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venerdì 14 settembre 2018

Con Ecologistico2 la logistica fa bene all’ambiente e ai conti aziendali

Con Ecologistico2 la logistica diventa più sostenibile.
Fa bene all'ambiente e (anche) ai conti aziendali

Presentate oggi a Milano le case history delle aziende che usano Ecologistico2, il web tool per monitorare e migliorare la sostenibilità delle loro attività logistiche lungo la supply chain risparmiando CO2 e risorse.

Milano, 13 settembre 2018 – Attenzione all'ambiente, attraverso la riduzione delle emissioni di CO2 e performance aziendali migliori, grazie al raggiungimento di una maggiore efficienza: la logistica eco-friendly, come leva economica competitiva a doppia valenza, è stata al centro di " La logistica sostenibile è possibile e fa bene ai conti", l'incontro, organizzato da GS1 Italy in ambito ECR, che si è tenuto oggi a Milano.

Sotto i riflettori dell'evento l'ultima versione di Ecologistico2, il web tool di misurazione dell'impronta ambientale dei trasporti e delle attività di magazzino sviluppato da ECR Italia in collaborazione con GreenRouter. Uno strumento gratuito, messo a punto per affiancare le imprese nel loro complesso viaggio verso la sostenibilità e aiutarle a trovare le soluzioni più adatte per migliorare l'impatto della loro supply chain, in un'ottica collaborativa e di condivisione dei risultati.

«La sostenibilità è la nuova sfida per il largo consumo, che risponde con iniziative virtuose, portando ispirazione e cambiamento all'intero sistema» ha sottolineato Alberto Frausin, presidente GS1 Italy. «Si tratta di un percorso necessario per rispondere alle richieste di consumatori sempre più attenti e sensibili, che chiedono un analogo impegno alle aziende e premiano prodotti e servizi che provengono da imprese sostenibili. Per un'azienda questa è una scelta che sposa maggiori efficienza e competitività: agire sul mercato in modo sostenibile significa utilizzare le risorse in modo migliore, eliminare gli sprechi e ridurre i costi operativi, proprio gli obiettivi perseguiti da Ecologistico2».

Con il supporto di Ecologistico2, le aziende stanno diventando più efficaci nella valutazione dell'impatto climatico del loro network logistico con la misura del PMx e sono più precise nell'identificare le leve per migliorare la sostenibilità ambientale della loro supply chain. Per queste aziende l'incontro di oggi è stata l'occasione per presentare alla business community le loro esperienze e per illustrare i risultati che hanno raggiunto grazie a Ecologistico2.

«Ecologisticoconsente in modo molto efficace di valorizzare i benefici ambientali permettendo di correlarli a quelli economici, diventando, quindi, uno strumento utile nel processo decisionale aziendale» ha dichiarato Gian Paolo Mangolinisupply chainmanager Eridania Italia, che ha illustrato i benefici dello switch modale nei flussi di approvvigionamento attuato dall'azienda.

«L'esperienza di Ecologistico2 ci ha fornito uno strumento innovativo in grado di supportare la nostra strategia di minimizzazione dell'impatto ambientale» ha spiegato Andrea De Iure, direttore logistica Fater, illustrando il progetto PLUS. «La possibilità di simulare gli effetti di differenti modalità di trasporto, di mezzi meno impattanti e di percorsi alternativi offerta dal tool supporta la sensibilità ambientale delle nostre persone e crea piena consapevolezza delle nostre azioni: la costruzione di un futuro migliore passa attraverso scelte quotidiane coerenti».

Switch modale nei flussi di approvvigionamento, gestione più efficiente del magazzino (in particolare per i surgelati), truck fill optimisation, uso di energie alternative e di veicoli a ridotto impatto ambientale: i risultati emersi dall'uso di Ecologistico2 hanno messo in evidenza i benefici di una serie di iniziative che le aziende hanno implementato per rendere la supply chain più efficiente e meno impattante.

«Per L'Oréal la supply chain ha un ruolo importantissimo nel raggiungimento degli obiettivi nell'ambito della sostenibilità – ha affermato Fabio Sensidoni, direttore operazioni L'Oréal Italia – e tool come Ecologistico2 consentono di acquisire una maggiore consapevolezza su questo tema, ma anche di conoscere e utilizzare gli strumenti più adatti per migliorare la propria impronta ambientale. Inoltre la condivisione delle buone pratiche contribuisce a creare un circolo virtuoso per una logistica più green».

«Grazie a una logistica sempre più attenta alle tematiche ambientali, dal 2010 ad oggi Unilever ha dimezzato le emissioni di CO2 – ha dichiarato Angelo Lotierzologistics sustainability leaderUnilever Italy Logistics – dimostrando come sia possibile, insieme ai suoi operatori logistici attenti alla sostenibilità ambientale, ottenere risultati eccezionali, valorizzati anche grazie a strumenti come Ecologistico2».

«L'introduzione di carrellfull electric nei nostri magazzini contribuisce all'ambizioso obiettivo di eliminare le emissioni di CO2 dei nostri impianti produttivi entro il 2030» ha spiegato Riccardo Montanuccicustomer supply chain directorCarlsberg Italia. «Il primo mezzo full electricintrodotto a Firenze, invece, è l'inizio di un'altra rivoluzione che ci vedrà, nei prossimi anni, impegnati con modalità sostenibili di consegna dell'ultimo miglio anche in altre città».

