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mercoledì 16 agosto 2017

Siccità e fiumi agonizzanti, Legambiente punta il dito contro le eccessive captazioni idroelettriche e agricole


 
"Per evitare nuove crisi idriche non servono nuovi invasi ma occorre diminuire le pressioni antropiche sui nostri fiumi"


Negli ultimi 150 anni le Alpi hanno registrato un aumento delle temperature di quasi due gradi centigradi: più del doppio della media globale dell'intero pianeta. Un effetto dei cambiamenti climatici sempre più repentini che questa estate hanno dato vita a fenomeni apparentemente in contrasto come lo scioglimento repentino dei ghiacciai e, allo stesso tempo, all'emergenza siccità con l'asciutta di interi corsi d'acqua.

"Anche se per quest'estate sembra passata la fase più critica sul fronte siccità occorre mantenere alta l'attenzione sulle politiche da attivare per farci trovare pronti alla prossima crisi idrica -dichiara Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta-. Se in queste settimane alcuni hanno evocato la necessità di nuovi invasi da costruire in montagna, noi crediamo che nuove colate di cemento non siano la risposta adeguata ai cambiamenti in atto e, anzi, siamo convinti che sulle nostre montagne, come nei nostri fiumi, sia urgente avviare un percorso di resilienza. Di fronte a fasi meteoclimatiche sempre più polarizzate e persistenti occorre adeguare politiche e abitudini ataviche, da una maggiore attenzione al risparmio idrico domestico al passaggio ad un'agricoltura meno idroesigente, fino ad una riflessione sull'impatto che un certo tipo di centrali idroelettriche hanno sui corsi d'acqua".

Lo sfruttamento dell'acqua per la produzione di energia elettrica nei decenni ha permesso di soddisfare una consistente parte dei fabbisogni elettrici degli italiani. Gli impianti di taglia superiore ai 10 MW –si legge nel rapporto di LegambienteL'idroelettrico. Impatti e nuove sfide ai tempi dei cambiamenti climatici- rappresentano circa l'83% della potenza installata totale, quelli di taglia da 1 a 10 MW circa il 14% mentre gli impianti più piccoli il restante 3%. Più del 70% della potenza installata è costituita da impianti grandi in esercizio prima degli anni '70. Al contrario le installazioni degli ultimi anni sono quasi del tutto riconducibili a impianti ad acqua fluente con potenza inferiore a 1 MW e con risultati non elevati in termini di produzione. Nel 2014 un totale di 2304 impianti idroelettrici di potenza inferiore ad 1 MW ha prodotto solo il 2 per mille dell'energia elettrica complessivamente consumata.

"E' facile prevedere che gli oltre 2000 nuovi impianti di piccola taglia in progetto in Italia, con oltre 3000 km di corsi d'acqua derivati, possano mettere fortemente a rischio fiumi, torrenti e rii per produrre quantità di energia estremamente basse –mette in guardia Fabio Dovana-. In Piemonte il 44% dei fiumi non raggiunge il buono stato ecologico previsto per tutti i corsi d'acqua entro il 2015 e le cause sono da cercare anche nei troppi prelievi idrici ad uso agricolo e idroelettrico. E' quindi indispensabile una moratoria su questo tipo di impianti e un rafforzamento dei controlli sulle captazioni idriche esistenti e sul rispetto del deflusso minimo vitale dei fiumi, così come sarebbero da incrementare i misuratori di portata sulle prese d'acqua. Al tempo stesso è agli impianti "grandi" che bisogna guardare con maggior attenzione per mantenere la produzione idroelettrica nei prossimi anni. Ossia alle centrali più antiche, dove è fondamentale realizzare interventi capaci di migliorarne notevolmente l'efficienza e ridurre l'impatto sui bacini idrografici".

La difficoltà nel raggiungere in Piemonte il "buono stato" ecologico dei corsi d'acqua previsto dalla Direttiva Quadro sulle Acque sta rimarcando la necessità di ridurre l'impatto ambientale anche da parte delle derivazioni con particolare attenzione a quelle a uso idroelettrico. In Piemonte è normale prassi che in estate siano in asciutta totale molti tratti del fiume Po e dei suoi affluenti. Il fiume Dora Baltea (To) presenta invece magre invernali e notevoli portate in estate in virtù del consistente scioglimento dei ghiacciai valdostani. Nel tratto Carema-Ivrea il fiume è di fatto sotteso a canali che alimentano le varie centrali. Quattro le traverse di derivazione d'acqua per alimentare sette impianti per la produzione di energia elettrica di media potenza (1MW-2MW) e altri tre impianti autorizzati ma non costruiti. Sul fiume Stura di Demonte (Cn) la criticità rilevata ripetutamente è relativa alla scala di risalita ittiofauna. Si tratta di un caso esemplare, ma risultano altre analoghe criticità relativamente ad altri impianti idroelettrici. L'assenza di queste strutture insieme ad un ridotto deflusso minimo vitale mette a repentaglio l'ittiofauna ivi comprese alcune specie di grande pregio come il Temolo Pinna Blu (Thymallus thymallus). Anche sul torrente Grana (Cn), nella valle omonima, insistono ormai diverse centraline idroelettriche e altri progetti sono in fase istruttoria. I torrenti Sessera e Dolca (Bi) sono subissati da molti impianti idroelettrici ad acqua fluente, posti tra loro a cascata senza interruzione di continuità. Allo stesso tempo la captazione del Rio Ghiaon (Al) appare fuori norma a beneficio di un impianto per la produzione di energia idroelettrica ad acqua fluente. Tra i casi piemontesi c'è anche una testimonianza su quanto il microidroelettrico possa stravolgere piccole vallette sconosciute, ma di pregio naturalistico, con la costruzione di un piccolo impianto sotto i 100 KW. E' il Rio Cornaschi, un affluente di destra del Po a Paesana (Cn).

"Per decenni i nostri fiumi sono stati maltrattati –aggiunge il presidente di Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta-. Ora sono urgenti politiche che portino a rinaturalizzare i corsi d'acqua piemontesi e che mettano in campo azioni di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici". Questa la ricetta di Legambiente per rispondere nei prossimi anni agli effetti sempre più evidenti del clima che cambia.




