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domenica 3 dicembre 2017

EXERGY: AVVIATO IMPIANTO GEOTERMICO DI PICO ALTO (PORTOGALLO)

AVVIATO L'IMPIANTO GEOTERMICO DI PICO ALTO: ALIMENTA L'ISOLA DI TERCEIRA NELLE AZZORRE CON ENERGIA PULITA E SOSTENIBILE

L'impianto di 4 MWe sviluppato e costruito da EXERGY in collaborazione con CME per EDA Renováveis soddisfa circa il 25% del fabbisogno elettrico in continuo dell'isola

Inaugurato l'impianto geotermico binario da 4 MWe di Pico Alto, sull'isola di Terceira, nelle Azzorre. 

Realizzato da EXERGY, l'azienda italiana leader negli impianti ORC e parte del Gruppo Industriale Maccaferri, e dalla società portoghese CME per EDA RENOVÁVEIS, società in capo all'utility delle Azzorre, l'impianto è in funzione dallo scorso agosto e produce energia elettrica pulita da una fonte rinnovabile, disponibile 24 ore su 24.

L'impianto utilizza una risorsa geotermica ad alta entalpia e sfrutta il calore disponibile sia nel vapore sia nell'acqua geotermici. 

Per questo progetto molto sfidante, situato in un sito remoto al centro dell'isola di Terceira (1500 Km al largo della costa del Portogallo), il Consorzio formato da EXERGY e CME ha studiato e fornito una soluzione chiavi in mano che include ingegneria e costruzione del gathering system dell'impianto, dell'unità ORC con Turbina Radiale Outflow (ROT) di EXERGY  e tutti gli impianti ausiliari.

Grazie a un design efficiente, studiato sulle specifiche esigenze di questo progetto, e all'utilizzo della tecnologia della ROT, l'impianto ha raggiunto la massima efficienza di conversione, generando fino a 4.9 MWe di elettricità, con una media di 4.5 MWe, ben al di sopra delle aspettative rispetto ai valori garantiti.

Con l'avviamento dell'impianto di Pico Alto, EDA Renováveis fornisce a più di 56 mila abitanti dell'isola di Terceira una fonte sostenibile e sicura di elettricità che corrisponde a quasi un quarto del fabbisogno elettrico a carico di base (baseload) dell'isola.

Partecipando alla cerimonia inaugurale, presieduta dal Presidente del Governo delle Azzorre Vasco Cordeiro, Marco Bonvini COO di EXERGY ha commentato: "Siamo orgogliosi di aver portato a compimento questo progetto con successo. Pico Alto rappresenta un ottimo esempio di come l'innovazione nel settore del greentech può fornire risposte valide e sostenibili per soddisfare i bisogni primari di energia e migliorare l'economia e i modelli energetici nelle zone più difficili e isolate del pianeta. Vediamo molte opportunità di applicazione della nostra tecnologia in questo ambito e Pico Alto è un buon punto di partenza e un'eccellente referenza per sviluppare questo mercato in Italia".

Carlos Alberto Raposo Bicudo Ponte, membro del Comitato Direttivo di EDA Renováveis ha dichiarato: "L'inaugurazione dell'impianto geotermico di Pico Alto è il primo passo per lo sfruttamento commerciale delle risorse geotermiche sull'isola di Terceira. L'utilizzo delle risorse geotermiche permetterà la diversificazione delle fonti di produzione di energia elettrica e darà un forte impulso al contributo rappresentato dalle rinnovabili. Il progetto di Pico Alto è stata una sfida tecnologica e organizzativa, che ha impegnato diversi soggetti al lavoro in contemporanea sull'impianto, in alcune occasioni in condizioni climatiche impervie. Tutte le difficoltà sono state brillantemente superate grazie alla stretta collaborazione di tutto il team di esperti, coordinati da EXERGY. Siamo molto soddisfatti dei primi risultati in termini di produzione elettrica. Nei primi due mesi di funzionamento, l'impianto di Pico Alto ha fornito una fonte stabile e sicura di 4 MW alla rete elettrica. Mantenendo questi numeri, nel 2018, la produzione annuale di Pico Alto sorpasserà probabilmente le stime fatte prima della costruzione dell'impianto. Il contributo del geotermico alla produzione elettrica potrà soddisfare parte del fabbisogno energetico dell'isola di Terceira, diminuendo il contributo rappresentato dai combustibili fossili e assicurando quindi dei risparmi economici per l'isola e dei benefici ambientali dati dalla riduzione delle emissioni dei gas serra in atmosfera".  

Un progetto replicabile anche in Italia dove esiste per alcune isole un interessante potenziale di sviluppo della geotermia per la produzione elettrica destinata al consumo locale sul modello di Pico Alto. In particolare fonti geotermiche ad alta temperature sono state individuate nelle isole vulcaniche di Pantelleria e dell'arcipelago delle Eolie dove sono in corso progetti di esplorazione delle risorse.

