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giovedì 15 giugno 2017

Tajani: “Oggi si chiude l’epoca del roaming”

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15 giugno 2017 - Il Presidente del PE Antonio Tajani è intervenuto in plenaria a Strasburgo sull’entrata in vigore della legge europea che abolisce i costi del roaming.

Il Presidente Antonio Tajani, prima dell’inizio delle votazioni in plenaria giovedì, ha detto:
"Sono orgoglioso di ricordare che oggi, 15 giugno 2017, si chiude l’epoca del roaming nell’Unione europea. Si tratta di un grande risultato.
I cittadini, gli studenti, chi viaggia per lavoro, i turisti, potranno muoversi in tutta l’Unione senza costi addizionali per le loro chiamate o per l’utilizzo della rete Internet.
Realizziamo un altro importante tassello del nostro mercato unico, del nostro essere europei.
Ringrazio il Parlamento per aver portato a positiva conclusione una battaglia durata anni, se pensiamo che la prima volta che questa Aula si è espressa contro i costi eccessivi del roaming è stata nel lontano 2005.
Da allora ci siamo battuti ottenendo una costante diminuzione dei costi. Fino ad arrivare alla completa abolizione del roaming, che possiamo verificare a partire da oggi.
Vorrei ringraziare nominalmente tutti quelli che hanno contribuito a questo straordinario risultato nel corso di quest’ultimo decennio. Ma la lista sarebbe troppo lunga. (...)
Ringrazio questa Aula per la forza e la tenacia nel portare avanti per anni una battaglia giusta. Mi auguro che gli Stati membri applichino le norme concordate in modo serio e diligente.
E chiedo alla Commissione di assicurare il rispetto di queste regole, anche in presenza di deroghe ed eccezioni.
Posso confermare, a nome di questa Aula, che il Parlamento europeo vigilerà affinché da oggi i nostri cittadini possano davvero godere di questo beneficio.
E’ un altro importante passo per un’Unione più forte e più vicina ai nostri cittadini."

giovedì 10 settembre 2009

Telefonini solari low-cost

Chi lo avrebbe mai detto? I cellulari, alimentati a energia solare, rispettano l'ambiente e anche il portafoglio. E' il caso di un ultimo modello per la telefonia mobile, arrivato dal Kenia e dedicato, in particolar modo, ai paesi in via di sviluppo.

Il dispositivo si chiama Simu ya Solar che in lingua swahili significa proprio "telefono solare": è prodotto dall'azienda di telecomunicazioni Safaricom, in collaborazione con la societa' cinese Zte e costa, al consumatore, appena 28 euro.

Sulla superficie del prodotto è visibile il pannellino che raccoglie l'energia proveniente dai raggi solari che la trasforma in carica utile per la batteria al litio. L'eco-compatibilità, poi, riguarda anche i materiali di produzione , tutti riciclati.

La commercializzazione della nuova tecnologia supera i limiti tecnologici dei paesi come l'Africa, che non dispongono, ovunque, di una rete di energia elettrica.

www.optimaitalia.com

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Postato da Enza Bocchino su TuttoFormazione

mercoledì 15 luglio 2009

Mini SIM, mini inquinamento

Si registra un nuovo intervento a favore dell’ambiente da parte dei gestori della telefonia mobile, per ora solo brittanici. Orange, nel Regno Unito, ha pensato di ridurre sensibilmente le dimensioni delle sue SIM card, favorendo in questo modo la diminuzione di materiali destinati allo scarto. Attualmente, le ricaricabili, per quanto la loro grandezza superi di poco quella di un’unghia, vengono vendute su supporti di dimensioni di una carta di credito. Proprio su questi ultimi, è avvenuto un semplice ridimensionamento.

L’amministratore delegato dell’azienda, Tom Alexander, ha fatto sapere che questa progettazione, è solo l’ultima di una serie di iniziative eco-sostenibili promosse da Orange: secondo i dati forniti, al momento, l’80% di energia necessaria ai processi produttivi della società proverrebbe da fonti rinnovabili

giovedì 14 maggio 2009

Quanto inquina Google

Quanta energia è necessaria per una ricerca su Google? I dati variano in base alla complessità della query ma, in media, l’operazione comporta un dispendio di 1 Kj e l’emissione di 0.2 grammi di CO2. Il più utilizzato motore di ricerca rende pubblici i dati di una ricerca riferita al suo stesso impatto ambientale, comparato con molte attività quotidiane come l’utilizzo degli elettrodomestici, degli apparati per la telefonia mobile, o la semplice produzione di un cheesburger.
Qualche dato: la produzione e la distribuzione di un quotidiano corrispondono a 850 ricerche, mentre un ciclo di lavastoviglie produce CO2 quanto 5.100 ricerche.
Il colosso del web sostiene di aver reso più efficiente, negli ultimi anni, la progettazione del suo data centre e, dunque, di aver ridotto del 50% la richiesta energetica del suo centro di calcolo.
Più in generale, i vertici di Google sostengono che il settore ICT, per quanto responsabile di queste emissioni, proprio grazie alla tecnologia, ha evitato sprechi più elevati in altri settori dell’economia.
Un esempio su tutti: l’invio di una mail via internet, comporta un utilizzo di energie minore rispetto a quello necessario per mettere in moto la produzione di un foglio di carta, di un francobollo e la catena della distribuzione tradizionale.

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