efficienti e sostenibili

Se avessero a disposizione un'ingente somma di denaro da spendere per la propria casa, quasi 4 italiani su dieci (37%) la impiegherebbero per aggiornare ed ottimizzare le soluzioni energetiche adottate, in modo da migliorarne l'efficienza. 

È quanto emerge dalla ricerca "Living in Europe" condotta da E.ON attraverso Kantar Emnid per analizzare i comportamenti legati alla vita domestica della popolazione di alcuni Paesi europei ed approfondire le modalità di utilizzo dell'energia, degli elettrodomestici e delle tecnologie.

La ricerca ha coinvolto 8.000 persone tra Italia, Germania, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Svezia, Turchia e Ungheria, che hanno espresso la propria opinione in merito ai benefici delle tecnologie in uso a casa propria, alla tipologia di investimenti per la propria abitazione, e alle tecnologie con il maggiore potenziale di sviluppo.

Tutti gli intervistati residenti negli 8 Paesi presi in esame confermano che, avendo una somma a disposizione da spendere per la propria abitazione, sarebbero inclini ad investire nell'ottimizzazione delle soluzioni energetiche utilizzate, con l'obiettivo di migliorarne l'efficienza e ridurre i consumi.
A dare questa indicazione anche il 37% degli intervistati nel nostro Paese, una percentuale superiore alla media europea (26%), così come emerso in Ungheria (51%) e Romania (34%).

L'acquisto di prodotti di arredo di design è invece al primo posto per il campione intervistato in Repubblica Ceca (39%), Germania (27%) e Svezia (31%) e Turchia (31%), mentre per gli italiani questa opportunità di investimento è preferita dal 21% degli intervistati, leggermente al di sotto della media (25%).

L'87% degli italiani afferma inoltre che gli apparecchi tecnologici presenti all'interno delle proprie abitazioni hanno reso la vita più semplice rispetto a quanto accadeva 10 anni fa, con una percentuale superiore alla media europea (72%). In linea con la media degli altri Paesi, invece, il dato che analizza come si sono evolute le tecnologie nel corso degli anni: per il 69% degli italiani si è verificato un incremento della sostenibilità e dell'efficienza energetica dei propri apparecchi domestici. 

Per quanto riguarda invece le previsioni per il futuro, il 45% degli italiani afferma che la mobilità elettrica sarà protagonista di uno sviluppo importante, al punto che nei prossimi 10 anni le auto elettriche supereranno in numero quelle a combustione: una indicazione in linea con quanto espresso dai cittadini residenti negli altri Paesi presi in esame (media 45%).

Anche la disponibilità di Wi-Fi gratuito è ritenuta molto probabile, e secondo il 44% degli intervistati nei prossimi dieci anni potrà coprire tutto il territorio nazionale; tuttavia, in questo caso Italia e Repubblica Ceca si differenziano con una percentuale molto più bassa (28%) rispetto agli altri Paesi.

Per quanto riguarda lo sviluppo delle fonti rinnovabili, per il 20% degli italiani esse costituiranno la fonte primaria per l'approvvigionamento di energia elettrica: una percentuale sotto la media europea (29%) e decisamente inferiore rispetto a quanto registrato in Paesi come Germania (43%), Svezia (35%) e Turchia (39%).

In linea con il proprio approccio basato sulla vicinanza e sull'attenzione nei confronti dei consumatori, E.ON con Kantar Emnid ha inteso indagare anche altri aspetti dei comportamenti domestici e della considerazione dei cittadini degli otto paesi considerati in materia di energia e tecnologie, con lo scopo di ottimizzare la propria offerta di soluzioni innovative in linea con le esigenze e le aspettative dei propri clienti.



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domenica 16 luglio 2017

CHIUDE ECOFUTURO 2017. OLTRE 180.000 CONTATTI IN CINQUE GIORNI. APPUNTAMENTO DAL 11 AL 15 LUGLIO 2018 AL GREEN ENERGY PARK LA FENICE DI PADOVA

L'ultima giornata del festival Ecofuturo nel Green Energy Park la Fenice di Padova si è aperta col raduno di veicoli elettrici e con la mobilità alternativa. 

Muoversi con mezzi elettrici non solo è economico ma anche necessario per ridurre in modo importante l'impatto dell'inquinamento sull'ambiente. 


