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mercoledì 16 agosto 2017

Siccità e fiumi agonizzanti, Legambiente punta il dito contro le eccessive captazioni idroelettriche e agricole


 
"Per evitare nuove crisi idriche non servono nuovi invasi ma occorre diminuire le pressioni antropiche sui nostri fiumi"


Negli ultimi 150 anni le Alpi hanno registrato un aumento delle temperature di quasi due gradi centigradi: più del doppio della media globale dell'intero pianeta. Un effetto dei cambiamenti climatici sempre più repentini che questa estate hanno dato vita a fenomeni apparentemente in contrasto come lo scioglimento repentino dei ghiacciai e, allo stesso tempo, all'emergenza siccità con l'asciutta di interi corsi d'acqua.

"Anche se per quest'estate sembra passata la fase più critica sul fronte siccità occorre mantenere alta l'attenzione sulle politiche da attivare per farci trovare pronti alla prossima crisi idrica -dichiara Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta-. Se in queste settimane alcuni hanno evocato la necessità di nuovi invasi da costruire in montagna, noi crediamo che nuove colate di cemento non siano la risposta adeguata ai cambiamenti in atto e, anzi, siamo convinti che sulle nostre montagne, come nei nostri fiumi, sia urgente avviare un percorso di resilienza. Di fronte a fasi meteoclimatiche sempre più polarizzate e persistenti occorre adeguare politiche e abitudini ataviche, da una maggiore attenzione al risparmio idrico domestico al passaggio ad un'agricoltura meno idroesigente, fino ad una riflessione sull'impatto che un certo tipo di centrali idroelettriche hanno sui corsi d'acqua".

Lo sfruttamento dell'acqua per la produzione di energia elettrica nei decenni ha permesso di soddisfare una consistente parte dei fabbisogni elettrici degli italiani. Gli impianti di taglia superiore ai 10 MW –si legge nel rapporto di LegambienteL'idroelettrico. Impatti e nuove sfide ai tempi dei cambiamenti climatici- rappresentano circa l'83% della potenza installata totale, quelli di taglia da 1 a 10 MW circa il 14% mentre gli impianti più piccoli il restante 3%. Più del 70% della potenza installata è costituita da impianti grandi in esercizio prima degli anni '70. Al contrario le installazioni degli ultimi anni sono quasi del tutto riconducibili a impianti ad acqua fluente con potenza inferiore a 1 MW e con risultati non elevati in termini di produzione. Nel 2014 un totale di 2304 impianti idroelettrici di potenza inferiore ad 1 MW ha prodotto solo il 2 per mille dell'energia elettrica complessivamente consumata.

"E' facile prevedere che gli oltre 2000 nuovi impianti di piccola taglia in progetto in Italia, con oltre 3000 km di corsi d'acqua derivati, possano mettere fortemente a rischio fiumi, torrenti e rii per produrre quantità di energia estremamente basse –mette in guardia Fabio Dovana-. In Piemonte il 44% dei fiumi non raggiunge il buono stato ecologico previsto per tutti i corsi d'acqua entro il 2015 e le cause sono da cercare anche nei troppi prelievi idrici ad uso agricolo e idroelettrico. E' quindi indispensabile una moratoria su questo tipo di impianti e un rafforzamento dei controlli sulle captazioni idriche esistenti e sul rispetto del deflusso minimo vitale dei fiumi, così come sarebbero da incrementare i misuratori di portata sulle prese d'acqua. Al tempo stesso è agli impianti "grandi" che bisogna guardare con maggior attenzione per mantenere la produzione idroelettrica nei prossimi anni. Ossia alle centrali più antiche, dove è fondamentale realizzare interventi capaci di migliorarne notevolmente l'efficienza e ridurre l'impatto sui bacini idrografici".

