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mercoledì 9 maggio 2018

RIFIUTI: CANTONE (M5S): INDAGINE EPIDEMIOLOGICA PER DISCARICA MISTERBIANCO (CT)

RIFIUTI: CANTONE (M5S): INDAGINE EPIDEMIOLOGICA PER DISCARICA MISTERBIANCO (CT)


Roma 9 maggio 2017 – "Nel 2018 non si può morire di discarica" è il grido lanciato da Luciano Cantone deputato del Movimento 5 Stelle che è anche intervenuto in aula per denunciare il caso della discarica di Misterbianco.  

Cantone, originario di Misterbianco, nel suo intervento di fine seduta ha richiesto "un'indagine epidemiologica sulla zona e interventi repentini per verificare il grado di alterazione ambientale dell'area  che interessa le due discariche dei comuni di  Motta Sant'Anastasia e di Misterbianco in provincia di Catania dove le analisi dell'Università di Catania mostrano che le emissioni di metano arrivano a valori anche di 10 volte superiore ai valori medi del fondo naturale". 

"Vivere con i miasmi è diventato impossibile, ai cittadini è stato negato il diritto alla salute e ad un ambiente salubre:  si intervenga al più presto" conclude Cantone.


MoVimento 5 Stelle Camera dei Deputati
Ufficio Comunicazione


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martedì 10 aprile 2018

GREENPEACE: DOBBIAMO DIMEZZARE LA PRODUZIONE DI CARNE E PRODOTTI LATTIERO CASEARI

GREENPEACE: DOBBIAMO DIMEZZARE LA PRODUZIONE DI CARNE E PRODOTTI LATTIERO CASEARI SE VOGLIAMO SALVARE IL CLIMA, LA NATURA E LA NOSTRA SALUTE


ROMA, 10.04.18 – Se vogliamo evitare gli impatti più devastanti dei cambiamenti climatici e rispettare l'Accordo di Parigi dobbiamo dimezzare produzione e consumo globale di carne e prodotti lattiero caseari entro il 2050. Lo afferma il rapporto di Greenpeace "Meno è meglio".


In Europa la riforma della PAC (Politica Agricola Comune) deve facilitare la transizione dal modello degli allevamenti intensivi a forme di agricoltura e di allevamento ecologiche

"La Politica Agricola Comune ci sta spingendo verso un baratro di insostenibilità. Gli allevamenti intensivi sono una grande fonte di emissioni di CO2, di inquinamento dell'aria e dell'acqua e possono causare seri problemi alla salute tra cui lo sviluppo della resistenza agli antibiotici" afferma Federica Ferrario, responsabile campagna agricoltura sostenibile di Greenpeace Italia. "L'Italia e l'Unione europea devono garantire che l'imminente riforma della PAC acceleri il passaggio a una produzione sostenibile di ortaggi e verdure e a ridurre gli allevamenti industriali, ritirando il sostegno della produzione intensiva di animali".

Tre animali su quattro allevati in Europa sono tenuti in un ristretto numero di grandi allevamenti intensivi, mentre i piccoli produttori hanno ridotto il loro bestiame del 50 per cento.

Se non affrontiamo rapidamente la questione, il contributo dell'agricoltura alle emissioni di gas serra nel 2050 potrebbe arrivare al 52 per cento delle emissioni totali. Il 70 per cento di questo contributo è previsto proprio dai settori della produzione di carne e prodotti lattiero-caseari. In Europa gli allevamenti contribuiscono già alle emissioni di gas serra per il 12-17 per cento. Inoltre gli allevamenti contribuiscono all'inquinamento dell'acqua, in particolare con azoto e fosforo, e dell'aria, soprattutto con emissioni di ammoniaca e polveri sottili (PM2.5).

Non meno gravi gli impatti sanitari: per l'OMS (Organizzazione mondiale della sanità), l'EFSA (Agenzia europea per la sicurezza alimentare) e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) la resistenza agli antibiotici è "una delle maggiori minacce alla salute umana".

Un rapporto congiunto EFSA/ECDC conferma la presenza negli animali allevati di batteri che hanno sviluppato resistenza ad antibiotici di importanza cruciale. E l'Italia è seconda solo alla Spagna in Unione europea per uso di antibiotici negli allevamenti.

"La necessità di ridurre domanda e offerta di prodotti di origine animale è ormai il pensiero dominante nella comunità scientifica. Solo una significativa riduzione del consumo di carne e latticini ci garantirà un sistema agroalimentare adatto per il futuro, a beneficio degli esseri umani e del Pianeta" afferma il professor Pete Smith, Università di Aberdeen, che ha preso parte ai lavori dell'IPCC (Panel intergovernativo sui cambiamenti climatici).


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domenica 8 aprile 2018

Rete IRENE stanzia un fondo di 100.000,00 euro per le diagnosi di 10 condomini obsoleti in Lombardia

CONDOMINI OBSOLETI IN LOMBARDIA: RETE IRENE STANZIA UN FONDO DI 100.000,00 EURO PER LE DIAGNOSI FINALIZZATE A RIQUALIFICARE ENERGETICAMENTE  10 CONDOMINI LOMBARDI

E' iniziato il momento più intenso della Campagna "Condominio PIÚ" ideata da RETE IRENE in collaborazione con Legambiente Lombardia. 

Aperte le candidature al fine di ottenere gratuitamente un checkup completo, corredato da studio economico e piano finanziario. 

Milano, 15 aprile 2018Era stato presentato lo scorso novembre e parte oggi con lo stanziamento di un fondo da 100.000,00 euro la campagna di selezione di 10 condomini Lombardi che potranno usufruire del pacchetto "Condominio PIÚ". L'obiettivo di RETE IRENE è creare esempi eccellenti di riqualificazione energetica integrata degli edifici in Lombardia, dando la possibilità a 10 condomini di cambiare aspetto, migliorando la loro funzionalità e la loro efficienza energetica.

La campagna di selezione si rivolge a condomini situati sul territorio lombardo che si prestano, per le loro caratteristiche architettoniche ed impiantistiche, ad un intervento di riqualificazione energetica auto-sostenibile economicamente (che non vada a gravare sul bilancio famigliare dei condòmini). 

PIÚ efficienza energetica, risparmio, valore, comfort, attenzione per l'ambiente e salute: sono questi i sei principi cardine che hanno ispirato la creazione della campagna di Rete IRENE, che permetterà a 10 condomini lombardi di ottenere il pacchetto "Diventa Condominio PIÙ": un'analisi dettagliata dello stato di salute energetica dell'edificio con l'elaborazione di un approfondito studio di fattibilità comprendente il Piano di Efficientamento tecnico, il piano economico e il calcolo del risparmio di un intervento di riqualificazione energetica con garanzia di risultato; un documento che verrà consegnato e presentato in assemblea condominiale al fine di valutare, senza obblighi, la sua accettazione.

