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martedì 10 aprile 2018

Tecnologie green per l’efficienza energetica X-Monitor Ready di Kerberos: smart metering chiavi in mano

Nella vastità dei Big Data, una corretta rilevazione ed interpretazione dei flussi valoriali costituisce l'approccio più attuale per la definizione di scelte strategiche aziendali o più semplicemente per una concreta ottimizzazione dei flussi e dei costi operativi.

Per questo motivo Kerberos, azienda del Gruppo Ego specializzata nello sviluppo di soluzioni smart metering, ha creato X-Monitor Ready, il sistema integrato chiavi in mano per il monitoraggio accurato dei parametri di processo e di consumo.

Sfruttando appieno l'approccio customer oriented, Kerberos si pone come interlocutore e referente unico nelle fasi sia preliminari di setup che operative, una filosofia che consente di massimizzare i benefici del cliente con un servizio progettato e realizzato sulle reali necessità emerse nel corso del sopralluogo, la formazione online e onsite del personale tecnico aziendale, un accurato collaudo degli strumenti di misura verificati da attrezzature certificate e la certezza di un'assistenza costante nel caso di eventuali guasti o anomalie di funzionamento.

La flessibilità modulare di X-Monitor Ready rende Kerberos il partner ideale per molteplici scenari in ambito civile e industriale. Il sistema infatti può essere configurato per il monitoraggio di energia elettrica, consumi idrici, catena del caldo o del freddo, flussi di gas o parametri ambientali e, operando completamente su tecnologia wireless, è particolarmente indicato per gli interventi di retrofit poiché non necessita di cablaggio.

I dati rilevati dai meters di X-Monitor Easy sono trasmessi in tutta sicurezza al cloud via SIM mediante APN dedicata dal Gateway per poter essere visualizzati ed interpretati dal software web based X-Platform Easy.

Inoltre, a ulteriore dimostrazione dell'efficienza e affidabilità di X-Monitor, Kerberos prevede un servizio di assistenza tecnica certificata onsite personalizzabile comprensiva dell'estensione di garanzia per i servizi erogati.


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www.CorrieredelWeb.it

sabato 30 dicembre 2017

Favini è sempre più eco-sostenibile

FAVINI SUSTAINABILITY CHANNEL: TUTTI I NUMERI GREEN DELL'AZIENDA

Favini, tra i leader globali nelle specialità grafiche innovative per il packaging dei prodotti realizzati dai più importanti gruppi mondiali del settore luxury e fashion, comunica i dati relativi al proprio impegno green nel periodo 2009/2016.

Le aree di intervento dell'azienda hanno riguardato il controllo delle emissioni, la gestione delle risorse idriche, i consumi energetici e i progetti ambientali.

CONSUMI IDRICI -29%
Riduzione dei consumi idrici (m3 di acqua consumata/tonnellate di prodotto finito) grazie all'implementazione del sistema di ciclo chiuso dell'acqua (2009-2016).

In una cartiera, l'acqua ha molteplici utilizzi: il primo è sicuramente quello che consente la movimentazione e la distribuzione delle fibre destinate a formare la trama del foglio di carta.  L'acqua viene utilizzata in alcune operazioni successive, come quella di patinatura, e, sotto forma di vapore acqueo, anche nel processo di asciugatura.

La gestione dell'acqua in una cartiera è un aspetto chiave e non solo per l'ambiente: più acqua si immetterà nel sistema di produzione, infatti, più aumenterà l'investimento - anche economico - necessario per trattarla attraverso gli impianti di depurazione. Promuoverne il riutilizzo è dunque fondamentale.

Favini ha implementato un sistema di ciclo chiuso che consente, quando è possibile, di reintegrare nel circuito l'acqua - opportunamente trattata - per un secondo impiego: questo recupero permette un notevole risparmio nell'utilizzo della risorsa. Tutte le acque in uscita dal processo, infine, vengono convogliate in un efficiente impianto di depurazione biologico, che permette di ripristinare una qualità ottimale, rispettando in tal modo l'ecosistema dei corsi d'acqua nei quali viene riversata.

EMISSIONI DI CO2:  -16%  
Riduzione delle emissioni (ton di CO2eq/ton prodotto finito) nel periodo 2009-2016.