Con un portafoglio geotermico che ha raggiunto più di 340 MWe e una capacità in funzionamento di 331.5 MWe EXERGY possiede oggi la seconda più grande flotta geotermica binaria nel mondo.

sabato 18 novembre 2017

RESPONSIBLE CARE, 25 ANNI DI SOSTENIBILITÀ PER L’INDUSTRIA CHIMICA

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RESPONSIBLE CARE, 25 ANNI DI SOSTENIBILITÀ PER L'INDUSTRIA CHIMICA


Dal 23° Rapporto Responsible Care ottime performance socioambientali delle imprese aderenti.



Lamberti (Federchimica): la Chimica impegna sempre più risorse nell'innovazione per la competitività.


Un quarto di secolo di investimenti e miglioramenti continui a favore di sicurezza, salute e ambiente: questo il bilancio di Responsible Care, il programma volontario gestito da Federchimica, presentato oggi, con cui l'industria chimica in Italia persegue lo sviluppo sostenibile.


I risultati sono molto significativi. L'industria chimica continua ad essere uno dei settori manifatturieri più virtuosi in tema di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro: gli infortuni e le malattie professionali, rapportate alle ore lavorate, sono diminuite al ritmo medio annuo rispettivamente del 5 e del 6% negli ultimi sette anni.


La Chimica ha già ridotto le emissioni di Gas Serra del 55% e migliorato l'efficienza energetica del 57% rispetto al 1990; ciò significa che le imprese chimiche sono, di fatto, già in linea con gli obiettivi che l'Unione europea si è data non solo per il 2020 ma anche per il  2030.


Le imprese chimiche e, in particolare, quelle aderenti a Responsible Care, agiscono già secondo quanto previsto dal paradigma dell'Economia Circolare: prevengono, per quanto possibile, la produzione dei rifiuti, destinano il 23% al riciclo e il 39% al ripristino ambientale, ricorrendo solo in minima parte allo smaltimento in discarica (9,1%).

I dati del  Rapporto Responsible Care sono il risultato di "un massiccio lavoro che ci vede impegnati dal 1992 nell'identificazione, raccolta,  elaborazione e analisi di oltre 60.000 dati, di cui oltre 200 vengono pubblicati: un impegno complesso di responsabilità sociale, ambientale ed economica del management delle imprese chimiche" ha dichiarato Paolo Lamberti, Presidente di Federchimica.


"Responsible Care è un programma cui le imprese aderiscono volontariamente: l'industria chimica in Italia va ben oltre i 2.000 provvedimenti (Regolamenti, Direttive, Comunicazioni) vigenti nell'Unione europea, perseguendo, per scelta, obiettivi sociali e ambientali ancora più ambiziosi".


Le imprese aderenti a Responsible Care continuano a dedicare risorse umane e finanziarie per lo sviluppo sostenibile, spendendo mediamente ogni anno oltre il 2% del proprio fatturato e destinano circa il 20% dei propri investimenti a sicurezza, salute e ambiente.

Si tratta di investimenti ingenti, che hanno ricadute molto significative, non solo per il settore: "La Chimica genera sviluppo sostenibile anche lungo la filiera produttiva, con un impatto decisivo per tutto il sistema manifatturiero" ha proseguito Lamberti "In questo modo

trasferiamo ai settori a valle tecnologia, innovazione e sostenibilità ambientale e quindi anche competitività. Senza dimenticare che le innovazioni della Chimica hanno riflessi molto diretti sulla migliore qualità della vita di tutta la nostra società".


"Un settore industriale con questa visione e queste potenzialità deve essere considerato come una risorsa chiave per sostenere la ripresa in termini reali e duraturi" ha concluso Lamberti. "Frenare lo sviluppo della chimica con un sistema regolatorio inutilmente rigido e penalizzante equivale a minare la capacità innovativa del nostro Paese in Europa e dell'Europa rispetto ad altri continenti".

Nelle sue considerazioni conclusive Diana Bracco, Presidente e Amministratore Delegato Bracco S.p.A, che nel 1992, per un decennio, è stata la prima Presidente di Responsible Care in Italia, ha osservato: "Considero Responsible Care la testimonianza più eloquente non solo dello sforzo che il nostro settore compie, ogni anno, a favore della sostenibilità, ma anche della nostra capacità di guardare lontano: ben prima di altri la Chimica ha saputo identificare, nei tanti parametri socio-ambientali da migliorare continuamente, i suoi fattori chiave di sviluppo.


Sono convinta che il modo migliore per "fare impresa" sia offrire un futuro alle nuove generazioni e coniugare crescita economica, occupazione e benessere, garantendo, anche grazie all'innovazione tecnologica, una sempre migliore qualità della vita".

