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mercoledì 27 settembre 2017
Ambiente ed ecologia alla XV edizione di BergamoScienza (30 settembre - 15 ottobre)
martedì 17 aprile 2012
Anniversario Chernobyl: il nucleare è sicuro?
Soleterre Onlus, in occasione del 26° anniversario dello scoppio del reattore nucleare di Chernobyl il prossimo 26 aprile, rivendica il diritto alla verità e alla salute delle popolazioni colpite dai disastri di Chernobyl e Fukushima.
Come si può definire "sicuro" il nucleare?
Minimizzare i rischi del nucleare, soprattutto a seguito di incidenti come Chernobyl e Fukushima, non aiuta a capire la reale entità dei danni sulla salute e soprattutto come fronteggiarli. Soleterre, coi suoi 10 anni di lavoro nelle oncologie pediatriche di Kiev, testimonia che nonostante sia passato più di un quarto di secolo, l'incidenza sulla salute sia ancora alta, soprattutto per la popolazione infantile.
Chiedendo a Monti di rivalutare il risultato del referendum contro il nucleare dello scorso anno, i 100 medici-scienziati di Galileo 2011 – associazione presieduta da Umberto Veronesi, hanno cercato di ridimensionare la pericolosità delle radiazioni per la salute degli esseri umani. Chernobyl e Fukushima dimostrano però che il reale problema sia innanzitutto la gestione delle centrali nucleari e degli incidenti che in esse possono avvenire. Tali incidenti, sia che si verifichino per errori umani che per catastrofi naturali, appaiono sempre più incontrollabili dall'uomo.
L'ambasciata ucraina di Parigi, nel 2004, rendeva noto che il 94% dei liquidatori (coloro che si occuparono del recupero della zona di Chernobyl) era malato e che 25 mila liquidatori di origine ucraina erano morti. A testimonianza che non solo gli addetti ai lavori erano stati colpiti, la stessa ambasciata, l'anno successivo, dichiarò che 3 milioni e mezzo di persone avevano subito un forte irraggiamento a causa dello scoppio del reattore: 2.646.106 cittadini ucraini vennero ufficialmente riconosciuti vittime della catastrofe nucleare.
Lavorando in Ucraina da più di dieci anni, Soleterre sa bene che gli effetti dell'incidente di Chernobyl sono ancora presenti, nonostante siano passati 26 anni. L'osservazione presso i reparti di oncologia pediatrica e neurochirurgia ha verificato che se tra il 1981 e il 1985 i bambini affetti da tumore maligno erano il 33,3%, negli anni successivi a Chernobyl erano diventati il 46,7%, nel 2011 la percentuale era salita ancora al 68,7%*. Molte mamme nei reparti - nate nell'anno dell'incidente e negli anni successivi - hanno avuto più aborti e figli che presentano patologie tumorali in giovanissima età (prima dei tre anni).
A questo si aggiunga che la popolazione ucraina soffre tutt'ora di quel fatalismo paralizzante, definito sindrome di Chernobyl, che ha inciso profondamente sulle nascite: la popolazione infantile è passata da 11 milioni e mezzo nel 1990 a 8 milioni nel 2011. La paura che, a causa dell'incidente nucleare e della contaminazione, i propri figli possano ammalarsi o avere delle malformazioni, è ancora molto forte.
In questo triste anniversario, Soleterre vuole ribadire la necessità che la comunità internazionale stanzi fondi per le popolazioni colpite e che le risorse della scienza vengano impiegate per verificare, attraverso studi indipendenti, i reali effetti delle contaminazioni a Chernobyl come a Fukushima. Appare poco utile, per la salute degli individui, limitarsi ad alzare i limiti di esposizione alle radiazioni considerati pericolosi. Dopo Chernobyl l'Unione Sovietica alzò il limite a 5 mSV/anno, il governo giapponese, dopo Fukushima, a 20 mSV/anno: la CIPR – Commissione Internazionale di Protezione Radiologica, indica come limite per un adulto la quantità di 1 mSV/anno.
