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lunedì 22 ottobre 2018

Agricoltura: miglior vino e ottima uva da tavola grazie ai trattamenti con zeolite cubana e prodotti Bioagrotech

Agricoltura: miglior vino e ottima uva da tavola grazie ai trattamenti con zeolite cubana e prodotti Bioagrotech

Più zuccheri, con maggior contenuto antocianico, minore acidità volatile e più pesocon i trattamenti firmati Bioagrotech

Svariate test sperimentali e prove di campo in vignetohanno dimostrato come la zeolite cubana sia particolarmente indicata nella coltura dell'uva da tavola e nella produzione di uva da vino. 

Lo confermano anche i risultati ottenuti presso l'Azienda Agricola Salluce in località Montescaglioso (MT).  

L'obiettivo della prova è stato quello di verificare lapossibilità di incrementare la qualità della produzione utilizzando prodotti Bioagrotech. 

La prova si è svolta tra una tesi trattata con prodotti Bioagrotech, rispetto ad una tesi con normali trattamenti aziendali, con lo scopo di valutare la possibilità di migliorare le produzioni in termini quantitativi e qualitativi e di verificare il controllo dei parassiti da parte della zeolite cubana. 

Lo studio è stato svolto su di un impianto di uva da vino varietà Montepulciano con forma di allevamento a tendone e sesto di impianto 2,3x2,3 con una gestione fitosanitaria integrata. I parametri presi in esame sono stati: grado brix; grado Babo; peso medio degli acini.

Ottimi risultati sono emersi dal campionamento della produzione della tesi Bioagrotech rispetto alla tesi aziendale, sia quantitativi con l'incremento del peso medio di un acino di circa il 0,12g/acino ma soprattutto qualitativi, con l'incremento di circa un 4% di grado Brix e di circa un 3,5% di grado Babo dalle determinazioni fatte in laboratorio.

Non sono stati ottenuti dati sulla difesa da attacchi parassitari in quanto l'annata, particolarmente calda e asciutta, non è stata favorevole allo svilupparsi degli attacchi soprattutto di patogeni fungini, così come non si sono manifestate carenze nutrizionali da rilevare, sia nella tesi trattata che in quella aziendale.

La tesi Bioagrotech, ha riportato un ispessimento della buccia. Grazie alle proprietà cicatrizzanti e disidratanti della zeolite cubana si è riscontrato un arresto dell'avanzamento del marciume inizialmente provocato dall'attacco di tignola.

Nel dettaglio, si evidenziano: concentrazione zuccherina maggiore nel campo Bioagrotech; contenuto Antocianico a 420 nm nettamente maggiore nel campo Bioagrotech; acidità volatile (Acido acetico) inferiore nella tesi Bioagrotech; incremento di produzione nella tesi Bioagrotech.

Bioagrotech srl è un'azienda della Repubblica di San Marino specializzata nello studio, nella lavorazione e nella commercializzazione di fertilizzanti e substrati organici e minerali ideali per le esigenze dell'agricoltura biologica, biodinamica e a lotta integrata. 

Dal 2011 propone trattamenti innovativi per un'agricoltura all'insegna del rispetto dell'ambiente e della biodiversità. I prodotti Bioagrotech potenziano le difese naturali delle piante e arricchiscono il suolo: in tal modo permettono di ridurre notevolmente l'uso di fitofarmaci, riducendo anche la loro presenza residuale sui raccolti.


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martedì 16 ottobre 2018

AGRITECH, RISPARMIARE 50% ACQUA: REVOTREE LANCIA CAMPAGNA DI CROWDFUNDING PER SVILUPPO INTELLIGENZA ARTIFICIALE E ASSUNZIONE NUOVI TALENTI GREEN

agriTech: Revotree scommette su crowdfundme per assumere nuovi talenti green

La nuova campagna di raccolta di capitali, aperta sulla piattaforma del primo portale italiano di equity crowdfunding per numero di utenti, punta anche ad ampliare il canale di vendita della startup e implementare la tecnologia IoT delle sue soluzioni

Milano, 16 ottobre 2018 – L'agricoltura oggi utilizza il 70% del nostro oro blu e gli ultimi dati pubblicati dall'ONU evidenziano la necessità di misure drastiche che tengano in considerazione anche l'ottimizzazione delle risorse per combattere il cambiamento climatico. Per andare incontro a queste esigenze Revotree, startup innovativa per l'agricoltura di precisione, ha sviluppato una piattaforma potenziata dall'intelligenza artificiale per l'agricoltura 4.0. che permette di risparmiare fino al 50% d'acqua per ogni ettaro irrigato. Una tecnologia rivoluzionaria, che l'azienda vuole perfezionare ulteriormente con i capitali che sta raccogliendo attraverso la campagna lanciata su CrowdFundMe, il primo portale italiano di equity crowdfunding per numero di investitori sempre a caccia di idee innovative. I fondi acquisiti permetteranno a Revotree di raggiungere importanti obiettivi di crescita che includono lo sviluppo dei canali di vendita, diverse assunzioni e il miglioramento delle prestazioni della piattaforma IoT.
"Ci siamo da subito appassionati a questo progetto e abbiamo condiviso l'entusiasmo del team di Revotree che, con ambizione, punta a raggiungere un obiettivo importante, non solo in termini di business ma anche per l'ecosistema agricolo del futuro nel suo complesso" ha commentato Tommaso Baldissera, CEO e Founder di CrowdFundMe. "Le problematiche legate all'ottimizzazione delle risorse ambientali trovano nella finanza, e nell'equity crowdfunding, un importante strumento in grado di accelerare la crescita di società impegnate su questo fronte e come CrowdFundMe siamo orgogliosi di fare parte di questo progetto".

LA SCOMMESSA DELL'EQUITY CROWDFUNDING
Con questa raccolta di capitali su CrowdFundMe, Revotree intende progettare un piano per assumere un team per la gestione delle vendite, un agronomo per il supporto ai clienti, uno sviluppatore software e un ingegnere elettronico. Inoltre, l'azienda vuole anche rafforzare il proprio canale di vendita online e offline, migliorare le prestazioni della piattaforma IoT, avviare la produzione in serie dei dispositivi e implementare la progettazione di modelli di machine learning volti all'erogazione di specifici servizi per i vari attori coinvolti nel mondo dell'agricoltura. 

