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giovedì 29 settembre 2016

Simulare un impianto solare sulla propria casa: Panasonic lancia la prima piattaforma online gratuita che usa Google Maps e calcola costi e risparmio con il semplice inserimento del proprio indirizzo

Il servizio online consente di ottenere una stima personalizzata inserendo poche informazioni: le caratteristiche del tetto che vengono misurate dal software, l'esposizione al sole e il numero di abitanti della casa.


Milano, 29 settembre 2016 — Aiutare i cittadini proprietari di un immobile a saperne di più sull'energia solare. Ecco cosa è riuscita a fare Panasonic

La multinazionale giapponese ha lanciato un nuovo servizio online interattivo che consente di simulare in maniera immediata e gratuita l'installazione sul tetto di pannelli solari. 

La piattaforma si chiama "Simula il tuo impianto solare", utilizza un'applicazione di Google maps e permette di disegnare sull'immagine satellitare l'area di tetto disponibile, calcolando i benefici in termini di risparmio che si possono potenzialmente ottenere.

"Il costo dell'energia elettrica in Italia è tra più alti in Europa, e molti residenti non sono consapevoli della significativa riduzione che sarebbero in grado di ottenere nella propria bolletta grazie all'installazione di un impianto a energia solare" - Ha affermato Daniel Roca, Senior Business Developer di Panasonic – "Per questo motivo siamo davvero entusiasti di essere tra i primi produttori ad aiutare direttamente i proprietari di immobili a saperne di più sui significativi benefici dell'energia solare e sul modo in cui possono avviare il processo di passaggio a questa fonte di energia alternativa".

Come funziona:
"Simula il tuo impianto solare" funziona in maniera molto intuitiva, seguendo alcuni semplici passaggi:
-       Si inserisce l'indirizzo per raggiungere l'abitazione (casa singola o condominio) attraverso un'applicazione di Google Maps;
-       Si delimita con il mouse la parte di tetto disponibile;
-       Si inseriscono le caratteristiche generali del tetto (inclinazione sommaria; esposizione; presenza o meno di zone d'ombra; numero di componenti del nucleo familiare)
-       Si inserisce un indirizzo mail valido a cui saranno mandati i risulati della simulazione;

Solo allora, dati alla mano, gli utenti potranno scegliere di richiedere un preventivo e un appuntamento con un installatore. 

Panasonic lavora nel campo dell'energia solare da oltre 40 anni, con una percentuale di guasti eccezionalmente bassa, inferiori al 0,005%, e con oltre 3,7 milioni di moduli in funzionamento in tutta Europa. 

La società offre inoltre una estesa garanzia di prodotto, di 15 anni, su tutto il portafoglio di moduli.



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Spreco di cibo, le falle della filiera agroalimentare mandano in fumo 12 miliardi di euro

Ogni anno in Italia, dal terreno alla tavola, si sprecano oltre 5 milioni di tonnellate di cibo. 

Uno schiaffo per i 4,5 milioni di poveri, ma anche un problema economico e ambientale. 

L'analisi arriva dalla giornata di studio organizzata a Roma dall'associazione Greenaccord e Arsial Lazio.

Roma, 29 settembre 2016 - Lo spreco alimentare non è solo un tema etico ma rappresenta un fenomeno che ha un impatto devastante sull'ambiente, l'economia e la società globale. 

Ogni anno lungo la filiera mondiale dell'agroindustria si perdono 1,3mld di tonnellate di alimenti, dalla materia prima ai prodotti trasformati. 

Un fenomeno che si traduce in gravissimi danni economici e ambientali, oltre 800 milioni di persone non sfamate e ben il 7% delle emissioni di gas serra mondiale prodotte.

Se non si indagano in profondità i tanti aspetti del fenomeno, difficilmente si può arrivare a risolvere i problemi che esso provoca. 

