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venerdì 7 dicembre 2018

Dow annuncia nuove iniziative a sostegno dell’impegno globale per ridurre i rifiuti di plastica

Dow annuncia nuove iniziative a sostegno dell'impegno globale per ridurre i rifiuti di plastica

Dow aderisce al piano di Circulate Capital per la raccolta di 100 milioni di dollari da destinarsi all'ambiente e prevenire la dispersione dei rifiuti negli oceani.

Un milione ulteriore sarà donato a Ocean Conservacy, ONG a sostegno dei Paesi del Sud Est Asiatico.

Dow ha annunciato l'intenzione di sviluppare e investire ulteriormente in nuove iniziative e soluzioni a livello globale che consentano di prevenire la produzione dei rifiuti di plastica e contribuiscano alla bonifica di quelli dispersi nell'ambiente.

Le iniziative, annunciate in concomitanza con la recente conferenza "Our Ocean" tenutasi a Bali in Indonesia, comprendono l'impegno di Dow nell'unirsi a importanti multinazionali in qualità di investitore fondatore nell'ambito dell'impegno da 100 milioni di dollari di Circulate Capital, volto a incubare e finanziare le società e le infrastrutture che prevengono la dispersione dei rifiuti negli oceani. Dow inoltre donerà un milione di dollari a Ocean Conservancy nel corso dei prossimi due anni a sostegno della raccolta di rifiuti e delle soluzioni di riciclo nei paesi del Sudest asiatico. Tale importo sarà utilizzato per progetti destinati a rafforzare le capacità delle organizzazioni non governative, nonché le partnership con le autorità locali, al fine di sviluppare, adattare e riprodurre soluzioni attuabili.

Jim Fitterling, Chief Executive Officer di Dow, ha affermato: "Dow è all'avanguardia nel settore grazie all'applicazione del concetto di economia circolare, la collaborazione lungo la catena del valore, la creazione di nuovi prodotti e l'impegno dei propri dipendenti per porre fine ai rifiuti di plastica nell'ambiente. Continueremo a cogliere opportunità per collaborare con i partner del settore, i proprietari di marchi, i governi locali, nazionali e internazionali, le ONG e i consumatori per assicurare lo sviluppo di soluzioni di economia circolare reali per la plastica".

Circulate Capital

La missione di Circulate Capital è dimostrare la fattibilità degli investimenti nei settori della gestione dei rifiuti e del riciclo, per attrarre nuovi capitali degli investitori istituzionali necessario a regolare le società e le infrastrutture per la gestione e il riciclo integrati dei rifiuti nell'Asia del Sud e del Sud-Est. Queste regioni contribuiscono enormemente all'inquinamento degli oceani causato dalla plastica principalmente perché non dispongono delle infrastrutture necessarie per la gestione dei rifiuti. Il modello di investimento di Circulate Capital ha la finalità di mobilitare investimenti istituzionali mediante strutture finanziarie, fondi filantropici e crediti concessionari a capitali di investimento con  tassi di mercato, al fine di ridurre i rischi e dimostrare che gli investimenti nel settore del recupero delle risorse sono in grado di fornire rendimenti finanziari appetibili. Circulate Capital prevede di ricevere 100 milioni di dollari sotto forma di finanziamento proveniente da imprese leader mondiali nel settore del packaging per beni di consumo e del settore chimico.

 

Diego Donoso, business president di Dow Packaging & Specialty Plastics ha dichiarato: "Si tratta di un altro importante progetto di collaborazione per Dow che riflette l'impegno della Società nel lavorare a stretto contatto con partner che condividono il desiderio di proporre soluzioni a questo problema. L'operato di Circulate Capital è importante perché permette alle popolazioni delle regioni maggiormente interessate dalla mancanza di infrastrutture per la gestione dei rifiuti di sviluppare soluzioni attuabili all'interno delle proprie comunità. Sono in molti ad avere sia le idee, sia la determinazione per far fronte alla sfida dei rifiuti e Dow è orgogliosa di offrire il contributo economico necessario per far sì che tali idee si trasformino in soluzioni".

 

Ocean Conservancy

Ocean Conservancy opera per proteggere l'oceano dalle principali sfide odierne a livello globale. Di concerto con i propri partner, l'organizzazione crea soluzioni su base scientifica per la salvaguardia dell'oceano e per la fauna selvatica e le comunità che da esso dipendono. L'ultima donazione da parte di Dow a Ocean Conservancy di un milione di dollari è frutto della relazione pluriventennale tra le due organizzazioni. In quanto principale partner della campagna annuale International Coastal Cleanup, nel 2012 Dow ha fondato, insieme a Ocean Conservancy, Trash Free Seas Alliance® (TFSA), una coalizione formata da imprese, docenti universitari e ONG per analizzare e affrontare le cause a monte dell'inquinamento degli oceani causato dalla plastica.

 

Mike Witt, corporate director di Dow per l'economia circolare della plastica, ha affermato: "La collaborazione con Ocean Conservancy testimonia l'impegno di Dow nel proporre soluzioni relative al fine ciclo di vita della plastica. Continuiamo a innovare e sviluppare nuovi processi di riciclaggio, sostenendo il riutilizzo con sempre meno risorse. Ridurre la quantità di plastica necessaria alla creazione di prodotti e migliorarne la riciclabilità, mantenendo ottimi standard per i consumatori, sono parte della soluzione e frutto della nostra continua ricerca".

Acque pulite nei porti, al via il progetto GRRinPORT: monitorati porti di Piombino Livorno Ajaccio Cagliari

Acque pulite nei porti, al via il progetto GRRinPORT

L'Università di Pisa fra i partner, la sperimentazione riguarderà i porti di Piombino, Ajaccio, Livorno e Cagliari

 

Migliorare la qualità delle acque marine nei porti limitando l'impatto dell'attività portuale e del traffico marittimo attraverso la definizione di un set di buone pratiche per la gestione di rifiuti e reflui. 


E' questo l'obiettivo di GRRinPORT (acronimo di Gestione sostenibile dei rifiuti e dei reflui nei porti), un progetto triennale partito nel 2018 che riguarderà in via sperimentale i porti di Piombino, Ajaccio, Livorno e Cagliari. Finanziato dal Programma Interreg Marittimo Italia – Francia, il progetto ha come partner il Dipartimento di Ingegneria dell'Energia, dei Sistemi, del Territorio e delle Costruzioni (Destec) dell'Università di Pisa che opererà con un vasto consorzio italo-francese di cui fanno parte l'Università degli Studi di Cagliari come capofila, la Regione Autonoma della Sardegna, il Mediterranean Sea and Coast Foundation (Medsea), l'Université de Corse Pasquale Paoli, l' Office des Transports de la Corse e l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra).


"Nei mesi scorsi abbiamo effettuato i primi prelievi nel porto di Piombino e Livorno allo scopo di raccogliere sedimenti con diverse caratteristiche chimico-fisiche su cui effettuare le analisi – spiega il professore Renato Iannelli dell'Ateneo pisano – Sulla base dei livelli e del tipo di contaminazione stabiliremo quindi i trattamenti da fare per bonificarli".


Nell'ambito del progetto, il Destec dell'Università di Pisa metterà infatti a disposizione la propria esperienza di ricerca e sperimentazione per il trattamento e la gestione dei sedimenti di dragaggio contaminati. In particolare, i campioni raccolti saranno prima lavati e separati per grandezza fine, media e grossolana e quindi attraverso successivi trattamenti verranno rimossi i metalli pesanti e degradati gli inquinanti organici.


Oltre ai primi campionamenti, i partner impegnati nel progetto stanno inoltre definendo il quadro generale della situazione attraverso una raccolta dati e un'analisi della normativa. Il piano di raccolta e gestione dei rifiuti portuali è infatti un obbligo di legge per l'Autorità Portuale, ma manca un'azione di raccordo nazionale e transfrontaliera, che uniformi le modalità di gestione delle diverse tipologie di rifiuti e di reflui, sia a bordo delle imbarcazioni che in porto.