Il tema dell'alleanza tra elettrico e biometano si è affiancato alla navigazione elettrica, fotovoltaica e con il bioGNL. 


Ed Ecofuturo è stato un successo anche per l'offerta di contenuti che sono stati graditi dal pubblico. 


180.000 contatti in 5 giorni su internet e sui social, grazie alla dirette video integrali degli appuntamenti, lo 0,5% di share televisivo nazionale attraverso dirette streaming, oltre 50 imprenditori e aziende del settore ecologico hanno portato al festival e presentato le loro nuove ecotecnologie, oltre 30 esperti e ricercatori ambientali. 


Questi sono i numeri di Ecofuturo2017, la quarta edizione del festival delle ecotecnologie e degli autocostruzione, che si è chiuso oggi pomeriggio.



Dai pannelli solari ripiegabili alle tecniche di ecodragaggio per ripulire le acque, fino a mezzi di trasporto completamente sostenibili. 

Passando per le auto elettriche, la conversione del trasporto pesante a bioGnl e il biogas, per il quale sono state illustrate, durante la cinque giorni di Ecofuturo, molte proposte concrete, portate dal Consorzio Italiano Biogas. 


E il #biogasfattobene assieme gli orti biodinamici sono state alcune delle soluzioni proposte da Ecofuturo per uno sviluppo armonico dell'agricoltura a difesa sia del benessere delle persone, sia del clima.


Queste due pratiche, infatti, non solo non emettono CO2 nell'atmosfera, ma addirittura la fissano nel terreno, per cui diminuiscono la concentrazione di gas serra nell'atmosfera. 


Sono state tante le tecnologie, alla portata di tutti, illustrate durante Ecofuturo perché il cambiamento parte dalla mutazione dell'atteggiamento delle persone che, grazie alle tecnologie, ora possono diventare protagonisti, naturalmente nel rispetto della natura. «Le uniche leggi inderogabili sono quelle di madre natura, noi possiamo e dobbiamo adattarci», ha commentato durante l'ultima sessione di questa mattina, l'onorevole Serena Pellegrino, Vicepresidente della Commissione Ambiente e lavori pubblici della Camera dei Deputati.


Ora chiusi i battenti dell'edizione 2017, la rete di Ecofuturo lavora per la prossima edizione che si terrà sempre a Padova e sempre al Green Energy Park la Fenice dal'11- 15 luglio 2018.

Foto: Elena Pagliai

 Ecofuturo 2017


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sabato 15 luglio 2017

ECOFUTURO: SUPERARE IL DIESEL: BIOGAS ED ELETTRICO POSSONO COESISTERE E COLLABORARE. LA MOBILITÀ PER LA TRANSIZIONE ENERGETICA OGGI A ECOFUTURO ECOFUTURO.


Ecofuturo 2017

SUPERARE IL DIESEL: BIOGAS ED ELETTRICO POSSONO COESISTERE E COLLABORARE. LA MOBILITÀ PER LA TRANSIZIONE ENERGETICA OGGI A ECOFUTURO ECOFUTURO.

ECOFUTURO È IL FESTIVAL DELL'ECOINNOVAZIONE CHE SI TIENE AL GREEN ENERGY PARK LA FENICE DI PADOVA

Oltre il diesel, per l'ambiente e il clima. Questa è stata il punto cardine della mattinata al Festival di Ecofuturo in svolgimento al Green Energy Park la Fenice di Padova. E la transizione delle fonti fossili alle rinnovabili passa attraverso il gas naturale, anzi il biogas che entro quindici anni potrebbe raggiungere il 12% dei consumi nazionali. Sulle prospettive del biometano in Italia è intervenuto, Lorenzo Maggioni del CIB-Consorzio Italiano Bio) gas che ha ribadito la preferibilità ambientale del biometano come biocarburante citando lo studio della DENA (l'Agenzia tedesca per l'energia) in base al quale le emissioni di CO2 sarebbero pari a quelle di un'auto elettrica alimentata da eolico. Maggioni poi sottolinea: «Ecco perché il CIB è fortemente interessato a che il potenziale italiano degli 8 miliardi di metri cubi di produzione di biometano al 2030 possa incominciare a essere finalmente erogato ai distributori. Le nostre aziende agricole sono pronte». Insomma la conversione dei motori endotermici anche diesel, a biometano è una realtà e riguarderà specialmente il trasporto pesante e quello navale che per parecchio tempo non saranno interessati dalla rivoluzione della mobilità elettrica. Ad affrontare questa tematica è stato Roberto Roasio, di Ecomotive Solutions che ha presentato una carrellata d'esempi partendo dal retrofit dei normali autocarri che ora può si può fare anche con il GNL (Gas naturale liquefatto) raggiungendo gli 800 chilometri l'autonomia dei mezzi, per arrivare alle imbarcazioni.

