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lunedì 22 ottobre 2018

Europarlamentari italiani contrari al bando dei piatti in plastica: non risolve il problema, danneggia l'industria italiana



Europarlamentari italiani contrari al bando dei piatti in plastica: non risolve il problema, danneggia l'industria italiana

Un consistente gruppo di europarlamentari italiani (Forza Italia, Lega e PD) denuncia l'approccio ideologico e le mancate valutazioni sull'impatto economico della proposta di Direttiva UE che prevede la messa al bando di una serie di prodotti monouso in plastica

Una proposta tanto più impattante se si considera che il divieto riguarderebbe soprattutto l'industria italiana leader in Europa: almeno 25 aziende, con un giro d'affari nell'ordine di un miliardo di euro e oltre 3000 occupati.

Secondo i parlamentari italiani non è con un bando che si risolve l'inquinamento dei mari e degli oceani, originato perlopiù da 10 fiumi extra europei. 

L'Italia denuncia inoltre il rischio per il consumatore di un approccio superficiale: per scrivere la proposta non è stata neppure richiesta la valutazione dell'EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) sui rischi che l'eliminazione dei prodotti monouso in plastica potrebbe causare alla sicurezza alimentare, rischi ben presenti almeno secondo un recentissimo studio del professor David Mc Dowell dell'Università dell'Ulster.

Secondo gli europarlamentari la Direttiva affronta il problema dell'inquinamento ambientale da plastica con soluzioni inadeguate e superficiali e soprattutto con una fretta che sembra motivata solo dalla scadenza elettorale della prossima primavera.


Per ribadire la contrarietà al bando di piatti e posate monouso in plastica
martedì 23 ottobre alle ore 17.00 gli europarlamentari italiani
Nicola Caputo (S&D), Elisabetta Gardini (PPE) e Danilo Oscar Lancini (ENF)
terranno una conferenza stampa
Strasburgo, Sala LOW N-1/201


Marco Omboni, presidente Pro.mo (Produttori Stoviglie Monouso in Plastica) ha partecipato a un recente incontro sul tema, organizzato dagli Onorevoli Gardini e Caputo al Parlamento Europeo e commenta così: "sono intervenuto all'incontro, portando fra l'altro un pacchetto di impegni e proposte dei produttori di stoviglie monouso: dall'utilizzo di crescenti e consistenti quote di plastica da riciclo per i nostri prodotti, al raggiungimento di obiettivi di riciclo allineati a quelli previsti dalla stessa Commissione Europea per il packaging plastico. Un'applicazione dell'economia circolare che allontanerebbe ancor più i  nostri prodotti dal rischio di diventare littering, un rischio che va comunque ridimensionato alla luce dei dati reali sulle origini del fenomeno, che in Europa è soprattutto dovuto a comportamenti scorretti.
Abbiamo parlato della piena disponibilità a comunicare con forza e chiarezza come i nostri prodotti possano essere monouso solo quando serve. Le nostre valutazioni fanno ritenere che anche con solo due lavaggi in lavastoviglie (3 utilizzi) il loro impatto ambientale si abbatta fortemente. Abbiamo portato dati che evidenziano come tutte le alternative monouso sul mercato non possano
risolvere i problemi della dispersione nell'ambiente e nei mari e, come alcune fra le alternative percepite come molto "green", abbiano in realtà un impatto ambientale globale mediamente superiore a quello del monouso in plastica.
Abbiamo detto a chiare lettere che laddove si può va privilegiato l'utilizzo di stoviglie riutilizzabili, ma che in molti casi questo non è possibile per ragioni funzionali, di sicurezza e di igiene, valori che pure fanno parte di una sostenibilità globale.
Tutto questo e altro abbiamo proposto, per sentirci rispondere dai due referenti di vertice della Commissione Ambiente Europea presenti all'incontro, un austriaco e un tedesco, che "voi dovete trovare dei materiali alternativi", e che "i vostri prodotti sono emblematici di un certo stile di vita che favorisce l'utilizzo della plastica monouso".
La massima delle concessioni ipotizzate sembra essere un futuro da "riserva indiana", in cui questi prodotti restano in vita, ancora per poco, nelle situazioni in cui non se ne può fare a meno (ospedali, mense, emergenze...), per poi farsi da parte a favore di nuove alternative, senza indicare quali. Una posizione che la dice lunga sulla conoscenza che questi funzionari dimostrano di avere sul funzionamento dei moderni comparti industriali e sulla loro capacità di adattarsi al mondo che cambia.
Sono uscito da quell'incontro con la conferma di una sensazione da tempo maturata: il problema del littering - che c'è e va risolto - è una sorta di catalizzatore che raccoglie l'incapacità di governare stili di vita popolari (che la vita moderna, ci piaccia o no, richiede), un distorto intento educativo, e ancora l'ansia di dimostrare un impegno ambientale per compiacere un certo estremismo ambientalista, magari in vista delle prossime elezioni europee.
La proposta di Direttiva dell'UE è una scorciatoia certamente più facile di un vero e costruttivo impegno ambientale, una scorciatoia che, come bene sottolineano i nostri europarlamentari, farebbe del male quasi esclusivamente all'Italia, che è il più grande mercato di utilizzo e produzione di questi articoli."

