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domenica 17 dicembre 2017

54 multinazionali chiedono misure concrete per il clima

Epson è fra le 54 società
che firmano l'appello a favore di una rapida azione sulla questione climatica.

Epson si impegna a raggiungere un'economia a basse emissioni di carbonio in linea con l'Accordo di Parigi.

Cinisello Balsamo, 17 dicembre 2017 - Due anni dopo l'adozione pionieristica dell'Accordo di Parigi (12 dicembre 2015), Epson Europe insieme a un'ampia alleanza formata da 54 aziende internazionali provenienti da tutti i continenti e da una vasta gamma di settori, chiede che venga messa in atto un'azione ambiziosa sul clima come base per il futuro successo economico. 

In una dichiarazione congiunta, Epson Europa e le altre imprese firmatarie si rivolgono in particolare ai venti Paesi più industrializzati, che rappresentano il 74% delle emissioni globali, affinché utilizzino il G20 come forum per elaborare misure concrete a lungo termine, con l'obiettivo di accelerare la decarbonizzazione globale, e invitano anche gli altri Paesi a unire gli sforzi. 

Le misure comprendono l'abbandono graduale dei sussidi per i combustibili fossili entro il 2025, un prezzo adeguato per il carbone e la chiarezza sui rischi finanziari legati al clima.

Con questa dichiarazione, le aziende chiedono la definizione delle condizioni di scenario che gettino le basi per un percorso verso la limitazione dell'aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2°C e che consentano loro di contribuire attivamente all'attuazione dell'Accordo di Parigi

Esse affermano che uno sviluppo a basse emissioni di carbonio garantirà posti di lavoro e prosperità, dando il via a nuove importanti opportunità in termini di innovazione e imprenditorialità. 

Queste aziende rappresentano oltre 1,9 milioni di dipendenti in tutto il mondo e un fatturato totale di oltre 676 miliardi di euro, pari al 40% del PIL dell'Italia e a più del doppio del PIL della Danimarca.

La "coalizione" di aziende si è rivolta anche ai Capi di Stato che sono riuniti oggi nella capitale francese per il "One Planet Summit", affinché invitino i governi a mantenere lo slancio dell'Accordo di Parigi per lo sviluppo e l'attuazione di strategie a lungo termine per la decarbonizzazione. 

Allo stesso tempo, le imprese firmatarie riaffermano il loro profondo impegno per affrontare in modo proattivo i cambiamenti climatici nelle proprie attività e politiche, tenendo conto dei contesti che sostengono le azioni imprenditoriali sul clima come il prezzo del carbone, l'attuazione della TCFD (Task Force on Climate-related Financial Disclosures) nei report e gli obiettivi basati su dati scientifici.

"Il cambiamento climatico è un problema serio che affligge il nostro pianeta ed Epson ritiene che sia responsabilità di governi, aziende e individui prendere provvedimenti per affrontarlo. Siamo ben consapevoli dei danni causati dalla CO2 e da altri gas a effetto serra e ci impegniamo a ridurre al minimo il loro impatto ambientale", afferma Henning Ohlsson, CSR Director di Epson Europe. 

"Epson si impegna costantemente per perfezionare le sue tecnologie principali e per ridefinire il mercato con i suoi prodotti e servizi. Riteniamo che il risultato di questi sforzi sarà un'ulteriore riduzione delle emissioni di CO2 e di altri gas a effetto serra, nonché un contributo continuo per ridurre l'impatto ambientale nei luoghi di lavoro e negli stili di vita dei nostri clienti. In prospettiva, con i suoi prodotti e servizi, Epson è fortemente impegnata a contribuire a una società più attenta all'ambiente."

"Con questa dichiarazione, le aziende mandano un segnale forte ai leader mondiali affermando di essere pronte a fare la loro parte per raggiungere un'economia a basse emissioni di carbonio in linea con l'Accordo di Parigi", ha affermato Sabine Nallinger, Managing Director della Fondazione Tedesca 2° che ha avviato l'iniziativa. 

"Le aziende chiariscono che la decarbonizzazione globale è già in atto e dovrà essere accelerata. Chi rimane al vertice di questa tendenza modellerà la trasformazione e trarrà vantaggio dalla creazione di valore in una futura economia a basse emissioni di carbonio", ha concluso Nallinger.


Gruppo Epson
Epson è leader mondiale nell'innovazione con soluzioni pensate per connettere persone, cose e informazioni con tecnologie proprietarie che garantiscono efficienza, affidabilità e precisione. 
Con una gamma di prodotti che comprende stampanti inkjet, sistemi di stampa digitale, videoproiettori 3LCD, così come robot industriali, visori e sensori, Epson ha come obiettivo primario promuovere l'innovazione e superare le aspettative dei clienti in settori, quali stampa inkjet, comunicazione visiva, tecnologia indossabile e robotica.