La difficoltà nel raggiungere in Piemonte il "buono stato" ecologico dei corsi d'acqua previsto dalla Direttiva Quadro sulle Acque sta rimarcando la necessità di ridurre l'impatto ambientale anche da parte delle derivazioni con particolare attenzione a quelle a uso idroelettrico. In Piemonte è normale prassi che in estate siano in asciutta totale molti tratti del fiume Po e dei suoi affluenti. Il fiume Dora Baltea (To) presenta invece magre invernali e notevoli portate in estate in virtù del consistente scioglimento dei ghiacciai valdostani. Nel tratto Carema-Ivrea il fiume è di fatto sotteso a canali che alimentano le varie centrali. Quattro le traverse di derivazione d'acqua per alimentare sette impianti per la produzione di energia elettrica di media potenza (1MW-2MW) e altri tre impianti autorizzati ma non costruiti. Sul fiume Stura di Demonte (Cn) la criticità rilevata ripetutamente è relativa alla scala di risalita ittiofauna. Si tratta di un caso esemplare, ma risultano altre analoghe criticità relativamente ad altri impianti idroelettrici. L'assenza di queste strutture insieme ad un ridotto deflusso minimo vitale mette a repentaglio l'ittiofauna ivi comprese alcune specie di grande pregio come il Temolo Pinna Blu (Thymallus thymallus). Anche sul torrente Grana (Cn), nella valle omonima, insistono ormai diverse centraline idroelettriche e altri progetti sono in fase istruttoria. I torrenti Sessera e Dolca (Bi) sono subissati da molti impianti idroelettrici ad acqua fluente, posti tra loro a cascata senza interruzione di continuità. Allo stesso tempo la captazione del Rio Ghiaon (Al) appare fuori norma a beneficio di un impianto per la produzione di energia idroelettrica ad acqua fluente. Tra i casi piemontesi c'è anche una testimonianza su quanto il microidroelettrico possa stravolgere piccole vallette sconosciute, ma di pregio naturalistico, con la costruzione di un piccolo impianto sotto i 100 KW. E' il Rio Cornaschi, un affluente di destra del Po a Paesana (Cn).

"Per decenni i nostri fiumi sono stati maltrattati –aggiunge il presidente di Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta-. Ora sono urgenti politiche che portino a rinaturalizzare i corsi d'acqua piemontesi e che mettano in campo azioni di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici". Questa la ricetta di Legambiente per rispondere nei prossimi anni agli effetti sempre più evidenti del clima che cambia.




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lunedì 14 agosto 2017

TRENTINO. KJ2. PECORARO SCANIO: «ABBATTERE ORSI È UN ARRETRAMENTO PER L'ITALIA. UN DANNO PER AMBIENTE E ANCHE PER TURISMO»

«Nel 2006, Italia e Trentino protestarono duramente contro l'uccisione dell'orso Bruno, il plantigrado Jj1, da parte delle autorità bavaresi. Oggi l'Italia è criticata anche in Europa». 

Così Alfonso Pecoraro Scanio, ministro dell'Ambiente, nel 2006, quando fu ucciso l'orso Bruno, critica la decisione del Trentino: 

«È la prima volta che in Italia si ordina di uccidere un animale protetto come l'orso. Un paese civile ha modalità e possibilità di garantire la sicurezza, senza ricorrere a questi interventi estremi».     

«Quando cercammo di addormentare l'orso Bruno – continua l'ex ministro dell'Ambiente -, per riportarlo in Italia, proprio il Trentino criticò duramente la Baviera. La Spd bavarese chiese le dimissioni del ministro regionale dell'Ambiente che aveva ordinato l'uccisione. Spero che tutte le forze politiche prendano le distanze da questa scelta. L'Italia è sempre stata rispettata in Europa per la qualità della tutela delle specie a rischio come orsi e lupi. Fare un passo indietro è un danno per l'ambiente ma anche per quel turismo sensibile e sostenibile cui si rivolge anche il Trentino».


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sabato 12 agosto 2017

WWF PER GIORNATA MONDIALE DELL'ELEFANTE


 
 
 
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GIORNATA MONDIALE ELEFANTE

WWF: Un nuovo studio mostra che il  mercato cinese di avorio si riduce ancor prima del bando 'interno'

 Il 12 agosto si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale dell'elefante di cui nel mondo, sono presenti due specie, l'africano e l'asiatico.  Sono previste celebrazioni un po' in tutto il mondo, come in Malesia l'Elephant Film Festival organizzato  dal WWF locale, con proiezioni di pellicole dedicate alla specie.

