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domenica 11 novembre 2018

Città per il verde. Riciclario premia i comuni più "organici"


Due storie di economia circolare

Premio "La città per il verde". Riciclario premia i comuni più "organici".

Premiati i comuni di Milano e Lanuvio (RM)

 

09 novembre 2018

Riciclario premia i comuni più organici d'Italia nell'ambito dell'iniziativa "La città per il verde": Milano e Lanuvo (Roma). L'app innovativa che facilita la gestione della raccolta differenziata, progetto condiviso dalle società Consea e Softline, è stata messa in palio per i Comuni o gli enti che in quest'ultimo anno si sono distinti per una corretta gestione della parte organica dei rifiuti. Il premio per la sezione "Comune più organico", in collaborazione con il Consorzio Italiano Compostatori (CIC) è stato riconosciuto da una giuria di esperti del settore e assegnato ai due comuni italiani che più si sono distinti per aver attuato sul loro territorio politiche informative e operative rivolte alla valorizzazione dei rifiuti biodegradabili e compostabili. In palio per i due comuni un anno di versione base di Riciclario. A premiare, sul palco di Ecomondo, i patron del progetto Riciclario: Pierino Chirulli per Consea e Gaetano Drosi per Softline. Ai due vincitori sono stati consegnati dei premi simbolici: due gufi realizzati con materiale riciclato dall'artista tarantino Giovanni Cuccaro. "Saper dare valore alla frazione organica, e saper comunicare questo valore" commenta Chirulli "è una prova di consapevolezza importante da parte delle amministrazioni comunali. La parte organica è quella più consistente nell'ambito di una raccolta differenziata ma è quella che, se trattata con cura, può migliorare sensibilmente la qualità della vita delle comunità, favorendo attraverso la trasformazione in compost, un'agricoltura più sostenibile". Drosi sposta invece l'attenzione necessità di rafforzare la rete della sostenibilità: "Mettere insieme le migliori esperienze dei comuni, premiare i virtuosi, scambiarsi buone pratiche, è la migliore strada per la diffusione della cultura della sostenibilità. I Comuni hanno il difficile compito di trovare il giusto equilibrio tra il servizio di raccolta e gestione dei rifiuti, la diffusione di una cultura sostenibile e di una equa tassazione che sostenga i servizi. Riciclario è pensata proprio per essere il partner ideale per questa difficile, ma improrogabile, sfida".  
Il premio "La città per il verde" ha come partner istituzionali Ecomondo e l'associazione Touring Club Italiano ed è patrocinata dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, dalla Regione Lombardia (Direzione Generale Ambiente Energia e Sviluppo Sostenibile), dal CONAF (Consiglio Nazionale dell'Ordine dei dottori agronomi e dei dottori forestali), da Legautonomie della Lombardia (Associazione autonomie locali Lombardia), da Assobioplastiche e dal Consorzio Italiano Compostatori. 
                               



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venerdì 9 novembre 2018

Biometano da rifiuti organici, CIC: “8 impianti in Italia entro fine anno”

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Biometano da rifiuti organici, CIC: "8 impianti in Italia entro fine anno"

 

 

Agli impianti di Montello (BG), Rende (CS), Este (PD) e Pinerolo (TO) si sono aggiunti nelle ultime settimane quello di Sant'Agata Bolognese (BO) e di Finale Emilia (MO), mentre altri due avvieranno la produzione o immetteranno biometano in rete entro la fine del 2018.

Il Consorzio Italiano Compostatori (CIC) ad Ecomondo fa il punto sul biometano da FORSU in Italia.  


"Il biometano da FORSU rappresenta uno degli assi portanti del futuro dell'economia circolare: l'Italia è pronta a cogliere questa innovazione ed entro la fine del 2018 saranno 8 gli impianti consorziati CIC in grado di produrre biometano a partire dai rifiuti organici". Così Massimo Centemero, direttore del Consorzio Italiano Compostatori, nel corso di Ecomondo, l'appuntamento di riferimento per la green e circular economy nell'area euro-mediterranea (Rimini Fiera, 6-9 novembre).


Tra il 2017 e il 2018 sono infatti entrati in funzione i primi impianti e nei prossimi mesi se ne aggiungeranno altri. A dare il via in Italia alla produzione di biometano esclusivamente dal trattamento dei rifiuti organici della raccolta differenziata urbana e all'immissione di biometano nella rete di trasporto nazionale, è stato l'impianto di Montello Spa a Bergamo che nel corso di Ecomondo è risultato tra le aziende innovative vincitrici del 10° Premio per lo Sviluppo Sostenibile.

"Il riconoscimento ricevuto sottolinea come l'impianto di Montello sia una realtà che ha avuto la lungimiranza di investire su questo biocarburante avanzato, una risorsa rinnovabile e naturale che si ottiene raffinando il biogas generato dalla digestione anaerobica dei rifiuti organici", sottolinea Alessandro Canovai, presidente del CIC. All'impianto di Montello si è unito a settembre 2018 quello della Calabra Maceri, che ha inaugurato il primo impianto di biometano del Centro-Sud Italia connesso alla rete nazionale del gas naturale per gli usi industriali, residenziali e per l'autotrazione. L'impianto SESA di Este (Padova) ha inoltre aperto a settembre il primo distributore di biometano proveniente dalla trasformazione del rifiuto organico. A Pinerolo (TO) il biometano prodotto dal Polo Ecologico Acea viene impiegato in via sperimentale sui veicoli aziendali per la raccolta i mezzi della raccolta dei rifiuti: se tutto il Biogas prodotto in un anno dal Polo Acea venisse trasformato in Biometano, si potrebbe alimentare una utilitaria per oltre 55 milioni di km.

A questi, nelle ultime settimane si sono aggiunti impianti a Sant'Agata Bolognese (BO) e Finale Emilia (MO).