La mancanza di trasparenza da parte del governo e della lobby nucleare giapponesi ha spinto alcune associazioni a contattare Soleterre per cercare di capire cosa ancora oggi stia succedendo in Ucraina. L'obiettivo della società civile giapponese è che non vengano fatti gli stessi errori di valutazione che, dopo il 1986, fece l'Unione Sovietica.
«Proteggere i nostri figli e garantire loro la salute – sostiene il presidente di Soleterre Damiano Rizzi - è un nostro dovere morale. La società civile italiana lo ha già capito ribadendo un fermo no al nucleare nel referendum dello scorso anno. Soleterre chiede che non si metta in discussione la volontà popolare e che la comunità scientifica si adoperi per stabilire i veri rischi di un incidente nucleare monitorando con trasparenza e onestà intellettuale quello che sta succedendo a Chernobyl e a Fukushima, affinché nessun interesse economico venga anteposto alla salute e al benessere degli individui»
Soleterre lavora nei reparti di oncologia pediatrica e neurochirurgia infantile di Kiev che, nonostante le necessità crescenti, versano in grave mancanza di mezzi e medicinali. È possibile aiutare con una donazione su www.soleterre.org.
Ufficio Stampa Soleterre: Cinzia Peschechera, cell. 342.15.800.41, cinzia.peschechera@soleterre.org
* Dati dell'indagine "Tumori endocranici dei neonati in Ucraina: indagine epidemiologica" svolta da Yu. A. Orlov, primario di oncologia presso il reparto di neurochirurgia pediatrica all'Istituto Nazionale del Cancro di Kiev, e V.S. Mikhaluk.
Soleterre è un'organizzazione umanitaria laica e indipendente che opera per garantire i diritti inviolabili degli individui nelle "terre sole". Realizza progetti e attività a favore di soggetti in condizione di vulnerabilità in ambito sanitario, psico-sociale, educativo e del lavoro. Interviene con strategie di pace per favorire la risoluzione non violenta delle conflittualità e per l'affermazione di una cultura di solidarietà .Adotta metodologie di partenariato e di co-sviluppo per promuovere la partecipazione attiva dei beneficiari degli interventi sia nei Paesi di origine che in terra di migrazione per garantire la loro efficacia e sostenibilità nel tempo. www.soleterre.org
giovedì 4 febbraio 2010
Nucleare. WWF: "RITORSIONE DEL GOVERNO ALL'AZIONE DELLE REGIONI"
mercoledì 30 settembre 2009
GREENPEACE LEGAMBIENTE WWF: NUCLEARE INDIETRO TUTTA!
NUCLEARE: INDIETRO TUTTA!
11 REGIONI, OVVERO IL 56% DEL TERRITORIO ITALIANO, IMPUGNANO LA LEGGE SUL NUCLEARE,
MA ANCHE ALTRE NON LO VOGLIONO SUL PROPRIO TERRITORIO.
"Ormai si ha la prova che il nucleare in Italia si può fare solo a parole"
Il nucleare trova un muro quando passa dai proclami al territorio. A seguito dell'appello rivolto l'11 settembre da Greenpeace, Legambiente e WWF, che invocava il ricorso alla Corte Costituzionale per fermare il provvedimento sul nucleare di sostanziale centralizzazione delle procedure e militarizzazione del territorio, si è scatenato in questi giorni un vero e proprio 'effetto domino'. Dopo i primi no di alcune regioni, a oggi hanno impugnato la legge dimostrando la propria opposizione alla scelta nucleare ben 11 regioni, che rappresentano circa il 56% del territorio italiano, ovvero Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria.
Oltre a queste, Sardegna e Veneto hanno detto no al nucleare sul proprio territorio con ordini del giorno o dichiarazioni del presidente. Tra le regioni che non hanno aderito all'invito delle associazioni a impugnare la legge, la Sicilia aveva manifestato l'intenzione di impugnare comunque la legge, ma non si ha notizia di una delibera in tal senso.
Insomma, le Regioni difendono le proprie competenze e sanno bene che gli elettori non premieranno MAI un governatore (o un candidato governatore) che accettasse una centrale nucleare sul proprio territorio. Per questo le associazioni chiederanno un esplicito pronunciamento a tutti i candidati prima delle prossime elezioni.
