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mercoledì 10 ottobre 2018

IMMAGINI SATELLITARI della COLLISIONE NAVI NEL SANTUARIO DEI CETACEI, GREENPEACE: «IMMAGINI SATELLITARI MOSTRANO CHE CONTAMINAZIONE DA IDROCARBURI INTERESSA ORMAI OLTRE 100 CHILOMETRI QUADRATI»


COLLISIONE NAVI NEL SANTUARIO DEI CETACEI, GREENPEACE: «IMMAGINI SATELLITARI MOSTRANO CHE CONTAMINAZIONE DA IDROCARBURI INTERESSA ORMAI OLTRE 100 CHILOMETRI QUADRATI»

ROMA, 10.10.18 - Una elaborazione di Greenpeace effettuata su immagini satellitari rivela che la contaminazione di idrocarburi rilasciati dalla collisione tra il portacontainer Virginia e il traghetto Ulysses, circa trenta chilometri a nord ovest di Capo Corso, in pieno Santuario dei Cetacei, riguarda ormai un'area superiore ai 100 chilometri quadrati. Le immagini mostrano infatti che l'area interessata dalla contaminazione è passata dai circa 88 chilometri quadrati dell'8 ottobre ai 104 chilometri quadrati di ieri, 9 ottobre.

Le foto sono state ottenute dal Satellite SENTINEL e l'area interessata dalla contaminazione è stata calcolata utilizzando il programma ArcGIS per desktop app con il sistema di proiezione delle coordinate Europe_Albers_Equal_Area_Conic.

«Questo è l'ennesimo disastro che si verifica nel Santuario dei Cetacei. Recuperare gli idrocarburi dispersi è impossibile e se non si mettono a punto meccanismi efficaci per prevenire simili incidenti il Santuario dei Cetacei sarà sempre a rischio», dichiara Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia. «È evidente che questo incidente poteva essere evitato. Il sospetto che sulla plancia del traghetto Ulysses non ci fosse nessuno è assolutamente fondato e un meccanismo di controllo delle rotte che si applichi almeno alle grandi imbarcazioni avrebbe potuto prevenire quest'incidente».

Secondo quanto si apprende da fonti stampa francesi, si potrebbe trattare del rilascio di varie centinaia di tonnellate di combustibile IFO (Intermediate Fuel Oil). Si tratta di una sostanza più leggera del "bunker" (combustibile semisolido), con un livello di tossicità acuta definito "medio", ma con elevato livello di rischio per imbrattamento (a causa dell'elevata viscosità) e con elevata persistenza.

Le prossime ore potrebbero essere decisive per l'evoluzione di questo disastro. Fino ad ora le condizioni meteo sono ottimali, ma tra ventiquattro ore nella zona sono previste onde di due metri. 
Ciò potrebbe comportare non solo una notevolissima, ulteriore, dispersione degli idrocarburi fuoriusciti dalla portacontainer Virginia, ma anche rendere difficoltosa l'operazione di separazione delle due navi. 
In condizione di mare agitato, peraltro, le due navi potrebbero subire danni ulteriori con conseguenze pericolosamente imprevedibili.

«Dopo la Costa Concordia, la perdita di bidoni con sostanze pericolose al largo della Gorgonia, il naufragio del cargo turco Mersa 2 sull'Isola d'Elba, quest'ennesimo incidente ci conferma che il Santuario oggi è indifeso», continua Giannì. «Chiediamo al ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, di dare finalmente concretezza, con i suoi colleghi di Francia e Monaco/Montecarlo, al Santuario dei Cetacei che evidentemente, per ora, è solo un Santuario virtuale», conclude.

mercoledì 13 giugno 2018

Plasticradar di Greenpeace: mappiamo le coste e i mari inquinati dalla plastica


Dal primo giugno è on line, l'operazione Pastic Radar di Greenpeace che è finalizzata a realizzare un mappa dell'inquinamento da plastica del mondo marino e costiero italiano. 

Si tratta di un servizio per segnalare la presenza di rifiuti in plastica sulle spiagge, sui fondali o che galleggiano sulla superficie dei mari italiani. 

Basta utilizzare Whatsapp, fare la foto del rifiuto in modo che sia riconoscibile il marchio, allegare la posizione dove si è trovato il rifiuto e inviare al numero di Greenpeace +39 342 3711267

Dopo aver effettuato la segnalazione è importante raccogliere il rifiuto e gettarlo nell'apposito contenitore. 

Un piccolo gesto per salvare il mare dalla plastica. 

Attraverso il sito plasticradar.greenpeace.it sarà possibile consultare i risultati giornalmente e scoprire quali sono le tipologie di imballaggi più comuni nei mari italiani, a quali categorie merceologiche appartengono, se sono in plastica usa e getta o multiuso e da quali mari italiani arriva il maggior numero di segnalazioni. 

Insomma una mappa della plastica presente in mare e sulle coste. 

Basta poco per fare del bene al nostro pianeta, per rendere le nostre spiagge più pulite e se siamo stati bravi a effettuare tante segnalazioni, possiamo anche vincere una delle borracce riutilizzabili di Greenpeace in metallo.


il bubris cristiano fabris 

martedì 10 aprile 2018

GREENPEACE: DOBBIAMO DIMEZZARE LA PRODUZIONE DI CARNE E PRODOTTI LATTIERO CASEARI

GREENPEACE: DOBBIAMO DIMEZZARE LA PRODUZIONE DI CARNE E PRODOTTI LATTIERO CASEARI SE VOGLIAMO SALVARE IL CLIMA, LA NATURA E LA NOSTRA SALUTE


ROMA, 10.04.18 – Se vogliamo evitare gli impatti più devastanti dei cambiamenti climatici e rispettare l'Accordo di Parigi dobbiamo dimezzare produzione e consumo globale di carne e prodotti lattiero caseari entro il 2050. Lo afferma il rapporto di Greenpeace "Meno è meglio".


In Europa la riforma della PAC (Politica Agricola Comune) deve facilitare la transizione dal modello degli allevamenti intensivi a forme di agricoltura e di allevamento ecologiche

"La Politica Agricola Comune ci sta spingendo verso un baratro di insostenibilità. Gli allevamenti intensivi sono una grande fonte di emissioni di CO2, di inquinamento dell'aria e dell'acqua e possono causare seri problemi alla salute tra cui lo sviluppo della resistenza agli antibiotici" afferma Federica Ferrario, responsabile campagna agricoltura sostenibile di Greenpeace Italia. "L'Italia e l'Unione europea devono garantire che l'imminente riforma della PAC acceleri il passaggio a una produzione sostenibile di ortaggi e verdure e a ridurre gli allevamenti industriali, ritirando il sostegno della produzione intensiva di animali".