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lunedì 14 agosto 2017

TRENTINO. KJ2. PECORARO SCANIO: «ABBATTERE ORSI È UN ARRETRAMENTO PER L'ITALIA. UN DANNO PER AMBIENTE E ANCHE PER TURISMO»

«Nel 2006, Italia e Trentino protestarono duramente contro l'uccisione dell'orso Bruno, il plantigrado Jj1, da parte delle autorità bavaresi. Oggi l'Italia è criticata anche in Europa». 

Così Alfonso Pecoraro Scanio, ministro dell'Ambiente, nel 2006, quando fu ucciso l'orso Bruno, critica la decisione del Trentino: 

«È la prima volta che in Italia si ordina di uccidere un animale protetto come l'orso. Un paese civile ha modalità e possibilità di garantire la sicurezza, senza ricorrere a questi interventi estremi».     

«Quando cercammo di addormentare l'orso Bruno – continua l'ex ministro dell'Ambiente -, per riportarlo in Italia, proprio il Trentino criticò duramente la Baviera. La Spd bavarese chiese le dimissioni del ministro regionale dell'Ambiente che aveva ordinato l'uccisione. Spero che tutte le forze politiche prendano le distanze da questa scelta. L'Italia è sempre stata rispettata in Europa per la qualità della tutela delle specie a rischio come orsi e lupi. Fare un passo indietro è un danno per l'ambiente ma anche per quel turismo sensibile e sostenibile cui si rivolge anche il Trentino».


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sabato 12 agosto 2017

WWF PER GIORNATA MONDIALE DELL'ELEFANTE


 
 
 
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GIORNATA MONDIALE ELEFANTE

WWF: Un nuovo studio mostra che il  mercato cinese di avorio si riduce ancor prima del bando 'interno'

 Il 12 agosto si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale dell'elefante di cui nel mondo, sono presenti due specie, l'africano e l'asiatico.  Sono previste celebrazioni un po' in tutto il mondo, come in Malesia l'Elephant Film Festival organizzato  dal WWF locale, con proiezioni di pellicole dedicate alla specie.

Accanto ai numeri drammatici del bracconaggio, ogni 25 minuti un elefante viene ucciso in Africa illegalmente, il WWF segnala un punto a favore della specie, come effetto delle misure di controllo del mercato  di avorio più volte invocate.

Dopo l'annuncio della Cina alla fine dell'anno scorso di un divieto domestico  d'avorio entro la fine del 2017, le indagini TRAFFIC e WWF hanno scoperto che il numero di prodotti  di avorio destinati al mercato - sia legali che illegali in Cina - è diminuito accanto a un crollo dei prezzi.

All'inizio del 2017  i ricercatori del TRAFFIC e del WWF hanno intrapreso una serie di indagini sui mercati, compreso quello on-line,  per valutare il loro status dopo l'annuncio del divieto domestico in Cina e l'efficacia delle misure conseguenti. I risultati sono stati  pubblicati oggi nel nuovo rapporto "WWF "Revisiting China's ivory market in 2017.".

Al momento del suo annuncio, il divieto è stato ampiamente salutato dalla comunità internazionale come una misura che avrebbe cambiato le regole del gioco, capace di invertire il declino delle popolazioni selvatiche di elefanti africani.

La Cina si è anche impegnata a chiudere  oltre un terzo delle fabbriche di avorio accreditate e i negozi al dettaglio entro il 31 marzo 2017, con i restanti due terzi da chiudere prima del 31 dicembre 2017.

 "Sebbene rimangano alcune sfide per l'attuazione, questi dati sono molto  incoraggianti – ha dichiarato il WWF – Sembra che il bando di avorio sia finalmente entrato in pista".

I ricercatori hanno anche documentato i prezzi per gli oggetti d'avorio e hanno trovato una differenza significativa tra quelli nei mercati legali e illegali. Nel mercato avorio legale, il prezzo medio delle bacchette avorio è stato di 542 dollari per  paio, i corrispondenti prezzi nel mercato illegale sono stati 153 dollari per un paio di bacchette, inferiore del 72%. Rispetto al 2012, il prezzo medio delle bacchette avorio nel mercato illegale è diminuito del 57%. I dati provenienti da questi controlli dimostrano inoltre che il prezzo dell'avorio grezzo  è fortemente crollato negli ultimi anni: a Pechino di circa il 20-25% tra il 2015 e il 2016 e del 50% nel 2017.

"Questa tendenza dovrebbe facilitare gli sforzi di applicazione della legge e aumentare la consapevolezza dei consumatori circa l'illegalità del commercio", ha continuato il WWF - Questo è un anno critico per il divieto di vendita di avorio in Cina ed è fondamentale essere vigili nel monitoraggio dei suoi impatti. Tra le tante sfide che restano, quella di garantire che l'avorio stoccato non entri illegalmente nei mercati in Cina o all'estero".

 Il WWF ricorda che ogni anno, il bracconaggio uccide tra i 20.000 e i 30.000 esemplari di elefanti africani a causa del commercio illegale di avorio, alimentato dalla criminalità organizzata globale e incrementato dalla grande domanda proveniente dai paesi asiatici. Solo negli ultimi dieci anni, gli elefanti africani sono diminuiti di oltre il 20%.

Roma, 12 agosto 2017




 

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venerdì 11 agosto 2017

CACCIA - WWF: IN BASILICATA TAR 'BOCCIA' CALENDARIO VENATORIO 2016/2017



 

 

 

 

 

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CACCIA 

 

IN BASILICATA TAR 'BOCCIA' 

CALENDARIO VENATORIO 2016/2017


ACCOLTO IN VIA DEFINITIVA IL RICORSO DELLE ASSOCIAZIONI 

WWF: "Dimostrazione che la tutela della fauna è potestà statale e i pareri Ispra vanno ascoltati"

  

 

La Sezione Prima del Tar di Basilicata ha accolto in via definitiva  il   ricorso presentato da  ENPA– LAV – LIPU – WWF ITALIA contro il Calendario Venatorio 2016/2017 perchè  non aveva rispettato quanto contenuto nel parere dell'Ispra in merito a diverse disposizioni riguardanti principalmente i periodi e le specie cacciabili.

  

Per il WWF si tratta di un pronunciamento molto importante che   dimostra  che la tutela della fauna selvatica e della biodiversità sono e restano di piena potestà statale e che le Regioni non possono far finta che il parere Ispra non ci sia, come accaduto in modo clamoroso in Basilicata. 

