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giovedì 13 dicembre 2018

UTILITALIA LANCIA PRIMO REPORT DI SOSTENIBILITA’ DELLE AZIENDE DEI SERVIZI PUBBLICI


UTILITALIA LANCIA PRIMO REPORT DI SOSTENIBILITA' DELLE AZIENDE DEI SERVIZI PUBBLICI

'MISURARSI PER MIGLIORARSI'

 

COMPARTO "FINANZIARIAMENTE SANO", VALORE AGGIUNTO PARI A 10,5 MILIARDI

RISORSE REINVESTITE IN SERVIZIO IDRICO PER 49%, IN RETI ENERGIA PER 21%, IN AMBIENTE PER 9%

 

(Roma, 13 dicembre 2018) - Promozione delle buone pratiche, crescita infrastrutturale, innovazione e ricerca, sviluppo sostenibile. Questi i capisaldi delle aziende dei servizi pubblici che intendono entrare nel futuro. Ed è per questo che Utilitalia (la Federazione che riunisce quelle aziende, che si occupano di acqua ambiente e energia) lancia 'Misurarsi per migliorarsi', il primo rapporto di sostenibilità delle aziende associate (tra cui Hera, Iren, Acea, A2a, Smat) curato con la collaborazione della Fondazione Utilitatis, e presentato oggi a Roma in occasione dell'Assemblea generale delle Federazione che si terrà nella seconda parte della giornata.

 

I dati raccolti nel rapporto – grazie a un'analisi che ha censito 300 indicatori (economico-finanziari, tecnici, commerciali e di governance, entrando anche nello specifico dei comparti acqua, energia e rifiuti) ed è stata effettuata tra giugno e settembre su 127 aziende che complessivamente rappresentano l'88% dei lavoratori del sistema - raccontano che il comparto industriale è "finanziariamente sano", capace di generare investimenti per oltre 3 miliardi di euro e utili per oltre 1,5 miliardi. Le utility si caratterizzano per l'impiego di forza lavoro quasi esclusivamente a tempo indeterminato (oltre il 97%), con attività di formazione e potenziamento delle competenze che coinvolge l'82% dei lavoratori totali.

La ricchezza prodotta dalle utility è reinvestita dalle imprese nel servizio idrico per 1,5 miliardi (il 49% del totale), nello sviluppo e ammodernamento delle reti di distribuzione elettrica e gas per 665 milioni (il 21% del totale), nei servizi ambientali per 290 milioni (il 9% del totale) e in attività di ricerca e sviluppo per 81 milioni (il 2,5% del totale). Ammonta ad oltre 9 miliardi il valore delle gare pubbliche effettuate nel 2017. Il valore aggiunto totale prodotto dalle utility è pari a 10,5 miliardi, il 40% dei quali distribuito ai lavoratori sotto forma di retribuzioni e altri compensi (circa 4 miliardi complessivi). Il valore aggiunto distribuito agli azionisti (soggetti pubblici per oltre l'80%) è pari ad oltre 871 milioni (8,3%) e alla pubblica amministrazione – comprensiva di tasse sul reddito e canoni per l'uso di reti e aree – per 1,3 miliardi (12,2%).

Molto diffuse le certificazioni legate ai processi e all'organizzazione: l'80% del totale adotta sistemi di gestione per la qualità (ISO 9001), il 58% sistemi di gestione ambientale (ISO 14001) e il 47% sistemi per la gestione della salute e sicurezza dei lavoratori. Ancora modesta la presenza di donne nei consigli di amministrazione delle utility censite (29% del totale dei consiglieri) e tra i dirigenti (14%). Pur a forte prevalenza maschile – in particolare nelle qualifiche operaie – è verosimile un aumento dell'occupazione femminile tra gli impiegati.

 

"Questo report si inserisce nel nuovo quadro di politiche pubbliche seguite all'Accordo di Parigi e alla sottoscrizione dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile – dice il presidente di Utilitalia Giovanni Valotti - per i gestori di acqua, energia e rifiuti si tratta di obiettivi naturalmente connessi con la propria attività e la mission d'impresa. Il futuro delle utility italiane deve guardare a efficienza e risparmio energetico ed idrico, economia circolare, salvaguardia e riuso delle risorse, prevenzione dell'inquinamento, riduzione delle emissioni climalteranti e degli sprechi, biocarburanti, teleriscaldamento, rinnovabili e reti intelligenti per servizi di pubblica utilità; a questo bisogna affiancare l'innovazione tecnologica, la formazione dei lavoratori, la sicurezza, le pari opportunità".

 

Secondo il report di Utilitalia è diffusa tra le aziende la rendicontazione non finanziaria: 34 i bilanci di sostenibilità, corrispondenti al 76% del valore della produzione rappresentata. Nel 94% dei casi, il bilancio di sostenibilità viene approvato dal Cda o da altri organi amministrativi, e nel 76% dei casi presentato all'assemblea dei soci.

E' pari rispettivamente al 64% e all'80% la quota di energia elettrica e di calore prodotta da fonti rinnovabili e assimilate, corrispondenti a 22 milioni di tonnellate di CO2 evitate. Sono pari al 40% della quota d'obbligo i certificati bianchi conseguiti attraverso la realizzazione diretta di interventi di efficientamento energetico.

Superiore al 96% la quota di campioni di acqua potabile risultata conforme, distribuita attraverso una rete geo-referenziata nell'86% della sua lunghezza complessiva (pari a 273 mila km). Sono del 40,7% le perdite di rete, contro una media nazionale del 41,9% ed è pari all'85% la quota di fanghi di depurazione destinata al recupero, con un 5,4% destinato alla produzione di biogas.

La raccolta differenziata svolta dalle utility censite è pari al 55,2% dei rifiuti prodotti e pari al 49,5% la quota destinata al recupero di materia. Sono oltre 3 milioni gli abitanti serviti da sistemi di tariffazione tramite misurazione puntuale delle quantità di rifiuti prodotti e sono oltre il 50% i Comuni serviti da sistemi di raccolta porta a porta.

Ai settori di acqua, ambiente e energia si guarda tenendo in considerazione i 17 obiettivi sullo sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Da qui alle politiche e alle scelte messe in campo per la sostenibilità economica, sociale e ambientale, come per esempio l'impegno verso la decarbonizzazione, la mitigazione delle emissioni climalteranti, le iniziative di adattamento, il contrasto alla povertà e le azioni di inclusione sociale, il contributo allo sviluppo dell'economia circolare, la lotta agli sprechi e la salvaguardia delle risorse idriche.

 

Obiettivo del report è offrire un quadro della responsabilità economica, ambientale e sociale del comparto e misurare il valore aggiunto prodotto per lavoratori, azionisti, investitori, clienti, territori e istituzioni. Utilitalia intende così promuovere la rendicontazione non finanziaria all'interno del suo sistema associativo, oltre che fornire un contributo misurando il grado di performance.

"Utilitalia – osserva Valotti - ha scelto di promuovere la buona pratica della rendicontazione non finanziaria, ovvero della redazione di bilanci o report di sostenibilità. Misurare le nostre performance sarà veicolo di miglioramento per tutto il sistema di imprese associato, ponendo davanti ad amministratori e lavoratori i risultati realizzati e dunque il percorso per migliorarci. Ne risulterà accresciuto il nostro profilo di responsabilità, per contribuire nello svolgimento quotidiano delle nostre attività d'impresa alla sostenibilità e alla sopravvivenza del Pianeta".



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