«Con l'impianto fotovoltaico del nostro polo logistico di Prato siamo stati un precursore nella tutela dell'ambiente» ha spiegato Iacopo Niccoli, responsabile integrazione processi Coop Italia. «L'utilizzo di Ecologisticoci ha permesso di calcolarne in modo puntuale i benefici, dimostrando il valore prodotto in questi anni sia in termini di emissioni di CO2 che di energia». 

«Insieme al Gruppo Bauli, abbiamo sviluppato diversi filoni di green logistics» ha dichiarato Renzo Sartori, presidente di Number1 Logistics Group. «In particolare, attraverso Ecologistico2, abbiamo deciso di analizzare e dettagliare i valori relativi alla doppia linea di copacking presente nei due hub del Centro Nord Italia e del Sud, per quantificare i vantaggi in termini di riduzione delle emissioni. I risultati ci hanno confermato di aver ottenuto una maggiore efficienza, grazie al risparmio di circa un centinaio di viaggi all'anno».

 


 

GS1 Italy è l'associazione che riunisce 35 mila imprese di beni di consumo. Ha l'obiettivo di facilitare il dialogo e la collaborazione tra aziende, associazioni, istituzioni per creare valore, efficienza, innovazione, per dare più slancio alle imprese e più vantaggi al consumatore. Offre soluzioni concrete come i sistemi standard GS1, per favorire la visibilità e l'efficienza della catena del valore. Il più conosciuto è il codice a barre, usato in Italia e in oltre 150 paesi al mondo, permette lo scambio di informazioni tra Industria e Distribuzione con chiarezza, semplicità e senza errori. Propone inoltre tecniche, strumenti, strategie operative: sono i processi condivisi ECR.



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lunedì 10 settembre 2018

Quercus: primi investimenti da 60 milioni nell'eolico spagnolo

Quercus annuncia i primi investimenti nell'eolico in Spagna per 60 Milioni di Euro

Il fondo europeo investirà in due impianti eolici di 28 e 20 MW
a Cadice e Malaga

Milano, Londra,  Tudela, 10 settembre 2018 – Quercus, un gestore di fondi europei focalizzato su investimenti in infrastrutture rinnovabili, 
ha reso noto in data odierna il perfezionamento di un accordo per acquisire dal Grupo Enhol quote di controllo in due parchi eolici a Cadice
e Malaga in Spagna, per una capacità installata totale di 48 MW. Complessivamente tali investimenti ammontano a oltre 60 milioni di euro
e rappresentano un'importante aggiunta alla piattaforma di generazione di energia rinnovabile di Quercus in Europa, a dimostrazione del forte
interesse della società nelle infrastrutture rinnovabili in Spagna.
Il Grupo Enhol è una società spagnola indipendente leader nel settore delle energie rinnovabili, forte di un'esperienza ultraventennale, e 
sviluppa attualmente un ampio portafoglio di progetti di energia eolica in Spagna e altri Paesi per oltre 800 MW.

Diego Biasi, Amministratore Delegato di Quercus, commenta: "Queste due operazioni danno il via alla nostra presenza in Spagna, un mercato che a nostro giudizio offre opportunità interessanti per i nostri investitori. Puntiamo a espanderci nel Paese mediante ulteriori acquisizioni di capacità eolica e fotovoltaica e stiamo valutando anche nuove opportunità in altri Paesi europei con il fondo di investimento Quercus European Renewables: l'obiettivo è creare un ampio portafoglio di asset energetici al fine di garantire la diversificazione su più tecnologie di generazione e mercati dell'energia elettrica, così da ottenere rendimenti sicuri e stabili per i nostri investitori.

Il commento di Diego Oliver e Gonzalo Oliver, Amministratori Delegati di Grupo Enhol: "Quest'operazione rappresenta una vendita strategica di asset da parte del Grupo Enhol e consentirà alla società di continuare a crescere e realizzare nuovi impianti eolici ". 

giovedì 6 settembre 2018

RIFIUTI, MURONI (LEU): CABINA REGIA VARATA TRA MINISTERO AMBIENTE E ROMA CAPITALE PRESTI PARTICOLARE ATTENZIONE A TMB SALARIO. AMA SOTTOVALUTA MIASMI

RIFIUTI, MURONI (LEU): LA CABINA DI REGIA VARATA TRA MINISTERO AMBIENTE E ROMA CAPITALE SUI RIFIUTI PRESTI PARTICOLARE ATTENZIONE AL TMB SALARIO

AMA SOTTOVALUTA LA QUESTIONE MIASMI


"Il Municipio III di Roma soffoca nel fetore incessante che l'impianto di Trattamento Meccanico Biologico (TMB) di rifiuti indifferenziati di via Salaria sprigiona a poche centinaia i metri da case, uffici, scuole e asili nido, mettendo a dura prova i residenti. Una situazione già insostenibile, che peggiora di anno in anno con l'incremento dei conferimenti e può danneggiare salute e ambiente. Non si sentiva proprio il bisogno di aggravarla mandando al TMB Salario, come stabilito dal Comune, anche il treno che da tre mesi stazionava a Villa Spada, con 700 tonnellate di rifiuti indifferenziati, ed era destinato alla Germania. Una situazione e una vicenda sulle quali ho sollecitato un intervento del ministero dell'Ambiente (MATTM) con una interrogazione.