Il messaggio arriva dalla giornata di studi "Il cibo prodotto, apprezzato, consumato, condiviso e che non si butta via", promossa dall'associazione culturale per l'informazione ambientale Greenaccord Onlus in collaborazione con Arsial (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l'Innovazione dell'Agricoltura del Lazio) in corso a Roma oggi nell'Aula Magna Augustinianum.

"È arrivato il momento di una seria riflessione sulla riconquista di valore, non solo economico ma anche etico e culturale del cibo" commenta il presidente di Greenaccord, Alfonso Cauteruccio. "Non solo gli attori delle filiere produttive e le catene di distribuzione ma ogni famiglia, soprattutto noi privilegiati residenti nel mondo ricco, è chiamato a ripensare i propri stili di consumo".

Un tema, quello dell'avvicinamento dell'eccedenza col bisogno, affrontato anche da Antonio Rosati, amministratore unico di Arsial (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l'Innovazione dell'Agricoltura del Lazio), che ha lanciato una serie di iniziative della Regione Lazio mirate all'educazione alimentare, fra cui 3 borse di studio da 5mila euro agli studenti degli istituti alberghieri, agrari e dei licei. 

"Distribuire il cibo a chi non ne ha è un impegno che dobbiamo prenderci nei confronti dei 4,5 milioni di poveri che vivono in Italia. Per far ciò – afferma Rosati – bisogna cambiare il modo di consumare che ogni anno ci vede disperdere oltre 5mln di tonnellate di cibo per un controvalore di 12,6 mld di euro".

A fornire numeri e scenari mondiali sul fenomeno dello spreco alimentare è stata Marcela Villareal, direttrice Divisione partenariati, attività promozionali e Sviluppo della Fao, che ha ribadito la necessità di una rivoluzione culturale: "Il 44% della popolazione mondiale negli Anni '80 viveva in estrema povertà. Oggi è il 10%, nonostante questo ci sono ancora 800 milioni di persone che soffrono di fame cronica". 

Per combattere queste realtà, spiega il rappresentante della Fao "serve promuovere grandi politiche sociali". Secondo uno studio dell'organizzazione Onu "un terzo del cibo prodotto al mondo viene perso durante il processo di produzione o sprecato durante la consumazione. Parliamo di 1,3 miliardi di tonnellate sprecate o perse ogni anno. Una quantità pari a quella che produce l'Africa in cibo". 

Come contrastare questi dati? "Serve realizzare gli impegni dell'Agenda 2030 - continua Villareal – che prevedono il dimezzamento degli sprechi e l'introduzione di sistemi di monitoraggio all'interno dei singoli Paesi".

Per Francesco Maria Ciancaleoni, area ambiente e territorio della Coldiretti, "lo spreco di cibo rientra nel più ampio tema della gestione dei rifiuti e Il ruolo dell'agricoltura è fondamentale per contribuire alle riduzioni di gas serra. 

In Italia la maggiore responsabilità è nel consumo visto che lì si contano il 54% delle perdite", ricorda il rappresentante della Coldiretti. 

"Un modello efficace è quello di prossimità che prevede il riavvicinamento tra chi produce e chi consuma. Si tratta di un modello che porta vantaggi sociali e ambientali concreti in termini di riduzione degli sprechi".




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Sardegna, le nuove miniere sono quelle del riciclo


Cagliari, 29 settembre 2016 – Preservare l'ambiente e creare ricchezza per il territorio? In Sardegna non solo è possibile, ma già si fa. Solo nel 2015 – fa sapere Cobat-Consorzio Nazionale Raccolta e Riciclo – sono state recuperate 4 mila tonnellate di rifiuti tecnologici, trasformati in nuove materie prime da reimmettere nel ciclo produttivo.

Un sistema virtuoso a chilometro zero, grazie alle aziende sarde che operano sul territorio, che permette all'isola di scoprire una nuova grande miniera che non danneggia il prezioso ecosistema e, al contempo, genera ricchezza e posti di lavoro.

Questo è quanto emerge dai dati regionali presentati da Cobat, lo storico consorzio italiano che si occupa di dare una nuova vita ai prodotti tecnologici, durante la tappa di Cagliari di Panorama d'Italia, il tour dedicato alle eccellenze tricolori organizzato dal settimanale Panorama.