Fondamentale, inoltre, che tra le conseguenze della decisione del Tar ci sia quella di adeguare le date di chiusura ed apertura della stagione venatoria al dettato della Direttiva europea, che prevede il rigoroso divieto di caccia durante il periodo della riproduzione e della migrazione prenuziale.

 

Il WWF chiede quindi alla Regione Basilicata di adeguare in autotutela in toto il Calendario Venatorio 2017/2018 alle disposizioni della Sentenza per evitare nuovi contenziosi.

 

Più in generale l'Associazione ribadisce la richiesta dei giorni scorsi fatta al Presidente della Regione, parallelamente a quella rivolta a tutti governatori,  relativa all'«L'esclusione di qualsiasi ipotesi di apertura anticipata della caccia a qualsiasi specie; il divieto di attività venatoria per tutto il mese di settembre per consentire agli habitat e alla fauna di recuperare condizioni fisiologiche soddisfacenti; una verifica dopo il mese di settembre per valutare la situazione; un'azione capillare di contrasto al bracconaggio» per le difficilissime situazioni in cui si trovano molti animali selvatici a seguito delle eccezionali ondate di caldo ed alla drammatica siccità che sta interessando molte regioni italiane.

 

  

Roma, 11 agosto 2017



 




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giovedì 10 agosto 2017

INRETE Distribuzione Energia (Gruppo Hera) e BHGE sperimentano un nuovo sistema di recupero energetico dalla decompressione del gas

Un innovativo sistema di recupero energetico dalla decompressione del gas metano; lo stanno sperimentando INRETE Distribuzione Energia, società del Gruppo Hera per la distribuzione di energia e gas, e Baker Hughes, a GE company (BHGE). 

Si tratta di un turbo espansore di taglia medio-piccola e di nuova concezione che, grazie alle sue dimensioni, può essere installato nelle cabine di decompressione del gas metano distribuito dalle reti urbane. 

INRETE sperimenta questa nuova applicazione in veste di promotore e collaudatore. L'obiettivo, per la società del Gruppo Hera, è identificare tecnologie innovative per ridurre il fabbisogno energetico delle attività svolte, recuperando energia, ove sia possibile, e continuando a garantire ai cittadini servizi di qualità, riducendone sempre più l'impatto ambientale. 

Il carattere innovativo del progetto sta nell'applicazione al sistema di distribuzione gas del brevetto EGPT, che prevede un turbo espansore abbinato a una pompa di calore transcritica a CO2 (che utilizza l'anidride carbonica come vettore termico). 
Questo abbinamento consente un uso altamente efficiente dell'energia elettrica prodotta, utilizzata in parte per il preriscaldo del gas impiegato nel processo e, per la parte eccedente, immessa nella rete di distribuzione cittadina. 

L'utilizzo di questa tecnologia, prodotta da BHGE nello stabilimento fiorentino di Nuovo Pignone, azienda leader nel settore delle turbomacchine e da sempre orientata a favorire lo sviluppo di soluzioni tecnologiche innovative che possano aiutare l'industria energetica e sviluppata in collaborazione con INRETE Distribuzione Energia, consentirà, quindi, un recupero di energia con una significativa riduzione del consumo di gas necessario al processo di distribuzione. 

I dati del progetto, che dovranno essere verificati al termine della sperimentazione ora in corso in una cabina di decompressione della rete gas di Bologna, identificano un potenziale recupero energetico pari a oltre 1.600.000 kWh annui, abbinato a un minor consumo di gas di processo pari a oltre 30.000 standard metri cubi/anno. 

Una volta terminata la sperimentazione del prototipo, se saranno confermate le prestazioni attese, questa tecnologia, che sarà prodotta industrialmente da BHGE, potrà essere installata in molte altre cabine di decompressione del gas metano del Gruppo Hera.



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Bergamo: a Settembre la Cool Zone. E Porta Nuova diventa un'oasi verde

DENTIX, BEST WESTERN HOTEL CAPPELLO D'ORO E M1.LLE STORIE&SAPORI INSIEME PER I MAESTRI DEL PAESAGGIO

A SETTEMBRE LA COOL ZONE IN CENTRO CITTA'


Bergamo, 10 agosto 2017 –Un tributo alla città di Bergamo e alla sua manifestazione più green: Dentix, il colosso spagnolo leader nel settore della cura dentale, Best Western Hotel Cappello D'Oro, storica realtà cittadina, e il ristorante M1.lle Storie e Sapori regalano a bergamaschi e turisti un'installazione a tutto green in Porta Nuova, nel cuore del centro cittadino, in occasione de I Maestri del Paesaggio, dal 7 al 24 settembre.

Proprio di fronte alle tre attività, che si susseguono dal civico 12 al 18 in Viale Papa Giovanni XXIII, l'installazione progettata dall'arch. paesaggista Fulvia Giorgioni sarà una vera e propria oasi che ricreerà in piccolo gli allestimenti di Piazza Vecchia, luogo simbolo della manifestazione. 

Una"cool zone"fatta di alberi, piante, tavoli e palloni giapponesi che, ritagliando un angolo di pace nella movimentata Porta Nuova, farà vivere anche in città bassa l'atmosfera de I Maestri del Paesaggio, quest'anno ispirata al "cool landscape", con evidente richiamo ai temi del riscaldamento globale.

"Siamo da sempre molto sensibili rispetto ai problemi ambientali, per questo non potevamo che accettare l'invito a sostenere I Maestri del Paesaggio allestendo una cool zone in centro– commenta Corrado Zambonelli, direttore del Best Western Hotel Cappello D'OroE' un impegno perfettamente in linea con lo spirito green che da anni caratterizza le politiche di gestione degli Hotels Best Western in Italia, un piccolo contributo per sostenere una maggiore sensibilizzazione, e anche un onore perché ci permette di prender parte a una manifestazione, ormai di respiro internazionale, che coinvolge la città da parecchi anni. Siamo sicuri che sarà una bella sorpresa anche per i nostri ospiti internazionali".

Lo stesso spirito green anima anche Paolo Marzo, Marketing Manager Dentix Italia, che spiega: "Contribuire all'allestimento significa per noi valorizzare la bellezza del cuore di Bergamo bassa. Da sempre Dentix sceglie per le sue cliniche le location più suggestive delle città italiane: non potevamo perdere questa occasione per offrire a tutti i nostri pazienti una versione ancora più moderna della nostra clinica. E' anche un modo per omaggiare la splendida città di Bergamo, in cui Dentix ha aperto la sua prima clinica in Italia nel dicembre 2014".
Entusiasta anche la partecipazione di M1.lle Storie & Sapori, il caffè, bistrot, wine-bar, ristorante, che, oltre alle sue apprezzate proposte enogastronomiche, contribuirà ad offrire a bergamaschi e turisti una verde oasi di pace, occasione per riflettere sui temi ambientali, con un'attitudine…cool.