Successivamente Alessandro Giubilo di Flexienergy ha parlato dell'alleanza tra mobilità elettrica e biometano. «Per valutare e confrontare le auto elettriche con quelle a metano è necessario utilizzare l'indice WTW (dalla fonte alla ruota) che permette di rendere confrontabili tra loro diverse tecnologie propulsive e carburanti, sia dal punto di vista dell'efficienza del mezzo di trasporto, sia del rendimento della tecnologia». Il risultato di questa analisi nel caso dell'elettrico e del biogas è di assoluta parità. Entrambi i sistemi emettono 5 grammi di CO2 per chilometro, pochissimo se si pensa che in media un'autovettura a carburanti fossili emette tra i 180 e i 200 grammi di CO2 per chilometro.

«Nelle scelte della mobilità locale giocano un ruolo importante tutta una serie di relazioni che sono complesse. - ha detto in chiusura della sessione il vicesindaco di Padova Arturo Lorenzoni - Ci sono le modalità della logistica, le abitudini dei cittadini e quelle degli altri soggetti coinvolti nella questione della mobilità che sono rigide e che aumentano la complessità delle soluzioni, perché è necessario conciliare tutte queste diverse esigenze. Ma difficoltà a parte, penso che siamo avanti a una trasformazione che va al di la di ciò che ci siamo detti oggi, pensiamo solo a come trasformeranno la mobilità locale i veicoli a guida autonoma che, contrariamente a ciò che si pensa normalmente, non riguardano solo quella individuale.  sarà l'innovazione a guidare le scelte delle amministrazioni».





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venerdì 14 luglio 2017

Carovana delle Alpi 2017 - Sostenibilità ambientale, agricoltura sociale e turismo dolce le chiavi del successo



Carovana delle Alpi 2017
 Sostenibilità ambientale, agricoltura sociale e di qualità e turismo dolce 
 tra le chiavi del successo delle pratiche virtuose dell'arco Alpino premiate con le bandiere verdi di Legambiente. Bandiere nere assegnate ai pirati della montagna

Tre bandiere verdi ed una nera per il Piemonte, due bandiere verdi e due nere in Valle d'Aosta.
Tante le iniziative estive in calendario.

Legambiente: "Le Alpi risentono sempre di più degli effetti dei cambiamenti climatici. Urgente definire una politica nazionale che valorizzi le aree montane e coinvolga le comunità locali, replicando quegli esempi virtuosi già avviati sul territorio"

La sfida della sostenibilità ambientale e la lotta ai cambiamenti climatici passa anche per le Alpi. Patrimonio di inestimabile valore per i paesaggi e luoghi unici, oggi l'arco alpino italiano è anche la culla di tante esperienze virtuose, moderne e rispettose dell'ambiente, in grado di dar impulso ad una nuova economia e incentivare un turismo dolce, responsabile e rispettoso della natura. Buone pratiche montane che Legambiente racconta e premia con le tradizionali bandiere verdi di Carovana delle Alpi, la campagna che ogni anno monitora lo stato di salute dell'arco alpino analizzando le buone e cattive pratiche realizzate sul territorio da amministrazioni, imprese, associazioni e cittadini. Quest'anno sono ben 9 le bandiere verdi assegnate dall'associazione ambientalista su tutto l'arco alpino e che riguardano soprattutto diversi esempi virtuosi nell'ambito del turismo sostenibile, un bel segnale che arriva nell'anno internazionale del Turismo Sostenibile indetto dall'Onu. Il Piemonte ha ricevuto 3 bandiere verdi mentre 2 bandiere verdi sono state riconosciute a realtà valdostane.
 