"Nell'area presa in esame dal progetto, l'inquinamento marino è causato principalmente dall'uso di combustibili inquinanti e dai fumi emessi dai traghetti che effettuano il trasporto da e per la Corsica, ma anche dalla presenza di rifiuti e reflui organici prodotti a bordo delle navi e nelle strutture a terra – conclude Iannelli - Obiettivo del progetto è dunque dare delle indicazioni comuni per gestirli al meglio e limitare gli impatti sull'ambiente".

 

FOTO 1

La ditta STMP di Piombino ha effettuato varie immersioni che hanno permesso di campionare un totale di 16 campioni di varie granulometrie e contenenti diversi inquinanti. Hanno partecipato sia UNIPI (Prof. Renato Iannelli, Ing. Isabella Pecorini) che Ispra (Ing. Fabiano Pilato e Ing. Andrea La Camera).

 

FOTO 2

A maggio e giugno 2018 sono stati prelevati i primi campioni di sedimenti marini nel porto di Livorno, in particolare in varie Darsene (Darsena Lucchini e Darsena Pescherecci).

 

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I campioni sono stati carotati sul fondale per circa 40 cm in seguito omogeneizzati e suddivisi, nella foto Isabella Pecorini, Fabiano Pilato e Andrea La Camera)

 

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I campioni raccolti, in prevalenza limo argillosi anche se in alcuni casi hanno presentato parti sabbiose.


Cauteruccio (Greenaccord): "Contro emergenza climatica e intolleranza sociale ripensare la filiera del cibo"

Cauteruccio (Greenaccord): "Contro emergenza climatica e intolleranza sociale ripensare la filiera del cibo"

 

"Rivoluzionare gli stili di consumo, ripensare le tecniche di produzione e ricostruire le filiere agricole facendo riscoprire i saperi tradizionali è cruciale per ridurre l'impatto ambientale e sociale dell'agricoltura e riaffermare la centralità dei piccoli produttori". 


È l'appello lanciato da Alfonso Cauteruccio, presidente dell'associazione di giornalismo ambientale Greenaccord Onlus, durante la giornata di studio "Attorno al cibo per costruire dialogo, incontro, confronto e pace" organizzata a Roma in collaborazione con l'Arsial (Agenzia regionale per lo Sviluppo e l'Innovazione dell'agricoltura del Lazio). 


Un appello di stringente attualità visto che da poche ore in Polonia si è aperta la Cop24, la Conferenza internazionale Onu sui cambiamenti climatici, che dovrà approvare misure concrete in grado di dare attuazione agli obiettivi fissati dall'Accordo di Parigi tre anni fa.


"Il cibo – ha aggiunto Cauteruccio – può rappresentare anche un potente strumento di condivisione e di dialogo interculturale. Mai come in questo momento storico, il cibo può e deve essere usato come mezzo per combattere rigurgiti di intolleranza e ritrovare il filo conduttore che accomuna i popoli. Poche cose infatti sono tanto universali e trasversali alle diverse culture da poter essere trasformato in elemento di pace, di congiunzione e di inclusione".

martedì 4 dicembre 2018

SMOG: COLDIRETTI, STOP AUTO PERCHE’ SOLO 31 MQ DI VERDE A TESTA

SMOG: COLDIRETTI, STOP AUTO PERCHE' SOLO 31 MQ DI VERDE A TESTA

 

A favorire lo smog nelle città è l'effetto combinato dei cambiamenti climatici, del traffico e della ridotta disponibilità di spazi verdi che concorrono a combattere le polveri sottili e gli inquinanti gassosi, ma in Italia ogni abitante dispone in città di appena 31 metri quadrati di verde urbano, e la situazione peggiora per le metropoli del nord con valori che vanno dai 6,3 di Genova ai 17,9 di Milano, dai  22 di Torino fino ai 23,1 a Brescia e ai 29 metri quadrati a Bologna mentre superiori alla media nazionale sono con 33,3 metri quadrati  e Padova con 40,9. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat in occasione delle prime misure restrittive alla circolazione scattate in molte città del nord, da Torino a Parma, da Modena a Reggio Emilia per il superamento dei livelli consentiti di polveri sottili (PM10) nell'aria. Di fronte all'evidente cambiamento del clima in atto – sostiene la Coldiretti – non si può continuare a rincorrere le emergenze, ma bisogna intervenire in modo strutturale favorendo nelle città la diffusione del verde pubblico e privato che concorre a combattere le polveri sottili e gli inquinanti gassosi. Una pianta adulta – spiega la Coldiretti - è capace di catturare dall'aria dai 100 ai 250 grammi di polveri sottili e un ettaro di piante elimina circa 20 chili di polveri e smog in un anno. La Coldiretti ha stilato la prima top ten delle piante mangia smog, dall'Acero riccio alla Betulla verrucosa, dal Ginkgo Biloba al Bagolaro, dal Frassino comune all'Ontano nero, dal Tiglio selvatico all'Olmo che anche nel proprio giardino sono capaci di ripulire l'aria da migliaia di chili di anidride carbonica e sostanze inquinanti come le polveri PM10 che ogni anno in Italia causano circa 80.000 morti premature secondo l'Agenzia europea dell'Ambiente. In questo contesto – conclude la Coldiretti - è positiva l'introduzione in manovra del "bonus verde" con detrazioni del 36% per la cura del verde privato quali terrazzi e giardini, anche condominiali.



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lunedì 3 dicembre 2018

Al via il lavoro di tutela ambientale promosso dalla regione Calabria. SkipperService360 e l’Università di Malta a fianco al CE.S.R.A.M. per la realizzazione del progetto

Avvio del lavoro di tutela ambientale promosso dalla regione Calabria. SkipperService360 e l'Università di Malta a fianco al CE.S.R.A.M. per la realizzazione del progetto

Partono oggi i lavori di avvio del progetto del Programma Operativo 2014-2020 della Regione Calabria per la conservazione, il ripristino e la tutela degli habitat e le specie della Rete Natura 2000. Il CE.S.R.A.M., ente che, fra gli altri, è risultato vincitore del bando regionale, ha illustrato il progetto con un convegno di apertura organizzato nell'hotel Mirabeau Park di Gasperina sabato 1 dicembre 2018. 

Fra le aziende italiane che supportano il progetto c'è SkipperService360, specializzata nel restauro di barche d'epoca che, grazie alla passione del suo fondatore, ha dimostrato negli anni grande professionalità e sensibilità verso tematiche ambientali più complesse. "Non bisogna sottovalutare le responsabilità dei marittimi in relazione alla tutela e alla salvaguardia degli ambienti marini. Oltre alle normative ampiamente disciplinate in materia, è ancor più importante il buon senso di chi il mare lo vive davvero" sostiene Andrea de Belvis, fondatore e amministratore di SkipperService360.

Per la pulizia dei fondali il CE.S.R.A.M. si avvarrà della collaborazione di un'associazione calabrese, l'AISA, l'Associazione sommozzatori di Satriano.

Molti anche i contributi internazionali al progetto: l'Università di Malta, attraverso la partecipazione dell'esperta ricercatrice sui cetacei e biologa per la conservazione della Biodiversità, Dott.ssa Adriana Vella, e l'International School for Scientific Diving ISSD, attraverso il direttore Stefano Acunto.

L'imbarcazione utilizzata per i monitoraggi sarà fornita dal CISOM, Corpo Italiano di Soccorso Ordine di Malta.

