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mercoledì 20 marzo 2019

Giornata Internazionale delle Foreste: in Italia 42.500 ettari di bosco distrutti dai cambiamenti climatici


Giornata Internazionale delle Foreste: in Italia 42.500 ettari di bosco distrutti dai cambiamenti climatici


"Sostenere le comunità forestali e le aree interne del NordEst, duramente colpite dai cambiamenti climatici". È questo l'appello che il PEFC Italia lancia in occasione della Giornata Internazionale delle Foreste, che si celebra il 21 marzo.

 

La superficie forestale sta ancora crescendo a seguito dell'abbandono dell'agricoltura nelle aree montane marginali, ma il 2018 è stato un anno terribile per le foreste italiane che hanno subìto il peggior evento atmosferico di sempre: la tempesta Vaia - con piogge e raffiche di vento stimate oltre i 150 km/h - ha provocato enormi danni in un'area complessiva di 42.500 ettari di foreste. Sono 494 i comuni coinvolti - tra Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e marginalmente Lombardia.

 

Si tratta dell'area dove sono concentrate le foreste che producono 2/3 del legno da opera italiano e la stima dei danni prevede che siano stati abbattuti almeno tanti alberi quanti se ne tagliano normalmente in 5-7 anni. Il danno si aggiunge a quelli già fatti negli scorsi anni dai cambiamenti climatici: nel 2016 a causa di gelate tardive, nel 2017 per incendi invernali e moria di vegetazione naturale dovuta alla siccità.

 

"In ogni parte del mondo il 21 marzo si festeggia la Giornata Internazionale delle Foreste e non c'è occasione migliore per ricordare il dramma che stanno vivendo i boschi nel nostro Paese", dichiara Maria Cristina d'Orlando, presidente del PEFC Italia. "Da quasi 5 mesi ormai, 8,5 milioni di m3 cubi di alberi - in un'area dove se ne tagliano meno di 1,5 all'anno - giacciono a terra a causa degli effetti della terribile tempesta Vaia, figlia dei cambiamenti climatici. Mai le nostre foreste avevano subìto un fenomeno distruttivo di tale portata e, in questo senso, il tema della Giornata Internazionale delle Foreste 2019, che è "Foreste ed educazione - imparare ad amare le foreste", ci suggerisce il percorso che va intrapreso per tornare ad una situazione di normalità per queste aree. Un percorso che, come recentemente ribadito dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ci costringe a fare i conti con la realtà della vita quotidiana, e a cercare di prendere atto dell'esigenza di una maggiore comprensione dei fenomeni in atto".

 

Il danno è catastrofico per l'economia di tutto il settore: i proprietari pubblici e privati con i boschi distrutti dovranno ora sostenere maggiori costi di taglio ed esbosco del legname, perdita di valore del legno, programmazione da rivedere, costi del ripristino. Anche lavorare in bosco, in queste condizioni, sarà più costoso (+30%) e pericoloso. Infine, per almeno 2-3 anni si dovrà lavorare con volumi di legname straordinari e fare investimenti importanti, in zone dove la viabilità è stata compromessa dalle rovinose piogge associate alla tempesta di vento.

 

"Raccogliendo le sollecitazioni di associazioni e singole persone e per contribuire al ripristino dei danni, PEFC Italia ha sin da subito lanciato il progetto Filiera Solidale, proponendo un logo per il legname proveniente dall'allestimento delle piante abbattute da Vaia che lo accompagnerà fino ai prodotti finali con la tracciabilità attraverso le varie trasformazioni", prosegue d'Orlando. "PEFC chiede alle imprese di utilizzare il legno proveniente da Vaia, sostituendo in parte le importazioni, e ai consumatori di scegliere i prodotti fatti con questo legno: un'azione di solidarietà per il ripristino delle foreste distrutte da parte di tutto il settore del legno e della società civile italiana".

 

Numerose segherie hanno già aderito al progetto di filiera solidale, impegnandosi a comprare il legno delle aree danneggiate al posto di quello di importazione; alcuni imprenditori della trasformazione successiva acquisteranno il legname proveniente dai boschi danneggiati per il fabbisogno dei prossimi anni; e vari soggetti stanno pensando a progetti da realizzare con il legname Vaia, sostenendo e dando visibilità al progetto.