Con capogruppo Seiko Epson Corporation che ha sede in Giappone, il Gruppo Epson conta oltre 80.000 dipendenti in 86 società nel mondo ed è orgoglioso di contribuire alla salvaguardia dell'ambiente naturale globale e di sostenere le comunità locali nelle quali opera.
Epson Europe
Epson Europe B.V., con sede ad Amsterdam, è il quartier generale regionale del Gruppo per Europa, Medio Oriente, Russia e Africa. 
Con una forza lavoro di 1.750 dipendenti, le vendite di Epson Europa, per l'anno fiscale 2016, hanno raggiunto i 1.668 milioni di euro.

Epson Italia
Epson Italia - Epson Italia, sales company nazionale, per l'anno fiscale 2016 ha registrato un fatturato di oltre 221 milioni di Euro e impiega circa 190 persone.

Redazione del CorrieredelWeb.it

giovedì 19 aprile 2012

Eu carbon footprint su benzina e gasolio. Impronta ecologica costerà solo 0,005 centesimi su un pieno

La EU propone di introdurre sul mercato europeo la CARBON FOOTPRINT DI BENZINA E GASOLIO, ma l'industria del petrolio foraggia la lobby del no a Bruxelles. In gioco c'è l'arrivo in Europa delle SABBIE BITUMINOSE CANADESI.

Uno studio indipendente di Transport & Environment rivela: l'impronta ecologica costerebbe solo 0,005 Euro di più su un pieno di benzina


Milano, 19 aprile 2012 - E' entrata nel vivo a Bruxelles la trattativa per definire le regole di calcolo della carbon footprint dei carburanti, con cui la Comunità Europea ha intenzione di rendere trasparente il quantitativo di CO2 associato al greggio e agli altri carburanti a fonte fossile all'interno del quadro normativo della Direttiva sulla Qualità dei Carburanti, approvata dagli Stati Membri nel 2009. L'apertura a una carbon footprint sui carburanti permetterebbe di conteggiare anche le emissioni di CO2 del processo di estrazione, che ha impatti ambientali - e quindi emissioni serra - diversi a seconda della materia prima e dei tipi di processi estrattivi. Questa metodologia di calcolo delle emissioni serra sarebbe uno strumento determinante per coinvolgere i fornitori di carburante (raffinerie, compagnie petrolifere, etc) nelle politiche di riduzione di gas climalteranti, responsabilizzandoli verso gli obiettivi del 20-20-20, mentre l'Unione Europea rafforzerebbe la trasparenza delle sua politica energetica a vantaggio delle scelte dei consumatori.

La trattativa, che sembrava aver raggiunto il punto di svolta a fine febbraio, si è però arenata a causa della decisa azione di lobby sostenuta dall'industria del petrolio. I produttori sostengono che i costi dell'attività di reporting sulla filiera del carburante – necessari a calcolare quanta CO2 viene emessa durante il processo estrattivo – finiranno per cadere sulle spalle del consumatore. Ora però uno studio commissionato da Transport & Environment ed eseguito da tre agenzie indipendenti rivela che il costo aggiuntivo sarebbe nell'ordine di 0,005 Euro su un pieno di benzina – ovvero mezzo centesimo, - corrispondenti a 1 centesimo al barile per i produttori.
"E' evidente che l'opposizione alla metodologia di calcolo della carbon footprint nasconde altri interessi – ha commentato Veronica Caciagli, presidente di Italian Climate Network – perché stiamo parlando di costi molto contenuti. La vera posta in gioco è l'importazione in Europa del greggio derivato dalle sabbie bituminose canadesi, un deposito di petrolio "non convenzionale" composto di argilla, sabbia, acqua e bitume. Una fonte fossile ad alta intensità di carbonio: l'estrazione di questo tipo di petrolio causa il 23% di emissioni di CO2 in più rispetto al greggio tradizionale."
"L'Italia ha votato in favore delle sabbie bituminose in sede comunitaria e ce ne chiediamo il motivo - continua Federico Antognazza, vicepresidente di Italian Climate Network - Il nostro Paese ha votato contro la proposta della Direttiva che permetterebbe di raggiungere un differenziale di prezzo e un premio per i carburanti a basso contenuto di carbonio." Ma il Canada possiede i giacimenti più consistenti di sabbie bituminose e non vuole risultare svantaggiato sul mercato europeo.
Le sabbie bituminose rappresentano per l'industria petrolifera l'ultimo specchietto per le allodole nelle mani di coloro che continuano a cercare di far passare il messaggio o con il petrolio o nell'età della pietra. Non si tratta di imporre nuovi vincoli, ma di far applicare nella maniera più opportuna la Direttiva europea che già prevede la riduzione di emissioni associate ai trasporti del 6% entro il 2020. All'indomani di eventi climatici estremi in Italia, come le alluvioni di Roma, di Genova, delle Cinque Terre e della provincia di Messina, Italian Climate Network chiede chiarezza al nostro governo e il sostegno italiano alla proposta della metodologia EU di carbon footprint sui carburanti fossili".

