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domenica 19 gennaio 2020

Comitato Torino Respira: lo sport si mobiliti contro lo smog

Lo sport si mobiliti contro lo smog

La situazione di inquinamento persistente è un rischio per la salute degli atleti, le principali società sportive torinesi si mobilitino

Dopo 22 giorni di inquinamento persistente il Comitato Torino Respira ha deciso di coinvolgere le principali organizzazioni sportive della Città, il CONI Piemonte, il Centro Universitario Sportivo, e le squadre di calcio del Torino e della Juventus.

Con una lettera inviata ai presidenti di queste importanti realtà sportive il Comitato ha messo in evidenza i rischi che tutti gli atleti corrono nello svolgere attività fisica intensa in un ambiente inquinato.

Durante l'attività sportiva infatti il ritmo respiratorio aumenta fino a 30 volte, e la quantità di inquinanti accumulati nel corpo è molto più alta che durante le normali attività. Una delle prime precauzioni che vengono consigliate durante gli episodi di inquinamento acuto è infatti di limitare l'attività fisica all'aperto.

Ovviamente questo non è possibile per gli atleti professionisti, che devono continuare ad allenarsi in qualsiasi condizione, ma anche per moltissimi altri atleti semi-professionisti o dilettanti l'allenamento all'aperto è una attività irrinunciabile.

"Abbiamo scritto questa lettera perché crediamo che lo sport, sia nelle sue espressioni dilettantistiche che in quelle professionistiche, debba essere sinonimo di salute e comportamenti eticamente corretti. La situazione di inquinamento persistente rischia di avere conseguenze a lungo termine sulla salute degli atleti, e pensiamo che sia un dovere di tutte le organizzazioni sportive cittadine contribuire ad informarli dei rischi e delle cause del problema." Ha dichiarato il Presidente del Comitato Torino Respira Roberto Mezzalama.

La lettera cita uno studio condotto su oltre 2900 partite della Bundesliga in Germania, che hanno dimostrato una correlazione negativa tra l'inquinamento atmosferico nell'area dello stadio e le prestazioni dei giocatori. La Federazione internazionale di atletica invece ha deciso di monitorare la qualità dell'aria in oltre 1000 stadi, in collaborazione con le Nazioni Unite.

"Ci chiediamo se i campioni che vengono portati a Torino sono stati informati del fatto che stanno per trasferirsi in una delle città più inquinate d'Europa, e se vengono messi al corrente dei possibili rischi sanitari." Ha concluso Mezzalama.

Torino 19 gennaio 2020



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giovedì 16 gennaio 2020

NESTLÉ: 2 MILIARDI DI CHF PER PLASTICA RICICLATA AD USO ALIMENTARE E PACKAGING INNOVATIVI

NESTLÉ CREA UN MERCATO PER LA PLASTICA RICICLATA

PER USO ALIMENTARE E LANCIA UN FONDO PER POTENZIARE L'INNOVAZIONE

DEGLI IMBALLAGGI

 

Milano, 16 gennaio 2020 Nestlé ha annunciato oggi che investirà fino a 2 miliardi di franchi svizzeri per attuare il passaggio dalla plastica vergine a quella riciclata per uso alimentare e per accelerare lo sviluppo di soluzioni innovative per imballaggi sostenibili.

Basandosi sull'impegno assunto nel 2018 di rendere riciclabile o riutilizzabile il 100% dei suoi imballaggi entro il 2025, Nestlé ridurrà al contempo di un terzo l'utilizzo di plastica vergine, lavorando con altri attori per far progredire l'economia circolare e per contribuire a ripulire oceani, laghi e fiumi dai rifiuti di plastica.