"Il Governo deve tener conto di quanto sta succedendo nel Paese - hanno dichiarato le tre associazioni - e fare marcia indietro rispetto a una prospettiva, quella del nucleare, costosa e insicura, oltre che inutile rispetto ai problemi energetici italiani".
Roma 30 settembre 2009
giovedì 24 settembre 2009
ENEA-FrascatiScienza: Fusione nucleare
Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile
FUSIONE, IL NUCLEARE SENZA SCORIE
La ricerca europea sulla fusione si fa al Centro ENEA di Frascati
Nei laboratori di Frascati - il più grande polo europeo della scienza per numero di ricercatori – si stanno conducendo ricerche di punta sulla fusione nucleare nel centro Enea dove in particolare si sta sviluppando il progetto FAST. Un progetto di grande ambizione di cui si sta discutendo in tutta Europa, che potrebbe portare a un salto decisivo nel campo dell'energia, eliminando i maggiori inconvenienti della fissione nucleare, quello della richiesta di sicurezza e della gestione delle scorie.
Fondere l'atomo invece di spezzarlo. Imbrigliare le reazioni che alimentano il sole e le stelle producendo energia che non aumenta le emissioni di gas serra. È questo l'obiettivo FAST, così come lo ha spiegato Giuseppe Mazzitelli. Il progetto, all'attenzione della Comunità Europea, nasce dall'Associazione Italiana ENEA-Euratom , come esperimento di supporto allo sviluppo del più ampio programma mondiale ITER, la vera e propria sperimentazione complessiva che darà luogo a DEMO, la prima centrale in grado di produrre energia dalla fusione dell'atomo. Niente scorie, niente depositi, né pericolose fuoriuscite inquinanti: in questo processo nucleare non ci sono reazioni a catena da controllare. La data della possibile svolta è fissata per il 2028, anno in cui questo tipo di tecnologia potrebbe essere resa disponibile per la costruzione di vere e proprie centrali. FAST è un progetto del valore di 320 milioni di euro, un terzo dei quali erogati attraverso fondi comunitari.
"La fusione – ricorda Mazzitelli – risolve in buona parte anche il problema del combustibile necessario per far andare una centrale. È infatti possibile ottenere reazioni di fusione con atomi leggeri, il deuterio e il trizio. Il primo è presente nell'ambiente: in ogni metro cubo di acqua se ne trovano 35 grammi. In meno di 3000 tonnellate di acqua di mare è presente, quindi, una quantità di questo combustibile sufficiente a far funzionare una centrale a fusione da 1 GW per un anno. Al contrario il trizio è un elemento raro in natura, ma offre il vantaggio di poter essere prodotto artificialmente in una centrale a fusione partendo dal litio, uno dei metalli leggeri più abbondanti sulla crosta terrestre. Con 150 chili di trizio (corrispondenti a 10 tonnellate di litio) si potrebbe alimentare per 365 giorni una centrale da 1 GW".
L'Enea avrà il compito di portare avanti questo nuovo esperimento, che affronterà le questioni tecnico/scientifiche legate alla fisica e alle altissime temperature necessarie per la fusione dei nuclei atomici: tra 100 e150 milioni di gradi. FAST è un progetto che prevede la realizzazione, in sei anni, di una grande infrastruttura di ricerca che entrerà in funzione anticipatamente e si affiancherà a ITER, il progetto mondiale sulla fusione situato a Cadarache in Francia. L'obiettivo è quello di anticipare il disegno del Reattore dimostrativo (DEMO) e in parallelo preparare un adeguato programma sullo sviluppo dei materiali. Questo avviene nonostante le difficoltà operative dovute al ridimensionamento di mezzi e strutture, e la forte competitività tra Associazioni europee. La macchina verrà realizzata nei laboratori di Frascati.