Gruppo Hera, il primo impianto di biometano di una multiutility
Quello inaugurato dal Gruppo Hera alle porte di Bologna a Sant'Agata Bolognese è il primo impianto per la produzione di biometano dai rifiuti organici realizzato da una multiutility. L'impianto, che sorge all'interno di sito di compostaggio già presente, è in grado di trattare, ogni anno, 100.000 tonnellate di rifiuti organici prodotti dalla raccolta differenziata, e altre 35.000 tonnellate derivanti dalla raccolta di verde e potature. Risorse che consentiranno di ottenere 7,5 milioni di metri cubi di biometano e 20.000 mila tonnellate di compost, biofertilizzante da destinarsi principalmente all'agricoltura. Un ciclo virtuoso grazie al quale i rifiuti organici differenziati nelle case torneranno al servizio della comunità sotto forma di gas che, una volta immesso in rete, potrà alimentare anche il trasporto a metano pubblico e privato, aiutando quindi un settore sempre più esposto al tema delle emissioni di anidride carbonica.

A Finale Emilia l'impianto che produrrà 3 milioni di mq di biometano
A fine ottobre ha preso il via anche la nuova sezione a digestione anaerobica dell'impianto di Aimag a Finale Emilia che consente, dalla frazione organica dei rifiuti, di produrre biometano da immettere nella rete locale di distribuzione del gas. L'impianto tratterà 50.000 tonnellate di frazione organica e produrrà oltre 3 milioni di metri cubi di biometano e circa 17.000 tonnellate di compost per l'agricoltura biologica. Con questo impianto si riducono di oltre 5.000 tonnellate le emissioni da fonte fossile.

"Anche altri impianti, come quello di Asja Ambiente Italia Spa di Foligno che immetterà biometano in rete entro la fine del 2018, si stanno attrezzando per avviare la produzione", anticipa Centemero. "Si tratta di investimenti che valgono milioni di euro e che rappresentano un esempio di eccellenza nell'economia circolare che parte dal rifiuto domestico e torna nelle case come energia o nei veicoli come carburante: un percorso che l'approvazione del decreto per la promozione dell'uso del biometano nel settore dei trasporti e le agevolazioni per le imprese a forte consumo di gas naturale, ci auguriamo diventi nei prossimi anni sempre più agevole e conveniente per le aziende", conclude Massimo Centemero.

A sinistra: impianto Gruppo Hera alle porte di Bologna a Sant'Agata Bolognese (foto di Silvia Camporesi)
A destra: impianto di Calabra Maceri a Rende (CS)

Chi è il CIC

 

Il Consorzio Italiano Compostatori è un'organizzazione senza fini di lucro che si occupa di promuovere e valorizzare le attività di riciclo della frazione organica dei rifiuti e ha come finalità la produzione di compost e biometano.

Il Consorzio, che conta più di centotrenta consorziati, riunisce e rappresenta soggetti pubblici e privati produttori o gestori di impianti di compostaggio e di digestione anaerobica, associazioni di categoria, studi tecnici, laboratori, enti di ricerca, produttori di macchine e attrezzature e altre aziende interessate alle attività di compostaggio e di gestione dei rifiuti organici.

Il CIC è impegnato in numerose iniziative volte alla prevenzione della produzione di rifiuti organici e alla diffusione di una raccolta differenziata di qualità che permetta l'effettivo recupero degli scarti organici negli impianti di trattamento biologico. A tal fine, oltre a monitorare costantemente la qualità della frazione organica in ingresso agli impianti di compostaggio – o agli impianti integrati di digestione anaerobica e compostaggio – ha ideato programmi di qualità e sviluppato partnership con numerose associazioni nazionali ed internazionali.

Nel 2003 il CIC ha avviato il programma volontario Marchio Compost di Qualità CIC che, attraverso verifiche continue sul prodotto, attesta la qualità dei fertilizzanti organici prodotti negli impianti delle aziende consorziate.

Nel 2006 nasce poi il Marchio Compostabile CIC, un servizio fornito agli impianti consorziati che oggi garantisce l'oggettiva compostabilità dei manufatti biodegradabili durante il recupero del rifiuto organico negli impianti di compostaggio su scala industriale.

Oggi, oltre alle attività legate alla qualità di matrici e prodotti, il CIC è costantemente impegnato in numerose iniziative rivolte al raggiungimento degli obiettivi fissati dall'Unione Europea nell'ambito del pacchetto dell'Economia Circolare recentemente approvato.




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Ecomondo: la Piattaforma Biometano scrive alla Commissione Europea per ribadire la centralità del gas rinnovabile nell'economia del futuro


 

Ecomondo: la Piattaforma Biometano scrive alla Commissione Europea per ribadire la centralità del gas rinnovabile nell'economia del futuro

 

Gattoni (CIB): "L'obiettivo decarbonizzazione sia anche occasione di rilancio per l'agricoltura virtuosa"

Centemero (CIC): "Biometano da FORSU rappresenta uno degli assi portanti del futuro dell'economia circolare"


Rimini, 8 novembre 2018 - La Piattaforma Tecnologica Nazionale Biometano, coordinata da CIB, Consorzio Italiano Biogas, e CIC, Consorzio Italiano Compostatori, e partecipata da Anigas, Assogasmetano, Confagricoltura, Fise-Assoambiente, Legambiente, NGV Italy, Utilitalia, Snam e Italian Exhibition Group ha organizzato un convegno oggi a Rimini, all'interno della fiera Ecomondo, per ribadire la centralità del gas rinnovabile nella strategia Clima-Energia europea e nazionale.

 

Il piano europeo Clima-Energia pone per il 2030 obiettivi ambiziosi, in vista di un traguardo al 2050 caratterizzato da uno scenario energetico a basso contenuto di carbonio. L'Italia, come gli altri stati membri, sarà chiamata a breve dall'UE a rendere nota la propria strategia di avvicinamento agli obiettivi comunitari. Convinti che il biometano rappresenti una soluzione per il contrasto ai cambiamenti climatici, i membri della Piattaforma Tecnologica Nazionale Biometano hanno portato il loro contributo alla consultazione pubblica lanciata dalla Commissione europea per raccogliere spunti e osservazioni da imprese, autorità e società civile sul tema delle politiche energetiche del futuro. I contenuti della proposta, indirizzati a ribadire il ruolo fondamentale del gas rinnovabile nella transizione energetica,  sono stati oggetto di dibattito nel corso dell'incontro odierno a Ecomondo.