"Per innovare un settore complesso e vasto come quello dell'agricoltura, in Italia e nel mondo, serve trovare costantemente nuovi talenti in grado di mescolare competenze di settore con skill innovative e tecnologiche" ha aggiunto Cosimo Calciano, founder e CEO di Revotree. "Il nostro obiettivo è quello di rendere sempre più performante il servizio che offriamo, sia in termini di hardware, sia in termini di software e siamo sicuri che, grazie all'opportunità offerta dalla piattaforma di CrowdFundMe, riusciremo a sviluppare sempre di più il nostro business, offrendo nuove grandi opportunità al mercato dell'agritech".

L'INNOVAZIONE DELL'AGRICOLTURA 4.0
Revotree, startup fondata nel 2017, propone una piattaforma hardware e software con cui l'agricoltore può monitorare lo stato dei terreni, gestire le operazioni agronomiche e le attività agricole e automatizzare l'impianto di irrigazione ottimizzandone i processi. L'azienda infatti, attraverso le sonde per il terreno, le stazioni meteorologiche e le valvole, e grazie a una piattaforma gestionale e di controllo dei dispositivi, permette l'analisi dei dati in tempo reale, la condivisione delle migliori pratiche e l'azionamento dell'impianto di irrigazione per ottenere il risparmio di risorse naturali ed economiche, elementi fondamentali e importanti per le aziende agricole di tutte le dimensioni. Il sistema è già stato installato su più di 500.000 mq di aziende agricole Italiane e Svizzere e permette di risparmiare mediamente 1.750 metri cubi di acqua all'anno per ogni ettaro gestito, ossia fino al 50% del totale utilizzato, e molto tempo in termini operativi, aumentando così la produttività delle colture. Risultati ottimi, questi, che hanno portato la giovane realtà greentech a ricevere oltre 70 preordini e stringere partnership con diversi attori del settore, come i laboratori di ricerca Landlab e Alsia, 6 distributori di materiale agricolo a livello nazionale e il Dipartimento di Agricoltura del Cantone di Ginevra.

martedì 9 ottobre 2018

LE APPLICAZIONI DEL BIOGASFATTOBENE AL CENTRO DELLA VISITA DELLA COMMISSIONE AMBIENTE di REGIONE LOMBARDIA

LE APPLICAZIONI DEL BIOGASFATTOBENE AL CENTRO DELLA VISITA DELLA COMMISSIONE AMBIENTE di REGIONE LOMBARDIA

Curlisi CIB: La Regione Lombardia può essere in prima linea nella promozione di un settore che ha grandi potenzialità nella decarbonizzazione dell'agricoltura  

Una delegazione della Commissione ambiente e protezione civile della Regione Lombardia ha visitato oggi l'impianto di biogas agricolo dell'azienda Palazzetto di Ernesto Folli, azienda socia del CIB. 

Una visita conoscitiva voluta dalla Commissione a seguito dell'audizione del CIB – Consorzio Italiano Biogas avvenuta il 18 luglio scorso per approfondire un tema e un settore significativo per la Lombardia: oltre 300 gli impianti di biogas agricolo sul territorio per una potenza installata di oltre 250 MW e 1,6 miliardi di euro di investimenti. 

Hanno partecipato all'incontro: il Presidente della Commissione Regionale Ambiente e Protezione Civile Riccardo Pase, il vice presidente Marco Alparone, i consiglieri Marco Degli Angeli, Massimo De Rosa e Roberto Mura.

L'azienda agricola Palazzetto è una tipica realtà del territorio lombardo con un allevamento di circa 700 capi di razza frisona italiana (350 dei quali sono vacche in lattazione) e con 370 ettari di campi. 

Da quando, nel 2009, è stato integrato nelle attività produttive un impianto biogas, alimentato principalmente con i reflui zootecnici e colture di secondo raccolto, Ernesto Folli ha applicato i principi del modello elaborato dal CIB, Biogasfattobene®. In pochi anni, grazie alle colture di integrazione (terreno coperto tutto l'anno), all'utilizzo del digestato al posto dei fertilizzanti di sintesi, all'agricoltura di precisione e a pratiche conservative (minima lavorazione), l'azienda è diventata carbon negative, rimuovendo cioè una maggiore quantità di CO2, rispetto a quanto ne emetta, e producendo un aumento di sostanza organica nel terreno pari a 0,5/1 tonnellata di Carbonio all'anno. Un ulteriore vantaggio ambientale della gestione dei reflui con un digestore è la drastica riduzione delle emissioni di ammoniaca, elemento precursore delle polveri sottili, un problema che assilla la Pianura Padana.

"L'impianto di produzione di biogas, integrato nell'azienda agricola, può diventare una infrastruttura tecnologica essenziale per ridurre gli impatti dell'agricoltura sull'ambiente anche in termini di emissioni di gas climalteranti e polveri sottili e per aumentare la competitività delle aziende agricole nelle loro attività tradizionali. Costituisce inoltre un sostegno per l'investimento nell'innovazione delle produzioni, spesso biologiche, e nella promozione della biodiversità colturale." – dichiara Christian Curlisi, Direttore CIB, presente all'incontro – "Il valore del biogas è anche rappresentato dalla produzione di energia elettrica rinnovabile e energia termica che le aziende agricole utilizzano sempre più spesso per attivare nuove filiere produttive. Ci auguriamo di esser riusciti nell'intento di far percepire alla Commissione le potenzialità dei benefici ambientali che possono derivare dal territorio agricolo e auspichiamo che la Regione Lombardia possa essere in prima linea nella promozione di questo settore che sta attendendo atti normativi a livello nazionale molto importanti, come il nuovo decreto sulle rinnovabili, il cosiddetto FER 2. In Italia, il settore del biogas è il secondo in Europa per numero di impianti ed ha globalmente investito 4 miliardi, con reinvestimenti per altri 2,5 miliardi, impiegando 12.000 addetti".