L'installazione sarà aperta a tutti, 24 ore su 24, dal 7 al 24 settembre.

«I Maestri del Paesaggio è la kermesse che da sette anni porta a Bergamo i migliori progettisti del paesaggio e le espressioni più interessanti del landscaping internazionale. Per la settima volta la città sarà, dal 7 al 24 settembre, al centro della cultura del paesaggio, e la bellissima piazza-gioiello di Bergamo Alta diverrà ancora una volta emblema di una riflessione attraverso un esercizio e un allestimento temporaneo che ogni volta stupisce e qualche volta divide, ma sempre affascina e attrae migliaia di visitatori. Ogni anno la piazza reca l'impronta stilistica dell'architetto paesaggista che la concepisce ed è coerente con il focus dell'International Meeting, che riunisce per due giorni a Bergamo i più importanti paesaggisti al mondo. Quest'anno il tema proposto dal paesaggista olandese Lodewijk Baljon è "COOL LANDSCAPE" e grande è l'attesa per un'installazione che, come ha detto Baljon stesso, "svilupperà il tema della coolness sia in senso letterale - di raffreddamento e di ombreggiatura - sia rifacendosi allo stile e all'attitudine "cool", che indica disinvoltura e eleganza ed è riconducibile proprio alla cultura italiana con la nozione estetica di "Sprezzatura" nata in epoca rinascimentale."La manifestazione, da sempre catalizzatrice di attenzioni a livello nazionale e internazionale, è organizzata dall'Associazione Arketipos  insieme al Comune di Bergamo  con il sostegno di Regione Lombardia, Camera di Commercio, Fondazione Lombardia per l'Ambiente, Università degli Studi di Bergamo, Parco dei  Colli di Bergamo e quest'anno del Consolato Paesi Bassi in Italia. Inoltre ogni anno aziende multinazionali e del territorio collaborano alla riuscita della manifestazione con sponsorizzazioni economiche e tecniche, oltre che di idee, che contribuiscono a fare de I Maestri del Paesaggio un'occasione vivace di divulgazione della cultura di paesaggio e di intrattenimento per migliaia di visitatori.»



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Giornata Mondiale del Leone. WWF : "IL TRISTE DECLINO DEL RE DELLA SAVANA"

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ANIMALI
GIORNATA MONDIALE DEL LEONE
WWF: "IL TRISTE DECLINO DEL 'RE DELLA SAVANA'


Il leone, il re della savana, il più conosciuto, amato e temuto tra tutti gli animali del nostro pianeta è oggi in drammatico declino. I dati diffusi dal WWF nella Giornata Mondiale del Leone che si celebra in tutto il mondo, dimostrano che per questa specie c'è ben poco da festeggiare.

La specie, estinta da tempo in tutto il Nord Africa, oggi corre forti rischi nell’Africa occidentale dove rimangono poche centinaia di individui.

Il futuro di questo spettacolare felino sta assumendo tinte fosche in tutto il continente africano: tre quarti delle popolazioni studiate sono in declino e in soli 21 anni (che equivalgono a tre generazioni di questi animali) abbiamo perso il 42% dei leoni che popolavano il continente africano. 
 
Secondo le stime dell’IUCN è probabile che in Africa sopravvivano meno di 20.000 leoni in un territorio che copre solo l‘8% del loro precedente areale. Solo negli ultimi decenni i leoni si sono estinti in ben 12 paesi dell’Africa subsariana.

Ma sappiamo davvero tutto sul comportamento del leone? Ecco sei curiosità che non avreste mai immaginato:

- Il leone non è il re del continente africano come tutti si immaginano. Esiste una sottospecie di leone asiatica, Panthera leo persica oramai drammaticamente minacciata di estinzione. Più piccolo e più chiaro il leone asiatico sopravvive in India nel Parco Nazionale di Gir in poche centinaia di esemplari.
- I leoni sono a tutti gli effetti grandi carnivori. Eppure in caso di necessità possono integrare la loro dieta con con alcune verdure. I ricercatori hanno constatato che leoni del deserto del Kalahari possono mangiare una buona dose di zucche selvatiche, anche per dissetarsi
- Il leone maschio non è solo un pessimo cacciatore (gran parte delle attività di caccia viene infatti svolta dalle femmine) ma è anche un pessimo latin lover. I suoi accoppiamenti, per quanto frequenti, durano una manciata di secondi.
- I leoni sono oggi minacciati dalla distruzione del loro habitat, dal conflitto con le comunità locali e dal bracconaggio. Le ossa di questi poveri animali, al pari delle tigri, vengono utilizzate per i rimedi della medicina tradizionale.
- Il ruggito del leone è un importantissimo sistema di comunicazione nei leoni. Può essere udito fino a 8 km di distanza e permette di mantenere le relazioni tra gli individui del branco.
- Il leone in Africa è praticamente assente al di fuori delle aree protette. Solo in Sud-Africa questo felino sta espandendo il suo areale grazie a progetti di ripopolamento funzionali anche all’ecoturismo.

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Roma, 10 agosto 2017

martedì 8 agosto 2017

Mitsubishi Electric pubblica il report ambientale per il 2017


Mitsubishi Electric Corporation (TOKYO: 6503) ha annunciato lo scorso 19 luglio 2017 l'immediata pubblicazione del report ambientale del gruppo Mitsubishi Electric per l'anno fiscale terminato nel mese di marzo 2017. 

Nel report sono documentati i risultati e gli obiettivi raggiunti grazie alle iniziative in materia di ambiente del gruppo.

Il report analizza le operazioni di Mitsubishi Electric e delle sue 109 affiliate giapponesi e 79 estere, con particolare attenzione all'impegno volto a soddisfare gli obiettivi e implementare le politiche definite nel piano ambientale triennale del gruppo Mitsubishi Electric.

Lanciato nel mese di aprile 2015 come ottavo progetto triennale dell'azienda per l'azione ambientale, il piano mette in particolare evidenza quattro aree di attività: 
1) contribuire alla realizzazione di società a basse emissioni di anidride carbonica, 
2) contribuire alla creazione di società basate sul riciclo, 
3) garantire l'armonia con la natura,
4) rafforzare le basi della gestione ambientale.