Per abbattere le emissioni dirette di gas serra è necessario puntare su sistemi di generazione energetica sempre più efficienti ed ecosostenibili. Grazie all'investimento in attrezzature ad alta tecnologia, all'autoproduzione di energia idroelettrica e ad un nuovo impianto di cogenerazione, Favini è riuscita a limitare la propria carbon footprint, nonostante la consistente crescita della produzione.

Il processo di efficientamento energetico per Favini passa anche attraverso una continua valutazione di fonti energetiche più ecosostenibili. Quando possibile, Favini sfrutta la forza dei corsi d'acqua adiacenti all'azienda grazie a due impianti idroelettrici di proprietà.

Grazie all'acquisto di carbon credits, Favini riesce a compensare totalmente le emissioni di CO2eq di alcune linee di prodotto, come le carte ecologiche Shiro e Crush. Sono oltre 16.500 gli ettari in Uruguay coinvolti nel progetto di afforestazione grazie a Favini attraverso i carbon credits.

ENERGIA:  -11%
Riduzione dei consumi energetici (GJ/t prodotto finito) dall'inizio del programma di monitoraggio e innovazione (2009-2016).


Favini, dal 2009, ha all'attivo un sistema di analisi e monitoraggio della propria efficienza energetica che ha consentito all'azienda di impegnarsi con coscienza a ridurre i propri consumi attraverso un piano di continui investimenti.

All'interno dello stabilimento di Crusinallo, da gennaio 2016 è attivo un impianto di cogenerazione ad alto rendimento che produce la totale quantità di energia termica ed elettrica necessaria per il processo produttivo in maniera molto efficiente.

80% è l'efficienza media di utilizzo del combustibile fossile (metano) grazie all'impianto di cogenerazione, rispetto a circa il 50% delle normali centrali elettriche. L'azienda ha inoltre deciso di affidarsi anche all'energia elettrica autoprodotta tramite lo sfruttamento sostenibile di un corso d'acqua nei pressi dello stabilimento potendo contare sull'autoproduzione di energia rinnovabile grazie a due impianti idroelettrici.

PROGETTI AMBIENTALI: 75 ettari di foresta che saranno ripiantumati entro il 2020 grazie al progetto Voiala.
I problemi ambientali del Madagascar, situato nell'Oceano Indiano a sud est delle coste africane, sono evidenti. 

La foresta pluviale del Paese è stata quasi interamente distrutta a causa di diversi fattori, tra cui l'agricoltura intensiva, l'abitudine degli abitanti ad utilizzare come combustibile il carbone ricavato dal legno degli alberi tagliati e allevamento dei bovini. 
Nonostante il governo locale abbia sottoscritto molti degli accordi internazionali per proteggere l'ambiente, l'attuazione di quegli stessi accordi risulta spesso molto difficile. Per tutti questi motivi Favini ha deciso di intervenire proprio in Madagascar, nel tentativo di ripristinare parte della foresta distrutta.

Voiala è un progetto a lungo termine, iniziato nel 2009, con valenze ambientali, economiche e sociali. Consiste da un lato nel rimboschimento di una parte della foresta andata distrutta in Madagascar, dall'altro nella sensibilizzazione degli abitanti del villaggio di Sahavondronina, affinché migliorino il loro modo di fare agricoltura. Il luogo è stato scelto perché le colline vicino al villaggio hanno subito una forte deforestazione e perché prima dell'intervento promosso da Favini i campi attorno al villaggio erano diventati sterili.

Il progetto punta inoltre a tutelare i 2.000 ettari di foresta vergine ancora intatti adiacenti al villaggio e a incentivare forme di ecoturismo nell'area. Quest'anno è stato dato nuovo impulso al progetto prevedendo per i prossimi quattro anni 2017-2020 finanziamenti a supporto delle comunità locali.