"Il biogas da matrici agricole rappresenta un'importante realtà Lombarda in linea con il processo della "Circular Economy" finalizzato al recupero e riutilizzo di materia". - commenta Riccardo Pase, presidente della Commissione regionale Ambiente e Protezione Civile – "La digestione anaerobica di sottoprodotti, reflui, colture di integrazione è non solo un mezzo per sostituire energia da fonti fossili con energia rinnovabile, ma anche uno strumento per far tornare in circolo molti nutrienti e sostanza organica utile al suolo. Il biogas fatto bene è un passaggio culturale necessario per un'azione veramente sostenibile. Il biogas agricolo, se fatto bene e nel rispetto di tutte le norme, rappresenta un valore aggiunto non solo per l'agricoltore ma anche per l'intero sistema ambientale".

La PALAZZETTO è un'azienda storica, proprietà della famiglia Folli fin dal 1700, che segue il modello della tradizionale azienda zootecnica di pianura ad indirizzo cerealicolo. Oggi si estende su 370 ettari ed ospita colture di mais, soia, erba medica, loietto (con una piccola area di due ettari in cui vengono coltivate bacche di Gogj bio) e un allevamento di circa 700 capi di razzafrisona italiana (350 dei quali sono vacche in lattazione) che producono latte fresco alta qualità immesse nel circuito della filiera controllata OGM Free.

Il CIB è un consorzio nazionale che rappresenta tutta la filiera del biogas agricolo, dai produttori di biogas, ai produttori di impianti e servizi per la produzione di biogas e biometano. I suoi obiettivi sono la promozione, la diffusione e il coordinamento delle attività di tutto il settore del biogas in Italia. 
Il CIB promuove attivamente il modello del Biogasdoneright® o Biogasfattobene® come modello sostenibile e concreto per la produzione di alimenti, foraggi ed energia che nel contempo permette la decarbonizzazione del settore.

martedì 7 novembre 2017

Energia e ambiente, connubio indissolubile. La via italia per la green e circular economy

A Ecomondo si fa il punto sullo stato di salute della green economy italiana


La terza Relazione sullo Stato della Green Economy in Italia, presentata nella giornata inaugurale degli Stati generali della Green Economy, promossi dal Consiglio Nazionale della Green Economy composto da 66 organizzazioni di imprese con il supporto della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, il 7 novembre a Rimini all’interno di Ecomondo, aggiorna l’analisi delle tematiche strategiche della green economy: le emissioni di gas serra, l’efficienza e il risparmio energetico, le fonti rinnovabili, l’economia circolare, l’ecoinnovazione, l’agricoltura di qualità ecologica, il capitale naturale e la mobilità sostenibile.

ENERGIA e CLIMA
Le emissioni di gas serra in Italia dopo l’aumento del 2015, sono calate nel 2016, ma le previsioni del 2017 sembrerebbero indicare un nuovo aumento, in particolare nel settore elettrico. Gli impatti del cambiamento climatico in Italia sono rilevanti e in peggioramento: il 2017 si ricorderà come il secondo anno più caldo dal 1880 e l’Istat dice che i ghiacciai alpini negli ultimi 40 anni hanno già perso quasi la metà dei propri volumi.

I consumi energetici dopo un lungo periodo di calo nel 2015 e nel 2016 hanno ripreso ad aumentare, in particolare quelli di gas. Il Piano nazionale per l’efficienza energetica del 2014 indicava come obiettivo di riduzione dei consumi energetici tra il 2011 e il 2020 di 15,5 Mtep: al 2015 il risparmio conseguito è stato di 6 Mtep, circa il 40% del target in cinque anni. Con i trend attuali non si raggiungerà l’obiettivo fissato al 2020. Nel 2015 l’Italia ha superato il suo obiettivo di quota di rinnovabili sul consumo interno lordo con il 17,5%, a fronte di una media europea del 16,7%. Tuttavia occorre prestare attenzione al settore elettrico, che rappresenta circa il 40% di tutte le rinnovabili, nel 2017 si sta registrando la prima flessione assoluta a causa di un forte calo della produzione idroelettrica e dell’eolico. Sintomatico anche il calo degli investimenti nelle rinnovabili, da 3,6 miliardi nel 2013 a soli 1,7 nel 2016.

ECONOMIA CIRCOLARE
Il pianeta rifiuti a 20 anni dal D.Lgs 22/97 ha realizzato un profondo cambiamento: vent’anni fa finiva in discarica l’80% dei rifiuti urbani e la raccolta differenziata e il riciclo erano inesistenti; oggi in discarica va il 25% (alcune regioni come Lombardia e Friuli Venezia Giulia sono al 4% di smaltimento in discarica), la raccolta differenziata ha raggiunto nel 2016 il 52,5% e il riciclo è al 47,7%, con i nuovi criteri di calcolo del DM 26 maggio 2016. La gestione dei rifiuti conta 5.000 imprese che occupano 120.000 dipendenti e fatturano diverse decine di miliardi. La geografia della raccolta differenziata resta però molto variegata: in Trentino Alto Adige si è arrivati al 65% e la Sicilia è restata al 12,8% e tra le città si va dal 5% di Siracusa e Vibo Valentia, poco più di 20 kg di rifiuti urbani avviati a riciclo per ogni abitante, fino all’83% di Treviso.

RICERCA E SVILUPPO
La spesa pubblica in R&S ai fini ambientali è diminuita del 5,8% nel 2015 rispetto al 2014, a fronte di un aumento dell’8,7% nell’eurozona. Nella spesa in R&S per l’ambiente pro capite siamo quindi scesi al 10° posto in Europa, con 8,7 euro, a fronte di una media di 15,6 nell’eurozona. Buone performance invece per il labelling ambientale dove l’Italia con 351 licenze ecolabel è seconda solo alla Germania.

AGRICOLTURA DI QUALITÀ
L’agricoltura italiana di qualità ecologica ha ricevuto un positivo impulso da Expo 2015. Nel 2015 il 12% della superficie agricola utilizzata in Italia è coltivata in modo biologico, la maggiore estensione in Europa (7,9% Spagna, 6,5% Germania e 5% Francia) e nel 2016 è cresciuta del 20,3% rispetto all’ anno precedente. L’Italia è poi il secondo esportatore mondiale di biologico dopo gli USA ed è in testa anche per prodotti agroalimentari certificati nel 2016, con ben il 27,5% del totale europeo, davanti alla Francia con il 22,6%.