Smartphone, tablet, elettrodomestici, batterie e pannelli solari. Tutti prodotti presenti nelle case dei sardi che, presto o tardi, vengono gettati.

La vera scommessa è trasformare questi rifiuti pericolosi che possono inquinare l'ambiente in una nuova miniera di materie prime come rame, piombo, argento e oro. Scommessa che in Sardegna è stata vinta grazie all'attività delle aziende di raccolta dell'isola partner di Cobat.

Sono infatti due i Punti Cobat – aziende autorizzate alla raccolta e allo stoccaggio di rifiuti tecnologici come Invesa di Domusnovas e Gisca Ecologica di Sassari – che hanno servito le isole ecologiche e le imprese di piccoli e grandi comuni, dal mare alla montagna.

"Da una batteria per auto di 14 kg – spiega Luigi De Rocchi, responsabile Studi e Ricerche di Cobat - siamo in grado di estrarre 8 kg di piombo che viene reimmesso nel mercato, con benefici per l'ambiente e per il sistema economico, che così non deve importare o estrarre nuove materie prime".

"I risultati ottenuti in Sardegna – continua De Rocchi – si devono principalmente alla straordinaria attenzione all'ambiente dei cittadini e delle imprese dell'isola. Lo testimonia anche il premio che abbiamo assegnato a giugno di quest'anno, con la campagna Cobat e il mare, alla marina di Villasimius, risultato il porto italiano più virtuoso nella gestione dei rifiuti e nell'attenzione all'ecosostenibilità e all'uso di fonti rinnovabili. Si tratta di una delle poche strutture al mondo a essere collocate all'interno di un'area marina protetta, che ha saputo coniugare sviluppo turistico e rispetto dell'ambiente."

Luigi De Rocchi, responsabile Studi e Ricerche di Cobat, interverrà al dibattito "I grandi incontri di Focus: Ambiente, Clima ed Energia Ecosostenibile", che si terrà giovedì 29 settembre alle 18 presso l'Auditorium Comunale, piazza Dettori 8, Cagliari.

Antonio Fais, responsabile del Punto Cobat Invesa, interverrà al dibattito "Cagliari, eccellenze si diventa", che si terrà venerdì 30 settembre alle ore 10 presso il MEM-Mediateca del Mediterraneo, via Goffredo Mameli 164, Cagliari.

Panorama d'Italia è un tour organizzato dal settimanale Panorama per scoprire le eccellenze della Penisola. Con eventi, incontri e dibattiti, l'iniziativa coinvolge dieci città italiane.

Per il calendario completo degli eventi di Cagliari, clicca qui.




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Tutti in sella per la BIKE CHALLENGE 2016 di FIAB: la competizione che premia le aziende che vanno al lavoro in bicicletta.

#biketowork con FIAB-Federazione Italiana Amici della Bicicletta:
  • Fino al 31 ottobre l'avvincente sfida "su due ruote" tra aziende e lavoratori di tutta Italia.
  • Tra le prime 500 organizzazioni iscritte anche Fondazione Cariplo, Gruppo FS Italiane, Siemens, Gruppo Intesa Sanpaolo, ANAS, TIM, Lavazza, Rai, Sky, KPMG, oltre a numerose università, comuni, regioni, enti ospedalieri e realtà di piccole dimensioni.
  • A Milano, Roma e Torino competizioni di territorio in concomitanza con la sfida nazionale.

Milano, 28 settembre 2016 - È partita con grande slancio e prosegue fino al 31 ottobre la seconda edizione italiana di BIKE CHALLENGE, la divertente sfida tra luoghi di lavoro promossa da FIAB-Federazione Italiana Amici della Bicicletta, per stimolare aziende, dipendenti e collaboratori a scegliere la bicicletta per gli spostamenti quotidiani, al lavoro o nel tempo libero, nello spirito #biketowork. Vince l'organizzazione che mette in sella la percentuale più alta dei propri lavoratori.