Chi è PEFC Italia

PEFC Italia è un'associazione senza fini di lucro che costituisce l'organo di governo nazionale del sistema di certificazione PEFC (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes), cioè il Programma di Valutazione degli schemi di certificazione forestale. Il PEFC è un'iniziativa internazionale basata su una larga intesa delle parti interessate all'implementazione della gestione forestale sostenibile a livello nazionale e regionale. Partecipano allo sviluppo del PEFC i rappresentanti dei proprietari forestali e dei pioppeti, organizzazioni ambientaliste, dei consumatori finali, degli utilizzatori, dei liberi professionisti, della ricerca, del mondo dell'industria del legno e dell'artigianato. Tra i suoi obiettivi si segnala quello di migliorare l'immagine della selvicoltura e della filiera foresta–legno-carta, fornendo di fatto uno strumento di mercato che consenta di commercializzare legno, carta e prodotti della foresta derivanti da boschi e impianti gestiti in modo sostenibile.




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giovedì 14 marzo 2019

Capire il cambiamento climatico supporta #FridaysForFuture e lo sciopero globale di venerdì 15 marzo per sensibilizzare sui cambiamenti climatici

Global Climate Strike, venerdì 15 marzo

Biglietto omaggio alla mostra sul cambiamento climatico per i ragazzi che parteciperanno alla mobilitazione: basta un selfie

 

Venerdì 15 maggio, giorno del Climate Strike mondiale, la mostra "Capire il cambiamento climatico" - Experience exhibition al Museo di Storia Naturale di Milano, sarà aperta gratuitamente a tutti i ragazzi delle scuole primarie e secondarie che avranno partecipato alla mobilitazione globale.

 

Basterà condividere sui social un selfie e un pensiero in cui si aderisce al Global Strike, utilizzando gli hashtag #FridaysForFuture#ClimateStrike #CapireIlCambiamentoClimaticogeolocalizzarsi alla mostra e mostrarlo in biglietteria.

 

Il Climate Strike sul clima coinvolgerà i ragazzi di tutto il mondo, un evento globale che contribuirà a informare e sensibilizzare i più giovani sugli sconvolgimenti in atto sul nostro pianeta e a renderli parte attiva per salvare il nostro futuro. La mostra "Capire il cambiamento climatico" è ispirata alla stessa filosofia di fondo: aiutare le persone a comprendere gli effetti del cambiamento climatico e li invitarle ad agire attraverso piccoli gesti quotidiani.

 

"Il Climate Strike è un evento gigantesco – afferma Luca Mercalli, curatore scientifico della mostra – non ci siamo riusciti noi scienziati in trent'anni a smuovere i ragazzi e ce l'ha fatta la giovanissima Greta Thumberg e il suo movimento #FridaysForFuture. Migliaia di ragazzi scenderanno finalmente in piazza per dire: vogliamo un futuro". 

 

"Capire il cambiamento climatico" è la prima mostra dedicata al cambiamento del clima, uno spazio narrativo ed esperienziale in cui i visitatori scoprono le cause e gli effetti attuali e futuri del riscaldamento globale, attraverso il linguaggio fotografico di National Geographic e tecnologie digitali immersive e interattive.        

 

La mostra "Capire il cambiamento climatico" - Experience exhibition è promossa e prodotta dal Museo di Storia Naturale di Milano, Comune di Milano - Cultura, OTM Company e Studeo Group in collaborazione con National Geographic Society con la curatela scientifica di Luca Mercalli, Presidente Società Meteorologica Italiana.  La mostra sarà aperta al pubblico fino al 26 maggio 2019.