Milano, 22 ottobre 2018

venerdì 19 ottobre 2018

GUARDIANI DELLA COSTA: 5.700 STUDENTI COINVOLTI E 2.610 CHILOMETRI DI COSTA ADOTTATI GRAZIE AL PROGETTO DI COSTA CROCIERE FOUNDATION

GUARDIANI DELLA COSTA: 5.700 STUDENTI COINVOLTI E 2.610 CHILOMETRI DI COSTA ADOTTATI GRAZIE AL PROGETTO DI COSTA CROCIERE FOUNDATION

Guardiani della Costa si conferma già nel primo anno di attività uno dei più grandi progetti di citizen science in Italia, con oltre 50mila segnalazioni utili raccolte lungo le coste italiane e il coinvolgimento di docenti e studenti di 156 scuole secondarie di secondo grado.  

L'iniziativa sensibilizza i giovani sulla bellezza e la fragilità delle nostre coste minacciate dall'inquinamento, in particolare dei rifiuti plastici, che rappresentano circa il 68% dei rifiuti spiaggiati censiti dai "guardiani".

Genova, 18 ottobre 2018 – Presentati i risultati del primo anno di Guardiani della Costa uno dei più grandi progetti di citizen science in Italia, promosso da Costa Crociere Foundation

L'iniziativa ha coinvolto attivamente 156 istituti superiori di secondo grado, oltre 600 docenti e 5.700 studenti nell'anno scolastico 2017-2018. Ogni scuola ha "adottato" un tratto di costa italiana, per un totale di 2.610 km, pari a un terzo dell'estensione delle coste naturali della penisola.

L'indicatore preponderante tra le segnalazioni raccolte dai "guardiani" lungo le coste è stato quello dell'inquinamento marino. In particolare, è emerso un dato critico sui rifiuti plastici, che costituiscono il 68,1% della totalità dei rifiuti spiaggiati rilevati, seguiti dalla carta (15,1%), attrezzature da pesca (6,5%), vetro e ceramica (6,2%), metallo e alluminio (4,1%). 

Gli oggetti maggiormente segnalati sono di materiale plastico (bottiglie e contenitori di liquidi, sacchetti, cassette di plastica o di polistirolo, contenitori per alimenti), oltre a mozziconi e filtri per sigaretta. Il progetto nasce proprio dall'idea di sensibilizzare i giovani alla salvaguardia del mare e alla tutela delle coste italiane, con l'obiettivo di creare una "fotografia ambientale" confrontabile nel tempo delle coste del nostro paese.

Guardiani della Costa prevede la collaborazione del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (MIUR), con il quale Costa Crociere Foundation e l'Associazione Scuola di Robotica di Genova hanno sottoscritto un Protocollo d'Intesa, in coerenza con le azioni del Piano Nazionale per la Scuola Digitale (PNSD).

Le scuole che hanno aderito all'iniziativa, su base volontaria e in modo totalmente gratuito, hanno "adottato" un tratto di costa italiana dove effettuare i rilevamenti. Docenti e studenti hanno avuto accesso a una piattaforma online dedicata, nella quale sono raccolti contenuti didattici e dispense di approfondimento, creati in collaborazione con i partner scientifici Scuola di Robotica ed OLPA Osservatorio Ligure per la Pesca e l'Ambiente. Tre sono le principali aree delle unità didattiche approfondite in classe: ambiente marino mediterraneo e biodiversità; cambiamento climatico e specie aliene; inquinamento dell'ambiente e rifiuti marini.

Per gli studenti, la partecipazione a Guardiani della Costa poteva costituire un progetto di alternanza scuola-lavoro e sono state 108 le scuole che hanno sottoscritto l'apposita convenzione. Al percorso formativo online e in aula, infatti, si sono alternate attività sul campo nel periodo tra gennaio e maggio 2018, durante le quali gli studenti hanno monitorato il tratto di costa adottato rilevando caratteristiche dell'ambiente costiero, indicatori di qualità ambientale e aspetti socio-economici legati alla gestione della fascia costiera e delle sue risorse. Il risultato è un database di oltre 50mila segnalazioni utili, raccolte in maniera sistematica con l'ausilio delle schede guida contenute nella App di Guardiani della Costa e validate dagli esperti di OLPA, che le hanno analizzate e sintetizzate in mappe tematiche.

Dalle segnalazioni emergono le conseguenze della continua pressione esercitata dall'uomo sul mare, sotto molteplici aspetti: inquinamenti di diversa natura, cementificazione delle coste, degradazione dei fondali e delle spiagge, diminuzione delle risorse ittiche. Una delle principali e più evidenti forme d'inquinamento deriva dalla presenza dei rifiuti che vengono abbandonati o trascinati nell'ambiente marino. Quello dei rifiuti marini è stato infatti l'indicatore che ha ottenuto il maggior numero di segnalazioni da parte dei partecipanti a Guardiani della Costa, mettendo in risalto una criticità ambientale ormai diffusa e tristemente nota in tutti i mari del mondo. In particolare, è stata rilevata in maniera omogenea su tutti i 5 bacini marittimi la presenza preponderante di rifiuti plastici (68,1% del totale delle segnalazioni relative ai rifiuti spiaggiati).