La competizione (che ha preso il via il 16 settembre nella 3^ Giornata Nazionale BikeToWork con l'invito "Anch'io vado al lavoro in bicicletta!" di un sorridente Vincenzo Nibali, protagonista della campagna FIAB) conta, in tutta Italia, già 520 aziende e organizzazioni iscritte per un totale di 7.000 persone pronte a pedalare nei tragitti casa-lavoro e nel tempo libero e a competere tra loro e con chi, fino al 31 ottobre, vorrà mettersi in gara. Sono numeri significativi e in costante aumento.

"Parlare di mobilità sostenibile e di cosa si dovrebbe fare per realizzarla non basta. La Bike Challenge è un'iniziativa concreta, simpatica, gratuita e, soprattutto, coinvolgente che incoraggia le persone a provare a utilizzare la bicicletta, almeno una volta, negli spostamenti quotidiani e in particolare nei tragitti casa-lavoro - spiega Giulietta Pagliaccio, presidente FIAB. - Saranno loro stessi a scoprire come sia piacevole, veloce ed economico muoversi in città sulle due ruote e come questa modalità possa, facilmente, diventare una sana abitudine che unisce i benefici dell'attività motoria con quelli del risparmio energetico e della riduzione della mobilità "pesante" e che contribuisce, certamente, ad avere città meno inquinate, più belle e più vivibili".
La sfida è aperta a tutte le realtà, pubbliche e private, piccole e grandi. Chi vuole partecipare deve semplicemente iscriversi, entro il 25 ottobre, creando un account sul sito www.biketowork.it. A questo punto basta pedalare (almeno 10 minuti), registrare le pedalate tramite l'APP LoveToRide, in italiano, (o l'APP Ride Report, in inglese) e, nello spirito di squadra, cercare di convincere tanti altri colleghi a recarsi al lavoro in bicicletta.

La competizione si conclude il 31 ottobre
e molti sono i premi in palio (catalogo completo qui
), tra cui soggiorni nelle strutture ricettive del circuito Albergabici.it. Non conta, quindi, quanti chilometri avrà totalizzato ogni azienda, ma quante persone avranno pedalato.

Fondazione Cariplo, Gruppo FS Italiane, Siemens, Gruppo Intesa Sanpaolo, ANAS, TIM, Lavazza, Rai, Sky, KPMG - tanto per fare qualche nome - ma anche molte Università e Ospedali di tutta Italia, comuni piccoli e grandi, enti regionali e piccole imprese risultato tra le prime 500 realtà iscritte alla BIKE CHALLENGE 2016, che ha una classifica nazionale consultabile su www.biketowork.it (con diverse categorie in base alle dimensioni della realtà iscritta) e classifiche locali parallele nelle aree metropolitane di Milano, Roma e Torino, per le quali sono previsti ulteriori premi riservati alle imprese di questi territori.

A dieci giorni dall'inizio della challenge, la classifica nazionale delle grandi aziende, ad esempio, vede in testa Arpa Piemonte che ha messo in sella già il 6% dei propri lavoratori.

Nel capoluogo lombardo - teatro lo scorso anno della prima edizione italiana di BIKE CHALLENGE con 92 imprese e oltre 2.000 persone partecipanti per un totale di 300.000 km in bicicletta tra casa e lavoro nell'arco di un mese e mezzo - la BIKE CHALLENGE 2016 è organizzata da FIAB in collaborazione con il Comune di Milano e conta già 2.500 lavoratori/ciclisti in gara e ben 180 aziende iscritte, tra cui la Fondazione Cariplo che riserva una grande attenzione alle tematiche e alle iniziative di mobilità sostenibile.