Dichiara Eugenio Eger, AD di Favini: "Raccogliere e comunicare i dati relativi all'impegno a favore dell'ambiente rappresenta per Favini un momento di grande orgoglio. Testimonia, infatti, una realtà per noi importante: essere riusciti a coniugare - con successo - l'eccellenza nel nostro settore e il rispetto per il territorio. Ci impegniamo ogni giorno per fare in modo di ridurre l'impatto della nostra attività, con l'obiettivo di migliorare la qualità dell'aria e delle acque. Investiamo energie e risorse per essere sempre all'avanguardia in tema ambientale e raccogliamo, con piacere ed entusiasmo, le nuove sfide sulla sostenibilità".

sabato 4 novembre 2017

Sostenibilità ambientale. Ecosistema Urbano 2017 in Toscana




ECOSISTEMA URBANO 2017
il rapporto di Legambiente sulle performance ambientali delle città capoluogo

IN TOSCANA esempi virtuosi per trasporto pubblico locale, isole pedonali, verde urbano,
consumi idrici, sharing mobility e forme innovative di mobilità


C'è un'Italia delle città che ha già cambiato passo. Che gestisce il ciclo dei rifiuti come e meglio di tante altre realtà europee, che ha cambiato stili di mobilità, trovato la formula giusta per depurare gli scarichi, contenere i consumi idrici e lo sperpero d'acqua potabile, che investe sulle rinnovabili, che ha significative esperienze di rigenerazione degli spazi pubblici. Questa smartness, ossia questa capacità di alcuni capoluoghi di proiettarsi verso un nuovo modello urbano - più sano, più vivibile, più accessibile, più efficiente, più moderno - emerge nitidamente dall'insieme dei dati di Ecosistema Urbano 2017 di Legambiente, l'annuale rapporto sulle performance ambientali delle città capoluogo realizzato con il contributo scientifico dell'Istituto di Ricerche Ambiente Italia e la collaborazione editoriale de Il Sole 24 Ore.

Luci e ombre anche sulle città toscane che eccellono in alcuni indicatori del rapporto e devono fare molti passi avanti in altri. A parte qualche eco/performance di primato nazionale, come nel caso di Siena (per le piccole città) che primeggia nel trasporto pubblico locale ed esempi virtuosi come Firenze per mobilità nuova, sharing mobility la strada è ancora lunga. 

Nel complesso abbiamo una buona presenza di isole pedonali, gli alberi, un buon trasporto pubblico nella domanda e nell'offerta, bassi consumi di acqua, ed una sufficiente qualità dell'aria ma ci sono ancora molti aspetti da migliorare quali l'allarme rosso per la produzione dei rifiuti, le dispersioni della rete idrica, i consumi energetici, l'elevato  numero di motocicli circolanti e il tasso di incidentalità stradale. Pisa (37° nazionale) è prima a livello regionale, seguita da Siena (44°), Arezzo (48°), Firenze (51°), Lucca (55°), il resto delle città sono quasi tutte in fondo classifica.

"Ci aspettavamo di più dalla Toscana – dichiara Fausto Ferruzza, Presidente di Legambiente Toscana – non foss'altro per le qualità endogene delle sue matrici territoriali. Purtroppo invece, al di là di qualche lodevole performance sui nuovi sistemi di mobilità (Car sharing, Bike sharing e TPL) il quadro generale non può che essere definito mediocre, con 5 città su 10 addirittura sotto la sufficienza (< 50%)".

In Ecosistema Urbano il punteggio viene assegnato sulla base dei risultati qualitativi nei 16 indicatori considerati dal rapporto che coprono sei principali tematiche: aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente urbano, energia.

Dando, invece, uno sguardo complessivo, il quadro che emerge è il seguente. Sul fronte aria per una visione d'insieme della qualità dell'aria, le città sono state divise in cinque classi: nella prima, la migliore, compaiono quelle che rispettano tutti i valori guida OMS - più restrittivi rispetto alle norme UE - per Pm10, Pm2,5 e NO2. Nell'ultima compaiono invece i centri urbani che superano per almeno due parametri i limiti della normativa comunitaria sia per Pm10 e Pm2,5 che per NO2 e O3. Troviamo una buona qualità dell'aria a Grosseto, sufficiente ad Arezzo, Pisa, Pistoia e Siena mentre insufficiente per le altre

Per il biossido di azoto, dove almeno una centralina ha registrato medie annue superiori ai 40 microgrammi/mc Firenze scavalca il limite di oltre il 50% in almeno una centralina. Per il rumore, invece, non ci sono dati pubblici aggiornati sufficienti per un confronto e una valutazione approfondita. La legge quadro sull'inquinamento acustico del 1995 ha previsto l'obbligo per i Comuni di realizzare un piano di classificazione acustica del proprio territorio, prologo delle necessarie azioni di risanamento. Dopo 20 anni c'è ancora un 75% dei Comuni che non solo non ha abbassato il rumore, ma non ha nemmeno approvato il piano. 