"Credo che il progetto Guardiani della Costa darà un contributo importante per monitorare nel tempo lo stato di salute delle nostre coste, perché può contare su una rete di osservatori - di "Guardiani"- molto numerosa e diffusa su tutto il territorio: più di 5.700 studenti e 600 professori. Oltre al valore scientifico, l'altro grande obiettivo che si pone questo progetto è quello di sensibilizzare gli studenti e i cittadini sulla fragile bellezza del patrimonio naturalistico delle coste italiane e di creare consapevolezza sulle conseguenze derivanti dall'aumento dei rifiuti.  Per questo motivo la seconda edizione dei Guardiani della Costa si concentrerà in particolar modo sull'inquinamento causato dai materiali plastici. Sarebbe bello poter mettere a sistema le iniziative su questo tema promosse dalle principali Organizzazioni italiane" - ha dichiarato Davide Triacca, Segretario Generale di Costa Crociere Foundation.

Oltre al problema dell'inquinamento marino, le attività di rilevazione degli studenti si sono focalizzate sul tema della biodiversità, restituendo una fotografia generale degli organismi marini e della vegetazione rinvenuti lungo le spiagge italiane, con interessanti segnalazioni di presenza di specie protette o poco comuni (Pinna nobilis, dattero di mare, ciprea, doglio, Patella ferruginea) e anche diversi spiaggiamenti di mammiferi marini e tartarughe marine. Nell'ambito dello studio degli effetti del cambiamento climatico, sono state rinvenute 10 specie aliene come il barracuda boccagialla e il pesce pappagallo, di origine atlantica. Seppur rinvenute in aree già note, il fatto che dei ragazzi con strumenti molto semplici abbiano potuto identificarle e censirle sottolinea l'importanza del coinvolgimento della cittadinanza per ottenere informazioni utili ad aggiornare le mappe di distribuzione delle varie specie invasive.

Il progetto Guardiani della Costa verrà riproposto alle scuole superiori di secondo grado anche per l'anno scolastico 2018-2019, in modo da poter incrementare ulteriormente i chilometri di costa sotto osservazione e ottenere uno storico dei dati rilevati. La seconda edizione dell'iniziativa si focalizzerà ulteriormente sull'inquinamento marino con un monitoraggio delle micro/macroplastiche, grazie alla collaborazione con un nuovo partner scientifico, il Laboratorio Biodiversità e Servizi Ecosistemici del Centro Ricerche Ambiente Marino Santa Teresa di ENEA, l'Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile 


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mercoledì 13 giugno 2018

Plasticradar di Greenpeace: mappiamo le coste e i mari inquinati dalla plastica


Dal primo giugno è on line, l'operazione Pastic Radar di Greenpeace che è finalizzata a realizzare un mappa dell'inquinamento da plastica del mondo marino e costiero italiano. 

Si tratta di un servizio per segnalare la presenza di rifiuti in plastica sulle spiagge, sui fondali o che galleggiano sulla superficie dei mari italiani. 

Basta utilizzare Whatsapp, fare la foto del rifiuto in modo che sia riconoscibile il marchio, allegare la posizione dove si è trovato il rifiuto e inviare al numero di Greenpeace +39 342 3711267

Dopo aver effettuato la segnalazione è importante raccogliere il rifiuto e gettarlo nell'apposito contenitore. 

Un piccolo gesto per salvare il mare dalla plastica. 

Attraverso il sito plasticradar.greenpeace.it sarà possibile consultare i risultati giornalmente e scoprire quali sono le tipologie di imballaggi più comuni nei mari italiani, a quali categorie merceologiche appartengono, se sono in plastica usa e getta o multiuso e da quali mari italiani arriva il maggior numero di segnalazioni. 

Insomma una mappa della plastica presente in mare e sulle coste. 

Basta poco per fare del bene al nostro pianeta, per rendere le nostre spiagge più pulite e se siamo stati bravi a effettuare tante segnalazioni, possiamo anche vincere una delle borracce riutilizzabili di Greenpeace in metallo.


il bubris cristiano fabris 

sabato 21 aprile 2018

"Magica Mente Plastica" presso Cinecittà World domenica 22/04

"Magica Mente Plastica": in scena al teatro 1 di "Cinecittà World" lo spettacolo di magia per scoprire le mille trasformazioni della plastica 