Tre animali su quattro allevati in Europa sono tenuti in un ristretto numero di grandi allevamenti intensivi, mentre i piccoli produttori hanno ridotto il loro bestiame del 50 per cento.

Se non affrontiamo rapidamente la questione, il contributo dell'agricoltura alle emissioni di gas serra nel 2050 potrebbe arrivare al 52 per cento delle emissioni totali. Il 70 per cento di questo contributo è previsto proprio dai settori della produzione di carne e prodotti lattiero-caseari. In Europa gli allevamenti contribuiscono già alle emissioni di gas serra per il 12-17 per cento. Inoltre gli allevamenti contribuiscono all'inquinamento dell'acqua, in particolare con azoto e fosforo, e dell'aria, soprattutto con emissioni di ammoniaca e polveri sottili (PM2.5).

Non meno gravi gli impatti sanitari: per l'OMS (Organizzazione mondiale della sanità), l'EFSA (Agenzia europea per la sicurezza alimentare) e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) la resistenza agli antibiotici è "una delle maggiori minacce alla salute umana".

Un rapporto congiunto EFSA/ECDC conferma la presenza negli animali allevati di batteri che hanno sviluppato resistenza ad antibiotici di importanza cruciale. E l'Italia è seconda solo alla Spagna in Unione europea per uso di antibiotici negli allevamenti.

"La necessità di ridurre domanda e offerta di prodotti di origine animale è ormai il pensiero dominante nella comunità scientifica. Solo una significativa riduzione del consumo di carne e latticini ci garantirà un sistema agroalimentare adatto per il futuro, a beneficio degli esseri umani e del Pianeta" afferma il professor Pete Smith, Università di Aberdeen, che ha preso parte ai lavori dell'IPCC (Panel intergovernativo sui cambiamenti climatici).


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mercoledì 21 giugno 2017

Al via Tour Greenpeace "MENO PLASTICA NEL MEDITERRANEO"


DA DOMANI PARTE IL EUROPA MERIDIONALE DELLA RAINBOW WARRIOR: «TAPPE ANCHE IN ITALIA: MENO PLASTICA, PIÙ MEDITERRANEO»

Da domani parte la prima delle tre tappe italiane della nave Greenpeace. 

Se sarete in giro nei prossimi tre weekend a Genova, Pozzuoli e Ancona potrete visitare la nave e partecipare ad un sacco di eventi e le attività di informazione per i cittadini, organizzati con la collaborazione scientifica dell'Istituto di Scienze Marine del CNR di Genova, la Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli e l'Università Politecnica delle Marche. 

Il tour europeo per dire "stop alla plastica" coinvolgerà  oltre l'Italia, anche Croazia e Grecia, per concludersi sulle coste bulgare del mar Nero. 
Non tutti sanno, ma nel Mediterraneo circa il 96 per cento dei rifiuti galleggianti è composto da plastica. 

Un problema che purtroppo non interessa solo la superficie del Mare Nostrum, dato che rifiuti in plastica sono stati ritrovati anche a più di 3 kilometri di profondità. 

Per questo Greenpeace invita tutti a firmare una petizione rivolta ai governi europei, affinché si impegnino per la graduale eliminazione dei prodotti usa e getta in plastica, come bicchieri, posate e buste al seguente link:
www.greenpeace.org/italy/it/Cosa-puoi-fare-tu/partecipa/no-plastica/


Per conoscere nel dettaglio le date, i programmi e i luoghi dove trovare la nave:
www.facebook.com/GreenpeaceItalia/


il bubris cristiano fabris


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lunedì 26 settembre 2016

GREENPEACE: RINNOVABILI, IL 50 PER CENTO DEI CITTADINI UE POTREBBE DIVENTARE PRODUTTORE DI ENERGIA

ROMA, 26.09.16 - La metà della popolazione dell'Unione europea, circa 264 milioni di persone, potrebbe produrre la propria elettricità autonomamente e da fonti rinnovabili entro il 2050, soddisfacendo così il 45 per cento della domanda comunitaria di energia.

È quanto dimostra il report scientifico "The Potential for Energy Citizens in the European Union", redatto dall'istituto di ricerca ambientale CE Delft per conto di Greenpeace, Federazione Europea per le Energie Rinnovabili (EREF), Friends of the Earth Europe e REScoop.eu.

Il rapporto – lanciato alla vigilia del tour "Accendiamo il sole" della nave Rainbow Warrior di Greenpeace, che partirà tra una settimana dalla Puglia – evidenzia il potenziale degli energy citizens in Europa.

Per energy citizens si intendono gli individui o le famiglie che producono energia o gestiscono in maniera flessibile, individuale o collettiva, la propria domanda di energia.

Una definizione valida anche per enti pubblici come città e edifici comunali, scuole, ospedali o edifici di proprietà del governo, così come le piccole e medie imprese con meno di 50 dipendenti.

«I cittadini che autoproducono almeno parte dell'energia che consumano saranno la figura chiave delle politiche energetiche dei prossimi anni», commenta Luca Iacoboni, responsabile della campagna Clima ed Energia di Greenpeace Italia.

«Togliendo il monopolio della produzione di energia alle grandi aziende che continuano a puntare su fonti fossili come carbone, petrolio e gas, sarà possibile definire un modello più democratico, in cui ciascuno contribuisce a produrre energia: è l'unica possibilità per un futuro 100 per cento rinnovabile».

Il rapporto fornisce anche i dati per ciascuno Stato membro dell'Unione. In Italia gli energy citizens potrebbero produrre il 34 per cento dell'elettricità entro il 2050, grazie al contributo di oltre 26 milioni di persone.

In particolare il 37 per cento di tale produzione potrebbe arrivare da impianti domestici, e la stessa percentuale da cooperative energetiche, il 25 per cento sarebbe il contributo delle piccole e medie imprese, mentre appena l'1 per cento proverrebbe da enti pubblici.