CAPITALE NATURALE
L’Italia è un Paese ricco di biodiversità (6.700 specie di flora e 58.000 di fauna) e la superficie forestale copre il 37% del territorio nazionale. Da una prima valutazione dei servizi forniti dagli ecosistemi emerge un valore monetario di 338 miliardi di euro, circa il 23% del Pil a fronte di una spesa per la protezione della natura e del paesaggio di circa 579 milioni nel 2016, lo 0,03% del Pil.
Particolarmente critico è l’aumento del consumo di suolo: fra novembre 2015 e maggio 2016 sono stati coperti artificialmente 50 km quadrati di territorio, in media 30 ettari al giorno; l’Italia, in questa classifica negativa, è preceduta solo da Germania, Lussemburgo, Belgio e Olanda (che raggiunge il 12,3% di suolo occupato), e ben al di sopra della media europea (4,3%).
Le regioni meno virtuose, considerando gli incrementi percentuali maggiori di consumo di suolo fra la fine del 2015 e la metà del 2016, sono Sicilia, Campania e Lazio.

Una componente del capitale naturale è rappresentata dalle acque. Nel 2015 la differenza tra acqua immessa in rete ed erogata nei soli comuni capoluogo di provincia è stata pari a oltre un miliardo di metri cubi. Nelle città le perdite idriche totali raggiungono in media il 38,2%, con valori che vanno dal 9% di Macerata fino al 75,4% di Frosinone. Roma presenta i più alti livelli di perdite di rete tra le grandi città italiane, con il 44% contro ad esempio il 36% di Napoli, il 28% di Torino e il 17% di Milano. Palermo arriva al 55% e, tra il 2014 e il 2015, nelle città italiane le perdite sono addirittura aumentate passando dal 35,6% nel 2012 al 38,3% nel 2015.  Le disfunzioni nella gestione del ciclo delle acque non sono migliorate nonostante 24 mld investiti in 16 anni.

MOBILITÀ SOSTENIBILE

L’Italia è il Paese europeo con il tasso di motorizzazione privata più alto: 600 autoveicoli a benzina e diesel ogni 1.000 abitanti. Il livello della penetrazione delle auto elettriche nel parco auto circolante in Italia è considerevolmente inferiore, sia in termini assoluti sia nel confronto con altri Paesi in Europa. Mentre in Norvegia ad esempio si arriva al 29% di auto elettriche rispetto al totale delle auto immatricolate in un anno, l’Italia è ferma allo 0,2% con un irrilevante 0,05% sul totale del parco circolante. 

Per le auto ibride, costante dal 2010 la crescita: nel 2016 rappresentano il 2,1% del totale immatricolato con un +0,4% rispetto al 2015 (l’Italia è seconda solo alla Norvegia). L’Italia continua a essere il Paese leader in Europa per quanto riguarda invece la quota delle auto alimentate a gas (nelle città italiane oggi sono 80 mila vetture a combustibili alternativi, con in testa Trento e Bolzano). In calo in media del 17% nelle città, tra il 2010 e il 2015, l’offerta di posti disponibili sugli autobus. 


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martedì 3 ottobre 2017

AGRICOLTURA: SU BIOTECNOLOGIE NBT È SCONTRO A BRUXELLES TRA COMUNITÀ SCIENTIFICA E AMBIENTALISTI


(Verona, 3 ottobre 2017). Le nuove tecnologie di miglioramento genetico riusciranno ad abbattere il muro dei pregiudizi e delle paure contro cui si sono fermati gli ogm? 

Ne parla ampiamente nel numero di domani de L'Informatore Agrario, dando conto di quanto emerso dalla Conferenza sulle moderne biotecnologie (Nbt) organizzata a Bruxelles dalla Commissione europea. 

La battaglia vede schierati da una parte il mondo scientifico e, questa volta, anche gran parte di quello politico che giudica con favore queste tecnologie, dall'altra il fronte ambientalista che rifiuta di confrontarsi sulle argomentazioni tecniche e afferma il proprio «no a prescindere» contro qualunque innovazione. 

Su L'Informatore Agrario il presidente della Società italiana di genetica agraria Michele Morgante spiega perché le piante ottenute con le nuove tecnologie non sono ogm e sono invece identiche e indistinguibili da quelle ottenute con metodi tradizionali. 

Alla conferenza anche il parere dell'europarlamentare Paolo De Castro, che ha insistito sugli elementi che differenziano gli ogm dai prodotti realizzati con le nuove tecniche, ricordando che le biotecnologie moderne sono alla portata delle piccole e medie imprese di breeding e dei piccoli laboratori. 


Edizioni L'Informatore Agrario, è la casa editrice, con sede a Verona, che da 70 anni offre un servizio di informazione e formazione agli imprenditori agricoli. 

Tre le testate di riferimento: il settimanale dedicato all'agricoltura professionale L'Informatore Agrario, il mensile per l'agricoltura part-time e hobbistica Vita in Campagna e MAD – Macchine Agricole Domani, dedicato al mondo della meccanica agraria, oltre a un ampio catalogo di libri e altri supporti multimediali su temi specializzati.



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lunedì 2 ottobre 2017

La semina diretta frena la desertificazione.




AMBIENTE E AGRICOLTURA, LA SEMINA DIRETTA FRENA LA DESERTIFICAZIONE.
A MATERA IL GRANOTILL DELLA CULTURA.
Il 33% dei suoli mondiali è a rischio desertificazione. In Italia, la Basilicata è una tra le regioni più a rischio con il 55%, insieme alla Puglia al 57% e alla Sicilia che arriva al 70%.