Su tutto l'arco alpino sono in aumento le buone pratiche, ma non per questo gli atti di pirateria si placano. Se nel passato si osservava una maggior esplosione di progetti del tutto inusitati per follia e per dimensioni (nuovi villaggi turistici, grandi alberghi, ipermegafunivie in cima alle montagne), ora a fianco di un mondo che si va sempre più affermando in termini di sostenibilità, si reitera con caparbietà, sebbene su dimensioni più ridotte e meno creative, l'idea di una montagna che sta tra il luna park e il supermercato. Un luogo dove tutto può essere acquistato e consumato con leggerezza, nel caos più totale. Negli ultimi 150 anni le Alpi hanno registrato un aumento delle temperature di quasi due gradi centigradi, più del doppio della media globale dell'intero pianeta. Il recente Rapporto 2017 dell'Agenzia Europea per l'Ambiente (EEA) dedica un capitolo intero alle Alpi per avvisarci di come gli impatti del cambiamento climatico saranno particolarmente rilevanti in questa regione. Principalmente si evidenziano una forte diminuzione di estensione e volume dei ghiacciai, uno spostamento verso l'alto di specie animali e vegetali, un alto rischio di estinzioni di specie, un aumento del rischio di parassiti forestali, un aumento del rischio di frane e valanghe, variazioni del potenziale idroelettrico e riduzione del turismo sciistico. I Protocolli della Convenzione delle Alpi, in particolare il Protocollo turismo (ratificato non solo dall'Unione Europea, ma da tutti gli Stati alpini, Italia compresa) vengono per lo più ignorati dai titolari delle bandiere nere e non solo da questi. La Convenzione stessa è vissuta da quasi tutte le istituzioni come un costrutto astratto e lontano dalla realtà. Si dimentica che essa rappresenta un impegno per gli Stati e un appello agli abitanti dell'arco alpino ad agire congiuntamente per garantire un futuro degno di essere vissuto. Un buon motivo quest'ultimo affinché gli organi preposti (Governo e Parlamento) s'impegnino concretamente e in tempi brevi con normative adeguate (una per tutte quella sui voli a motore a fini ludici in montagna) per rendere più cogenti gli indirizzi, al fine di ottenere ovunque nelle Alpi una corretta applicazione della Convenzione stessa.

"Anche quest'anno con Carovana delle Alpi torniamo a premiare quelle realtà che già oggi promuovono uno sviluppo sostenibile della montagna, creando vivibilità per i residenti, promuovendo turismo di qualità e salvaguardando e valorizzando il territorio – dichiara Fabio Dovana, presidente Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta –. Di pari passo però non mancano i casi di malagestione della montagna, di un'idea distorta di sviluppo, che depreda le risorse ambientali e mortifica l'ambiente e il turismo sostenibile e di qualità. Per poter toccare con mano la realtà montana Legambiente ha in programma per i prossimi mesi un fitto calendario di iniziative organizzate dai circoli territoriali, un modo per tutti i cittadini interessati per conoscere e condividere insieme una visione di montagna capace di futuro" 
Bandiere Verdi. Come ogni anno, tra le bandiere verdi si osservano buone pratiche di conservazione delle risorse naturali, dall'acqua alle culture locali, fino alla salute degli abitanti, all'agricoltura sociale e all'agricoltura al femminile. Quest'anno, tra gli esempi più virtuosi del Piemonte si è distinta l'Associazione Dislivelli, che è riuscita, con il progetto "Sweet Mountains", a portare alla luce la ricca presenza di luoghi sostenibili ed accoglienti sulle Alpi occidentali (oltre duecento), dimostrando che sono le regioni più turisticamente "dimenticate", ma con un ambiente più integro, a mostrare i maggiori potenziali di sviluppo sull'arco alpino. Bandiera Verde quest'anno anche per l'Unione Montana Valle Maira (CN), per il coraggio e la lungimiranza nel definire il perimetro di sviluppo della Valle Maira, esprimendo con una buona delibera la propria contrarietà alla pratica di qualsiasi tipologia di accesso e di fruizione motorizzata a scopo ludico del proprio territorio. Ad aggiudicarsi la bandiera "green" di quest'anno c'è anche il Comizio Agrario di Mondovì (CN), che vanta un vero primato, ovvero quello di essere l'unico Comizio rimasto in Italia degli oltre trecento costituiti nella seconda metà del XIX secolo, con una attività mai interrotta, nonostante le avversità storiche, e che quest'anno festeggia i 150 anni di attività (1867 – 2017).  Bandiere verdi anche per la Valle D'Aosta, che vede in testa l'Associazione di Promozione sociale Forrest Gump e la Fondazione Sistema Ollignan Onlus, per la loro capacità di coniugare l'esigenza di occupazione reale delle persone disabili alla pratica dell'agricoltura di montagna, esente dall'uso di pesticidi fino alla coltivazione biodinamica, costruendo forti sinergie con il territorio in un'ottica di agricoltura sociale.
 