«Il potenziale dell'autoconsumo e della generazione distribuita in Italia è alto, e questo studio lo dimostra», continua Iacoboni. «Purtroppo il governo, con provvedimenti specifici come la riforma della tariffa elettrica, sta mettendo in ginocchio il settore delle energie rinnovabili, e in particolare quello dei piccoli produttori domestici. Matteo Renzi ha dichiarato che entro fine mandato il 50 per cento dell'elettricità nazionale sarà prodotta da fonti rinnovabili e, se non vuole che questo rimanga solo un annuncio, la direzione da prendere è chiara: incentivare tutti i cittadini a produrre la propria energia», conclude.

Greenpeace, Federazione Europea per le Energie Rinnovabili (EREF), Friends of the Earth Europe e REScoop.eu chiedono inoltre un sistema di norme che protegga, supporti e promuova l'autoproduzione e l'autoconsumo a livello nazionale e comunitario, con specifico riferimento alla imminente discussione sulla Direttiva comunitaria per le energie rinnovabili e l'iniziativa di Market Design.
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lunedì 16 novembre 2015

GREENPEACE: NON SI FERMA L’ARRIVO IN EUROPA DI LEGNO DA DEFORESTAZIONE ILLEGALE DELL’AMAZZONIA

MANAUS (BRASILE), 16.11.15 – Ventisei aziende, tra cui una italiana, hanno acquistato e poi immesso sul mercato europeo legname venduto dalla compagnia "Madeireira Iller Ltda", accusata di far parte di una rete di vendita illegale di legname, smantellata di recente dalla polizia federale brasiliana, nell'ambito dell'operazione "Legno Pulito". Lo denuncia un nuovo report di Greenpeace Brasile, "Partners in Crime".

Nonostante fossero già note numerose informazioni sull'inaffidabilità dei documenti che accompagnavano il legno distribuito da "Madeireira Iller Ltda", ad importare in Italia questo legname sono state tre compagnie: l'italiana "Tropical Woods S.A.S.", la portoghese "Global Gold Forest" e l'uruguaiana "Flyton Company S.A".

Ai sensi del diritto comunitario, per prevenire l'immissione sul mercato di legname proveniente da operazioni di taglio illegale, le aziende europee sono tenute a esercitare la cosiddetta "dovuta diligenza", prevista dal Regolamento Europeo del Legno (EUTR), che, tra le altre cose, proibisce di utilizzare legname venduto da aziende sospette.

«Sappiamo ormai per certo che la documentazione ufficiale che accompagna il legno proveniente dall'Amazzonia è spesso inaffidabile, a causa della forte corruzione presente nel settore del legname brasiliano», commenta Martina Borghi, campagna Foreste di Greenpeace Italia. «L'italiana "Tropical Wood SAS" e le altre compagnie che hanno acquistato da "Madeireira Iller Ltda" del legname poi importato in Europa hanno ignorato prove note da tempo sui traffici illegali dei loro fornitori brasiliani e sono quindi complici della distruzione dell'Amazzonia».

L'operazione "Legno Pulito" – un'indagine su larga scala, condotta dal procuratore federale di Santarém nello stato brasiliano di Pará – ha rivelato che la compagnia di taglio, lavorazione e commercio di legname "Madeireira Iller Ltd" ha utilizzato documenti falsi per riciclare legname illegale. Questi documenti, ottenuti grazie alla complicità di funzionari corrotti supportati da un gruppo di intermediari, hanno permesso al legname illegale di lasciare il Brasile e arrivare in Europa.

Già nel maggio 2014 Greenpeace aveva denunciato la profonda corruzione presente nel  settore del legno amazzonico in Brasile e quanto siano comuni le pratiche di riciclaggio di legno illegale attraverso l'ottenimento di documentazione "ufficiale". L'organizzazione ambientalista chiede alle autorità europee di far rispettare l'EUTR, facendo controlli su tutte le società che negli ultimi 18 mesi hanno importato in Europa il legname di "Madeireira Iller Ltda", e sanzionando quelle compagnie che non sono conformi ai requisiti previsti dallo stesso Regolamento.

«Le compagnie che acquistano legname brasiliano devono rispettare gli obblighi derivanti all'EUTR ed esigere dal governo brasiliano una revisione urgente di tutti i piani di gestione forestale esistenti, in modo da poter assicurare che ci siano trasparenza e correttezza lungo tutta la catena di approvvigionamento del legno proveniente dall'Amazzonia», conclude Borghi.

Leggi il report (in inglese) "Partners in Crime".


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mercoledì 30 settembre 2009

GREENPEACE LEGAMBIENTE WWF: NUCLEARE INDIETRO TUTTA!

GREENPEACE LEGAMBIENTE WWF

NUCLEARE: INDIETRO TUTTA!

11 REGIONI, OVVERO IL 56% DEL TERRITORIO ITALIANO, IMPUGNANO LA LEGGE SUL NUCLEARE,

MA ANCHE ALTRE NON LO VOGLIONO SUL PROPRIO TERRITORIO.

"Ormai si ha la prova che il nucleare in Italia si può fare solo a parole"

Il nucleare trova un muro quando passa dai proclami al territorio. A seguito dell'appello rivolto l'11 settembre da Greenpeace, Legambiente e WWF, che invocava il ricorso alla Corte Costituzionale per fermare il provvedimento sul nucleare di sostanziale centralizzazione delle procedure e militarizzazione del territorio, si è scatenato in questi giorni un vero e proprio 'effetto domino'. Dopo i primi no di alcune regioni, a oggi hanno impugnato la legge dimostrando la propria opposizione alla scelta nucleare ben 11 regioni, che rappresentano circa il 56% del territorio italiano, ovvero Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria.

Oltre a queste, Sardegna e Veneto hanno detto no al nucleare sul proprio territorio con ordini del giorno o dichiarazioni del presidente. Tra le regioni che non hanno aderito all'invito delle associazioni a impugnare la legge, la Sicilia aveva manifestato l'intenzione di impugnare comunque la legge, ma non si ha notizia di una delibera in tal senso.

Insomma, le Regioni difendono le proprie competenze e sanno bene che gli elettori non premieranno MAI un governatore (o un candidato governatore) che accettasse una centrale nucleare sul proprio territorio. Per questo le associazioni chiederanno un esplicito pronunciamento a tutti i candidati prima delle prossime elezioni.