Il sovraccarico che si è determinato ha messo in crisi la capienza dell'impianto, tanto che i mezzi dell'Ama hanno conferito direttamente nel piazzale, non all'interno dell'impianto. Del tutto inefficaci le misure adottate da AMA per l'abbattimento degli odori. I più colpiti dai miasmi sono i cittadini dei quartieri di Fidene, Settebagni, Villa Spada, Serpentara, Casale Nei, Porta di Roma e Colle Salario, che lamentano problemi agli occhi e alle vie respiratorie.

Oggi rispondendo al mio atto di sindacato ispettivo il Sottosegretario all'Ambiente Micillo ha ricordato che, in accordo con Roma Capitale, il Ministero ha recentemente varato una cabina di regia sulla gestione dei rifiuti di Roma per trovare soluzioni adeguate in attesa che venga aggiornato il Piano regionale dei rifiuti. Avevo invece suggerito nell'interrogazione un monitoraggio da parte del MATTM per verificare se i miasmi determinino rischi per la salute dei cittadini e l'ambiente e se siamo in presenza di violazioni normative. Ho chiesto in replica che la cabina di regia presti particolare attenzione alla situazione del TMB Salario e che acceleri il raggiungimento di un accordo tra Comune e Regione, sperando che Roma possa rapidamente conoscere una gestione sostenibile e responsabile dei rifiuti, che ad oggi sono completamente fuori controllo.  

Aprire la finestra senza essere soffocati dal fetore della spazzatura è un diritto di tutti i cittadini. È evidente che AMA sottovaluta la questione dei miasmi come la vicenda del treno, che invece dimostra le inadempienze e la gravità della situazione dei rifiuti a Roma. E quello dei miasmi è un problema molto concreto che costringerà i bambini delle scuole adiacenti a tenere le finestre chiuse, che sta mandando in crisi le attività produttive e abbattendo il valore delle case. Come facciamo a chiedere ai cittadini di fare la raccolta differenziata se non sappiamo assicurare loro non solo un ciclo dei rifiuti efficace ma la tutela della loro salute ?"

Lo afferma Rossella Muroni, deputata di LeU, commentando la risposta del ministero dell'Ambiente alla sua interrogazione n. 5-00380 sul TMB Salario.

sabato 25 agosto 2018

ARCHIVI LIQUIDI DEL CLIMA: DA CA' FOSCARI UNO STUDIO SUI LIVELLI DI MAREA NEGLI STRETTI CI AIUTA A RICOSTRUIRE IL CLIMA DEL PASSATO

ARCHIVI LIQUIDI DEL CLIMA: UNO STUDIO SUI LIVELLI DI MAREA NEGLI STRETTI CI AIUTA A RICOSTRUIRE IL CLIMA DEL PASSATO

La scoperta fatta da un team di studiosi cafoscarini, tedeschi e russi e pubblicata sulla prestigiosa rivista Scientific Reports

 

VENEZIA – Nuovi traguardi europei nella ricerca per l'Università Ca' Foscari: un nuovo studio, pubblicato qualche giorno fa sulla prestigiosa rivista scientifica "Scientific Reports" rivela come le misure della marea ci possano dire qualcosa sulle masse d'acqua oceanica, e dunque sul clima, del passato e fungere da veri e propri "archivi liquidi del clima".

Infatti le correnti e le masse d'acqua della parte più profonda dell'oceano giocano un ruolo fondamentale nell'evoluzione climatica del pianeta, perché influenzano le interazioni tra l'oceano e l'atmosfera e contribuiscono quindi a determinare il clima locale, regionale e globale. La loro descrizione e comprensione sono quindi importantissime. Purtroppo, per il passato quasi nessuna informazione al riguardo è disponibile: pochissime le misurazioni profonde anteriori a pochi decenni.

Questo studio, pubblicato sulla rivista scientifica "Scientific Reports" e firmato anche dai cafoscarini Angelo Rubino, professore di Oceanografia, e Davide Zanchettin, ricercatore, entrambi del Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica, dimostra che una possibilità per ottenere, almeno parzialmente, questa informazione perduta ci proviene dallo studio della dinamica degli stretti. In tali aree, infatti, spesso esistono diverse stazioni per la misurazione delle maree che sono in funzione da più di un secolo. La principale scoperta di questa nuova ricerca è che, sorprendentemente, le variazioni della posizione della superficie del mare misurate da queste stazioni contengono informazioni che riguardano anche molti fenomeni che avvengono sotto la superficie dei bacini adiacenti. Proprio la morfologia degli stretti permette di amplificare questi segnali e trasmetterli fino alla superficie. 

La scoperta nasce, come spesso accade nella scienza, da un'osservazione empirica: gli studiosi dell'Università Ca'Foscari, dell'Alfred-Wegener Institut di Bremerhaven (Germania) e dell'Istituto di Oceanologia P. P.  Shirshov di San Pietroburgo (Russia) hanno notato che il livello del mare misurato a Messina non corrispondeva a quello misurato a Catania, a poche decine di km di distanza, e che l'andamento nel tempo della loro differenza ben si sovrapponeva all'alternarsi periodico della circolazione nel vicino bacino del Mar Ionio. Con l'utilizzo di un modello numerico per la descrizione della dinamica degli stretti, gli studiosi hanno potuto dimostrare che la relazione empirica è supportata da una spiegazione fisica: la circolazione oraria piuttosto che antioraria nello Ionio porta masse d'acqua di diversa densità nelle vicinanze dello stretto di Messina e le diverse densità influenzano le dinamiche mareali dello stretto.