Condominio PIÙ permetterà ad Amministratori e condòmini di avviare un vero e proprio checkup sull'edificio con una diagnosi portata avanti da professionisti del settore e garantita da un documento, il pacchetto "Diventa Condominio PIÙ", in grado di illustrare nel dettaglio tutti i vantaggi, i costi, i risultati di miglior efficienza energetica e di riduzione dei consumi. Le domande di partecipazione, da presentare entro il 30 giugno 2018, saranno accettate fino ad esaurimento del fondo; la richiesta potrà essere avanzata dall'Amministratore, dai Consiglieri dell'assemblea o dai condòmini stessi compilando il modulo scaricabile dall'apposito sito www.reteirene.it/condominio-piu.

Condominio PIÚ è stata ideata e condotta da RETE IRENE in collaborazione con Legambiente Lombardia, aderendo alla Campagna nazionale per l'efficienza energetica "Italia in Classe A" coordinata da ENEA e

promossa dal Ministero dello Sviluppo Economico. Un progetto che nasce dalla voglia di realizzare e proporre qualcosa di realmente concreto affinché anche i privati, non solo i tecnici del settore, possano comprendere l'importanza e la bontà di un intervento di riqualificazione energetica degli edifici esistenti, oggi più che mai conveniente e supportato a livello nazionale e regionale grazie agli enormi passi avanti fatti dalla legislatura e, in particolar modo, dal superamento della manutenzione dei condomini che, con il recentissimo DDUO 2456/17 dell'8 Marzo 2017 emanato da Regione Lombardia, è stata completamente surclassata dagli interventi di riqualificazione energetica.

Condominio PIÚ si pone quindi come una vera possibilità di svolta per tanti condomini che oggi appaiono obsoleti, caratterizzati da classi energetiche basse e, di conseguenza, afflitti da altissimi costi in bolletta e da uno scarso valore immobiliare. Con il pacchetto "Diventa Condominio PIÚ", RETE IRENE intende fornire al condominio, a costo zero, una serie di servizi specialistici di alto valore economico con i quali poter concretamente migliorare energeticamente ed economicamente le abitazioni in esso presenti.

RETE IRENE
Via Larga 19 -  Milano
T. 800 134 720


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sabato 6 gennaio 2018

Sacchetti Frutta e Verdura Compostabili: un nuovo balzello per il consumatore o un passo verso una spesa consapevole e sostenibile? L’osservatorio O.S.I.A.M.O. su sacchetti biodegradabili e compostabili

Non si può certo dire che l'entrata in vigore dell'articolo 9-bis della legge di conversione 123/2017 - il cosiddetto decreto Mezzogiorno approvato lo scorso agosto - sia passata inosservata.

La norma, in ottica di riduzione rifiuti, modifica il vigente Codice dell'Ambiente - recependo la direttiva UE 2015/720 - e impone la sostituzione di tutte le borse di plastica, in particolare quelle fornite per il trasporto di merci o prodotti (ad esempio borse alla cassa) ed anche quelle "richieste" a fini di igiene o fornite come imballaggio primario per alimenti sfusi" (reparti ortofrutta, gastronomia, macelleria, ecc.), con sacchetti biodegradabili e compostabili.

Il clamore e le proteste di questi giorni vertono principalmente sul fatto che dal 1 gennaio si devono pagare i sacchetti in modo esplicito ed evidente nello scontrino emesso dal negozio. Ma questo lo stavamo già facendo anche prima, solo che il costo non era visibile come voce a sé stante nello scontrino ma inglobato in quello del prodotto.

Niente di nuovo, quindi, nella sostanza. Semmai si può dire che mettere in chiaro il costo del sacchetto serve anche a fermare i sacchetti illegali che costano ogni anno solo di evasione fiscale 30 milioni di euro e contribuirà a ridurre i costi di bonifica ambientale ed altri disastri che gli imballaggi di plastica fanno quotidianamente. 

Ricordiamoci ad esempio che in base alle attività di monitoraggio della campagna di Legambiente Clean up the Med, le buste di plastica rappresentano il 16% dei rifiuti scaricati in mare da otto paesi del Mediterraneo. Secondo altre stime, ci sarebbero 25 milioni di sacchetti ogni mille chilometri di costa.

Quindi pagare una cifra, poco più che simbolica (5 €/anno?), per l'imballaggio e vederlo scritto nello scontrino in maniera esplicita serve esclusivamente a rendere consapevoli i cittadini che gli shopper che utilizziamo ogni giorno hanno un valore e che possiamo scegliere di utilizzarne meno assumendo comportamenti responsabili e virtuosi. 

Per questo dovrebbe essere data la possibilità di utilizzare scelte alternative che siano economicamente e ambientalmente più convenienti e sostenibili, come la retina di antichissima memoria, ma questo dipende dalla GDO visto che la norma non vieta esplicitamente  l'utilizzo. 

La legge infatti  a riguardo si esprime solo regolamentando le riutilizzabili per l'asporto delle merci, ma non dice nulla per l'imballo primario.

La polemica sorta in questi giorni è dovuta alla gran confusione generata dalle interpretazioni discordanti date dai ministeri con lettere e circolari emanate nei mesi scorsi in risposta a richieste di chiarimento fatte dalla grande distribuzione. 

Ad ogni modo nell'ultima circolare di dicembre 2017, che chiarisce alla GDO la possibilità di far pagare il sacchetto anche sottocosto, il Ministero dello Sviluppo Economico scrive anche  che: In conclusione, salvo diverso avviso del Ministero della Salute al quale la presente nota è inviata per conoscenza, si riterrebbe ammissibile la possibilità per la clientela, nei reparti di vendita di alimenti organizzati a libero servizio, di utilizzare gli shoppers in discorso già in loro possesso.

Quindi salvo parere contrario del ministero della salute circa le norme igieniche sembrerebbe possibile utilizzare propri sacchetti se il negozio lo permette. 

Quali sacchetti e come regolamentare la cosa è oggetto di discussione e necessita di un ulteriore chiarimento, ma noi siamo certi che poter utilizzare ad esempio le retine che consentono di vedere il contenuto e possono essere riutilizzate non è, né ci auguriamo sia mai, una pratica fuori legge! 

Insomma spetta ora ai gruppi della grande distribuzione e agli esercenti valutare come e se offrire alternative all'utilizzo dei sacchetti biodegradabili.