Legambiente nel 2017 ha riscontrato eccessivi livelli di rumorosità nell'80% dei rilevamenti effettuati in 11 città campione. Nei centri urbani con più di 250mila abitanti l'analisi dell'evoluzione delle concentrazioni medie annue di Pm10 tra il 2016 e il 2012 conferma questo trend, con cali dei valori consistenti a Firenze tra le città toscane.

Si tende a considerare fisiologica una dispersione idrica inferiore al 10-15% dell'acqua immessa in rete.  Il dato sulla dispersione dell'acqua nei capoluoghi toscani conferma la seguente situazione: tra il 20 e 35% ci sono le città di Siena, Livorno, Arezzo, Firenze, Pistoia e Lucca. Oltre il 35% Prato e Grosseto.

Nel 2016 si è registrato a livello nazionale un incremento del +2,27% della raccolta differenziata passata dal 45,15% del 2015 al 47,42% del 2016. Per la percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti si registra un valore che fa posizione le città toscane al di sotto della media: a parte Lucca, infatti, tutte le altre appartengono alle classi insufficienti e scarse. 

Nel 2016 la produzione pro capite di rifiuti urbani nei comuni capoluogo varia da 366 kg/anno a 799 kg/anno, con una media di 536 kg che torna a crescere rispetto all'anno precedente (530 kg). Tra le 14 città che superano i 650 kg/abitante/anno, due sono della Toscana dove ogni abitante produce più di 2 chili al giorno: Massa, Pisa.

Le politiche di mobilità mostrano invece in Toscana un trasporto pubblico efficiente sia nella domanda che nell'offerta, con il primato di Siena a livello nazionale tra le piccole città e Firenze settima tra le grandi.
Tutte le altre città, ad eccezione di Grosseto annoverata tra le peggiori, sono nella media. Positivi, anche, i risultati della tranvia di Firenze che trasporta 13 milioni di persone l'anno.

Ci sono poi diversi centri urbani che cominciano a praticare forme di mobilità nuova: a Firenze, Pisa più del 50% degli abitanti cammina, pedala, usa i mezzi pubblici. La sharing mobility è una realtà per un milione di italiani. Firenze tra le città con la maggiore offerta di mobilità condivisa. L'estensione delle isole pedonali nei Comuni capoluogo, negli ultimi tre anni di rilevazione, risulta stabile intorno a 0,40m2 per abitante. Lucca e Firenze fanno parte delle 12 città più camminabili che hanno un valore almeno doppio rispetto alla media.

Se da una parte cresce la voglia di una mobilità alternativa, dall'altra in Italia l'auto resta ancora il mezzo di trasporto più ingombrante come si evince dal tasso medio di motorizzazione: 624 auto ogni 1000 abitanti. Nel nostro Paese un tasso inferiore o uguale a 500 auto per 1.000 abitanti solo a Firenze insieme ad altre poche città.

Dati lievemente incoraggianti ma ancora molto lontani da livelli ottimali arrivano dal solare termico e fotovoltaico: tra le migliori città  Arezzo (4°) nella classifica.

Infine gli alberi: a quattro anni di distanza dall'approvazione della legge nazionale 10/2013 Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani, soltanto il 62% dei capoluoghi è stato in grado di fornire un bilancio del numero di alberi esistenti in aree di proprietà pubblica (strade e parchi). Nonostante un tasso di risposta ancora insoddisfacente tra le  21 città che presentano una dotazione superiore a 20 alberi/100 abitanti spicca Arezzo.

Sono molte le città in cui la metà o più degli spostamenti privati vengono effettuati dai loro cittadini con mezzi a motore (auto o moto). A dimostrare invece come sia ancora lontano un livello minimo di qualità e pianificazione ci sono diversi capoluoghi in cui questa percentuale è uguale o maggiore al 75%. Per le auto circolanti in media confermano sostanzialmente i dati dello scorso anno. 