Mitsubishi Electric continua ad aumentare gli impegni in materia ambientale, prendendo in considerazione i fattori globali, ad esempio il raggiungimento dei target definiti dagli Obiettivi di sviluppo sostenibili (SDG o Sustainable Development Goals) delle Nazioni Unite.

L'azienda è determinata a diventare una "azienda green leader a livello mondiale" per contribuire alla creazione di società prospere in grado di offrire sostenibilità e stili di vita sani, sicuri e confortevoli.

Report on line al link:
www.mitsubishielectric.com/company/environment

lunedì 7 agosto 2017

Cnr: Mediterraneo, specchio dei cambiamenti climatici

Il Mare Nostrum sta rispondendo al global warming molto rapidamente. 

In particolare, l'evaporazione è maggiore di precipitazioni e apporti fluviali, temperatura e salinità aumentano ad un tasso due volte e mezzo maggiore rispetto alla seconda metà del XX secolo e superiore a quello degli oceani. 

A documentarlo su Scientific Reports un team di oceanografi dell'Istituto di scienze marine del Cnr, del National Oceanography Centre di Southampton (Uk) e dell'Institut National des Sciences et Technologies de la Mer di Salamboo (Tunisia)


"Il Mar Mediterraneo è una delle regioni più soggette all'aumento delle temperature e alla riduzione delle precipitazioni, dove gli effetti del global warming si manifestano più rapidamente che negli oceani, anche perché i tempi di ricambio delle acque sono relativamente brevi rispetto a quelli di un oceano". 

A parlare è Katrin Schroeder, ricercatrice dell'Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche di Venezia (Ismar-Cnr), che sul tema ha coordinato due studi internazionali pubblicati sulla rivista Scientific Reports in collaborazione con il National Oceanography Centre di Southampton (Uk) e l'Institut National des Sciences et Technologies de la Mer di Salamboo (Tunisia). "Nel Mediterraneo l'evaporazione è predominante rispetto alle precipitazioni e agli apporti fluviali e, nel bacino orientale, siccità e temperature hanno recentemente raggiunto livelli record rispetto agli ultimi 500 anni".

L'Ismar-Cnr analizza da oltre vent'anni le caratteristiche dell'acqua in transito nel Canale di Sicilia, punto di contatto tra i bacini orientale e occidentale del Mediterraneo. 

"I dati dello studio evidenziano che dalla fine del 1993 ad oggi le proprietà termoaline (temperatura e salinità) dell'acqua proveniente dal Mediterraneo orientale, tra i 300 e 600 metri di profondità, hanno subito rilevanti variazioni. In particolare, la rapidità con cui stanno aumentando è di due volte e mezzo maggiore rispetto a quella osservata nel Mediterraneo orientale nella seconda metà del XX secolo ed è di un ordine di grandezza superiore a quella che si osserva negli oceani (nel caso della temperatura, 0,05 gradi all'anno nel Mediterraneo orientale, 0,005 gradi all'anno nell'oceano globale)", prosegue la ricercatrice Ismar-Cnr. 

"Il Mediterraneo può essere assimilato a una macchina che importa acqua superficiale poco salata e di bassa densità dall'Atlantico, e la trasforma al suo interno mediante processi complessi che coinvolgono la produzione di acque più calde e salate, poi esportate verso l'Atlantico, dalle profondità dello Stretto di Gibilterra".

Nel Canale di Sicilia il flusso d'acqua proveniente dai due bacini si dispone su due livelli: l'acqua di origine atlantica, meno salata e più leggera, occupa lo strato superficiale e si muove verso est, mentre quella intermedia generata dall'intensa evaporazione nella regione orientale, più pesante, si muove verso il bacino occidentale nello strato inferiore. 

"Le proprietà fisiche dell'acqua intermedia determinano quantità, temperatura e salinità dell'acqua profonda generata nel Mediterraneo nord-occidentale. Queste due ultime caratteristiche del livello profondo sono molto stabili e sono sempre state considerate un importante punto di riferimento per quantificare ogni minimo effetto dei cambiamenti climatici", conclude Schroeder. 

"Consideriamo che per circa mezzo secolo il loro contenuto salino e di calore è aumentato gradualmente, mentre dal 2005 questi parametri stanno crescendo a velocità doppia rispetto al periodo 1960-2005. Da allora si parla di transizione del Mediterraneo occidentale, un periodo di eventi di formazione di grossi volumi di acqua profonda particolarmente calda e salata, che ha segnato l'inizio di un drastico mutamento nella struttura degli strati intermedi e profondi del bacino occidentale. Questi dati suggeriscono quindi una veloce transizione verso un nuovo equilibrio che si riverbera sull'ecosistema marino profondo".



Didascalie immagini:

 
Attività a bordo della nave RV Urania: campionatore e sonda Ctd (conducilibilità-temperatura-profondità) mentre stanno per essere calati in mare dalla nave oceanografica Urania.
Credit: Carolina Cantoni, Ismar-Cnr Trieste

Grafico:
l'immagine mostra l'aumento di temperatura e di salinità, presa dall'ultimo articolo pubblicato (leggenda immagine: Evoluzione temporale di temperatura e di salinità a 400 m di profondità nel Canale di Sicilia)


La scheda
Chi: Istituto di scienze marine del Cnr; National Oceanography Centre (Noc) di Southampton (Uk); Institut National des Sciences et Technologies de la Mer (Instm) di Salamboo (Tunisia).

Che cosa: Studio sulla reazione del Mar Mediterraneo ai cambiamenti climatici pubblicato su Scientific Reports. 'Rapid response to climate change in a marginal sea' K. Schroeder, J. Chiggiato, S. A. Josey, M. Borghini,S. Aracri&S. Sparnocchia https://www.nature.com/articles/s41598-017-04455-5 Published online 22 June 2017. Doi:10.1038/s41598-017-04455-5

Studio sui cambiamenti repentini nelle acque profonde mediterranee pubblicato su Scientific Reports. 'Abrupt climate shift in the Western Mediterranean Sea' K. Schroeder, J. Chiggiato, H. L. Bryden, M. Borghini & S. Ben Ismail https://www.nature.com/articles/srep23009 Published online 11 March 2016. doi:10.1038/srep23009


Il ruolo delle biomasse legnose nel raggiungimento degli obiettivi previsti dalla SEN. Le proposte di AIEL per il raggiungimento degli obiettivi al 2030

IL CONTRIBUTO DELLE RINNOVABILI TERMICHE ALLA SFIDA DELLA DECARBONIZZAZIONE
 
"La nuova Strategia Energetica Nazionale (SEN) elaborata dai Ministeri dell'Ambiente e dello Sviluppo Economico si pone dei giusti obiettivi, ma a nostro avviso sbaglia le modalità con cui intende raggiungerli". 

