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venerdì 19 ottobre 2018

Il clima del Mediterraneo nei prossimi 100 anni sarà più arido, secondo quanto emerge dalla studio del nostro più antico passato

Il clima del Mediterraneo nei prossimi 100 anni sarà più arido, secondo quanto emerge dalla studio del nostro più antico passato 

L'Università di Pisa partner della ricerca pubblicata su Nature Communications e basata sulle analogie fra l'ultimo periodo interglaciale e la situazione attuale 

Più arido e con minori precipitazioni, potrà essere così il clima del Mediterraneo nei prossimi cento anni secondo quanto emerge da uno studio internazionale pubblicato su Nature Communications e al quale hanno partecipato come unici italiani Eleonora Regattieri e Giovanni Zanchetta del dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Pisa. 

La ricerca, che complessivamente ha coinvolto 12 istituzioni fra cui l'University College di Londra come capofila, si basa sull'idea che l'analisi del clima passato, in questo caso l'ultimo periodo interglaciale (129-116 mila anni fa), possa fornire fondamentali indicazioni per capire le tendenze attuali e future.

"Lo studio dell'ultimo periodo interglaciale è particolarmente rilevante perché è stato caratterizzato da un intenso riscaldamento artico, con temperature più alte di alcuni gradi rispetto a quelle attuali e quindi paragonabili agli scenari di riscaldamento previsti per la fine di questo secolo", spiega Giovanni Zanchetta.
Come conseguenza del riscaldamento, la ricerca ha stimato che il livello globale del mare nell'ultima epoca interglaciale sia stato di circa 6-9 metri superiore al livello attuale, un innalzamento in buona parte dovuto alla fusione della calotta glaciale della Groenlandia.

"Un tale scioglimento dei ghiacci potrebbe quindi aver contribuito ad un'instabilità, della circolazione oceanica del Nord Atlantico, con momenti di indebolimento corrispondenti a periodi di scarsità di precipitazioni in Europa", aggiunge Zanchetta.

Per definire in dettaglio i cambiamenti oceanici e atmosferici dell'Atlantico settentrionale e dell'Europa meridionale, i ricercatori hanno prodotto una sorta di "stele di rosetta stratigrafica" analizzando una carota di sedimento marino proveniente dal margine atlantico della penisola iberica. 

I dati emersi, relativi ad esempio ai pollini e ai cambiamenti della vegetazione, sono stati quindi confrontati con l'andamento delle precipitazioni, registrato nelle stalagmiti della grotta "Antro del Corchia", nel nord Italia, già studiate dai geologi dell'Università di Pisa. 

Il collegamento tra Corchia e il margine atlantico della penisola iberica ha così permesso ai ricercatori di datare per la prima volta in modo dettagliato e preciso i cambiamenti climatici nel Nord Atlantico. L'Antro del Corchia possiede infatti un vero e proprio archivio del clima passato, conservato nella stratigrafia e nelle proprietà chimiche delle sue concrezioni, che copre più di un milione di anni.

"Sebbene l'ultimo periodo interglaciale non sia un del tutto sovrapponibile a quanto accade oggi come conseguenza dell'attività umana – conclude Zanchetta - il profilo climatico che emerge, su scala secolare, indica che il progressivo riscaldamento che stiamo osservando possa generare in futuro un'instabilità del clima associata a fenomeni significativi di siccità".

Giovanni Zanchetta ed Eleonora Zanchetta sono ricercatori del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Pisa, dipartimento da anni leader nelle ricerche paleoclimatiche che a livello didattico offre, fra i primi in Italia, un nuovo curriculum di Climatologia nell'ambito un corso di laurea magistrale di Scienze ambientali.

L'articolo " Enhanced climate instability in the North Atlantic and southern Europe during the Last Interglacial" di P.C. Tzedakis et al. è stato pubblicato su Nature Communications il 12 ottobre 2018.

Didascalia foto: Stalagmiti dall'Antro del Corchia (Lucca) (Foto I. Isola).


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venerdì 2 marzo 2018

iDEAL: lanciato all'Università Iuav di Venezia un nuovo progetto per il futuro del clima


"iDEAL"

LANCIATO ALL'UNIVERSITÀ IUAV UN NUOVO PROGETTO EUROPEO
PER IL FUTURO DEL CLIMA

Finanziato dal primo bando Standard+
del programma Interreg Italia-Croazia
​ ​
2014-2020
meeting di lancio del progetto
Venezia, Palazzo Badoer, 1-2 marzo 2018

Eventi meteorologici estremi, intensificazione degli incendi, siccità, alluvioni, frane sono tra gli effetti più diffusi del cambiamento climatico che colpiscono Italia e Croazia. La prevenzione, o almeno la riduzione, di questi effetti potrebbe essere supportata da un settore pubblico meglio organizzato per quanto riguarda l'acquisizione di dati e informazioni e la loro elaborazione. 

