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sabato 30 dicembre 2017

Favini è sempre più eco-sostenibile

FAVINI SUSTAINABILITY CHANNEL: TUTTI I NUMERI GREEN DELL'AZIENDA

Favini, tra i leader globali nelle specialità grafiche innovative per il packaging dei prodotti realizzati dai più importanti gruppi mondiali del settore luxury e fashion, comunica i dati relativi al proprio impegno green nel periodo 2009/2016.

Le aree di intervento dell'azienda hanno riguardato il controllo delle emissioni, la gestione delle risorse idriche, i consumi energetici e i progetti ambientali.

CONSUMI IDRICI -29%
Riduzione dei consumi idrici (m3 di acqua consumata/tonnellate di prodotto finito) grazie all'implementazione del sistema di ciclo chiuso dell'acqua (2009-2016).

In una cartiera, l'acqua ha molteplici utilizzi: il primo è sicuramente quello che consente la movimentazione e la distribuzione delle fibre destinate a formare la trama del foglio di carta.  L'acqua viene utilizzata in alcune operazioni successive, come quella di patinatura, e, sotto forma di vapore acqueo, anche nel processo di asciugatura.

La gestione dell'acqua in una cartiera è un aspetto chiave e non solo per l'ambiente: più acqua si immetterà nel sistema di produzione, infatti, più aumenterà l'investimento - anche economico - necessario per trattarla attraverso gli impianti di depurazione. Promuoverne il riutilizzo è dunque fondamentale.

Favini ha implementato un sistema di ciclo chiuso che consente, quando è possibile, di reintegrare nel circuito l'acqua - opportunamente trattata - per un secondo impiego: questo recupero permette un notevole risparmio nell'utilizzo della risorsa. Tutte le acque in uscita dal processo, infine, vengono convogliate in un efficiente impianto di depurazione biologico, che permette di ripristinare una qualità ottimale, rispettando in tal modo l'ecosistema dei corsi d'acqua nei quali viene riversata.

EMISSIONI DI CO2:  -16%  
Riduzione delle emissioni (ton di CO2eq/ton prodotto finito) nel periodo 2009-2016.

Per abbattere le emissioni dirette di gas serra è necessario puntare su sistemi di generazione energetica sempre più efficienti ed ecosostenibili. Grazie all'investimento in attrezzature ad alta tecnologia, all'autoproduzione di energia idroelettrica e ad un nuovo impianto di cogenerazione, Favini è riuscita a limitare la propria carbon footprint, nonostante la consistente crescita della produzione.

Il processo di efficientamento energetico per Favini passa anche attraverso una continua valutazione di fonti energetiche più ecosostenibili. Quando possibile, Favini sfrutta la forza dei corsi d'acqua adiacenti all'azienda grazie a due impianti idroelettrici di proprietà.

Grazie all'acquisto di carbon credits, Favini riesce a compensare totalmente le emissioni di CO2eq di alcune linee di prodotto, come le carte ecologiche Shiro e Crush. Sono oltre 16.500 gli ettari in Uruguay coinvolti nel progetto di afforestazione grazie a Favini attraverso i carbon credits.

ENERGIA:  -11%
Riduzione dei consumi energetici (GJ/t prodotto finito) dall'inizio del programma di monitoraggio e innovazione (2009-2016).


Favini, dal 2009, ha all'attivo un sistema di analisi e monitoraggio della propria efficienza energetica che ha consentito all'azienda di impegnarsi con coscienza a ridurre i propri consumi attraverso un piano di continui investimenti.

All'interno dello stabilimento di Crusinallo, da gennaio 2016 è attivo un impianto di cogenerazione ad alto rendimento che produce la totale quantità di energia termica ed elettrica necessaria per il processo produttivo in maniera molto efficiente.

80% è l'efficienza media di utilizzo del combustibile fossile (metano) grazie all'impianto di cogenerazione, rispetto a circa il 50% delle normali centrali elettriche. L'azienda ha inoltre deciso di affidarsi anche all'energia elettrica autoprodotta tramite lo sfruttamento sostenibile di un corso d'acqua nei pressi dello stabilimento potendo contare sull'autoproduzione di energia rinnovabile grazie a due impianti idroelettrici.

PROGETTI AMBIENTALI: 75 ettari di foresta che saranno ripiantumati entro il 2020 grazie al progetto Voiala.
I problemi ambientali del Madagascar, situato nell'Oceano Indiano a sud est delle coste africane, sono evidenti. 

La foresta pluviale del Paese è stata quasi interamente distrutta a causa di diversi fattori, tra cui l'agricoltura intensiva, l'abitudine degli abitanti ad utilizzare come combustibile il carbone ricavato dal legno degli alberi tagliati e allevamento dei bovini. 
Nonostante il governo locale abbia sottoscritto molti degli accordi internazionali per proteggere l'ambiente, l'attuazione di quegli stessi accordi risulta spesso molto difficile. Per tutti questi motivi Favini ha deciso di intervenire proprio in Madagascar, nel tentativo di ripristinare parte della foresta distrutta.