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venerdì 8 marzo 2019

La rete dei giornalisti ambientali Greenaccord: la buona informazione è il miglior alleato delle foreste mondiali

La rete dei giornalisti ambientali Greenaccord: la buona informazione è il miglior alleato delle foreste mondiali

Al 15° Forum Greenaccord dell'informazione ambientale, i 100 giornalisti provenienti dalle varie parti del mondo si sono confrontati sul ruolo dei media per spiegare il pericoloso legame tra deforestazione, crisi ambientali e aumento dei profughi climatici

 

San Miniato, 8 marzo 2019 - I media di tutto il mondo hanno un ruolo fondamentale nel raccontare il dramma della deforestazione che è una delle condizioni principali che produce un aumento dei cambiamenti climatici, dei problemi sociali, sanitari e che porterà ad un incremento esponenziale dei profughi ambientali. E questo dovere deontologico non ha frontiere. Un comune sentire, condiviso dal network di giornalisti ambientali presenti al 15esimo Forum Internazionale dell'Informazione per la Salvaguardia della Natura organizzato da Greenaccord e dalla Regione Toscana a San Miniato (PI). Diversi esperti nella comunicazione ambientale hanno sottolineato il legame, stretto eppure sottovalutato dal ricco Occidente, tra le foreste che cadono e le persone che emigrano.

 

Per Davide Demichelis, documentarista Rai, "uno degli ostacoli più importanti che si trova fronte  chi vuole parlare di deforestazione sono gli enormi interessi economici e politici sottostanti al fenomeno". Resta quindi "una cornice stretta nella quale muoversi. Motivo in più per sforzarci di trovare storie forti e positive per il pubblico. Penso che debba essere condiviso da tutti il motto della Bbc: informare, educare e divertire. È la modernità a chiedercelo. Viviamo nell'età dell'America First e del 'Prima gli italiani'. Ma noi abbiamo il dovere di raccontare il dramma dei profughi ambientali e come la deforestazione nel mondo sta accrescendo la massa di persone che sono costrette a fuggire dai propri Paesi a causa dei cambiamenti climatici".

 

Per la tedesca Katharina Seuser, ex presidente dell'Enaj (European Network of Agricultural Journalists), organizzazione europea di giornalisti e comunicatori che si occupano di agricoltura, "l'obiettivo di tutti deve essere quello di vegliare sull'indipendenza della stampa e sull'etica dei giornalisti che devono essere messi nelle condizioni di ascoltare tutti i punti di vista". Occorre sostenere "una gestione sostenibile delle foreste per mantenere le risorse naturali senza depauperarle a danno delle future generazioni", ha sottolineato Seuser.

 

L'esigenza di un approccio internazionale alle tematiche ambientali "è qualcosa di non più rinviabile", ha spiegato Stefania Falasca, giornalista del quotidiano Avvenire. In Italia questo approccio ha ricevuto una grande spinta dall'Enciclica Laudato Si' di papa Francesco, "un'enciclica profetica della quale si fa ancora fatica a capire pienamente il valore. Non a caso ora il Santo Padre ha deciso di fissare un sinodo per il prossimo ottobre espressamente dedicato all'Amazzonia". Un tema globale che imporrà una sfida ai giornalisti italiani. La questione ambientale in Italia comincia infatti ad essere trattata dai media nei primi anni 70, "ma solo dopo Chernobyl si ha un risveglio dei quotidiani italiani, che si concentra però soprattutto sulle emergenze locali. Oggi invece quello che occorre è promuovere la cultura ambientale a 360° e avvicinare a questi temi tutti i cittadini". 

 

Per Delfina Santoro, esperta di Gamificationlab dell'Università La Sapienza di Roma, "è fondamentale definire una nuova cornice entro la quale la comunicazione deve muoversi, raccogliendo la sfida di raccontare storie positive. La tecnologia non è un rifugio e gli approcci tecnologici asettici non creano una vera connessione fra le persone. Ma per fare ciò serve il coinvolgimento diretto delle persone e la capacità dei mass media di diventare ambasciatori delle tematiche ambientali".



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mercoledì 27 febbraio 2019

Stabilimenti balneari sostenibili e inclusivi, ecco il marchio di Legambiente e Village for all


Stabilimenti balneari sostenibili e inclusivi

Da quest'estate parte il marchio Ecospiagge per tutti di Legambiente e Village for all

Per valorizzare il rispetto dell'ambiente e garantire a tutti la possibilità di vivere la spiaggia in modo autonomo

 

Stabilimenti balneari sostenibili e inclusivi, luoghi che sappiano trasmettere agli utenti valori veri trasformandoli in un vantaggio competitivo. Il nuovo marchio Ecospiagge per tutti - presentato oggi da Legambiente e Village for all a Carrara nell'ambito della fiera nazionale Balnearia 2019 - è molto di più di un semplice contrassegno. È una filosofia, che l'associazione ambientalista e la società che da anni si occupa di ospitalità accessibile vorrebbero vedere conquistare i nostri lidi, nel segno della normalità. Perché si è fatto ancora molto poco per garantire a tutti la possibilità di vivere la spiaggia in modo autonomo.