"La conclusione alla quale si è giunti - spiegano Angelo Rubino e Davide Zanchettin, tra gli autori della ricerca - è che le differenze nelle serie storiche del livello del mare di Messina e Catania dei primi del '900 sono simili a quelle attuali, perciò abbiamo ipotizzato che variazioni nella circolazione dello Ionio simili a quelle osservate recentemente potrebbero aver avuto luogo anche in passato".

La ricerca dimostra che è possibile ricostruire aspetti "perduti" della variabilità locale del mare profondo. Come spiegano gli studiosi – "è quindi possibile affermare che regioni quali gli stretti, dove diverse masse d'acqua vengono in contatto, costituiscono una sorta di "lenti d'ingrandimento" per evidenziare le dinamiche del mare profondo e consentano di approntare degli "archivi liquidi" per la ricerca sul clima".




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mercoledì 22 agosto 2018

WEWEKIWI APRE IN FRANCIA. Il primo fornitore di energia e gas 100% digital punta all'internazionalizzazione


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WEKIWI APRE IN FRANCIA
AVVIANDO LA SUA STRATEGIA DI INTERNAZIONALIZZAZIONE

 

Wekiwi, il primo fornitore di energia elettrica e gas interamente online, punta con decisione ad una strategia di internazionalizzazione, scegliendo la Francia come primo step del suo percorso.

 

Wekiwi è nata da circa due anni, posizionandosi come fornitore di energia low-cost e digital. La sua offerta si basa sul concetto di Carica, un importo fatturato in acconto che sceglie il Cliente per eliminare le fatture stimate e favorire la consapevolezza dei propri consumi. Wekiwi riconosce sconti significativi a quei clienti che consentono di mantenere bassi i costi del servizio, in un'ottica vera e propria di condivisione del margine.


L'offerta di wekiwi si è rivelata estremamente innovativa per il settore dell'energia in Italia ed è incentrata sulla ricerca continua dell'efficienza. Questo rende fornitore e cliente entrambi interessati e collaborativi nel minimizzare i costi della fornitura. Un concetto che richiama quello delle compagnie aeree low-cost. Wekiwi ha raggiunto in Italia i 15.000 clienti serviti e superato i 15 milioni di fatturato grazie a collaborazione anche con aziende di prestigio nel segmento B2B come Grom, Panino Giusto, Talent Garden, Pasta Reggia, Allegro Italia, etc… Wekiwi si distingue anche per la continua innovazione, ha infatti di recente lanciato il primo fotovoltaico online in Italia e un portale per gestire in maniera evoluta premi e bonus per i clienti interessati a fare il passa-parola).


"Wekiwi non è un'offerta per tutti, il nostro target è quello dei clienti attenti ai consumi e che gradiscono gli strumenti online. L'offerta di wekiwi oggi propone strumenti molto utili per chi è interessato a risparmiare. Grazie alla Carica di wekiwi diventa infatti molto semplice monitorare i propri consumi, forniamo anche informazioni sull'uso dell'energia rispetto ad utenze simili della propria provincia, per favorire il risparmio energetico. Wekiwi è adatta ad una clientela interessata a ridurre gli sprechi, ad eliminare la carta e le inutili attese al telefono". - afferma Massimo Bello, AD wekiwi - "Crediamo pertanto che Wekiwi debba puntare ad essere un operatore di nicchia, pur consapevoli che tale nicchia crescerà man mano che i clienti finali diventeranno sempre più digitali. In quest'ottica il nostro sviluppo potrebbe risultare più agevole se decidessimo di rivolgersi a diverse nicchie di clienti digitali in più Paesi europei."
 
Per questo motivo wekiwi ha deciso di intraprendere la strada dell'internazionalizzazione, avendo preventivamente condotto un'analisi approfondita del mercato in altri Paesi europei, come UK, Francia e Spagna, in cui l'uso del web è più diffuso che in Italia e nei quali l'acquisto di servizi online oltre che di prodotti è già molto sviluppato grazie anche a numerosi servizi di confronto delle offerte.


Questa indagine ha rilevato che in Francia, pur in un settore estremamente tradizionale come quello dell'energia, c'è un forte interesse per soluzioni innovative, concetti nuovi e proposte che favoriscano il risparmio energetico come quella di wekiwi. Il contesto regolatorio è simile, ma il mercato sembra più predisposto per un approccio full digital, in quanto ad esempio lo scambio delle informazioni con i gestori di rete è già molto automatizzato.


Quali sono gli obiettivi di wekiwi in Francia? Sicuramente fare meglio che in Italia, puntando a raggiungere i 20.000 clienti in 2 anni, riproponendo un modello low-cost simile a quello già attuato nel nostro paese. La sede sarà a Parigi e l'avvio delle vendite è previsto per il primo trimestre 2019.


"La Francia è importante perché rappresenta per noi il primo step sulla strada dell'internazionalizzazione. Se dovesse funzionare si aprirebbero le porte ad altre espansioni internazionali". - conclude Massimo Bello - "La cosa negativa è che, anche se siamo in un mercato unico europeo, per poter vendere energia e gas in Francia occorre un processo autorizzativo del tutto diverso e slegato da quello italiano e di sicuro è così per gli altri paesi. A quanto pare l'integrazione europea non esiste nell'energia e questo è un tema su cui lavorare sicuramente in futuro".