Su queste premesse si basa il progetto "iDEAL – Decision support for Adaptation pLan", finanziato dal primo bando – lanciato nel 2017 – del programma europeo Interreg Italia-Croazia 2014-2020.

Il progetto iDEAL aiuterà le amministrazioni pubbliche a prendere decisioni appropriate riguardo le misure di adattamento climatico e a sviluppare piani di adattamento climatico coerenti e adeguati nei territori coinvolti: per l'Italia, la zona costiera di Pesaro, Misano Adriatico e Ostuni, oltre all'area veneziana; per la Croazia, la zona costiera di Dubrovnik e la regione istriana.

Questo obiettivo sarà perseguito attraverso un processo condiviso di costruzione di conoscenza e la realizzazione di un Sistema di Supporto alle Decisioni comune per il cui uso, sviluppo e aggiornamento verrà realizzato un programma formativo transfrontaliero.

iDEAL porterà complessivamente allo sviluppo di 5 piani di adattamento climatico, all'individuazione di indicatori per la valutazione delle aree pilota, all'elaborazione di un sistema di monitoraggio del cambiamento climatico.

L'Università Iuav di Venezia, partner del progetto (referente scientifico il Prof. Francesco Musco) ha ospitato l'1 e 2 marzo il meeting di lancio del progetto, avviato ufficialmente il 1 gennaio scorso per una durata di 18 mesi, con un budget di 799.191,80 euro, finanziati all'85% dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale – FESR.

All'incontro hanno partecipato rappresentanti dei sei partner progettuali: oltre a Iuav, IRENA - Istrian Regional Energy Agency (capofila), Comune di Pesaro, Comune di Misano Adriatico, City of Dubrovnik Development Agency DURA e Parco Naturale Regionale "Dune costiere da Torre Canne a Torre S. Leonardo" (Ostuni).
Il progetto è stato presentato al pubblico durante un incontro aperto, a cui ha
partecipato Eugenio Morello, esperto del Politecnico di Milano.

"L'80% dei fondi comunitari ormai è dedicato ai temi ambientali – ha dichiarato Francesco Musco, responsabile scientifico del progetto –. iDEAL è il primo progetto su scala adriatica che supporta gli enti locali, i comuni, le regioni nella stesura di piani per l'adattamento al cambiamento climatico. In Italia l'Università Iuav di Venezia e Politecnico di Milano sono gli atenei che più di tutti si dedicano al tema dell'adattamento climatico e intendono rafforzare la collaborazione (già attiva con alcuni progetti comuni) per creare un asse Nord-Est che faccia ricerca su questo ambito in modo integrato."

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mercoledì 28 febbraio 2018

Sostenibilità ambientale. Imprese e adattamento ai cambiamenti climatici: aziende ancora impreparate sia a livello mondo sia in Italia - L'ultima indagine di DNV GL


I meccanismi di informazione finanziaria legati ai cambiamenti climatici sono sempre più richiesti, e le imprese sono chiamate in maniera crescente a riferire sui rischi finanziari collegabili ai cambiamenti climatici

La divulgazione delle informazioni relative ai rischi finanziari legati al clima fornisce a investitori, assicuratori e altre parti interessate, informazioni utili per analizzare e valutare i rischi e le opportunità legati al clima, e quindi sostenere le decisioni di allocazione di capitale.

Sono quattro le aree chiave delle attività delle imprese che sono influenzate da questa crescente domanda: organizzazione della governance; strategia e pianificazione finanziaria; gestione dei rischi; obiettivi da raggiungere e sistemi di misurazione dei risultati.

Questo dovrebbe essere un forte stimolo a integrare il tema della resilienza al clima già nella strategia e pianificazione finanziaria; nonché il considerare diversi scenari climatici già nella fase di definizione delle strategie.

Tuttavia queste raccomandazioni e la tendenza in atto di forte domanda di informazioni sui rischi finanziari relative al cambiamento climatico non sembrano essere rispecchiate nelle strategie, nelle tattiche e nelle azioni del mondo imprenditoriale.