"Il Governo deve tener conto di quanto sta succedendo nel Paese - hanno dichiarato le tre associazioni - e fare marcia indietro rispetto a una prospettiva, quella del nucleare, costosa e insicura, oltre che inutile rispetto ai problemi energetici italiani".

Roma 30 settembre 2009

martedì 22 settembre 2009

VERSO COPENHAGEN - GREENPEACE e WWF - "IL TESTO DEL TRATTATO SUL CLIMA DELLA SOCIETA' CIVILE, EQUO ED EFFICACE, CONSEGNATO AI NEGOZIATORI"


VERSO COPENHAGEN – GREENPEACE e WWF

"IL TESTO DEL TRATTATO SUL CLIMA DELLA SOCIETA' CIVILE,

EQUO ED EFFICACE, CONSEGNATO AI NEGOZIATORI"

Nel percorso verso il Summit sul clima di Copenhagen, Greenpeace e WWF si sono impegnate, insieme ad altre associazioni internazionali, per stilare un proprio "Trattato sul Clima per Copenhagen": il lungo testo, che è stato già distribuito ai negoziatori di 192 paesi, ha impegnato per un anno le principali associazioni mondiali che si occupano delle politiche climatiche.

La notizia viene rilanciata in occasione dell'incontro di oggi presso l'Onu sul clima che anticipa i lavori del Palazzo di Vetro e a poche ore dalla proiezione in anteprima mondiale del film 'manifesto' sul clima promosso dalle due associazioni, The Age of Stupid di Franny Armstrong.

Il documento contiene un vero e proprio testo legislativo che evidenzia gli elementi chiave necessari per concludere un accordo globale equo e ambizioso, in grado di mantenere gli impatti dei cambiamenti climatici al di sotto dei livelli di rischio inaccettabili identificati dalla maggior parte degli scienziati. Dopo aver considerato le osservazioni e i contributi giunti da vari esperti è in preparazione un testo affinato del trattato che verrà presentato nel corso delle prossime sessioni negoziali, prima dell'appuntamento clou per il Summit di Copenaghen a dicembre.

Il documento descrive il percorso che il mondo dovrebbe avviare per evitare cambiamenti climatici catastrofici, riconoscendo che l'incremento delle temperature globali deve mantenersi al di sotto dei 2 gradi centigradi. Si stabilisce un tetto globale alle emissioni – e un idoneo budget di carbonio – e si spiega in dettaglio come i Paesi in Via di Sviluppo e quelli industrializzati possano contribuire alla salvezza del pianeta e delle popolazioni, coerentemente con i propri mezzi e le proprie responsabilità. Il documento mostra infine come i Paesi più poveri e vulnerabili del mondo possono essere protetti e risarciti.

"E' la prima volta nella storia che una coalizione di gruppi della società civile fa un passo di questo genere. Abbiamo stilato quello che a oggi è il più coerente documento legislativo che mostri soluzioni per il clima bilanciate e credibili, basate sull'equità e la scienza" – ha dichiarato Mariagrazia Midulla, Responsabile Clima ed Energia del WWF Italia.

"Abbiamo posto al centro di questo Trattato la protezione del clima insieme a quella del pianeta e delle popolazioni di tutto il mondo e ci aspettiamo che i governi facciano altrettanto – ha dichiarato Francesco Tedesco, Responsabile Energia e Clima di Greenpeace. "Ciò di cui abbiamo bisogno per raggiungere a Copenaghen l'accordo ambizioso che il mondo sta aspettando è una semplice operazione di 'copia-incolla' di questo testo".

Il Trattato chiede un accordo legalmente vincolante che consista di 3 parti: l'aggiornamento del protocollo di Kyoto per rafforzare gli obblighi dei Paesi industrializzati; un nuovo protocollo di Copenhagen che contenga impegni legalmente vincolanti per i Paesi industrializzati, compresi gli USA, e stabilisca percorsi a basso contenuto di carbonio per i Paesi in Via di Sviluppo, sostenuti dal mondo industrializzato; un insieme di decisioni che prepari il terreno di lavoro per i prossimi 3 anni.

L'adattamento è un'altra componente chiave del Trattato che definisce una Adaptation Action Framework (Piano d'azione per l'adattamento) che include sussidi, indennità e compensazioni per i Paesi più vulnerabili. "L'aiuto ai Paesi più poveri e vulnerabili del Pianeta per affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici ormai inevitabili è un elemento cruciale. Senza un Trattato ambizioso ed efficace a Copenhagen andremo sempre più incontro a guerre per le risorse, sconvolgimenti, rifugiati ambientali e catastrofi naturali" sottolineano WWF e Greenpeace.

NOTE:

Il "Copenhagen Climate Treaty" è stato redatto da Greenpeace, WWF, IndyACT – la Lega degli Attivisti Indipendenti, Germanwatch, la David Suzuki Foundation, il Centro Nazionale Ecologico dell'Ucraina e alcuni dei maggiori esperti mondiali.

Il Trattato sul Clima per Copenhagen include i seguenti punti:

- Le emissioni globali di carbonio per il 2020 da tutte le fonti di gas serra non dovrebbe superare 36.1 Gt CO2e (equivalenti), portando le emissioni al di sotto dei livelli del 1990 ed entro il 2050 dovrebbe essere ridotto fino a 7.2 Gt CO2e, in altre parole dell'80% al di sotto dei livelli del 1990.

- La proposta di una nuova istituzione – la Copenhagen Climate Facility – per gestire i processi per il taglio delle emissioni, l'adattamento e la protezione forestale secondo il nuovo trattato globale.

- La ricetta per un piano di azioni a lungo termine sia per i paesi sviluppati (Zero Carbon Action Plans, ZCAPs) che per quelli in via di sviluppo (Low Carbon Action Plans, LCAPs).

- Obiettivi vincolanti per i Paesi di più recente sviluppo (NICs) - come Singapore, Corea del Sud e Arabia Saudita - in linea con il principio della Convenzione di stabilire responsabilità e capacità comuni ma differenziate.

Per giungere ad un accordo ambizioso ed efficace a Copenaghen, Greenpeace e WWF chiedono che:

- I Paesi industrializzati, come gruppo, si impegnino a ridurre le proprie emissioni di gas serra di almeno il 40% entro il 2020, rispetto ai livelli del 1990.