 
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lunedì 13 agosto 2018

Ambiente ed ecologia: in Versiliana un concorso nazionale sul tema dell’organico




 

In Versiliana un concorso nazionale sul tema dell'organico

 

Nella Versiliana dei Piccoli verrà attivato un contest dove liberare la fantasia

 

 


Pietrasanta, 13 agosto 2018 – La Versiliana dei Piccoli si trasforma in un punto informativo sul tema dell'organico con un concorso dedicato ai più piccoli, grazie al prezioso supporto della Fondazione Versiliana, che anche quest'anno accoglierà questa importante iniziativa in campo ambientale. Promossa dal CIC (Consorzio Italiano Compostatori), in collaborazione con Ancitel Energia E Ambiente, l'attività si interseca perfettamente con i più alti valori della Versiliana che vedranno l'edizione 2018 concentrarsi su "Un'estate da favola a misura di bambino mangiando-giocando". Sarà dunque importante far comprendere ai ragazzi come avviene il riciclo del rifiuto organico attraverso un affascinante tour virtuale nell'universo della materia: il Waste Travel 360°TM.

 

Il  Concorso premierà il disegno più bello che poi diventerà il testimonial di tutte le campagne ed iniziative del Consorzio Italiano Compostatori. Per un mese sarà possibile disegnare il tema del rifiuto organico, ed ogni giorno verranno donati fantastici premi.

 

"La Versiliana dei Piccoli – spiega il direttore artistico della Fondazione Versiliana Massimiliano Simoni – è molto di più di un semplice spazio di intrattenimento. Il nostro obiettivo è infatti quello di ospitare attività, laboratori ed iniziative che siano soprattutto anche opportunità di crescita e di educazione alla cultura così come al rispetto per l'ambiente. Per questo sono molto orgoglioso di poter ospitare questa bella iniziativa che offre le basi per far si che  i piccoli di oggi siano adulti consapevoli domani.

 

"ll CIC ritiene che iniziative che coinvolgono i giovani o giovanissimi siano fondamentali per avere futuri cittadini informati e consapevoli su uno degli elementi più importanti della qualità della vita e la salvaguardia dell'ambiente, ovvero la corretta gestione dei rifiuti come la frazione organica tanto preziosa per il futuro del nostro pianeta", aggiunge il Presidente del CIC, Alessandro Canovai.

 

"Ringrazio ancora il direttore artistico Massimiliano Simoni per aver accolto anche quest'anno questa importante iniziativa in campo ambientale", commenta Filippo Bernocchi, Presidente di Ancitel Energia e Ambiente.

Chi è il CIC

Il CIC (Consorzio Italiano Compostatori) è un'associazione senza fini di lucro che rappresenta più di 130 aziende tra produttori e gestori di impianti di compostaggio e digestione anaerobica, associazioni di categoria, aziende che si occupano di rifiuti organici, costruttori di macchine ed attrezzature, laboratori, enti pubblici e di ricerca. Il CIC promuove e persegue la politica di riduzione dei rifiuti, l'attuazione della raccolta differenziata per la separazione, lavorazione e riciclaggio e valorizzazione delle biomasse ed in genere delle frazioni organiche compostabili. Promuove le iniziative per la valorizzazione e la corretta destinazione dei prodotti ottenuti dal compostaggio e dalla digestione anaerobica svolgendo anche attività di ricerca, studio e divulgazione. Sostiene la produzione di fertilizzanti organici, tutelando e controllando le corrette metodologie e procedure in piena aderenza ai principi dell'economia circolare.

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venerdì 10 agosto 2018

RIFIUTI, LENA (PD): PROVINCIA NON E’ DISCARICA ROMA. RAGGI NON PENSI DI SVERSARE RIFIUTI A COLLEFERRO

RIFIUTI, LENA (PD): PROVINCIA NON E' DISCARICA ROMA. RAGGI NON PENSI DI SVERSARE RIFIUTI A COLLEFERRO

"La Sindaca Raggi non pensi neanche a riattivare l'inceneritore di Colleferro – così in una nota Rodolfo Lena, Presidente della Commissione Affari costituzionali e statutari del Consiglio regionale del Lazio – Mi auguro – continua la nota - che le notizie recentemente trapelate sulla stampa non abbiano fondamento. Se fossero vere ci batteremo per evitare che la Provincia diventi la discarica di Roma. La Raggi, se ha intenzione di usare gli inceneritori, li costruisca nel suo territorio. Se invece poi, vuole affrontare seriamente il problema dei rifiuti, implementi la raccolta differenziata e pensi alla realizzazione di eco-distretti. Qualunque altra soluzione è solo palliativa e avrebbe l'unico risultato di passare la patata bollente. Sono vicino al Sindaco Pierluigi Sanna a cui do tutto il mio sostegno per evitare che l'inceneritore di Colleferro torni a bruciare. Invece di portare i rifiuti in Provincia, la Raggi sappia che proprio lì ci sono molti esempi virtuosi per lo smaltimento dei rifiuti, da cui può trarre esempio" conclude la nota.