Ecospiagge per tutti, che sarà attivo dall'estate prossima, verrà assegnato a tutti gli stabilimenti balneari che si saranno impegnati nell'adozione di misure di sostenibilità ambientale e di strumenti che garantiscano adeguati standard di accessibilità e di ospitalità per persone con disabilità, senior, famiglie con bambini piccoli, intolleranze alimentari e, più in generale, ospiti con esigenze speciali. Ha l'obiettivo di valorizzare chi fa del rispetto dell'ambiente e della cura dell'ospite la cifra distintiva del proprio lavoro.

A presentare le ragioni che hanno spinto Legambiente e Village for all a mettersi insieme per la realizzazione del marchio e i requisiti necessari per ottenerlo, sono intervenuti, tra gli altri, Sebastiano Venneri di Legambiente, Roberto Vitali di Village for all, Raffaele Esposito di FIBA Campania, in un incontro coordinato da Alex Giuzio di Mondo Balneare. Il disciplinare del marchio è stato illustrato da Paola Fagioli di Legambiente.

I primi aderenti al progetto sono sei stabilimenti della Rete d'Impresa delle Marine del Parco di Viareggio: i bagni Alhambra, Aretusa, Arizona, Ester, Mergellina e Teresa.

 

"Il litorale, il bagnasciuga, le spiagge sono il demanio: il bene comune per eccellenza - ha dichiarato Sebastiano Venneri, responsabile Territorio e innovazione di Legambiente -. Da tempo siamo attivi nel settore del turismo, con l'etichetta Legambiente Turismo, assegnata a numerosi stabilimenti balneari, che significa per noi scommettere sul futuro riducendo l'impatto ambientale delle strutture ma anche recuperare situazioni compromesse da un turismo distruttivo e restituire spazio al mare e alla spiaggia. Consci che le questioni ambientali non possono prescindere dal tema dell'accessibilità, abbiamo deciso quest'anno di integrare il nostro riconoscimento con i temi dell'inclusività, perché i beni comuni devono essere veramente godibili da tutti e per questo obiettivo è necessario impegnarsi con il massimo sforzo".

"Avere una spiaggia sostenibile, responsabile e inclusiva significa migliorare il 'comfort per tutti' - ha spiegato Roberto Vitali, presidente di Village for all - non significa trasformare il proprio lido in una 'spiaggia per disabili'. Significa che tutti possono fare la vacanza che desiderano con i loro amici o la loro famiglia. A noi non piace parlare solo di accessibilità, ma di 'ospitalità accessibile' per tutti, che possiamo coniugare nell'ambito della qualità. Nel nostro Paese, quasi il 30% degli abitanti ha più di 65 anni e più di 10 milioni di persone hanno una qualche disabilità; in Europa gli over 65 e i disabili sono 127 milioni, parliamo di una persona su cinque. Il primo target al quale pensiamo è la famiglia con bambini piccoli e poi il segmento dei senior, e molto spesso, se affrontiamo con competenza le loro esigenze di accoglienza, si risolvono anche quelle degli ospiti con disabilità".

Il disciplinare di EcoSpiagge per tutti fornisce una serie di linee guida che indirizzano gli stabilimenti balneari verso la sostenibilità. Si sviluppa attorno a dieci argomenti, che rappresentano i punti cardine dell'ecologia ambientale e sociale: produzione e gestione dei rifiuti, gestione della risorsa energetica, gestione della risorsa idrica, alimentazione e gastronomia, mobilità sostenibile, accessibilità e inclusione, acquisti eco-sostenibili, valorizzazione dei beni culturali e ambientali, rumore, comunicazione ed educazione ambientale. Ogni area del disciplinare ha una breve descrizione dell'obiettivo da raggiungere e una serie di criteri specifici, volti a indicare ciò che deve essere fatto; per la parte accessibilità si fa riferimento al manuale operativo di Village for all.

