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lunedì 22 ottobre 2018

Europarlamentari italiani contrari al bando dei piatti in plastica: non risolve il problema, danneggia l'industria italiana



Europarlamentari italiani contrari al bando dei piatti in plastica: non risolve il problema, danneggia l'industria italiana

Un consistente gruppo di europarlamentari italiani (Forza Italia, Lega e PD) denuncia l'approccio ideologico e le mancate valutazioni sull'impatto economico della proposta di Direttiva UE che prevede la messa al bando di una serie di prodotti monouso in plastica. 

Una proposta tanto più impattante se si considera che il divieto riguarderebbe soprattutto l'industria italiana leader in Europa: almeno 25 aziende, con un giro d'affari nell'ordine di un miliardo di euro e oltre 3000 occupati.

Secondo i parlamentari italiani non è con un bando che si risolve l'inquinamento dei mari e degli oceani, originato perlopiù da 10 fiumi extra europei. 

L'Italia denuncia inoltre il rischio per il consumatore di un approccio superficiale: per scrivere la proposta non è stata neppure richiesta la valutazione dell'EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) sui rischi che l'eliminazione dei prodotti monouso in plastica potrebbe causare alla sicurezza alimentare, rischi ben presenti almeno secondo un recentissimo studio del professor David Mc Dowell dell'Università dell'Ulster.

Secondo gli europarlamentari la Direttiva affronta il problema dell'inquinamento ambientale da plastica con soluzioni inadeguate e superficiali e soprattutto con una fretta che sembra motivata solo dalla scadenza elettorale della prossima primavera.


Per ribadire la contrarietà al bando di piatti e posate monouso in plastica
martedì 23 ottobre alle ore 17.00 gli europarlamentari italiani
Nicola Caputo (S&D), Elisabetta Gardini (PPE) e Danilo Oscar Lancini (ENF)
terranno una conferenza stampa
Strasburgo, Sala LOW N-1/201


Marco Omboni, presidente Pro.mo (Produttori Stoviglie Monouso in Plastica) ha partecipato a un recente incontro sul tema, organizzato dagli Onorevoli Gardini e Caputo al Parlamento Europeo e commenta così: "sono intervenuto all'incontro, portando fra l'altro un pacchetto di impegni e proposte dei produttori di stoviglie monouso: dall'utilizzo di crescenti e consistenti quote di plastica da riciclo per i nostri prodotti, al raggiungimento di obiettivi di riciclo allineati a quelli previsti dalla stessa Commissione Europea per il packaging plastico. Un'applicazione dell'economia circolare che allontanerebbe ancor più i  nostri prodotti dal rischio di diventare littering, un rischio che va comunque ridimensionato alla luce dei dati reali sulle origini del fenomeno, che in Europa è soprattutto dovuto a comportamenti scorretti.
Abbiamo parlato della piena disponibilità a comunicare con forza e chiarezza come i nostri prodotti possano essere monouso solo quando serve. Le nostre valutazioni fanno ritenere che anche con solo due lavaggi in lavastoviglie (3 utilizzi) il loro impatto ambientale si abbatta fortemente. Abbiamo portato dati che evidenziano come tutte le alternative monouso sul mercato non possano
risolvere i problemi della dispersione nell'ambiente e nei mari e, come alcune fra le alternative percepite come molto "green", abbiano in realtà un impatto ambientale globale mediamente superiore a quello del monouso in plastica.
Abbiamo detto a chiare lettere che laddove si può va privilegiato l'utilizzo di stoviglie riutilizzabili, ma che in molti casi questo non è possibile per ragioni funzionali, di sicurezza e di igiene, valori che pure fanno parte di una sostenibilità globale.
Tutto questo e altro abbiamo proposto, per sentirci rispondere dai due referenti di vertice della Commissione Ambiente Europea presenti all'incontro, un austriaco e un tedesco, che "voi dovete trovare dei materiali alternativi", e che "i vostri prodotti sono emblematici di un certo stile di vita che favorisce l'utilizzo della plastica monouso".
La massima delle concessioni ipotizzate sembra essere un futuro da "riserva indiana", in cui questi prodotti restano in vita, ancora per poco, nelle situazioni in cui non se ne può fare a meno (ospedali, mense, emergenze...), per poi farsi da parte a favore di nuove alternative, senza indicare quali. Una posizione che la dice lunga sulla conoscenza che questi funzionari dimostrano di avere sul funzionamento dei moderni comparti industriali e sulla loro capacità di adattarsi al mondo che cambia.
Sono uscito da quell'incontro con la conferma di una sensazione da tempo maturata: il problema del littering - che c'è e va risolto - è una sorta di catalizzatore che raccoglie l'incapacità di governare stili di vita popolari (che la vita moderna, ci piaccia o no, richiede), un distorto intento educativo, e ancora l'ansia di dimostrare un impegno ambientale per compiacere un certo estremismo ambientalista, magari in vista delle prossime elezioni europee.
La proposta di Direttiva dell'UE è una scorciatoia certamente più facile di un vero e costruttivo impegno ambientale, una scorciatoia che, come bene sottolineano i nostri europarlamentari, farebbe del male quasi esclusivamente all'Italia, che è il più grande mercato di utilizzo e produzione di questi articoli."