Primo anno, invece, per la BIKE CHALLENGE a Torino organizzata in partnership con Regione Piemonte, Città di Torino, Città Metropolitana di Torino, Università di Torino, Agenzia Piemontese per la Mobilità, 5T e che ha già coinvolto 2.800 lavoratori di 155 aziende sul territorio. Una di queste ha dichiarato: "La Bike Challenge è un ottimo strumento di team building, capace di rimettere in gioco gli ormai logorati meccanismi di appartenenza ad un'impresa e di attivare, tra i colleghi, una positiva competizione di squadra per raggiungere, pedalando insieme, un obiettivo condiviso".
L'agenzia Roma Servizi per la Mobilità è partner, infine, della BIKE CHALLENGE nella capitale che conta, ad oggi, 75 aziende iscritte e 800 lavoratori pronti a impegnarsi nell'usare la bici per raggiungere i rispettivi posti di lavoro.

BIKE CHALLENGE fa parte di un più ampio progetto europeo di BikeToWork, al quale partecipano 12 paesi sotto la guida di ECF-European Cyclists' Federation, di cui FIAB è partner per l'Italia. Tra le altre attività in programma anche la consulenza e l'audit che porta alla certificazione di azienda bike-friendly, in base a parametri condivisi a livello europeo. La conquistano le organizzazioni che adottano politiche in grado di incentivare l'uso della bicicletta e che rendono le proprie sedi accoglienti per i ciclisti dotandole, ad esempio, di adeguati parcheggi o anche di spogliatori e docce.

Tutti coloro che al termine della BIKE CHALLENGE 2016 continueranno a pedalare, anche dopo il 31 ottobre, registrando con regolarità i loro tragitti tramite le APP LoveToRide o Ride Report, potranno aggiudicarsi i bellissimi premi mondiali in palio fra tutti gli iscritti alla piattaforma LoveToRide, tra cui un viaggio in Croazia e uno nella British Columbia (Canada), che saranno assegnati a fine marzo 2017.

Per informazioni e iscrizioni alla BIKE CHALLENGE 2016: www.biketowork.it



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martedì 27 settembre 2016

Veve, l’elettrodomestico che funziona come orto verticale senza terra sbarca a Brescia e Milano

Veve, il primo orto aereoponico, che produce la quantità necessaria di vegetali e piccoli frutti per una famiglia di quattro persone sarà a Milano in Darsena il 29-30 settembre e a Brescia a Supernova 1-2 Ottobre.

Veve - Vegetali in verticale, il primo orto verticale aereoponico, porta il modello base per essere visionato a Milano e Brescia, un’occasione unica per scoprire il modello che sarà lanciato sul mercato prossimamente. 
Veve è un orto speciale dove le radici delle verdure e ortaggi risultano sospese nell’aria e gli elementi nutritivi vengono erogati tramite nebulizzazione, con uso ridotto di acqua e energia. Con una missione: un orto in ogni casa per garantire cibo fresco e local. 
Il 29-30 settembre Veve sarà in esposizione, accompagnato dal suo creatore a Milano, presso la Darsena dei Navigli, dalle undici del mattino alla sera. 
Nel Weekend 1-2 ottobre invece sarà ospitato dalla kermesse di Supernova a Brescia, l’evento sull’innovazione presentato da TalentGarden.