La qualità e la sicurezza degli alimenti rappresentano fattori di primaria importanza e gli imballaggi svolgono un ruolo fondamentale nel garantire questi obiettivi. La maggior parte della plastica è difficilmente riciclabile per imballaggi alimentari e ciò comporta dunque una fornitura limitata di plastica riciclata per alimenti. Proprio per creare un mercato, Nestlé si impegna ad acquistare fino a 2 milioni di tonnellate di plastica riciclata per uso alimentare e a stanziare oltre 1,5 miliardi di franchi svizzeri per investire nell'utilizzo di questi materiali da qui al 2025. Nestlé cercherà efficienze operative per mantenere neutrali i profitti generati da questa iniziativa.

L'innovazione del packaging, compresi nuovi materiali, sistemi di ricarica e soluzioni di riciclo, rappresentano un'altra importante sfida nel cammino verso un futuro senza rifiuti. Oltre alla significativa attività di ricerca interna condotta attraverso il Nestlé Institute of Packaging Sciences, l'azienda lancerà un fondo di venture capital da 250 milioni di franchi svizzeri per investire sulle start-up che si focalizzano in questi settori.

Queste due iniziative si aggiungono ai grandi sforzi che Nestlé sta compiendo nella ricerca, nell'approvvigionamento e nella produzione al fine di rendere gli imballaggi riciclabili o riutilizzabili e per contribuire al raggiungimento dell'obiettivo di zero emissioni di gas serra entro il 2050. Nell'ambito dell'impegno dell'azienda in materia di packaging e di una sempre maggiore trasparenza, Nestlé continuerà a lavorare a ulteriori iniziative e a fornire aggiornamenti costanti sui progressi ottenuti.

"Nessun tipo di plastica dovrebbe finire in discarica o diventare un rifiuto" ha dichiarato Mark Schneider, CEO di Nestlé. "Rendere la plastica riciclata sicura per gli alimenti costituisce una sfida enorme per il nostro settore. Questo è il motivo per cui, oltre a ridurre l'uso della plastica e la raccolta dei rifiuti, vogliamo chiudere il cerchio e rendere più plastica possibile riciclabile all'infinito. Stiamo portando avanti un cammino coraggioso per creare un mercato più ampio per la plastica riciclata ad uso alimentare e promuovere l'innovazione nel settore degli imballaggi. Diamo il benvenuto a chiunque altro desideri unirsi a noi in questo viaggio".

"Siamo lieti di vedere che Nestlé si è impegnata a investire 2 miliardi di franchi svizzeri per la creazione di un'economia circolare per la plastica, in aggiunta all'obiettivo di ridurre di un terzo la plastica vergine negli imballaggi entro il 2025. Eliminando la plastica non necessaria, innovando in aree come i modelli di riutilizzo e i nuovi materiali, rendendo circolare la plastica di cui abbiamo bisogno – anche nelle applicazioni più impegnative per il settore alimentare – possiamo creare un'economia in cui la plastica non diventa mai un rifiuto. Il raggiungimento degli impegni annunciati oggi contribuirà in modo significativo alla realizzazione di questa visione" ha dichiarato Andrew Morlet, CEO della Ellen MacArthur Foundation.

 

Gruppo Nestlé

Il Gruppo Nestlé è l'azienda alimentare leader nel mondo, attiva dal 1866 per la produzione e distribuzione di prodotti per la Nutrizione, la Salute e il Benessere delle persone. Con 413 stabilimenti e circa 323.000 collaboratori distribuiti in oltre 190 Paesi, il Gruppo si è evoluto insieme ai suoi consumatori, sviluppando soluzioni al passo con il cambiamento dei bisogni e dello stile di vita della società. L'innovazione e la ricerca scientifica applicata alla nutrizione rappresentano il tratto distintivo dell'operato del Gruppo sin dai suoi esordi e su queste stesse basi l'azienda sta lavorando oggi e per il prossimo futuro.