Presenti all'incontro alcuni dei comuni interessati con i rispettivi Sindaci o rappresentanze, Ernesto Alecci, Sindaco del Comune di Soverato e Componente del Comitato per l'Ente dei Parchi Marini Regionali e Alfonso Mercurio, Sindaco Comune di Stalettì, e gli alunni del Liceo Classico e dell'Istituto salesiano di Soverato che parteciperanno attivamente al progetto come alternanza scuola/lavoro. "Per i ragazzi non è solo un servizio fornito dalla scuola, è l'opportunità di comprendere la propria terra, imparare ad amarla e rispettarla, e trasmettere questo rispetto al prossimo. Il cambiamento parte soprattutto dall'educazione nelle scuole", dichiara il Presidente CE.S.R.A.M.  Maria Assunta Menniti. Per le istituzioni era presenta la Regione Calabria, con il Dottor Gregorio Muzzi, componente dell'Osservatorio Regionale per la Biodiversità, e la Capitaneria di Porto, con il comandante Tenente di Vascello Matteo Verrigni.




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Rapporto tra cibo e cambiamento climatico. COP24. Slow Food: «Basta con le false promesse, vogliamo fatti»

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COP24 - Slow Food: «Basta con le false promesse, vogliamo fatti»
Sarebbe tempo che la COP riconoscesse le responsabilità del sistema alimentare industriale nella creazione di emissioni di CO2 

È iniziata la conferenza mondiale sul clima organizzata dalle Nazioni Unite (COP24) a Katowice, in Polonia. Il tema di quest'anno è "Changing Together", e sarebbe davvero tempo di cambiare passo e dare finalmente un forte segnale. La segretaria esecutiva della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc) Patricia Espinosa, parla di una «Parigi 2.0». Speriamo sia davvero così. Le aspettative infatti sono molto alte: nei prossimi giorni si dovrà indicare la direzione che il mondo vuole prendere. I partecipanti saranno chiamati a creare un "Rule Book", un sistema di regole condivise per rendere operativi gli impegni assunti nella capitale francese. Si definiranno anche le azioni da intraprendere prima del 2020, quando l'Accordo diventerà effettivamente operativo e soprattutto si cercherà di definire una volta per tutte la spinosissima questione dei finanziamenti necessari per la lotta ai cambiamenti climatici e per l'adattamento da parte delle nazioni più vulnerabili.

 

«Sarebbe tempo che la COP riconoscesse le responsabilità del sistema alimentare industriale nella creazione di emissioni di CO2», commenta Ursula Hudson, presidente di Slow Food Germania e membro del Comitato Esecutivo di Slow Food Internazionale.

«I tre maggiori produttori mondiali di carne generano più emissioni di CO2 di quelle emesse da un paese come la Francia, e quasi quanto alcune delle più grandi compagnie petrolifere. Se queste aziende fossero un paese, sarebbero il settimo produttore di emissioni di gas serra al mondo». Ciò nonostante, aggiunge, «si continua a non trovare traccia della questione nei negoziati».

 

Sappiamo ormai troppo bene che l'agricoltura, e in genere gli usi del suolo, causano a livello globale un quarto delle emissioni totali di CO2 (IPCC). «In Europa, se includiamo anche i consumi energetici per la coltivazione e la produzione del cibo, il trasporto, la refrigerazione, la preparazione, arriviamo al 40%. È tempo che la comunità internazionale prenda in considerazione questi dati».

 

«Abbiamo bisogno di politici coraggiosi che non abbiano paura di sanzionare le industrie che non rispettano gli obiettivi climatici. Servono impegni concreti e vincolanti per ridurre le emissioni di CO2 e incentivi per chi pratica un'agricoltura agro-ecologica, alleva in modo estensivo e produce artigianalmente, salvando biodiversità e proteggendo i suoli. Occorre ridurre in modo importante i consumi di carne (i due terzi delle emissioni del settore agricolo sono dovute all'allevamento) e tutelare gli ecosistemi marini, gli oceani, capaci di sequestrare grandi quantità di CO2 -  continua Hudson. - Purtroppo non sono stati fatti molti passi in avanti dall'ultima COP». Questo è molto preoccupante, soprattutto se vogliamo fermare il riscaldamento globale entro i +2°C e salvare il pianeta, rendendolo vivibile per le generazioni future. Siamo la prima generazione in grado di constatare gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici ma siamo anche l'ultima che può intervenire per cambiare le cose. Slow Food ha lanciato una campagna – Food for Change - per ricordare a tutti che le nostre scelte alimentari possono cambiare le cose, e i progetti che portiamo avanti in oltre 150 paesi dimostrano che un altro modo di produrre è possibile.




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Ecovillaggio Lops certificato Condominio Sette Stelle

 
L'Ecovillaggio LOPS di Buccinasco (MI) è stato certificato e classificato "7 Stelle" raggiungendo il più alto livello di rating del prestigioso ed autorevole protocollo "Condominio Sette Stelle" del Dipartimento Architectural Buinding & Construction del Politecnico di Milano.

I 64  indicatori considerati, che consentono di definire e certificare la qualità abitativa complessiva di un Condominio attribuendogli fino ad un massimo di 7 stelle, sono di tipo ambientale, economico e sociale

Il nuovo complesso residenziale, progettato con grande attenzione alla qualità costruttiva ed impiantistica, si colloca in classe energetica A4 (il 75% dell'energia elettrica che alimenta gli spazi condominiali e le aree comuni proviene da fonti rinnovabili, grazie all'impianto fotovoltaico condominiale) e risponde ai più recenti requisiti di resistenza sismica. I materiali e la tecnologia di ultima generazione garantiscono elevati standard di comfort, gestione domestica, sicurezza, sostenibilità e risparmio. A questo, si affiancano servizi come il sistema anti-intrusione, la video sorveglianza in tutto il condominio,  la rete wi-fi condominiale e ulteriori servizi domiciliari come baby sitting, dog e cat sitting, servizi infermieristici, lavanderia, fisioterapisti e osteopati, pulizie e manutenzioni h24. Numerose, inoltre, le aree comuni pensate per venire incontro alle più particolari esigenze come l'area cani, il deposito bici, moto e carrozzine, l'area giochi attrezzata, l'area solarium e yoga, la piscina estiva e molto altro ancora.

"Il riconoscimento del massimo livello di rating di un protocollo così autorevole come quello del Politecnico di Milano ci rende orgogliosi e molto soddisfatti, confermandoci di aver lavorato nella giusta direzione – dichiara Nicola Lops, che ha seguito l'intero progetto – In questa iniziativa abbiamo messo tutta l'esperienza maturata nel settore immobiliare a cui abbiamo aggiunto un aspetto oggi ancora più importante, la qualità della vita dei futuri residenti. Questo ci ha permesso di puntare ad ottenere anche la migliore valorizzazione nel tempo dell'investimento che trova nel Sistema di Rating "Condominio Sette Stelle" un'autorevole linea guida per il corretto mantenimento dei più alti livelli di standard abitativi".



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UNIBO RICERCA. IL CIBO DEL FUTURO NASCERÀ GRAZIE AGLI ECOSISTEMI BATTERICI

UNIBO RICERCA. IL CIBO DEL FUTURO NASCERÀ GRAZIE AGLI ECOSISTEMI BATTERICI

Sfruttare le potenzialità del microbioma – le comunità di microrganismi che colonizzano ogni nicchia ecologica sul pianeta – per creare nuovi alimenti sostenibili e di qualità. È l'obiettivo di CIRCLES, nuovo progetto europeo coordinato dall'Università di Bologna

 

Bologna, 3 dicembre 2018 – Il cibo del futuro? Il segreto sta nei batteri. È la promessa di CIRCLES, un nuovo, imponente progetto di ricerca europeo che punta a rivoluzionare la produzione alimentare migliorandone sicurezza, produttività, qualità e sostenibilità. Come? Sfruttando le enormi potenzialità di attori molto, molto piccoli: le comunità di microrganismi – note come microbiomi – che colonizzano ogni nicchia ecologica sul pianeta, inclusi tutti gli esseri viventi.