Come associazioni ambientaliste e di cittadini consumatori attivi nel controllo e monitoraggio dei servizi ambientali di questa Regione riteniamo invece che questa legge possa dare un contributo significativo ad importanti obiettivi che stiamo perseguendo ed in particolare:
1.     Riduzione dei rifiuti alla fonte. Sappiamo infatti che il consumo delle plastiche flessibili è il primo problema di littering (dispersione rifiuti nell'ambiente) nel mare, nei laghi e nei suoli. Virare verso materiali compostabili da usare in modo sempre consapevole darà un importante contributo. 
2.     Riduzione della plastica nella raccolta dell'organico e quindi nel compost che si andrà a formare. Abbiamo infatti più volte denunciato che l'uso della plastica per la raccolta della frazione organica è un grande problema perché implica una riduzione della resa del compost e soprattutto restituisce un prodotto che in linea di principio è un ottimo fertilizzante ma che gli agricoltori stentano ad usare perché ancora troppo ricco di pezzetti di plastica.
3.     Aumento della consapevolezza da parte del cittadino che utilizzerà con parsimonia gli imballi e li potrà anche riutilizzarli nella raccolta della frazione organica. 

Ribadiamo infine come con lo sforzo di tutti, occorrerà aiutare a verificare la corretta applicazione della legge nella nostra regione e denunciare l'eventuale presenza di sacchi illegali  che già sappiamo essere diventato fiorente business per le organizzazioni malavitose, altresì invitiamo i cittadini a denunciare abusi e cattive applicazioni della legge.



Osservatorio sui Servizi di Igiene Ambientale ed il Monitoraggio delle società Operative
ADIC, Cittadinanzattiva e Legambiente Umbria



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domenica 10 dicembre 2017

Ambiente. PFAS, M5S: ORA NON SI PERDA TEMPO, STOP A INQUINAMENTO E BONIFICA

PFAS, M5S: ORA NON SI PERDA TEMPO, STOP A INQUINAMENTO E BONIFICA

Roma, 10 dicembre 2017 - "Ora la Regione Veneto si dia una mossa, pensi a superare l'emergenza. Bisogna chiudere la linea produttiva della Miteni che genera l'inquinamento e bonificare l'area. Il MoVimento 5 Stelle collaborerà per quanto è nelle sue prerogative". 

Alberto Zolezzi, deputato del M5S in commissione Ecomafie, torna sul tema dell'avvelenamento da Pfas nel giorno in cui il candidato premier Cinquestelle, Luigi Di Maio, incontrerà i cittadini e le mamme 'No Pfas' a Montecchio Maggiore, nel vicentino.

"Quando, già nel dicembre 2014, chiesi informazioni al presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, audito in commissione - ricorda Zolezzi - egli non citò i Pfas né, in generale, segnalò alcuna criticità di tipo ambientale. Eppure già allora alcuni miei colleghi del M5S stavano lanciando l'allarme con gli esposti in Procura che hanno poi fatto partire le inchieste. Se la Regione Veneto fosse stata così pronta ad agire contro l'inquinamento da Pfas come ha fatto adesso nell'attaccare l'impegno del MoVimento 5 Stelle a sostegno dei cittadini, ora forse non ci sarebbe alcuna emergenza".

"Senza dimenticare il business della 'pulizia del plasma' (plasmaferesi e proplasma), dal costo di circa 5mila euro a intervento, indicata dalla stessa Direzione Sanità della Regione Veneto come risposta alle persone ammalatesi nel corso degli anni; un 'rimedio' per il quale non esiste alcuna linea guida nazionale, come dichiarato dalla stessa ministra alla Salute Lorenzin. Purtroppo questa è solo la punta dell'iceberg di un male - conclude Zolezzi - che ha prodotto nella zona oltre 1300 morti e l'aumento del 22% dei casi di ictus. Concentriamoci su ciò che va fatto senza altri indugi. Non c'è più tempo da perdere".

domenica 3 dicembre 2017

Espansione lancia "Energia Amica" ed "Energia & Salute" per l'efficientamento energetico e la gestione delle catastrofi naturali nelle aziende della sanità campana

Con "Energia Amica" ed "Energia e Salute" Espansione e il Consorzio di Scuola Superiore di Scienze della Salute (Consorzio S.S.S.S.) assicurano alle imprese sanitarie le competenze professionali per la salvaguardia dell'ambiente e del territorio

Fondimpresa, il più importante fondo interprofessionale italiano, ha approvato - nell'ambito dell'Avviso 1/2017 dedicato alla Salvaguardia dell'ambiente e del territorio – due piani formativi "Energia Amica" ed "Energia e Salute", entrambi firmati dal provider irpino Espansione. 

Al centro dei due progetti ci sono due temi centrali per le aziende sanitarie, tanto importanti quanto finora trascurati: l'impatto ambientale e la gestione degli eventi catastrofici.

Le due iniziative, presentate alla stampa il 1 dicembre presso la sede di Espansione dall'Amministratore Unico Sergio Antonio Bolognese, prevedono come soggetti attuatori Espansione e la Cooperativa Sociale "Il Sorriso" tramite il Consorzio S.S.S.S., enti leader nel settore che hanno già realizzato importanti sinergie di respiro nazionale nella formazione continua in favore delle professioni sanitarie operanti in tutto il paese.  

I due piani potenzieranno le operazioni di efficientamento energetico in corso in tutte le aziende beneficiarie, riducendo gli sprechi energetici e l'impatto ambientale. 

Inoltre, è previsto un importante intervento per la gestione delle maxi-emergenze ambientali (terremoti, alluvioni, etc.) mai attuato prima nonostante le caratteristiche dei territori italiani e la centralità delle aziende sanitarie nella gestione delle conseguenze di tali emergenze.

"L'attenzione delle aziende sanitarie nei confronti dell'ambiente e delle politiche di salvaguardia del territorio – spiega il fondatore di Espansione Sergio Antonio Bolognese – sono nel DNA della filiera della salute.  Fondimpresa ha dedicato a questa tematica un avviso specifico, finanziando piani formativi che lavorano alle dimensioni propriamente ecologiste del nostro sistema sanitario. Ad esempio, i consumi energetici delle case di cura sono ancorati ancora a logiche dilapidatorie di una sanità antiquata che intende mettersi al passo con i tempi. Qui lo spreco di risorse è una delle poche voci a bilancio che possono essere migliorate a vantaggio dei servizi e del territorio in cui si opera per cui molti imprenditori del settore vedono in questa direzione degli spunti interessanti per i loro investimenti. Infine abbiamo previsto un'interessante intervento formativo per la gestione delle maxi emergenze ambientali che restano di grande attualità per il nostro paese". 