Domenico Brugnoni e Marino Berton, rispettivamente presidente e direttore generale di AIEL, Associazione italiana energie agroforestali che raggruppa oltre 500 imprese della filiera legno-energia, commentano così il documento di programmazione e indirizzo del settore energetico nazionale, che traghetterà il nostro Paese al 2030, verso il raggiungimento dell'ambizioso obiettivo del 27% di energia da fonti rinnovabili che renderebbe l'Italia lo Stato membro più virtuoso a livello europeo. 

Un obiettivo così sfidante si può raggiungere grazie anche al contributo delle rinnovabili termiche che rappresentano la principale tipologia energetica rinnovabile consumata nel nostro Paese: 10,6 Mtep secondo il report 2015 del GSE. 

"Al contrario, la SEN - sottolinea Brugnoni - sottovaluta il ruolo strategico delle biomasse di origine forestale e agroforestale per la generazione di calore ed energia elettrica. È necessario invece che la SEN riconosca il contributo delle biomasse al raggiungimento degli obiettivi di produzione di energia termica rinnovabile al 2030, senza dimenticare l'importanza della valorizzazione energetica di legna, cippato e pellet ottenuti grazie alla gestione forestale sostenibile che genera positive ricadute ambientali e occupazionali sul territorio". In realtà, una maggiore incidenza delle fonti rinnovabili nei consumi termici è la risposta più efficace per favorire la decarbonizzazione e una maggiore autonomia energetica".

Nell’ambito della termica la visione del futuro energetico nazionale proposta da AIEL privilegia un mix sostenibile e diversificato di fonti energetiche rinnovabili: "esistono - interviene il direttore di AIEL Marino Berton - ampi margini di ulteriore crescita in tutti i settori,  dalla geotermia al solare termico, dalle pompe di calore ad alta efficienza alle diverse declinazioni della valorizzazione energetica delle biomasse.  L’obiettivo della SEN è di arrivare al 2030 con il 28-30% di energia termica rinnovabile nei Consumi Finali Lordi, partendo dall’attuale valore di 19,2%. Un balzo di 10 punti percentuali in dieci anni che può essere raggiunto solo attraverso una visione di sviluppo complessiva ed integrata delle diverse tecnologie delle rinnovabili. Le bioenergie che già oggi danno il principale contributo alla produzione di energia termica rinnovabile, possono avere margini di ulteriore crescita e la SEN dovrebbe tenerne conto in maniera molto più decisa. Affidare in larga misura la svolta energetica nel segmento del riscaldamento a una tecnologia pur promettente come le pompe di calore ci sembra insufficiente rispetto ai risultati che la SEN propone di raggiungere. In realtà, grazie all'integrazione tra sistemi, oggi possiamo sfruttare al meglio più fonti rinnovabili, pensiamo ad esempio al solare termico in abbinamento al riscaldamento a biomassa, una soluzione a cui la SEN ha riservato scarsa attenzione".

Un punto critico riguarda gli impatti emissivi degli impianti a biomasse solide. In realtà, negli ultimi 15 anni sono stati fatti notevoli passi avanti dalle industrie della filiera legno-energia, grazie a ingenti investimenti in ricerca e sviluppo. 
I produttori di generatori a biomasse legnose stanno compiendo un grande sforzo nella ricerca e sviluppo di soluzioni tecnologiche sostenibili dal punto di vista dell'impatto sulla qualità dell'aria. 
Per promuovere i risultati di questo impegno, AIEL ha creato lo schema di certificazione volontario Aria Pulita, che attesta in modo semplice e trasparente la qualità ambientale degli apparecchi in termini di riduzione delle emissioni di particolato.

"Riteniamo - prosegue Berton - che nel settore del riscaldamento domestico sia necessario promuovere il turnover tecnologico, grazie alla diffusione degli incentivi previsti dal Conto Termico, le cui opportunità sono poco sfruttate. La sostituzione di un vecchio apparecchio a biomassa con uno di ultima generazione riduce le emissioni anche del 60%. Il 55% degli impianti domestici alimentati a legna è stato installato prima del 2000: oltre 4,5 milioni di apparecchi hanno più di venti anni e l’attivazione di un percorso per le loro sostituzione con generatori a biomasse legnose di moderna concezione determinerebbe uno straordinario miglioramento di efficienza e il più che dimezzamento delle emissioni".

Nella sfida alla progressiva decarbonizzazione del sistema energetico nazionale, gli impianti di riscaldamento alimentati a biomassa rappresentano un'alternativa alle caldaie a gasolio, soprattutto nelle zone montane o collinari, dove l'approvvigionamento è semplice e poco costoso, oltre ad alimentare la creazione di filiere locali 'dal bosco al camino' con positive ricadute sull'economia del territorio.

Per queste ragioni, va garantita la possibilità di installare in nuovi edifici o edifici con rilevante ristrutturazione, generatori domestici a biomasse con le migliori prestazioni in termini di riduzione delle emissioni (4-5 stelle del decreto applicativo dell’art. 290 del dlgs 152/2006 in fase di emanazione). Infine va favorita la realizzazione di reti di teleriscaldamento alimentate da biomasse forestali e da sottoprodotti agricoli di origine territoriale al servizio delle comunità locali.