Proprio in questo ambito, DNV GL, ente internazionale di certificazione, ha recentemente effettuato un'indagine presso il proprio bacino di imprese clienti volto a esplorare lo stato dell'arte e le previsioni future sul tema dell'adattamento e della resilienza ai cambiamenti climatici da parte del mondo delle imprese, coinvolgendone migliaia nel mondo. 

Lo studio, condotto in collaborazione con l'istituto di ricerca GFK, ha evidenziato come le aziende su scala globale siano ancora impreparate ad affrontare la problematica

I cambiamenti climatici non sono un fenomeno ipotetico che appartiene a un futuro remoto, ma un evento attuale e imprevedibile con cui tutti dobbiamo imparare a convivere da subito, aziende in primis.

Per quanto concerne l'Italia, il recente rapporto emesso dall'Agenzia Ambientale Europea (AEA), per il periodo 1980-2016, "Climate change adaptation and disaster risk reduction in Europe — enhancing coherence of the knowledge base, policies and practices", rivela quanto la nostra nazione non sia ben posizionata verso i maggiori rischi generati dal climate change. 

Secondo il report, infatti, tra i 28 Stati membri dell'UE, l'Italia ha vissuto il più grande danno economico derivante da pericoli naturali nel periodo 1980-2016. In questo periodo, la AEA calcola che l'Italia ha subito danni per 64,9 miliardi di euro a causa di eventi climatici estremi. Tra i 33 Paesi dello spazio economico europeo (SEE), la Penisola è, inoltre, il secondo paese per numero di vittime, più di 20mila, dopo la Francia (23mila). 

Nonostante questa conclamata e forte esposizione al rischio climatico, dalla indagine ViewPoint di DNV GL su adattamento e resilienza delle imprese al climate change emerge, tuttavia, che il settore privato in Italia (circa il 40% del campione globale dell'indagine) sembra ancora sottovalutare questi rischi e la loro ripercussione sulle attività.

INTERNAZIONALE
Climate change: imprese ancora impreparate
Secondo una recente indagine DNV GL, le aziende sono ancora impreparate ad adattarsi ai cambiamenti climatici nonostante l'esposizione a rischi meteorologici estremi.
Un nuovo sondaggio internazionale condotto da DNV GL, ente di certificazione leader a livello mondiale, con il supporto di GFK Eurisko, indaga se e in quale misura le aziende siano resilienti ai cambiamenti climatici. 
Lo studio ha coinvolto più di 1.200 professionisti provenienti da Europa, Asia e America. 
"Le aziende hanno già evidenza degli impatti generati dai cambiamenti climatici sulle proprie operazioni o riconoscono che vi sia un alto rischio di conseguenze imminenti. Nonostante ciò, si registra una mancanza di proattività, con solo una minoranza di imprese che sta portando avanti iniziative che mirano all'adattamento o ad aumentare la resilienza. Stanno sottovalutando quanto possano essere dirompenti gli impatti e quanto sia urgente affrontare questo problema?" è la domanda che pone Luca Crisciotti, CEO di DNV GL - Business Assurance. 
Quasi tutte le imprese coinvolte nel sondaggio hanno menzionato almeno un rischio legato al clima che ritengono potrà avere un impatto diretto o indiretto sulla propria attività. Le maggiori preoccupazioni sono legate agli aumenti di temperatura/ondate di calore (55%), alle tempeste (44%) e alle alluvioni (38%). 
Le preoccupazioni variano in base alla collocazione geografica. Ad esempio, in America Centrale e Meridionale e in Europa, 6 aziende su 10 indicano l'aumento delle temperature e le ondate di calore come rischio predominante, mentre 6 su 10 in Nord America vedono nelle tempeste la minaccia principale.
ITALIA
Imprese italiane e cambiamenti climatici: si sottovalutano i rischi?
Anche le aziende italiane stentano ad avviare strategie, processi e programmi per contrastare gli impatti dei cambiamenti climatici. 
L'ente di certificazione internazionale DNV GL ha recentemente pubblicato un'indagine sul tema dell'adattamento e della resilienza ai cambiamenti climatici da parte del mondo delle imprese, coinvolgendone oltre 1.200 nel mondo. 
L'indagine, condotta in collaborazione con l'istituto di ricerca GFK, ha evidenziato come le aziende su scala globale siano ancora impreparate ad affrontare la problematica. Non fanno eccezione le imprese italiane, che non spiccano per proattività.