Alla manifestazione hanno preso parte anche Massimo De Felice, Presidente INAIL; Raffaello Vignali, Segretario Ufficio di Presidenza Camera dei Deputati; Mauro Parolini, Assessore allo Sviluppo Economico Regione Lombardia; Paolo Pirani, Segretario Generale UILTEC-UIL; Cosimo Franco, Presidente Responsible Care.

Nel corso della manifestazione hanno ricevuto il Premio Responsible Care:

 Basf Italia S.p.A. per il Progetto KidsLab
 Basell Poliolefine Italia S.r.l. per il Progetto "Site Waste Management"
 Sol S.p.A. per "BioMether, impianto per la produzione di biometano tramite upgrading di biogas"
 Versalis S.p.A. per il Progetto "Eco - pallet innovativo e sostenibile"



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martedì 7 novembre 2017

Energia e ambiente, connubio indissolubile. La via italia per la green e circular economy

A Ecomondo si fa il punto sullo stato di salute della green economy italiana


La terza Relazione sullo Stato della Green Economy in Italia, presentata nella giornata inaugurale degli Stati generali della Green Economy, promossi dal Consiglio Nazionale della Green Economy composto da 66 organizzazioni di imprese con il supporto della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, il 7 novembre a Rimini all’interno di Ecomondo, aggiorna l’analisi delle tematiche strategiche della green economy: le emissioni di gas serra, l’efficienza e il risparmio energetico, le fonti rinnovabili, l’economia circolare, l’ecoinnovazione, l’agricoltura di qualità ecologica, il capitale naturale e la mobilità sostenibile.

ENERGIA e CLIMA
Le emissioni di gas serra in Italia dopo l’aumento del 2015, sono calate nel 2016, ma le previsioni del 2017 sembrerebbero indicare un nuovo aumento, in particolare nel settore elettrico. Gli impatti del cambiamento climatico in Italia sono rilevanti e in peggioramento: il 2017 si ricorderà come il secondo anno più caldo dal 1880 e l’Istat dice che i ghiacciai alpini negli ultimi 40 anni hanno già perso quasi la metà dei propri volumi.

I consumi energetici dopo un lungo periodo di calo nel 2015 e nel 2016 hanno ripreso ad aumentare, in particolare quelli di gas. Il Piano nazionale per l’efficienza energetica del 2014 indicava come obiettivo di riduzione dei consumi energetici tra il 2011 e il 2020 di 15,5 Mtep: al 2015 il risparmio conseguito è stato di 6 Mtep, circa il 40% del target in cinque anni. Con i trend attuali non si raggiungerà l’obiettivo fissato al 2020. Nel 2015 l’Italia ha superato il suo obiettivo di quota di rinnovabili sul consumo interno lordo con il 17,5%, a fronte di una media europea del 16,7%. Tuttavia occorre prestare attenzione al settore elettrico, che rappresenta circa il 40% di tutte le rinnovabili, nel 2017 si sta registrando la prima flessione assoluta a causa di un forte calo della produzione idroelettrica e dell’eolico. Sintomatico anche il calo degli investimenti nelle rinnovabili, da 3,6 miliardi nel 2013 a soli 1,7 nel 2016.

ECONOMIA CIRCOLARE
Il pianeta rifiuti a 20 anni dal D.Lgs 22/97 ha realizzato un profondo cambiamento: vent’anni fa finiva in discarica l’80% dei rifiuti urbani e la raccolta differenziata e il riciclo erano inesistenti; oggi in discarica va il 25% (alcune regioni come Lombardia e Friuli Venezia Giulia sono al 4% di smaltimento in discarica), la raccolta differenziata ha raggiunto nel 2016 il 52,5% e il riciclo è al 47,7%, con i nuovi criteri di calcolo del DM 26 maggio 2016. La gestione dei rifiuti conta 5.000 imprese che occupano 120.000 dipendenti e fatturano diverse decine di miliardi. La geografia della raccolta differenziata resta però molto variegata: in Trentino Alto Adige si è arrivati al 65% e la Sicilia è restata al 12,8% e tra le città si va dal 5% di Siracusa e Vibo Valentia, poco più di 20 kg di rifiuti urbani avviati a riciclo per ogni abitante, fino all’83% di Treviso.

RICERCA E SVILUPPO
La spesa pubblica in R&S ai fini ambientali è diminuita del 5,8% nel 2015 rispetto al 2014, a fronte di un aumento dell’8,7% nell’eurozona. Nella spesa in R&S per l’ambiente pro capite siamo quindi scesi al 10° posto in Europa, con 8,7 euro, a fronte di una media di 15,6 nell’eurozona. Buone performance invece per il labelling ambientale dove l’Italia con 351 licenze ecolabel è seconda solo alla Germania.