 

"Siamo convinti che la produzione del biometano e di idrogeno rinnovabili possa raggiungere livelli molto elevati in Italia e in Europa – dichiara Piero Gattoni, Presidente CIB – tali da contribuire, grazie a un utilizzo dell'infrastruttura gas esistente e in combinazione con l'elettricità rinnovabile, al fabbisogno energetico dei Paesi membri e alla decarbonizzazione dell'economia e dei trasporti, il tutto conseguendo sensibili risparmi rispetto ad uno scenario futuro senza gas. Se vogliamo conseguire il traguardo di un'economia a zero emissioni nette entro il 2050, dobbiamo considerare il biometano come un elemento chiave anche in termini di sostenibilità economica: a livello europeo, infatti, potremmo arrivare a produrre oltre 122 miliardi di metri cubi di gas rinnovabile entro trent'anni; tale produzione ci permetterebbe di raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione risparmiando fino a 138 miliardi di euro. La filiera del gas rinnovabile produce ricadute positive sull'economia e sulla società che sono difficilmente trascurabili: la produzione di biometano derivata da un'agricoltura sostenibile permette, ad esempio, di rilanciare l'occupazione nelle nostre campagne e di adottare pratiche diffuse di sequestro del carbonio nel terreno, con la conseguenza di abbattere le emissioni nette delle aziende agricole e di arricchire e proteggere il suolo coltivato grazie all'uso della fertilizzazione con il digestato e all'utilizzo dei doppi raccolti. A questo proposito, riterremo utile un coinvolgimento diretto anche del Ministero delle politiche agricole su questo dossier che può essere occasione di rilancio per l'agricoltura italiana, oltre che elemento di accelerazione sul fronte dell'innovazione tecnologica e della sostenibilità ambientale".

 

"Il biometano da FORSU rappresenta uno degli assi portanti del futuro dell'economia circolare: l'Italia è pronta a cogliere questa innovazione ed entro la fine del 2018 saranno 8 gli impianti consorziati CIC in grado di produrre biometano a partire dai rifiuti organici", sottolinea Massimo Centemero, direttore del CIC. "Quest'anno il decreto legge, varato a marzo, per la promozione dell'uso del biometano nel settore dei trasporti e le agevolazioni per le imprese a forte consumo di gas naturale ha segnato una svolta importante, così come l'approvazione del nuovo pacchetto di direttive europee sull'economia circolare che punta a valorizzare il rifiuto organico in Italia. La rivoluzione del biowaste è pronta a coinvolgere tutto il Paese, come dimostra il primo impianto a biometano da FORSU del Centro-Sud, inaugurato a settembre a Rende, in Calabria. Grazie all'upgrading del biogas a biometano, nel prossimo biennio si potrebbero avere circa 200 mln di Nm3/anno di biocarburante avanzato da FORSU".

Sono un'area di testo, inserisci qui i tuoi contenuti. Crea comunicazioni chiare e sintetiche.



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Il progetto di IBM per mitigare gli effetti dei disastri naturali

Vince la Call for Code Global Challenge il progetto OWL per mitigare gli effetti dei disastri naturali

Il progetto OWL, basato su una soluzione IoT che mette in contatto il personale addetto al primo soccorso e le vittime in caso di disastri naturali, ha vinto l'edizione 2019 della Call for Code Global Challenge. Una giuria composta da esperti, tra cui anche l'ex presidente Bill Clinton, ha conferito ai cinque membri del team statunitense il Call for Code Global Prize, durante un evento di gala tenutosi all'hotel Regency di San Francisco.


Il team ha vinto un premio di 200.000 dollari, oltre all'opportunità di rendere disponibile questa soluzione attraverso il programma IBM Corporate Service Corps, e a numerosi altri vantaggi.


"Non lo consideriamo un traguardo per il nostro lavoro, ma piuttosto una tappa di un lungo viaggio", ha dichiarato Bryan Knouse, team leader del progetto. "Non vedo l'ora di rimettermi al lavoro e dedicarmi alle tecnologie e alle soluzioni destinate a coloro che ne hanno più bisogno".


Knouse voleva sviluppare soluzioni in grado di aiutare le persone ad affrontare le sfide in caso di disastri naturali. Ma era difficile trovare investitori disposti a puntare su questi progetti. Dopo aver saputo di Call for Code, ha colto l'opportunità per partecipare e per unirsi alla social community Slack.


All'interno di questo network, Bryan ha conosciuto un gruppo di persone con gli stessi obiettivi e interessi, Magus Pereira, Nicholas Feuer, Charlie Evans e Taraqur Rahman. Ed è così che è nato il progetto OWL.


Il progetto risponde a una domanda fondamentale che sorge in caso di disastro naturale: come è possibile preservare l'operatività dei processi e delle comunicazioni critiche in caso di interruzione dell'elettricità e guasti della connettività delle celle telefoniche?


"Siamo stati ispirati dalla situazione dell'uragano a Porto Rico", ha spiegato Feuer. "Tutte le comunicazioni erano interrotte. E non si è trattato di una sola settimana, ma di diverse settimane che sono poi diventati mesi interi durante i quali le comunicazioni sono rimaste completamente interrotte".


Il progetto OWL, il cui acronimo tradotto significa "Organizzazione", "Posizione" e "Logistica", è una soluzione hardware e software che consiste in un'infrastruttura di comunicazione offline in grado di offrire ai responsabili del primo soccorso una semplice interfaccia per la gestione di tutti gli aspetti legati ai disastri naturali.


La rete fisica "clusterduck" è composta da hub che assomigliano ad "anatroccoli in gomma" che, se necessario, possono galleggiare nelle aree inondate. Bastano cinque hub clusterduck per coprire un'area di un miglio quadrato, con la possibilità di creare una vera e propria rete di comunicazione in grado di inviare messaggi vocali mediante un sistema di conversazione (come Alexa e Facebook), su un'applicazione centrale. Questa applicazione, il software OWL per la gestione degli incidenti, utilizza l'analisi predittiva e molteplici sorgenti dati per creare un pannello di controllo per i responsabili del primo soccorso.


"Una volta dispiegata in campo e collegata mediante cluster, questa rete di hub consente alla popolazione civile di accedere ai dispositivi mediante un'interfaccia estremamente intuitiva, dalla quale è possibile contattare i soccorritori, specificando una lista degli oggetti di immediata ed estrema necessità", spiega Pereira.