Nonostante il 40% circa delle aziende del Bel Paese riconosca già gli effetti dei cambiamenti climatici su almeno una delle aree principali della propria attività (asset, operazioni, catena di fornitura o clienti e mercati) o se li aspetti nel breve termine, sono poche quelle che hanno già preso precauzioni. 
I RISCHI CLIMATICI PIU' TEMUTI 
Innalzamento delle temperature e ondate di calore (73%) in netta predominanza, tempeste e siccità (31%) e alluvioni (29%) sono gli eventi climatici più temuti dalle aziende del nostro Paese. 
Seguono, a distanza, gli incendi (14%), l'innalzamento del livello medio del mare (12%), frane e smottamenti (11%) e acidificazione delle acque marine (5%). 
AZIONI DI ADATTAMENTO 
Solo due imprese italiane su dieci (19%; - 6% rispetto alla media globale) hanno già implementato iniziative di adattamento e resilienza al climate change, mentre il 14% le sta pianificando. 


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venerdì 3 novembre 2017

CLIMA: COLDIRETTI, ITALIA ASSETATA IN ANNIVERSARIO ACCORDO PARIGI

L'Italia "festeggia" l'anniversario dell'entrata in vigore dell'accordo di Parigi con un clima impazzito segnato dal caldo anomalo e dalla mancanza di pioggia che ha provocato la siccità nelle campagne, incendi nei boschi e lo smog in città. E' quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che gli effetti dei cambiamenti climatici si fanno sentire pesantemente sull'agricoltura italiana con circa 2 miliardi di perdite provocate alle coltivazioni e agli allevamenti dalla siccità nel 2017.

Un anno che è stato fino ad ora il secondo anno piu' caldo del pianeta con la temperatura sulla superficie della terra e degli oceani, addirittura superiore di 0,87 gradi rispetto alla media del ventesimo secolo, secondo le elaborazioni Coldiretti degli ultimi dati relativi ai primi nove mesi della banca dati Noaa, il National Climatic Data Centre che registra le temperature mondiali dal 1880. Le anomalie sono evidenti anche in Italia dove – sottolinea la Coldiretti – durante il 2017 si sono registrate temperature piu' alte e precipitazioni nettamente inferiori alla media in tutti i mesi dell'anno, fatta eccezione di settembre.

Il 2017 – precisa la Coldiretti – si appresta dunque a diventare uno degli anni piu' caldi e siccitosi da quanto sono iniziate le rilevazioni in Italia. Il risultato – sostiene la Coldiretti – è una Italia a secco come dimostrano i grandi laghi vuoti e il livello idrometrico del grande fiume Po che non è mai stato così basso da un decennio in questo periodo. Preoccupa lo stato di riempimento dei grandi laghi italiani, tutti prossimi al minimo storico, che varia dal 26% del Garda al 16% del Maggiore, dal 6% di quello di Como al 4% per l'Iseo mentre il livello idrometrico del fiume Po al Ponte della Becca è a -3,13 metri, secondo il monitoraggio della Coldiretti.

Siamo di fronte ad un cambiamento strutturale del clima con l'ultima estate che – continua la Coldiretti – si è classificata come la quarta più siccitosa di sempre con la caduta del 41% in meno di precipitazioni, ma che conquista il posto d'onore per il caldo con una temperatura media superiore di 2,48 gradi alla media, inferiore solo a quella registrata nel 2003 sulla base delle rilevazioni Isac Cnr dai quali emerge anche che il 2015 è stato l'anno più bollente della storia da 217 anni ma nella classifica degli anni piu' caldi in Italia ci sono nell'ordine il 2014, il 2003, il 2016, il 2007, il 2012, 2001, poi il 1994, 2009, 2011 e il 2000.

Gli effetti dei cambiamenti climatici si stanno manifestando con pesanti conseguenze sull'agricoltura italiana perché si moltiplicano gli sfasamenti stagionali, gli eventi estremi e il diffondersi di nuovi insetti e malattie con la tropicalizzazione. L'agricoltura è l'attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici, ma è anche il settore più impegnato per contrastarli", ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che "si tratta però di una sfida per tutti che può essere vinta solo se si afferma un nuovo modello di sviluppo più attento alla gestione delle risorse naturali e con stili di vita più rispettosi dell'ambiente nei consumi, a partire dalla tavola".


sabato 7 ottobre 2017

Sostenibilità ambientale. A Bari la quarta edizione del Festival dell’Acqua


Risultati immagini per A Bari la quarta edizione del Festival dell’Acqua
Tra siccità e alluvioni, nel capoluogo pugliese il futuro della risorsa idrica
A Bari la quarta edizione del Festival dell’Acqua