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RIFIUTI, LENA (PD): PROVINCIA NON E’ DISCARICA ROMA. RAGGI NON PENSI DI SVERSARE RIFIUTI A COLLEFERRO

RIFIUTI, LENA (PD): PROVINCIA NON E' DISCARICA ROMA. RAGGI NON PENSI DI SVERSARE RIFIUTI A COLLEFERRO

"La Sindaca Raggi non pensi neanche a riattivare l'inceneritore di Colleferro – così in una nota Rodolfo Lena, Presidente della Commissione Affari costituzionali e statutari del Consiglio regionale del Lazio – Mi auguro – continua la nota - che le notizie recentemente trapelate sulla stampa non abbiano fondamento. Se fossero vere ci batteremo per evitare che la Provincia diventi la discarica di Roma. La Raggi, se ha intenzione di usare gli inceneritori, li costruisca nel suo territorio. Se invece poi, vuole affrontare seriamente il problema dei rifiuti, implementi la raccolta differenziata e pensi alla realizzazione di eco-distretti. Qualunque altra soluzione è solo palliativa e avrebbe l'unico risultato di passare la patata bollente. Sono vicino al Sindaco Pierluigi Sanna a cui do tutto il mio sostegno per evitare che l'inceneritore di Colleferro torni a bruciare. Invece di portare i rifiuti in Provincia, la Raggi sappia che proprio lì ci sono molti esempi virtuosi per lo smaltimento dei rifiuti, da cui può trarre esempio" conclude la nota.


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Ambiente. Zanoni (PD), Guarda (AMP), Bartelle (M5S): Lupi, esiste una soluzione a costo zero: vietiamo la caccia alle specie oggetto di predazione


Ambiente - Zanoni (PD), Guarda (AMP), Bartelle (M5S): Lupi, esiste una soluzione a costo zero: vietiamo la caccia alle specie oggetto di predazione


Ambiente - Zanoni (PD), Guarda (AMP), Bartelle (M5S): "Lupi, esiste una soluzione a costo zero: nelle zone dove è presente, vietiamo la caccia alle specie oggetto di predazione"

(Arv) Venezia 10 ago. 2018      

 "Sarà forse il caldo e le difficoltà nel prendere sonno, ma in questi giorni sul tema dei lupi se ne sentono di tutti i colori: liberalizzare la caccia, derogare alla tutela prevista dalla Direttiva Habitat, usare i proiettili di gomma, mettere i lupi in dei recinti, sterilizzarli, dotarli di radiocollari. Nel frattempo, però, le predazioni agli animali delle malghe continuano. Nessuno, tuttavia, ha preso in considerazione un sistema infallibile e a costo zero: vietare la caccia alle specie di animali selvatici oggetto di predazione come cervi, caprioli, mufloni e altro ancora".

Lo affermano, in una nota congiunta, i consiglieri regionali dell''Intergruppo per il benessere e la tutela degli animali e della natura', Andrea Zanoni(PD), Cristina Guarda (Lista AMP) e Patrizia Bartelle (M5S), i quali intervengono così "nel dibattito sulle 'misure di contenimento' dei grandi predatori".

"Così facendo, consentiremmo la convivenza del lupo, degli animali da allevamento e del turismo escursionista – esordiscono i consiglieri regionali di minoranza -  Il lupo avrebbe a disposizione le prede naturali senza attaccare gli allevamenti e farebbe un'opera di selezione della specie, predando i cuccioli meno forti, i soggetti più anziani o ammalati, aumentando contemporaneamente la potenzialità genetica delle specie predate, irrobustendole".

"Oggi invece avviene il contrario – spiegano i consiglieri - l'uomo, attraverso la caccia, abbatte i soggetti più belli anche per puro piacere o divertimento. Pensiamo, ad esempio, ai concorsi del miglior trofeo dove il punteggio va dato agli animali con palco (ovvero le corna) più grande, a più punte o più sviluppato: uno studio Usa- canadese ha dimostrato che con il tempo le popolazioni di animali diminuiscono di taglia".

"Perciò, anziché proporre soluzioni tanto fantasiose quanto inutili o addirittura dannose – continuano i componenti dell'Intergruppo per il benessere e la tutela degli animali e della natura - senza perdere altro tempo, si continui con le buone pratiche, come la formazione dei cani pastori e sull'uso dei recinti elettrici e, contemporaneamente, si vieti di sparare agli animali selvatici nelle zone dove è presente il lupo".

"I cacciatori – concludono Andrea Zanoni, Cristina Guarda e Patrizia Bartelle -  visto che si sono dimostrati particolarmente sensibili a questo problema, diano così il loro contributo".

 

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SOSTENIBILITA' E SETTORE TESSILE: 4500 TONNELLATE DI CO2 IN MENO GRAZIE ALLA NUOVISSIMA CENTRALE DI COGENERAZIONE DI KLOPMAN. EMISSIONI RIDOTTE DEL 60%

VIA AI LAVORI PER LA NUOVA CENTRALE DI COGENERAZIONE  DELLO STABILIMENTO KLOPMAN DI FROSINONE. L'AZIENDA LEADER EUROPEA NELLA PRODUZIONE DI TESSUTI PER ABITI DA LAVORO INVESTE ANCORA IN SOSTENIBILITÀ.