Ad eccezione di Firenze (4°) che viene annoverata tra le grandi città migliori e Livorno (8°), le altre superano la soglia delle 60 auto ogni 100 abitanti e sono tutte a metà o fine della lista. Ancora peggio per i motocicli ogni 100/ab dove con qualche piccola eccezione il resto sono tutte da bollino nero. Tranne che per Pistoia, altissimo e allarmante anche il tasso incidentalità stradale in quasi tutte le città toscane nello specifico a Lucca dove il numero delle vittime è di 10 ogni 100 abitanti.


CLASSIFICA FINALE ECOSISTEMA URBANO

Pos.
Città

Pos
Città

Pos
Città

1
Mantova
76,80%
36
Nuoro
55,88%
71
Taranto
45,10%
2
Trento
75,31%
37
Pisa
55,67%
72
Varese
45,09%
3
Bolzano
75,01%
38
Ravenna
55,57%
73
Campobasso
44,52%
4
Parma
74,94%
39
Trieste
55,06%
74
Genova
44,08%
5
Pordenone
71,86%
40
Vicenza
54,35%
75
Bari
43,63%
6
Belluno
71,68%
41
Ascoli Piceno
54,14%
76
Pescara
43,36%
7
Macerata
70,12%
42
Padova
54,09%
77
Lecce
43,14%
8
Verbania
69,71%
43
Avellino
52,89%
78
Caltanissetta
42,93%
9
Treviso
68,03%
44
Siena
52,88%
79
Grosseto
42,72%
10
Oristano
64,37%
45
Verona
52,82%
80
Prato
42,38%
11
Cremona
63,48%
46
Piacenza
52,65%
81
Torino
42,26%
12
Udine
63,33%
47
L'Aquila
52,21%
82
Pistoia
41,57%
13
Cosenza
62,92%
48
Arezzo
51,93%
83
Ragusa
41,01%
14
Reggio Emilia
62,56%
49
Brescia
51,55%
84
Alessandria
40,17%
15
Biella
61,82%
50
Asti
51,28%
85
Matera
40,11%
16
Sondrio
61,63%
51
Firenze
51,10%
86
Napoli
39,30%
17
La Spezia
61,01%
52
Cagliari
50,87%
87
Crotone
39,29%
18
Teramo
60,42%
53
Sassari
50,75%
88
Roma
38,79%
19
Savona
60,21%
54
Modena
50,55%
89
Latina
38,01%
20
Lodi
59,79%
55
Lucca
50,44%
90
Messina
36,18%
21
Venezia
59,41%
56
Isernia
50,01%
91
Vibo Valentia
35,77%
22
Bologna
59,15%
57
Livorno
49,33%
92
Potenza
35,62%
23
Perugia
58,41%
58
Lecco
48,93%
93
Trapani
35,61%
24
Pesaro
58,01%
59
Catanzaro
48,87%
94
Monza
34,66%
25
Gorizia
57,98%
60
Terni
48,80%
95
Caserta
34,56%
26
Bergamo
57,31%
61
Rieti
48,69%
96
Massa
34,00%
27
Vercelli
57,27%
62
Salerno
48,57%
97
Siracusa
33,17%
28
Ferrara
57,19%
63
Reggio Calabria
48,00%
98
Agrigento
31,60%
29
Rimini
57,12%
64
Rovigo
47,16%
99
Frosinone
31,03%
30
Forlì
56,96%
65
Chieti
46,51%
100
Catania
29,45%
31
Milano
56,84%
66
Como
46,46%
101
Palermo
28,90%
32
Ancona
56,44%
67
Novara
46,07%
102
Viterbo
28,83%
33
Cuneo
56,43%
68
Imperia
45,85%
103
Brindisi
26,78%
34
Aosta
56,39%
69
Pavia
45,68%
104
Enna
22,74%
35
Benevento
55,91%
70
Foggia
45,54%




Fonte: Legambiente, Ecosistema Urbano (Comuni, dati 2016)
Elaborazione: Ambiente Italia




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