Dall’8 all’11 ottobre conferenze, eventi e spettacoli

Blue-circular economy, nuove tecnologie, accessibilità e sviluppo sostenibile: a parlarne saranno esperti nazionali e internazionali, rappresentanti del Governo, attori, musicisti e filosofi. Michele Mirabella, Luca Mercalli, Sergio Rubini, Luciano Canfora sono solo alcuni dei personaggi coinvolti

BARI, 6 OTTOBRE 2017 - Stato delle risorse idriche del Pianeta, disponibilità e accessibilità, siccità e alluvioni, nuove tecnologie e tematiche sociali, ma anche spettacoli ed incontri culturali.

Tutto questo è il Festival dell’Acqua, ideato e promosso da Utilitalia (la Federazione delle aziende che si occupano di acqua ambiente e energia), in collaborazione con Acquedotto pugliese (AQP), in programma a Bari dall’8 all’11 ottobre.

Patrocinato dal MINISTERO DELL’AMBIENTE, dalla REGIONE PUGLIA, dal COMUNE DI BARI, da UNESCO Wwap, dalle maggiori associazioni mondiali ed europee del settore (IWAInternational Water Association ed EUREAU) e da Apulia Film Commission il Festival è realizzato grazie al coinvolgimento dell’UNIVERSITA’ DI BARI “Aldo Moro” (sede principale del Festival), di Legambiente Puglia, dell’Accademia delle Belle Arti, della Biblioteca Nazionale di Bari, e dell’Associazione Idrotecnica Italiana.

L’edizione 2017 del Festival vede lo straordinario gemellaggio con il Music Festival “L’ACQUA IN TESTA” che nei due giorni precedenti (sabato 7 e domenica 8) ha programmato eventi musicali di portata internazionale: Tony Allen e Yassin Bey.

Nelle tre passate edizioni (Genova 2011, L’Aquila 2013 e Milano Expo 2015) il Festival ha coinvolto complessivamente 429.000 visitatori14.800 studenti, proponendo 98 sessioni tecnico-scientifiche e 94 eventi culturali legati al tema dell’acqua.

Coinvolte negli approfondimenti convegnistici e seminariali a Bari, i rappresentanti di oltre 500 aziende associate ad Utilitaria e centinaia di soggetti istituzionali, scientifici e tecnici, che a diverso titolo si occupano dei Servizi idrici e di pubblica utilità.

In occasione del Festival dell’Acqua, Utilitalia e Acquedotto Pugliese hanno curato la riattivazione della fontana di Piazza Umberto I, che rappresenta il simbolo dell’acqua corrente in Puglia e sarà protagonista dello spettacolo di martedì sera.

Tra le presenze di rilievo previste nei giorni delle conferenze del festival, tra i protagonisti: il viceministro dell’Economia Enrico Morando, il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, il sindaco di Bari e presidente di ANCI, Antonio Decaro, il Coordinatore del World Water AssessmentProgramme dell’Unesco Stefan Uhlenbrook, il Ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vincenti, il Presidente dell’International Water Association Diane Darras e il Presidente della Società Italiana di Meteorologia Luca Mercalli.

Nella quarta edizione del Festival sono in programma sessioni tematiche sull’Agenda delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile al 2030, sul diritto all’acqua e sul Mediterraneo, dibattiti sui cambiamenti climatici e sugli effetti legati alla siccità e alle alluvioni e sulla “blue-circular economy”, con il riuso delle acque e la nuova vita dei fanghi di depurazione per la valorizzazione energetica.