- I Paesi industrializzati, come gruppo, si impegnino a fornire risorse finanziarie addizionali ai Paesi in Via di Sviluppo pari ad almeno 150 miliardi di dollari all'anno (fino al 2020) per supportare la transizione verso un sistema energetico pulito basato su fonti rinnovabili, per fermare la distruzione delle foreste tropicali e per misure di adattamento agli inevitabili impatti del cambiamento climatico.

- I Paesi in Via di Sviluppo si impegnino a ridurre la crescita delle proprie emissioni del 15-30% al 2020 rispetto a uno scenario "business-as-usual".

- Soluzioni pericolose, come ad esempio l'energia nucleare, non rientrino tra le opzioni finanziabili all'interno del Protocollo di Kyoto per ridurre le emissioni.

- La deforestazione (e le emissioni ad essa associate) sia fermata in tutti i Paesi in Via di Sviluppo al più tardi entro il 2020. L'obiettivo "Deforestazione ZERO" deve essere raggiunto già entro il 2015 in Amazzonia, Congo e Indonesia.

Roma, 22 settembre 2009

Uffici stampa:

WWF Italia, 06 84497377, 213, 265, 329 8315725 – c.maceroni@wwf.it

Greenpeace, 06 68136061 int. 211 - 39 3496066159 - mariacarla.giugliano@greenpeace.org

LINK AL TRATTATO:

SUL SITO DI GREENPEACE:

http://www.greenpeace.org/raw/content/international/press/reports/ngo-copenhagen-treaty.pdf

SUL SITO DEL WWF INTERNAZIONALE:

http://panda.org/what_we_do/footprint/climate_carbon_energy/climate_deal/?166141

lunedì 21 settembre 2009

WWF, GREENPEACE - THE AGE OF STUPID : LA PREMIERE DEL NUOVO FILM SUL CLIMA FARA' UN GIRO DEL MONDO A 'IMPATTO ZERO'


THE AGE OF STUPID : LA PREMIERE DEL NUOVO FILM SUL CLIMA FARA' UN GIRO DEL MONDO A 'IMPATTO ZERO'

L'evento centrale a New York, in occasione dell'incontro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Anche in Italia un greencarpet per l'anteprima del 22 settembre

Citato come uno dei film più importanti del nostro tempo, l'acclamato documentario di Franny Armstrong, The Age of Stupid, è stato selezionato per essere proiettato sugli schermi di tutto il mondo via satellite martedì 22 settembre. Distribuito da Arts Alliance Media, questo Special Event digitale prevede la proiezione del film e dei momenti salienti della serata precedente a New York. L'evento è già stato confermato nel programma ufficiale della "Settimana sul clima" promossa dall'ONU. L'anteprima sarà presentata da Kofi Annan, Gillian Anderson, l'attore nominato agli Oscar Pete Postlethwaite, e i registi Franny Armstrong (McLibel) e Lizzie Gillett, alla presenza di importanti celebrità, attivisti leader per l'ambiente, e capi di stato che arriveranno sul tappeto verde via barca, bicicletta, risciò, auto a pannelli solari, o skateboard, in un cinema alimentato a energia solare nel centro di Manhattan.

Farà il giro del mondo la premiere del nuovo film 'manifesto' sui cambiamenti climatici, sostenuto anche da Greenpeace e WWF per il suo messaggio coinvolgente in vista del Summit sul clima di Copenhagen che si svolgerà a dicembre. Da Berlino a Buenos Aires, dalla Turchia alla Tailandia, il film sarà proiettato in centinaia di cinema in più di 40 paesi dall'Europa all'Asia, dal Medio Oriente all'Africa, in molte sale addirittura simultaneamente, in modalità 'come dal vivo', sperando così di stabilire un nuovo record nel Guinness dei primati (come più grande proiezione in simultanea di tutti i tempi). Nei paesi in cui i cinema non potranno partecipare, ci saranno delle "mini anteprime", presso luoghi di ritrovo e altri locali non tradizionali, organizzate da volontari di tutto il mondo.

Ci sarà anche la musica di Thom Yorke dei Radiohead, e collegamenti via satellite con gli scienziati che lavorano al ghiacciaio Petermann nel Mar Glaciale Artico, e ai ghiacciai in via di scioglimento sull'Himalaya, che forniscono acqua potabile a centinaia di milioni di persone in India e Bangladesh. Un gruppo di bambini parlerà dalla stessa sala di Copenhagen in cui il nostro futuro sarà deciso al summit ONU sul clima in dicembre.

L'evento mira a diventare la premiere più vista della storia del cinema grazie alla tecnologia satellitare che permette nei cinema predisposti, di trasmettere in alta definizione qualsiasi contenuto multimediale in contemporanea. Questo aspetto, che consente di risparmiare sulla produzione delle pellicole e sulla loro distribuzione, abbatte notevolmente le emissioni di Co2, un risultato già ottenuto nei 3 anni di produzione del film: i 105 membri della crew hanno consumato quello che 8 cittadini britannici o 4 americani consumano in un solo anno. La premiere mondiale consumerà appena l'1% di emissioni rispetto ad un normale evento di promozione globale di un film.

"La nostra risposta al mutamento climatico definirà la nostra generazione, allo stesso modo in cui finire l'apartheid, bandire la schiavitù o raggiungere la luna ha definito le generazioni passate. Al momento, stiamo vivendo nell'era della stupidità, The Age of Stupid, ma siamo ancora appena in tempo per cambiare le cose", Franny Armstrong, regista.

Chiunque in tutto il mondo avrà la possibilità di partecipare all'evento The Age Of Stupid acquistando biglietti per una delle centinaia di anteprime mondiali nel proprio paese. Per maggiori informazioni su dove sarà proiettato il film nel vostro paese, e sulle iniziative organizzate al cinema della vostra città, visitate: www.ageofstupid.net.

Per maggiori informazioni alla stampa e sulle proiezioni speciali per la stampa in ogni paese, si prega di contattare: SWCP: (44) 207 580 0222 sarahwilby@swcp.co.uk/suhan@swcp.co.uk


Ufficio stampa per lTALIA


Andrea Pizzighello - QMI
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The Age of Stupid:

The Age of Stupid è sostenuto globalmente da Greenpeace, Friends of the Earth, WWF – World Wide Fund for Nature e Tck Tck Tck.