In occasione della "Giornata mondiale della terra", domenica 22 aprile alle ore 12.30 presso il Teatro 1 di Cinecittà WorldIl Parco divertimenti del Cinema e della TV, si terrà "Magica Mente Plastica" lo spettacolo promosso da Corepla, il Consorzio Nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica, per raccontare ai più piccoli i segreti del riciclo e le mille trasformazioni della plastica
Lo spettacolo, accolto nella scorsa stagione dall'entusiasmo di oltre 10.000 spettatori, utilizza il linguaggio diretto e universale della magia per dar vita a un vero e proprio progetto di edutainment
Obiettivo: raccontare il riciclo della plastica attraverso il divertimento e lo stupore. Un modo originale per fissare nella memoria dei giovanissimi spettatori un tema di grande interesse e per renderli più consapevoli dell'importanza della raccolta differenziata
Dopo un breve pre show in compagnia di Mr Plastik e della sua assistente Polly Ester, domenica "Magica Mente Plastica" prenderà vita con i bizzarri esperimenti del Prof Poliprò e del Prof Poly Tilene, due magici scienziati che stupiranno gli spettatori con imprevedibili apparizioni, inspiegabili levitazioni e sorprendenti trasformazioni degli imballaggi in plastica in nuovi oggetti.
Ma la trasformazione dei rifiuti, non è solo magia! Alle 12.15 sarà possibile assistere alla sfilata di moda di Frassoin cui Artisti del riciclo presenteranno in passerella abiti di alta moda realizzati con scarti di plastica, carta, legno, vecchie zanzariere, bustine di tè usate e tutto ciò che di solito buttiamo via. Una moda "differente" che stupisce e racconta il valore del riciclo e dell'economia circolare.
Per celebrare la più importante manifestazione ambientale del pianeta, sarà possibile accedere gratuitamente al Parco divertimenti di Cinecittà portando delle bottiglie in plastica.  
"È il secondo anno consecutivo che il Parco ospita lo show MagicaMente Plastica. Un appuntamento che replicheremo ogni venerdì alle 12.30 al teatro 1 fino al 1° giugnodichiara Massimo di Molfetta, responsabile relazioni col territorio Corepla "Uno spettacolo che racconta il mondo plastica coniugando al divertimento una seria riflessione sull'ambiente: il riciclo non è una magia ma una realtà che prende vita grazie alla raccolta differenziata degli imballaggi in plastica".
"L'iniziativa mira a sensibilizzare anche i più giovani a tematiche così importanti, come quelle del rispetto dell'ambiente, con gesti concreti trasformando il rifiuto in risorsa" afferma l'amministratore delegato di Cinecittà World, Stefano Cigarini
COREPLA, Consorzio Nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica
Corepla è il consorzio nazionale senza scopo di lucro per la raccolta, il riciclo e il recupero dei rifiuti di imballaggi in plastica. Con circa 2.600 imprese consorziate della filiera del packaging in plastica (produttori di materia prima, produttori di imballaggi, utilizzatori, riciclatori, recuperatori), Corepla assicura che gli imballaggi raccolti in modo differenziato siano avviati a riciclo e recupero con efficienza, efficacia ed economicità.


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martedì 17 aprile 2018

Meuble Plus, alla Milano Design Week l'installazione artistica sull'economia circolare


Meuble Plus, alla Milano Design Week l'installazione artistica sull'economia circolare

CONAI e i Consorzi del riciclo sono i promotori dell'installazione dell'architetto Yona Friedman, realizzata negli spazi esterni di Superstudio Più, che ricostruisce un ambiente urbano completamente realizzato con imballaggi riciclati e riciclabili.

Milano, 17 aprile 2018 – E' stata presentata ieri a Milano presso il Superstudio Più di via Tortona, 27 l'installazione "Meuble Plus", realizzata dal designer franco-ungherese Yona Friedman, nell'ambito della mostra Smart City: Materials, Technology and People organizzata da Material ConneXion® Italia con il supporto di CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi) e i consorzi per il riciclo degli imballaggi: Ricrea (acciaio), CiAl (alluminio), Comieco (carta e cartone), Rilegno (legno), Corepla (plastica) e CoReVe (vetro).

L'installazione mira a riprodurre un ambiente urbano, un habitat, orientato alla sostenibilità, in cui torri e unità abitative mobili, realizzate con bottiglie, lattine, vasetti, scatole, cassette, barattoli e altri contenitori che tutti noi usiamo ogni giorno e differenziamo per l'avvio al riciclo, verranno poste in un'area arricchita da vegetazione, per creare un giardino temporaneo.
Si tratta di una proposta che ha un impatto di architettura sociale e solleva la grande questione del riciclo e del riutilizzo dei materiali, invitando alla valorizzazione al termine del ciclo di vita attraverso la trasformazione in materie prime seconde, ed esprimendo con grande puntualità i concetti che possono guidare le modalità di creazione di un ambiente, smart e sostenibile, nel quale vivere.
L'installazione di "Meuble Plus" rimarrà liberamente visitabile negli spazi esterni di Superstudio Più (via Tortona, 27 – Milano) fino al prossimo 12 maggio.
Teorico della cosiddetta "architettura di sopravvivenza", Yona Friedman si è focalizzato nelle sue opere sull'utilizzo di strutture elementari e di materiali semplici e pienamente riciclabili, dando vita a un'architettura pienamente sostenibile e partecipativa, basata sull'impegno della comunità all'autocostruzione del proprio ambiente urbano.
Il tema dell'avvio a riciclo dei rifiuti di imballaggio, e più in generale dell'economia circolare, sarà anche oggetto di una tavola rotonda alla quale parteciperanno Conai e i Consorzi e che si terrà – sempre all'interno degli spazi di Superstudio Più – mercoledì 18 aprile alle ore 17:00. Dal titolo "Circular economy: a multi-scalar approach", ospiterà numerosi esperti in materia provenienti dal mondo delle imprese, del design e della consulenza.
In 20 anni di attività di sostegno alla raccolta differenziata e di avvio a riciclo dei rifiuti di imballaggio operata da CONAI e i Consorzi, sono state avviate a riciclo 50 milioni di tonnellate di rifiuti di imballaggio, evitando l'emissione in atmosfera di 40 milioni di tonnellate di CO2 e la costruzione di 130 nuove discariche di medie dimensioni.