AGRICOLTURA DI QUALITÀ
L’agricoltura italiana di qualità ecologica ha ricevuto un positivo impulso da Expo 2015. Nel 2015 il 12% della superficie agricola utilizzata in Italia è coltivata in modo biologico, la maggiore estensione in Europa (7,9% Spagna, 6,5% Germania e 5% Francia) e nel 2016 è cresciuta del 20,3% rispetto all’ anno precedente. L’Italia è poi il secondo esportatore mondiale di biologico dopo gli USA ed è in testa anche per prodotti agroalimentari certificati nel 2016, con ben il 27,5% del totale europeo, davanti alla Francia con il 22,6%.

CAPITALE NATURALE
L’Italia è un Paese ricco di biodiversità (6.700 specie di flora e 58.000 di fauna) e la superficie forestale copre il 37% del territorio nazionale. Da una prima valutazione dei servizi forniti dagli ecosistemi emerge un valore monetario di 338 miliardi di euro, circa il 23% del Pil a fronte di una spesa per la protezione della natura e del paesaggio di circa 579 milioni nel 2016, lo 0,03% del Pil.
Particolarmente critico è l’aumento del consumo di suolo: fra novembre 2015 e maggio 2016 sono stati coperti artificialmente 50 km quadrati di territorio, in media 30 ettari al giorno; l’Italia, in questa classifica negativa, è preceduta solo da Germania, Lussemburgo, Belgio e Olanda (che raggiunge il 12,3% di suolo occupato), e ben al di sopra della media europea (4,3%).
Le regioni meno virtuose, considerando gli incrementi percentuali maggiori di consumo di suolo fra la fine del 2015 e la metà del 2016, sono Sicilia, Campania e Lazio.

Una componente del capitale naturale è rappresentata dalle acque. Nel 2015 la differenza tra acqua immessa in rete ed erogata nei soli comuni capoluogo di provincia è stata pari a oltre un miliardo di metri cubi. Nelle città le perdite idriche totali raggiungono in media il 38,2%, con valori che vanno dal 9% di Macerata fino al 75,4% di Frosinone. Roma presenta i più alti livelli di perdite di rete tra le grandi città italiane, con il 44% contro ad esempio il 36% di Napoli, il 28% di Torino e il 17% di Milano. Palermo arriva al 55% e, tra il 2014 e il 2015, nelle città italiane le perdite sono addirittura aumentate passando dal 35,6% nel 2012 al 38,3% nel 2015.  Le disfunzioni nella gestione del ciclo delle acque non sono migliorate nonostante 24 mld investiti in 16 anni.

MOBILITÀ SOSTENIBILE

L’Italia è il Paese europeo con il tasso di motorizzazione privata più alto: 600 autoveicoli a benzina e diesel ogni 1.000 abitanti. Il livello della penetrazione delle auto elettriche nel parco auto circolante in Italia è considerevolmente inferiore, sia in termini assoluti sia nel confronto con altri Paesi in Europa. Mentre in Norvegia ad esempio si arriva al 29% di auto elettriche rispetto al totale delle auto immatricolate in un anno, l’Italia è ferma allo 0,2% con un irrilevante 0,05% sul totale del parco circolante. 

Per le auto ibride, costante dal 2010 la crescita: nel 2016 rappresentano il 2,1% del totale immatricolato con un +0,4% rispetto al 2015 (l’Italia è seconda solo alla Norvegia). L’Italia continua a essere il Paese leader in Europa per quanto riguarda invece la quota delle auto alimentate a gas (nelle città italiane oggi sono 80 mila vetture a combustibili alternativi, con in testa Trento e Bolzano). In calo in media del 17% nelle città, tra il 2010 e il 2015, l’offerta di posti disponibili sugli autobus. 


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Economia circolare, sostenibilità ambientale, transizione energetica e mobilità sostenibile. La Green Economy in 10 punti

Prima giornata degli Stati Generali della Green Economy 2017.

Ecco il decalogo per una transizione alla green economy.

Per facilitare questo percorso green, proposto un Fondo nazionale per la transizione energetica 
alimentato con misure di carbon pricing, un rapido recepimento delle direttive circular economy, lo sblocco del mercato dei prodotti riciclati, uno stop ad auto diesel e benzina per il 2030.

Rimini, 7 novembre 2017
 - Un decalogo verde per mettere l’Italia sulla strada della transizione alla green economy attraverso un programma di azioni che rendano più “verde” il Paese. Il Programma per la transizione alla green economy articolato in 10 proposte ed elaborato dal Consiglio Nazionale della Green Economy (formato da 66 organizzazioni di imprese della green economy italiana), è stato presentato e sottoposto all’attenzione dei politici nella giornata inaugurale degli Stati Generali della Green Economy, organizzati dal Consiglio Nazionale della Green Economy in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e il Ministero dello Sviluppo Economico, con il supporto della Fondazione Sviluppo Sostenibile, in corso a Rimini all’interno di Ecomondo. 