Accanto ai numeri drammatici del bracconaggio, ogni 25 minuti un elefante viene ucciso in Africa illegalmente, il WWF segnala un punto a favore della specie, come effetto delle misure di controllo del mercato  di avorio più volte invocate.

Dopo l'annuncio della Cina alla fine dell'anno scorso di un divieto domestico  d'avorio entro la fine del 2017, le indagini TRAFFIC e WWF hanno scoperto che il numero di prodotti  di avorio destinati al mercato - sia legali che illegali in Cina - è diminuito accanto a un crollo dei prezzi.

All'inizio del 2017  i ricercatori del TRAFFIC e del WWF hanno intrapreso una serie di indagini sui mercati, compreso quello on-line,  per valutare il loro status dopo l'annuncio del divieto domestico in Cina e l'efficacia delle misure conseguenti. I risultati sono stati  pubblicati oggi nel nuovo rapporto "WWF "Revisiting China's ivory market in 2017.".

Al momento del suo annuncio, il divieto è stato ampiamente salutato dalla comunità internazionale come una misura che avrebbe cambiato le regole del gioco, capace di invertire il declino delle popolazioni selvatiche di elefanti africani.

La Cina si è anche impegnata a chiudere  oltre un terzo delle fabbriche di avorio accreditate e i negozi al dettaglio entro il 31 marzo 2017, con i restanti due terzi da chiudere prima del 31 dicembre 2017.

 "Sebbene rimangano alcune sfide per l'attuazione, questi dati sono molto  incoraggianti – ha dichiarato il WWF – Sembra che il bando di avorio sia finalmente entrato in pista".

I ricercatori hanno anche documentato i prezzi per gli oggetti d'avorio e hanno trovato una differenza significativa tra quelli nei mercati legali e illegali. Nel mercato avorio legale, il prezzo medio delle bacchette avorio è stato di 542 dollari per  paio, i corrispondenti prezzi nel mercato illegale sono stati 153 dollari per un paio di bacchette, inferiore del 72%. Rispetto al 2012, il prezzo medio delle bacchette avorio nel mercato illegale è diminuito del 57%. I dati provenienti da questi controlli dimostrano inoltre che il prezzo dell'avorio grezzo  è fortemente crollato negli ultimi anni: a Pechino di circa il 20-25% tra il 2015 e il 2016 e del 50% nel 2017.

"Questa tendenza dovrebbe facilitare gli sforzi di applicazione della legge e aumentare la consapevolezza dei consumatori circa l'illegalità del commercio", ha continuato il WWF - Questo è un anno critico per il divieto di vendita di avorio in Cina ed è fondamentale essere vigili nel monitoraggio dei suoi impatti. Tra le tante sfide che restano, quella di garantire che l'avorio stoccato non entri illegalmente nei mercati in Cina o all'estero".

 Il WWF ricorda che ogni anno, il bracconaggio uccide tra i 20.000 e i 30.000 esemplari di elefanti africani a causa del commercio illegale di avorio, alimentato dalla criminalità organizzata globale e incrementato dalla grande domanda proveniente dai paesi asiatici. Solo negli ultimi dieci anni, gli elefanti africani sono diminuiti di oltre il 20%.

Roma, 12 agosto 2017




 

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venerdì 11 agosto 2017

CACCIA - WWF: IN BASILICATA TAR 'BOCCIA' CALENDARIO VENATORIO 2016/2017



 

 

 

 

 

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CACCIA 

 

IN BASILICATA TAR 'BOCCIA' 

CALENDARIO VENATORIO 2016/2017


ACCOLTO IN VIA DEFINITIVA IL RICORSO DELLE ASSOCIAZIONI 

WWF: "Dimostrazione che la tutela della fauna è potestà statale e i pareri Ispra vanno ascoltati"

  

 

La Sezione Prima del Tar di Basilicata ha accolto in via definitiva  il   ricorso presentato da  ENPA– LAV – LIPU – WWF ITALIA contro il Calendario Venatorio 2016/2017 perchè  non aveva rispettato quanto contenuto nel parere dell'Ispra in merito a diverse disposizioni riguardanti principalmente i periodi e le specie cacciabili.