24 settembre 2009
mercoledì 29 luglio 2009
ENEA - "WWF: SCELTA OBBLIGATA: O NUCLEARE O RINNOVABILI - NON SI PUO' AVERE LA BOTTE PIENA E LA MOGLIE UBRIACA"
RAPPORTO ENEA ENERGIA AMBIENTE
WWF: "NON SI PUO' AVERE LA BOTTE PIENA E LA MOGLIE UBRIACA"
LA SCELTA E' OBBLIGATA: O SI FARA' IL NUCLEARE O LE RINNOVABILI
"Il rapporto dell'Enea sottolinea giustamente l'importanza e la strategicità dell'efficienza energetica e delle fonti rinnovabili per il nostro Paese, ma allo stesso tempo prova a conciliare la necessità di intensificare gli sforzi in questa direzione con il ritorno al nucleare. Purtroppo queste opzioni sono tra loro inconciliabili e concorrenti. In un momento di recessione e limitatezza di risorse economiche la scelta è, infatti, obbligata: se si decide di investire nel nucleare non si investirà nelle fonti rinnovabili e nell'efficienza. Un conflitto di interessi per certi versi sottolineato dalla stessa mozione recentemente proposta in Senato che contrappone il solare termodinamico al nucleare; l'importanza data a quest'ultima isolerebbe l'Italia ponendola in controtendenza rispetto all'onda della nuova economia cavalcata anche dalla Cina, che ha appena lanciato un massiccio piano di investimenti in fonti rinnovabili, con una forte spinta all'energia solare." E' il commento del WWF Italia al rapporto 'Energia e Ambiente 2008' dell'Enea, presentato oggi a Roma.
Tra le opzioni più importanti in materia di efficienza, l'Italia avrebbe notevoli potenzialità per quanto riguarda la micro cogenerazione (produzione combinata di energia elettrica e termica), ma questa è ostacolata da un sistema di produzione e distribuzione energetico italiano ancora fortemente incentrato sulle grandi centrali termoelettriche e le reti ad alta tensione, una criticità peraltro bene evidenziata oggi anche dallo stesso Corrado Clini, Direttore generale Ricerca ambientale e Sviluppo del Ministero dell'Ambiente. Sulla base di questi presupposti, è ancora più evidente come puntare sul nucleare significhi rafforzare quel modello di grandi impianti di produzione di fatto antitetico all'efficienza energetica e alla generazione distribuita da fonti rinnovabili connesse alle reti intelligenti (smart grid).
L'Italia deve quindi decidere ora su quale modello energetico basare il proprio futuro: quello centralizzato, basato su grandi impianti a combustibili fossili e nucleare - ovvero fonti poco pulite, destinate ad esaurirsi, a costi sempre crescenti anche in termini di sicurezza e non risolvono il problema del cambiamento climatico - oppure quello distribuito, incentrato sull'efficienza energetica, le fonti di energia rinnovabili e le smart grid - tecnologie pulite, sempre più competitive, che rappresentano la svolta sostenibile necessaria per rilanciare l'economia, creare occupazione e affrontare la sfida dei cambiamenti climatici, anche in vista del nuovo accordo globale sul clima che dovrà essere definito a Copenhagen a dicembre.
"L'Italia necessita di una seria pianificazione energetica, che tenga conto delle reali esigenze del Paese e non degli interessi dei grandi produttori di energia – ha dichiarato Stefano Leoni, presidente del WWF Italia - Aspetti economici e tecnologici dovrebbero spingere il nostro Paese a puntare con coraggio su rinnovabili ed efficienza, ponendo in essere quella nuova rivoluzione industriale che alcuni Paesi, come Germania e Spagna, hanno da tempo avviato. Continuando a investire su energie del passato come il nucleare, che non hanno risolto nessuno dei loro problemi, finiremo invece per esserne totalmente tagliati fuori, con gravi conseguenze non solo per l'ambiente ma anche per il rilancio della nostra economia. Lo sviluppo delle fonti di energie rinnovabili diffuse rappresenta per l'Italia una garanzia di autonomia ma anche di democrazia, perché consente ai privati di non sottostare ai condizionamenti dei grandi produttori."
Ufficio Stampa WWF Italia, 06 84497377, 265, 213 www.wwf.it/stampa
giovedì 9 luglio 2009
Energia. Le centrali nucleari non servono. Intervento al Senato
Energia. Le centrali nucleari non servono. Intervento al Senato
Intervento della senatrice Donatella Poretti, parlamentare Radicali-Pd
Segue il testo dell'intervento pronunciato in Aula al Senato durante la discussione del Ddl 1195- B, Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonche' in materia di energia.