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«Veve, è l’unico orto verticale aeroponico vero e proprio, pensato per il segmento consumer, che svolge una triplice funzione», spiega Matteo Sansoni l’ideatore che ha sviluppato Veve all’interno dell’incubatore clean tech Progetto Manifattura
«La prima è quella di garantire la sicurezza alimentare, dato che ognuno da Milano a Shanghai con un semplice balcone, una terrazza inutilizzata o anche un angolo di una stanza può avere frutta e verdure fresche e controllate direttamente. La seconda è quella nutrizionale: l’orto Veve può fornire a una famiglia di 4 persone il fabbisogno giornaliero di vitamine e nutrienti per una dieta sana. Infine riattiva il processo di restituzione del valore al cibo: stando a contatto ogni giorno con ciò che consumiamo impariamo il valore del cibo e impariamo a non sprecare».
Veve è perfetto anche per i piccoli balconi di condominio e adatto anche per i meno esperti: fa tutto lui ed è semplicissimo da utilizzare. 
La quantità di prodotto è rilevante. 
In un solo mq di spazio, sul balcone, minigiardino, terrazza si possono coltivare 200 piante, l’equivalente di un orto orizzontale di oltre 20 mq
 Secondo i primi test, grazie alla tecnologia aeroponica le piante assorbono meglio gli elementi nutritivi aumentando la produttività. 
Veve produce in media circa 200 kg di frutta, verdura e aromi per la vostra cucina. 
L’equivalente di una spesa biologica di più di 500euro all’anno.
«Interessante anche per i ristoranti o per quegli esercizi di ristorazione che vogliono aromi e verdura fresca veramente a KM zero, anzi a centimetri zero», continua Matteo Sansoni.
Veve è indicato per una dieta sana perché produce verdura 100% naturale: i nutrienti sono biologici e per questo non potranno verificarsi contaminazioni da concimi chimici. 
È ideale per chi intende controllare direttamente la propria produzione di ortaggi in maniera comoda dalla propria casa.
Grazie alla sua posizione verticale è adatto a tutti, dato che non serve piegarsi a terra per raccogliere pomodori, insalata o fiori di zucca. Non occorrono lavorazioni pesanti tipiche della coltivazione orticola.
Evviva Veve l’orto senza fatica!

PONTE STRETTO: WWF, SCONSIDERATO RILANCIARE PROGETTO

CON 8,5 MILIARDI DI EURO SI POTREBBE REALIZZARE UN PIANO PER IL SUD


“Invece di pensare ad opere in perdita che graverebbero ulteriormente sui conti dissestati dello Stato il Presidente del Consiglio dovrebbe garantire il rispetto del decreto 187/2014 che ha portato ad avviare le procedure di liquidazione della concessionaria pubblica Stretto di Messina SpA (SDM SpA) e dei rapporti tra questa e il Generale Contractor Eurolink, dopo che quest’ultimo non aveva rispettato l’obbligo di fornire garanzie dal punto di vista tecnica e finanziaria sulla realizzazione dell’opera”. 


Lo si legge in una nota del WWF Italia che da sempre contesta il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina.

“Tra l’altro in oltre 13 anni di nuove progettazioni i proponenti del progetto non sono mai riusciti a dimostrare come l’opera, valutata nel 2010 in 8,5 miliardi di euro (oltre mezzo punto di PIL), possa essere ripagata da flussi di traffico veicolare estremamente modesti - aggiunge l’associazione -. Le risorse destinate al Ponte potrebbero essere destinate ad opere veramente necessarie per il rilancio del Mezzogiorno, quali: mettere in sicurezza il territorio di Calabria e Sicilia; raddoppiare le linee ferroviarie che collegano Messina a Palermo e Catania, potenziare la linea tirrenica ferroviaria tra Battipaglia e Reggio Calabria e la linea ferroviaria jonica che collega Reggio Calabria a Taranto; intervenire sul sistema dei porti tra Gioia Tauro, Villa San Giovanni, Reggio Calabria e Messina e garantire un sistema di traghettamento veloce e frequente per l’Area dello Stretto”.

“Continuare a pensare di realizzare un ponte di oltre 3 km in una delle aree a più elevato rischio sismico del Mediterraneo (il terremoto del 1908 di magnitudo 7.1, che rase al suolo Messina e Reggio Calabria, è il più grave registrato in Italia negli ultimi 100 anni) e in una delle zone di maggiore pregio per la biodiversità, tutelata dalla norme comunitarie, è semplicemente un’idea sconsiderata”.
Roma, 27 settembre 2016

A Olbia raccolte 264 tonnellate di oli lubrificanti usati. Il COOU: isole ecologiche soluzione al problema dei fai da te

OLBIA, 27 SETTEMBRE 2016 - 264 tonnellate di oli lubrificanti usati raccolte in Provincia di Olbia nel 2015, su un totale di 3.260 tonnellate recuperate nella Regione Sardegna

Sono i dati resi noti dal Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati nella conferenza stampa che si è tenuta nell’ambito di CircOLIamo, la campagna educativa itinerante che punta a sensibilizzare l’opinione pubblica e le amministrazioni locali sul corretto smaltimento dei lubrificanti usati. 