Voiala è un progetto a lungo termine, iniziato nel 2009, con valenze ambientali, economiche e sociali. Consiste da un lato nel rimboschimento di una parte della foresta andata distrutta in Madagascar, dall'altro nella sensibilizzazione degli abitanti del villaggio di Sahavondronina, affinché migliorino il loro modo di fare agricoltura. Il luogo è stato scelto perché le colline vicino al villaggio hanno subito una forte deforestazione e perché prima dell'intervento promosso da Favini i campi attorno al villaggio erano diventati sterili.

Il progetto punta inoltre a tutelare i 2.000 ettari di foresta vergine ancora intatti adiacenti al villaggio e a incentivare forme di ecoturismo nell'area. Quest'anno è stato dato nuovo impulso al progetto prevedendo per i prossimi quattro anni 2017-2020 finanziamenti a supporto delle comunità locali.

Dichiara Eugenio Eger, AD di Favini: "Raccogliere e comunicare i dati relativi all'impegno a favore dell'ambiente rappresenta per Favini un momento di grande orgoglio. Testimonia, infatti, una realtà per noi importante: essere riusciti a coniugare - con successo - l'eccellenza nel nostro settore e il rispetto per il territorio. Ci impegniamo ogni giorno per fare in modo di ridurre l'impatto della nostra attività, con l'obiettivo di migliorare la qualità dell'aria e delle acque. Investiamo energie e risorse per essere sempre all'avanguardia in tema ambientale e raccogliamo, con piacere ed entusiasmo, le nuove sfide sulla sostenibilità".

sabato 17 dicembre 2016

Fondazione Barilla e Fondazione Thomson Reuters lanciano il Food Sustainability Media Award


LE SCELTE ALIMENTARI IMPATTANO SULL'AMBIENTE PIU’ DI RISCALDAMENTO E TRASPORTI

Fondazione Barilla e Fondazione Thomson Reuters lanciano il Food Sustainability Media Award per premiare, sia in Italia che a livello internazionale, le storie giornalistiche che affrontano – e provano a superare – i paradossi del cibo, dando visibilità anche ai problemi della sostenibilità.

Roma 17/12/2016 - Quanti sanno davvero che le nostre scelte alimentari influiscono sui cambiamenti climatici più di trasporti, riscaldamento degli edifici e consumo di energia elettrica? Eppure è così, perché le sole emissioni di gas serra sono generate per il 31% dalla produzione di cibo, mentre il riscaldamento impatta per un 23,6% e i trasporti “solo” per il 18,5%[1]

Il solo consumo di carne è responsabile del 12% delle emissioni totali, mentre i prodotti lattiero-caseari contribuiscono per il 5%. Tutti dati non trascurabili se si pensa che dal 1990 a oggi, le emissioni di gas serra derivanti dall’agricoltura sono aumentate del 20% e raddoppiate dal 1960. Su questo fronte, però, l’Italia appare più avanti rispetto ad altri grandi Paesi – secondo il Food Sustainability Index sviluppato da The Economist Intelligence Unit per Fondazione Barilla (BCFN), realizzato su un panel di 25 Paesi dei quali 19 del G20, e che analizza i luoghi dove si mangia “davvero bene”, oltre il gusto, ossia dove l'agricoltura è più sostenibile, si spreca meno il cibo e si mangia in modo più equilibrato, senza eccessi e carenze. 

Oggi siamo tra i primi 10 Paesi per agricoltura sostenibile - con ottime performance per la diversificazione nel settore agricolo e la gestione dei consumi idrici – e in Europa segniamo la migliore performance per emissioni di gas serra in agricoltura. Insomma, una situazione che, se da un lato appare positiva per il nostro Paese, richiede ancora grande attenzione e un impegno concreto da parte di tutti, partendo proprio da una maggiore consapevolezza delle sfide ancora da affrontare. Anche per questo, la Fondazione Barilla Center for Food & Nutrinion (BCFN) ha lanciato, in collaborazione con la Fondazione Thomson Reuters, il Food Sustainability Media Award, un premio internazionale per giornalisti professionisti e talenti emergenti che vogliono far luce sui paradossi del sistema alimentare, con l’obiettivo di raccontare alcuni aspetti ancora poco discussi della sostenibilità alimentare.

Il Food Sustanibility Media Award è stato presentato in occasione del 7° Forum Internazionale di BCFN ed è rivolto a giornalisti, bloggers, freelance e singoli che vogliono presentare i loro lavori, sia inediti che già pubblicati, legati alla sostenibilità alimentare. “Come Fondazione Barilla, insieme alla Fondazione Thomson Reuters, abbiamo sentito l’esigenza di far luce sui paradossi che interessano il sistema alimentare mondiale e provare a trovare delle soluzioni concrete. Ancora oggi, per ogni persona sottonutrita nel mondo ce ne sono due che sono obese o sovrappeso; intanto, un terzo del raccolto di cereali viene utilizzato per dare da mangiare agli animali o per il biocarburante, nonostante il problema della fame e della malnutrizione. Facendo leva sulla forza dei media, il premio si propone di focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla questione della sostenibilità alimentare, coinvolgendo un audience ampio e internazionale proprio per diffondere una nuova cultura del cibo, che vada oltre il semplice gusto”, ha spiegato Luca Di Leo, Head of Global Media Relations, nel corso del suo intervento a Roma alla presentazione del 3° Rapporto Eco-Media dal titolo “L’informazione ambientale in Italia”.