 

Frosinone agosto - Importante abbattimento delle emissioni (-60%), minori consumi di energia e maggiore efficienza dello stabilimento, volontà di proseguire in un percorso improntato alla sostenibilità di tutto il processo produttivo. Sono questi i principali fattori che hanno spinto Klopman, azienda leader in Europa nella produzione di tessuti per abiti da lavoro, a dare il via ai lavori di costruzione della nuova centrale di cogenerazione dell'impianto produttivo di Frosinone che sostituirà nell'arco di circa un anno l'esistente centrale termoelettrica e sarà destinata a fornire energia a tutto lo stabilimento.

 

La nuova centrale permetterà di produrre energia termica ed energia elettrica contemporaneamente. In questo modo, quasi tutta l'energia termica prodotta nel processo di combustione verrà recuperata e riutilizzata. Infatti in una centrale termoelettrica tradizionale, solo il 35% circa del combustibile è trasformato in energia elettrica. La parte rimanente, ossia il 65%, non viene utilizzata e finisce per disperdersi nell'ambiente sotto forma di calore, ovvero energia termica. L'impianto é progettato per poter modulare sia la fornitura di energia elettrica sia quella di energia termica, per fronteggiare le variazioni della domanda da parte dello stabilimento.

 

Il nuovo impianto, grazie alla sua maggiore efficienza, permetterà una riduzione del 58,9% del monossido di carbonio, del 72,1% di ossido di azoto (NOX) e del 59,5% delle polveri oltre a un risparmio in termini di CO2 di circa 4500 tonnellate l'anno. Questi importanti risultati sono pienamente in linea con gli obiettivi di riduzione delle emissioni e di risanamento della qualità dell'aria stabiliti dal Piano Regionale.

 

L'installazione di una centrale di cogenerazione determina infatti ricadute positive per tutto il territorio sia per quanto riguarda l'impatto ambientale, attraverso la riduzione dei consumi di combustibile e delle emissioni, sia per il sistema elettrico di distribuzione, grazie alle minori perdite di trasmissione e distribuzione conseguenti alla localizzazione dell'impianto direttamente presso l'utenza.

 

"La nuovissima centrale di cogenerazione rappresenta un investimento di importanza rilevante dal punto di vista ambientale che ci rende particolarmente orgogliosi e rappresenta solo l'ultima testimonianza della grande attenzione che Klopman da anni rivolge al tema della sostenibilità. – afferma Alfonso Marra, AD di Klopman – L'attenzione all'ambiente è una delle nostre caratteristiche distintive e viene declinata lungo tutto il processo produttivo. Con la nuova centrale anche la produzione di energia sarà realizzata secondo i più avanzati criteri di efficienza e sostenibilità ambientale in un'ottica di attenzione costante verso il territorio che ci ospita. Un ringraziamento particolare è da riservare all'istituzione Provinciale, al Comune di Frosinone e a tutte le altre istituzioni che sono state coinvolte nel processo che ha portato, grazie alla loro sensibilità e capacità tecnica, a raggiungere questo importante risultato."


Klopman International – Company profile 

Klopman International s.r.l. è da 50 anni leader europeo nella produzione e commercializzazione di tessuti tecnici per l'abbigliamento da lavoro con tre aree di business dedicate ai diversi ambiti di applicazione: Workwear, Protectivewear e Corporatewear.

L'azienda ha per prima introdotto l'uso del poliestere/cotone raggiungendo in alcuni settori 1/3 del mercato europeo e producendo tessuti in oltre 130 stili e tipologie di tinta differenti, studiati anche ad hoc per singolo cliente. Tecnologie avanzate e un controllo dei processi centralizzato, che monitora e corregge simultaneamente 3800 punti macchina, sono solo alcuni degli skill che fanno della realtà manifatturiera Klopman un gioiello industriale e dei suoi tessuti i più resistenti all'usura, al restringimento e alle alterazioni di colore.

Klopman ha headquarter e sede produttiva a Frosinone (Italia) con 70mila mq di stabilimento, circa 400 persone impiegate e una produzione annuale di circa 42 milioni di metri di tessuto per un fatturato di oltre 138 milioni di euro. Il CEO Alfonso Marra ha avviato un piano di espansione in ambito mondiale che ha portato l'azienda, presente con branch office commerciali a Dusseldorf, Lione, Mosca, Borås (Svezia), Dubai e Bangkok, all'apertura di un altro sito produttivo a Giacarta, per servire direttamente il bacino asiatico.

 

Oltre alla certificazione ISO 9001:2008, Klopman International opera in conformità con gli standard europei per la gestione della qualità ed è certificato BS EN ISO 14001:2004 e BS OHSAS 18001:2007.

 

 

KLOPMAN e l'impegno per la sostenibilità

Klopman ha recentemente ottenuto il massimo livello della certificazione STeP - Sustainable Textile Production.

 

I tessuti Klopman sono certificati Oeko-Tex: questo standard disciplina e controlla l'uso delle sostanze nocive nella realizzazione di prodotti tessili. La certificazione Oeko-Tex garantisce che il tessuto non presenti rischi per la salute umana e pertanto i capi di abbigliamento realizzati sono "skin-friendly", nella versione Oeko-Tex Class 1 addirittura per i bambini.

 

I tessuti Klopman possono inoltre essere prodotti con cotone certificato Fairtrade, che ne garantisce la certificazione ai sensi degli standard Fairtrade convalidati da FLOCERT. Acquistare prodotti in cotone Fairtrade significa garantire ai coltivatori un prezzo equo e stabile per il cotone, il che si traduce in un miglior tenore di vita per loro e le loro famiglie.