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martedì 10 aprile 2018

RAEE. Nuove tecnologie per migliorare il riciclo della plastica dei rifiuti elettronici: da Ecolight, Università di Brescia e Stena Technoworld un progetto per l'ambiente

Nuove tecnologie per migliorare il riciclo della plastica dei rifiuti elettronici: da Ecolight, Università di Brescia e Stena Technoworld un progetto per l'ambiente

Tutta la filiera RAEE si attiva per sostenere l'economia circolare andando a studiare nuove modalità di recupero e trattamento delle plastiche contenute nei piccoli elettrodomestici e nell'elettronica di consumo. Iniziativa cofinanziata dal Ministero dell'Ambiente.

La filiera dei RAEE sostiene l'economia circolare con un progetto che mira a individuare nuove tecnologie per il recupero e il trattamento della plastica contenuta nei RAEE (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche). 

Ecolight, consorzio nazionale per la gestione dei RAEE, il Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Industriale dell'Università di Brescia e Stena Technoworld, impianto di trattamento dei rifiuti elettronici, hanno unito le forze e le competenze per studiare nuove tecnologie che permettano di migliorare il recupero delle materie plastiche contenute nei piccoli elettrodomestici, nei cellulari e nell'elettronica di consumo.

L'iniziativa, dal titolo "Separazione e selezione delle plastiche contenute nei RAEE di cui al raggruppamento 4 (piccoli elettrodomestici): innovazioni di processo e miglioramento delle percentuali di riciclo e recupero", prevede un investimento di circa 300 mila euro di cui la metà è stata finanziata dal Ministero dell'Ambiente nell'ambito del bando per il cofinanziamento di progetti di ricerca finalizzati allo sviluppo di nuove tecnologie di recupero riciclo e trattamento dei RAEE.

Gli obiettivi di recupero previsti dalla normativa sui rifiuti elettronici e la volontà di contribuire in modo fattivo all'economia circolare hanno spinto Ecolight, Università di Brescia e Stena Technoworld a dare vita ad un progetto che si focalizzasse sulla gestione delle plastiche, componente di cui i RAEE sono particolarmente ricchi. In particolare, i rifiuti elettronici che appartengono al raggruppamento R4 sono composti per oltre il 30% del loro peso. 

A fronte di una raccolta che in Italia nel 2017 ha superato le 55.000 tonnellate di piccoli RAEE (appartenenti al raggruppamento 4), in crescita del 9% rispetto all'anno precedente, il progetto va a considerare le 16.000 tonnellate di plastica che, una volta raccolte, devono essere sottoposte a trattamento e recupero.

La gestione della plastica RAEE viene oggi penalizzata da alcuni fattori: innanzitutto, la grande diversità dei polimeri utilizzati rende sempre più complesso l'obiettivo di ottenere frazioni più omogenee e pulite riutilizzabili. Inoltre, la presenza di plastiche con ritardanti di fiamma bromurati impone la necessità di un ulteriore processo di separazione per massimizzare la componente riciclabile della plastica stessa. 

Individuare nuove tecnologie in grado di superare questi ostacoli attribuiscono al progetto di Ecolight, Università di Brescia e Stena Technoworld un'importanza nazionale ed europea.

Il progetto prevede una fase iniziale di validazione del processo di flottazione attuale per caratterizzare le frazioni ottenute dalla separazione sia in termini di composizione merceologica (polimeri), sia di presenza di bromo. Quindi, analizzando alcuni campioni di plastica trattata, saranno studiate nuove tecniche per incrementare l'efficienza di separazione della plastica ottenuta e migliorare la qualità della materia finale. Il progetto ha una durata di diciotto mesi.


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CARVICO LANCIA IL GILET ECO-SOSTENIBILE PER LA BICI FATTO DI BOTTIGLIE DI PLASTICA RICICLATE

CARVICO LANCIA IL GILET ECO-SOSTENIBILE PER LA BICI FATTO DI BOTTIGLIE DI PLASTICA RICICLATE
Lo sapevate che una bottiglia in PET lasciata nell'ambiente impiega oltre 700 anni per iniziare a decomporsi? E che nel mondo vengono vendute 10 milioni di bottiglie di plastica ogni minuto, più di 16 mila al secondo?

Carvico, azienda bergamasca leader di settore nella produzione di tessuti tecnici elasticizzati indemagliabili, lancia il gilet eco-sostenibile per la bici, 100% riciclato dalle bottiglie di plastica.

Riciclare significa agire responsabilmente, dare nuova vita alla plastica e fare un gesto concreto per la salvaguardia del pianeta. 

Da 48 bottiglie è possibile creare 1 kg di filo 100% riciclato con il quale Carvico produce 4 metri di tessuto eco-sostenibile

Rispetto al poliestere vergine quello riciclato non solo dà una seconda vita alla plastica ma richiede meno energia durante tutto il ciclo di produzione e consente quindi di emettere meno CO2 in atmosfera (ogni kg di filato da PET riciclato evita l'immissione in atmosfera di 1,75 kg di CO2).

Ottime qualità tecniche, elevate performance e un'anima tutta green, il gilet eco-sostenibile di Carvico è l'accessorio a cui tutti gli appassionati di sport e natura non possono rinunciare.