Con queste informazioni, il progetto OWL consente ai soccorritori di gestire i disastri, coordinare le risorse e comprendere a fondo i modelli meteorologici, con informazioni ottenute dall'analisi dei dati ricevuti dal cloud. La soluzione integra l'ultima versione di IBM Watson Studio, le API Watson Cloud e le API Weather Company, interamente integrate nella soluzione IBM Cloud.


I moduli relativi ai dati metereologici costituiscono un elemento essenziale dell'applicazione, con la possibilità di richiedere informazioni come ad esempio "in quale direzione è diretta la più vicina tempesta tropicale?", oppure "quali sono le condizioni previste per domani notte?", a seguito delle inondazioni provocate dagli uragani.


"Nei peggiori disastri naturali, caos e informazioni errate rappresentano una realtà pervasiva", ha spiegato Knouse. "Potendo disporre di migliori informazioni e strumenti di analisi, è possibile ottenere le risorse richieste esattamente dove necessario. Questo tipo di efficienza può influenzare notevolmente il numero di persone che è possibile salvare in caso di disastro".


Il programma prevede la sperimentazione del sistema in incidenti di piccole dimensioni, prima dell'implementazione vera e propria in caso di disastri di grandi dimensioni. L'obiettivo del team è quello di concentrarsi verso quelle regioni caratterizzate da fenomeni metereologici che ogni anno causano disastri con un impatto negativo verso le comunità, come India, Cina, Filippine e alcune aree degli Stati Uniti.


Oltre al premio in contanti e al supporto offerto dal programma IBM Corporate Service Corps, i membri del team, provenienti da New York e Carolina del Nord, avranno l'opportunità di proporre OWN all'azienda di investimenti NEA, per valutare la possibilità di un finanziamento del progetto.


"Durante l'intero arco della sua storia, IBM ha sempre creduto nella creatività e nelle capacità delle persone di talento come strumento per migliorare il mondo attraverso tecnologie all'avanguardia. IBM crede da sempre nell'importanza della condivisione e dello scambio, in modo che ognuno possa beneficiare delle migliori idee", ha spiegato Bob Lord, Chief Digital Officer di IBM. "Oggi, grazie alla possibilità di elaborare grandi volumi di dati attraverso tecnologie come IA, cloud, blockchain e IoT, gli sviluppatori possono utilizzare tutta la potenza del codice aperto IBM per produrre cambiamenti positivi più velocemente e in modo sempre più incisivo".



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martedì 6 novembre 2018

Economia circolare: Italia in pole position. Ora servono le politiche.

ITALIA IN POLE POSITION

NELL'ECONOMIA CIRCOLARE

Direttiva Ue occasione di competitività 
per l'industria del paese


Con politiche e scelte adeguate è possibile
triplicare l'impatto degli investimenti nella circular economy

 

Rimini, 6 novembre 2018Nel settore rifiuti siamo alla vigilia del recepimento di nuove importanti direttive europee indirizzate verso la circular economy, quelle entrate in vigore il 4 luglio scorso. Un passo decisivo per il nostro Paese che apre nuovi possibili asset economici. Con una spesa complessiva di 9,3 miliardi di euro per il quinquennio 2019-2023 si potrebbe produrre infatti un impatto economico e occupazionale quantificabile in oltre 26 miliardi di euro di nuova produzione e di nuovo valore aggiunto, attivando oltre 170.000 unità di lavoro.

 

Dei traguardi raggiunti e di quelli all'orizzonte si parla a Rimini, alla fiera Ecomondo nell'iniziativa promossa dagli Stati Generali della Green Economy in collaborazione con il Circular Economy Network, la rete promossa dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e da 13 aziende e consorzi di imprese, nella sessione tematica di approfondimento e di consultazione dal titolo: "Le nuove direttive europee rifiuti e circular economy: indicazioni per il recepimento". A discuterne assieme alle organizzazioni di impresa e i consorzi, Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile; Luca dal Fabbro, vicepresidente del Circular Economy Network; Sergio Cristofanelli, Direzione Generale Rifiuti e Inquinamento del Ministero dell'Ambiente; Rosanna Laraia, Responsabile Centro per il ciclo dei rifiuti Ispra; Ivan Stomeo, Delegato Energia e Rifiuti Anco; Stefano Vignaroli, capogruppo M5S Commissione Ambiente Camera; Choara Braga, capogruppo Pd Commissione Ambiente Camera; Rossella Muroni, LeU, Commissione Ambiente Camera; Paolo Acciai, Cisl.
 

Per tasso di circolarità, l'Italia è al secondo posto fra i principali Paesi europei. Nel 2016 sono state riciclate in Italia 13,55 milioni di tonnellate (Mt) di rifiuti urbani, pari al 45% dei rifiuti prodotti, collocando il Paese al secondo posto dietro alla Germania con un'ottima performance in particolare nei rifiuti d'imballaggio. Anche nel settore dei rifiuti speciali le classifiche ci pongono tra i leader in Europa: nel 2016 sono state riciclate in Italia circa 91,8 Mt di rifiuti speciali, il 65% di quelli prodotti.

 

"Il nostro Paese parte da quindi un'ottima situazione, ma oggi – nella fase di recepimento delle norme Ue – occorre accelerare in maniera decisa, sviluppando le diverse filiere del riutilizzo e del riciclo dei rifiuti in direzione dei nuovi obiettivi per l'economia circolare. La nuova direttiva è un'occasione imperdibile per aumentare la competitività dell'industria italiana", afferma il vicepresidente del Circular Economy Network Luca Dal Fabbro. "Si parte quindi dai dati e dalle proposte individuati – settore per settore - dalla Relazione sullo stato della green economy 2018, presentata agli Stati generali della Green Economy, anche sulla base dell'attività del Circular Economy Network e dei suoi promotori e aderenti".
 

Per i rifiuti d'imballaggio, nel 2017 sono stati raggiunti buoni risultati: l'avvio a riciclo ha superato l'obiettivo del 65% sull'immesso al consumo (67,5%) e quasi tutte le singole filiere (carta, vetro, metalli e legno) non avranno particolari difficoltà a raggiungere i nuovi obiettivi di settore.  Serve  alzare l'asticella, portando il riciclo degli imballaggi al 78% rispetto all'immesso al consumo.
 