Sul sito www.italiaclima.org è disponibile il testo completo del report sui costi amministrativi della carbon footprint per i carburanti.


venerdì 2 ottobre 2009

WWF: BUDGET GLOBALE DEL CARBONIO PER AFFRONTARE I CAMBIAMENTI CLIMATICI


WWF: "UN BUDGET GLOBALE DEL CARBONIO

PER AFFRONTARE I CAMBIAMENTI CLIMATICI"

Fino al 2050 ci restano 'appena' 970 miliardi di tonnellate di CO2 da utilizzare.

Ecco come spartirle in modo equo tra tutti i Paesi del mondo

Un rigoroso budget globale del carbonio da qui al 2050 basato su una giusta distribuzione tra nazioni ricche e povere, che stabilisca la quantità di emissioni tollerabili dal pianeta in quel lasso di tempo, può prevenire cambiamenti climatici pericolosi e mantenere l'aumento della temperatura ben al di sotto dei 2 gradi Celsius. E' quanto afferma il nuovo rapporto WWF "Suddividere gli sforzi per un budget globale del carbonio",ECOFYS, che indica anche diversi modi per diminuire le emissioni globali di almeno l'80% entro il 2050 e del 30% entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990. basato su ricerche, calcoli e analisi di

"Se si vogliono evitare le peggiori conseguenze dei cambiamenti climatici, i governi devono applicare misure più rigide per rispettare un budget globale di carbonio, rigoroso e a lungo termine - ha detto Mariagrazia Midulla, responsabile clima ed energia del WWF Italia - Se i governi 'allentano' le regole secondo cui distribuiscono le emissioni, finiremo in un caos climatico. A livello planetario non esiste compensazione, abbiamo un solo pianeta e una sola atmosfera, e bisogna ragionare su un solo budget di emissioni. Un budget globale del carbonio, insomma, equivale a un vero e proprio tetto mondiale per le emissioni".

Secondo le analisi del dossier WWF-Ecofys, il budget globale del carbonio per il periodo 1990-2050 - ovvero la quantità di emissioni globali che il Pianeta può tollerare in questi sessant'anni – è pari a circa 1600 miliardi di tonnellate di Co2 equivalenti. Ma poiché il mondo ne ha già emesse una buona parte, il budget da oggi al 2050 si è ridotto a 970 miliardi di tonnellate di Co2 equivalenti, esclusi i cambiamenti di uso del territorio (deforestazione, cementificazione ecc.).

Il rapporto valuta diversi modi per ridurre le emissioni, tutti in linea con il budget, e descrive tre metodologie diverse per distribuire pesi e benefici di un Budget Globale del Carbonio in maniera giusta ed equa:

- Greenhouse Development Rights (GDRs): tutti i paesi devono ridurre le proprie emissioni più di quanto stiano facendo, a seconda delle loro emissioni pro capite, della soglia di povertà e del PIL pro capite.

- Contraction and Convergence (C&C): i permessi di emissione convergono dal livello attuale di un paese verso un livello uguale per tutti i Paesi entro un determinato periodo di tempo.

- Common but Differentiated Convergence (CDC): le emissioni pro capite dei Paesi industrializzati convergono in un livello uguale per tutti i Paesi e quelle dei Paesi in via di sviluppo convergono allo stesso livello quando le loro emissioni pro capite raggiungono una media globale.

Secondo il rapporto, il metodo dei Greenhouse Development Rights richiede che il gruppo delle nazioni industrializzate riduca complessivamente le proprie emissioni del 157% entro il 2050. Ma dato che non potranno tagliare le proprie emissioni nazionali più del 100%, per raggiungere il proprio obiettivo dovranno finanziare la riduzione delle emissioni in altri Paesi.

Mentre il metodo dei Greenhouse Development Rights consente, almeno per il periodo iniziale, un aumento delle emissioni per la maggior parte dei Paesi in via di sviluppo, gli altri due metodi lasciano meno spazio all'aumento delle emissioni. Secondo la Contraction and Convergence (C&C) e il Common but Differentiated Convergence (CDC), alla Cina, per esempio, sarebbe richiesta una riduzione del 70% entro il 2050 rispetto al 1990, mentre l'India dovrebbe ridurre le proprie emissioni dal 2 al 7% entro lo stesso periodo.

Secondo il metodo dei Greenhouse Development Rights, ai Paesi più poveri sarebbe consentito di continuare ad aumentare le proprie emissioni fino almeno al 2050, mentre secondo le altre due opzioni dovrebbero ridurle dopo il 2025.

Roma, 2 ottobre 2009



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