Premiato dalla Commissione Europa con un ampio finanziamento – circa 10 milioni di euro – nell'ambito del programma Horizon 2020, CIRCLES è coordinato dall'Università di Bologna. L'Ateneo bolognese – che proprio in questi giorni ospita il kick-off meeting di avvio del progetto – sarà alla guida di un vasto consorzio di 30 partner provenienti da 14 paesi europei. Parteciperanno sia istituti di ricerca leader nel campo della microbiologia, della genetica e delle scienze ambientali che aziende di punta nel settore della produzione alimentare come Aia, Orogel, Eurovix, DSM Nutritional Products e Bolton Alimentari, oltre ad esperti di business planning e di comunicazione.

Uno sforzo collettivo che ha come obiettivo la creazione di Smart Microbiome Food Products: nuovi alimenti a base di ortaggi, carne e pesce nati da sistemi alimentari in cui i microbiomi di animali e piante saranno ottimizzati per realizzare in modo sostenibile prodotti di qualità superiore.

[La stampa è invitata all'apertura del kick-off meeting del progetto CIRCLES:
Martedì 4 dicembre, ore 9,30-10,30, Complesso di San Giovanni in Monte, Aula Prodi (Piazza San Giovanni in Monte, 2 – Bologna)]

IL SEGRETO NEL MICROBIOMA
La produzione alimentare a livello globale sta mettendo a dura prova la conservazione e la disponibilità di risorse naturali. E i problemi sono destinati a crescere. Si stima che nel 2050 la popolazione mondiale arriverà a contare circa 9,7 miliardi di persone: produrre cibo sufficiente per tutti sarà una delle sfide più difficili per il genere umano. Per superarla, i sistemi di produzione alimentare dovranno diventare estremamente efficienti: filiere in grado di produrre cibo sicuro e nutriente, riducendo al tempo stesso in modo deciso l'impatto ambientale.

Una delle strade più promettenti per arrivare a questo risultato sta nel potenziale metabolico dei microbiomi, le vastissime comunità di microorganismi – batteri, virus, funghi – che colonizzano ambienti, piante e animali. "Viviamo in un mondo popolato, in termini numerici, principalmente da batteri", spiega Marco Candela, docente dell'Università di Bologna che coordina il progetto. "Per questo è importante imparare a conoscerli e a convivere con loro, in modo da poter anche usare le loro abilità per migliorare la salute globale e promuovere un'economia sostenibile".

Studi approfonditi su questi microorganismi hanno mostrato che la loro presenza è fondamentale per garantire lo sviluppo e la salute di tutti gli esseri viventi. "Oggi si guarda in modo integrato alla relazione tra un ambiente o un organismo e il microbioma che lo abita", continua Marco Candela. "Per questo, i microbiomi rappresentano un potenziale probiotico per tutti gli attori principali nella filiera di produzione dell'alimento, from farm to fork: suolo, acqua, mangimi, piante e animali, prodotto finale, ambiente, prodotti di scarto, lavoratori e, infine, consumatori".

CIRCLES (Controlling mIcRobiomes CircuLations for bEtter food Systems) parte proprio da qui: esplorare, traslare e diffondere applicazioni innovative basate sui microbiomi per migliorare la performance e la sostenibilità dei sistemi alimentari.

IL VIAGGIO DI CIRCLES
Nel corso del progetto, che durerà cinque anni, saranno studiate e migliorate filiere alimentari già esistenti, grazie alla collaborazione delle aziende partecipanti. Ci saranno dei veri e propri "laboratori sul campo" che permetteranno di sperimentare soluzioni innovative su sei sistemi alimentari strategici per il mercato europeo: gli ortaggi (pomodori e spinaci), l'allevamento intensivo (polli e suini), l'acquacoltura e la pesca (l'orata nel Mediterraneo e il salmone nell'Atlantico).

I ricercatori prepareranno strumenti specifici in grado di modulare e ottimizzare la composizione dei microbiomi (Smart Microbiome Modulators) da utilizzare in modo integrato e circolare. In questo modo sarà possibile ottimizzare tutta la filiera produttiva, migliorando qualità, produttività, sicurezza e sostenibilità dell'intero processo produttivo.

CIRCLES, insomma, arriverà a definire un nuovo paradigma di produzione sostenibile, basato sullo sfruttamento dei microbiomi: un vero e proprio Smart Microbiome Food System che permetterà di produrre alimenti di qualità superiore (Smart Microbiome Food Products) a base di ortaggi, carne e pesce. "Tutti i cibi saranno certificati, grazie anche ad un innovativo metodo di etichettatura che garantirà la trasparenza sulla qualità del processo produttivo", dice il professor Candela. "Questi Smart Microbiome Food Systems saranno il risultato finale che CIRCLES offrirà all'Europa di domani. Una sfida importante che permetterà di fare un passo in avanti verso un'economia alimentare più sicura e sostenibile".



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Sostenibilità ambientale ed efficienza energetica. A Bari la terza tappa del roadshow di Elettricità Futura e Confindustria

MAGGIORE CONFRONTO TRA AZIENDE E TERRITORIO: FATTORE ABILITANTE DELLA TRANSIZIONE ENERGETICA

A Bari la terza tappa del roadshow di Elettricità Futura e Confindustria

 

Roma, 3 dicembre 2018 - Si è svolta questa mattina la terza tappa del roadshow organizzato da Elettricità Futura in collaborazione con Confindustria Puglia e Confindustria Bari e Barletta-Andria-Trani "Le opportunità di sviluppo delle fonti rinnovabili nel settore elettrico". Un'occasione di confronto tra le Associazioni di Confindustria, gli enti istituzionali e le aziende del settore elettrico sullo sviluppo delle rinnovabili e le opportunità di finanziamento.

La Puglia è una regione ad alta vocazione eolica, come spiega Angelo Di Giovine, Presidente della Sezione Energia Ambiente ed Utilities di Confindustria Bari e BAT "La Puglia è ormai riconosciuta come la prima regione per potenza installata e ha ancora grandi potenzialità nello sviluppo di energia da Fonti Rinnovabili. In particolare, eolico e fotovoltaico sono ancora attrattivi di investimenti. Nuove opportunità si intravedono sia nella strategia energetica nazionale sia nella legislazione regionale, che, attraverso misure incentivanti e semplificazioni amministrative, costituiranno una nuova leva per insediamenti produttivi o revamping di impianti esistenti. Le aziende sono pronte ad investire, ma auspicano maggiori certezze sia del quadro regolatorio che dei tempi autorizzativi. Siamo lieti di questa iniziativa che ha favorito il dialogo tra legislatore e operatori del settore per una crescita sostenibile del territorio.

L'innalzamento del target al 32% per la produzione da fonti rinnovabili e al 32,5% per l'efficienza energetica al 2030 offrirà nuove opportunità per il nostro Paese. Come spiega Lucia Bormida, Vice Presidente di Elettricità Futura "Si stimano più di 50 miliardi di investimenti in nuovi impianti FER, di cui il 62% nel fotovoltaico e il 27% nell'eolico. In termini di produzione di energia elettrica, dovremmo quasi raddoppiare quella da fonti rinnovabili, a cui si accompagnerà un incremento occupazionale di quasi 130. 000 unità al 2030, tra occupazione permanente e temporanea. Una grande opportunità che necessita di un chiaro e stabile quadro normativo di riferimento, di cui il nuovo DM FER è un tassello fondamentale per dare continuità agli investimenti, e di nuovi strumenti, come l'introduzione del capacity market e la promozione di nuovi meccanismi di contrattazione tra investitori e clienti, che stabilizzino il prezzo dell'energia nel lungo periodo come i PPA. In questo contesto il repowering degli impianti esistenti diventa un elemento imprescindibile per il raggiungimento degli obiettivi europei in sintonia con la tutela ambiente e l'uso efficiente della risorsa suolo. Fondamentale, infine, il ruolo delle istituzioni centrali e locali nell'accompagnare questo percorso, evitando stratificazioni di provvedimenti e coinvolgendo i territori in maniera inclusiva".