  

Per il WWF si tratta di un pronunciamento molto importante che   dimostra  che la tutela della fauna selvatica e della biodiversità sono e restano di piena potestà statale e che le Regioni non possono far finta che il parere Ispra non ci sia, come accaduto in modo clamoroso in Basilicata. 

Fondamentale, inoltre, che tra le conseguenze della decisione del Tar ci sia quella di adeguare le date di chiusura ed apertura della stagione venatoria al dettato della Direttiva europea, che prevede il rigoroso divieto di caccia durante il periodo della riproduzione e della migrazione prenuziale.

 

Il WWF chiede quindi alla Regione Basilicata di adeguare in autotutela in toto il Calendario Venatorio 2017/2018 alle disposizioni della Sentenza per evitare nuovi contenziosi.

 

Più in generale l'Associazione ribadisce la richiesta dei giorni scorsi fatta al Presidente della Regione, parallelamente a quella rivolta a tutti governatori,  relativa all'«L'esclusione di qualsiasi ipotesi di apertura anticipata della caccia a qualsiasi specie; il divieto di attività venatoria per tutto il mese di settembre per consentire agli habitat e alla fauna di recuperare condizioni fisiologiche soddisfacenti; una verifica dopo il mese di settembre per valutare la situazione; un'azione capillare di contrasto al bracconaggio» per le difficilissime situazioni in cui si trovano molti animali selvatici a seguito delle eccezionali ondate di caldo ed alla drammatica siccità che sta interessando molte regioni italiane.

 

  

Roma, 11 agosto 2017



 




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giovedì 10 agosto 2017

INRETE Distribuzione Energia (Gruppo Hera) e BHGE sperimentano un nuovo sistema di recupero energetico dalla decompressione del gas

Un innovativo sistema di recupero energetico dalla decompressione del gas metano; lo stanno sperimentando INRETE Distribuzione Energia, società del Gruppo Hera per la distribuzione di energia e gas, e Baker Hughes, a GE company (BHGE). 

Si tratta di un turbo espansore di taglia medio-piccola e di nuova concezione che, grazie alle sue dimensioni, può essere installato nelle cabine di decompressione del gas metano distribuito dalle reti urbane. 

INRETE sperimenta questa nuova applicazione in veste di promotore e collaudatore. L'obiettivo, per la società del Gruppo Hera, è identificare tecnologie innovative per ridurre il fabbisogno energetico delle attività svolte, recuperando energia, ove sia possibile, e continuando a garantire ai cittadini servizi di qualità, riducendone sempre più l'impatto ambientale. 

Il carattere innovativo del progetto sta nell'applicazione al sistema di distribuzione gas del brevetto EGPT, che prevede un turbo espansore abbinato a una pompa di calore transcritica a CO2 (che utilizza l'anidride carbonica come vettore termico). 
Questo abbinamento consente un uso altamente efficiente dell'energia elettrica prodotta, utilizzata in parte per il preriscaldo del gas impiegato nel processo e, per la parte eccedente, immessa nella rete di distribuzione cittadina. 

L'utilizzo di questa tecnologia, prodotta da BHGE nello stabilimento fiorentino di Nuovo Pignone, azienda leader nel settore delle turbomacchine e da sempre orientata a favorire lo sviluppo di soluzioni tecnologiche innovative che possano aiutare l'industria energetica e sviluppata in collaborazione con INRETE Distribuzione Energia, consentirà, quindi, un recupero di energia con una significativa riduzione del consumo di gas necessario al processo di distribuzione. 

I dati del progetto, che dovranno essere verificati al termine della sperimentazione ora in corso in una cabina di decompressione della rete gas di Bologna, identificano un potenziale recupero energetico pari a oltre 1.600.000 kWh annui, abbinato a un minor consumo di gas di processo pari a oltre 30.000 standard metri cubi/anno. 

Una volta terminata la sperimentazione del prototipo, se saranno confermate le prestazioni attese, questa tecnologia, che sarà prodotta industrialmente da BHGE, potrà essere installata in molte altre cabine di decompressione del gas metano del Gruppo Hera.