Il Gruppo Nestlé è presente in Italia dal 1875, quando è stata depositata a Milano l'etichetta "Farina Lattea Nestlé, alimento completo per i bambini lattanti". Nestlé Italiana, Sanpellegrino, Purina, Nespresso, Nestlé Nutrition e Nestlé Health Science, Nestlé Professional e CPW sono oggi le principali realtà che operano nel nostro Paese: assieme impiegano circa 4.300 dipendenti in 10 stabilimenti (oltre alla sede centrale di Assago), raggiungendo nel 2018 un fatturato totale di circa 1,7 miliardi di euro. L'azienda opera in Italia con un portafoglio di numerosi marchi, tra cui i principali sono: Perugina, Baci Perugina, Nero Perugina, KitKat, Tablò Perugina, Galak, Buitoni, Nidina, Nestlé MIO, Nescafé, Nescafé Dolce Gusto, Orzoro, Nesquik, Il Latte Condensato, Fitness Cereali, Meritene, S.Pellegrino, Nestlé Vera, Acqua Panna, Levissima, Purina Pro Plan, Purina ONE, Gourmet, Friskies, Felix.



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mercoledì 8 gennaio 2020

La Marina Militare ‘affonda’ sull’amianto: 136 navi con la fibra killer

La Marina Militare 'affonda' sull'amianto: 136 navi con la fibra killer

Lo Stato corre (tardi) ai ripari con una legge per bonificare. 

L'allarme di Bonanni (ONA): "chiudere subito le unità navali piene di amianto. Chiederemo alla Corte di Appello di Venezia di condannare gli imputati nel Marina Bis"

 

Roma, 8 gennaio 2020Amianto killer nelle unità militari e nelle basi a terra della nostra Marina. Tricolore al vento che solca il Mediterraneo e fibre killer nei polmoni dei suoi marinai: 570 casi di mesotelioma fino al 2015; almeno 2000 morti per amianto. 1001 casi segnalati alla Procura della Repubblica di Padova fino al 2015 (relazione Commissione Parlamentare d'Inchiesta) e finalmente la confessione che passa attraverso una legge per bonificare! Nella relazione tecnica all'emendamento, voluto dal M5S alla legge di bilancio appena entrata in vigore, la Marina Militare, dopo decenni di silenzi e di parziali ammissioni, ammette che ben 136 unità navali ancora in servizio contengono amianto nei punti più disparati, dagli impianti elettrici alle caldaie, dai dormitori alle infermerie, dalle sale mensa ai magazzini. 


Di queste, 45 sono dislocate nella sede di Taranto, 60 in quella di La Spezia e 31 nella sede di Augusta, in provincia di Siracusa. L'emendamento ha permesso di stanziare 12 milioni di euro per il triennio 2020 – 2022, che saranno impiegati per avviare il processo di bonifica di circa 30 unità navali. Quindi ne rimarranno in servizio ancora un centinaio con l'amianto a bordo. L'ammontare complessivo necessario per la bonifica integrale ammonta a circa 54 milioni di euro


"Certamente questi 12milioni di euro sono insufficienti, una goccia nell'oceano rispetto alla condizione di rischio effettiva nelle Forze Armate", afferma il Presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto, Avv. Ezio Bonanni, da anni impegnato nella tutela dei Militari e dei loro familiari, che, seppur accogliendo positivamente il provvedimento governativo, denuncia: "la legge è una confessione e una palese ammissione della presenza di amianto nelle unità navali, di conseguenza della responsabilità della Marina e del Ministero della Difesa. Se l'unità navale è piena di amianto bisogna chiuderla e preservare la salute dei militari che non possono essere mandati a lavorare in condizioni di rischio".


"Apprezzo la fantasia degli Alti Comandi della nostra Marina, da un lato viene fuori una nuova legge per bonificare, come se non trovassero applicazione le norme civili e penali di tutela della incolumità e della sicurezza dei nostri militari e dall'altro ostacola il riconoscimento dei diritti delle vittime. Un accanimento che se fosse usato in battaglia renderebbe la nostra Flotta praticamente invincibile!" – prosegue ironizzando Bonanni, che sottolinea – "invece ci troviamo di fronte a vittime della pace perché l'amianto ha provocato, e sta provocando, più morti di tutte le battaglie navali della Seconda Guerra Mondiale".