Fermare la desertificazione dei terreni agricoli è una delle grandi sfide che l'agricoltura mondiale si trova ad affrontare in questo millennio. La perdita di fertilità del suolo, a fronte di una richiesta alimentare che continua a crescere, è un problema che non riguarda solo il mondo agricolo, ma deve coinvolgere tutta la nostra società per le conseguenze ambientali, economiche e sociali che comporta.
La risposta a questo problema, emersa nel corso del "GraNotill della cultura" organizzato sabato e domenica a Matera da Semina Diretta 2.0 no profit, può arrivare da una tecnica all'apparenza semplice e antica ma che, attuata con i giusti tempi e modalità, si rivela incredibilmente efficace: la semina diretta.
"Abbiamo organizzato il GraNOtill della cultura – spiega il presidente di Semina Diretta 2.0 Lino Falcone - perché riteniamo che per raggiungere l'obiettivo della conservazione del suolo sia indispensabile il coinvolgimento e la sensibilizzazione degli addetti ai lavori, e per questo è fondamentale lavorare sulla formazione, ma anche dell'opinione pubblica e delle istituzioni attraverso eventi di grande rilevanza".
L'evento
Due giorni tra il Palazzo della Provincia di Matera e i campi, con approfondimenti tecnici, dimostrazioni, confronti ad alto livello, ma anche un grande impegno per sollecitare i più giovani, bambini e ragazzi di tutti gli ordini di scuole, a comprendere l'importanza delle tematiche ambientali ed agricole.
È il "GraNOtill della Cultura - La semina diretta nei Sassi", che Sabato 30 settembre e Domenica 1 ottobre ha conquistato Matera.
Nella prima giornata i protagonisti sono stati bambini e ragazzi delle scuole elementari, medie e superiori con i loro lavori sulla conservazione del suolo esposti nella Sala Consiliare della Provincia di Matera.
Ma la giornata di sabato è stata anche un importante momento di confronto ad alto livello nell'ambito del convegno "Semina diretta e tutela dell'ambiente" presso la Sala Consiliare del Palazzo della Provincia di Matera, nel corso del quale esponenti di istituzioni italiane e internazionali e del mondo dell'università e della ricerca hanno illustrato i vantaggi ambientali, agronomici e sociali della semina diretta.
"Questa tecnica – ha sottolineato il Presidente di Semina Diretta 2.0 Lino Falcone -  rappresenta una soluzione in grado di fornire grandi vantaggi per la collettività, grazie al ridotto impatto ambientale e alla conservazione del suolo, e per gli agricoltori, che possono ottimizzare la gestione aziendale con una resa che in alcune situazioni può anche essere maggiore rispetto alle tecniche tradizionali". 
Anna Luise dell'Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale ISPRA ha paragonato il suolo alla "pelle del mondo, un sistema complesso e delicato e non solo un substrato produttivo".
"Le temperature sono chiaramente in aumento, anche se i modelli matematici non riescono a prevedere in modo uniforme le conseguenze. L'agricoltore certamente subisce il clima, ma può intervenire sul suolo per cogliere opportunità" ha aggiunto il prof. Marcello Donatelli Direttore del Centro di Ricerca Agricoltura e Ambiente CREA.
"Il suolo gioca un ruolo fondamentale per la vita sulla superficie della terra. Ciononostante, ad oggi, il 33% dei suoli mondiali è da moderatamente ad altamente degradato a causa principalmente di processi erosivi, salinizzazione, acidificazione ed inquinamento chimico – ha spiegato la rappresentante della FAO Lucrezia Caon -. Per far fronte a questa situazione e aumentare gli sforzi e le sinergie d'azione tra gli utilizzatori del suolo (comprese le forze politiche ed istituzionali), nel 2012 è stata istituita l'Alleanza Mondiale dei Suoli (Global Soil Partnership). L'alleanza promuove una gestione sostenibile della risorsa suolo e punta a migliorarne le politiche di gestione".
Un contributo fondamentale per raggiungere questi obiettivi può arrivare dalla semina diretta che, come ha evidenziato il professor Dario Giambalvo della facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali dell'Università di Palermo "è una tecnica che, se applicata in modo corretto, può contribuire a mitigare l'impatto sull'ambiente, riducendo i processi erosivi, incrementando l'attività biologica del suolo e migliorandone la fertilità".
Francesco Zecca, professore di Economia agroalimentare presso l'università 'La Sapienza' di Roma ha dichiarato che "la semina diretta è una soluzione estremamente interessante per la gestione aziendale, che ad oggi trova applicazione solo a carattere spontaneistico e non strategico, a causa della carenza e frammentazione delle informazioni, laddove sarebbe necessario utilizzare la semina diretta come strumento strategico per lo sviluppo e la sostenibilità dei sistemi agricoli territoriali".
Nel corso del convegno Il Presidente Lino Falcone ha poi illustrato la strategia organizzativa e di sviluppo di Semina Diretta 2.0 no profit, fondata sul comitato operativo, costituito da professori e ricercatori, dagli ambasciatori, agricoltori e tecnici formati appositamente per portare l'informazione sul campo, dalle aziende in cui si sviluppano protocolli e progetti innovativi sulla tecnica e dagli infopoint, presidi territoriali a diretto contatto con gli agricoltori. "Passo fondamentale e assolutamente innovativo – ha aggiunto Falcone - è il progetto di semina diretta in regime di agricoltura biologica, affinché anche questo settore possa contribuire alla conservazione del suolo".
Luca Braia, Assessore alle politiche agricole e forestali della Regione Basilicata, ha riconosciuto il valore delle attività di Semina Diretta 2.0 nel campo dell'informazione e della formazione sulla tecnica e alla filiera di Pastalife™ l'impegno nella valorizzazione degli agricoltori che tutelano dell'ambiente. "La Regione Basilicata ha messo il massimo impegno nella misura del PSR, che ha avuto le adesioni di circa 500 aziende per circa 20 mila ettari".