“Siamo qui per presentarvi il Festival dell’acqua - esordisce Antonio Decaro, Sindaco di Bari - in un momento particolare della vita del nostro Paese in cui scopriamo, quotidianamente, che questa risorsa straordinaria non è illimitata, diversamente da quanto saremmo portati a pensare noi, che abbiamo la fortuna di appartenere a quella parte del mondo in cui l’acqua è disponibile. Tra i temi che saranno affrontati durante le attività e gli approfondimenti in programma c’è proprio il valore dell’acqua come risorsa pubblica e la necessità di non sprecarla. Un impegno che deve coinvolgere anche le nostre comunità, che sempre più devono comprendere che l’impegno di ciascuno può fare la differenza, a partire dai piccoli gesti quotidiani come utilizzare il diffusore sui rubinetti o aprire e chiudere l’acqua mentre ci si lava i denti.
Un altro tema sul quale verterà il confronto riguarda l’impegno in termini di programmazione, che significa ad esempio riutilizzare le acque meteoriche per irrigare le aree a verde delle città o non impiegare l’acqua del nostro acquedotto per riempire piscine o per svolgere attività industriali, piccole azioni su scala locale che possono incidere sul contesto globale.
Ma non mancheranno momenti di svago e di buona musica, affidati all’esperienza del team dell’Acqua in Testa music festival, una realtà storica della nostra città che da otto anni porta a Bari grandi nomi della musica internazionale.
Ben venga allora la tre giorni dei lavori del Festival dell’acqua, in cui esperti nazionali e internazionali, organizzazioni mondiali, enti e grandi personalità si sono dati appuntamento a Bari per studiare e confrontare buone pratiche e nuovi approcci per la tutela delle risorse idriche.
Ringrazio Utilitalia per aver scelto la Puglia e Bari, ringrazio l’Acquedotto Pugliese per il grande lavoro di questi giorni e per il lavoro che ogni giorno svolge nella nostra città, la Regione Puglia e l’Università degli studi di Bari, sostenitori sempre attenti di iniziative importanti come questa. Mi auguro di incontrare tante persone durante queste giornate, mi auguro di incontrare soprattutto i più giovani, che prenderanno presto il testimone della guida di questo pianeta e che saranno chiamati a prendersene cura”.

''L'economia circolare dell’acqua è quella che ci porta a restituire alla natura quello che ci ha dato. Vale per i rifiuti, ma per l'acqua è ancora più semplice; e può addirittura creare risorse aggiuntive – osserva Gianfranco Grandaliano, vicepresidente Utilitalia - una buona sintesi è rappresentata da tre semplici regole. La prima: bisogna riuscire a tenere l'acqua quando c'è.
Questo vuol dire che per esempio dobbiamo ripensare a dighe e sbarramenti; e così quando arrivano le alluvioni, che sono in alcuni casi devastanti perché l'acqua non è governata a monte. Se invece la indirizziamo, non solo impediamo gli effetti delle alluvioni ma possiamo anche conservarla per quando d'estate non ce ne sarà abbastanza. Seconda regola: non disperderla nel corso della distribuzione. Noi abbiamo delle perdite di rete che sono circa del 40%: semplicemente occorre rifare le reti; ed è una cosa possibile, oltre al fatto che significa anche ottenere un risparmio. Terza regola: restituirla alla natura come ce l'ha data. Tradotto vuol dire che l'acqua va depurata e poi riportata in natura; ma devo anche riusarla, cosa che per esempio può esser fatta riusandola per l'irrigazione o per il settore industriale. Ecco – rileva ancora Grandaliano - questo insieme di cose rappresenta il ciclo integrato dell'acqua, un ciclo virtuoso. Che naturalmente non esaurisce tutti i problemi ma ne affronta almeno il 90%''.

“Nella logica del ‘non buttare via nulla’ – dice Anna Maria Curcuruto, assessore ai Lavori Pubblici della Regione Puglia - bisogna tendere all’economica circolare dell’acqua riutilizzando i reflui sia in agricoltura sia negli usi civili e industriali per arrivare anche al riutilizzo dei fanghi, attualmente smaltiti onerosamente come rifiuto speciale. Un’economia blu circolare”.

“Quattro giorni di spettacoli, eventi culturali, seminari scientifici – dice il Presidente di Acquedotto Pugliese, Nicola De Sanctis - ma anche e soprattutto occasione di dibattito e approfondimento sul servizio idrico, criticità e prospettive”.

“Acquedotto Pugliese, imponente opera di ingegneria idraulica – prosegue il Presidente - ha rappresentato il primo grande intervento infrastrutturale nel mezzogiorno. Ancora oggi, la più rilevante realtà del settore in Italia per complessità e numeri. A distanza di cento anni dalla sua realizzazione, la sfida dell’ammodernamento infrastrutturale rimane ancora aperta. La capacità d’investire nel sistema rappresenta la priorità e un’opportunità da cogliere per lo sviluppo e benessere del territorio”.

“Oggi il Mezzogiorno investe nel sistema idrico 16 euro per abitante all’anno. A livello nazionale la spesa è di circa 32 euro. Acquedotto Pugliese ne investe 42. Nonostante i risultati raggiunti da Acquedotto, per rispondere appieno ai fabbisogni idrici della comunità servita, occorre un ulteriore sforzo. Il Festival rappresenta un’occasione straordinaria. Dal confronto tra esperti nazionali e internazionali del settore mi auguro - conclude De Sanctis - possano giungere nuovi stimoli e, soprattutto, risposte concrete alle esigenze della nostra comunità”.