I rifiuti da Costruzione e Demolizione (C&D) sono una fetta importante dei rifiuti speciali complessivamente prodotti in Italia: nel 2016 ne hanno rappresentato il 40,6%, pari a 53 milioni di tonnellate. Il tasso di recupero dei rifiuti da C&D si è attestato nel 2016 al 76,2%, al di sopra dell'obiettivo del 70% fissato dalla Direttiva 2008/98/Ce per il 2020. Anche in questo caso non ci si vuole accontentare e si punta ad arrivare all'85%.
 

I rifiuti Raee (da apparecchiature elettriche ed elettroniche), domestici e non domestici, raccolti nel 2015 in Italia erano 344.000 tonnellate, il 39% dell'immesso al consumo medio del triennio precedente. Siamo ben lontani dal target del 65% che entrerà in vigore dal 2019. È un'area da stimolare, spingendo la raccolta dei Raee al 70% rispetto all'immesso al consumo.


Nel 2016 gli pneumatici fuori uso avviati a recupero complessivo erano 308.456 tonnellate, di questi il 44% è stato destinato a recupero di materia (135.304 t), mentre il restante 56% (173.152 t) è stato recuperato sotto forma di energia. Il target richiesto è il 60% del rifiuto gestito.


Sulla base di questi obiettivi, è stata calcolata una spesa complessiva (investimenti più costi di esercizio) che ammonta a 9,3 miliardi di euro nel quinquennio 2019-2023. Si tratta di un impegno che può produrre un impatto economico e occupazionale quantificabile in oltre 20 miliardi di euro di nuova produzione e 6,5 miliardi di euro di nuovo valore aggiunto, attivando oltre 170.000 unità di lavoro.


IL CIRCULAR ECONOMY NETWORK
Sulla spinta delle recenti politiche comunitarie in materia di economia circolare, delle sfide climatiche ed ecologiche, e al tempo stesso per sostenere la competitività sui mercati internazionali, la Fondazione per lo sviluppo sostenibile ha avviato il progetto Circular Economy Network, sostenuto da un gruppo di imprese e organizzazioni di diversi settori economici, quale strumento capace di sostenere e promuovere la transizione a questo nuovo modello di economia.

 

KLM introduce il caffè sostenibile Douwe Egberts a bordo di tutti i voli

KLM si prende cura dei passeggeri e promuove lo sviluppo sostenibile

 

Il caffè Douwe Egberts a bordo dei voli KLM

 

Da domenica 28 ottobre, in concomitanza con l'inizio del nuovo orario invernale, KLM serve un delizioso caffè sostenibile a bordo di tutti i propri voli. Il caffè gustoso e di alta qualità è importante per la compagnia aerea olandese, motivo per cui sia KLM sia Douwe Egberts sono orgogliosi di questa nuova partnership.

 

 

Douwe Egberts, gigante mondiale della torrefazione, ha creato, per KLM, una speciale miscela di caffè che si adatta perfettamente al modo in cui i passeggeri sperimentano i sapori ad alta quota, assicurando un gusto altrettanto buono così come lo gradiscono a terra.

 

Ai clienti di KLM verrà, inoltre, servita questa nuova miscela di caffè 100% sostenibile e certificata UTZ, anche presso l'European Crown Lounge e l'Intercontinental Crown Lounge dell'aeroporto di Amsterdam Schipol.

 

"Siamo orgogliosi della nostra partnership con Douwe Egberts. Un buon caffè è importante per i nostri clienti e, per di più, in KLM riteniamo fondamentale che questa bevanda sia sostenibile. Due marchi olandesi che perseguono i più alti standard, si avviano a raggiungere livelli più elevati" – dichiara Miriam Kartman, EVP Inflight Services di KLM.

 

Il gruppo Air France – KLM è da sempre sensibile e attento al tema ambientale e da anni implementa numerose iniziative sia in volo che a terra a sostegno di questa strategia. Un impegno riconosciuto anche internazionalmente tanto che da 13 anni, Air France-KLM è ai primi posti del Dow Jones Sustainability Index.

domenica 4 novembre 2018

EMERGENZA CLIMA: WWF, IL GOVERNO CONVOCHI SUBITO UNA CONFERENZA NAZIONALE SUL CAMBIAMENTO CLIMATICO

EMERGENZA CLIMA: WWF, IL GOVERNO CONVOCHI SUBITO UNA CONFERENZA NAZIONALE SUL CAMBIAMENTO CLIMATICO

AZZERARE LE EMISSIONI, PREPARARSI AGLI IMPATTI E METTERE IN SICUREZZA IL TERRITORIO

Il WWF chiede che il governo convochi con urgenza una conferenza nazionale sul cambiamento climatico, coinvolgendo tutte le regioni e tutte le istituzioni interessate alla riduzione delle emissioni climalteranti e all'adattamento, vale a dire alla prevenzione, alla cura e alla messa in sicurezza del territorio.

Il moltiplicarsi degli eventi metereologici estremi rappresenta una tendenza che i climatologi avevano previsto come effetto del riscaldamento globale. Gli effetti sono oggi sotto gli occhi di tutti e hanno provocato morte e devastazione su tutta la penisola, dalla Sicilia al Veneto dove, anche in questo fine settimana si sono registrate numerose vittime: un dolore immenso che impone una reazione immediata e azioni concrete.

Non c'è altro tempo da perdere: è necessario varare il Piano di Adattamento al Cambiamento Climatico e, in quel quadro, predisporre al più presto un Piano nazionale per mettere in sicurezza il territorio.

Proprio in questa fine d'anno, il Governo dovrà predisporre la prima bozza del Piano Nazionale Energia Clima, nel quale occorre dare avvio a un vero e proprio cambiamento sistemico in tutti i settori per la decarbonizzazione (zero 'carbonio') dell'economia. Occorre anche stimolare obiettivi di riduzione delle emissioni più ambiziosi e stringenti a livello europeo e sollecitare un'accelerazione globale dell'azione sul clima già alla prossima Conferenza delle Parti in Polonia, a dicembre: oggi è più che mai è evidente che va fatto di tutto per scongiurare gli effetti più disastrosi del cambiamento climatico, come è evidente che non siamo preparati ad affrontarli. Non si può continuare, così come la maggior parte dei governi ha fatto fino ad oggi, con un atteggiamento attendista e fatalista ma è necessario agire subito per tagliare le emissioni e fare di tutto per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C. Dare seguito all'accordo di Parigi oggi è più necessario che mai.