Nessun pregiudizio, nessun preconcetto sta alla base della nostra contrarieta' al provvedimento in esame, in particolare per la parte riguardante il nucleare e la delega al Governo su cui vorrei soffermarmi. Alle richieste di confronto che da oltre un anno stiamo avanzando, alle perplessita' che la scelta del nucleare sia quella piu' conveniente, nessuna risposta, ma solo annunci propagandistici, e misure illiberali che impongono scelte impedendo un confronto su costi e benefici.
Questo decreto stabilisce che dopo la sua approvazione il Governo avra' sei mesi per predisporre la normativa necessaria, per localizzare i siti su cui sorgeranno le centrali, decidere i sistemi di stoccaggio e di deposito dei rifiuti radioattivi. I siti dichiarati di "interesse strategico nazionale" e sottoposti a segreto di Stato e controllati dai militari. La tipologia degli impianti sara' decisa dal Cipe. Per costruirli e farli funzionare bastera' un'unica autorizzazione che verra' rilasciata dal ministro dello Sviluppo economico, d'accordo con i colleghi all'Ambiente e alle Infrastrutture. Una partita di giro all'interno di Palazzo Chigi. Si istituisce l'Agenzia per la sicurezza nucleare, composta da un presidente e quattro membri nominati dal presidente della Repubblica su proposta del presidente del Consiglio, senza neppure darle la parvenza che sia una agenzia indipendente. In pratica il Governo chiede ed esige un mandato in carta bianca, per fare come meglio crede, s
enza
bisogno di consultare il Parlamento, ne' tanto meno gli enti locali... alla faccia del federalismo.
Non e' un caso che il nucleare e' fermo da tempo la' dove le preoccupazioni e il controllo dell'opinione pubblica hanno piu' peso e dove l'energia e' un affare del mercato; invece continua ad andare avanti in Cina, in India, in Russia, dove il controllo democratico o non c'e' oppure e' molto piu' fragile e dove le centrali vengono pagate con i soldi dello Stato. Nel complesso il nucleare e' in declino, e la Iea -International Energy Agency- calcola che nel 2030 la quota di elettricita' prodotta nelle centrale atomiche si ridurra' dall'attuale 16 al 9-12%.
Si dice che la scelta nucleare serva a diminuire la nostra dipendenza di fonti energetiche (petrolio) dall'estero, un falso. Vediamo perche':
- la tecnologia nucleare e' di importazione, cioe' estera (Francia), e la Francia con il suo 78% di produzione elettrica nucleare consuma piu' petrolio della Germania. Perche' se e' vero che la Francia ci vende energia elettrica nelle ore morte (e' sovracapacitata), nelle ore di punta la compra dalla stessa Germania.
- il combustibile (uranio) e' estero (il 58% delle riserve sono in Canada, Australia e Kazakhstan). Il premio Nobel Carlo Rubbia mette in guardia sulla poca disponibilita' dell'uranio a livello mondiale e di conseguenza il prezzo e' soggetto a speculazioni, come e peggio del petrolio. Se la dinamica sara' la stessa che l'uranio ha seguito dal 2000 ad oggi, aumentando di venti volte da 7 a 130 dollari per libbra -ha spiegato il fisico premio Nobel- il prezzo potrebbe arrivare a 500, ed il costo dell'elettricita' nucleare schizzerebbe da 40 a 65 euro per Megawatt, un livello insostenibile. Si aggiunga il problema della disponibilita': le riserve conosciute valgono non piu' di una trentina d'anni, per due terzi il mercato dipende dalle forniture militari, e il piu' grande impianto di estrazione, quello di CigarLake in Canada, tarda ad entrare in esercizio.
Ancora tra i vantaggi di questa scelta ci si dice che "Il nucleare dovra' produrre un quarto dell'energia elettrica del Paese (25%)", ma si finge di dimenticare che la produzione elettrica italiana rappresenta il 18% del nostro fabbisogno energetico complessivo, l'82% del quale (carburanti, etc.) va essenzialmente ai trasporti.