La prima occasione per provarlo è la Maratona Dles Dolomites, in programma il 1 Luglio 2018.

Il gilet eco-sostenibile è acquistabile nello shop online del sito della Maratona Dles Dolomites.


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domenica 7 gennaio 2018

SACCHETTI BIO. BASTA POLEMICHE. L’ITALIA DOVREBBE PUNTARE AD ELIMINARE LA PLASTICA MONOUSO


SACCHETTI BIO. BASTA POLEMICHE. L'ITALIA DOVREBBE PUNTARE
AD ELIMINARE LA PLASTICA MONOUSO

ROMA 07/01/2017 - Come Marevivo siamo favorevoli a qualsiasi tipo di norma che abbia come obiettivo la riduzione dei rifiuti. L'Italia sta facendo piccoli passi avanti e presto ci auguriamo di sostituire il più possibile la plastica monouso e tutti gli imballaggi non riciclabili che paghiamo in modo occulto e rappresentano una minaccia per l'ambiente. È quanto è stato proposto anche dalla Commissione europea che il 16 gennaio durante la prima sessione plenaria a Strasburgo presenterà una serie di misure contro gli imballaggi e i prodotti monouso inquinanti.

Le polemiche di questi giorni dimostrano che il nostro Paese è poco sensibile al problema dell'inquinamento. I cittadini non si rendono conto che pagare oggi 2 centesimi per un sacchetto biodegradabile, consentirà in futuro di risparmiare costi inestimabili per i danni ambientali che la plastica sta provocando al nostro Pianeta, in particolare al mare. Inoltre, introdurre una norma che implica un costo per ogni sacchetto ha sicuramente ottimi risultati. In altri Paesi, in particolare in Inghilterra, l'introduzione di una tassa, la "plastic bag charge", 5p su ogni sacchetto, ha portato a un crollo dell'85% dell'uso dei sacchetti di plastica monouso. Il Regno Unito sta prevendendo di tassare anche i bicchieri monouso del caffè che entro cinque anni saranno banditi. Solo in questo modo potremmo incentivare il riciclo e sensibilizzare i cittadini.

«Il problema non è il sacchetto biodegradabile – spiega Rosalba Giugni, Presidente di Marevivo – ma tutti gli imballaggi che continuano ad inquinare ed andrebbero ridotti e correttamente riciclati. Alluminio, acciaio, pellicola non sono materiali sostenibili e l'attività di riciclo non è ancora sufficiente per cui c'è un alto rischio che finiscano in mare. Dovremmo puntare ad eliminare anche i guanti "usa e getta" non biodegradabili che si usano nei reparti di frutta e verdura perché hanno un forte impatto ambientale. Come Marevivo proponiamo di usare le proprie borse in tela, le retine e i sacchetti di carta riciclata. Il nostro Governo deve puntare alle "tre R" riduci, riusa, ricicla. La polemica sui sacchetti di questi giorni ci sembra sterile e non tiene conto del gigantesco problema dell'inquinamento da affrontare».

Circa 10 milioni di tonnellate di plastica arrivano ogni anno negli oceani del mondo, una seria minaccia per l'ambiente marino. Gli esperti stimano che la plastica sia ogni anno la causa di morte per oltre un milione di uccelli marini e per 100.000 mammiferi marini e tartarughe.

«Una gestione virtuosa – continua Rosalba Giugni - sarebbe auspicabile ovunque come quella degli ecocompattatori che raccolgono lattine e bottiglie e rilasciano un piccolo incentivo agli utenti che con il loro gesto aiutano a riciclare in modo corretto i rifiuti che a fine vita rappresentano una ricchezza, materiale da riutilizzare. Questa pratica è presente ovunque in Germania dando ottimi risultati sia per i comportamenti virtuosi dei cittadini, sia per il recupero e il riuso di plastica e alluminio».


Sede Nazionale:
Lungotevere Arnaldo da Brescia
Scalo de Pinedo, 00196 Roma   



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sabato 6 gennaio 2018

Sacchetti Frutta e Verdura Compostabili: un nuovo balzello per il consumatore o un passo verso una spesa consapevole e sostenibile? L’osservatorio O.S.I.A.M.O. su sacchetti biodegradabili e compostabili

Non si può certo dire che l'entrata in vigore dell'articolo 9-bis della legge di conversione 123/2017 - il cosiddetto decreto Mezzogiorno approvato lo scorso agosto - sia passata inosservata.

La norma, in ottica di riduzione rifiuti, modifica il vigente Codice dell'Ambiente - recependo la direttiva UE 2015/720 - e impone la sostituzione di tutte le borse di plastica, in particolare quelle fornite per il trasporto di merci o prodotti (ad esempio borse alla cassa) ed anche quelle "richieste" a fini di igiene o fornite come imballaggio primario per alimenti sfusi" (reparti ortofrutta, gastronomia, macelleria, ecc.), con sacchetti biodegradabili e compostabili.

Il clamore e le proteste di questi giorni vertono principalmente sul fatto che dal 1 gennaio si devono pagare i sacchetti in modo esplicito ed evidente nello scontrino emesso dal negozio. Ma questo lo stavamo già facendo anche prima, solo che il costo non era visibile come voce a sé stante nello scontrino ma inglobato in quello del prodotto.