Milano, 22 ottobre 2018

venerdì 8 dicembre 2017

Un nuovo progetto finanziato dall’IFAD in Giordania sostiene l’allevamento dei piccoli ruminanti e contribuisce a ridurre la povertà nelle comunità rurali

Roma, 8 dicembre 2017— Circa 12.000 famiglie rurali trarranno beneficio da un nuovo accordo di finanziamento firmato questo mese dalla Giordania e dal Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD).

Il Progetto di investimento sui piccoli ruminanti e la promozione delle famiglie in transizione (SIGHT), con un finanziamento da 12,8 milioni di dollari, farà in modo che gli allevatori di piccoli ruminanti ricevano un sostegno tanto dal settore pubblico quanto da quello privato per accedere a servizi che miglioreranno l'efficacia dei piccoli allevamenti e faranno aumentare i redditi dei piccoli produttori.

L'accordo, che è stato firmato dal Presidente dell'IFAD, Gilbert F. Houngbo, e dal ministro giordano della Pianificazione e della Cooperazione internazionale, Imad Fakhoury, prevede un prestito a condizioni agevolate di 8,4 milioni di dollari, nonché due donazioni. 

La prima è di 0,5 milioni di dollari, mentre la seconda, di 3,9 milioni di dollari, viene dallo Strumento dell'IFAD per i rifugiati, i migranti, la migrazione forzata e la stabilità rurale (FARMS) ed è destinata ad aumentare il sostegno a comunità rurali colpite da migrazioni forzate ed emigrazione (intendendo sia le comunità di origine dei rifugiati sia quelle che li ospitano), a sfollati, migranti in condizioni di vulnerabilità o migranti ritornati in patria.

"Questo rinnovato partenariato finanziario promuoverà ulteriormente lo sviluppo rurale e aiuterà la Giordania a raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile che si prefigge", ha dichiarato Rami Salman, responsabile per la gestione del programma dell'IFAD in Giordania.

Grazie a questo nuovo progetto, sarà assicurato l'accesso ai servizi finanziari anche a donne, uomini e giovani vulnerabili delle comunità giordane ospiti e a rifugiati siriani in condizioni di estrema vulnerabilità, oltre che a singoli imprenditori che abbiano bisogno di prestiti per le loro imprese e per attività agro-zootecniche o rurali, compresi prestiti per l'acquisto di piccoli ruminanti per ottenere miglioramenti genetici e di scorte di foraggio.

Il progetto SIGHT sarà attuato nel corso di sei anni. Sosterrà il governo nel raggiungimento dei suoi obiettivi strategici di aumentare la sicurezza alimentare, ridurre la povertà e migliorare la bilancia dei pagamenti. Il progetto SIGHT contribuirà ad affrontare diversi problemi chiave nel settore dell'allevamento dei piccoli ruminanti, come ad esempio la graduale degenerazione genetica, i servizi veterinari e di assistenza tecnica, la carenza d'acqua, la scarsità di foraggio e il degrado dei pascoli. Il progetto sosterrà anche il paese nel suo impegno per ottenere una indicazione geografica protetta per la razza ovina giordana Awassi e per determinare il potenziale commerciale dell'unicità del marchio registrato.

Anche se il nuovo progetto sarà attuato nei governatorati settentrionali e centrali di Mafraq, Irbid, Jerash, Ajloun, Madaba e nelle periferie di Amman, il suo sostegno istituzionale e tecnico raggiungerà tutti i governatorati della Giordania attraverso i numerosi partner che, coordinati dal Ministero giordano dell'Agricoltura, contribuiranno alla sua attuazione.

Dal 1981, l'IFAD ha finanziato sette programmi e progetti di sviluppo agricolo in Giordania, con un investimento totale di 71,4 milioni di dollari, o di 189,5 milioni di dollari, considerando anche i cofinanziamenti. L'IFAD è un partner importante per lo sviluppo partecipativo in Giordania, dove ha lavorato alla formulazione di programmi e progetti con le popolazioni rurali povere, il governo e altre controparti. Le attività si sono concentrate soprattutto su agricoltura e allevamento in assenza di sistemi di irrigazione, credito alle piccole imprese agricole, diversificazione delle fonti di reddito e gestione delle risorse naturali.

L'IFAD investe sulle popolazioni rurali, mettendole in condizione di ridurre la povertà, aumentare la sicurezza alimentare, migliorare la qualità dell'alimentazione e rafforzare la loro capacità di resilienza. 
Dal 1978, abbiamo investito circa 18,9 miliardi di dollari in donazioni e prestiti a tassi agevolati per finanziare progetti di cui hanno beneficiato circa 470 milioni di persone. 
L'IFAD è un'istituzione finanziaria internazionale e un'agenzia specializzata delle Nazioni Unite con sede a Roma – il polo delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura.


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