L'obiettivo del 25% del ministro Scajola, rispetto al 18% di produzione elettrica, significa che il nucleare sara' il 4,5% del fabbisogno di energia elettrica.
L'alternativa c'e' ed e' quella di puntare sull'efficienza energetica, la piu' grande fonte di energia a detta di tutti gli esperti. Significa evitare gli sprechi. La via e' quella di un mix di energie rinnovabili: efficienza energetica, solare, eolico e quant'altro la tecnologia odierna possa offrire. E poi la ricerca. Un recente studio (The case for investing in Energy productivity) dell'istituto McKinsey, uno dei piu' accreditati a livello mondiale, spiega come con l'efficienza energetica nella costruzione di edifici si possa coprire il 4% del nostro consumo nazionale. La stessa cifra delle centrali nucleari. Questa sarebbe la strada da percorrere. E lo si puo' fare da subito, spendendo molto meno.
Infine, non possiamo non porci il problema tutt'altro che marginale della sicurezza e delle scorie, in un Paese in cui non si riesce neppure a smaltire la spazzatura. Dopo il referendum del 1987, non siamo ancora riusciti a liberarci delle vecchie scorie stoccate in luoghi non adatti come a Saluggia o che sono rimaste nelle vecchia centrale. A Caorso (Pc), per esempio, sono state trasferite in speciali piscine. Vogliamo ricordare la storia di Scanzano Jonico (Basilicata)? Tutti d'accordo, un decreto del Governo, organismi tecnici, Arpat (Agenzia per l'ambiente), Enea, Sogin e dai sindacati Cgil-Cisl-Uil, poi la sollevazione popolare e i rifiuti radioattivi sono stati mandati in Francia al modico costo di 250 milioni di euro, pagati dal contribuente. Ancora notizie giornalistiche ci parlano della Basilicata come luogo individuato per lo smaltimento delle scorie. Auguri.
Noi non abbiamo neanche un Piano energetico nazionale per avere un quadro della situazione e delle scelte per il futuro. Senza questo, le date di cui parliamo restano numeri senza senso.
Sen. Donatella Poretti - Parlamentare Radicale -Partito Democratico
Roma, Palazzo Cenci, piazza Sant'Eustachio 83, tel.0667063265, fax 0667064771
Firenze, via Cavour 68, Tel. 0552302266 Fax 0552302452
venerdì 27 marzo 2009
Chicco Testa Blog: ritorno al nucleare?
Il nuovo blog di Chicco Testa, Presidente Comitato Scientifico dell'Associazione Pimby, è nato per ragionare sul nucleare e sostenibilità. Aperto a tutti i punti di vista, il blog ha l'obiettivo di contribuire al dibattito globale in corso anche nel nostro Paese.
Testa, tra i fondatori di Legambiente, nel 1987 è stato anche tra i promotori del referendum che ha chiuso le porte al nucleare in Italia. Ha scritto un libro "Tornare al nucleare?" Einaudi, uscito un anno fa, per spiegare perché ha cambiato idea.
"La mia opinione oggi è diversa, ma la motivazione del mio ripensamento è identico a quello di oltre 20 anni fa. E' il fattore ambientale" – ha affermato. NewClear si propone come una "zona franca" dove ragionare sul nucleare e sostenibilità senza arroganza e animosità, con l'obiettivo di contribuire al dibattito globale in corso anche in Italia.
E' un blog aperto a tutti i punti di vista, nessuno escluso, in cui si discute di fatti, di dati, di esperienze. Al di là dell'ostinazione ideologica.
Suddiviso in sezioni – Top Stories, Editoriali, Documenti e Notizie – offre utili approfondimenti che spaziano su questioni strettamente legate al nucleare in ambito nazionale ed internazionale. Il blog contiene anche una ricca selezione di quesiti nella sezione "Domande", una sorta di FAQ grazie alle quali è possibile ricevere delucidazioni in merito agli svariati dubbi che possono sorgere intorno al tema.
Dotato, inoltre, di un Archivio contenente tutti i post in ordine cronologico e una sezione dedicata ai Link utili. NewClear contribuisce a portare alla luce la corretta informazione intorno al tanto dibattuto tema del nucleare, stimolando un dibattito serio e privo di pregiudizi.
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