Il workshop ha visto inoltre la partecipazione di Davide Valenzano, Head of Regulatory Affairs Gestore Servizi Energetici S.p.A. (GSE), Simona Ciancio, Responsabile affari regolatori mercati Terna S.p.A., Alberto Musso, Chief Operating Officer di E2i Energie Speciali Srl - Membro Elettricità Futura, Fabrizio Tortora, Business development M&A South Europe and LATAM Director Falck Renewables S.p.A., Membro Elettricità Futura, Marco Manchisi, Responsabile Sviluppo Rinnovabili e Cogenerazione F.lli Ciccolella, Membro del Collegio dei Probiviri Elettricità Futura, Giorgio Perconti Director-Responsabile Power & Utility Transaction Services Ernst&Young e Giovanni Simoni, Membro Consiglio Generale Elettricità Futura, CEO Kenergia Srl.



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Mobilità sostenibile. DriveNow (Gruppo BMW) | Indagine su mobilità elettrica | "Auto elettrica si grazie! Ma le colonnine di ricarica dove sono?"

Survey DriveNow "E se ti dicessi elettrica?"

"Auto elettrica si grazie! Ma le colonnine di ricarica dove sono?"


L'indagine della società di car sharing del Gruppo Bmw evidenzia l'ampia disponibilità e la propensione all'utilizzo di vetture elettriche. Scoraggia la mancanza dei punti di ricarica.

 

 

E' incoraggiante il dato che emerge dell'indagine "E se ti dicessi elettrica?" realizzato da DriveNow, la società di  car sharing del Gruppo Bmw, che ha inteso esplorare l'umore degli utenti in tema di mobilità elettrica. Infatti alla domanda "Se per il tuo noleggio a medesima distanza di parcheggio hai la possibilità di scegliere tra un'auto elettrica e un'altra con motore diesel o benzina per quale opteresti?" l'80% degli intervistati ha risposto di scegliere l'auto elettrica.

 

Tale percentuale rimane comunque alta laddove l'auto elettrica fosse meno agevole rispetto a quella diesel o benzina; infatti alla domanda " E se l'elettrica fosse qualche minuto a piedi più distante rispetto alle altre auto?" il 60% del campione ha risposto che sceglierebbe comunque l'elettrica.

 

La survey condotta su customer base DriveNow - ad oggi l'unico operatore di car sharing in Italia che mette a disposizione dei propri clienti una flotta mista endotermica ed elettrica - a Milano nel periodo 15-30 ottobre 2018 su 880 intervistati (di cui il 35% appartiene alla fascia di età 21-30, il 30% circa di età tra i 31-40 anni e il 35% circa nella fascia 41-60 anni) innanzitutto conferma che il car sharing è fattore importante nell'avvicinamento o prima guida di un'auto elettrica. Il 50% dei car sharer intervistati ha infatti dichiarato di aver già guidato un elettrica DriveNow, nello specifico la BMW i3 in flotta all'operatore tedesco in tutta Europa. 1 intervistato su 5 ha poi confermato di usare l'elettrica almeno una volta al mese. Invece 1 su 4 sono quelli che la utilizzano almeno una volta nel trimestre.

 

Il 60% degli intervistati ha poi aggiunto che la prima guida in assoluto di un'elettrica è avvenuto attraverso il car sharing, descrivendo perciò il valore dell'auto in condivisione nell'avvicinare il pubblico alle più recenti modalità di mobilità sostenibile.   

 

E buone nuove giungono anche dalle motivazioni all'uso. Alla domanda (con possibilità di dare più risposte):  "perchè sceglieresti l'auto elettrica?" Il 68% degli intervistati ha infatti risposto: "perchè a zero emissioni ed eco-friendly" descrivendo una significativo progresso in termini di coscienza sociale ambientale. "E questo è un dato davvero molto incoraggiante – commenta Andrea Leverano managing director di DriveNow Italia - che racconta come i cittadini siano tutt'altro che disinteressati a tematiche di tipo ambientale, e soprattutto quelli che vivendo nelle grandi città debbono fare tutti i giorni i conti con aria carica di polveri sottili e inquinamento acustico". Circa quest'ultimo aspetto il 38% del campione individua nella silenziosità di guida uno tra gli ulteriori benefici della motorizzazione elettrica.

 

Le altre motivazioni determinanti (l'indagine permetteva risposte multiple a questa domanda) l'utilizzo dell'auto elettrica risultano essere "perché è divertente da guidare" (40%), "perché sono innovative e i amo provare cose nuove" (60%)

 

Ricarica questa sconosciuta…

Leverano: "Le auto ci sono, la volontà dei cittadini pure. Mancano solo le colonnine di ricarica"

 

Il punto però critico che emerge dall'indagine DriveNow è che pur con la disponibilità di vetture elettriche (tutti i grandi Gruppi automobilistici stanno, insieme all'ibrido, velocemente virando le produzioni verso questo tipo di motorizzazione) e sia anche con la disponibilità ed entusiasmo dei cittadini ad una svolta eco-friendly per quanto riguarda la mobilità urbana è la mancanza dei punti di ricarica.

 

Il 95% circa degli  utenti "milanesi" (intendendo in questa definizione anche coloro utilizzano il car sharing DriveNow a Milano, pur essendo magari originari di altri Comuni italiani) sollecitati sul tema ha dichiarato di non aver mai ricaricato la vettura.

 

"Abbiamo allora domandato loro – spiega Andrea Leverano – il perché riguardo a ciò e le risposte rimandano tutte alla mancanza di una adeguata rete di infrastrutture, con un sufficiente numero di punti di ricarica veloce".

 

Di fronte al fatto di non averlo mai fatto, tra le condizioni potrebbero indurre il car sharer a provare a ricaricare l'elettrica si posizionano infatti in cima alla classifica "incontrare un punto di ricarica più frequentemente" (50%), "non dover deviare troppo dal  mio percorso per raggiungere una colonnina per la ricarica" (52%). Il 47% dichiara poi di non conoscere sufficientemente il funzionamento di ricarica dei veicoli.

 

"Quindi in estrema sintesi – conclude Andrea Leverano di DriveNow – le auto ci sarebbero, la volontà dei cittadini pure. Mancano solo le colonnine di ricarica. Il mio auspicio è  che l'annunciato impegno dell'amministrazione di Milano, città all'avanguardia in Europa sul tema della mobilità sostenibile, per 'installazione di circa 1000 punti di ricarica possa diventare presto realtà".



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Energia, gas: Sistema Informativo Integrato: al via lo switching gas

Sistema Informativo Integrato: al via lo switching gas


Roma, 3 dicembre 2018 – Dal 1° dicembre attivi i primi switching del settore gas eseguiti mediante  Sistema Informativo Integrato (SII), gestito da Acquirente Unico, la banca dati delle anagrafiche e dei dati di consumo dei clienti energetici.

Le prime richieste di cambio fornitore sono pervenute a novembre, mese in cui è stato attribuito al SII la gestione degli switching gas. Si tratta di 195.000 contratti, 200 distributori e 269 venditori.

"L'obbligo di fare decorrere i contratti di fornitura dal 1° giorno del mese, sancito dalla regolazione di settore, fa sì che solo da dicembre si manifesti l'efficacia delle istanze di cambio fornitore",  dichiara Elettra Cappadozzi, Direttore del Sistema Informativo Integrato.

Nel settore elettrico il coinvolgimento del SII nel cambio di fornitore, ha permesso il rispetto delle Direttive Europee favorendo la certezza delle tempistiche e la correttezza dei dati di misura nel processo di switching.