Le imprese che saranno interessate dai piani sono dislocate tutte in Campania e le azioni formative saranno destinate a tre tematiche proprie dell'avviso: la prevenzione e mitigazione del rischio sismico, la prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico e la sostenibilità ambientale.



Redazione del CorrieredelWeb.it

lunedì 27 novembre 2017

Ambiente. Ad Anzio una task force di esperti internazionali per salvare le pinete


Ad Anzio una task force di esperti internazionali per salvare le pinete

Martedì 28 e mercoledì 29 novembre 2017, docenti e ricercatori si riuniscono al Parco della Gallinara per confrontarsi sul contenimento del patogeno forestale esotico che sta minacciando le pinete del Lazio

Anzio, 27 novembre 2017

Introdotto in Europa dal Nord America e diffusosi rapidamente nelle pinete litoranee laziali e nelle pinete urbane romane, il patogeno forestale esotico Heterobasidion irregulare è una delle principali minacce della zona con effetti evidenti e devastanti sulla salute e la stabilità dei pini. Per contrastarne la diffusione e gestirne l'emergenza, l'Università degli Studi di Torino in collaborazione con la European and Mediterranean Plant Protection Organisation (EPPO) e con il Parco della Gallinara, nell'ambito del progetto Emphasis coordinato da Agroinnova - Centro di Competenza per l'innovazione in campo agro-ambientale dell'Università di Torino, organizza il workshop tecnico e dimostrativo Heterobasidion irregulare: Una grave minaccia per le pinete italiane ed europee.

Nelle giornate di martedì 28 e mercoledì 29 novembre 2017 al Parco della Gallinara ad Anzio, docenti e ricercatori si confrontano sul contenimento del patogeno, diventato in breve tempo una delle principali criticità fitosanitarie del territorio laziale, provocando il deperimento delle pinete sia sul litorale sia nell'area urbana. Il parassita ha un impatto potenziale sull'intero continente europeo, tanto da essere incluso nella lista degli organismi per i quali si suggeriscono dei provvedimenti normativi. Rivolto a servizi fitosanitari, liberi professionisti, arboricoltori, tecnici e amministratori di foreste, parchi e comuni, il workshop fornirà una prima panoramica utile per introdurre i sintomi e gli effetti del fungo Heterobasidion irregulare sul territorio, per poi passare al riconoscimento della malattia e all'illustrazione dei trattamenti fitosanitari preventivi.

Il workshop è organizzato dal DISAFA dell'Università degli Studi di Torino con la collaborazione dell'EPPO e del Parco della Gallinara nell'ambito del Progetto Effective Management of Pests and Harmful Alien Species – Integrated Solutions – EMPHASIS, Programma Europeo Horizon 2020. Grant agreement N. 634179.

Heterobasidion irregulare: Una grave minaccia per le pinete italiane ed europee.
Anzio 28-29 Novembre 2017 | Parco della Gallinara, Via Malvito Vecchiarelli 2


PROGRAMMA
Martedì 28 novembre – Sessione teorica
14:30 Registrazione dei partecipanti
14:45 Saluti ed introduzione ai lavori
15:00 I marciumi radicali e le carie da Heterobasidion spp. e relative strategie di lotta
15:45 L'introduzione e la diffusione di H. irregulare in Italia
16:30 PAUSA CAFFÈ
16:45 La Pest Risk Analysis a cura dell'EPPO
17:05 Le problematiche fitosanitarie del Parco della Gallinara
17:20 Fasi applicative della sperimentazione per il contenimento di H. irregulare nell'ambito del Progetto Europeo EMPHASIS
17:35 Discussione e chiusura lavori

Mercoledì 29 novembre – Sessione pratica
09:30 Registrazione dei partecipanti
09:45 Riconoscimento e diagnosi della malattia in campo
10:15 Trattamenti fitosanitari preventivi
10:45 Dimostrazione e sperimentazione di strategie di eradicazione locale
13:00 Chiusura lavori

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sabato 18 novembre 2017

RESPONSIBLE CARE, 25 ANNI DI SOSTENIBILITÀ PER L’INDUSTRIA CHIMICA

Risultati immagini per responsible care federchimica
RESPONSIBLE CARE, 25 ANNI DI SOSTENIBILITÀ PER L'INDUSTRIA CHIMICA


Dal 23° Rapporto Responsible Care ottime performance socioambientali delle imprese aderenti.



Lamberti (Federchimica): la Chimica impegna sempre più risorse nell'innovazione per la competitività.


Un quarto di secolo di investimenti e miglioramenti continui a favore di sicurezza, salute e ambiente: questo il bilancio di Responsible Care, il programma volontario gestito da Federchimica, presentato oggi, con cui l'industria chimica in Italia persegue lo sviluppo sostenibile.


I risultati sono molto significativi. L'industria chimica continua ad essere uno dei settori manifatturieri più virtuosi in tema di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro: gli infortuni e le malattie professionali, rapportate alle ore lavorate, sono diminuite al ritmo medio annuo rispettivamente del 5 e del 6% negli ultimi sette anni.


La Chimica ha già ridotto le emissioni di Gas Serra del 55% e migliorato l'efficienza energetica del 57% rispetto al 1990; ciò significa che le imprese chimiche sono, di fatto, già in linea con gli obiettivi che l'Unione europea si è data non solo per il 2020 ma anche per il  2030.


Le imprese chimiche e, in particolare, quelle aderenti a Responsible Care, agiscono già secondo quanto previsto dal paradigma dell'Economia Circolare: prevengono, per quanto possibile, la produzione dei rifiuti, destinano il 23% al riciclo e il 39% al ripristino ambientale, ricorrendo solo in minima parte allo smaltimento in discarica (9,1%).

I dati del  Rapporto Responsible Care sono il risultato di "un massiccio lavoro che ci vede impegnati dal 1992 nell'identificazione, raccolta,  elaborazione e analisi di oltre 60.000 dati, di cui oltre 200 vengono pubblicati: un impegno complesso di responsabilità sociale, ambientale ed economica del management delle imprese chimiche" ha dichiarato Paolo Lamberti, Presidente di Federchimica.


"Responsible Care è un programma cui le imprese aderiscono volontariamente: l'industria chimica in Italia va ben oltre i 2.000 provvedimenti (Regolamenti, Direttive, Comunicazioni) vigenti nell'Unione europea, perseguendo, per scelta, obiettivi sociali e ambientali ancora più ambiziosi".