Roma, 4 novembre 2018


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sabato 3 novembre 2018

Il Comune di Modena si aggiudica il Premio Lexmark Circular Economy

Il Comune di Modena si aggiudica il Premio Lexmark "Circular Economy"

 

Il riconoscimento, assegnato per un virtuoso progetto di economia circolare, è stato consegnato in occasione della terza edizione di Cresco Award Città Sostenibili, iniziativa promossa da Sodalitas

Da sempre impegnata in vista di un modello di business sostenibile, improntato ai principi di efficienza delle risorse e della circular economy, Lexmark intende premiare la capacità di quei comuni che si sono distinti per aver sviluppato e realizzato progetti a vantaggio di un'economia circolare nei propri territori, favorendo il riutilizzo ed il riciclo e dando vita ad una catena del valore zero sprechi. Con questo scopo è stato istituito il Premio Lexmark "Circular Economy" che quest'anno è stato assegnato al Comune di Modena per il progetto "Le tue scarpe al centro".

Consegnato in occasione della terza edizione di Cresco Award 2018 - iniziativa promossa da Fondazione Sodalitas, in collaborazione con ANCI, per valorizzare le iniziative dei Comuni italiani più efficaci nel promuovere lo sviluppo sostenibile dei territori – il riconoscimento ha voluto premiare il comune di Modena per la promozione e sensibilizzazione sul tema dell'economia circolare tramite l'attivazione di un esempio concreto di riciclo di materiali.

Obiettivo finale del progetto è la raccolta della suola di plastica delle scarpe da ginnastica, recuperata per fornire materiale di gomma triturato e appositamente lavorato per la realizzazione di pavimentazioni ecologiche (parchi gioco o piste di atletica), da donare ai Comuni dell'Italia Centrale colpiti dal sisma del 2016. Una raccolta particolare di materiali per un riciclo effettivo con scopi ambientali, ma anche sociali.

"Lexmark è membro della Circular Economy 100, una piattaforma globale promossa dalla Ellen MacArthur Foundation che riunisce aziende innovative per affrontare le problematiche relative alla transizione verso il modello di economia circolare", afferma Giancarlo Soro, Amministratore Delegato di Lexmark Italia. "Il progetto del Comune di Modena ci è parso un esempio virtuoso e innovativo di sostenibilità a livello di comunità territoriale e per questo motivo abbiamo deciso di assegnare a loro il nostro premio".

Lexmark

Lexmark crea soluzioni e tecnologie di imaging che aiutano i clienti in tutto il mondo a stampare, proteggere e gestire le informazioni in maniera semplice, efficiente e con un valore senza precedenti.    

XYLELLA: ECCO LE POSSIBILI ALTERNATIVE PER I VIVAI ORTICOLI DELLA ZONA DELIMITATA

XYLELLA: ECCO LE POSSIBILI ALTERNATIVE PER I VIVAI ORTICOLI DELLA ZONA DELIMITATA


Il deputato pugliese L'Abbate (M5S), dopo un incontro con il Servizio Fitosanitario Centrale, rende note le disposizioni comunitarie relative all'attività vivaistica all'interno della zona delimitata per il contrasto alla Xylella in Puglia

 

Pubblicata lo scorso 9 agosto, la decisione dell'Osservatorio Fitosanitario della Regione Puglia di aggiornare la delimitazione della "zona cuscinetto", della "zona di contenimento" e della "zona infetta" in relazione alla Xylella fastidiosa ha trovato non poche contestazioni. Soprattutto per quanto concerne i vivaisti produttori di orticole del sudest barese che si sono visti bloccati nella loro attività in piena campagna di brassicaceae. L'intervento regionale, però, ha matrici comunitarie imprescindibili e affonda le proprie motivazioni nella mancata attuazione delle norme finora previste per il contenimento del batterio da quarantena da parte della Giunta guidata dal Governatore Emiliano (PD). Eppure un modo per far sì che cavoli, pomodori e melanzane "nati e cresciuti" nella Terra di Bari non diventino un lontano ricordo c'è. A seguito di un confronto con il direttore del Servizio Fitosanitario Centrale, Bruno Caio Faraglia, sono emerse alcune disposizioni che darebbe dei margini di azione ai diversi vivai presenti sul territorio pugliese.

 

"A regolare la questione è la Decisione di esecuzione 2016/789 dove all'articolo 9 stabilisce i requisiti per la movimentazione all'interno dell'Unione delle piante specificate, ad eccezione di quelle coltivate in vitro e delle varietà non incluse nell'elenco comunitariospiega il deputato pugliese Giuseppe L'Abbate, esponente M5S della Commissione Agricoltura che nei giorni scorsi, assieme all'agronomo Paolo Leoci, rappresentante dei vivaisti orticoli, ha incontrato il direttore Faraglia al Ministero delle Politiche AgricoleIn particolare, la decisione comunitaria dispone il divieto di spostare all'esterno delle zone delimitate, dalle zone infette verso le rispettive zone cuscinetto, le piante specificate che sono state coltivate per almeno parte del loro ciclo vitale in una zona delimitata. Pertanto, ne consegue che le piante specificate coltivate all'interno della zona cuscinetto possono essere liberamente spostate in tutta la zona delimitataprosegue Giuseppe L'Abbate (M5S) mentre quelle coltivate nella zona infetta possono essere spostate esclusivamente al suo interno. è possibile, inoltre, la commercializzazione all'esterno della zona delimitata previo rispetto di una serie di stringenti requisiti da rispettare per la produzione e movimentazione dei vegetali, al fine di evitare ogni rischio di contaminazione delle produzioni. Solo in quest'ultimo caso, i vegetali prodotti saranno accompagnati dal relativo passaporto che, ovviamente, ne attesterà la produzione in un sito riconosciuto indenne per Xylella fastidiosa. Qualche spiraglio, dunque, per non condannare un intero settore lo abbiamoconclude il deputato 5 StellePersonalmente rimango a disposizione delle imprese del territorio per ulteriori approfondimenti e chiarimenti nonché per qualsiasi tipo di sostegno. Purtroppo ci ritroviamo a raccogliere i cocci di una gestione fallimentare del fenomeno che perdura da anni ed a cui stiamo iniziando a metter riparo. La Regione Puglia potrebbe ancora far qualcosa di utile per i vivaisti, venendo incontro loro attraverso dei bandi PSR dedicati a quegli operatori che opteranno gli adeguamenti strutturali necessari per essere dichiarati indenni".