Ampio spazio sarà dedicato alle soluzioni più innovative, al monitoraggio, alla banda larga e ai satelliti, al mondo delle start-up nel settore idrico e alla dissalazione che, grazie all’evoluzione tecnologica del settore e all’abbattimento dei costi, consente di pensare al mare come al più grande serbatoio d’acqua potabile.

Al ciclo di incontri e di riflessioni si affianca un ricco programma di manifestazioni artistiche e culturali oltre a laboratori didattici e incontri per le scuole di ogni ordine e grado.

A parlare del tema dell’acqua al pubblico e ai ragazzi delle scuole saranno, sotto varie sfaccettature, l’attore Sergio Rubini, il saggista Luciano Canfora, il professore Giorgio Ieranò, il professor Michele Mirabella.

Appuntamento dunque per l’APERTURA UFFICIALE del FESTIVAL DELL’ACQUA 2017 con i concerti di Tony Alles e Yassiin Bey dell’ACQUA IN TESTA music Festival!

martedì 3 ottobre 2017

GRUPPO CAP PRESENTA IL BILANCIO DI SOSTENIBILITÀ 2016

Al Milano Film Festival l'azienda idrica della Città Metropolitana di Milano ha fatto il punto sui risultati e sugli investimenti nei progetti di economia circolare, innovazione nella gestione dell'acqua e attenzione all'ambiente. 

Focus sui 202 milioni di euro di valore economico distribuito agli stakeholder.

80 milioni di euro di investimenti in infrastrutture, che vanno di pari passo con un valore delle perdite idriche tra i più bassi in Italia: 17,8% a fronte della perdita media nel paese del 39% (fonte Utilitalia)2 milioni di euro di bonus per garantire il diritto all'acqua alle famiglie in difficoltà, il nuovo Water Safety Plan, la produzione di biometano dai reflui fognari che diventa nuova risorsa pronta al riutilizzo così come il fertilizzante sempre estratto dai fanghi di depurazione. 

Tutte attività che hanno prodotto oltre 202 milioni di euro di valore economico distribuito agli stakeholder

E non è finita: il 97% delle mense scolastiche della città metropolitana sono dissetate con acqua del rubinetto, segno della grande attenzione di Gruppo CAP nel sensibilizzare bambini e adulti sulla bontà e qualità dell'acqua potabile.

L'azienda pubblica che gestisce il servizio idrico della Città Metropolitana di Milano, tra le prime monoutility del settore in Italia, ha presentato ieri ilBilancio di Sostenibilità 2016 alla presenza dei partner e dei Comuni soci. Il rendiconto certifica l'impegno di Gruppo CAP in ottica di economia circolare, innovazione nella gestione delle risorse idriche e attenzione all'ambiente e ai cambiamenti climatici, nel rispetto degli obiettivi(Sustainable Development Goalsdell'Agenda 2030 dell'ONU.

"In un momento in cui l'acqua è al centro del dibattito politico mondiale, spiega Alessandro Russo, presidente e amministratore delegato di Gruppo CAP, dobbiamo pensare a progetti di sviluppo sostenibile proiettandoci oltre il nostro sistema territorio. Come aziende al servizio del cittadino, necessitiamo di uno sforzo maggiore nell'adeguamento delle nostre attività alle indicazioni dell'ONU. Solo così possiamo dare vita a un modello di governance innovativo e condiviso dell'acqua, pronto a rispondere con tempestività ed efficienza alle sfide sempre più impegnative che i cambiamenti climatici pongono per il futuro".

I dati sono stati presentati ieri sera, 2 ottobre, nel corso della tavola rotonda "Missione 2030. Gli obiettivi di sviluppo sostenibile visti con gli occhi delle utilities", organizzata presso lo spazio Base, in occasione del Milano Film Festival. A presentare il bilancio è stato Alessandro Russo, che si è poi confrontato con alcune delle voci più rappresentative nel settore idrico"Le tematiche della cultura del consumo devono andare di pari passo con il dialogo e la stretta collaborazione con chi la cultura la diffonde e la crea".