Le imprese aderenti a Responsible Care continuano a dedicare risorse umane e finanziarie per lo sviluppo sostenibile, spendendo mediamente ogni anno oltre il 2% del proprio fatturato e destinano circa il 20% dei propri investimenti a sicurezza, salute e ambiente.

Si tratta di investimenti ingenti, che hanno ricadute molto significative, non solo per il settore: "La Chimica genera sviluppo sostenibile anche lungo la filiera produttiva, con un impatto decisivo per tutto il sistema manifatturiero" ha proseguito Lamberti "In questo modo

trasferiamo ai settori a valle tecnologia, innovazione e sostenibilità ambientale e quindi anche competitività. Senza dimenticare che le innovazioni della Chimica hanno riflessi molto diretti sulla migliore qualità della vita di tutta la nostra società".


"Un settore industriale con questa visione e queste potenzialità deve essere considerato come una risorsa chiave per sostenere la ripresa in termini reali e duraturi" ha concluso Lamberti. "Frenare lo sviluppo della chimica con un sistema regolatorio inutilmente rigido e penalizzante equivale a minare la capacità innovativa del nostro Paese in Europa e dell'Europa rispetto ad altri continenti".

Nelle sue considerazioni conclusive Diana Bracco, Presidente e Amministratore Delegato Bracco S.p.A, che nel 1992, per un decennio, è stata la prima Presidente di Responsible Care in Italia, ha osservato: "Considero Responsible Care la testimonianza più eloquente non solo dello sforzo che il nostro settore compie, ogni anno, a favore della sostenibilità, ma anche della nostra capacità di guardare lontano: ben prima di altri la Chimica ha saputo identificare, nei tanti parametri socio-ambientali da migliorare continuamente, i suoi fattori chiave di sviluppo.


Sono convinta che il modo migliore per "fare impresa" sia offrire un futuro alle nuove generazioni e coniugare crescita economica, occupazione e benessere, garantendo, anche grazie all'innovazione tecnologica, una sempre migliore qualità della vita".

Alla manifestazione hanno preso parte anche Massimo De Felice, Presidente INAIL; Raffaello Vignali, Segretario Ufficio di Presidenza Camera dei Deputati; Mauro Parolini, Assessore allo Sviluppo Economico Regione Lombardia; Paolo Pirani, Segretario Generale UILTEC-UIL; Cosimo Franco, Presidente Responsible Care.

Nel corso della manifestazione hanno ricevuto il Premio Responsible Care:

 Basf Italia S.p.A. per il Progetto KidsLab
 Basell Poliolefine Italia S.r.l. per il Progetto "Site Waste Management"
 Sol S.p.A. per "BioMether, impianto per la produzione di biometano tramite upgrading di biogas"
 Versalis S.p.A. per il Progetto "Eco - pallet innovativo e sostenibile"



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Sostenibilità ambientale: in 15 anni dimezzato il peso medio delle bottiglie d’acqua in PET di mezzo litro



In 15 anni dimezzato il peso medio delle bottiglie d'acqua in PET di mezzo litro

Tra il 2000 e il 2014 si è avuto un risparmio di circa 3 miliardi di chili di plastica PET



Le continue innovazioni e le nuove tecnologie hanno permesso negli ultimi 15 anni di ridurre della metà il peso medio delle bottiglia d'acqua in PET da mezzo litro. Ad affermalo è la National Association for PET Container Resources, che ha spiegato anche come la produzione di nuovi materiali in rPET impiega due terzi in meno dell'energia necessaria per produrre materie prime vergini.

E' quanto riporta In a Bottle in un focus sulla sostenibilità e il settore dell'acqua in bottiglia

Ulteriori risparmi di PET vergine derivano anche dal crescente uso del riciclo del PET nella produzione di nuove bottiglie. Secondo le analisi di Beverage Marketing Corporation per conto della Bottled Water Association (Ibwa), tra il 2008 e il 2014 l'uso dell'rPET nelle confezioni di acqua in bottiglia è aumentato dal 17,5% al 21%. Solo lo scorso anno l'aumento complessivo è stato di circa l'8% e le aziende utilizzano bottiglie con un contenuto medio del 20% di rPET.

Ha spiegato Chris Hogan, vice presidente IBWA: "Dal punto di vista ambientale, quando la gente si orienta verso l'acqua in bottiglia, sta scegliendo la bevanda che più di ogni altre utilizza meno plastica nel suo processo produttivo. Meno plastica significa meno consumo di energia e minor ricorso all'impiego di risorse naturali

Bisogna ricordare, proprio a proposito dell'utilizzo delle risorse, che l'industria dell'acqua in bottiglia utilizza lo 0,01 di tutta l'acqua utilizzata negli Stati Uniti.

In più, insieme alla sostenibilità ambientale, si favorisce anche una maggior tutela della salute, dal momento che l'acqua è una bevanda priva di calorie e funzionale al benessere dell'organismo".



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sabato 4 novembre 2017

Ambiente e Salute: Amianto: allarme Ona: costi alla sanità per 5 miliardi in 10 anni

ONA - Osservatorio Nazionale Amianto:
conferenza stampa "Amianto come fermare la strage"

Lunedì 6 novembre la presentazione di una proposta di legge sulla bonifica per evitare "strage ed esborso record"


Roma, 4 novembre 2017 – L'Italia è stato il maggiore produttore e utilizzatore di amianto che provoca in Europa ogni anno più di 100.000 decessi per i soli casi di mesotelioma, cancro polmonare e asbestosi (stime OMS). 

Ancora ad oggi nel nostro Paese ci sono 40 mln di tonnellate di materiali contenenti amianto che hanno provocato e continueranno a provocare una vera e propria epidemia. Cinque miliardi di euro nei prossimi dieci anni: questa la spesa che graverà sul welfare per l'assistenza ai malati di mesotelioma e cancro polmonare da amianto. 

Sono le stime dell'Ona, che al rischio di collasso del welfare contrappone la sua proposta di legge per la bonifica della 'fibra killer' che verrà presentata, unitamente agli ultimi dati sull'incidenza dell'amianto, lunedì 6 novembre, alle ore 14.30, nella Sala del Carroccio del Campidoglio. 

Interverranno all'incontro, moderato da Benedetta Rinaldi, giornalista e conduttrice di Uno Mattina, Ezio Bonanni, avvocato cassazionista e Presidente ONA, Nicola Forte, commercialista e fiscalista e Luciano Mutti, titolare della cattedra di Oncologia Medica e Ricerca Oncologica dell'Università Salford di Manchester.