 

Casola Valsenio (RA), le societa' speleologiche di Italia e Cuba rilanciano collaborazione e progetti comuni


CASOLA VALSENIO (RA), LE SOCIETÀ SPELEOLOGICHE
DI ITALIA E CUBA RILANCIANO
COLLABORAZIONEE PROGETTI COMUNI

 

Al Raduno internazionale "Nuvole" ospite una rappresentanza cubana:
riallacciati i rapporti a 20 anni dalla firma del protocollo di collaborazione.
 
A oggi oltre 200 speleologi italiani sono stati nell'isola caraibica,
con 25 spedizioni organizzate,che hanno contribuito alla crescita
della speleologiadi un Paese con grandi opportunità esplorative.
 

Casola Valsenio (RA), 3 novembre 2018

E' stata una mattinata che la Società speleologica italiana ha dedicato a Cuba, un'isola il cui 65% del territorio è carsico, quella di oggi al Raduno internazionale di speleologia "Casola 2018 - Nuvole".

Ospiti della SSI e dell'associazione Speleopolis, sono intervenuti in Romagna due rappresentanti della Sociedad Espeleologica de Cuba, Esteban Grau e Miguel Boligan, che hanno raccontato, insieme a Fabio Siccardi e Mauro Chiesi, oltre 20 anni di collaborazione tra gli speleologi dei due Paesi.

Risale al 1999 infatti l'intesa tra le due associazioni di speleologia, tra le più antiche di tutto il mondo, per sviluppare scambi e attività di esplorazione comuni. Ma i primi contatti risalgono a diversi anni prima, nonostante la possibilità di interloquire e scambiarsi informazioni fosse molto difficile, data la situazione politica di Cuba alla fine del Novecento: ad oggi oltre 200 speleologi italiani sono stati nel Paese caraibico, con 25 spedizioni organizzate.

Spedizioni che, come hanno raccontato i cubani a Casola, hanno permesso di esplorare grotte nelle quali non era ancora stato nessun speleologo, con relative analisi e rilevi topografici. I cubani sono arrivati a profondità mai raggiunte prima, grazie al supporto e all'attrezzatura della SSI. Iniziarono poi a impegnarsi per la conservazione e tutela degli ambienti carsici e delle loro acque, una criticità importante in tutto il pianeta, e a diffondere i risultati scientifici delle spedizioni e l'importanza della pratica speleologica presso scuole e comunità locali.

"In questi decenni abbiamo scoperto una speleologia altra in un paese altro, abbiamo incontrato persone di levatura straordinaria", hanno affermato Siccardi e Chiesi. "Oggi la situazione è ottimale per rinvigorire e rilanciare idee e progetti: la comunicazione è più semplice, nel loro territorio c'è una speleologia organizzata, stiamo parlando di un Paese con enormi possibilità esplorative. Il nostro apporto può ora incastonarsi in un processo già avviato, in modo da ottimizzare il lavoro di tutti. Questo incontro ha proprio l'obiettivo di riallacciare i rapporti in ottica di future spedizioni. A Cuba esistono grandi possibilità, si può davvero vivere una straordinaria avventura speleologica e umana".

venerdì 2 novembre 2018

Nilox insieme a Volvo per fornire soluzioni di mobilità sostenibile

Nilox insieme a Volvo per fornire soluzioni di mobilità sostenibile

La bicicletta elettrica Nilox ebike X2 e il monopattino elettrico DOC ECO 2 inclusi nel programma "Care by Volvo" 


Nilox, la marca italiana di tecnologia per sport e outdoor del gruppo Esprinet leader nel mercato delle tavole elettriche, annuncia di aver attuato un'iniziativa congiunta con Volvo Car Italia con l'obiettivo di rispondere alle esigenze di mobilità dei clienti della rinomata Casa automobilistica svedese.

Volvo Car Italia ha infatti incluso due prodotti dell'innovativa linea di soluzioni di mobilità elettrica di Nilox nelle formule del servizio in abbonamento "Care by Volvo", la formula di accesso all'auto che sostituisce il concetto di proprietà del veicolo con quello di utilizzo. Chi sottoscrive la formula Premium acquisirà l'utilizzo di una ebike Nilox X2, la bici pieghevole dal design street, mentre per chi sceglie la formula Light è riservato il monopattino elettrico nuovissimo e ultra leggero Nilox DOC ECO 2. 

"Siamo orgogliosi che Volvo Car Italia abbia scelto Nilox per dare vita a questa iniziativa, riconoscendo il nostro impegno a creare prodotti innovativi pensati per rispondere a diverse esigenze di mobilità. Sono convinto che questa collaborazione sia un bel segnale per diffondere sempre più la cultura di una mobilità più consapevole e personalizzata in base alle esigenze dei singoli utenti", ha commentato Michele Bertacco, Brand Director di Nilox. 

Nilox è il brand più conosciuto nella mobilità elettrica hi-tech su 2 ruote. Il successo di DOC hoverboard, prodotto best-seller in Italia, è stato seguito dalla linea dedicata a skate, monopattini, fino al definitivo sviluppo della gamma di bici a pedalata assistita, che conta oggi cinque modelli. Nilox ha recentemente fatto il suo ingresso nel segmento backpacks e continua ad essere il secondo player nel mercato delle action cam.


Informazioni su Nilox:
Nilox è la marca di tecnologia per la vita all'aria aperta del Gruppo Esprinet. Grazie a costanti investimenti in ricerca e marketing di prodotto, Nilox è oggi una delle marche più note nell'innovativo mercato dello sport & outdoor technology. 

Cresciuta negli anni fino a diventare il primo marchio italiano di action cam nel mondo, al secondo posto per vendite nel Bel Paese, Nilox è il brand più conosciuto nella mobilità elettrica hi-tech su 2 ruote. 