Semina Diretta 2.0 è impegnata nella formazione degli agricoltori come elemento fondamentale per applicare la semina diretta senza equivoci, riducendo al minimo il rischio di errore per una semina diretta di successo. In Italia la variabilità dei suoli e molto ampia e e di conseguenza la tecnica deve essere applicata con accorgimenti diversi in ciascun areale.
Domenica la manifestazione continua con una giornata ricchissima di contenuti tecnici, dedicata principalmente agli agricoltori e agli esperti del settore con un seminario focalizzato sul residuo colturale, elemento critico soprattutto alla luce di un PSR che impegna l'agricoltore per 5 anni.
La tavola rotonda tra gli ambasciatori di Semina Diretta 2.0 e i direct seeders (agricoltori che praticano la semina diretta) ha consentito di scambiare opinioni sulla tecnica nelle diverse Regioni da cui provengono: Lazio, Molise, Basilicata, Puglia. In campo si potranno valutare seminatrici con differenti filosofie di semina e droni in missione per interventi mirati ad ottimizzare la gestione degli input sull'ettaro.

Il problema della desertificazione
Cambiamenti climatici, siccità e tecniche agronomiche che impoveriscono il suolo stanno modificando, progressivamente e in maniera sempre più significativa, le aree agricole del nostro Paese, come del resto del mondo, tanto che, secondo i dati presentati dalla FAO il 33% dei suoli mondiali è da moderatamente ad altamente degradato. La questione della desertificazione rappresenta, senza dubbio, uno tra i più complessi e preoccupanti processi di degrado ambientale dei nostri tempi e in questo scenario proprio la Basilicata è, a livello nazionale, uno dei territori più a rischio, con un livello di desertificazione pari al 55% (dati CNR), preceduta solo da Puglia (57%) e Sicilia (70%).
Per questo motivo Semina Diretta 2.0 no profit ha avviato una collaborazione con la Regione Basilicata ed ALSIA (Agenzia lucana di sviluppo e di innovazione in agricoltura) per attivare un percorso virtuoso finalizzato ad una sensibilizzazione capillare non solo degli addetti ai lavori, ma anche delle istituzioni delle scuole e dell'opinione pubblica, mettendo in campo azioni mirate ad arginare il fenomeno della perdita di fertilità del suolo.
La semina diretta
Si tratta di una tecnica di agricoltura conservativa che prevede la semina su terreno non arato. Praticata da diversi anni, raggiunge in Italia circa l'1% della superficie agricola utilizzata (dati FAO), mentre nel mondo copre complessivamente una superficie equivalente al Mar Mediterraneo.
La semina diretta è la massima espressione tra le tecniche finalizzate alla difesa del territorio: si effettua su terreno non lavorato senza arrecare alcun danno al suolo e garantisce indiscutibili vantaggi di carattere ambientale - contenendo erosione ed emissioni di CO2 -, aziendale – in quanto permette agli agricoltori di ottimizzare l'organizzazione -, e agronomico, poiché ripristina fertilità e biodiversità del suolo.
La semina diretta in Basilicata mostra un trend positivo e ad oggi siamo a circa il 10% della superficie dei cereali a paglia, grazie anche alla misura agroambientale del PSR Basilicata che non ha posto elementi di esclusività, con una media di partecipazione aziendale di circa 40 ettari. 

Pastalife™
Venerdì 29 settembre sera è stato lanciato il progetto di comunicazione Pastalife™, la prima pasta che rispetta l'ambiente, prodotta con grano da semina diretta. Attraverso Pastalife™, il consumatore acquisisce maggior consapevolezza nelle sue scelte e contribuisce a sostenere l'agricoltore che pratica questa tecnica. Gli studenti dell'IP Alberghiero A. Turi di Matera, con il sostegno del preside e dei loro insegnanti, hanno valorizzato, con prodotti locali, i vari formati di Pastalife™, le schianatelle lucane, gli "nnammuri" siciliani e i gigli pugliesi.
Pastalife™ esprime filiere regionali, controllate sul campo e valorizzate con procedimenti di molitura tradizionale che esaltano la qualità e la ricchezza del grano e di pastificazione a lenta essiccazione trafilata al bronzo.

venerdì 29 settembre 2017

Ambiente: salvate in Italia 1/3 piante e animali UE

Risultati immagini per SALVATE IN ITALIA 1/3 PIANTE E ANIMALI UE
40mila agricoltori impegnati nel recupero di specie in via di estinzione

L’Italia ha conquistato il record europeo della biodiversità con 55.600 specie animali pari al 30% di quelle europee e 7.636 specie vegetali che sono state salvate dall’estinzione. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti presentata all’inaugurazione della piu’ grande fattoria mai realizzata in Italia nel centro storico di una citta’ a Milano al Castello Sforzesco, da Piazza del Cannone a Piazza Castello, per andare all’origine del Made in Italy e scoprire piante, prodotti, piatti e animali salvati dall’estinzione. Una vera arca di Noe’ con le piu’ rare e curiose razze di mucche, maiali, cavalli, asini, capre, pecore, conigli, oche e polli salvate dal rischio di estinzione da allevatori italiani, nell’ambito della piu’ grande “stalla” mai aperta al pubblico in città in Italia.

“Un risultato ottenuto grazie alla sapiente opera di circa 40mila agricoltori custodi che dopo secoli di abbandono negli ultimi anni si sono profondamente impegnati nel recupero di piante e animali in via di estinzione”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “il risultato è che l’Italia è l’unico Paese al mondo con 291 specialità Dop/Igp oltre ¼ del totale comunitario, ma è anche leader in Europa con quasi 60mila aziende agricole biologiche e ha fatto la scelta di vietare le coltivazioni Ogm e la carne agli ormoni a tutela della biodiversità e della sicurezza alimentare”. Sul territorio nazionale – precisa Moncalvo - ci sono 504 varietà iscritte al registro viti contro le 278 dei cugini francesi e su 533 varietà di olive contro le 70 spagnole.

#Stocoicontadini è una occasione unica per conoscere la Fattoria italiana, a partire dalla capra Girgentana dalle lunghe corna a forma di cavaturacciolo, rinomata per il suo latte che, grazie a una maggiore concentrazione di Taurina, aminoacido dalle ottime capacità antiossidanti recentemente utilizzato anche nelle bevande energetiche, è particolarmente adatto a chi fa attività sportiva poiché favorisce il recupero fisico.