L'Osservatorio nazionale amianto (Ona) ha sviluppato una proiezione delle stime dell'incidenza dell'esposizione ad amianto per i prossimi 120 anni e calcola che ci saranno in Italia non meno di 100.000 decessi. L'Ona prevede una spesa sanitaria media di 40.000 euro l'anno per ogni paziente: 400 milioni annui a cui si aggiungono le spese per prestazioni previdenziali ed assistenziali: un totale di 48 miliardi in 120 anni.

"Una strage e un esborso record che lo Stato potrebbe evitare con la nostra proposta di legge – spiega il presidente dell'Ona, Ezio Bonanni -, che prevede credito di imposta del 50% della spesa per la bonifica e la messa in sicurezza ai produttori di reddito; il 75% ai privati".

giovedì 2 novembre 2017

Salute. Dal Politecnico nanotecnologie per la rimozione di contaminanti cancerogeni dall'ambiente

NANOTECNOLOGIE PER LA RIMOZIONE DI CONTAMINANTI CANCEROGENI DALL'AMBIENTE
Uno studio del Politecnico di Torino - Dipartimento di Ingegneria dell'Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture pubblicato sulla prestigiosa rivista "Scientific Reports" del gruppo "Nature"

Torino, 2 novembre 2017 – Riuscire a rimuovere contaminanti cancerogeni dalle acque sotterranee mediante l'iniezione controllata di nanoparticelle di ferro in falda. Questo è il risultato raggiunto dal gruppo di ricerca di Ingegneria degli Acquiferi del Politecnico di Torino (Dipartimento di Ingegneria dell'Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture - DIATI), guidato dal prof. Rajandrea Sethi. 
La ricerca, svolta nell'ambito del progetto europeo "Reground" (Programma quadro Horizon 2020), è stata pubblicata in questi giorni su Scientific Reports - prestigiosa rivista del gruppo Nature - tra i gruppi editoriali di maggior spicco nell'ambito della comunità scientifica internazionale.
Le acque sotterranee rappresentano una delle risorse idriche più importanti, per qualità ed abbondanza: costituiscono circa il 30% delle acque dolci sfruttabili dall'uomo, mentre il restante 68% si trova accumulato nei ghiacciai e soltanto il 2% è disponibile in corpi idrici superficiali. 
La bonifica ed il ripristino ambientale dei sistemi acquiferi contaminati rappresenta quindi un tema di grande interesse ed attualità.
Il team di ricercatori del Politecnico di Torino, composto da Carlo Bianco, Janis Patiño, Tiziana Tosco e Alberto Tiraferri, coordinati dal Prof. Rajandrea Sethi, svolge da anni ricerca di frontiera nell'ambito delle nanotecnologie applicate alla bonifica di falde inquinate, la cosiddetta Nanoremediation
Quest'ultima rappresenta uno degli approcci più innovativi ed avanzati oggi disponibili per la rimozione di contaminanti tossici e cancerogeni, quali solventi clorurati e metalli pesanti. 
Le nanoparticelle, grazie alla loro ridotta dimensione, vengono iniettate nel sottosuolo in corrispondenza dell'area contaminata, dove generano una "zona reattiva" in grado di rimuovere gli inquinanti dall'acqua di falda in tempi ridotti e con un'efficacia superiore rispetto agli approcci tradizionali. 
Preparazione di una sospensione di nanoparticelle di ferro
Se la reattività delle nanoparticelle nella rimozione dei contaminanti è comprovata, il controllo della fase di iniezione e quindi la formazione della zona reattiva rappresentano ancora uno degli aspetti critici e dei principali fattori limitanti nell'applicazione di questa tecnologia su vasta scala. In molti casi non è possibile controllare in modo efficace se e dove le particelle si depositeranno: una mobilità troppo limitata non consente una buona distribuzione delle nanoparticelle all'interno della zona reattiva, una mobilità eccessiva causa una perdita anche significativa di materiale, che si disperde nel sottosuolo senza venire a contatto con gli inquinanti.
Lo studio pubblicato su Scientific Reports, dal titolo "Controlled Deposition of Particles in Porous Media for Effective Aquifer Nanoremediation", presenta una strategia di iniezione innovativa capace di superare questo limite, consentendo pertanto di migliorare notevolmente il processo di Nanoremediation. "L'approccio che proponiamo – spiega Carlo Bianco - sfrutta l'iniezione sequenziale e modulata di una sospensione stabile di nanoparticelle e di un agente destabilizzante, che induce una migrazione ottimale delle nanoparticelle in falda e successivamente una deposizione controllata nella zona desiderata". Un modello matematico, sviluppato dai ricercatori, supporta la progettazione delle fasi di iniezione, consentendo di adattare la procedura all'applicazione specifica. L'approccio è stato applicato con successo a scala di laboratorio per ottenere la deposizione controllata di nanoparticelle di ossido di ferro, materiale innovativo sviluppato nell'ambito del progetto europeo "REGROUND" per la bonifica di acquiferi contaminati da metalli pesanti.
Il metodo proposto rappresenta un importante passo in avanti nel campo della Nanoremediation, in quanto, per la prima volta, è stato possibile controllare la distribuzione spaziale di nanoparticelle in mezzi porosi. Se applicato su scala reale, il metodo sviluppato permetterebbe una distribuzione controllata delle nanoparticelle in prossimità della zona contaminata, limitando la perdita di materiale reattivo con conseguente riduzione dei costi totali di bonifica e con un aumento dell'efficacia dell'intervento.


domenica 15 ottobre 2017

BIODIESEL: L’ENERGIA VERDE CHE METTE IN MOTO L’ECONOMIA E TUTELA L’AMBIENTE

Risultati immagini per biodiesel
ASSITOL ricorda i numerosi vantaggi del biodiesel, il cui impiego nei trasporti ha già ridotto fortemente le emissioni nocive, creando reddito ed occupazione in agricoltura e nell'industria.

Senza il biodiesel, sarebbe impossibile immaginare un futuro senza carburanti fossili e l'economia, non soltanto nazionale, perderebbe un importante fonte di reddito. 

A pochi giorni dall'appello contro la riduzione dei dazi nei confronti del biodiesel argentino, ASSITOL, l'Associazione italiana dell'industria olearia, sottolinea l'importanza del biocombustibile per costruire un futuro energetico con costi minori per l'uomo e per l'ambiente.

"Di buoni motivi per puntare sul biodiesel ce ne sono tanti – spiega Alistair Fraser, presidente del Gruppo Biodiesel dell'associazione – a cominciare dalla sua origine vegetale, per finire al risparmio in termini di costi ed energia".

Dalle colture di semi oleosi nasce una filiera virtuosa che, partendo dalla produzione agroalimentare, arriva fino a quella di energia. Le farine proteiche sono l'ingrediente base della nostra mangimistica e sostengono le eccellenze alimentari nel settore lattiero-caseario e delle carni, mentre la parte oleosa dei semi è destinata sia alla produzione di oli alimentari sia a quella energetica.