The Age of Stupid è una produzione collettiva, nel senso che il budget del film, di £450.000, è stato finanziato da 223 individui e gruppi preoccupati per i mutamenti climatici. Si tratta di gruppi di ogni tipo, da una squadra di hockey a un centro benessere femminile, e ciascuno di loro possiede una percentuale del film.

L'anteprima di The Age of Stupid nel Regno Unito non ha richiesto la connessione alla rete elettrica principale, essendo alimentata con successo soltanto da pannelli solari e producendo soltanto l'1% delle emissioni di anidride carbonica di una normale anteprima in stile hollywoodiano.

Con 62 proiezioni in simultanea del film, l'anteprima nel Regno Unito è entrata nel Guinness dei primati come la più grande anteprima cinematografica in simultanea.

Nella prima settimana di apertura, Stupid è risultato il primo film sugli schermi, battendo Duplicity, con Julia Robert, The Millionaire e Lesbian Vampire Killers.

The Age of Stupid è interpretato dal candidato agli Oscar Pete Postlethwaite (Nel nome del padre, I soliti sospetti), nei panni di un uomo che vive in solitudine, nel mondo devastato dell'anno 2055, e riguarda vecchi filmati del 2008, chiedendosi: perché non ci siamo salvati quando ne avevamo l'occasione? Il film è scritto e diretto da Franny Armstrong (McLibel, Drowned Out) e prodotto da John Battsek (Vincitore di Oscar per Un giorno a settembre).


Il film è stato presentato al Parlamento britannico (ospitato da Friends Of the Earth), e nei parlamenti di: UE, Scozia, Galles, Svezia, Australia e Paesi Bassi, nonché al summit ONU sul clima a Poznan nel dicembre 2008. Altre proiezioni importanti sono state presso il comitato di consulenza di Obama – il Center for American Progress, alla Banca Mondiale, all'EPA americana (Agenzia per la Protezione Ambientale), all'ONU, otto ministeri del governo britannico e al Global Humanitarian Forum (presentato da Kofi Annan).

IN ITALIA GREENPEACE E WWF SOSTENGONO "THE AGE OF STUPID"


I cambiamenti climatici sono la maggiore emergenza ambientale di oggi: occorre arrestarne prima possibile i disastrosi effetti. Ci sono tutti i mezzi possibili, intellettuali e tecnici. Mancano all'appello quelli politici ed economici, come dimostra la lentezza dei negoziati a livello internazionale. Al riconoscimento del principio che è assolutamente necessario "impedire che l'aumento delle temperature terrestre superi i 2 gradi", sancito nel G8 e nel MEF dell'Aquila, deve seguire l'indicazione degli obiettivi a medio termine (2020) dei Paesi Industrializzati e l'ammontare degli investimenti necessari a combattere il riscaldamento globale.

Per questo la pressione dell'opinione pubblica è uno strumento sempre più vitale. WWF e Greenpeace promuovono il film The Age of Stupid, in vista della Conferenza di Copenhagen dove - il prossimo dicembre - dovrà essere ratificato il nuovo trattato sul clima, che aggiornerà il Protocollo di Kyoto.

Invitiamo tutti ad andare a vedere questo nuovo film, coinvolgente e capace di creare le connessioni tra la nostra vita quotidiana e il problema dei cambiamenti climatici. Invitiamo gli spettatori ad accostarsi all'opera con la forza dell'ottimismo della volontà: il clima che cambia è certamente un tema drammatico, e il nostro modo di vivere spesso è illogico e stupido, ma abbiamo l'occasione di fermarci in tempo, evitare gli effetti più drammatici e incontrollabili del riscaldamento globale e correggere le grandi storture della nostra epoca. Altrimenti la nostra sarà inevitabilmente ricordata come l'Era degli Stupidi, che sapevano e hanno fatto finta di niente.

Informazioni su Arts Alliance Media:

Arts Alliance Media, situata a Londra, Parigi e Amsterdam, è l'agenzia europea leader nella fornitura di servizi di distribuzione digitale, impegnata nella creazione del più grande network di distribuzione cinematografica digitale d'Europa, e nella distribuzione di contenuti digitali – film, programmazione alternativa ed eventi live. AAM fornisce soluzioni per il cinema digitale dal produttore al consumatore, dalla selezione degli impianti, al finanziamento e integrazione, alla formazione degli operatori, all'installazione e assistenza, alla gestione e distribuzione dei contenuti. Il laboratorio di cinema digitale della compagnia ha realizzato più di 580 titoli digitali fino ad ora. AAM, inoltre, trova, gestisce e promuove programmi a 'Contenuti Alternativi' per i cinema. AAM è nata nel 2003 grazie a Thomas C. Hoegh, che attualmente è Presidente del consiglio d'amministrazione. Maggiori informazioni si possono trovare su www.artsalliancemedia.com

'MATERIALE SU THE AGE OF STUPID'

Immagini

http://www.ageofstupid.net/photos

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Materiali per la stampa

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Trailer

http://www.ageofstupid.net/video/trailer

Clip Electronic Press Kit

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mercoledì 15 luglio 2009

Chi attacca l'eolico non vuole salvare il clima


Comunicato stampa congiunto di Greenpeace Italia, ISES Italia e Kyoto Club

Roma, 15 luglio 2009

Chi attacca l'eolico non vuole salvare il clima


In relazione alla conferenza stampa indetta da alcune associazioni che attaccano in modo pretestuoso e privo di fondamento l'energia eolica, Greenpeace Italia, ISES Italia e Kyoto Club vogliono precisare quanto segue.


Per il settore elettrico italiano, dire che l'eolico produca "briciole di energia" è del tutto sbagliato. Gli obiettivi europei al 2020 prevedono, per il settore elettrico in Italia, un incremento della produzione da fonti rinnovabili di 50-54 TWh (miliardi di kWh). Il potenziale dell'eolico al 2020, limitato dai criteri ambientali definiti da un protocollo tra produttori e associazioni ambientaliste, è di 16 GW per una produzione totale di 27 TWh. In sostanza, circa metà dell'obiettivo al 2020 si può coprire con l'eolico. Il resto può venire dal solare fotovoltaico, dall'uso sostenibile delle biomasse, dal geotermoelettrico, dall'espansione del mini-idroelettrico.

Nessuna fonte energetica rinnovabile da sola è decisiva: la strategia deve necessariamente comporre un mosaico di fonti, e l'eolico è proprio la fonte che da sola può dare le maggiori quantità di elettricità senza emissioni di CO2.