Passando alla generazione elettrica da biomasse, AIEL ritiene che la SEN debba individuare un ambito entro il quale questo segmento delle rinnovabili possa continuare ad avere uno sviluppo.  "Crediamo - afferma il presidente Brugnoni - che per il futuro sia necessario definire le opportunità incentivanti esclusivamente in un ambito cogenerativo". AIEL condivide l’indicazione delle taglie medio piccole perché più rispondenti a un modello di approvvigionamento delle biomasse solide a scala territoriale,  ma ritiene che il limite dei 70 kW sia irrealistico e poco sensato sotto il profilo tecnico-economico. La soglia di 500 kWe di potenza per questa tipologia di impianti potrebbe rappresentare un riferimento opportuno. Alle biomasse classificate come sottoprodotti in base alla vigente legislazione in materia, recentemente emanata, dovrebbe essere riconosciuto uno specifico bonus incentivante. In ogni caso, devono essere tracciate e provenire da un ambito territoriale definito ed essere prodotte nel rispetto delle norme sulla gestione forestale sostenibile.
Infine, gli impianti di cogenerazione a biomasse devono avere prestazioni emissive certificate nel rispetto delle norme di prossima emanazione. Per questi impianti è auspicabile mantenere una premialità per l’installazione di sistemi di misura delle emissioni (bonus emissioni), rivedendo le modalità applicative per renderle utilizzabili anche negli impianti di piccole e medie dimensioni.

Un ultimo commento riguarda il contributo strategico della SEN: "riteniamo - conclude il Presidente di AIEL Brugnoni - che la SEN si debba evolvere nella SCEN, Strategia Climatico Energetica Nazionale: ogni giorno vediamo i terribili effetti dei cambiamenti climatici che rendono purtroppo ancora più evidente la necessità di dotarsi di un piano energia-clima nazionale così come previsto tra gli strumenti di governance nell’ambito del Clean Energy Pakage della Commissione Europea

Il cambiamento climatico in atto, in larghissima parte ascrivibile al consumo di combustibili fossili, deve avere una chiara e definita priorità nella strategia energetica nazionale; priorità che questo documento sembra esprimere solo nelle intenzioni ma non nelle azioni proposte".



AIEL è l'associazione delle imprese della filiera legno-energia, con sede legale a Roma e sede operativa a Legnaro (Padova) presso il Campus di Agripolis, che da 15 anni si occupa di promuovere la corretta e sostenibile valorizzazione energetica delle biomasse agroforestali, in particolare i biocombustibili legnosi (www.aiel.cia.it). L’associazione rappresenta circa 500 imprese della filiera, in particolare circa il 70% delle industrie italiane ed europee di costruzione di apparecchi domestici e caldaie (circa 700 M€ di fatturato). Sul fronte dei biocombustibili rappresenta circa 150 produttori di legna e cippato e 60 imprese italiane di produzione e distribuzione di pellet. AIEL ha fondato e gestisce in Italia tre sistemi di certificazione: ENplus (pellet), Biomassplus (legna, cippato e bricchette) e Aria Pulita (stufe, inserti, caldaie domestiche a legna e pellet).

Vaillant prosegue la sua green evolution

Prosegue l’evoluzione green di Vaillant che questa volta, forte della sua collaborazione con il team di artisti Orticanoodles, ha dato un nuovo volto alla grande superficie attorno alla sua sede di Milano, in zona Maciachini, vestendola a nuovo con una splendida opera d’arte completamente green, sia nello stile sia nei materiali utilizzati. 
 
Con Orticanoodles il brand riduce ulteriormente la propria impronta ecologica nel quartiere milanese di Maciachini.

Vaillant Italia
, leader nella tecnologia per il comfort domestico e da sempre orientata all’innovazione e al futuro, continua così a rinnovare il suo impegno per la salvaguardia dell’ambiente, priorità irrinunciabile per l’azienda, connaturata alla propria visione di crescita e di progresso sostenibili.

“Con questo progetto abbiamo cercato di regalare ancora più verde a un’area di Milano che abbiamo molto a cuore poiché ospita la nostra sede”, ha dichiarato Gherardo Magri, Amministratore Delegato di Vaillant Italia. “Quale migliore azione, se non trasformare parte delle nostre mura in una vera e propria opera che possa richiamare la vocazione green dell’azienda nello stile, nei colori, nei soggetti, ma anche nei materiali utilizzati? Per questo motivo abbiamo deciso di affidarci alla grandissima esperienza e mano artistica del team di Orticanoodles, che ha contribuito a rendere la street art un fenomeno culturale, vivo e integrato nel tessuto sociale, nonché ad Airlite, vernice 100% naturale che “respira” e può ridurre dell’88,8% l’inquinamento nell’aria”.

Ispirata al verde delle foglie e al logo del brand, grazie a questa importante opera d’arte, Vaillant Italia trasforma così le mura della propria sede in veri e propri depuratori naturali.
Airlite, la vernice utilizzata, permette infatti di neutralizzare gli agenti inquinanti come l’ossido di azoto, riportando l’aria al suo stato di purezza e, se attivata dalla luce, blocca la crescita di muffe e microbi oltre a eliminare germi e batteri nell’aria.

Non da ultimo, quando applicata su pareti esterne, come nel caso di Vaillant, Airlite consente anche di risparmiare sui costi di consumo energetico e, allo stesso tempo, proteggere l’ambiente.


Il Gruppo Vaillant
Vaillant è il marchio tedesco di eccellenza, protagonista nella tecnologia per il comfort domestico.
Gran parte della produzione si svolge in Germania, dove sono fabbricate pompe di calore, pannelli solari, sistemi per impianti combinati di micro-cogenerazione e caldaie alimentate a gas.

Dietro ogni prodotto Vaillant c’è la forza innovativa dei progettisti tedeschi, supportata dal massimo della qualità e dell’affidabilità. La ricerca ecocompatibile e il risparmio energetico sono al centro dello sviluppo industriale del gruppo. Per questo sono indispensabili i migliori materiali, una lavorazione a regola d’arte e una manutenzione semplice.

Con più di 12.000 dipendenti e un fatturato pari a 2,4 mld di euro nel 2016, Vaillant sviluppa e realizza i suoi prodotti in 13 unità produttive dislocate in otto paesi. Ha filiali commerciali in 20 paesi del mondo ed esporta i propri prodotti in più di 60 nazioni. Il Gruppo nasce nel 1874 a Remscheid, in Germania da Johann Vaillant ed è ancora oggi controllato dalla famiglia.


Il brand Vaillant in Italia
Il brand Vaillant opera in Italia dal 1960 e offre soluzioni per il riscaldamento, la fornitura di acqua calda e le soluzioni ad energia rinnovabile, proponendo sistemi integrati a zeolite, sistemi solari termici e pompe di calore elettriche che, come sorgente fredda, possono sfruttare l’aria, l’acqua di falda e il terreno.