"Il nostro settore vive grazie al suo legame con l'agricoltura – ammette il presidente degli imprenditori del biodiesel - Per la loro produzione le nostre aziende utilizzano oli vegetali come soia, colza e girasole, ma anche grassi animali e persino oli di frittura esausti, in un'ottica di riuso e riciclo, delineando così un importante modello di economia circolare".

Per gli agricoltori, tutto questo rappresenta un introito supplementare. Lo sviluppo del biodiesel contribuisce anche a combattere il fenomeno dell'abbandono delle aree coltivate: in base ai dati dell'Unione Europea, ogni anno il numero di terre lasciate incolte aumenta di 200mila ettari.

Anche se esausti, gli oli possono poi essere riciclati per la produzione del biodiesel, trasformando così un rifiuto in risorsa. "E' il caso di dire che del seme oleoso non si butta via nulla – commenta il presidente del Gruppo Biodiesel – ma che, al contrario, si riutilizza tutto, in un circolo virtuoso e continuo che avvantaggia agricoltori, industria e cittadini".

E' la necessità di "decarbonizzare" il nostro sistema energetico, soprattutto nei trasporti, a tracciare la strada verso un impiego sempre maggiore del biodiesel. "La mobilità, per sua natura, richiede molto energia e produce emissioni nocive – osserva  Fraser – ecco perché i biocarburanti, che hanno un impatto ambientale molto ridotto, rappresentano una soluzione vantaggiosa".

Parecchi studi, europei ed americani, hanno dimostrato da tempo che l'impiego del biodiesel determina una riduzione di anidride carbonica del 65% rispetto al diesel convenzionale, oltre che un forte calo di altre emissioni dannose per la nostra salute, come lo zolfo e le polveri sottili, in particolare le famigerate PMI10 e le PM2,5, che provocano l'inquinamento urbano e causano problemi all'organismo umano. Inoltre, il motore a diesel sfrutta più del 50% del potere energetico del carburante, mentre quello a scoppio non arriva al 30%.

"La prima generazione di biocarburanti, estratti da semi oleosi – ricorda il presidente Fraser - ha già portato un calo delle emissioni nel trasporto su strada pari al 35%, ed entro il 2017, la riduzione di queste stesse emissioni arriverà al 50%. Un risultato così significativo deve far riflettere Bruxelles, chiamata nei prossimi giorni a discutere della nuova 'Red II', la Direttiva sull'energia rinnovabile".



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sabato 14 ottobre 2017

Mobilità sostenibile, Gandolfi (Pd): approvata graduatoria comuni per progetti di cofinanziamento per 70 milioni di euro

Pedibus, bicibus, bike sharing per salvare l'ambiente e la salute dei nostri bambini


"I progetti che hanno presentato i comuni italiani sulla mobilità sostenibile casa-scuola e casa-lavoro dimostrano che c'è grande attenzione su questo tema e grande bisogno di innovazione a favore della mobilità sostenibile. La scelta del Parlamento di finanziare i percorsi casa-scuola e casa-lavoro si è dunque rivelata vincente perché quei due percorsi rappresentano la fase peggiore del traffico nelle nostre città. E le ore di punta sono i momenti in cui si concentrano le automobili nelle strade e quindi l'inquinamento e la pericolosità. Ed è proprio il momento in cui i nostri bambini vanno a scuola. Questi progetti mirano a creare condizioni di maggiore sicurezza soprattutto di riduzione dell'inquinamento ambientale atmosferico, soprattutto vicino alle nostre scuole". Lo dichiara il deputato del Pd, Paolo Gandolfi, a proposito dell'approvazione, nelle commissioni congiunte Ambiente e Trasporti della Camera, della graduatoria dei comuni che hanno presentato progetti sulla mobilità sostenibile casa-scuola e casa-lavoro.

"Bene quindi abbiamo fatto come Parlamento a stanziare 35 milioni attraverso il collegato ambientale a favore del Ministero dell'Ambiente che ha fatto i bandi che hanno prodotto dei risultati, ossia una serie di progetti ammessi a cofinanziamento per un valore complessivo di 70 milioni di euro riguardanti il programma  nazionale di mobilità sostenibile casa-scuola e scuola-lavoro. L'obiettivo è ridurre il traffico nelle ore di punta e migliorare la qualità ambientale delle nostre città in vista del fatto che in inverno, soprattutto nelle zone della pianura padana e nelle principali città, ci sono sforamenti dei tetti dell'inquinamento atmosferico", aggiunge il deputato democratico.

"I progetti approvati - spiega nello specifico Gandolfi - finanzieranno la realizzazione di piste ciclabili, pedibus e bicibus per le scuole ossia accompagnare i bambini in gruppo a scuola a piedi o con le biciclette; progetti di bike sharing; buoni mobilità che, come i buoni pasto, vengono dati ai dipendenti delle aziende che fanno delle scelte di mobilità sostenibile ed importanti progetti sperimentali per allontanare il traffico veicolare intorno alle scuole con la creazione di un'area che delimiti la scuola ed impedisca che le auto si fermino proprio davanti all'entrata, deviando le auto in parcheggi immediatamente vicini".

martedì 3 ottobre 2017

Al via oggi One Ocean Forum al Teatro Franco Parenti di Milano

Al via oggi One Ocean Forum, primo evento in Italia di rilievo internazionale dedicato alla sostenibilità degli oceani.

Due giorni di dibattiti, interventi, testimonianze e tavoli di lavoro per promuovere la consapevolezza sullo stato dell'ecosistema marino e diffondere una cultura ambientale.

In apertura, l'intervento di Sua Altezza l'Aga Khan.

Tra gli ospiti di oggi, Vladimir Ryabinin, Segretario Esecutivo della Commissione Oceanografica Intergovernativa di UNESCO, l'apneista Davide Carrera e il velista americano di fama internazionale Paul Cayard.


Milano, 3 ottobre 2017 – Si sono aperti questa mattina al Teatro Franco Parenti i lavori di One Ocean Forum, evento internazionale ideato dallo Yacht Club Costa Smeralda e voluto dalla Principessa Zahra Aga Khan. Si tratta del primo forum in Italia dedicato ai progetti innovativi di salvaguardia dell'ambiente marino e alla promozione di azioni pratiche volte alla sua tutela.