"Chiediamo alla Nostra Marina Militare uno scatto di orgoglio e di riconoscere tutte le vittime e di porre fine al contenzioso giudiziario' – dichiara il legale, che si prepara così al giudizio che inizierà presso la Corte di Appello di Venezia il prossimo 6 febbraio e che vede al banco degli imputati i più alti Ammiragli della Nostra Flotta Navale, responsabili, a vario titolo, della morte di centinaia di nostri valorosi marinai (molti già riconosciuti vittime del dovere).


Presso la Procura della Repubblica di Padova sono stati segnalati 1101 casi di vittime di amianto tra coloro che hanno svolto attività di servizio imbarcati nelle unità navali, ovvero a terra: il dato epidemiologico, o meglio la vera e propria epidemia di patologie asbesto correlate, certifica e conferma la condizione di rischio dovuta anche alla violazione delle regole cautelari. L'O.N.A. ha costituito il dipartimento delle vittime del dovere che ha permesso il risarcimento dei danni in sede civilistica e che è possibile consultare con il n. verde 800034294.



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venerdì 3 gennaio 2020

A TAVOLA LE PRIME CLEMENTINE SOSTENIBILI

CONSUMI: ARRIVANO SULLE TAVOLE LE PRIME CLEMENTINE SOSTENIBILI

Firmato l'accordo tra Federdistribuzione, Coldiretti e Filiera agricola italiana Fai

 

Arrivano sulle tavole le prime clementine sostenibili, che rispettano l'ambiente e la biodiversità, combattono lo sfruttamento e garantiscono un equo compenso agli agricoltori. L'iniziativa nasce da un protocollo d'intesa sottoscritto da Federdistrbuzione, Coldiretti e Fai – Filiera agricola italiana - che porterà sugli scaffali dei supermercati e ipermercati nazionali una selezione di prodotto di alta qualità proveniente soprattutto dalla Calabria e dalla Basilicata, sostenuta da una campagna di informazione sulle proprietà e le caratteristiche degli agrumi Made in Italy.

 

L'iniziativa di Coldiretti, Fai e Federdistribuzione punta quindi a valorizzare le clementine tricolori per l'intero periodo di raccolta che va da dicembre a fine marzo, per dare la possibilità al consumatore di trovare nella proposta dei punti vendita dalla GDO un prodotto nazionale con determinate caratteristiche e poter quindi meglio scegliere.

 

Il prodotto nazionale verrà presentato con un packaging dedicato che ne illustrerà anche le principali caratteristiche.

 

"L'obiettivo dell'intesa è aprire sbocchi di mercato e promuovere la competitività del prodotto italiano con concrete ricadute economiche sui territori – sottolinea il presidente della Coldiretti Ettore Prandini -, ma anche garantire che dietro gli alimenti in vendita sugli scaffali ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l'ambiente, il lavoro e la salute".

 

"La firma del protocollo con Coldiretti e Filiera Agricola Italiana ha un duplice valore – osserva il Presidente Federdistribuzione Claudio Gradara -: da una parte si ripropone l'importante obiettivo di diffondere i prodotti italiani di qualità e in particolare il vero prodotto agricolo Made in Italy attraverso la fitta rete distributiva delle imprese associate a Federdistribuzione; dall'altra segna un importante accordo che vede la maggiore associazione di rappresentanza del comparto agricolo e la principale associazione della distribuzione moderna organizzata, unire gli sforzi per un lavoro sinergico che intende sempre più migliorare la consapevolezza del consumatore nelle scelte d'acquisto accompagnando l'azione economica con profili etici e di sostenibilità delle produzioni nazionali, delle eccellenze locali e dei prodotti della tradizione italiana".