Bandiere Nere. Di tenore opposto sono le bandiere nere, a testimoniare appunto pratiche obsolete e poco lungimiranti che ancora una volta offendono il territorio senza offrire nuove e razionali prospettive di sviluppo (dal consumo di suolo, all'idroelettrico insostenibile, all'uso di mezzi motorizzati in aree sensibili, fino alle inutili e distruttive strutture sciistiche). A ricevere la bandiera nera quest'anno è il Comune di Rassa (VC), piccolo gioiello valsesiano di appena una settantina di residenti, a 920 metri sul livello del mare - finora fortunosamente risparmiato dalla cementificazione e dallo sviluppo selvaggio - per la sua proposta di realizzazione di un impianto idroelettrico ambientalmente insostenibile. Per la Valle d'Aosta, la bandiera nera spetta a Monterosa S.p.A., per il progetto di realizzazione di una pista da sci di discesa nel Vallone di Indren (Gressoney), spacciandola quale miglioramento di un percorso fuoripista, aggirando le normative e perseguendo progetti di fortissimo impatto sul territorio e sull'ambiente.
Infine, bandiera nera anche per l'Amministrazione Comunale di La Thuile, per il progetto di abbattimento di tutti gli edifici del villaggio minatori, detto anche villaggio "Padre Kolbe", in località Pera Carà, unica testimonianza di campo di prigionia fascista in Valle d'Aosta (Campo P.G. N. 101, Porta Littoria) e punto di interesse per un percorso di turismo minerario.
Iniziative. Tante e variegate le iniziative e gli eventi per questa XVII edizione della Carovana della Alpi: il 22 Agosto, a Courmayeur, è in programma l'iniziativa Guardiamo in faccia il cambiamento climatico! I nostri ghiacciai ce ne parlano, trekking degli ex-presidenti di CIPRA Internazionale e passeggiata sulla balconata della Val Vény, di fronte ai ghiacciai in triste ritirata; il 27 Agosto, a Gressoney-la-Trinité, verrà organizzato un trekking alla conca del Gabiet, per scoprire da vicino i danni che potrebbe provocare la progettata pista di discesa dalla sovrastante Punta Indren. Il 1 settembre, a Barge, nella biblioteca comunale, Legambiente presenterà il "Dossier idroelettrico", mentre il 3 Settembre, a La Thuile, è previsto un trekking alla scoperta del percorso delle vecchie miniere e degli edifici del campo di internamento fascista "Porta Littoria", unico campo di lavoro della Valle d'Aosta, i cui edifici rischiano di essere distrutti per far posto ad una zona artigianale; il 10 Settembre, a Doues, è previsto l'incontro con l'associazione "Forrest Gump", che promuove una felice sinergia tra agricoltura sostenibile e disabilità: seguirà la visita ai campi coltivati ed al laboratorio, realizzato in una struttura messa a disposizione dall'amministrazione comunale, e si concluderà la giornata con una breve passeggiata su percorso accessibile a persone con disabilità ed un festoso pic nic finale. Durante la giornata del 17 Settembre, presso il Castello Rocca de' Baldi, sarà consegnata la bandiera verde al Comizio Agrario di Mondovì, all'interno di un convegno sull'agricoltura sostenibile. Infine, il 30 Settembre ed il 1 Ottobre, a Monte Rosa Rando, nel contesto dell'iniziativa I colori dell'autunno, sarà organizzato un trekking di due giorni lungo i sentieri del Monte Rosa Rando, percorso di media quota che risale la val d'Ayas (iniziativa realizzata in collaborazione con il Consorzio Operatori Turistici della Val d'Ayas, Bandiera Verde 2016).


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