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Bergamo: a Settembre la Cool Zone. E Porta Nuova diventa un'oasi verde

DENTIX, BEST WESTERN HOTEL CAPPELLO D'ORO E M1.LLE STORIE&SAPORI INSIEME PER I MAESTRI DEL PAESAGGIO

A SETTEMBRE LA COOL ZONE IN CENTRO CITTA'


Bergamo, 10 agosto 2017 –Un tributo alla città di Bergamo e alla sua manifestazione più green: Dentix, il colosso spagnolo leader nel settore della cura dentale, Best Western Hotel Cappello D'Oro, storica realtà cittadina, e il ristorante M1.lle Storie e Sapori regalano a bergamaschi e turisti un'installazione a tutto green in Porta Nuova, nel cuore del centro cittadino, in occasione de I Maestri del Paesaggio, dal 7 al 24 settembre.

Proprio di fronte alle tre attività, che si susseguono dal civico 12 al 18 in Viale Papa Giovanni XXIII, l'installazione progettata dall'arch. paesaggista Fulvia Giorgioni sarà una vera e propria oasi che ricreerà in piccolo gli allestimenti di Piazza Vecchia, luogo simbolo della manifestazione. 

Una"cool zone"fatta di alberi, piante, tavoli e palloni giapponesi che, ritagliando un angolo di pace nella movimentata Porta Nuova, farà vivere anche in città bassa l'atmosfera de I Maestri del Paesaggio, quest'anno ispirata al "cool landscape", con evidente richiamo ai temi del riscaldamento globale.

"Siamo da sempre molto sensibili rispetto ai problemi ambientali, per questo non potevamo che accettare l'invito a sostenere I Maestri del Paesaggio allestendo una cool zone in centro– commenta Corrado Zambonelli, direttore del Best Western Hotel Cappello D'OroE' un impegno perfettamente in linea con lo spirito green che da anni caratterizza le politiche di gestione degli Hotels Best Western in Italia, un piccolo contributo per sostenere una maggiore sensibilizzazione, e anche un onore perché ci permette di prender parte a una manifestazione, ormai di respiro internazionale, che coinvolge la città da parecchi anni. Siamo sicuri che sarà una bella sorpresa anche per i nostri ospiti internazionali".

Lo stesso spirito green anima anche Paolo Marzo, Marketing Manager Dentix Italia, che spiega: "Contribuire all'allestimento significa per noi valorizzare la bellezza del cuore di Bergamo bassa. Da sempre Dentix sceglie per le sue cliniche le location più suggestive delle città italiane: non potevamo perdere questa occasione per offrire a tutti i nostri pazienti una versione ancora più moderna della nostra clinica. E' anche un modo per omaggiare la splendida città di Bergamo, in cui Dentix ha aperto la sua prima clinica in Italia nel dicembre 2014".
Entusiasta anche la partecipazione di M1.lle Storie & Sapori, il caffè, bistrot, wine-bar, ristorante, che, oltre alle sue apprezzate proposte enogastronomiche, contribuirà ad offrire a bergamaschi e turisti una verde oasi di pace, occasione per riflettere sui temi ambientali, con un'attitudine…cool.

L'installazione sarà aperta a tutti, 24 ore su 24, dal 7 al 24 settembre.