 

Il disciplinare si rifà al seguente decalogo:

Rifiuti: Raccolta differenziata, riduzione della produzione dei rifiuti, riutilizzo e resa degli imballi

Energia: tecnologie per il risparmio energetico, efficientamento, energia da fonti rinnovabili

Acqua: risparmio idrico; riduzione dell'utilizzo di sostanze chimiche per le pulizie, recupero acque meteoriche

Alimentazione e gastronomia: alimenti bio, a km zero, per celiaci e vegani; prodotti tipici e piatti della tradizione

Mobilità sostenibile: promozione dei mezzi di trasporto pubblico e dell'utilizzo di mezzi ecologici, informazioni su mobilità sostenibile nell'area

Accessibilità e Inclusione: libero accesso alla battigia per tutti clienti e non; attenzione alle esigenze di persone con disabilità motoria, sensoriale, cognitivo/comportamentale, senior, famiglie con bambini piccoli e di chi ha allergie alimentari

Acquisti eco-sostenibili: prediletti prodotti con certificazioni di eco-sostenibilità, con poco imballo, riutilizzabili, riciclabili e a rendere

Patrimonio naturale e culturale: promozione dei beni culturali e naturali; informazione su eventi culturali e manifestazioni tradizionali.

Rumore: contenuto nelle arre di pertinenza, soprattutto nelle ore notturne

Comunicazione: coinvolgimento di turisti e dipendenti nella realizzazione dei comportamenti indicati nel presente decalogo.



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Sostenibilità: riparte il concorso “Le api e l’olio” di Monini, in partnership con LifeGate, raddoppiando la tutela delle api nel Gargano.


Riparte il concorso "Le api e l'olio" di Monini, in partnership con LifeGate, raddoppiando la tutela delle api nel Gargano. 

L'obiettivo quest'anno è tutelare 500 mila api, per farlo basta scegliere l'Extravergine Bios

Perché l'olio biologico Bios tutela le api?

L'agricoltura biologica garantisce un ambiente sano e genuino dove le api possono impollinare in sicurezza e regalarci i preziosi alimenti che "condiscono" le nostre tavole

  

Spoleto, Febbraio 2019 – Dopo il successo dell'anno scorso, Monini rilancia insieme a LifeGate, il concorso "Le api e l'olio"  con lo scopo di raddoppiare la tutela delle api arrivando ad "adottarne" 500 mila.

Monini prosegue nella sua campagna di tutela delle api volta anche a sensibilizzare i consumatori sul rischio di estinzione in tutto il mondo di questi preziosi insetti che a causa dei cambiamenti climatici, dell'utilizzo massiccio di pesticidi chimici di sintesi e dei parassiti, come la varroa, rischiano di sparire. un'ape su quattro negli Stati Uniti e un'ape su dieci in Europa sono già a rischio di estinzione

Ma non solo, in pericolo è anche la nostra stessa sopravvivenza perché le api, come dichiarato dalla FAO, grazie al loro prezioso lavoro di impollinazione, ci forniscono  oltre il 75% di prodotti alimentari. Sono molte le colture che si basano sull'impollinazione come la produzione di patate, cipolle, fragole, cavolfiori, zucca, carote, mele, mandorle e pomodori.

L'azienda, sensibile a questo tema, conferma quindi il suo sostegno all'Apicoltura Carpinese, condotta secondo il metodo del biologico da Matteo Maccarone proprio perché confinante con gli uliveti biologici di Monini situati nel cuore del Gargano, in Puglia, dove si produce il Bios di Monini, l'Extravergine biologico 100% Italiano, che proprio per la sua eccezionale qualità, ottenuta nel rispetto dell'ambiente, ha vinto premi e riconoscimenti in tutta Europa.

L'obiettivo di Monini per quest'anno è tutelare 500 mila api donando all'apicoltore 10 nuove arnie dotate di fondo antivarroa, un parassita molto diffuso in Italia che minaccia la vita delle api.

Un impegno reso possibile grazie al fondamentale apporto scientifico di LifeGate, azienda punto di riferimento sulla sostenibilità in Italia, da anni impegnata nella salvaguardia delle api tramite il progetto Bee my Future.