La rete di vendita conta oggi 27  agenzie commerciali. I centri di assistenza tecnica ufficiale sono 500, di cui 240 esclusivisti Vaillant. Sul territorio sono presenti 150 showroom; sono i “Vaillant Service Plus”, autentici professionisti del calore selezionati per l’eccellente livello di assistenza, che si distinguono per interventi entro le 24 ore dalla chiamata, l’esclusivo servizio “7 Giorni No Stop” e formule personalizzate di manutenzione e assistenza.

All’interno dell’azienda, una divisione interamente dedicata alla formazione di progettisti e installatori, la Master Division Consulting, fornisce consulenza tecnica specializzata in fase di progettazione e installazione di sistemi integrati complessi a tutti i professionisti del settore.
www.vaillant.it

Efficientamento energetico e restauro conservativo: la Congregazione delle Suore Carmelitane del Divino Cuore di Gesù si affida al gruppo Green Power per due complessi immobiliari di Roma e Cremona, valore contratto d'appalto 1.5 milioni di euro

Mirano, 7  agosto 2017 - Gruppo Green Power S.p.A. (GGP), società quotata all'AIM Italia, attiva nel mercato delle energie rinnovabili e nella commercializzazione dei prodotti e servizi per l'efficientamento energetico, comunica che la "Congregazione delle Suore Carmelitane del Divino Cuore di Gesù" ha commissionato, con due contratti d'appalto, l'efficientamento energetico e il restauro conservativo di suoi due complessi immobiliari a Roma e Cremona,  per un valore complessivo di circa Euro 1,5 milioni, risultante dal contratto di 1,2 milioni e da quello per  la realizzazione del primo progetto pilota, di Euro 300 mila.


"Con questa nuova operazione -dichiara il Consigliere Delegato di GGP David Barzazi- la nostra società rafforza la propria posizione nel settore B2B, ritenuto strategico per lo sviluppo aziendale e si posiziona  fortemente su un ulteriore area di mercato, quello dei grandi immobili, per lo sviluppo del business core dell'efficienza energetica".



 

Gruppo Green Power S.p.A. (GGP), impresa leader in Italia nel settore delle energie rinnovabili, si occupa prevalentemente di commercializzazione di servizi e prodotti per la vendita e installazione chiavi in mano di impianti fotovoltaici, accumulatori di energia, sistemi ibridi di riscaldamento, pompe di calore per A.C.S. e di soluzioni e prodotti per l'efficientamento energetico e la mobilità sostenibile per il segmento domestico e B2B.


L'obbiettivo strategico di GGP è consolidare la propria posizione di azienda leader nel risparmio energetico ampliando la gamma di servizi offerti per salvaguardare l'ambiente attraverso l'ottimizzazione del risparmio energetico di famiglie, enti pubblici ed imprese. I codici alfanumerici sono rispettivamente per le azioni "GGP" e per i warrant "WGGP16".


I codici Isin sono per le azioni ISIN IT0004982242 e per i Warrant IT0004982259.

Nomad della società è EnVent S.p.A.. Banca Finnat Euramerica S.p.A. agisce come Specialist della società.

Spiagge pulite con la #SeaGarbageChallenge mania!

È #SeaGarbageChallenge mania!
La campagna su facebook lanciata da Mediatyche - agenzia di comunicazione milanese – che sfida tutti a ripulire spiagge e mari dai rifiuti

Milano, 4 agosto 2017 – #SeaGarbageChallenge, è la sfida dell’estate! Lanciata dall’agenzia di comunicazione milanese Mediatyche, la sfida invita l’intera “popolazione” da spiaggia a raccogliere i rifiuti abbandonati sulla riva o in mare.

Tra i frequentatori delle spiagge c’è chi tutto l’anno convive con la sporcizia abbandonata e ogni giorno si impegna nel ripulire le sponde dei nostri mari. Ma non solo, c’è anche chi, in ferie per poco, si trova di fronte a questo problema difficilmente ignorabile, specialmente per chi ha bambini piccoli che amano raccogliere di tutto dalla spiaggia, rifiuti compresi!. D’estate poi, con l’arrivo di molti turisti, troppo spesso incuranti dell’ambiente in cui si trovano, la situazione non fa che peggiorare.

Questo il motivo da cui nasce la sfida: ognuno può fare un piccolo gesto per i nostri mari e il nostro ambiente! Le regole sono semplici, basta postare una foto o un video con l’hashtag #SeaGarbageChallenge mentre si raccoglie un rifiuto in riva al mare. Lo step successivo consiste nel taggare due amici, invitandoli a fare lo stesso dando così vita a una catena virtuosa della raccolta.

L’obiettivo è sensibilizzare il grande pubblico sui seri problemi che l’abbandono dei rifiuti nei mari può causare. Basti pensare che recentemente nella parte meridionale del Pacifico è stata scoperta un’isola interamente composta di rifiuti: ribattezzata la Patch Garbage South Pacific. Questo mare di plastica ricopre una superficie di oltre 2,6 milioni di km², pari a otto volte l’Italia, e si aggiunge alla “gemella” californiana Great Pacific Garbage Patchdi 10 milioni di km².

Questa iniziativa è in linea con l’impegno dell’agenzia Mediatyche, improntata alla comunicazione sostenibile. “Lavoriamo da anni per promuovere all’interno delle aziende e tra i singoli le buone pratiche del “vivere green”, ed è importante ricordarlo anche in vacanza, quando di solito si è più rilassati e meno attenti al benessere del Pianeta” spiega Elena Rabaglio, partener e co-fondatrice di Mediatyche.

Gli esperti ipotizzano che, se le cattive pratiche dei turisti stenteranno a cessare, nell’arco di soli quindici anni le dimensioni di queste isole di rifiuti aumenteranno e il rischio ambientale che ne consegue anche.

La sfida è aperta!

A proposito di Mediatyche
Mediatyche è una compagnia di comunicazione, giovane ma di grande esperienza, italiana ma attiva a livello internazionale, specializzata in campagne e progetti di comunicazione integrati e multicanale.

Alla base del suo modello di lavoro, un approccio consulenziale, gruppi multidisciplinari, un modo di pensare non convenzionale, un sistema integrato di marketing e comunicazione. Tra i vantaggi, una comunicazione fortemente orientata a sostenere gli obiettivi di business, e un pool di esperti con competenze complementari.

I mercati di riferimento: Green, IT, Consumer Tech, Pharma, Automotive, Non profit, mondo politico, Food & Beverage.
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