La green economy in Italia è una realtà consistente, il 42% delle imprese è collocabile nella green economy e ce ne sono 5.000 solo nella gestione dei rifiuti. Il decalogo verde dovrà offrire gli strumenti per affrontare le principali tematiche della nostra epoca. I 10 capitoli sono: l’inserimento della green economy tra le priorità dell’agenda parlamentare e di governo, il clima, l’economia circolare, la rigenerazione urbana, la mobilità sostenibile, l’agricoltura sostenibile, la qualità ecologica delle imprese italiane, il capitale naturale, le risorse idriche, l’efficacia delle politiche pubbliche.


“Gli Stati Generali della Green Economy sono un’iniziativa che il Ministero dell’Ambiente sostiene e promuove dalla sua nascita – afferma il Ministro Gian Luca Galletti - perché rappresenta una grande occasione di confronto e una privilegiata sede di analisi e proposte per l’Italia del futuro. Qui cresce e trova alimento la cultura dell’ambiente come motore di sviluppo globale per la società italiana. Questa è anche la mia visione dell’Italia del domani, questa è la visione degli “Stati Generali”. Dialoghiamo su misure, progetti, programmi, interventi ma abbiamo tutti un obiettivo comune: sostenere e far crescere la green economy, e attraverso essa, far crescere il paese”. 


La consapevolezza delle sfide della nostra epoca, l’importanza decisiva della transizione alla green economy per affrontarle e l’impegno per le misure per attuarle devono essere – ha dichiarato Edo Ronchi, del Consiglio Nazionale della Green Economy – criteri fondamentali per valutare le proposte politiche e valutare se siano all’altezza dei tempi o inadeguate. Lo sviluppo di una green economy è importante per cogliere le grandi potenzialità green dell’Italia e assicurare uno sviluppo sostenibile, con maggiore occupazione e un miglior benessere”. 


Ecco le 10 proposte
1. Inserire la transizione alla green economy fra le priorità dell’agenda parlamentare e di governoUna larga maggioranza di cittadini - il 58% - è abbastanza o molto informato sulla green economy e ben il 70% attribuisce importanza alle politiche pubbliche per l’attuazione delle misure di green economy. Nella graduatoria che fanno i cittadini degli elementi trainanti per lo sviluppo locale, la green economy sta nel gruppo di testa poco dietro la filiera agroalimentare, l’imprenditoria giovanile e il turismo, ma molto avanti rispetto alla manifattura e anche alle nuove tecnologie (Indagine condotta da Demetra opinioni e coordinata da Ketty Vaccaro del Censis-2017). 

2. Fare della sfida climatica l’occasione per rinnovare il sistema energetico, rilanciando le rinnovabili e l’efficienzaL’Italia deve definire un quadro strategico a medio e lungo termine chiaro e coerente, puntando a ridurre le emissioni di gas serra del 50% entro il 2030 e di oltre l’80% al 2050 rispetto al 1990 e raddoppiare il contributo delle rinnovabili al 2030 attraverso l’istituzione di un Fondo nazionale per la transizione energetica alimentato con misure di carbon pricing, compresa una carbon tax progressiva. 
L’Italia è uno dei Paesi europei più esposti ai rischi del cambiamento climatico e ha un interesse strategico alla riduzione della dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili. Quando servirebbe accelerare il passo in questo settore, l’Italia sta rallentando nelle politiche per il clima: le emissioni di gas serra nel 2015 sono aumentate (+2,8%), per il 2016 non ci sono ancora dati definitivi ma stime di un lieve calo. Gli investimenti nelle rinnovabili sono dimezzati negli ultimi 4 anni: da 3,6 Mld nel 2013 a soli 1,7 Mld nel 2016. Nei primi 8 mesi del 2017 la produzione di elettricità da fonti rinnovabili è scesa ancora del 5% rispetto al 2016. Le emissioni specifiche di CO2 per KWh, dopo essere calate per molti anni, hanno ripreso a crescere.