A partire da Fabio Santini, direttore Area Mercato dell'Energia di Utilitalia, la federazione che riunisce i gestori dell'acqua: "Produrre fatturato non è più sufficiente, è intervenuto Santini. L'impegno nella sostenibilità oggi è un vantaggio competitivo per tutte le aziende, che va a influire sui piani di sviluppo internazionali. Ci avviamo verso uno scenario in cui è necessario un uso strategico della risorsa acqua. Per questo è sempre più importante fare sistema e creare sinergie tra pubblico e privato. Tra i casi di successo, cito, ad esempio, la partnership tra Gruppo CAP e FCA per l'attività di sperimentazione sul biometano prodotto dai fanghi di depurazione". 

Sul fronte della stretta interconnessione risorse idriche e agricoltura, voce che incide per il 51% sul bilancio dei prelievi dell'acqua, si è espresso invece Alessandro Rota, presidente Coldiretti Milano e Lodi e ospite della tavola rotonda: "L'estate appena trascorsa ha prodotto una situazione di grande disordine: da una parte la grande siccità del centro-sud, dall'altra fenomeni di allagamenti e bombe d'acqua che richiedono una sempre maggiore collaborazione con le istituzioni e le aziende. Una soluzione per compensare periodi come questi e che dovrebbe diventare strutturale, è il riuso di acque depurate in agricoltura e delle acque meteoriche".

Ha riscontrato infine grande interesse l'intervento di Riccardo Pravettoni, geografo, cartografo e reporter italiano, uno degli autori dell'atlante "Watergrabbing – an atlas of water", che ha esposto una panoramica mondiale sul fenomeno dell'accaparramento delle risorse idriche che in diverse zone del pianeta continua a compromettere il diritto umano all'acqua.

Il bilancio di sostenibilità ha permesso di evidenziare alcuni dei più importanti risultati raggiunti nel corso del 2016attraverso un piano di investimenti di 80 milioni di euro, destinati al miglioramento delle infrastrutture del servizio idrico, e i 2 milioni di euro stanziati per il secondo anno consecutivo per tutelare il diritto all'acqua delle famiglie in difficoltà nell'area servita dal gruppo. 

Sul fronte dell'innovazione, importantissima è stata l'introduzione – primi in assoluto sul territorio italiano – del Water Safety Plan, il piano per il monitoraggio costante della sicurezza dell'acqua che segue la più avanzata normativa europea. Sempre nel 2016, Gruppo CAP ha dato inoltre il via a un progetto di ampio respiro, come la produzione di biometano dai reflui fognari da impiegare come carburante sostenibile. L'obiettivo è di trasformare i depuratori del gruppo in vere bio-raffinerie, in grado di recuperare energia dal ciclo dell'acqua.

A segnare la road map di Gruppo CAP sono le linee guida dell'Agenda 2030 dell'ONU: l'obiettivo di garantire la disponibilità e la gestione sostenibile dell'acqua e delle strutture igienico sanitariel'impegno a innalzare il livello della qualità dell'acqua e dei controlli per garantire un modello sostenibile di produzione e un consumo responsabile.

La tavola rotonda è stata seguita da una speciale proiezione in anteprima europea del docufilm "To the Ends of the Earth" di David La Vallee, con il commento di Emma Thompson. 

Storico partner del Milano Film Festival, Gruppo CAP quest'anno ha in serbo un'altra novità: Il Waterevolution Award che andrà a premiare 5 diverse opere cinematografiche capaci di interpretare o rappresentare al meglio i temi della sostenibilità ambientale, spaziando dal film al documentario, dal corto all'animazione. Le premiazioni si terranno sabato 7 ottobre dalle 18 nell'ambito del Milano Film Festival.

Il premio non si esaurirà con la fine del festival: la selezione dei film vincitori partirà per un tour che avrà come scenario privilegiato il territorio dell'hinterland milanese, entrando nelle sale dei cinema di Cinisello Balsamo, Legnano, Magenta, Pioltello e Rozzano, tutti comuni serviti dall'azienda idrica.

Gruppo CAP
Il Gruppo CAP è la realtà industriale che gestisce il servizio idrico integrato sul territorio della Città Metropolitana di Milano secondo il modello in house providing, cioè garantendo il controllo pubblico degli enti soci nel rispetto dei principi di trasparenza, responsabilità e partecipazione. Attraverso un know how ultradecennale e le competenze del proprio personale coniuga la natura pubblica della risorsa idrica e della sua gestione con un'organizzazione manageriale del servizio idrico in grado di realizzare investimenti sul territorio e di accrescere la conoscenza attraverso strumenti informatici. Per dimensione e patrimonio il Gruppo CAP si pone tra le più importanti monoutility nel panorama nazionale. Nel 2017 si è aggiudicato il premio assoluto Top Utility come migliore Utility italiana.


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