Niente di nuovo, quindi, nella sostanza. Semmai si può dire che mettere in chiaro il costo del sacchetto serve anche a fermare i sacchetti illegali che costano ogni anno solo di evasione fiscale 30 milioni di euro e contribuirà a ridurre i costi di bonifica ambientale ed altri disastri che gli imballaggi di plastica fanno quotidianamente. 

Ricordiamoci ad esempio che in base alle attività di monitoraggio della campagna di Legambiente Clean up the Med, le buste di plastica rappresentano il 16% dei rifiuti scaricati in mare da otto paesi del Mediterraneo. Secondo altre stime, ci sarebbero 25 milioni di sacchetti ogni mille chilometri di costa.

Quindi pagare una cifra, poco più che simbolica (5 €/anno?), per l'imballaggio e vederlo scritto nello scontrino in maniera esplicita serve esclusivamente a rendere consapevoli i cittadini che gli shopper che utilizziamo ogni giorno hanno un valore e che possiamo scegliere di utilizzarne meno assumendo comportamenti responsabili e virtuosi. 

Per questo dovrebbe essere data la possibilità di utilizzare scelte alternative che siano economicamente e ambientalmente più convenienti e sostenibili, come la retina di antichissima memoria, ma questo dipende dalla GDO visto che la norma non vieta esplicitamente  l'utilizzo. 

La legge infatti  a riguardo si esprime solo regolamentando le riutilizzabili per l'asporto delle merci, ma non dice nulla per l'imballo primario.

La polemica sorta in questi giorni è dovuta alla gran confusione generata dalle interpretazioni discordanti date dai ministeri con lettere e circolari emanate nei mesi scorsi in risposta a richieste di chiarimento fatte dalla grande distribuzione. 

Ad ogni modo nell'ultima circolare di dicembre 2017, che chiarisce alla GDO la possibilità di far pagare il sacchetto anche sottocosto, il Ministero dello Sviluppo Economico scrive anche  che: In conclusione, salvo diverso avviso del Ministero della Salute al quale la presente nota è inviata per conoscenza, si riterrebbe ammissibile la possibilità per la clientela, nei reparti di vendita di alimenti organizzati a libero servizio, di utilizzare gli shoppers in discorso già in loro possesso.

Quindi salvo parere contrario del ministero della salute circa le norme igieniche sembrerebbe possibile utilizzare propri sacchetti se il negozio lo permette. 

Quali sacchetti e come regolamentare la cosa è oggetto di discussione e necessita di un ulteriore chiarimento, ma noi siamo certi che poter utilizzare ad esempio le retine che consentono di vedere il contenuto e possono essere riutilizzate non è, né ci auguriamo sia mai, una pratica fuori legge! 

Insomma spetta ora ai gruppi della grande distribuzione e agli esercenti valutare come e se offrire alternative all'utilizzo dei sacchetti biodegradabili.

Come associazioni ambientaliste e di cittadini consumatori attivi nel controllo e monitoraggio dei servizi ambientali di questa Regione riteniamo invece che questa legge possa dare un contributo significativo ad importanti obiettivi che stiamo perseguendo ed in particolare:
1.     Riduzione dei rifiuti alla fonte. Sappiamo infatti che il consumo delle plastiche flessibili è il primo problema di littering (dispersione rifiuti nell'ambiente) nel mare, nei laghi e nei suoli. Virare verso materiali compostabili da usare in modo sempre consapevole darà un importante contributo. 
2.     Riduzione della plastica nella raccolta dell'organico e quindi nel compost che si andrà a formare. Abbiamo infatti più volte denunciato che l'uso della plastica per la raccolta della frazione organica è un grande problema perché implica una riduzione della resa del compost e soprattutto restituisce un prodotto che in linea di principio è un ottimo fertilizzante ma che gli agricoltori stentano ad usare perché ancora troppo ricco di pezzetti di plastica.
3.     Aumento della consapevolezza da parte del cittadino che utilizzerà con parsimonia gli imballi e li potrà anche riutilizzarli nella raccolta della frazione organica. 

Ribadiamo infine come con lo sforzo di tutti, occorrerà aiutare a verificare la corretta applicazione della legge nella nostra regione e denunciare l'eventuale presenza di sacchi illegali  che già sappiamo essere diventato fiorente business per le organizzazioni malavitose, altresì invitiamo i cittadini a denunciare abusi e cattive applicazioni della legge.



Osservatorio sui Servizi di Igiene Ambientale ed il Monitoraggio delle società Operative
ADIC, Cittadinanzattiva e Legambiente Umbria



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sabato 16 dicembre 2017

Sostenibilità ambientale: Natale senza plastica: 4 giochi che piacciono ai bambini e al pianeta

Un Natale senza plastica: 4 giochi da mettere sotto l'albero che fanno bene ai bambini e al pianeta 

Roma 15 dicembre Nel Natale 2017 assisteremo a una ricomparsa di giocattoli "tradizionali" e vintage! I genitori, infatti, sembrano amare sempre meno i giocattoli di plastica e per cercare il regalo perfetto per i loro bambini guardano al di là dei classici negozi. Un regalo diverso dal solito può davvero fare la felicità dei bambini, ma non solo, regalare giochi vintage o alternativi è un valido aiuto anche per il pianeta.