"Vista l'esperienza maturata e i risultati positivi ottenuti fino a ora – conclude Cappadozzi - ci attendiamo gli stessi risultati anche nel gas". –


° Acquirente Unico è la società pubblica alla quale, nell'ambito del processo di liberalizzazione del mercato elettrico, per legge è affidato il compito di acquistare elettricità per le famiglie e le piccole-medie imprese rimaste nel mercato tutelato - oltre 24 milioni di utenti (di cui circa 20 milioni domestici) - che non hanno quindi ancora scelto il loro fornitore sul mercato libero.

Nel 2017 l'azienda ha approvvigionato circa 56 TWh, pari a a circa il 17% del fabbisogno nazionale di energia elettrica.

Ad AU, che opera sulla base delle direttive del Ministero dello Sviluppo Economico e delle delibere dell' Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, sono state poi affidate altre competenze, di fatto una "holding di servizi" indipendente per meglio tutelare i consumatori e per favorire il processo di liberalizzazione del mercato elettrico e del gas.

Tra queste, la gestione dello Sportello per il consumatore Energia a Ambiente per conto dell'Autorità per informare i consumatori sui propri diritti nei mercati dell'energia e supportarli nella risoluzione gratuita delle controversie con i propri fornitori, oltre che per supportare la stessa Autorità nell'individuazione delle anomalie di mercato; la realizzazione e gestione del SII-Sistema Informativo Integrato, prima piattaforma digitale per uno scambio sicuro e affidabile di dati tra tutti gli operatori per favorire lo sviluppo del mercato; il Servizio di Conciliazione clienti energia, per dirimere celermente le controversie tra consumatori e operatori senza ricorrere alla via giudiziaria e senza oneri; la gestione dell'OCSIT, l'organismo di gestione delle scorte petrolifere di sicurezza per assicurare in maniera efficace e sicura gli approvvigionamenti del Paese.



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AMBIENTE. COSTA: “A GENNAIO NUOVA LEGGE SULLE BONIFICHE, COSTI A CARICO DELLO STATO PER LE DISCARICHE ABUSIVE DI CUI NON SI CONOSCONO I RESPONSABILI”

AMBIENTE. COSTA: "A GENNAIO NUOVA LEGGE SULLE BONIFICHE, COSTI A CARICO DELLO STATO PER LE DISCARICHE ABUSIVE DI CUI NON SI CONOSCONO I RESPONSABILI"

Lo dichiara il Ministro all'Ambiente Sergio Costa a Estreme Conseguenze, intervistato sull'inquinamento da Pfas in Veneto



Milano, 3 dicembre 2018 - Una legge all'interno della Finanziaria per stilare un elenco dei siti da bonificare e fondi statali per iniziare i lavori. Lo annuncia il Ministro dell'Ambiente Sergio Costa interpellato sulla vicenda dell'inquinamento da Pfas in Veneto. "L'Italia sta soffrendo per quelli che sono i cosiddetti "siti orfani", cioè le discariche abusive di cui non si conoscono i responsabili - afferma Costa - ma dove nel frattempo c'è il problema. Stiamo intervenendo su questi siti orfani, inserendo una norma specifica in Finanziaria per definirli, perché finora una definizione non esiste e successivamente con la legge Terramia, che è in fase di scrittura e sarà presentata al Consiglio dei Ministri a gennaio, vogliamo prevederne la bonifica. I primi fondi li stanzierà lo Stato poi, d'accordo con il Ministero dell'Economia, attiveremo la procedura dei fondi di rotazione, bisogna far pagare chi ha inquinato" conclude il Ministro.



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sabato 1 dicembre 2018

Economia circolare. Bianco: Necessario dialogo tra operatori, da Anci sei azioni concrete per un ciclo integrato dei rifiuti

Economia circolare. Bianco: "Necessario dialogo tra operatori, da Anci sei azioni concrete per un ciclo integrato dei rifiuti"

 

Il presidente del Cn nazionale: "Associazione disponibile a facilitare una maggiore collaborazione, anche in vista del rinnovo dell'Accordo quadro Anci Conai"

 

Un piano con sei misure concrete che le amministrazioni comunali possono sviluppare per arrivare ad una gestione integrata del ciclo dei rifiuti, snodo centrale del futuro delle città di fronte alle sfide dell'economia circolare. A proporlo è stato il presidente del consiglio nazionale dell'Anci Enzo Bianco, intervenendo al convegno 'Le città al tempo dell'Economia circolare', svoltosi a Roma su iniziativa di Symbola e Comieco ed in collaborazione con Anci, Consiglio nazionale degli Architetti ed Ance. L'incontro è stata l'occasione per presentare uno studio realizzato da 'Stefano Boeri Architetti' e Comieco per analizzare e sviluppare il dialogo tra Architettura e corretta gestione del recupero dei materiali.

"Si tratta di una questione centrale per la qualità della vita nelle città, tanto più che – ha affermato Bianco - oggi 2/3 della popolazione italiana vive nei centri urbani". Per questo,"è molto importante far dialogare tutti coloro che operano nel comparto dell'economia circolare, dai rifiuti alla progettazione urbanistica", ha spiegato Bianco. "Nei nostri Comuni chi si occupa dei rifiuti non dialoga con chi segue l'urbanistica, mentre le imprese del settore non dialogano coi professionisti". Da qui la necessità di una "collaborazione per la quale come Anci diamo la nostra massima disponibilità, anche in vista del rinnovo dell'Accordo quadro Anci Conai in materia di rifiuti e riciclo", ha ribadito il presidente del Consiglio nazionale Anci.

Ma per poter evolvere dall'attuale situazione verso un modello di gestione dei Rifiuti sostenibile, occorre intervenire in maniera decisa "innanzitutto sulla prevenzione, ovvero sulla riduzione a monte della produzione di rifiuti"; così come "sulla definizione di strumenti economici in grado di orientare il mercato verso la produzione e l'utilizzo di prodotti durevoli, riutilizzabili, riparabili e facilmente riciclabili", ha aggiunto l'esponente Anci. Ancora secondo l'Anci è importante "definire regole chiare in materia di end-of-waste e di sottoprodotti oltre che su misure efficaci per garantire l'utilizzo dei materiali derivanti dal riciclo nella fabbricazione di nuovi prodotti". Mentre è altrettanto nodale la capacità di fornire una corretta informazione ai cittadini e la ridefinizione degli schemi di responsabilità del produttore, tanto sulla pianificazione impiantistica quanto sul miglioramento dei sistemi di raccolta".

Indagine della BEI sul clima. La maggior parte degli italiani ritiene che la lotta ai cambiamenti climatici non aiuterà l’economia

Indagine della BEI sul clima. 

La maggior parte degli italiani ritiene che la lotta ai cambiamenti climatici non aiuterà l'economia.


Solo il 26% degli italiani considera che le misure da attuare per contrastare i cambiamenti climatici possono incidere positivamente sulla crescita economica e l'occupazione, rispetto alla media dell'UE del 21%. Per quanto gli italiani siano leggermente più ottimisti rispetto al cittadino medio europeo, questi numeri indicano che in Italia e in Europa in generale c'è ancora scarsa consapevolezza delle opportunità economiche che la lotta ai cambiamenti climatici può offrire. 

 

LUSSEMBURGO, 28 novembre 2018 - La Banca europea per gli investimenti (BEI), in collaborazione con YouGov - società internazionale di analisi dell'opinione pubblica - ha pubblicato oggi la seconda serie di risultati del sondaggio sul clima, che analizza come i cittadini percepiscono i cambiamenti climatici nell'Unione europea, negli Stati Uniti e in Cina.

 

Questa seconda serie di risultati s'interessa, in particolar modo, a come i cittadini percepiscono i cambiamenti climatici e la crescita economica, tema che sarà ampiamente dibattuto alla Conferenza mondiale sul clima (COP24) in programma per la prossima settimana in Polonia. Alla conferenza i decisori provenienti dalle varie parti del mondo si scambieranno pareri sulle vie da seguire per raggiungere gli obiettivi stabiliti dall'Accordo di Parigi.