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venerdì 27 dicembre 2019

CNR: nano fogli grafene catturano nuovi contaminanti nell'acqua potabile

Nano-fogli di grafene catturano nuovi contaminanti nell'acqua potabile

Messo a punto dai ricercatori degli Istituti per la sintesi organica e fotoreattività e per la microelettronica e microsistemi del Cnr un nuovo composito che rende più efficaci i filtri per rimuovere principi attivi di farmaci, cosmetici o detergenti presenti nella rete idrica e spesso non eliminati dai trattamenti convenzionali. Lo studio è pubblicato su Nanoscale nell'ambito del progetto europeo Graphene Flagship

 

Tra le molte fragilità delle nostre risorse idriche vi è la presenza di nuove sostanze potenzialmente dannose che richiedono efficaci soluzioni per la depurazione. Una nuova tecnologia, che impiega il grafene per potenziare le membrane filtranti polimeriche, è stata messa a punto dai ricercatori dell'Istituto per la sintesi organica e fotoreattività (Cnr-Isof) e dell'Istituto per la microelettronica e microsistemi (Cnr-Imm) del Consiglio nazionale delle ricerche, in collaborazione con la svedese Chalmers University e pubblicata sulla rivista Nanoscale.

"Combinando fogli di ossido di grafene (GO) con membrane di polisulfone e derivati (PSU)", spiegano Manuela Melucci e Vincenzo Palermo di Cnr-Isof, coordinatori del team di ricercatori che ha svolto la ricerca nell'ambito del progetto europeo Graphene Flagship, "abbiamo realizzato filtri capaci di catturare contaminanti organici, molecole costituenti principi attivi di farmaci, cosmetici o detergenti che spesso non sono eliminati dai trattamenti convenzionali e che possono quindi contaminare le acque della rete idrica".

La capacità di filtraggio del nuovo materiale GO-PSU è stata testata dai ricercatori su campioni di acque contaminate con sostanze quali la rodamina, colorante molto usato in campo tessile e farmaceutico, l'antibiotico ofloxacina e l'antinfiammatorio diclofenac, principi attivi presenti in decine di colliri, compresse, pomate. "Queste molecole fanno parte dei cosiddetti inquinanti emergenti - farmaci, pesticidi, detergenti e fragranze varie - individuati recentemente nelle acque potabili e oggetto di attenzione per i possibili rischi per la salute e l'ambiente, tanto da richiedere la revisione della direttiva europea sull'acqua potabile attualmente al vaglio della UE. Le misure hanno confermato che le performance di filtraggio delle membrane di polisulfone addizionato con ossido di grafene superano di oltre tre volte quelle del materiale standard contenente solo polisulfone", spiega Vincenzo Palermo del Cnr-Isof e vicedirettore di Graphene Flagship. "Le eccellenti prestazioni sono dovute alle proprietà uniche dei materiali bidimensionali, in particolare alla struttura dell'ossido di grafene: la disposizione a strati di questi foglietti, separati tra loro da distanze nanometriche che possiamo controllare, è ideale per intrappolare le molecole contaminanti e più efficiente di quella di classici filtri tridimensionali".

La tecnica sviluppata dai ricercatori è una novità già protetta da una domanda di brevetto internazionale. "Tutto il procedimento si svolge in acqua, senza l'uso di solventi chimici e utilizza le microonde per immobilizzare stabilmente i foglietti di grafene sul polimero", commenta Manuela Melucci del Cnr-Isof. "Poiché qualsiasi materiale per la depurazione delle acque non deve rilasciare ulteriori contaminanti nell'acqua filtrata, è infatti essenziale che gli additivi usati per potenziare le membrane siano immobilizzati in maniera stabile. I test eseguiti inserendo il composito GO-PSU in cartucce filtranti commerciali hanno confermato la grande stabilità del nuovo materiale che non presenta rilascio di grafene nelle acque trattate, nei limiti di rivelabilità analitici disponibili".

I vantaggi del nuovo materiale non finiscono qui. "Le membrane GO-PSU possono essere recuperate dopo l'uso, lavate con un solvente specifico per rimuovere i contaminanti che hanno raccolto e impiegate nuovamente", concludono i ricercatori. "Inoltre, la tecnica per addizionare l'ossido di grafene può essere applicata anche a scarti della produzione industriale di membrane in polisulfone, riutilizzando residui di processo altrimenti da smaltire e abbattendo i costi. Infine, sfruttando la possibilità di funzionalizzare chimicamente il grafene, si potrebbero creare membrane che filtrino solo determinati inquinanti di specifico interesse".