Ma ci sono anche – aggiunge Coldiretti (www.coldiretti.it) - l’asino romagnolo sopravvissuto all’estinzione nell’ultima guerra e oggi molto utilizzato per la produzione di latte da molti considerato un farma-food che risolve i problemi delle intolleranze al latte vaccino nell'età neonatale. L'elevato contenuto in calcio lo rende estremamente utile tanto per gli anziani affetti da osteoporosi che per le donne in menopausa. Ma rappresenta anche un’ottima base per fare un gelato dal sapore unico. Mentre ha origini barbare la mucca Varzese, arrivata in Italia al seguito dei Longobardi e oggi ridotta a pochi esemplari salvati dagli allevatori, dalla quale si ottiene un latte di elevata qualità, ideale per la produzione di formaggi gourmet. E’ record anche per la Bergamasca, la pecora più grande del globo, mentre il maiale di Cinta senese incuriosisce per la fascia bianca sul manto scuro.

Sono molti anche i prodotti vegetali che hanno rischiato l’estinzione e che sono stati riportati sulle tavole grazie all’impegno degli agricoltori a tutela della biodiversità. E’ il caso, ad esempio del grano monococco, la specie geneticamente più semplice e antica di grano risalente addirittura a 23mila anni fa - spiega la Coldiretti - e di quello saragolla, coltivato nell’antico Egitto delle piramidi, entrambi salvati dall’estinzione grazie all’ingegno dei coltivatori di Lombardia e Abruzzo. Senza dimenticare i semi antichi dal riso Vialone nano alla pasta di grano Senatore Cappelli che dopo essere arrivato a coprire all’inizio del secolo più della metà della coltivazione di grano in Italia negli anni 60 ha iniziato a scomparire ma oggi è stato recuperato con la produzione che ha raggiunto 2,5 milioni di chili nel 2017,

La difesa della biodiversità non ha solo un valore naturalistico ma – sottolinea la Coldiretti - è anche il vero valore aggiunto delle produzioni agricole Made in Italy. Investire sulla distintività – continua la Coldiretti – è una condizione necessaria per le imprese agricole di distinguersi in termini di qualità delle produzioni ed affrontare così il mercato globalizzato salvaguardando, difendendo e creando sistemi economici locali attorno al valore del cibo.

La tendenza all’omologazione delle coltivazioni spinta dai moderni sistemi di produzione e distribuzione degli alimenti per rendere uniformi varietà e produzioni ha determinato – denuncia la Coldiretti - una concentrazione delle specie coltivate che mette a rischio sia il potere contrattuale dei produttori agricoli, sia la sovranità alimentare dei vari Paesi e dei loro cittadini. Non a caso la Fao – conclude la Coldiretti - ha lanciato l’allarme per la crescente uniformità delle colture mondiali che ha portato nell’ultimo secolo ad una perdita del 75 per cento della biodiversità vegetale e ha stimato il rischio da qui al 2050 della perdita di un terzo delle specie oggi rimaste.

giovedì 28 settembre 2017

Fondazione BCFN: nel mondo l’impronta idrica ammonta a 7.452 miliardi di metri cubi di acqua, più del doppio del fiume Mississippi. E in Italia siamo ancora lontani dal raggiungimento degli SDGs

Effettuare corrette scelte alimentari farebbe abbassare, fino a 2000 litri pro capite, l'impatto idrico quotidiano. 
Se ne è discusso nel corso del Forum "Regole dell'acqua, regole per la vita". 
L'argomento sarà oggetto di dibattito anche in occasione dell'8° Forum Internazionale su Alimentazione e Nutrizione che si terrà a Milano il prossimo 4 e 5 dicembre
Ogni giorno un individuo beve 2 litri d'acqua di media, ma senza accorgercene, a nostra insaputa, utilizziamo fino a 5mila litri di acqua "virtuale" al giorno solo per alimentarci. 

Oggi, infatti, l'impronta idrica globale, ovvero il totale di acqua che è stata utilizzata in tutte le fasi di produzione di un bene[1], ammonta a 7.452 miliardi di metri cubi di acqua dolce l'anno, pari a 1.243 metri cubi pro-capite, ossia più del doppio della portata annuale del fiume Mississippi. 

 E se, da un lato, mettiamo sempre più attenzione alle azioni di routine, come chiudere il rubinetto dell'acqua mentre ci laviamo i denti, dall'altro non siamo ancora del tutto consapevoli di quanta acqua "invisibile" si nasconde in quello che mangiamo. 

Insomma, intervenendo sulle nostre scelte alimentari potremmo dare un grande aiuto al nostro Pianeta, ma questo, purtroppo, non ancora tutti lo sanno! Se adottassimo una dieta vegetariana, il consumo di acqua virtuale varierebbe dai 1.500/2.600 litri rispetto ai 4.000/5.400 di una dieta ricca di carne. 

Tradotto in pratica significa che mangiando, ad esempio, una porzione di crema di ceci insieme con un piatto di fagiolini e patate cotte al vapore con scaglie di grana e un frutto, si mangiano – senza accorgersene – anche 1446 litri di acqua; invece, sostituendo lo stesso pasto con un filetto di manzo, una porzione di insalata mista condita con olio, una fetta di pane e un frutto i litri di acqua salgono a 3244. 

Il totale di acqua nascosta nel piatto si abbassa drasticamente se, invece, si adotta un menù vegano: una porzione di crema di verdure e risoni, una porzione hummus di ceci e una fetta di pane contiene "solo" 940 litri di acqua[2]. 

L'importanza della dieta per ridurre il nostro impatto sulle risorse idriche sarà al centro dell'intervento di Marta Antonelli Research Programme Manager della Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition (BCFN) al forum "Regole dell'acqua, Regole per la vita".

"Tra agricoltura, industrie e famiglie, è il settore agricolo a consumare più acqua[3]. In media il 70% del prelievo totale di acqua dolce è destinato all'irrigazione, mentre l'industria ne consuma il 22% e il restante 8% è dedicato all'uso domestico. Il peso dell'agricoltura – dichiara Antonelli - è ancora più alto nei Paesi a medio e basso reddito, dove il consumo raggiunge anche il 95% del totale ed è caratterizzato da molte inefficienze. A livello mondiale ci sono 1,4 miliardi di chilometri cubi di acqua, ma solo lo 0,001% del totale è effettivamente disponibile per l'utilizzo dell'uomo e questo dato aiuta a comprendere quanto sia importante utilizzare in maniera corretta questa risorsa. Con i trend attuali, nel 2050 avremo bisogno del 60% di cibo in più. Più cibo significa più acqua per produrlo, anche in Paesi che stanno mettendo a rischio riserve superficiali e sotterranee di acqua dolce. Ecco perché, tutti insieme possiamo dare un contributo importante, partendo proprio da quello che mettiamo ogni giorno nel piatto".