Il successo di DOC Hoverboard è stato seguito dalla linea dedicata a skate, monopattini, fino al definitivo sviluppo di una linea di bici a pedalata assistita. Il portafoglio del brand si completa con dispositivi wearable, una gamma di zaini business, oltre a soluzioni di informatica professionale.
Oggi Nilox è sponsor di club leggendari nel mondo del calcio così come partner dei più importanti campioni delle due ruote. 

MALTEMPO e CAMBIAMENTI CLIMATICI E IMPRESE: IN ITALIA SCARSA CONSAPEVOLEZZA DEI RISCHI. UNA COMMUNITY DI ENTI LOCALI A LORO SUPPORTO

MALTEMPO/CAMBIAMENTI CLIMATICI:

POCA CONSAPEVOLEZZA DEI RISCHI DA PARTE DELLE IMPRESE ITALIANE.

Grazie al progetto europeo "Life Derris" e al Coordinamento Agende 21 locali italiane,

nasce una community di enti locali impegnati a supportarle

nella prevenzione e nella riduzione del possibile impatto sul business.

Già a disposizione di tutte le aziende anche un tool di autovalutazione online.

 

Modena, venerdì 2 novembre 2018 Il maltempo di questi giorni ce lo conferma ancora una volta: i cambiamenti del clima sono un fenomeno attuale e presente, non un'ipotesi per il futuro e anche nel nostro Paese crescono i rischi di danni ingenti connessi ad eventi climatici straordinari. Resta, invece, scarsa la consapevolezza delle imprese italiane riguardo alla loro vulnerabilità e alla necessità di azioni specifiche di adattamento -, ma anche rispetto al loro possibile ruolo nel fornire un contributo importante all'inversione di rotta, come evidenziato pure dal recente ICCP Special Report on Global Warming of 1.5°C.

 

Sono i fronti su cui ha inteso lavorare il progetto europeo "Life+ Derris", che conta tra i partner il Coordinamento Agende 21 locali italiane, oltre al capofila Unipol Gruppo e ancora ANCI, CINEAS, Città di Torino e Unipolsai:  l'obiettivo è quello di offrire alle PMI modalità di intervento efficaci e gli strumenti necessari per prevenire e ridurre i rischi di eventi climatici estremi, in un territorio – com'è il nostro –, che vede le aziende generalmente poco preparate ad affrontarne l'impatto sul proprio business e tanto meno a prevenirlo. Si tratta del primo progetto europeo in cui pubblica amministrazione, imprese e settore assicurativo sono attive in sinergia su questi temi.

Con questa finalità, in collaborazione con Unipol e Anci, il Coordinamento Agende 21 locali italiane ha lavorato anche alla costruzione di una "community", ovvero una rete di Comuni impegnati insieme a creare una nuova cultura di gestione del rischio e a valutare l'effettiva replicabilità del "modello Derris" sui propri rispettivi territori, dopo la sperimentazione avvenuta nella città di Torino. Dieci gli enti locali italiani coinvolti – precisamente i Comuni di Genova, Padova, Bologna, Rovereto, Udine, Varese, Molfetta, Alghero, Pescara e l'Unione dei Comuni Circondario dell'Empolese Valdelsa –, selezionati tra le candidature seguite alla call "Il Comune che protegge" considerando il livello del rischio e delle vulnerabilità della area geografica di appartenenza, il livello di "maturità" delle policy e della pianificazione della PA in tema di contrasto al climate change, nonché la presenza di distretti industriali e PMI.

A disposizione tutti gli strumenti elaborati dal progetto: dopo la fase di supporto, formazione e consulenza, anche l'utilizzo di piattaforme tecnologiche. Come il Cram tool, strumento semplice e immediato che consente alle aziende un'autovalutazione della vulnerabilità (ossia i pericoli ai quali l'azienda è esposta) e la creazione di un vero e proprio piano di azione aziendale per adattarsi agli effetti dei cambiamenti climatici.

 

«I Comuni che hanno aderito a Derris, firmando un protocollo d'intesa, si sono impegnati a lavorare insieme alle aziende per ridurre i rischi, minimizzare le conseguenze dei fenomeni e aumentare la sicurezza della città e dei propri cittadini» spiega Adriana Nepote, presidente del Coordinamento A21 locali, che evidenzia: «Per gli enti locali è fondamentale e strategico costruire su questo un'alleanza con le imprese, anzi tutto a livello culturale e poi naturalmente anche operativo: solo così le loro politiche e le loro azioni potranno avere impatto efficace sui territori e creare comunità "resilienti", ossia capaci di adattarsi e di rispondere ai cambiamenti climatici».

 

ALCUNI DATI SUGLI EFFETTI E I DANNI DA CAMBIAMENTI CLIMATICI IN ITALIA

Sono sette i principali pericoli climatici da cui possono essere colpite le imprese: alluvioni, fulmini, pioggia, grandine, frane, vento e la variazione delle temperature (che possono mettere a rischio apparecchiature oltre alla salute dei lavoratori). Le aziende esposte al solo rischio alluvione sono in Italia 1.642.165, e dati recenti ci dicono che il 90% delle PMI che in conseguenza a un evento catastrofale rimangono inattive per una settimana, fallisce entro un anno.

Solo tra il 2013 e il 2015 sono stati stimati 8 miliardi di euro di danni per eventi metereologici eccezionali. L'88% dei Comuni italiani è infatti in aree considerate ad elevato rischio idrogeologico, con quasi 7 milioni di persone che abitano o lavorano in queste zone. E ancora, dal 2010 ad oggi sono 126 i Comuni italiani dove si sono registrati impatti rilevanti con 242 fenomeni meteorologici, alcuni dei quali hanno ad esempio provocato 55 giorni di blackout elettrici complessivi, con pesanti conseguenze anche per le aziende che hanno dovuto rallentare o interrompere le attività.

 

A livello mondiale, come riporta "The Global Risks Report 2018" pubblicato dal World Economic Forum, gli eventi meteorologici estremi e i disastri naturali sono al primo posto tra i cinque maggiori rischi che incombono sul prossimo futuro, seguiti a stretto giro dal rischio di fallimento dei Governi e delle imprese nel mettere in atto misure efficaci per la mitigazione e l'adattamento ai cambiamenti climatici.

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