 

Il sondaggio della BEI sul clima apporta, a tale proposito, preziose informazioni su come gli europei considerano che i cambiamenti climatici - e le misure per contrastarli - incidano sulle loro economie. Dallo studio emerge che il 54% degli italiani ritiene che ne risentiranno personalmente a livello finanziario (con maggiori spese assicurative, costi energetici, tasse, ecc.). L'indagine mette inoltre in rilievo come i cittadini con reddito inferiore sono più preoccupati dell'impatto economico negativo delle misure di lotta ai cambiamenti climatici rispetto ai concittadini con reddito alto: Il 46% degli italiani con un reddito familiare annuale lordo inferiore a 12 000 euro ritiene che le misure di contrasto gravano sull'economia, opinione condivisa solo dal 28% di coloro che hanno un reddito superiore a 24 000 euro. 

 

Nel complesso, l'indagine ha rilevato che i cittadini dell'UE sono più preoccupati delle ripercussioni finanziarie causate dai cambiamenti climatici, rispetto agli americani e ai cinesi. Il 55% degli europei è dell'avviso che gli effetti finanziari del fenomeno incideranno su di loro personalmente, opinione condivisa dal 40% dei cinesi e dal 45% degli americani. I cittadini statunitensi sono anche i più ottimisti riguardo ai benefici economici derivanti dalle misure attuate per contrastare i cambiamenti climatici: Il 26% ritiene che l'effetto di dette misure può essere positivo sull'economia, mentre solo il 21% degli europei condivide quest'opinione, percentuale che scende addirittura all'11% per i cinesi.  

 

In questo contesto, la Banca europea per gli investimenti (BEI) s'impegna ad essere tra i maggiori  finanziatori mondiali nell'azione di lotta ai cambiamenti climatici: la Banca ha investito oltre 130 miliardi di euro in tutto il mondo, sostenendo investimenti in questo campo pari a 600 milioni di euro dal 2011, ovvero un ammontare all'incirca equivalente al PIL polacco.

 

Monica Scatasta, Capo della politica ambientale, climatica e sociale della BEI, ha affermato: "I finanziamenti sono un fattore cruciale nella lotta mondiale contro i cambiamenti climatici e gli effettivi negativi che comportano. Noi della BEI siamo fermamente convinti che finanziare l'azione per il clima sia fondamentale anche per sfruttare le opportunità di crescita e innovazione. Forse non tutti sanno che le misure volte ad affrontare il cambiamento climatico possono anche produrre notevoli benefici per la crescita economica e creare un numero significativo di nuovi posti di lavoro. Ma i finanziamenti pubblici, da soli, anche quando provengono dalle istituzioni internazionali, non sono sufficienti. Gli investitori, gli imprenditori e tutte le forze economiche hanno un ruolo da svolgere per contrastare i rischi legati ai cambiamenti climatici. Alla BEI ci adoperiamo per questo: contribuiamo ad attivare queste forze per sostenere l'azione per il clima."

 

Figura 1 - Per gli italiani, le ripercussioni finanziarie sono una delle prime conseguenze dei cambiamenti climatici che più verosimilmente avvertiranno nel prossimo decennio:

  • 62% - Effetti sulla salute (ad esempio, nuove malattie o peggioramento di quelle esistenti, a causa del clima più caldo o di eventi meteorologici estremi)
  • 54% - Effetti finanziari (aumento dei costi assicurativi, energetici, alimentari, delle tasse)
  • 53% - Minacce alla sopravvivenza (alluvioni, carenza idrica, conflitti sulle risorse)
  • 38% - Effetti sulla società e sulle condizioni sociali (aumento del numero di migranti)
  • 31% - Effetti sull'occupazione e sulla situazione lavorativa (perdita di posti di lavoro in settori industriali in cui il clima ha rilevanza)
  • 26% - Effetti sul tenore di vita (meno cibo, meno tempo libero)
  • 18% - Situazione abitativa (necessità di trasferirsi)
  • 4% - Non so
  • 3% - Nessuno di questi effetti
  • 0% - Non esiste alcun cambiamento climatico.

REGUS: -214 milioni di tonnellate di CO2 entro il 2030 grazie al lavoro flessibile

REGUS: -214 MILIONI DI TONNELLATE DI CO2 ENTRO IL 2030 GRAZIE AL LAVORO FLESSIBILE

 
     
 

METODOLOGIA
• Lo studio The Added Value of Flexible Working è stato commissionato da Regus a Development Economics. A cura dell'economista Steve Lucas, è stato condotto nel luglio 2018.
• L'analisi si è soffermata su 16 Paesi del mondo: Australia; Austria; Canada; Cina; Francia; Germania; Giappone; Gran Bretagna; Hong Kong; India; Nuova Zelanda; Paesi Bassi; Polonia; Singapore; Stati Uniti e Svizzera. 
• Tre sono state le aree di indagine: benefici economici; benefici personali; benefici ambientali.
• Due sono gli scenari di diffusione del lavoro flessibile dipinti. Il primo scenario si è basato sui tassi di diffusione correnti del lavoro flessibile nei 16 Paesi; il secondo scenario parte dall'assunto che un crescente numero di aziende riconosca la profittabilità e la produttività del lavoro flessibile, innescandone più alti livelli di diffusione.

Il lavoro flessibile? Fa bene ai lavoratori, alle aziende, ma anche all'ambiente e all'aria che respiriamo. Una diffusione su vasta scala del lavoro flessibile, infatti, ridurrebbe i livelli di anidride carbonica di 214 milioni di tonnellate l'anno entro il 2030, pari alla CO2 sottratta dall'atmosfera da 5,5 miliardi di alberi in dieci anni.

È quanto emerge da The Added Value of Flexible Working, studio commissionato da Regus, leader mondiale per la fornitura di spazi di lavoro, a ricercatori indipendenti, per analizzare i benefici socio-economici del lavoro flessibile nel mondo.

Oltre a quello di anidride carbonica, un impiego sempre più diffuso di spazi di lavoro flessibile consentirebbe entro il 2030 anche il risparmio di oltre 3,53 miliardi di ore impiegate ogni anno per raggiungere il posto di lavoro – l'equivalente del tempo passato al lavoro annualmente da 2,01 miliardi di persone.

Per citare un esempio, il Regno Unito risparmierebbe da solo 7,8 milioni di tonnellate di CO2 entro il 2030 grazie a una maggiore flessibilità da parte dei pendolari, che eviterebbero 115 milioni di ore annue di spostamenti casa-lavoro. È negli Stati Uniti, però, che si registrerebbe il più grande risparmio annuale di tempo e di emissioni: circa 960 milioni di ore e 100 milioni di tonnellate di CO2, dato ancor più rilevante se si considera che l'auto è il mezzo di trasporto prediletto dagli americani.

Lo studio economico condotto da Regus prevede, nel complesso, che un aumento del lavoro flessibile nei 16 Paesi presi in esame apporterebbe un valore aggiunto di oltre 10 trilioni di dollari all'economia mondiale entro il 2030.

Mauro Mordini, Country Manager di Regus Italia, ha commentato: "Il lavoro flessibile può fornire un contributo importante alla lotta al cambiamento climatico. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente, il mondo dovrà ridurre le emissioni annuali di gas a effetto serra di ulteriori 12-14 miliardi di tonnellate entro il 2030 per poter limitare il riscaldamento globale a 2°C. Ogni anno si potrebbero risparmiare milioni di tonnellate di CO2 permettendo alle persone di lavorare in sedi più vicine a casa e limitando il pendolarismo. Aumentare le opportunità di lavoro flessibile non costituisce soltanto una necessità aziendale o personale, ma rappresenta anche un beneficio per l'intero pianeta".