 

Roma, 17 dicembre 2019

 

Immagini:

Immagine 1: ingrandimento su scala micrometrica del polisulfone ricoperto da uno strato di ossido di grafene (immagine al microscopio elettronico)

Immagine 2: rappresentazione artistica

 

 

La scheda

 

Chi: Cnr-Isof e Cnr-Imm

Che cosa: Graphene oxide–polysulfone filters for tap water purification, obtained by fast microwave oven treatment A. Kovtun, M. Zambianchi, C. Bettini, A. Liscio, M. Gazzano, F. Corticelli, E. Treossi, M. L. Navacchia, V. Palermo and M. MelucciNanoscale, 2019, Advance Article, DOI: 10.1039/C9NR06897J




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Moda bimbi green: Rifò debutta con la prima collezione in cashmere rigenerato per i più piccoli


MODA BIMBI GREEN

RIFO' DEBUTTA CON BEE-SUSTAINABLE, LA PRIMA CAPSULE COLLECTION IN CASHMERE RIGENERATO PER I PIU' PICCOLI

Cappellino, sciarpa e copertina 0-24 mesi ricamati a mano con tema le api per richiamare l'attenzione sull'importanza dell'ambiente e la natura.

Realizzati in collaborazione con la cooperativa sociale Manusa che aiuta le persone in condizioni di svantaggio a imparare un mestiere.



 

Milano, dicembre 2019 - Rifò, giovane brand pratese di moda ecosostenibile, debutta con BEE-SUSTAINABLE la prima linea di accessori dedicata ai più piccoli, confezionata in 100% cashmere rigenerato.

 

Una speciale capsule collection, in edizione limitata, per bimbi da 0 a 24 mesi formata da cappellino, sciarpa e copertina. I tre capi sono realizzati in collaborazione con Manusa, la cooperativa sociale di Pistoia che produce articoli in maglieria di alto valore artigianale ed eticamente sostenibili, coinvolgendo nella produzione persone inserite in percorsi di riscatto sociale, in modo da valorizzarne le competenze e permettere loro di inserirsi nel mercato del lavoro.

 

Ricami e dettagli realizzati a mano con tema le api sono stati creati per richiamare l'attenzione sull'ambiente e sull'impatto che l'uomo ha su di esso e sulle condizioni climatiche: le api, infatti, per quanto piccole sono indispensabili nel mantenimento della biodiversità e nella conservazione della natura, così come i piccoli gesti quotidiani possono contribuire a un reale cambiamento in favore di rispetto maggiore verso l'ambiente e la natura.

 

"Per creare questa nuova collezione dedicata ai bimbi – commenta Niccolò Cipriani, fondatore di Rifò insieme a Clarissa Cecchi – ci siamo ispirati a due tematiche che per noi sono irrinunciabili: l'impatto sociale e l'attenzione al lavoro etico, con la collaborazione di Manusa, che come noi crede nel connubio tra artigianato tessile e valori sociali e la sostenibilità ambientale, come valore fondamentale che crediamo si debba insegnare fin da piccolissimi". 

 

Gli accessori della linea bimbo, così come tutti i prodotti Rifò in cashmere rigenerato, conservano le stesse qualità dei prodotti originali, riducendo, però, rispetto a un capo in lana vergine: del 90% l'uso di acqua, del 77% quello dell'energia, del 90% i prodotti chimici, del 95% le emissioni di CO2 e del 100% l'uso di coloranti.





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Sonatrach investe sulla sostenibilità

SONATRACH FESTEGGIA IL PRIMO COMPLEANNO MISURANDO LA PROPRIA SOSTENIBILITÀ CON SI RATING.