3. Puntare sull’economia circolare per superare il modello lineare di spreco e alto consumo di risorsePer ottenere questo risultato occorre recepire rapidamente il pacchetto economia circolare e rifiuti, incentivare la riduzione della produzione di rifiuti, migliorare la riciclabilità dei prodotti e svilupparne il mercato, rendere residuali incenerimento e discarica.
Nel 2016 la raccolta differenziata dei rifiuti urbani ha raggiunto il 52,5%. Il riciclo è al 47,7% e lo smaltimento in discarica è sceso al 25% con 7,4 Mton (la metà del 2010). Vi sono diverse Regioni che superano ormai il 60% di raccolta differenziata (Veneto, Trentino Alto Adige, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Sardegna e Marche) ma ve ne sono 4 che sono ancora sotto il 35% (Sicilia, Molise, Calabria e Puglia). Nel 2016 gli imballaggi avviati al riciclo sono arrivati a 8,5 Mton pari al 67,1% (obiettivo UE 55%); la raccolta della frazione organica è cresciuta di 450 mila tonnellate ed è arrivata a 6,5 Mton. La forte crescita delle raccolte e del riciclo non è accompagnata da corrispondenti sbocchi di mercato con difficoltà in particolare per le plastiche e per la carta. 

4. Attivare un Piano nazionale per la rigenerazione urbana, supportato con gli strumenti e gli indirizzi della green economy 
Per raggiungere l’obiettivo, attivare percorsi diffusi di rigenerazione green delle città. Il Piano nazionale per la riqualificazione delle aree urbane degradate e il “bando periferie” hanno attivato progetti in 120 città per un importo totale di 2,1 miliardi. C’è un certo fermento di iniziative, ma se si confrontano le città italiane con altre città europee si registra, tuttavia, un certo ritardo. Per esempio, nessuna città italiana ha mai vinto o è stata inserita nella rosa dei finalisti dell’European Green Capital Award, istituito dalla Commissione Europea nel 2010. 

5. Far cambiare direzione alla mobilità urbana dando priorità nell’allocazione degli investimenti pubblici nelle infrastrutture in favore della mobilità urbana e prevedere divieto di immatricolazione per le auto diesel e benzina al 2030. 
L’Italia è fra i Paesi europei con il numero più alto di decessi prematuri annuali causati dall’inquinamento atmosferico: oltre 90.000, 1.500 per milione di abitanti. Sono migliorate le tecnologie, ma il traffico è rimasto elevato e le emissioni reali delle autovetture diesel e benzina sono risultate maggiori di quelle dichiarate. L’Italia è il Paese europeo con il tasso di motorizzazione privata più alto, con oltre 600 autoveicoli, a benzina e diesel, ogni 1000 abitanti.

6. Assicurare lo sviluppo di un’agricoltura sostenibile, di qualità e multifunzionale fermando il consumo di suolo agricolo e con misure di adattamento al cambiamento climatico e promuovendo e tutelando l’agricoltura italiana orientata alla qualità e alla sicurezza.
L’Italia è il secondo esportatore di biologico al mondo, dopo gli USA, con 1,6 Mld di euro nel 2015. L’Italia è in testa anche per prodotti agroalimentari certificati nel 2016, con ben il 27,5% del totale europeo, davanti alla Francia con il 22,6%. La superficie agricola totale è diminuita negli ultimi 20 anni del 24% e l’aumento degli eventi climatici estremi (siccità e alluvioni) stanno recando danni rilevanti all’agricoltura.

7. Promuovere l’elevata qualità ecologica quale fattore decisivo per il successo delle imprese italiane attraverso una riforma della fiscalità in chiave green riallocando le agevolazioni dannose per l’ambiente, indirizzando meglio la digitalizzazione, al centro del Programma di Industria 4.0, per dare impulso allo sviluppo della green economy.
Le imprese della green economy in Italia hanno ormai un peso rilevante. Il 42% delle imprese italiane è collocabile nella green economy. 

8. Tutelare e valorizzare il capitale naturale e i servizi eco-sistemici come asset per la qualità del benessere e il futuro dell’economia. Il consumo di suolo va fermato. Il sistema delle aree protette ha un’estensione di 9,5 milioni di ettari, il 21% della superficie terrestre. L'Italia è uno dei Paesi europei più ricchi di biodiversità. Negli ultimi sessanta anni la superficie forestale nazionale si è triplicata, circa 11.1 milioni di ettari, il 37% del territorio nazionale. Dal 2012 gli incendi in Italia hanno bruciato 38 mila ettari di boschi all’anno, dal 1 gennaio al 25 ottobre 2017 c’è stata un’impennata con 135.323 ettari di boschi bruciati. Il consumo di suolo è passato dal 2,7% negli anni ’50 (8 mila km²) al 7,6% (23 mila km²) del 2016. 

9. Investire nella gestione delle acque per assicurare una risorsa strategica, per eliminare gli sprechi e ridurre i rischi di alluvioni. Promuovere il riutilizzo. L’estate 2017 è stata la seconda più calda dal 1800 con 2,5° sopra media, con un ammanco di pioggia del 40% rispetto al periodo 1971-2000 (CNR-ISAC). Nel 2015 è andato disperso il 38,2% dell’acqua potabile immessa nelle reti di distribuzione, con un peggioramento rispetto al 2012, quando era il 35,6% (ISTAT, Focus 2017). Il 22% delle condotte ha più di 50 anni. Il territorio italiano esposto a pericolosità elevata di alluvione è pari a 12 mila km² con 1,9 milioni di abitanti e a pericolosità media di 24 mila km² con 5,9 milioni di abitanti. Secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente, tra il 1980 e il 2015 l'Italia ha subito danni per 65 miliardi di euro a causa di eventi climatici estremi. 