Secondo il Food Sustainability Index, i tre Paesi che stanno operando meglio nella direzione dello sviluppo e della promozione dell’agricoltura sostenibile sono Germania, Canada e Giappone. La Germania si aggiudica il primo posto per l’agricoltura sostenibile, per gli ottimi risultati ottenuti nella gestione delle risorse idriche e per l’utilizzo relativamente basso di pesticidi e fertilizzanti. Il Canada si posiziona al secondo posto grazie agli alti punteggi ottenuti per la qualità dei sussidi, la diversificazione della produzione agricola e l’alta produttività.
Dall’altra parte, ai gradini più bassi della classifica, troviamo India, Emirati Arabi ed Egitto. Per gli Emirati Arabi hanno pesato la scarsità idrica, la poca biodiversità e un pesante impatto ambientale dell’agricoltura sul suolo. Per l’India, invece, le più grandi sfide includeranno un’ottimizzazione nella gestione dell’acqua e una soluzione all’impatto negativo dell’agricoltura nelle risorse idriche.

Food Sustainability Media Award: un premio internazionale per mettere in luce i paradossi del cibo
Il Food Sustainability Media Award è un premio internazionale che si dividerà in tre categorie: giornalismo scritto, video e foto. Per ogni categoria verrà premiato un lavoro inedito e uno già pubblicato. I vincitori premiati per un lavoro già pubblicato riceveranno un premio di 10.000 euro. I vincitori che presenteranno lavori inediti riceveranno come premio un viaggio completamente spesato per partecipare ad un corso di media training sulla sostenibilità della produzione di cibo, organizzato dalla Fondazione Thomson Reuters. Inoltre, i lavori inediti dei vincitori verranno pubblicati sui siti della fondazione Thomson Reuters e della Fondazione BCFN. Gli articoli inediti selezionati verranno distribuiti attraverso l’agenzia di stampa di Reuters che conta circa un miliardo di lettori.

La giuria
Tutti i pezzi selezionati saranno valutati da una giuria d’eccellenza formata da professionisti di primo piano nel campo del giornalismo, della fotografia e delle politiche di sostenibilità alimentare. La giuria include:

·         Founder of the African Journal of Food, Agriculture, Nutrition and Development, Ruth Oniang’o
·         Founder of Food Tank, Danielle Nierenberg
·         Director of La Repubblica, Mario Calabresi
·         Thomson Reuters Foundation Climate Editor, Laurie Goering
·         Environment Correspondent at The Economist, Miranda Johnson
·         Senior Editor at National Geographic Brazil Ronaldo Ribeiro
·         Director of Partnerships, Advocacy and Capacity Development at the Food and Agriculture (FAO) Organisation of the United Nations, Marcela Villarreal
·         Director of Communications at the International Fund for Agricultural Development, Cassandra Waldon
·         Director of Global Advocacy for the Jamie Oliver Food Foundation, Olly Buston

I pezzi potranno essere presentati dal 9 gennaio fino al 31 maggio 2017 e i partecipanti potranno iscriversi al contest attraverso il sito web del Food Sustainability Media Award: www.goodfoodmediaaward.com . I lavori di tutti i finalisti saranno resi pubblici sul sito a partire dalla metà di ottobre. I vincitori di ogni categoria saranno annunciati durante l’ottavo Forum Internazionale della Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition (BCFN) il 5 dicembre 2017.


Per saperne di più visitawww.barillacfn.com/it/media_award



Thomson Reuters Foundation
La Fondazione Thomson Reuters, divisione filantropica del più grande provider di informazione, opera per promuove in tutto il mondo il progresso socio-economico. L’organizzazione gestisce iniziative che informano e collegano persone in tutto il mondo: accesso ad assistenza legale gratuita, formazione media e training, visibilità mediatica per storie meno conosciute e la Organizzazione della Trust Woman Conference.
Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition
La Fondazione BCFN è un centro di ricerca multidisciplinare che analizza le cause e gli effetti che le relazioni economiche, scientifiche, sociali e ambientali hanno sull’alimentazione. Produce contenuti scientifici che possono essere utilizzati per informare ed aiutare le persone ad una scelta responsabile per quanto riguarda alimentazione, nutrizione, salute e sostenibilità.






[1] BCFN, Eating Planet, dati relativi alle emissioni di gas serra delle famiglie europee, p. 115-116. Cfr, Tukker A., B. Jansen, Enviromental Impacts of Products.

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