ITALIA: CONSUMIAMO 2.232 METRI CUBI DI ACQUA DOLCE L'ANNO
Secondo i dati elaborati dal Food Sustainability Index[4], in Italia l'impronta idrica agricola, relativa cioè al cibo che mangiamo, contribuisce per l'89% alla nostra impronta idrica totale[5], posizionandoci all'ultimo posto in Europa per impronta idrica pro-capite, con un valore di 2.232 metri cubi di acqua dolce l'anno consumata da ciascuno. 
In questa classifica, inoltre, l'Italia è sesta al mondo per "disponibilità di acqua", eppure continuiamo a consumarne una quantità molto ingente. Il FSI mostra, infatti, performance piuttosto scarse per quanto riguarda l'"utilizzo destinato per le produzioni agroalimentari" (51.08 su 100 il punteggio attribuito dall'Index) e in termini di "acqua usata dall'agricoltura sul totale delle risorse idriche rinnovabili" (59.78 su 100). 
Va anche evidenziato come all'incirca nel 27% del totale l'acqua in Italia si perde tra il prelievo e l'effettiva erogazione senza particolari distinzioni lungo tutto lo Stivale (passando dal 23% del Nord al 30% del Sud e delle Isole) e pone, purtroppo, anche stavolta, l'Italia nelle posizioni di vertice nella classifica di chi spreca più acqua tra i Paesi europei. 
Ecco perché l'Italia può fare molto di più per il raggiungimento degli SDGs (gli obiettivi di sviluppo sostenibile) indicati dall'Agenda 2030 delle Nazioni Unite. 
In questo senso, i prossimi anni saranno importanti per la diffusione della cultura dello sviluppo sostenibile in Italia e per decidere se, anche sul fronte dell'uso responsabile dell'acqua, l'Italia riuscirà a onorare gli impegni presi e fare della sostenibilità economica, sociale e ambientale l'obiettivo imprescindibile del proprio futuro.

FOOD SUSTAINABILITY INDEX: L'INDICE CHE CI AIUTA A CAPIRE DOVE IL CIBO E' DAVVERO "BUONO" (E DOVE IL CONSUMO DI ACQUA E' MIGLIORE)
Il Food Sustainability Index, analizzando quattro macro parametri ("Impatto ambientale dell'agricoltura sull'acqua", "Sostenibilità del ritiro dell'acqua", "Scarsità dell'acqua" e "Gestione dell'acqua"), ci dice che Germania (88,38 / 100), Colombia (86,07 / 100) e Regno Unito (85.63 / 100) sono i Paesi che utilizzano in modo meno impattante questa risorsa naturale. 
All'altra estremità della scala, l'Arabia Saudita (34,64%), l'Egitto (20,45%) e l'India (16,87%) sono tra i Paesi che hanno complesse sfide da affrontare per migliorare il loro utilizzo dell'acqua.

"Ogni giorno, nel mondo, 30.000 persone muoiono per mancanza di acqua così come 1000 bambini muoiono per malattie legate alla mancanza di acqua pulita. Se a questo aggiungiamo che nei prossimi decenni la combinazione tra la crescita della popolazione, il riscaldamento globale e la modifica delle preferenze alimentari eserciteranno una crescente pressione sulle fonti idriche per l'agricoltura, diventa allora fondamentale sensibilizzare l'opinione pubblica, ma anche media e altri stakeholder sull'importanza delle nostre scelte individuali perché queste sì, possono fare la differenza per il benessere del Pianeta. Adottare la Dieta Mediterranea, privilegiare prodotti di stagione e seguire una dieta variegata e bilanciata, è il primo passo che ognuno di noi può compiere nella vita quotidiana per un più sostenibile consumo di risorse idriche. Non solo in Italia ma nel mondo, perché ogni volta che il cibo viene importato, si importa anche l'acqua contenuta in esso" ha dichiarato Marta Antonelli.

UN PALCO PER DISCUTERE DEL TEMA: L'8° FORUM INTERNAZIONALE SU ALIMENTAZIONE E NUTRIZIONE
Di questo e di altri temi relativi alle scelte alimentari e all'impatto che hanno sulla salute e sull'ambiente si parlerà nel corso dell'8° Forum su Alimentazione e Nutrizione organizzato dalla Fondazione Barilla che si terrà a Milano il prossimo 4 e 5 dicembre. 

Si tratta di un evento interdisciplinare, unico nel panorama italiano, studiato per condividere evidenze, dati scientifici e best practice volti a raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile - indicati dalle Nazioni Unite - e costruire un modello di alimentazione rispettoso della salute delle persone e del Pianeta.




[1] I beni che richiedono più acqua per la loro produzione sono proprio quelli agricoli. Ma quando si parla di acqua destinata alla produzione è necessario ricordare anche l'acqua "virtuale" o invisibile, ovvero quella non contenuta direttamente nel prodotto.
[2] Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition, Doppia Piramide 2016, pp 82-83
[3] Dati FAO, Cfr Fondazione Barilla, Eating Planet. Cibo e Sostenibilità: costruire il nostro futuro"
[4] Un indice realizzato in collaborazione con The Economist Intelligence Unit che, sulla base di diversi parametri, analizza dove il cibo è veramente "buono" tra 25 Paesi nel mondo – che rappresentano oltre i 2/3 della popolazione mondiale e l'87% del PIL globale.
[5] I principali prodotti responsabili di ciò sono: il grano, l'olio di oliva, il caffè, carne bovina e di maiale, il latt, Cfr WWF, L'Impronta idrica dell'Italia, http://d2ouvy59p0dg6k.cloudfront.net/downloads/wf_english_version_final.pdf

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