«I Maestri del Paesaggio è la kermesse che da sette anni porta a Bergamo i migliori progettisti del paesaggio e le espressioni più interessanti del landscaping internazionale. Per la settima volta la città sarà, dal 7 al 24 settembre, al centro della cultura del paesaggio, e la bellissima piazza-gioiello di Bergamo Alta diverrà ancora una volta emblema di una riflessione attraverso un esercizio e un allestimento temporaneo che ogni volta stupisce e qualche volta divide, ma sempre affascina e attrae migliaia di visitatori. Ogni anno la piazza reca l'impronta stilistica dell'architetto paesaggista che la concepisce ed è coerente con il focus dell'International Meeting, che riunisce per due giorni a Bergamo i più importanti paesaggisti al mondo. Quest'anno il tema proposto dal paesaggista olandese Lodewijk Baljon è "COOL LANDSCAPE" e grande è l'attesa per un'installazione che, come ha detto Baljon stesso, "svilupperà il tema della coolness sia in senso letterale - di raffreddamento e di ombreggiatura - sia rifacendosi allo stile e all'attitudine "cool", che indica disinvoltura e eleganza ed è riconducibile proprio alla cultura italiana con la nozione estetica di "Sprezzatura" nata in epoca rinascimentale."La manifestazione, da sempre catalizzatrice di attenzioni a livello nazionale e internazionale, è organizzata dall'Associazione Arketipos  insieme al Comune di Bergamo  con il sostegno di Regione Lombardia, Camera di Commercio, Fondazione Lombardia per l'Ambiente, Università degli Studi di Bergamo, Parco dei  Colli di Bergamo e quest'anno del Consolato Paesi Bassi in Italia. Inoltre ogni anno aziende multinazionali e del territorio collaborano alla riuscita della manifestazione con sponsorizzazioni economiche e tecniche, oltre che di idee, che contribuiscono a fare de I Maestri del Paesaggio un'occasione vivace di divulgazione della cultura di paesaggio e di intrattenimento per migliaia di visitatori.»



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Giornata Mondiale del Leone. WWF : "IL TRISTE DECLINO DEL RE DELLA SAVANA"

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ANIMALI
GIORNATA MONDIALE DEL LEONE
WWF: "IL TRISTE DECLINO DEL 'RE DELLA SAVANA'


Il leone, il re della savana, il più conosciuto, amato e temuto tra tutti gli animali del nostro pianeta è oggi in drammatico declino. I dati diffusi dal WWF nella Giornata Mondiale del Leone che si celebra in tutto il mondo, dimostrano che per questa specie c'è ben poco da festeggiare.

La specie, estinta da tempo in tutto il Nord Africa, oggi corre forti rischi nell’Africa occidentale dove rimangono poche centinaia di individui.

Il futuro di questo spettacolare felino sta assumendo tinte fosche in tutto il continente africano: tre quarti delle popolazioni studiate sono in declino e in soli 21 anni (che equivalgono a tre generazioni di questi animali) abbiamo perso il 42% dei leoni che popolavano il continente africano. 
 
Secondo le stime dell’IUCN è probabile che in Africa sopravvivano meno di 20.000 leoni in un territorio che copre solo l‘8% del loro precedente areale. Solo negli ultimi decenni i leoni si sono estinti in ben 12 paesi dell’Africa subsariana.

Ma sappiamo davvero tutto sul comportamento del leone? Ecco sei curiosità che non avreste mai immaginato:

- Il leone non è il re del continente africano come tutti si immaginano. Esiste una sottospecie di leone asiatica, Panthera leo persica oramai drammaticamente minacciata di estinzione. Più piccolo e più chiaro il leone asiatico sopravvive in India nel Parco Nazionale di Gir in poche centinaia di esemplari.
- I leoni sono a tutti gli effetti grandi carnivori. Eppure in caso di necessità possono integrare la loro dieta con con alcune verdure. I ricercatori hanno constatato che leoni del deserto del Kalahari possono mangiare una buona dose di zucche selvatiche, anche per dissetarsi
- Il leone maschio non è solo un pessimo cacciatore (gran parte delle attività di caccia viene infatti svolta dalle femmine) ma è anche un pessimo latin lover. I suoi accoppiamenti, per quanto frequenti, durano una manciata di secondi.
- I leoni sono oggi minacciati dalla distruzione del loro habitat, dal conflitto con le comunità locali e dal bracconaggio. Le ossa di questi poveri animali, al pari delle tigri, vengono utilizzate per i rimedi della medicina tradizionale.
- Il ruggito del leone è un importantissimo sistema di comunicazione nei leoni. Può essere udito fino a 8 km di distanza e permette di mantenere le relazioni tra gli individui del branco.
- Il leone in Africa è praticamente assente al di fuori delle aree protette. Solo in Sud-Africa questo felino sta espandendo il suo areale grazie a progetti di ripopolamento funzionali anche all’ecoturismo.

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Roma, 10 agosto 2017
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