Infine, per Monini, vedere prosperare le api accanto ai propri uliveti biologici è una ulteriore conferma della salute del territorio, il benessere delle api è un indicatore importante che dimostra che il territorio è privo di agenti chimici di sintesi e lontano da ogni forma di inquinamento. Questa vicinanza sinergica, permette alle api di trovare un ambiente sicuro per la loro salute, consentendo quindi di salvaguardarne la biodiversità che proprio nel Gargano è particolarmente ricca di prodotti simbolo della nostra dieta mediterranea.

Chiunque sia sensibile a questo problema, dal 22 febbraio al 30 giugno, potrà partecipare alla campagna con il semplice acquisto di una bottiglia di Monini Extra Vergine Bios. Monini, senza aggiungere nulla al prezzo abituale, per ogni acquisto e partecipazione al concorso, contribuirà concretamente a tutelare 100 api del Gargano per un anno. Basta andare sul sito www.monini.com registrarsi e inserire i dati dello scontrino, così facendo si otterrà anche un attestato di adozione da condividere con orgoglio sui social.

Non solo, si potrà anche partecipare all'estrazione finale di una delle 15 forniture annuali  di questo buon olio biologico Made in Puglia, e naturalmente miele da apicoltura biologica, sì esattamente quello delle "proprie" api, con tanto di nome personalizzato sul vasetto.

Grazie a questo progetto, se qualche consumatore volesse vedere le "sue" api, potrà farlo on line grazie alla documentazione video e fotografica disponibile da marzo su lifegate .it e sui canali social di Monini e di LifeGate.



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domenica 10 febbraio 2019

Condivisione, dono e sostenibilità: a Roma la presentazione di Sowed, la Onlus del social wedding

Condivisione, dono e sostenibilità: con Sowed arriva il social wedding

Il 21 febbraio a Roma, l'evento di presentazione della Onlus guidata da Veronica Bello, tra amore, moda e solidarietà

 

 

 

Condivisione, dono e sostenibilità. Questi gli ingredienti alla base di Sowed, la Onlus che propone con i social wedding, un nuovo modo di vivere la gioia del "giorno più bello" in modo originale e innovativo, condividendola con più persone e andando oltre la coppia.

 

Nata da un'iniziativa di Veronica Bello, la Onlus sarà presentata ufficialmente per la prima volta giovedì 21 febbraio 2019, alle 17:00, con un divertente evento all'insegna di amore, moda e solidarietà, ospitato presso il salone di bellezza Franco & Cristiano Russo, in via Frattina 99, a Roma, al quale parteciperanno anche la cake designer Chiara Antonelli e l'atelier Sorelle Franceschi Spose. L'evento è organizzato da Barbara Molinario.

 

Un pomeriggio di festa e allegria, nel corso del quale verrà realizzata una performance di abiti da sposa, un assaggio di deliziosi dolci di alta pasticceria, e una presentazione delle nuove tendenze di trucco e acconciatura sposa a cura dell'hair stylist Cristiano Russo. Un appuntamento immancabile per i futuri sposi, per tutti gli appassionati di fashion & beauty e di cake design, ma anche per tutti coloro che vogliano fare del bene, lasciando una donazione all'associazione.

 

Lo scopo di Sowed, infatti, è quello di aiutare gli sposi nella ricerca dell'abito giusto, incentivando l'uso delle donazioni e reinvestendole per fare del bene, sostenendo progetti di beneficienza. Gli abiti e gli accessori regalati dagli sposi, ma anche da atelier, boutiques e celebrities, vengono selezionati ed inseriti nell'archivio della Onlus, consultabile sul sito, che comprenderà capi ed oggetti sia nuovi, sia usati. Una vera e propria vetrina sulle tendenze del momento e su quanto di meglio il mercato abbia proposto negli ultimi cinque anni, dalla quale gli sposi, ma anche gli stilisti e i wedding planner, potranno trarre idee e spunti, ma anche un'occasione per dare una seconda vita ad abiti e accessori, dimostrando che anche la moda può essere sostenibile e rispettosa dell'ambiente. I prodotti che non possono essere utilizzati, perché troppo vecchi o usurati e quindi inadatti ad un matrimonio, vengono riciclati o donati ad altri enti no profit.