Il Forum si avvale della partnership con la Commissione Oceanografica Intergovernativa dell'UNESCO, SDA Bocconi Sustainability LAB e di numerosi patrocini di prestigio: The British Virgin Islands -BVI, Ministero dell'Ambiente, Comune di Milano, Regione Autonoma della Sardegna, CONI, SYBAss, Nautica Italiana, UCINA, Confindustria Nautica, Salone Nautico di Genova e Centro Velico di Caprera.

I temi del Forum, trattati con taglio edutainement, focalizzano l'attenzione di pubblico, istituzioni e policy maker sullo stato degli oceani e sulle conseguenze che fenomeni come inquinamento e riscaldamento globale hanno sugli ecosistemi marini e, in ultimo, sulla salute dell'uomo.

Nel 2050, infatti, si stima che il rapporto plastica-pesci sarà di 1:1 (Report ELLEN MACARTHUR FOUNDATION, 2016). Ad oggi 3 miliardi di persone dipendono dalla biodiversità marina e costiera per la loro sussistenza (Sustainable Development Goals, UNITED NATIONS).

In particolare, sono quattro sono le pressing issues su cui i massimi esperti si stanno confrontando:

-        Marine Litter & Pollution, vale a dire gli enormi quantitativi di rifiuti presenti in tutti i mari del pianeta. Ogni anno, infatti, finiscono in mare 8 milioni di tonnellate di plastica che, oltre ad arrecare danni significativi alla vita marina, si inseriscono nella catena alimentare sotto forma di microplastiche, frammenti dai 2 al 5 millimetri ingeriti dai pesci.

-        Climate and Global Changes, responsabili dell'acidificazione delle acque e dei conseguenti effetti sul benessere e sulla conservazione degli habitat oceanici.

-        Le Blue Technologies come opportunità di sviluppo dell'economia marittima, utilizzando l'innovazione e la ricerca come base per nuove politiche produttive e commerciali.

-        l'Ocean Literacy, ovvero la diffusione di una cultura che permetta la comprensione dell'influenza che l'oceano ha sulla nostra vita e l'influenza che le nostre scelte e le nostre azioni hanno sull'oceano.

Ad aprire la due giorni l'intervento del Presidente di YCCS, Sua Altezza l'Aga Khan, sostenitore del progetto promosso dalla figlia, la Principessa Zahra: "È nostro dovere impegnarci per ridurre l'elevato livello di inquinamento ambientale, cercando di ristabilire così l'equilibrio fra uomo e natura. […] Alla fine di questi due giorni verrà presentata la Charta Smeralda, un codice etico e comportamentale. Il mio auspicio è che questo documento possa essere condiviso da quante più persone/istituzioni/associazioni possibili".

La Principessa Zahra Aga Khan ha commentato: "Gli studiosi ci dicono che abbiamo raggiunto il punto di non ritorno, ma anche che ognuno di noi nella sua quotidianità può fare la differenza con comportamenti, gesti, azioni responsabili, sostenibili. Dobbiamo impegnarci affinché i nostri figli ereditino un oceano, un mare che possa essere in qualche modo simile a quello che abbiamo conosciuto noi da bambini".

Un videomessaggio di Irina Bokova, Direttore Generale UNESCO, ha posto le basi del confronto: "La nostra vita dipende dagli oceani. Il 2017 sarà ricordato come una pietra miliare delle azioni per la tutela del mare. One Ocean Forum è un evento atto ad agevolare la creazione di nuove sinergie tra istituzioni pubbliche, ricercatori, ONG e investitori privati". A seguire, l'intervento del Segretario Esecutivo della Commissione Oceanografica Intergovernativa di UNESCO, Vladimir Ryabinin, che ha delineato le linee strategiche delle Nazioni Unite in tema di sviluppo sostenibile.

Durante la mattinata si sono alternati sul palco François Bailet, Senior Legal Officer della Divisione Affari Marini e Diritto del Mare presso le Nazioni Unite e Anne de Carbuccia, artista franco-americana che, attraverso l'evocatività dei suoi scatti fotografici, documenta lo stato del nostro pianeta.

La sessione pomeridiana vede la condivisione di alcune Best Practice, storie di successo di aziende che hanno fatto dell'Economia Blu un modello di business virtuoso, raccontate da Nino Tronchetti Provera di Ambienta, Giulio Bonazzi di Aquafil, Alfonso Saibene Canepa di Canepa, Daniela Ducato di Geolana e Erin Smith di Ocean Sole.

I lavori proseguono con gli interventi di: Sam Dupont, Ricercatore in Eco fisiologia marina presso l'Università di Gothenburg, che racconta il fenomeno dell'acidificazione dell'oceano e le relative conseguenze sugli ecosistemi marini, Davide Carrera, detentore del record mondiale di immersione libera,  e il velista americano di fama internazionale Paul Cayard: interventi e narrazioni che testimoniano la magia e la bellezza del mare attraverso il racconto di un legame profondo e indissolubile.

Oggetto dei lavori pomeridiani, inoltre, sono i LAB: 7 tavoli tematici che prevedono un confronto tra i rappresentanti delle imprese promotrici, studenti universitari, esperti, studiosi internazionali e giornalisti, ONG, con l'obiettivo di stabilire, a partire da nuclei tematici differenti, una "roadmap" comune da seguire in ambito di "marine preservation".

Appuntamento a domani con la partecipazione di Maria Cristina Fossi, Docente di Ecologia e Ecotossicologia presso l'Università di Siena e Direttore Scientifico della Laboratorio di Biomarker del Dipartimento di Scienze Fisiche e della Terra e l'esploratore giornalista Paul Rose.

A chiudere l'evento domani, mercoledì 4 ottobre, la firma della Charta Smeralda, un codice etico comportamentale destinato alle strutture che promuovono e supportano attività legate al mare, come marine e yacht club, oltre che a istituzioni e organizzazioni di varia natura, pubbliche e private, nazionali, internazionali e sovranazionali, che ne condividono la portata e i contenuti.

Con l'obiettivo di tenere alta l'attenzione collettiva sui temi della salvaguardia del mare e sulla necessità di educare a una corretta cultura ambientale, One Ocean Forum si propone di essere un programma che prosegua nel tempo, stimolando un cambiamento vero e concreto e uno spazio di confronto, sempre nella convinzione alla base del forum stesso che "Partnership is the new leadership".

Il Forum è stato ideato da YCCS in collaborazione con FeelRouge Worldwide Shows, partner strategico incaricato dell'organizzazione generale e contenuti e con il supporto di Rolex e Audi, partners storici di YCCS, Aquafil, Luxury Living Group, Dilbar, Intercos, Fondazione Carriero, Perini Navi, Pantecnica, Fondazione Riccardo Catella, Sipa, Dompé, Biofarma e Immobilsarda.

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