10. Rendere più efficaci le politiche pubblicheLa transizione alla green economy richiede impegnative e coerenti riforme e maggiore impegno delle amministrazioni pubbliche che devono operare, a tutti i livelli, con maggiore celerità ed efficacia. Il settore pubblico deve diventare un riferimento per le buone pratiche, le migliori tecniche e i migliori standard. Le pubbliche amministrazioni vanno qualificate e rafforzate, mobilitando e valorizzando le professionalità e le risorse migliori. Occorre rendere verdi tutti gli acquisti delle pubbliche amministrazioni, riconoscendo anche i costi e i benefici ambientali nella valutazione delle offerte più vantaggiose. Per affrontare le sfide impegnative di questa transizione occorre un maggiore impegno della ricerca pubblica, della formazione scolastica e universitaria e del supporto tecnico all’implementazione e alla diffusione dell’eco-innovazione. 

sabato 17 dicembre 2016

Fondazione Barilla e Fondazione Thomson Reuters lanciano il Food Sustainability Media Award


LE SCELTE ALIMENTARI IMPATTANO SULL'AMBIENTE PIU’ DI RISCALDAMENTO E TRASPORTI

Fondazione Barilla e Fondazione Thomson Reuters lanciano il Food Sustainability Media Award per premiare, sia in Italia che a livello internazionale, le storie giornalistiche che affrontano – e provano a superare – i paradossi del cibo, dando visibilità anche ai problemi della sostenibilità.

Roma 17/12/2016 - Quanti sanno davvero che le nostre scelte alimentari influiscono sui cambiamenti climatici più di trasporti, riscaldamento degli edifici e consumo di energia elettrica? Eppure è così, perché le sole emissioni di gas serra sono generate per il 31% dalla produzione di cibo, mentre il riscaldamento impatta per un 23,6% e i trasporti “solo” per il 18,5%[1]

Il solo consumo di carne è responsabile del 12% delle emissioni totali, mentre i prodotti lattiero-caseari contribuiscono per il 5%. Tutti dati non trascurabili se si pensa che dal 1990 a oggi, le emissioni di gas serra derivanti dall’agricoltura sono aumentate del 20% e raddoppiate dal 1960. Su questo fronte, però, l’Italia appare più avanti rispetto ad altri grandi Paesi – secondo il Food Sustainability Index sviluppato da The Economist Intelligence Unit per Fondazione Barilla (BCFN), realizzato su un panel di 25 Paesi dei quali 19 del G20, e che analizza i luoghi dove si mangia “davvero bene”, oltre il gusto, ossia dove l'agricoltura è più sostenibile, si spreca meno il cibo e si mangia in modo più equilibrato, senza eccessi e carenze. 

Oggi siamo tra i primi 10 Paesi per agricoltura sostenibile - con ottime performance per la diversificazione nel settore agricolo e la gestione dei consumi idrici – e in Europa segniamo la migliore performance per emissioni di gas serra in agricoltura. Insomma, una situazione che, se da un lato appare positiva per il nostro Paese, richiede ancora grande attenzione e un impegno concreto da parte di tutti, partendo proprio da una maggiore consapevolezza delle sfide ancora da affrontare. Anche per questo, la Fondazione Barilla Center for Food & Nutrinion (BCFN) ha lanciato, in collaborazione con la Fondazione Thomson Reuters, il Food Sustainability Media Award, un premio internazionale per giornalisti professionisti e talenti emergenti che vogliono far luce sui paradossi del sistema alimentare, con l’obiettivo di raccontare alcuni aspetti ancora poco discussi della sostenibilità alimentare.

Il Food Sustanibility Media Award è stato presentato in occasione del 7° Forum Internazionale di BCFN ed è rivolto a giornalisti, bloggers, freelance e singoli che vogliono presentare i loro lavori, sia inediti che già pubblicati, legati alla sostenibilità alimentare. “Come Fondazione Barilla, insieme alla Fondazione Thomson Reuters, abbiamo sentito l’esigenza di far luce sui paradossi che interessano il sistema alimentare mondiale e provare a trovare delle soluzioni concrete. Ancora oggi, per ogni persona sottonutrita nel mondo ce ne sono due che sono obese o sovrappeso; intanto, un terzo del raccolto di cereali viene utilizzato per dare da mangiare agli animali o per il biocarburante, nonostante il problema della fame e della malnutrizione. Facendo leva sulla forza dei media, il premio si propone di focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla questione della sostenibilità alimentare, coinvolgendo un audience ampio e internazionale proprio per diffondere una nuova cultura del cibo, che vada oltre il semplice gusto”, ha spiegato Luca Di Leo, Head of Global Media Relations, nel corso del suo intervento a Roma alla presentazione del 3° Rapporto Eco-Media dal titolo “L’informazione ambientale in Italia”.