"L'eolico non produce emissioni, non produce scorie e non determina modifiche irreversibili del paesaggio. Attaccare l'eolico significa di fatto attaccare gli obiettivi europei e non aver capito che il cambiamento del clima è l'emergenza ambientale del secolo", ha dichiarato Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia. "L'atteggiamento antieolico preconcetto e infondato è ambientalmente inaccettabile – continua Onufrio - mentre la casa brucia, a causa del riscaldamento globale, qualcuno anziché portare l'acqua per spegnere il fuoco si preoccupa se qualche goccia casca sul tappeto.

Per G.B. Zorzoli, presidente di ISES Italia, "In Italia gli impianti eolici sono sottoposti a una stringente disciplina che in più di un caso ne ha rallentato la diffusione, nonostante il raggiungimento di elevati standard energetico-ambientali e le intese con le principali associazioni ambientaliste per l'individuazione dei criteri per la scelta dei siti. Se a ciò si aggiunge la vigilanza delle Regioni per mezzo delle procedure di valutazione di impatto ambientale e di tutela del paesaggio, risultano inconcepibili e inaccettabili posizioni che tendono a demonizzare l'eolico e mistificano la realtà negando che tale fonte di energia pulita sia oggi al primo posto nella generazione di energia da nuove fonti rinnovabili e che sarà determinante per raggiungere al 2020 gli obiettivi che l'Unione Europea ci ha posto".

Per Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club, "puntare sull'eolico in Italia è anche una straordinaria occasione per l'industria nazionale e per tutta la filiera; significa creare nuova occupazione nella green economy, oggi la più concreta strategia contro la recessione. Secondo uno studio GSE-IEFE Bocconi il solo comparto eolico ha un potenziale in Italia al 2020 di circa 78mila unità, il 31% sul totale di tutta l'occupazione nelle fonti rinnovabili". "Le installazioni eoliche in Italia sono realizzate soprattutto in aree rurali e montane, spesso abbandonate e non utilizzate né a fini agricoli né per il pascolo. L'eolico consente invece una ricaduta positiva in termini occupazionali ed economici, impensabile con altre opzioni economiche ed energetiche, e senza danni per il turismo", dice il direttore scientifico del Kyoto Club. "Sempre in termini di sviluppo economico - conclude Silvestrini - va ricordata l'esperienza di centinaia di migliaia di agricoltori danesi e tedeschi che traggono parte del loro reddito proprio dalla produzione di elettricità da fonte eolica".

Per informazioni:

Greenpeace Italia – www.greenpeace.org

ISES Italia – www.isesitalia.it

Kyoto Club – www.kyotoclub.org

mercoledì 1 luglio 2009

Ecoguida Greenpeace: 1a Nokia, ultima Nintendo. Precipita Sony


Eco guida Greenpeace: prima Nokia, ultima Nintendo. Precipita Sony

ROMA. La dodicesima edizione dell´Eco-guida di Greenpeace ai prodotti elettronici vede Nokia resiste al primo posto con 7,4 punti su 10. In recupero Samsung e Sony Ericsson, rispettivamente al secondo e terzo posto, mentre crolla la Sony che precipita dal quinto al dodicesimo posto, penalizzata soprattutto per lo scarso impegno nel riciclo del materiale dismesso. Ultima si conferma Nintendo.

Miglioramenti per LG, Toshiba e Motorola. Va male invece per Hewlett Packard (HP), Dell e Lenovo che non hanno mantenuto la promessa di eliminare Pvc e ritardanti di fiamma bromurati (Bfr) entro il 2009.

«Gli impegni volontari delle aziende non sono un gioco – spiega Greenpeace international- Le promesse devono essere mantenute. Non ci sono scuse. Rispettare gli impegni è possibile visto che alcune imprese lo stanno facendo. La nuova linea di prodotti Apple, per esempio, è assolutamente priva di Pvc e senza Bfr. Alle aziende chiediamo di eliminare completamente Pvc e Bfr da tutti i loro prodotti. Si tratta di elementi che possono accumularsi nel corpo di animali ed esseri umani e provocare danni irreversibili alla salute».

Senza queste sostanze pericolose è possibile ridurre l´inquinamento durante il ciclo di produzione e i rifiuti elettronici possono essere riciclati più facilmente, in modo responsabile: «ai grandi marchi chiediamo di impegnarsi anche per il clima, riducendo le emissioni di gas serra e facendo pressione sui governi del Pianeta affinché, al Summit sul Clima che si terrà a Copenhagen il prossimo dicembre, si decidano accordi vincolanti per limitare al massimo l´innalzamento delle temperature».

Ecco la classifica con i punteggi ed i giudizi di Greenpeace per ogni multinazionale dell'elettronica di consumo:

NOKIA mantiene la prima posizione grazie al programma di ritiro dell'usato in funzione in 84 Paesi (quasi 5.000 punti di raccolta). Buone informazioni ai clienti e ottimo punteggio per la bassa tossicità delle componenti e per l'impegno contro il cambiamento climatico. Meno bene per la bassa percentuale di riciclaggio effettivo dei prodotti (3-5%).

SAMSUNG aumenta il suo punteggio da 6,9 a 7,1 grazie al suo impegno a diminuire le emissioni di gas a effetto serra. Il punteggio è relativamente buono per tutti i criteri. Dal novembre 2007 i nuovi modelli sono senza PVC e sono stati lanciati modelli senza ritardanti di fiamma bromurati. Sta lavorando anche all'eliminazione di composti alogenati nei chips di memoria e nei semiconduttori, ftalati e altre sostanze, entro il 2012. Buono il livello di riciclaggio dei prodotti e di uso di materiali riciclati (16,1% della plastica).

SONY ERICSSON mantiene il terzo posto, aumentando il punteggio a 6,5 grazie a miglioramenti sul versante dei consumi e delle emissioni di CO2. In generale, il punteggio è buono per i criteri relativi alla chimica e all'energia, ma insufficiente per quel che riguarda la produzione di rifiuti e il riciclaggio.

LG ELECTRONICS passa dal 6° al 4° posto aumentando il punteggio a 5,7 anche se rispetto all'edizione precedente perde punti sui criteri legati alla chimica per essersi rimangiato l'impegno a eliminare PVC e ritardanti di fiamma entro il 2010 (l'impegno adesso è limitato solo ai telefonini). Il riciclo di materie plastiche è all'11% con obiettivo 25% al 2025. Ha assunto l'impegno di diminuire le emissioni di gas serra (rispetto al 2008) del 5% entro il 2012 e del 10% entro il 2020.