 

Sonatrach Raffineria Italiana Srl, appartenente al gruppo algerino Sonatrach, operante nel settore della raffinazione del petrolio greggio e leader europeo nella produzione di basi lubrificanti, bitumi e paraffine, ha deciso di festeggiare il primo anno di attività in Italia (ricorrenza avvenuta lo scorso primo dicembre) misurando il grado di sostenibilità delle proprie attività adottando il Sustainability Impact (SI) Rating sviluppatoda ARBalzan, start up innovativa specializzata nella sostenibilità integrata guidata da Ada Rosa Balzan, tra i massimi esperti di sostenibilità in Italia. 

In questo modo il percorso di sostenibilità, ambientale e non solo, avviato già da tempo dalla società, viene verificato da un soggetto terzo attraverso l'utilizzo di parametri certi adottati a livello internazionale. 

 

La scelta societaria si muove nella logica del  rafforzamento della sua strategia di sviluppo sostenibile, attuata attraverso notevoli investimenti in sostenibilità ambientale e interventi mirati all'ulteriore miglioramento dell'affidabilità degli impianti,non ultimo l'investimento di 200 milioni di euro per la manutenzione straordinaria effettuata nel corso del  2019 che ha incluso l'installazione di bruciatori a basso livello di ossidi di azoto (NOx) nei forni e il miglioramento dell'efficienza degli impianti anche in termini di riduzione dell'anidride carbonica (CO2).

 Il lavoro di analisi sui dati raccolti porterà alla valutazione integrata, misurazione e rendicontazione della sostenibilità del sito

La prima fase dell'attività, già avviata, è consistita in un percorso di formazione dell'intera forza lavoro sui temi della sostenibilità. Tutti i dipendenti hanno partecipato a sessioni d'aula nel corso delle quali è stato spiegato il concetto di sostenibilità in tutte le sue declinazioni, non solo ambientali. 

La seconda fase, quella della valutazione dell'indice di sostenibilità delle attività di raffineria,  sarà realizzata utilizzando la piattaforma SI RatingTM che consente di analizzare la sostenibilità considerando 5 criteritrasparenza, livello di gestione, attendibilità, miglioramento, completezza. Grazie a SI Rating verranno, inoltre, analizzate 26 tematiche ambientali, sociali e di governance sulla base di strumenti internazionali accreditati. I dati ottenuti saranno elaborati dall'algoritmo che genererà la valutazione finale di sostenibilità e diventeranno oggetto di un report che indicherà a Sonatrach Raffineria Italiana quali azioni intraprendere per ottimizzare il proprio impegno nella sostenibilità

"La sostenibilità dei nostri impianti e dei nostri prodotti" - hacommentato Rosario Pistorio, ad di Sonatrach Raffineria Italiana – "è per noi un valore da tutelare nel tempo. E' questo il motivo di fondo che ci ha spinto verso l'adozione di strumenti innovativi attraverso un percorso ampio e articolato che richiede competenze specifiche. Abbiamo deciso di affrontarlo adottando il SI Rating, con cui partiremo da un monitoraggio attento e completo della situazione attuale, per poi arrivare a identificare potenziali aree  di miglioramento su cui intervenire già nei prossimi mesi".

 

"Come dimostrato da numerose ricerche e studi empirici, buone pratiche" sotto il profilo ESG – EnviromentSocial e Governance - permettono alle imprese di beneficiare di vantaggi competitivi, minori costi del capitale e migliori performance operative e di mercato. Un chiaro impegno nella sostenibilità è, quindi, fondamentale per contribuire positivamente all'andamento di lungo termine dello stabilimento" dichiara Ada Rosa Balzan, founder e ceo di ARBalzan - "e Sonatrach è la prima oil and gas company al mondo ad adottare il SI Rating. Abbiamo trovato una realtà che ha manifestato da subito una forte determinazione e volontà nel seguire un percorso di sostenibilità volontario, scegliendo SI Rating per avere dati certi e oggettivi su cui predisporre la strategia di miglioramento".  




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