 

È possibile donare: abiti da sposa e da sposo; vestiti per le damigelle e i testimoni; accessori (borse da cerimonia, pochette, clutch, baguette, minuterie); gioielli (fedi, solitari, pietre dure, gemelli, tiare, le immancabili perle, collane, bracciali, bijotteria); scarpe (décolleté, open toe, d'orsay, Chanel, kitten shoes, ma anche ballerine, sabot e slipper, per riposare i piedi dopo la lunga cerimonia).



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martedì 8 gennaio 2019

Ambiente. End of waste, Legambiente e Kyoto Club: si approvi la norma sulle materie prime seconde evitando così la realizzazione di altri termovalorizzatori


Legambiente e Kyoto Club su normativa dell'end of waste

"Sventato il pasticcio che si stava consumando in Parlamento, ora si approvi al più presto la norma sulle materie prime seconde per fare decollare definitivamente il riciclaggio dei rifiuti e l'economia circolare, evitando così la realizzazione di altri termovalorizzatori"

«La semplificazione del riciclo dei rifiuti urbani e speciali, la normativa sul cosiddetto end of waste, deve essere reale ed efficace, al contrario di quanto si stava facendo con la legge di bilancio approvata definitivamente nei giorni scorsi con l'intervento maldestro del Parlamento. Bene ha fatto il ministro dell'Ambiente Sergio Costa a stralciare quell'articolo dalla manovra economica per farlo tornare dove era stato inizialmente previsto, cioè nel Decreto Semplificazioni. Il nostro augurio è che ora non si facciano ulteriori pasticci nel passaggio parlamentare complicando il testo governativo sulle materie prime seconde che va, invece, nella direzione giusta».

È l'appello lanciato dal presidente di Legambiente Stefano Ciafani e dal Vicepresidente di Kyoto Club, Francesco Ferrante per tradurre finalmente in realtà la norma sull'end of waste sulle materie prime seconde, molte volte annunciata in questi mesi dal ministro dell'ambiente Sergio Costa.

Da diversi anni l'Italia, infatti, non riesce a semplificare le operazioni di riciclaggio dei rifiuti come richiesto dall'Europa con le ultime direttive europee sul tema. La mancata emanazione di decreti sul fine vita dei rifiuti che dovrebbe rendere più semplici, solo per fare due esempi, il riciclo dei pannolini (l'unico impianto al mondo per trattare i pannolini e avviarli a recupero di materia è stato realizzato in provincia di Treviso ma è fermo perché manca la norma che dovrebbe emanare il ministero dell'Ambiente) o il granulato dei pneumatici fuori uso (manca da anni il decreto per riciclarli ad esempio nella produzione degli asfalti per le strade o nella realizzazione dei campi sportivi), sta creando un corto circuito che rischia di aumentare i flussi di rifiuti che vanno in discarica o negli inceneritori. Anche la chiusura del mercato cinese all'importazione dei rifiuti dall'estero, che spesso ha fatto emergere traffici illegali, ha di fatto ingolfato il mercato italiano e serve creare urgentemente il mercato interno dei prodotti riciclati che con i decreti "end of waste" sarebbe molto più rilevante nei numeri e nelle applicazioni.

«Ci auguriamo che questa sia la volta buona per l'approvazione di una norma che faccia decollare definitivamente il riciclaggio dei rifiuti di provenienza domestica o produttiva come ci chiede il nuovo pacchetto di direttive europee sull'economia circolare, grazie alla semplificazione dell'iter autorizzativo – aggiungono Ciafani e Ferrante –. Non c'è più tempo da perdere se vogliamo evitare la realizzazione di altri termovalorizzatori come paventato dal vicepremier Matteo Salvini. Una sciagura per l'economia circolare italiana che dobbiamo evitare rendendo più economiche le politiche di prevenzione, più semplici le operazioni di riciclo, costruendo tanti nuovi impianti industriali per il recupero di materia, a partire da quelli per la frazione organica dei rifiuti nei moderni digestori anaerobici per la produzione di biometano, e favorendo veramente, come previsto dall'obbligatorietà per legge dei criteri ambientali minimi nelle gare pubbliche d'appalto, i prodotti realizzati con materiali da riciclo».  



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