Il sito di aste online Catawiki si occupa da anni di aste di oggetti unici, compresi giocattoli e bambole vintage. Il sito sta ponendo particolare attenzione alle tendenze che riguardano regali tradizionali e alternativi per bambini, e XXX esperto di giocattoli per Catawiki Italia, ha individuato i top trend di questo Natale:

Bambole e giocattoli di latta: alcuni giocattoli non passano mai di moda. Le bambole artigianali sono classici senza tempo che non solo faranno breccia nel cuore dei bambini, ma che entrando a far parte della famiglia possono anche passare di generazione in generazione. I giocattoli di latta, popolari negli anni '20 – '50 stanno vivendo un ritorno e i modelli di Märklin, Schuco, Bing a TippCog sono tra i più richiesti.

Arte per bambini: ci sono tantissimi artisti emergenti che possono realizzare dei perfetti regali per bambini.  Piuttosto che un poster preso da un negozio qualunque, uno realizzato a mano che raffigura l' eroe preferito del vostro bambino, potrebbe dare un tocco unico alla sua camera. Un remix dei personaggi Disney o un disegno di un artista di strada coloreranno le loro stanze, e in più c'è la possibilità di fare un potenziale investimento, nel caso in cui l'artista dovesse un giorno diventare famoso.

Cavalli a dondolo e altri giocattoli: i cavalli a dondolo non solo sono dei giocattoli meravigliosi, se ben fatti, essi possono anche essere trasmessi di generazione in generazione. Sebbene le loro origini risalgano al medioevo, è stato solo con l'industrializzazione del 1800 che la loro popolarità in quanto giocattoli per bambini è cresciuta.

Videogames retrò: dimenticatevi la playstation e la Xbox e cominciate a pensare a Sega e Atari. Su moltissime liste di regali di Natale saranno presenti console e videogames, perché non provare un diverso approccio e acquistare piuttosto classici vintage? Atari ha visto il suo declino negli anni '80 e ha quasi portato con se l'intera industria dei videogames. Oggi, tuttavia, le loro console sono oggetti da collezione per chiunque sia appassionato. Catawiki ha dedicato un'intera sezione per aiutare i veri appassionati a trovare le migliori console e videogames vintage.

Informazioni su Catawiki
Catawiki è il sito d'aste online a più rapida crescita in Europa. Fondata nel 2008 da René Schoenmakers (CEO) e Marco Jansen (CTO) originariamente come community per collezionisti, Catawiki è poi diventato il primo sito per l'acquisto e la vendita di oggetti speciali. 

Dal 2011, Catawiki presenta aste settimanali attualmente in 80 diverse categorie, incluse auto d'epoca, arte, gioielleria, libri e orologeria. Nel dicembre 2015 Catawiki ha vinto il primo premio Deloitte Technology Fast500 come azienda europea a più rapida crescita. 

Le aste sono seguite da esperti specializzati che garantiscono la varietà e l'elevata qualità degli annunci. Il sistema di pagamento interno a Catawiki garantisce a venditori e compratori un metodo di pagamento semplice e sicuro.


sabato 18 novembre 2017

Sostenibilità ambientale: in 15 anni dimezzato il peso medio delle bottiglie d’acqua in PET di mezzo litro



In 15 anni dimezzato il peso medio delle bottiglie d'acqua in PET di mezzo litro

Tra il 2000 e il 2014 si è avuto un risparmio di circa 3 miliardi di chili di plastica PET



Le continue innovazioni e le nuove tecnologie hanno permesso negli ultimi 15 anni di ridurre della metà il peso medio delle bottiglia d'acqua in PET da mezzo litro. Ad affermalo è la National Association for PET Container Resources, che ha spiegato anche come la produzione di nuovi materiali in rPET impiega due terzi in meno dell'energia necessaria per produrre materie prime vergini.

E' quanto riporta In a Bottle in un focus sulla sostenibilità e il settore dell'acqua in bottiglia

Ulteriori risparmi di PET vergine derivano anche dal crescente uso del riciclo del PET nella produzione di nuove bottiglie. Secondo le analisi di Beverage Marketing Corporation per conto della Bottled Water Association (Ibwa), tra il 2008 e il 2014 l'uso dell'rPET nelle confezioni di acqua in bottiglia è aumentato dal 17,5% al 21%. Solo lo scorso anno l'aumento complessivo è stato di circa l'8% e le aziende utilizzano bottiglie con un contenuto medio del 20% di rPET.

Ha spiegato Chris Hogan, vice presidente IBWA: "Dal punto di vista ambientale, quando la gente si orienta verso l'acqua in bottiglia, sta scegliendo la bevanda che più di ogni altre utilizza meno plastica nel suo processo produttivo. Meno plastica significa meno consumo di energia e minor ricorso all'impiego di risorse naturali

Bisogna ricordare, proprio a proposito dell'utilizzo delle risorse, che l'industria dell'acqua in bottiglia utilizza lo 0,01 di tutta l'acqua utilizzata negli Stati Uniti.

In più, insieme alla sostenibilità ambientale, si favorisce anche una maggior tutela della salute, dal momento che l'acqua è una bevanda priva di calorie e funzionale al benessere dell'organismo".



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