Questa mattina i ragazzi delle scuole hanno visitato il villaggio CircOLIamo partecipando agli educational loro dedicati e sfidandosi a “Green League”, il progetto che prevede un sistema di giochi online finalizzati all’educazione ambientale.

“Siamo onorati della presenza del Coou nella nostra città - dichiara l’assessore ai servizi per la tutela dell’ambiente e del verde Gesuino Satta. E’ importante la campagna di sensibilizzazione che fate coinvolgendo i bambini, che sono gli uomini e le donne del futuro. La scommessa che facciamo, col vostro supporto, è quella di fornirvi, quando tornerete, dei dati di raccolta più importanti. Creeremo le condizioni adeguate potenziando l’ecocentro, ed educheremo la gente a livello capillare nei territori, insieme a voi – conclude Satta - diffondendo questo tema in tutte le scuole e frazioni, organizzando delle giornate mirate, calendarizzandole da subito e propagandando il vostro messaggio attraverso i nostri centri mobili”.

Nel 2015 il Consorzio – che coordina l’attività di 73 aziende private di raccolta e di 4 impianti di rigenerazione – ha raccolto in tutta Italia 167.000 tonnellate di olio lubrificante usato, un dato vicino al 100% del potenziale raccoglibile. 

“I risultati sono soddisfacenti – ha spiegato Marco Paolilli, responsabile della rete di raccolta del COOU ma il nostro obiettivo resta quello di raccoglierne il 100%”. 

Per questo motivo il Consorzio ha ideato la campagna educativa itinerante CircOLIamo, che in due anni toccherà tutti i capoluoghi di provincia italiani; una campagna a zero emissioni, perché la quantità di CO2 generata sarà compensata attraverso interventi di forestazione in grado di assorbire la CO2 immessa in atmosfera.

“La piccola parte che sfugge ancora alla raccolta – ha continuato Paolilli – si concentra soprattutto nel ‘fai da te’: per intercettarla abbiamo bisogno del supporto delle amministrazioni locali per una sempre maggiore diffusione di isole ecologiche adibite anche al conferimento degli oli lubrificanti usati”. 

Attivo dal 1984, il COOU ha contribuito con il proprio lavoro a ridurre in misura significativa non solo l’inquinamento ambientale, ma anche i consumi di acqua, materia e suolo. 

L’effetto positivo sul consumo di acqua (water footprint) ha portato a un risparmio netto cumulato di 2,3 miliardi di m3 di oro blu; trent’anni di recupero degli oli usati hanno consentito inoltre di evitare il consumo di 6,4 milioni di tonnellate di materia prima vergine (material footprint), mentre dall’analisi di carbon footprint del sistema emerge un risparmio netto cumulato di emissioni climalteranti di 1,1 milioni di tonnellate di CO2 equivalente; grazie al riciclo degli oli come basi lubrificanti rigenerate sostitutive di basi lubrificanti vergini, è stato risparmiato il consumo di 7.306 ettari di suolo (land footprint).

Telefonando al numero verde del Consorzio, 800 863 048 o collegandosi al sito www.coou.it, è possibile avere informazioni su come smaltire correttamente il proprio olio usato e il recapito del raccoglitore più vicino. 

L’olio usato può essere estremamente dannoso per l'ambiente e per la salute umana: 4 kg d'olio - il cambio di un'auto - se versati in acqua inquinano una superficie grande quanto un campo di calcio. 

Ma questo rifiuto costituisce al contempo una importante risorsa economica per il nostro Paese, perché può essere rigenerato e tornare a nuova vita con le stesse caratteristiche del lubrificante da cui deriva; dal 1984 ad oggi la rigenerazione dell’olio lubrificante ha consentito un risparmio complessivo di 3 miliardi di euro sulle importazioni di petrolio del nostro Paese.
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