Secondo il Food Sustainability Index, i tre Paesi che stanno operando meglio nella direzione dello sviluppo e della promozione dell’agricoltura sostenibile sono Germania, Canada e Giappone. La Germania si aggiudica il primo posto per l’agricoltura sostenibile, per gli ottimi risultati ottenuti nella gestione delle risorse idriche e per l’utilizzo relativamente basso di pesticidi e fertilizzanti. Il Canada si posiziona al secondo posto grazie agli alti punteggi ottenuti per la qualità dei sussidi, la diversificazione della produzione agricola e l’alta produttività.
Dall’altra parte, ai gradini più bassi della classifica, troviamo India, Emirati Arabi ed Egitto. Per gli Emirati Arabi hanno pesato la scarsità idrica, la poca biodiversità e un pesante impatto ambientale dell’agricoltura sul suolo. Per l’India, invece, le più grandi sfide includeranno un’ottimizzazione nella gestione dell’acqua e una soluzione all’impatto negativo dell’agricoltura nelle risorse idriche.

Food Sustainability Media Award: un premio internazionale per mettere in luce i paradossi del cibo
Il Food Sustainability Media Award è un premio internazionale che si dividerà in tre categorie: giornalismo scritto, video e foto. Per ogni categoria verrà premiato un lavoro inedito e uno già pubblicato. I vincitori premiati per un lavoro già pubblicato riceveranno un premio di 10.000 euro. I vincitori che presenteranno lavori inediti riceveranno come premio un viaggio completamente spesato per partecipare ad un corso di media training sulla sostenibilità della produzione di cibo, organizzato dalla Fondazione Thomson Reuters. Inoltre, i lavori inediti dei vincitori verranno pubblicati sui siti della fondazione Thomson Reuters e della Fondazione BCFN. Gli articoli inediti selezionati verranno distribuiti attraverso l’agenzia di stampa di Reuters che conta circa un miliardo di lettori.

La giuria
Tutti i pezzi selezionati saranno valutati da una giuria d’eccellenza formata da professionisti di primo piano nel campo del giornalismo, della fotografia e delle politiche di sostenibilità alimentare. La giuria include:

·         Founder of the African Journal of Food, Agriculture, Nutrition and Development, Ruth Oniang’o
·         Founder of Food Tank, Danielle Nierenberg
·         Director of La Repubblica, Mario Calabresi
·         Thomson Reuters Foundation Climate Editor, Laurie Goering
·         Environment Correspondent at The Economist, Miranda Johnson
·         Senior Editor at National Geographic Brazil Ronaldo Ribeiro
·         Director of Partnerships, Advocacy and Capacity Development at the Food and Agriculture (FAO) Organisation of the United Nations, Marcela Villarreal
·         Director of Communications at the International Fund for Agricultural Development, Cassandra Waldon
·         Director of Global Advocacy for the Jamie Oliver Food Foundation, Olly Buston

I pezzi potranno essere presentati dal 9 gennaio fino al 31 maggio 2017 e i partecipanti potranno iscriversi al contest attraverso il sito web del Food Sustainability Media Award: www.goodfoodmediaaward.com . I lavori di tutti i finalisti saranno resi pubblici sul sito a partire dalla metà di ottobre. I vincitori di ogni categoria saranno annunciati durante l’ottavo Forum Internazionale della Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition (BCFN) il 5 dicembre 2017.


Per saperne di più visitawww.barillacfn.com/it/media_award



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La Fondazione Thomson Reuters, divisione filantropica del più grande provider di informazione, opera per promuove in tutto il mondo il progresso socio-economico. L’organizzazione gestisce iniziative che informano e collegano persone in tutto il mondo: accesso ad assistenza legale gratuita, formazione media e training, visibilità mediatica per storie meno conosciute e la Organizzazione della Trust Woman Conference.
Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition
La Fondazione BCFN è un centro di ricerca multidisciplinare che analizza le cause e gli effetti che le relazioni economiche, scientifiche, sociali e ambientali hanno sull’alimentazione. Produce contenuti scientifici che possono essere utilizzati per informare ed aiutare le persone ad una scelta responsabile per quanto riguarda alimentazione, nutrizione, salute e sostenibilità.






[1] BCFN, Eating Planet, dati relativi alle emissioni di gas serra delle famiglie europee, p. 115-116. Cfr, Tukker A., B. Jansen, Enviromental Impacts of Products.

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