 
 

CHI SIAMO
Regus è leader mondiale per la fornitura di spazi di lavoro. Abbiamo costruito una rete unica di uffici, spazi di co-working e sale riunioni per le aziende in ogni città del mondo, creando un'infrastruttura globale su misura in grado di supportare ogni opportunità di business.
La nostra rete di spazi di lavoro permette alle aziende di operare da qualsiasi luogo, senza costi di allestimento né investimenti di capitale. In più, offre ai nostri clienti vantaggi economici immediati, oltre all'opportunità di esternalizzare interamente il proprio portfolio di uffici. Fondata con l'obiettivo di migliorare la produttività di 2,5 milioni di professionisti che la pensano come te e di metterli in contatto fra loro, Regus è una comunità globale immediata e un luogo di appartenenza.

Brand del lusso a rischio se sottovalutano la sfida della sostenibilità

Brand del lusso a rischio se sottovalutano la sfida della sostenibilità

- Il 78% dei consumatori sarebbe disposto a pagare un sovrapprezzo per un prodotto di lusso dal packaging sostenibile
- Tuttavia, il 26% dei consumatori ammette di non sapere come verificare se il brand è sostenibile
- Il 21% dei consumatori ha deciso di non procedere all'acquisto di un prodotto di lusso a causa di un packaging eccessivo


I brand del lusso che non soddisfano le aspettative dei consumatori in termini di sostenibilità corrono il rischio di vedere ridotte le proprie entrate: è questo il risultato più saliente che emerge da un nuovo Libro Bianco, Sustainability in Luxury Packaging - La Sostenibilità nel Packaging del Settore Lusso - compilato da Asia Pulp & Paper (APP) sulla base di uno studio commissionato all'Istituto di Ricerca Smithers Pira che ha esplorato le opinioni sul packaging dei prodotti di lusso dei consumatori britannici, francesi e italiani.

I brand del lusso mettono a rischio potenziali entrate
La ricerca di APP rivela che il 78% dei consumatori pagherebbe un sovraprezzo per un prodotto di lusso se il packaging fosse prodotto in maniera sostenibile.

Tuttavia, le imprese del lusso corrono il rischio di vedere ridotti i propri profitti se non comunicano e promuovono in maniera adeguata il proprio impegno in termini di sostenibilità. Infatti, un quarto dei consumatori (26%) ammette che prima dell'acquisto di un prodotto di lusso non controlla se il brand sia sostenibile perché non saprebbe come scoprirlo.

Questo risultato fa emergere che, sebbene molti marchi del lusso si adoperino per mettere a regime un sistema di approvvigionamento responsabile lungo tutta la filiera, non sempre questo impegno viene comunicato in maniera efficace nei confronti dei consumatori.

Marchi del settore lusso: i consumatori e loro aspettative
La ricerca evidenzia che la maggioranza dei consumatori (71%) si aspetta che i brand del lusso siano sostenibili e che utilizzino degli imballaggi sostenibili. Le imprese del settore che non ritengono strategico o non sono in grado di soddisfare queste aspettative potrebbero incorrere in perdite economiche, considerando che un quarto dei consumatori (24%) decide di non acquistare un prodotto se un marchio non è in grado di provare la propria sostenibilità.

Tra i principali driver di scelta dei prodotti di lusso - che vedono al top la qualità (93%), seguita dalle caratteristiche di prodotto che riflettano la propria personalità (80%) -  fa la sua comparsa, al terzo posto, il packaging sostenibile, con il 72% dei consumatori che viene influenzato da questo fattore all'atto d'acquisto di un prodotto di lusso.

Personalizzazione VS sostenibilità
Lo studio rivela anche che i consumatori sono più disposti a pagare di più per beni di lusso prodotti in maniera sostenibile (67%), che per un packaging personalizzato (63%): questo rappresenta un'enorme opportunità per i brand del lusso per trovare nuove modalità e soluzioni che soddisfino i consumatori.

Tuttavia, la personalizzazione rimane cruciale, ancora di più se si fa riferimento al segmento dei Millennial, per i quali l'espressione di sé stessi e della e propria identità determina la propensione verso un brand. Il 75% dei consumatori del Regno Unito infatti, vuole che il prodotto di lusso rifletta la propria personalità.

I social media sottopongono i brand a un crescente scrutinio
Il crescente bisogno dei marchi di interagire con i propri clienti tramite i social media ne ha incrementato lo scrutinio. Su questo fronte, la ricerca rivela che il 14% dei consumatori ha postato commenti negativi riguardanti un determinato brand perché insoddisfatti del packaging.
Allo stesso modo, nella decisione d'acquisto, uno su cinque (21%) ammette di confrontare i packaging tra i vari prodotti di lusso, e sempre un consumatore su cinque (21%) ha deciso di non procedere all'acquisto di un prodotto perché eccessivamente imballato.

Tuttavia, questo è un aspetto da cui le imprese del lusso possono anche trarre vantaggio: il 13% degli intervistati, infatti, ha dichiarato di aver acquistato un prodotto di lusso a seguito di una recensione online positiva che menzionava il packaging.
La ricerca rivela, inoltre, che più della la metà degli intervistati considera la carta (62%) e il cartone (63%) eco-compatibili. Al contrario, la plastica e il metallo sono i materiali considerati meno sostenibili.

Il confronto europeo
La ricerca fa emergere che, in termini di standard di qualità dei prodotti di lusso, gli italiani sono in testa, con otto consumatori su 10 (80%) che pongono molta enfasi sulla qualità del prodotto. I consumatori italiani sono anche i più propensi a controllare le etichette di un prodotto per verificarne la sostenibilità (37%), rispetto al 26% nel Regno Unito e al 22% in Francia.

Liz Wilks, Asia Pulp & Paper, ha dichiarato: "La nostra ricerca dimostra quanto, per i consumatori, packaging e sostenibilità stiano diventando sempre più importanti nel processo d'acquisto di un prodotto di lusso.
La sostenibilità del prodotto è fondamentale, ma lo è altrettanto il territorio da cui il prodotto proviene.
Packaging e prodotto ormai viaggiano sempre di più di pari passo nella mente dei consumatori, che sono più consapevoli degli impegni di un brand verso un approccio sostenibile, l'approvvigionamento responsabile e la conservazione dell'habitat. È importante quindi che sia i brand del lusso, sia l'industria del packaging includano questi tre elementi nelle loro comunicazioni.
APP ha già uno schema di certificazione forestale e un impegno alla zero deforestazione dal 2013, ma stiamo anche investendo $10 milioni, in un periodo di 5 anni, per supportare lo sviluppo di 500 villaggi in Indonesia. Per massimizzare questo tipo di sforzi, tutti gli attori del territorio devono unire le forze e affrontare il crescente desiderio di conoscenza dei consumatori".

Adam Page, Smithers Pira, ha concluso: "La sostenibilità non è un argomento topico solo nel settore del packaging, ma lo è anche per i consumatori. La nostra indagine mostra il ruolo che la sostenibilità e la consapevolezza ambientale svolgono nel comportamento d'acquisto. I consumatori giudicano i loro marchi preferiti non solo in base al prodotto stesso, ma anche dalla loro confezione. I consumatori si aspettano che i marchi dimostrino le loro responsabilità sociali e ambientali "


La ricerca commissionata da APP a Smithers Pira ha esplorato le percezioni sul packaging di lusso presso 733 consumatori nel Regno Unito, in Francia e in Italia.

Asia Pulp & Paper (APP) - Gruppo leader a livello mondiale nella produzione di polpa di legno e carta, APP opera con diverse aziende in Indonesia e in Cina e ha fatto propria la responsabilità di fornire prodotti di qualità per soddisfare la crescente domanda di carta in veli, da imballaggio e da stampa a livello mondiale, grazie a una produzione integrata e diversificata dalla capacità di 19 milioni di tonnellate/anno. Ogni giorno, i prodotti APP giungono fino al consumatore in ogni parte del pianeta sotto forme e marchi differenti. APP è fortemente impegnata e direttamente coinvolta con altri attori di mercato a tutelare il paesaggio e le comunità.

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