TOSHIBA guadagna due posizioni e si piazza al 5° posto con un punteggio che aumenta di poco a 5,5. Buono l'impegno a ridurre le emissioni di gas serra e nell'efficienza energetica dei prodotti. Male invece rispetto all'uso di energie rinnovabili (solo lo 0,1%). Buono il punteggio per la chimica, con l'impegno a eliminare ftalati, berillio e antimonio al 2012. Meno bene (poco chiari) i dati sul riciclo.

MOTOROLA raggiunge il 5° posto con 5,5 punti grazie ad un 15% di energia per la produzione proveniente da fonti rinnovabili, con impegno a raggiungere l 20% al 2010 e il 30% al 2020. Ottimo punteggio anche per l'efficienza energetica. Relativamente bene il punteggio sulla chimica e sul riciclaggio dei prodotti.

PHILIPS arretra dal 4° al 7° posto, con un punteggio che si riduce lievemente a 5,3. Anche se ha assunto impegni sul versante del riciclo, questi impegni devono ancora realizzarsi. Bene anche il punteggio sulla chimica ma meno quello sui alcuni dei criteri energetici.

SHARP continua la sua scalata alla classifica e raggiunge il 7° posto con un punteggio che arriva a 5,3 grazie alla buona efficenza energetica dei suoi prodotti. Bene anche le politiche e pratiche sull'uso di composti chimici tossici (ma non soddisfa la definizione data del principio di precauzione) e il programma di ritiro di prodotti usati negli USA.

ACER passa dall'11° al 9° posto, aumentando il punteggio a 4,9 punti, mettendo sul mercato 16 modelli di monitor in gran parte senza PVC, plastiche viniliche e ritardanti di fiamma bromurati. Bene anche l'impegno a eliminare ftalati, berillio e antimonio ma meno positivo il riscontro sulla produzione di rifiuti e sul riciclaggio. Un po'' meglio i criteri energetici.

PANASONIC aumenta il punteggio a 4,9 e passa al 9° posto. Molto bene l'efficienza energetica dei prodotti e l'eliminazione di PVC e ritardanti di fiamma bromurati da molti prodotti (compresi i lettori di DVD e simili): questa eliminazione però riguarda solo una pare del catalogo. Male il versante dei rifiuti elettronici.

APPLE mantiene il punteggio di 4,7, ma perde una posizione piazzandosi all'11° posto. Tutti i prodotti Apple sono ormai senza PVC e ritardanti di fiamma bromurati, tranne alcuni cavi in attesa di certificazione. Si attendono tuttavia impegni riguardo ad altre sostanze tossiche. E' migliorato il sistema di ritiro dei prodotti usati e l'obiettivo è di raggiungere il 50% al 2010. Ha ridotto I consumi energetici del 3% dal 2006 al 2007. Dati incompleti su efficenza energetica e fonti alternative.

SONY precipita dal 5° al 12° posto con un punteggio ridotto da 5,5 a 4,5! I punti sono stati persi sul criterio del principio di precauzione, sulla scadenza per l'eliminazione di PVC e ritardanti di fiamma bromurati (spostata ad oltre il 2010), sul fatto che non sostiene il principio della Responsabilità individuale del produttore e per non aver esteso il suo programma di ritiro di prodotti usati oltre il Nord America. Debole anche il supporto ai tagli di emissioni di CO2, ma buona l'efficenza energetica dei prodotti.

DELL resta al 13° posto, con un lieve miglioramento del punteggio che sale a 3,9. Nell'edizione precedente il punteggio di Dell era precipitato per lo scarso impegno ad eliminare totalmente PVC e ritardanti di fiamma bromurati (eliminati solo in alcuni prodotti). Bene il fatto che il 26% dell'energia dei processi produttivi deriva da fonti rinnovabili e buono anche l'impegno a ridurre del 40% (rispetto al 2007) le emissioni di gas serra.

HP si piazza al 14° posto ma il punteggio si abbassa a 3,5 per non aver rispettato l'impegno a eliminare PVC e ritardanti di fiamma bromurati al 2009, spostato al 2011. Buona l'efficenza energetica dei prodotti e l'impegno a ridurre le emissioni di gas serra (16% rispetto ai livelli del 2005, nel 2010). Rispetto ai rifiuti elettronici bene anche il sostegno alla Responsabilità Individuale del Produttore e l'impegno al riciclaggio anche se il programma di ritiro dei prodotti usati resta sempre debole.

MICROSOFT resta al 15° posto ma il suo punteggio si riduce a 2,5 soprattutto per non aver dato sostegno al principio della Responsabilità Individuale del Produttore e disinteressarsi del destino dei rifiuti elettronici. La maggior parte dei punti sono raccolti sui criteri della chimica (impegno a ridurre PVC e ritardanti di fiamma bromurati prima del 2010 e ftalati entro il 2010).

LENOVO scende al 15° posto con 2,5 punti a causa di una penalità imposta per non aver rispettato l'impegno a eliminare da tutti i prodotti , entro il 2009, PVC e ritardanti di fiamma bromurati. Buono il programma di ritiro dei prodotti usati ma meno bene sul riciclaggio effettivo dei prodotti (informazioni non chiare). Male invece sui criteri energetici e climatici.

FUJITSU debutta nella graduatoria al penultimo (17°) posto con 2,4 punti guadagnati soprattutto con I criteri dell'energia (sostegno al taglio delle emissioni di gas serra, efficenza energetica) anche se gli impegni dell'impresa sembrano ancora non soddisfacenti. Male anche la gestione dei rifiuti elettronici (ma c'è un programma volontario di ritiro dei prodotti). La nota dolente è la chimica, dove gli impegni a eliminare sostanze tossiche sono solo parziali.

NINTENDO resta il fanalino di coda della classifica ma aumenta il punteggio a 1 (da 0,8) per aver prodotto console da gioco con cavi senza PVC. Non usa ftalati e monitora l'uso di berillio e antimonio. Nintendo perde punti sui criteri energetici, aumentando le sue emissioni di gas serra per il secondo anno consecutivo.
http://www.greenreport.it/contenuti/leggi.php?id_cont=20390

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