 

Klopman sostiene inoltre BCI (Better Cotton Initiative) associazione no-profit che si occupa di garantire che il cotone presente nelle lavorazioni di chi sostiene l'iniziativa sia prodotto con attenzione costante all'ambiente, alle comunità di coltivatori e in generale alle economie basate sul cotone.

 

Klopman offre inoltre ai suoi clienti la possibilità di usare poliestere riciclato in sostituzione di quello vergine. Qui il filato è realizzato con bottiglie d'acqua in PET. Il poliestere riciclato è applicabile a tutti i tessuti Klopman, garantendo al tempo stesso al cliente gli elevati standard qualitativi di Klopman in termini di comfort, aspetto e durabilità e rinnovando così l'impegno verso la sostenibilità e il rispetto per l'ambiente.

 

Tutto il packaging di Klopman è realizzato con cartone riciclabile; tutti i materiali cartacei utilizzati per la comunicazione sono stampati su carta FSC al fine di sostenere la promozione di una gestione del patrimonio boschivo mondiale che sia adeguata dal punto di vista ambientale, vantaggiosa sul piano sociale ed economicamente valida.

 

Il miglior modo per rispettare l'ambiente è produrre prodotti che durino nel tempo. I tessuti Klopman sono pensati proprio per offrire lunga durata, assicurando a chi li indossa un aspetto sempre professionale.



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Via libera alle comunità energetiche. Legambiente: “Una grande opportunità per il territorio. Il Governo segua l’esempio del Piemonte”

 

Piemonte prima regione italiana a dotarsi di una legge per l'autoproduzione e condivisione dell'energia prodotta da fonti rinnovabili

 

Via libera alle comunità energetiche. Legambiente: "Una grande opportunità per il territorio. Il Governo segua l'esempio del Piemonte"

 

 

Autoproduzione e condivisione dell'energia prodotta da fonti rinnovabili. Sono questi i princìpi alla base della legge sulle comunità energetiche approvata nei giorni scorsi all'unanimità dalla terza Commissione del Consiglio Regionale del Piemonte e pubblicata oggi sulla Gazzetta Ufficiale. La nuova norma, che pone il Piemonte come regione all'avanguardia a livello nazionale, permetterà a comunità di persone, enti e imprese di scambiare tra loro l'energia prodotta da fonti alternative. Legambiente, anche attraverso il "Manifesto per l'autoproduzione da fonti rinnovabili" sottoscritto da centinaia di sindaci in tutta Italia, sollecita da diversi anni una modifica della legge nazionale che ad oggi prevede che possano produrre e vendere energia solo cooperative o consorzi storici, e che obbliga i singoli privati a rivendere il proprio surplus alla rete.

 

"Il Piemonte, prima regione italiana a dotarsi di una legge di questo tipo, fa un passo importante nella direzione dell'autosufficienza energetica e della costruzione di un nuovo modello di cooperazione territoriale virtuosa -commenta Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta-. Una scelta importante che speriamo sia seguita da altre Regioni ma soprattutto dal Governo nazionale che invitiamo a recepire subito la Direttiva europea che verrà approvata ad ottobre su prosumer e comunità dell'energia, per evitare di perdere due anni e aprire subito opportunità nei territori e dar così forza all'autoproduzione e alla distribuzione locale di energia da fonti rinnovabili. La generazione diffusa di energia e un'autonoma efficienza energetica contribuiscono infatti alla riduzione del consumo di fonti fossili, delle emissioni inquinanti e climalteranti, ad un miglior utilizzo delle infrastrutture, alla riduzione della dipendenza energetica, alla riduzione delle perdite di rete e ad un'economia di scala".

 

Oggi il tema dell'autoproduzione e della distribuzione locale di energia da fonti rinnovabili è al centro dell'interesse generale per le opportunità che si stanno aprendo con l'innovazione nella gestione energetica, grazie all'efficienza e alla riduzione dei costi delle tecnologie e delle reti. Anche in Italia questa prospettiva avrebbe grandi potenzialità perché, in questa forma, le fonti rinnovabili anche senza incentivi diretti, potrebbero offrire un'adeguata risposta alla domanda di elettricità e calore negli edifici e nei territori, creando valore e nuova occupazione. Il Piemonte dunque, prima regione italiana, cerca di intercettare questa opportunità su ampia scala dopo anni in cui sul territorio, in forma sperimentale, è stato portato avanti ad esempio il progetto di Comunità Energetiche del Pinerolese promosso come capofila dal Comune di Cantalupa e premiato da Legambiente per aver avviato un piano di azione orientato all'autosufficienza energetica e volto alla costruzione di una comunità energetica locale. Ora questo tipo di esperienze potranno uscire dalla fase sperimentale e avere un'ampia diffusione.

 

"La nuova legge regionale va nella direzione da noi auspicata –aggiunge Dovana-, anche se avremmo preferito che gli obiettivi e le azioni che vengono previsti per le future comunità energetiche fossero meno generici e prevedessero inscindibilmente la riduzione del consumo di fonti fossili associata con la riduzione delle emissioni inquinanti e climalteranti. Chiediamo quindi alla Giunta Regionale, nella predisposizione dei provvedimenti attuativi della legge appena approvata, di stabilire regole per evitare che l'incentivo alle comunità energetiche diventi un sussidio acritico alla realizzazione di qualsiasi tipo di centrale a biomassa".



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